giovedì 6 dicembre 2018

Tredici (1a stagione)

In originale s'intitola 13 Reasons Why (in italiano, più semplicemente, Tredici), e questa è già una dichiarazione d'intenti: tredici sono le ragioni che portano al suicidio di Hannah Baker, tredici sono le sue registrazioni sulle audiocassette, e tredici sono le puntate della prima stagione della serie Netflix. Questa rigida impostazione (ogni episodio corrisponde a una singola motivazione, quindi a una singola persona) si ripercuote sull'intera serie, che espande il romanzo omonimo di Jay Asher per valorizzare sia le sfaccettature della trama sia la pluralità dei punti di vista, adattandolo inoltre alle dinamiche del nostro presente. Ma attenzione però, perché Tredici, prodotta da Selena Gomez, non è un semplice teen drama, ma un'opera complessa e dalle diverse sfumature che, pur in un contesto adolescenziale tratta tematiche profonde e crude quali lo stupro, il bullismo e la depressione. Partito come teen-drama scolastico, Tredici infatti si trasforma presto in un prodotto drammatico, intenso e maturo con un un forte accento votato al genere crime. Un vero e proprio specchio della società moderna e un monito per gli adolescenti attuali, che andrebbe proiettato in tutte le scuole. In tal senso è utile e giusto specificare però che Tredici è una serie che non indora alcuna piccola, anzi, il più grande merito della creatura prodotta da Netflix è proprio quello di non edulcorare nessuno dei suoi delicatissimi temi, ma di trasporli con lucidità e spesso con crudezza. L'epopea adolescenziale di Tredici è difatti una straziante riflessione sul disagio giovanile, senza retorica e senza alcuna scappatoia morale. Giacché Brian Yorkey e il resto degli sceneggiatori costruiscono un ottimo dramma dalle venature thriller senza paura di mostrare la vacuità e l'orrore che caratterizzano la vita dei protagonisti, ognuno tratteggiato splendidamente e colto quasi alla perfezione mentre cerca di barcamenarsi con presunta furbizia e palese ingenuità tra le proprio paure, le proprie insicurezze, la propria posizione privilegiata all'interno di quell'inferno che può essere il liceo e i propri scheletri nell'armadio. A tal proposito è inutile fingere che Tredici sia un prodotto di finzione, vorremmo tanto che sia così, ma la realtà, inutile negarlo, spesso è quella descritta dal prodotto originale Netflix. L'ambiente scolastico non è idilliaco per tutti gli adolescenti, alcuni di loro vivono questi anni con estremo tormento e angoscia, subissati da atti di bullismo, cyberbullismo, violenze, che spesso sfociano in fatti di cronaca nera giudicata inspiegabile. E sarà proprio uno di questi casi a dare il via alla prima stagione di un'opera che se ti prende non la lasci più, ad un'opera coinvolgente e sconvolgente allo stesso tempo.
Un'opera malinconica che, se almeno inizialmente può riportare alla mente le atmosfere di un già classico videoludico quale Life is strange (anche per quanto riguarda i titoli di testa), si proietta progressivamente su toni sempre più cupi e inquieti nel raccontare il diabolico gioco al massacro subito dalla protagonista, voce narrante di tutti gli episodi e presenza fissa nei costanti flashback che ripercorrono gli eventi passati. E proprio nelle sequenze che mostrano la ragazza ancora in vita, la vicenda trova insospettabili slanci emotivi e un'amara constatazione di quali "sliding doors" del destino non si siano spalancate conducendo quindi all'evitabile tragedia (a tal proposito se amate una persona ditelo, e il più prima possibile, non aspettate troppo, meglio non avere rimpianti nella vita). Sì, ancora in vita, perché se ancora non l'avete capito (chi già l'ha vista, tanti, sapranno benissimo), la serie parla di una ragazza che si è appena suicidata (e no, non è affatto uno spoiler), suicidata apparentemente senza un valido motivo, e i suoi amici e compagni di scuola cercano di ripartire dopo la sconvolgente notizia. Tra questi vi è Clay Jensen, amico di Hannah e segretamente innamorato di lei. Un giorno trova un pacco di fronte alla porta di casa contenente tredici musicassette registrate proprio dalla ragazza in cui ella spiega le ragioni che l'hanno spinta al tremendo gesto. Ogni nastro è infatti "dedicato" a uno degli studenti che, in qualche modo, l'hanno portata all'esasperazione e spinta verso la tragica decisione. Procedendo con l'ascolto, Clay quindi scopre degli inquietanti segreti che lo spingono a indagare più a fondo (anche perché in una di queste c'è anche il suo nome/numero). Anche gli tutti gli altri "accusati" hanno però ricevuto lo scottante contenuto e cercano in ogni modo di insabbiare quanto raccontato, pena sgradite conseguenze. Giacché i nastri sono in realtà una sorta di segreto: ogni persona coinvolta li ha ascoltati, passandoli alla successiva senza dire nulla a nessuno, alle autorità o ai propri genitori, secondo la volontà della ragazza. Ragazza che non voleva più vivere in una società simile, ma non voleva nemmeno che il suo gesto passasse per il classico caso isolato di una mente classificata instabile. Le audiocassette sono infatti la sua eredità, un lascito scomodo per tutti coloro che la circondavano, una sorta di diario di Anna Frank dove la ragazza si prende del tempo per incolpare chiunque le abbia fatto del male.
