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giovedì 31 agosto 2023

I film del mese (Agosto 2023)

Come detto lo scorso mese, l'abbonamento gratuito ad Apple Tv Plus mi scadeva in questo mese, ma sono prima di ciò riuscito a vedere due film (potevo tre, ma un film di Natale adesso non era cosa). Film che ovviamente qui sono presenti insieme a tanti altri di tante altre piattaforme. Tra l'altro una esce e un'altra entra, nel senso che, offerta calcistica a parte, nella mia "rosa" ora c'è Infinity Plus, differenza non di poco conto (in negativo), ma tant'è che ne approfitterò ugualmente, anche se non so quando, dato che appunto non c'è granché. In ogni caso scelta ce n'è e sempre più offerta c'è. A tal proposito, vi ricordo che oltre a questo post, io vi ho offerto, oltre al resto (compreso questo post), anche il mio speciale Tormentoni e la mia partecipazione (sotto forma di un film di genere recensito) alla Notte Horror 2023, se quindi ne volete (ancora) "approfittare" (o per chi non l'avesse ancora fatto) il mio blog è sempre aperto. Buona lettura a tutti.

Non dormire nel bosco stanotte (Horror 2020) - Innocua produzione polacca che nulla aggiunge e nulla toglie al vastissimo panorama slasher. Derivativo e citazionista, risulta essere un omaggio agli horror americani ed agli anni '80. Per quest'ultimo motivo io l'ho trovata un'operazione gradevole in quanto non pretende di insegnare niente a nessuno ma bensì pesca a destra e a manca per creare un filmetto puramente ludico. A mio gusto nel complesso si è lasciato guardare grazie ad una buona colonna sonora, una bella dose di splatter, degli attori tutto sommato decenti ed una location sempre valida per un film di genere. Peccato che il discorso dei "malati di tecnologia" venga lasciato presto da parte in favore di una trama molto più scontata e banale, non mancano i soliti momenti inutilmente emotivi e la causa che ha creato i villain è opinabile. Troppe cose vengono buttate in questo minestrone, spesso abbandonate senza senso, e la sceneggiatura di certo non brilla, mentre la regia è nella media con qualche valida trova. Finale che lascia spazio ad una, purtroppo, possibile schiera di seguiti. Voto: 5,5

La notte su di noi (Azione/Thriller 2018) - La trama ha un peso molto relativo in questo campionario estremo di arti marziali che conferma in terra indonesiana la validità di un genere che necessita continua rielaborazione ed esasperazione. E' proprio il caso di ciò che succede al protagonista che, per aver trasgredito a un ordine, dovrà vedersela con ex amici diventati nemici e altri gruppi di nemici da sempre, per un'infinita mattanza ipercinetica e travolgente con uno sfoggio di situazioni cruente che conquistano l'attenzione e realizzate con una tecnica di primo livello, dalle scene più affollate ai particolari più minuti. Rispetto ai due "The Raid" di Gareth Evans, la trama è più complicata che complessa e conta qualche flashback di troppo, ma è comunque difficile oggi pretendere di meglio in un film d'arti marziali. All'apparenza piuttosto semplice, si rivela un'opera dalla regia (quella di Timo Tjahjanto lo spericolato) personale e godibile. Voto: 6+

mercoledì 31 maggio 2023

I film del mese (Maggio 2023)

Non c'è due senza tre, ecco infatti il terzo speciale cinematografico mensile inerente alle principali e più importanti piattaforme di visione di cui ho la disponibilità (ce ne sono difatti anche altre, ma non vengono altresì ugualmente sfruttate), e dopo Sky e Netflix è il turno di Prime Video. Piattaforma streaming o dir si voglia, che produce sia film originali che tanti altri li distribuisce, e in questo senso non essendo alcuni Amazon Original ad un certo punto scade la loro disponibilità di visione, come capitato a The Turning, l'unico di tutti i sedici film da me visti non più disponibili (scaduto a metà mese). Ma visto il risultato finale non certamente una grande perdita, almeno sempre secondo il modesto parere, che ha altresì avuto modo di vedere altri deludenti film, contrapposti ad altri sufficienti e poco più.

