mercoledì 24 febbraio 2016

Apes Revolution: Il pianeta delle scimmie

Apes Revolution: Il pianeta delle scimmie (Dawn of the Planet of the Apes) è un film del 2014 diretto da Matt Reeves. E' il sequel de L'alba del pianeta delle scimmie uscito nel 2011. E' però, questo secondo capitolo della nuova trilogia, il sesto film (più 2 serie tv) dal 1968. In principio era Charlton Heston, l’astronauta ammarato sul Pianeta delle Scimmie (senza dubbio un grandissimo e bellissimo, stupendo classico del cinema e della fantascienza), ora tutto gira intorno al cyber-protagonista: l’attore-scimmia digitale Andy Serkis. Il film si colloca temporalmente dieci anni dopo l’evasione delle scimmie dal laboratorio e l’inizio della diffusione del virus tra gli umani. Il virus che loro stessi hanno involontariamente creato, ha ridotto la popolazione umana al 5%, se non estinta, invisibile. I pochi sopravvissuti immuni al contagio si organizzano in una comunità insediata nelle rovine di San Francisco, capeggiata da Dreyfus (Gary Oldman). Le scimmie invece, rifugiatosi nella foresta, vivono tranquille nella cresciuta società costruita di villaggi di legno, credendo di essere ormai soli. Questa fantascientifica preistoria scimmiesca società dei primati è guidata da Cesare, che ha messo su famiglia e impostato le basi di una civiltà, in cui vengono trasmessi i principi base della convivenza pacifica (scimmia non uccide altra scimmia), dove graffiti in inglese, linguaggio dei segni e principi pacifisti la fanno da padrone, e in cui la diffusione della conoscenza ha un posto di rilievo. Ma il mondo è piccolo e gli umani si imbattono nella tribù di primati, che non sono proprio bendisposti con la nostra razza. E neanche noi nei loro confronti; loro più forti e tendenzialmente pacifici, noi più intelligenti ma tradizionalmente più guerrafondai. Gli umani infatti hanno un bisogno urgente di elettricità, e l'unica soluzione sembra essere proprio una diga situata nella foresta dove vivono le scimmie. Le due razze proveranno ad instaurare una collaborazione, tuttavia sia tra le scimmie che tra gli umani c’è chi pensa che una via pacifica sia impossibile e questo porterà ad una spaccatura tra chi vuole la guerra e chi invece pensa si possa vivere in pace.

La trama del film è semplice e lineare ma raccontata con eleganza e maestria grazie all'ottima regia di Matt Reeves, il quale riesce a distinguersi positivamente rispetto al primo reboot. La differenza si vede e si sente. Sin dalla prima inquadratura si capisce che stiamo assistendo a un film di un certo spessore, non tanto per l’originalità di trama o sceneggiatura (convincente e ben strutturata, per quanto leggermente forzata in alcuni passaggi, che giustifica pienamente le due ore e dieci di durata), ma dal movimento della macchina da presa che ha la capacità di raccontare tutte le più intime sfaccettature di ogni personaggio e situazione con il ritmo del grande cinema. Né veloce né lento solo adatto, capace di coinvolgere sin dall'inizio grazie a personaggi ben caratterizzati e snodi narrativi posti ogni volta al momento giusto. Il precario equilibrio conquistato a fatica dai primati, organizzate in una società ancora in evoluzione, ma in perfetta armonia con la natura viene sconvolto dall'ingresso degli umani nella loro società e dalla compassione che Cesare, memore dell’amicizia col dott. Rodman (James Franco), mostra nei confronti del capo spedizione Malcom (Jason Clarke). La scelta del leader non viene condivisa dalla comunità e in particolare da Koba, scimmia bonobo ex cavia da laboratorio che nutre uno smisurato odio nei confronti degli umani. La messa in discussione dell’autorità, unita alla meschinità dell’uomo sarà il focolaio da cui si verrà a scatenare una nuova rivolta. Il film ha il pregio di mostrare in modo credibile la progressiva corruzione di una società pura attraverso la biechezza degli esseri umani, che si tratti dell’odio di un animale scatenato dalla crudeltà delle torture infertegli in onore della scienza o della semplice stupidità di chi continua a chiamare animale ciò che ormai non lo è più, lo stravolgimento dell’equilibrio è reso in maniera impeccabile e sfocia in un’odio estremo al termine del quale, ci si interroga su chi abbia ragione. Perché in questa seconda parte del prequel de il Pianeta delle scimmie la ragione non sta mai da una sola parte, e ci ritroviamo combattuti tra le esigenze degli uomini e i principi delle scimmie. E' bastato un soldato esaltato e uno scimpanzè incattivito per far esplodere una guerra alla lotta per la supremazia sul territorio, senza controllo, che solo Cesare è riuscito a mettere fine (per ora). Cesare, questo incredibile essere, è comunque una scimmia creata al computer, e per quanto comunichino perfettamente tra di loro con il linguaggio dei segni, questi primati hanno degli occhi talmente espressivi che alla fine vi chiederete se sia veramente tutto fatto al computer, se dietro agli effetti digitali si celino attori veri o se veramente la tecnologia sia pronta per sostituire in tutto e per tutto gli attori in carne e ossa, perché non c'è nulla di vero se non i suoi movimenti sia corporali che facciali, tutti "catturati" attraverso i sensori del motion capture dal corpo e dal volto di Andy Serkis (già attore digitale nei panni di Gollum nel Signore degli anelli e in King Kong di Jackson), maestro di questa tecnica. Il suo Cesare è un distillato di saggezza, carisma ed espressività scimmiesche. “Casa. Famiglia. Futuro” sono i suoi obiettivi, i suoi sogni infranti dall'odio tra le due specie. Parla poco in effetti il protagonista indiscusso del film, ma quando apre bocca ci propina vere e proprie perle di saggezza: "Pensavo che le scimmie fossero migliori degli umani. Invece sono esattamente uguali". E adesso chi glielo dice a Darwin?