Ed è proprio per quest'ultimo punto che sin dalle prime puntate, matura velocemente un genuino senso di curiosità per cosa possa aver spinto questa ragazza, appena trasferitasi in città, a prendere una decisione tanto drastica. La trama, quindi, è molto delicata e crea svariati spunti di riflessione. I temi principali sono infatti (e come detto) il suicidio, il bullismo e la violenza sessuale, che appunto vengono affrontati in maniera diretta e cruda. Alcune scene, infatti, sono davvero strazianti, risulta quasi difficile vederle per la loro realtà e il loro impatto, ma è proprio questo lo scopo: far riflettere gli spettatori su ciò che stano vedendo e su come una nostra piccola azione, parola, comportamento (così come una non azione, non parola e non comportamento) possa influenzare tanto la vita di un'altra persona, i suoi sentimenti e la sua reputazione. Allo stesso modo in cui Hannah con il passare del tempo si sente precipitare sempre di più verso un'oscurità senza ritorno, anche gli episodi rispecchiano questo suo malessere, le sue emozioni: i tredici episodi (che attraverso una colonna sonora delicata accompagna le "narrazioni") aumentano in un crescendo di intensità e crudeltà, fino al suicidio di Hannah, come già preannunciato dai suoi stessi nastri. Si percepisce chiaramente la disperazione di una ragazza che vuole solo essere salvata, ma che sente che a nessuno importi abbastanza di lei. Al tempo stesso si percepiscono tutti i disagi, di chi, volontariamente o meno, ha avuto a che fare con tutta questa nera vicenda. In tal senso non ho letto il libro (e probabilmente mai farò), ma ognuno degli attori (tra questi Kate Walsh e Miles Heizer) ha interpretato il suo personaggio in modo eccellente. Questo grazie forse all'eccellente lavoro di scrittura, giacché Tredici si appoggia su un finissimo livello di scrittura capace di speziare con soluzioni sempre fresche e originali una storia di cui si conosce già il finale, impresa narrativa non così semplice che grazie al numeroso gruppo di figure principali e secondarie riesce a mantenere sempre alto quel senso di curiosità che attanaglia fin dal primo episodio. Ad attribuire ancora più valore ad un lavoro di scrittura quasi senza sbavature, ci pensano, ma non solo, l'ottimo team di registi assemblato per la realizzazione delle tredici puntate, tra cui spiccano nomi davvero importanti e di comprovata esperienza come Tom McCarthy (regista de Il Caso Spotlight, vincitore dell'Oscar come miglior film nel 2016), Gregg Araki, Carl Franklin e Jennifer Yu.
Infatti a far accrescere valore alla serie ci pensano anche e soprattutto l'intero cast di giovani attori (come detto tutti davvero molto convincenti) tra cui emergono senza dubbio la protagonista Katherine Langford (Hannah Baker), nei panni di una bellissima e indifesa vittima degli eventi, e il co-protagonista Dylan Minnette (Clay Jensen): entrambi infatti si dimostrano interpreti audaci dall'incredibile talento naturale, capaci di esprimere con lo sguardo e anche con il corpo le fragilità che logorano il loro mondo interiore. Particolarmente empatici sono proprio i momenti in cui i personaggi di Hannah e Clay condividono la scena, timidi alfieri di un amore ideale e possibile che il destino ha voluto però tenere distanti. Nota di merito anche al meraviglioso montaggio alternato tra passato e presente, in grado appunto di accrescere e stimolare la curiosità, così come l'angoscia e il risentimento, nei confronti di quello che è stato e di quello che sta per succedere, e alla scelta di assegnare alla fotografia una specifica funzione: essere cupa e desolante nei momenti più tragici del racconto, luminosa e folgorante, invece, in quelli dove l'illusione che la speranza sia davvero l'ultima a morire riecheggia nella mente dei protagonisti (e soprattutto di Hannah). L'unico parziale difetto, semmai, è da imputare alla forzata decisione di allungare eccessivamente il minutaggio complessivo, in modo da realizzare un tot di puntate pari al titolo della serie: alcuni episodi finiscono infatti per apparire eccessivamente allungati e forzati penalizzando il ritmo. Ritmo che nella seconda parte di stagione si avvale di un'incalzante escalation emotiva, in cui gli istinti mystery della prima metà deragliano su connotati thriller e drammatici che lasciano senza fiato, senza risparmiare nella fase conclusiva sequenze di una certa crudezza. A questi elementi si amalgama egregiamente il preponderante sotto-testo romantico, con la platonica relazione in possibile divenire tra Clay e Hannah virata su toni struggenti in cui timidezza e traumi passati si pongono come ostacoli apparentemente insormontabili nonostante il sincero sentimento esistente tra i due. Non manca inoltre niente della classica routine da high-school americana: grandi feste, balli scolastici, corsi di poesia, partite di basket tra squadre juniores e così via. La stessa caratterizzazione dei personaggi segue le linee guida, mantenendo però una lodevole verosimiglianza, con tanto di studenti che cercano di nascondere la loro omosessualità per paura dei giudizi altrui. E in una scuola come questa, microcosmo sociale di un ben più ampio raggio, dove tutti sono pronti a puntare il dito (e Hannah è la prima a farne le spese) qualsiasi incrinazione dell'immagine pubblica può diventare un pericoloso tallone d'Achille.