Big Bad Wolves - I lupi cattivi (Dramma/Thriller 2013) - Il tema è quello classico, la vendetta nei confronti di un presunto pedofilo, già affrontata in Prisoners (uscito lo stesso anno) senza però l'angoscia (e la potenza) del film di Denis Villeneuve perché attua un meccanismo più distaccato dove l'umorismo sfocia nell'assurdità del grottesco che se da un lato stempera le scene più violente (e ce ne sono, senza peraltro il minimo compiacimento), dall'altro ne aumentano a dismisura il disagio perché l'estrema cura dei dialoghi porta alla risata. Ma questo non vuol dire sia meglio riuscito, anzi, molto altalenante, porta con sé il buono di essere abbastanza originale e il male di affievolirsi ogni tot ciclicamente, però la trama è ben costruita (la regia capace, di Aharon Keshales e del Navot Papushado di Gunpowder Milkshake, notevole la qualità delle performance attoriali), quindi la sufficienza piena è d'obbligo. Un thriller drammatico niente male, e i cui sottintesi sono interessanti, il finale riuscito, però comunque gli manca qualcosa (quel qualcosa che forse Prisoners aveva in più). Voto: 6+

Get Duked! (Thriller/Commedia 2019) - Dall'orienteering al survival: quattro ragazzi di città braccati o blanditi dal popolo selvaggio ed insidioso della campagna. Miscelando con stravaganza ed ironia vari linguaggi, dal teen movie all'horror, dal cartoon al videoclip (di cui il regista, alla sua opera prima, è maestro), il film azzarda una riflessione sul conflitto generazionale. Che ha pure spunti visionari interessanti (i cacciatori mascherati), ma che plana facilmente nella banalità concettuale e nella superficialità narrativa (le prede mostrano un alto grado di idiozia ma non meno demenziali risultano le indagini condotte dai poliziotti in campo). Comunque, moderatamente divertente, le buffe disavventure suscitano infatti più di un sorriso. Humor e ritmo con un pizzico di anarchia. Voto: 6

venerdì 16 luglio 2021

I film del periodo (1-15 Luglio 2021)

Premettendo ancora una volta di non avere Netflix nel mio carnet, e mi dispiace, ma ripeto, non c'è possibilità o volontà al momento, ho comunque (e finalmente) recuperato (tramite metodi in ogni caso legali o al limite della legalità, che consente lo scaricamento "privato") un po' di film dalla suddetta piattaforma. Cosa che raramente faccio, ma quando necessario assolutamente da fare, una cosa che in verità è una novità (almeno per quanto riguarda il servizio streaming più importante da anni a questa parte), dato che solo alcune serie negli ultimi ho da lì visto. In questo caso complici alcune circostanze, in questi quindici giorni ne ho visti alcuni, tra quelli candidati agli Oscar, tra quelli che devo recuperare entro l'anno e tra quelli (già) in lista da un po' di tempo. Certo, il catalogo è (ancora) ricco, ci sono infatti tantissimi film ancora da vedere dei film prodotti e/o distribuiti da Netflix, ma per il momento mi sono accontentato dei dodici qui presenti, in questo "Speciale" (dopo quello di Amazon) che racchiude tanto buon cinema e tante sperimentazioni interessanti e/o riuscite, oppure incapaci di colpire il bersaglio.