È affascinante poi come Apes revolution attraversi diversi generi cinematografici, partendo con titoli di testa tipici da cinema della pandemia (molto forte negli anni 2000, oggi lentamente scomparso), per deviare su suggestioni post-apocalittiche con le città divorate dalla vegetazione come già abbiamo visto in altre occasioni per poi finire nel puro cinema di guerra, con l'azione che si mescola alle tattiche e le difficoltà nel mantenere il fronte interno. Tutto con il passo spedito e appassionato del cinema di grande respiro abile tanto nei primi piani quanto nelle panoramiche. Non c’è la ricerca retorica della spettacolarità, l’esagerazione degli effetti speciali (veramente incredibili gli sguardi delle scimmie che dicono più di tante parole, nonostante tutte le scimmie siano fatte in computer grafica il film non si discosta mai da un ragionevole realismo) ma neppure un eccessivo sbilanciamento sul dramma dello scontro tra le due razze. E' una vera soddisfazione vedere un film in cui per una volta la computer graphic è a disposizione della storia e non il contrario. Ma anche le azioni dei personaggi non sono fuori dalle righe, appaiono comprensibili agli occhi dello spettatore perché sono il giusto effetto a una causa. Tutto è molto equilibrato e giustapposto, questa caratteristica rende il film godibile. “Apes revolution” però non è un capolavoro (neppure è nato per esserlo) ma è un film che sa intrattenere regalandoci emozioni e facendoci ben appassionare alla storia. Si piazza ben sopra la media ed eccelle di fronte alla maggioranza dei blockbuster di oggi basati solo su effetti speciali e trama a ritmi schizofrenici. Ci sono ovviamente e comunque delle pecche di non poco conto alla pellicola, come una generale lentezza di fondo e una narrazione degli eventi che in più occasioni non brilla troppo per coerenza. È inevitabile sorridere vedendo in quale casa, tra le migliaia di edifici presenti a San Francisco, si rifugiano i protagonisti per sfuggire alle scimmie, analogo discorso per le centinaia di migliaia di munizioni che gli umani sprecano. Ben più grave è il fatto che l’attenzione mostrata nella costruzione dei ruoli dei primati non trovi il giusto raffronto con le controparti umane. Gary Oldman si limita al minimo contrattuale, e i ruoli assegnati al resto del cast non brillano certo per originalità regalando alla trama prevedibilità e scontatezza contribuendo alla lentezza generale del ritmo. Nonostante questi difetti Apes Revolution rimane comunque un buon film, come detto in precedenza, capace di destare più di una riflessione grazie al sapiente gioco di raffronti che, tra dilemmi socio-esistenziali e scene belliche degne dei migliori war movie, porta verso il finale. Un finale che si chiude con le seguenti parole di Cesare: "La guerra è… già cominciata. Le scimmie hanno cominciato la guerra. E gli umani… gli umani non perdoneranno". Chiaramente, nel nuovo capitolo della saga, diretto ancora una volta da Matt Reeves, si scatenerà la guerra tra le scimmie e gli umani, quella risolutiva. Nel sequel infatti, War of the Planet of the Apes, assisteremo all'ascesa definitiva di Cesare, da leader a vera e propria figura seminale nella mitologia delle scimmie. Questo, almeno, è ciò che ha dichiarato il regista, il film uscirà nelle sale americane il 14 luglio 2017. Non ci resta che aspettare, intanto se non l'avete già visto, non perdetevi questo capitolo.

4 commenti:

  1. Film discreto, ma mi aspettavo qualcosa di più visto che avevo adorato L'Alba" del Pianeta delle Scimmie :)

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    1. Sono comunque due film molto diversi per storia e scopo, effettivamente qualcosa di più doveva esserci, però a me è piaciuto, come anche il primo ;)

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  2. Sai che escludo , perchè, è la verità..piango come una fontana pellicole che parlano di bambini e di animali. Ma ricordo il primo d questa serie fatto con Charlton Heston e ti dirò , mi era pure piaciuto..Beata infanzia..
    Lo recensisci molto bene e mi alletti nell'andarlo a vedere..Chissà?! Mai dire mai.
    Buona notte mio caro e bei sogni!

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    1. E' un film interessante per l'aspetto anche etico e morale, fa riflettere però è comunque un argomento 'controverso' diciamo..
      Beh quello con Charton per me è un classico senza tempo, uno dei preferiti di mio padre, visto tante volte ;)

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