Gli smartphone, la diffusione in rete, fotografie scottanti sono così ed infatti nemici della propria intimità ed appare perciò piacevolmente anacronistica la scelta della protagonista di registrare il suo testamento accusatorio su vecchie musicassette. Notevole è anche lo spazio dedicato al mondo adulto, con i genitori di Clay e Hannah e i "consiglieri" e docenti scolastici che assumono un ruolo fondamentale ai fini degli eventi. Eventi che pur indirizzandosi in un epilogo semi-conclusivo lasciano un po' furbescamente le porte ad una possibile seconda stagione, aggiungendo nuovi spunti e dinamiche, che chiudono il principale cerchio narrativo con vibranti tonalità dolce amare. Il risultato è un nuovo caposaldo delle serie tv adolescenziali (al pari di Riverdale, simile ma diverso, ugualmente ottima), anche grazie alla professionalità della produzione e tutto. E insomma al netto inoltre di alcune inverosimiglianze nella densità degli eventi e di vari schematismi un po' ripetitivi (le disavventure di Hannah sono spesso causate da persone che cambiano faccia in modo repentino, dimostrandosi meschine ed egoiste), 13 Reasons Why è una necessaria riflessione antiretorica sui fenomeni del bullismo e del disagio giovanile, che costringe ad affrontare la realtà del lutto senza scappatoie o edulcorazioni. Perché in un contesto sociale che osanna i vincenti e incoraggia la competizione spietata fin dalla tenera età, dove i genitori preferiscono imbottire i figli di medicinali e gli insegnanti adottano metodi artificiosi per stimolare il confronto, gli adolescenti non sono quell'età "perduta" di cui troppo spesso si parla, ma un magma complesso di disturbi ed emozioni che pulsa di vita propria. E perciò un grosso applauso ancora una volta va a Netflix e alle sue produzioni originali. Tredici è una serie diversa da tutte quelle incontrate finora, anche perché raramente ho sentito emozioni così forti guardando una proposta del servizio di streaming. Ciò non sarebbe stato possibile senza le capacità tecniche degli addetti ai lavori, che con una sceneggiatura poco elaborata tra le mani sono riusciti ad operare una sorta di estrazione dei contenuti più importanti. Ci sarebbero molte sottolineature da fare, ma senza dubbio il gradino più alto del podio va con merito all'attrice Katherine Langford, una vera e propria sorpresa, capace non solo di immedesimarsi nel suo ruolo ma anche di far trasudare tutta la sua profonda inquietudine episodio dopo episodio, concludendo la sua corsa con un epilogo drammatico, struggente, perfetto e credibile.
In tal senso dubito che chiunque abbia visionato Tredici non abbia sentito i brividi durante la violenza sessuale o il suicidio di Hannah, e questo avviene solamente quando tutto scorre alla perfezione e quando l'interprete è in grado di trasmettere tali emozioni. Anche Dylan Minnette (già visto in parecchie pellicole, l'ultima è stata Man in the Dark) ottiene una promozione, più fisica che attoriale, una scelta corretta del casting che lo voleva forse come un personaggio pulito, distaccato, intelligente e riservato, ma che strada facendo è riuscito a dare al suo ruolo un'evoluzione importante. E quindi non mi resta che concludere consigliando la serie a tutti, perché credo che tutti dovrebbero vederla. L'impatto è davvero molto forte, scioccante, gli argomenti trattati delicati e discutibili, così come le scelte compiute dai personaggi stessi. Come ho scritto anche all'inizio, si tratta di riflettere su quanto ciò che facciamo possa influenzare la vita di un'altra persona, anche se noi magari non gli diamo il giusto peso. La serie è stata anche fortemente criticata, alcuni sono arrivati a pensare che sia un'istigazione al suicidio, al bullismo e alla violenza sessuale: personalmente credo che il messaggio trasmesso sia l'esatto contrario, ed era probabilmente giusto trasmetterlo in questo modo, direttamente, senza mediazioni, come succede anche nella realtà, purtroppo. Per ognuno di questi argomenti vengono mostrate le reazioni delle persone: ognuno reagisce a modo suo, ma la gravità colpisce tutti, anche se non tutti, appunto, lo danno a vedere chiaramente. Tredici (una piccola perla del suo genere, una serie televisiva dalla ampia meditazione, da manuale su come il dialogo e il non dare nulla per scontato possono essere di importanza vitale quando si parla di adolescenti) può essere dunque un percorso formativo per chiunque, in grado sia di soddisfare (anche se i difetti non mancano, seppur questi non inficiano il risultato) il target più maturo sia di appagare coloro che cercano un prodotto originale, in quanto con le sue tematiche del tutto moderne, la serie televisiva è imparagonabile a qualsiasi altra. Anche perché il messaggio arriva forte e chiaro in ogni caso. La serie televisiva sventola continue ammonizioni verso la società moderna, spesso assente, impassibile e indifferente, e fa breccia nello stato d'animo dello spettatore. Netlix aggiunge così (alle già tante e numerose ottime serie del suo "portfolio") un'altra ciliegina sulla torta con un prodotto maturo ma adatto a tutti i target grazie all'efficacissimo comparto tecnico ed alle buone interpretazioni di tutto il cast. Insomma un prodotto emozionante e sconvolgente, vibrante e teso, davvero ottimo. Voto: 8+