The Irishman (Dramma/Noir 2019) - Quando Martin Scorsese non è impegnato a dire cavolate, ma a lavorare, nel 90% dei casi ne uscirà sempre qualcosa di notevole, è il caso di questo film, che conferma, come se fosse ancora necessario, il talento immenso di un grande regista. Lui che torna nuovamente a rappresentarci un mondo criminale che ci fa sentire ed immaginare atmosfere che non vorremmo mai veramente conoscere, ma che al "cinema" ci attraggono come una calamita. Sappiamo che al di qua dello schermo, non ci fanno troppo male. Quelle storie accadono in America, ma quei personaggi provengono da diverse nazioni lontane e conservano radici a cui rimangono saldamente legati, con propri codici e consolidate ritualità (anche ambiguamente). Una storia di mafia che egli ha raccontato più volte sullo schermo eppure The Irishman l'ho percepito in maniera diversa dagli altri. E' un film cupo, quasi funereo, dai toni crepuscolari e disillusi di un uomo, apice di un triangolo fra il mondo criminale della mafia e il mondo corrotto del sindacato. Frank Sheeran è solo un meccanismo di un sistema perverso, dalle regole fuorilegge applicate con orrenda disinvoltura. Non ci sono esplosioni di violenza incontrollata, quanto la freddezza di un burocrate del crimine, escluso a sua volta dalla propria famiglia che gradualmente scompare dal film per fare ogni tanto capolino nello sguardo muto ma accusatorio della figlia (brava Anna Paquin, dice in tutto due battute nell'intero film, ma quel volto accusatorio nei confronti del padre dice più di mille parole). Passato e presente che si confondono in linee narrative apparentemente differenti e distinte, ma accomunate da una colpa che non darà redenzione e lascerà Sheeran solo e vecchio in un ospizio in compagnia del proprio rimorso verso una scelta che in fondo non ha mai avuto. La fine cinematografica della mafia nella ricostruzione dell'uccisione della discussa e discutibile figura di Jimmy Hoffa. Al di là della stranezza di vedere attori anziani ringiovaniti digitalmente (le cui movenze riflettono tuttavia l'effettiva età, un errore che pesa ai fini del giudizio complessivo e finale), tre ore e mezzo di durata e non sentirle minimamente, ma essere impaziente di proseguire con la visione per vedere come va a finire. Eccellente opera (la critica l'ha celebrata come un nuovo capolavoro, per quanto poi agli Oscar, pure ottenendo 10 nomination, non abbia vinto neanche una statuetta, e in alcuni casi anche giustamente, per quanto la querelle Netflix sì o no abbia probabilmente influito) con i grandi vecchi del cinema americano capaci di un'ultima epocale interpretazione. Robert De NiroAl PacinoJoe Pesci e gli altri riprendono i panni ricoperti nei grandi film degli anni '70 e '80, lasciandoci immagini di epica decadenza. Per quello che è un grande omaggio al suo cinema e non solo suo. E per quanto non sarà forse ricordato come l'apice della carriera di Martin Scorsese, questo film ne è il punto di arrivo, è la chiusura di un cerchio di pellicola lungo mezzo secolo. Non ai livelli del suo Quei bravi ragazzi o del non suo capolavoro C'era una volta in America, ma ottimo affresco d'epoca e tematiche senza tempo. Voto: 8

Triple Frontier (Azione/Avventura 2019) - Artista versatile (i suoi film hanno affrontato diversi generi), il regista J. C. Chandor dirige una storia che parla di un furto ad un boss del narcotraffico compiuto da ex militari americani. Il tema non è nuovo ma il film è ben realizzato, anche per la scelta delle suggestive location del continente sudamericano. Gli attori sono ben scelti ed offrono una buona prova corale (c'è pure il Ben Affleck ugualmente palestrato già visto in Tornare a vincere), sebbene la sceneggiatura caratterizzi i personaggi in modo alquanto basico. In fin dei conti una pellicola piacevole e ben fatta. Un buon action, teso e avvincente, anche se con le premesse che c'erano (il promettente, seppur deluse un po' con All Is Lost, regista statunitense alla regia, Mark Boal allo script, già premiato sceneggiatore e spesso al servizio di Kathryn Bigelow, e il vasto cast, comprendente anche Oscar IsaacCharlie HunnamGarrett Hedlund e Pedro Pascal), mi aspettavo di più. Qualche discreto twist qua e là e qualche buona sparatoria, le due ore di durata scorrono fluide e nel complesso non delude. Voto: 6+

lunedì 14 giugno 2021

I film del periodo (1-13 Giugno 2021)

Finalmente l'incubo è finito, seppur parzialmente (dopotutto il virus non è stato ancora debellato), ho infatti giovedì scorso fatto la seconda dose del vaccino e sono io, lo siamo tutti (in famiglia), un po' più tranquilli (stavolta gli effetti sono stati più intensi, ma la febbre dopo due giorni è scesa ed ora è tutto ok). E lo saremo di più, quando anche loro, e tutti (in Italia e nel mondo), avranno fatto anche la seconda dose, e non manca poco, vedremo poi come la campagna vaccinale proseguirà (almeno nel territorio nostro nazionale), speriamo senza più interruzioni. Tutti devono fare la loro parte, perciò forza e coraggio che la fine del tunnel è vicina. Non hanno ancora finito invece d'essere nel tunnel del nostro divertimento (alcune puntate ancora vedo e continuerò a vedere) i nostri sei amici di New York, abitudinari frequentatori del mitico Central Perk, la famosa caffetteria preferita dai protagonisti della serie televisiva cult Friends, ritrovatosi a distanza di 17 anni per celebrare la loro (e nostra) amicizia e la serie stessa, tra le più amate della storia della televisione. A tal proposito una schiera di fedelissimi, di questa Reunion (andata in onda per l'Italia su Sky una decina di giorni fa e su HBO Max in tutto il resto del mondo) hanno scritto cose bellissime (blogger e non solo), io semplicemente mi associo a quanto detto e scritto, in poche parole una reunion divertente, variegata, nostalgica e malinconica, con qualche rivelazione non da poco. Una reunion non priva di difetti ma che strappa anche qualche lacrimuccia, anche perché rivedere gli attori invecchiati ma conservare la stessa speciale chimica e apprendere della loro vera amicizia può far commuovere. Così che pur senza momenti inutili lo special arriva alla fine completando la missione: dare a Friends, dopo quasi vent'anni, un degno tributo. Sono rimasto davvero contento di ciò fatto, con loro sono cresciuto e sempre nel cuore porterò. Ma ora occhio ai film, tanti ed interessanti.

Tornare a vincere (Sportivo/Dramma 2020) - Cucito su misura per Ben "Batman" Affleck (con annessi muscoli), è un (classico) film drammatico di sofferenza, perdita e rinascita con lo sport, il basket in questo caso, come appiglio e salvezza. Tutto è semplicissimo ma girato bene da Gavin  O'Connor, regista di Warrior (che si trova a suo agio con storie di rivincite sportive legate sempre a uomini con vite difficili, si ricordi anche Miracle), ma è Ben Affleck a occupare la scena per quella che potrebbe essere definita la sua interpretazione migliore (non male era anche in The Accountant, dello stesso regista, quest'ultimo che nel 2016 scese in basso con il mediocre Jane Got a Gun). Colpisce il suo sguardo, il suo dolore, il suo pentimento che si mescola alla vita privata perché in questi ultimi anni è andata completamente a rotoli tra divorzio, lutti improvvisi, flop con critiche al seguito, ricadute nell'alcol. Insomma, un film terapia per lui e da vedere per noi. Il finale non offre una completa redenzione ed è forse questa la particolarità che discosta leggermente il titolo (in originale The Way Back) da altre centinaia di titoli come questo. Forse troppo poco ma funziona, anche se poi comunque non è niente di che (niente di notevole entità) e rimane nel limbo dei film di genere. Voto: 6+

The Specials - Fuori dal comune (Dramma 2019) - In questo film che tratta il tema dell'autismo Éric Toledano e Olivier Nakache (ancora insieme dopo anche C'est la vie - Prendila come viene) mettono in immagini le vicissitudini accadute veramente a due associazioni che lavorano da anni sul territorio parigino, scegliendo come protagonisti Vincent Cassel e Reda Kateb (bravi entrambi, più il primo a sorpresa): la sincera attenzione dei due registi nei confronti del tema della disabilità è fuori discussione (si ricordi di Quasi amici), sottolineata dalla scelta di far recitare anche persone realmente autistiche, e se la descrizione delle difficoltà dei personaggi "Fuori dal comune" appare vivida e a tratti avvincente, così come funzionale è la messa in scena della formazione "sul posto" dei vari assistenti, laddove l'intesa a pelle talvolta vale più di mille attestati, e dove l'attenzione ai suoni, ai dettagli o ai singoli gesti può risultare determinante per la comprensione di una necessità o di una difficoltà percepite come insormontabili, a convincere assai meno, sono le sotto-trame, che risultano banali, ripetitivi e affatto originali. Ne risulta un film che, al netto dell'evidente trasporto e del messaggio sacrosanto messo in bocca ad una dottoressa la quale, interpellate dagli ispettori, sottolinea come il lavoro di queste associazioni vada al di là dei protocolli ma meriti un encomio perché ottiene risultati sul campo che gli danno ragione (l'alternativa la maggior parte delle volte è la contenzione), appare piacevole, spesso divertente, ma discontinuo e con un buon quarto d'ora di troppo. Voto: 6+

giovedì 9 gennaio 2020

City on a Hill (1a stagione)