6 commenti:

  1. È piaciuta a molti, quasi a tutti, ma ai tempi la avevo trovata profondamente irritante. Un calderone di temi caldi, con una protagonista che sembra più bulla dei bulli. Ricordo in particolare il suo tormentare Clay, ragazzino senza colpe, timidezza a parte. Mi ero rivisto moltissimo nella stroncatura di Ford, ma capisco che è di impatto. Sì. 😊

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    1. Non nego che lei lo sia stata leggermente irritante, anche perché poi in verità Clay non ha nessuna colpa, però nel complesso non solo l'impatto accresce il valore, ma anche tutti gli altri aspetti tecnici ;)

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  2. Alla fine non l'ho mai visto, miè sempre sembrato una cosa leccatina e confezionata per far parlare di sé.
    Avevo letto da più parti che c'erano scene assurde e quasi buchi di trama, quindi figurati.
    Il tuo voto ribalta tutto, come la tua recensione: niente retorica su certi fenomeni, niente scappatoie, anzi realtà dure da affrontare.
    Boh, non saprei. Conosco la deriva della seconda stagione e sinceramente anche per quello non mi attira, ancora di più...

    Moz-

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    1. So anch'io della seconda stagione, che tuttavia vedrò, ma spero non sia come dicono...al contrario ne hanno parlato abbastanza bene di questa prima stagione, e alla fine avevano ragione, perché anche se non è perfetta, personalmente mi ha davvero preso ;)

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  3. Sebbene non ami le serie, sono felice che molte di queste trattino temi scottanti come il bullismo e lo stupro.
    Mi fa anche piacere che a te sia piaciuta, nonostante i pareri discordanti, e spero che anche la seconda ti entusiasmi.

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    1. Del tema dello stupro ne ho parlato anche ieri, e se quei film secondo me (soprattutto il primo) sono un'ottimo atto d'accusa, lo è anche questa serie nel caso del tema del bullismo (e tanto altro), e perciò andrebbero visti.
      Rimanendo sulla serie invece, diciamo che vedendo il finale di questa già una seconda non mi sembra una buonissima idea, ma si vedrà ;)

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