Tema e genere: Serie televisiva statunitense di genere drammatico che, creata da Charlie McLean, basata su un'idea originale di Ben Affleck (firmata Showtime), racconta e segue il cosiddetto Boston Miracle, il fenomeno che iniziò a debellare la violenza dalla città di Boston e che ne rappresentò realmente la sua rinascita, dopo un periodo cupo.
Trama: Un assistente procuratore distrettuale forma un'insolita alleanza con un veterano dell'FBI corrotto. Insieme i due si mettono sulle tracce di una banda criminale facendo nascere un caso per coinvolgere ad alto livello il sistema giudiziario di Boston.
Recensione: Bisogna partire con dei presupposti importanti prima di cominciare la recensione di questa serie americana fino al midollo, una serie classica che, mettendosi al punto di incontro tra drama, thriller e noir, che fondendo bene i generi crime e procedural, quasi al livello ma senza raggiungere quell'intensità drammatica che contraddistinse il bel Show Me A Hero (che è poi il mondo di riferimento) di David Simon (che era di produzione HBO), riesce comunque a farsi valere. Nella serie infatti, trasmessa in Italia su Sky Atlantic, si parla tanto e soprattutto si discute di cose di cui noi italiani sappiamo poco o nulla, di quartieri sconosciuti (di Boston) e di rinascite (culturali o meno) di poco significato, un argomento insomma forse interessante per gli americani, ma non per il resto del mondo. Tuttavia limiti culturali a parte, comunque importanti ai fini di tutto, City on a Hill, che inizia (bene da una parte male dall'altra per il discorso di prima) senza introduzioni (solo qualche piccolo riferimento per spiegare il contesto), ha dalla sua una qualità di produzione (ovviamente tutta americana) di tutto rispetto. Tra i produttori nomi di spicco, da Ben Affleck (che aveva già ambientato nel quartiere di Charlestown il suo The Town) a Matt Damon (nato nei pressi di Boston), quest'ultimi principali artefici nel coinvolgimento di importanti personalità di Hollywood come James Mangold, Barry Levinson e Michael Cuesta (regista del primo episodio). In tal senso è quindi strano che abbiano deciso di affidare la regia "principale" allo sconosciuto Chuck MacLean il quale, bisogna ammetterlo, rielaborando un'idea concepita assieme allo stesso Affleck, si è sorprendentemente dimostrato molto abile a svolgere il compito assegnatogli, mostrandoci una Boston corrotta fino al midollo, in cui la differenza tra buoni e cattivi appare spesso molto sottile, e dove chi cerca di portare dei miglioramenti alla città viene subito isolato o peggio, deriso. Lo sceneggiatore americano sceglie di non puntare i riflettori solo su pochi protagonisti, ma di dedicare ampio spazio anche a parecchi personaggi secondari. E così inevitabilmente, anche i criminali e le loro famiglie diventano parte integrante della vicenda. Proprio per questo, per lo spettatore risulta ancora più difficile distinguere tra cosa è bene e cosa è male: per quanto Jonathan Tucker (che interpreta il capobanda Frankie Ryan) si riveli meno espressivo di un blocco di marmo (molto meglio Amanda Clayton nei panni di sua moglie), la difficoltà del suo personaggio a far quadrare i conti di casa, che lo costringe a organizzare di continuo nuove rapine, non porta il pubblico a vederlo necessariamente come il cattivo di turno.

lunedì 8 aprile 2019

Justice League (2017)

Dopo il film che ha chiuso, ma non definitivamente, il percorso produttivo ed artistico della casa delle idee, ecco finalmente il film della sua rivale, che con Justice League prova a replicare quel fantasmagorico successo, ma come già capitato in altre occasioni, non ci riesce. Il confronto, perché è ovvio in questo caso fare dei confronti, dopotutto il dualismo tra Marvel e DC Comics che ha sempre connotato il pantheon supereroistico dall'epoca delle strisce a fumetti si è evoluto ed è continuato imperterrito anche nel cinema, perciò è giusto e normale farlo, è infatti impietoso, l'enfasi epica è carente, le coreografie di combattimento inesistenti, buoni certamente gli effetti speciali (ma questa non è una sorpresa), ma il resto lascia a desiderare, e gli unici picchi emotivi sono conferiti dalla colonna sonora. Difatti, anche se la struttura è identica a quella di The Avengers, per filo e per segno, il team che si riunisce, le Scatole Madri al posto del Cubo Cosmico, il primo round con il cattivo, l'innocua scazzottata tra supereroi e lo scontro finale, e paradossalmente abbia lo stesso sceneggiatore, il risultato è completamente diverso. La Marvel con il suo MCU ha trovato la quadra per collocare i suoi eroi in un universo transmediale che fonde abilmente le storie in un unicum fatto di fumetti, videogiochi, serie tv e film, con questi ultimi capaci presumibilmente di riprenderne le caratteristiche fondanti del fumetto e innervarle di una sana ironia sdrammatizzante. Questa formula ha consentito di produrre buoni film indipendentemente dalla popolarità del supereroe, si vedano gli esempi più che riusciti di Ant-Man e Doctor Strange. Risponde la DC Comics, zoppicando malamente alla ricerca della formula della concorrente, evidentemente difficile da replicare quanto cercare di copiare la Coca-Cola, e infatti producono la Pepsi-Cola, che non la beve nessuno ed in confronto è niente.

mercoledì 24 gennaio 2018

Batman v Superman: Dawn of Justice (2016)

Chi ricorda la mia recensione di Suicide Squad ricorderà che vidi il film senza aver visto il suo precedente, il che mi mise un po' in difficoltà non sapendo e scoprendo solo dopo che Superman (il mio super eroe preferito, e di questo ne dovete tener conto) era "morto". Nonostante tutto vidi il film e mi piacque abbastanza, non tanto comunque, perché si rivelò e si è rivelata una delle mie grandi delusioni dello scorso anno. Ora però finalmente ho visto Batman v Superman: Dawn of Justice (2016) e qualcosa in più sulla sua dipartita e del perché della sua apparente morte (poiché era chiaro che non sarebbe successo davvero) ho saputo. Peccato che la pellicola in questione (seconda del DC Extended Universe), vista in ordine temporale dopo Wonder Woman (quarto in ordine di produzione, che sarà pubblicata dopo nonostante l'abbia visto appunto prima, il che rende questa recensione abbastanza strana e diversa da molte altre) e vista nella versione più completa ed estesa, si sia rivelata l'ennesima occasione sprecata, l'ennesima delusione. Perché per quanto sia indiscutibile che tale versione faccia probabilmente chiarezza su alcuni punti (apparentemente) oscuri della sceneggiatura che molti potrebbero non aver visto, e che quasi certamente approfondisce e/o addirittura introduce personaggi secondari di anche considerevole valore, il suddetto si perda (nonostante appunto una mezz'ora abbondante utile a capire meglio il tutto) in un racconto probabilmente e ugualmente confusionario, deficitario e irregolare, sicuramente colpa di un incomprensibile montaggio (e di una trama che presenta forzature infantili per giustificare lo scontro tra i due supereroi per eccellenza), in cui situazioni non spiegate (e se spiegate esse avvengono in malo modo) e verità negate, si susseguono (al contrario del ritmo narrativo comunque latente) a ritmo impressionante.

giovedì 31 agosto 2017

I peggiori film del mese (Agosto 2017)

Quest'ultimo mese, per fortuna meno caldo, soprattutto meteorologicamente parlando, di quello precedente, è stato comunque un mese movimentato e importante, almeno per me, non solo per aver partecipato e scritto recensioni con il gruppo di blogger (per la Notte Horror e due commemorazioni che ci saranno a settembre), che ultimamente ha ripreso finalmente vita, ma perché nella settimana di vacanza dal blog, che a proposito non mi aspettavo cominciasse con il piede sbagliato, giacché per 3 giorni ho fatto a meno della Linea Internet (Fibra per l'esattezza), e che finisse ancora peggio con altri 5 giorni di supplizio, ho avuto modo di pensare a come migliorare il mio cinema. Nei giorni di pausa forzata, seppur rigeneranti e gradevoli infatti, ho capito di non aver spazio e tempo di vedere quello che vorrei davvero vedere. Perché anche se ultimamente sto facendo una "selezione" ai film, devo essere ancor più selettivo su cosa vedere e cosa no, dato che anche in questo mese ho visto film (abbastanza deludenti) che forse non avrei dovuto vedere, non davvero ispiratrici e/o interessanti, per cui d'ora in poi vedrò e recensirò film personalmente più nelle mie corde o che m'ispirino davvero. Attenzione però, perché la lista da cui dipendere è ugualmente lunga, perciò non mancherà certamente questa rubrica, contenente sempre i film che ho scartato ed evitato (da questo mese poi la lista non conterrà, a parte rare eccezioni, i film fatti esclusivamente per la televisione, che a prescindere da tutto evito sempre di vedere). Ma prima di ciò ecco i peggiori (soprattutto per il mio personale giudizio) film visti del mese.

La legge della notte (Drammatico, Usa 2016): Gangster movie ambizioso e che parla dell'ascesa al potere di un uomo dall'animo ambivalente, da una parte è un ribelle assetato di soldi e dall'altra una persona che sa amare e che sogna una vita tranquilla. La confezione è perfetta, fotografia, scenografie e costumi stupefacenti, le scene delle sparatorie discrete e le atmosfere noir anni 20 sono altamente affascinanti. Purtroppo a mancare è il pathos, non si entra in empatia con i personaggi, manco col protagonista mono-espressivo Ben Affleck (non particolarmente adatto per questo film, al contrario di The Accountant, bravo solo ad amoreggiare con Sienna Miller e Zoe Saldana), e il plot sembra sfilacciato in molti punti, dove la sceneggiatura (che procede accumulando tanti elementi, ma non avendo tempo per approfondirli in maniera esauriente nonostante la troppa durata) è allungata senza motivo. La trama a volte sembra girare a vuoto, non succede nulla per minuti e minuti, e questo è il più grande difetto del film. Il potenziale c'era, come il discreto (però sprecato) cast comprendente Elle Fanning, Chris Cooper, Brendan Gleeson ed anche il "nostro" Remo Girone, ma non è stato sfruttato a dovere. Voto: 5,5

Un disastro di ragazza (Commedia, Usa 2015): Di certo mi aspettavo di vedere la classica commedia romantica esuberante, quella di una ragazza che preferisce relazioni veloci a noiosi impegni romantici salvo poi ricredersi, ma di un livello più alto, e invece no, perché in stile quasi similmente volgare (vedere per credere, anzi, meglio stare lontani) il film sembra girare intorno all'imbarazzante Nonno scatenato ma in versione al femminile. Una versione interessante (soprattutto nell'inedito incipit iniziale) e godibile però fino ad un certo punto, perché purtroppo la suddetta pellicola per colpa, di stereotipi tipici di queste commedie, della banale e superficiale trama, dell'eccessiva durata visto il tema, di gag strampalate che mai funzionano, di camei allucinanti quali John Cena e LeBron James e di una protagonista, Amy Schumer (l'ennesima macchietta comica) non proprio "attraente" (al contrario della bella sorella Brie Larson), è davvero brutta, noiosa ed inutile. Inoltre non fa ridere praticamente mai, coinvolge molto poco, è povera di contenuti e non brilla nemmeno tecnicamente. Insomma una mezza schifezza dove nemmeno una perfida e inedita Tilda Swinton si salva. Voto: 4,5

sabato 6 maggio 2017

The Accountant (2016)

Parto subito dicendo che The Accountant, film del 2016 diretto da Gavin O'Connor, è un film senza molto senso ed anche troppo lungo ma che si lascia tranquillamente vedere. Dato che il film riesce a trovare la giusta commistione tra azione, thriller, disagio psichico e, in conseguenza, familiare. Infatti, The Accountant tratta un tema delicatissimo e da almeno trent'anni attualissimo, l'autismo. Ma, come è spesso avvenuto nelle finzioni cinematografiche che hanno trattato questo tema, tra tutti Rain Man (1988) di Barry Levinson, con due eccezionali e straordinari Tom Cruise e Dustin Hoffman, che ha vinto tutto quello che c'era da vincere (compreso l'Oscar 1989 come miglior Film) l'autismo assume una connotazione da super-poteri, di qualità mentali-geniali, di capacità fisiche e intellettive che pochi esseri umani posseggono, insomma, qualcosa che raramente esiste nella drammatica realtà quotidiana di una delle peggiori malattie mentali dei nostri tempi, che strappa impietosamente la persona (bambino o adulto che sia) dalle relazioni socio-familiari e relazionali-affettive, che la isolano dentro una cappa di vetro infrangibile e invalicabile. Eppure nonostante la poca credibilità questo è un discreto e originale action-thriller, grazie soprattutto alla sceneggiatura e storia, tanto originali quanto coraggiose nonché efficaci. La storia interessante, che ha molti flashback e déjà-vu, che narra di Christian Wolff (Ben Affleck), un genio matematico che ha più affinità con i numeri che con le persone, che lavora sotto copertura in un piccolo studio come contabile freelance per alcune delle più pericolose organizzazioni criminali del pianeta. E nonostante abbia la Divisione anti-crimine del Dipartimento del Tesoro alle costole, Christian accetta l'incarico di un nuovo cliente, una società di robotica dove una delle contabili ha scoperto una discrepanza nei conti di milioni di dollari. Ma non appena Christian (che ha imparato benissimo a difendersi e non solo) inizia a svelare il mistero e ad avvicinarsi alla verità, il numero delle vittime inizia e continuerà a crescere.

sabato 8 aprile 2017

Suicide Squad (2016)

Nonostante io adori l'universo Marvel, già seguire il suo di universo è qualcosa di tremendamente difficile, ora che io riesca anche a seguire quello della DC diventa alquanto complicato, ma poiché il mondo dei fumetti e quello dei comic-movie mi piace da sempre non potevo non seguirlo, per cui dopo Arrow e Flash (a cui aggiungiamo Supergirl) in versione serial televisivo, ecco che dopo il discreto L'Uomo d'Acciaio del 2013, che seppur non esente da difetti mi era piaciuto, e Batman v Superman: Dawn of Justice, che purtroppo non ho visto ma probabilmente avrei voluto già prima vedere perché un clamoroso (e alquanto sorprendente) spoiler c'è nell'introduzione del film in questione, ecco finalmente Suicide Squad (visto grazie a Infinity premiere). Film del 2016 scritto e diretto da David Ayer (regista del più che riuscito Fury con Brad Pitt), terzo in ordine di uscita nonché temporale dell'universo DC, che come detto contiene uno spoiler, poiché dal film che segue le vicende dopo i fatti accaduti nel film di Zack Snyder, scopriamo infatti che Superman (il mio eroe preferito e secondo me quello più forte di tutti) è morto. Per questo e per tanto, non solo io ho mandato il boccone amaro giù, ma un ente governativo segreto, gestito da Amanda Waller (donna pragmatica e senza scrupoli) e chiamato Argus, crea (promettendo loro una riduzione di pena se riusciranno a sconfiggere una oscura forza malefica che potrebbe distruggere la Terra) una task force composta da super criminali. Del gruppo mal assortito, affidato alla responsabilità del militare Rick Flag, fanno parte l'infallibile e tormentato cecchino Deadshot, la sensuale e svitata compagna di Joker, Harley Queen, il ladro scassinatore Capitan Boomerang, il mostruoso Killer Croc, cannibale dalle sembianze di un coccodrillo, il riluttante El Diablo, giovane ispanico capace di emettere fuoco, la spadaccina giapponese Katana (a proposito di quest'ultima, sia lei, Waller e Deadshot li ho già avuto modo di 'conoscerli' in Arrow, che in verità non è proprio il massimo). Il loro nemico è l'antica strega Incantatrice, che si è impossessata del corpo dell'archeologa June Moon. E con poco allenamento, nessun piano, vaghe promesse in caso di vittoria e una capsula esplosiva in corpo che li convince a non disertare, la squadra che si autodefinisce suicida è così mandata sul campo. Non tutto però è così semplice come sembra all'apparenza e lo squadrone dovrà presto farà i conti con un'inaspettata situazione.

giovedì 19 novembre 2015

L'amore bugiardo: Gone girl (2014)

L'amore bugiardo: Gone Girl  è un film del 2014 diretto da David Fincher, con protagonisti Ben Affleck e Rosamund Pike. La pellicola è l'adattamento cinematografico del romanzo L'amore bugiardo, scritto nel 2012 da Gillian Flynn, che cura anche la sceneggiatura del film. Amy e Nick sono sposati da cinque anni. Belli, colti e ammirati, hanno lasciato New York per la provincia, dove la loro relazione languisce e l'ostilità cresce. Dietro di loro la crisi economica che ha messo in ginocchio l'America e interrotto le loro carriere, davanti a loro nuvole nere che minacciano tempesta e guai, grossi guai. Licenziati dalle rispettive redazioni e dalle rispettive ambizioni, Amy e Nick provano a ricostruirsi una vita nel Missouri. Casalinga annoiata e paranoica lei, proprietario di un bar che chiama The Bar lui, la coppia scoppia il giorno del loro quinto anniversario. Rientrando a casa Nick Dunne scopre che sua moglie Amy è scomparsa, la sua sparizione riceve forte attenzione dalla stampa, essendo Amy la musa ispiratrice di una popolare serie di libri per bambini creata dai suoi genitori. La detective che si occupa del caso fa un sopralluogo nella loro casa e trova segni di colluttazione celati in modo grossolano. Il sangue di lei, versato e ripulito in cucina, un tavolo rovesciato in salotto e un diario che non tarderà a essere ritrovato che portano alla conclusione che sia stata assassinata.