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giovedì 31 agosto 2023

I film del mese (Agosto 2023)

Come detto lo scorso mese, l'abbonamento gratuito ad Apple Tv Plus mi scadeva in questo mese, ma sono prima di ciò riuscito a vedere due film (potevo tre, ma un film di Natale adesso non era cosa). Film che ovviamente qui sono presenti insieme a tanti altri di tante altre piattaforme. Tra l'altro una esce e un'altra entra, nel senso che, offerta calcistica a parte, nella mia "rosa" ora c'è Infinity Plus, differenza non di poco conto (in negativo), ma tant'è che ne approfitterò ugualmente, anche se non so quando, dato che appunto non c'è granché. In ogni caso scelta ce n'è e sempre più offerta c'è. A tal proposito, vi ricordo che oltre a questo post, io vi ho offerto, oltre al resto (compreso questo post), anche il mio speciale Tormentoni e la mia partecipazione (sotto forma di un film di genere recensito) alla Notte Horror 2023, se quindi ne volete (ancora) "approfittare" (o per chi non l'avesse ancora fatto) il mio blog è sempre aperto. Buona lettura a tutti.

Non dormire nel bosco stanotte (Horror 2020) - Innocua produzione polacca che nulla aggiunge e nulla toglie al vastissimo panorama slasher. Derivativo e citazionista, risulta essere un omaggio agli horror americani ed agli anni '80. Per quest'ultimo motivo io l'ho trovata un'operazione gradevole in quanto non pretende di insegnare niente a nessuno ma bensì pesca a destra e a manca per creare un filmetto puramente ludico. A mio gusto nel complesso si è lasciato guardare grazie ad una buona colonna sonora, una bella dose di splatter, degli attori tutto sommato decenti ed una location sempre valida per un film di genere. Peccato che il discorso dei "malati di tecnologia" venga lasciato presto da parte in favore di una trama molto più scontata e banale, non mancano i soliti momenti inutilmente emotivi e la causa che ha creato i villain è opinabile. Troppe cose vengono buttate in questo minestrone, spesso abbandonate senza senso, e la sceneggiatura di certo non brilla, mentre la regia è nella media con qualche valida trova. Finale che lascia spazio ad una, purtroppo, possibile schiera di seguiti. Voto: 5,5

La notte su di noi (Azione/Thriller 2018) - La trama ha un peso molto relativo in questo campionario estremo di arti marziali che conferma in terra indonesiana la validità di un genere che necessita continua rielaborazione ed esasperazione. E' proprio il caso di ciò che succede al protagonista che, per aver trasgredito a un ordine, dovrà vedersela con ex amici diventati nemici e altri gruppi di nemici da sempre, per un'infinita mattanza ipercinetica e travolgente con uno sfoggio di situazioni cruente che conquistano l'attenzione e realizzate con una tecnica di primo livello, dalle scene più affollate ai particolari più minuti. Rispetto ai due "The Raid" di Gareth Evans, la trama è più complicata che complessa e conta qualche flashback di troppo, ma è comunque difficile oggi pretendere di meglio in un film d'arti marziali. All'apparenza piuttosto semplice, si rivela un'opera dalla regia (quella di Timo Tjahjanto lo spericolato) personale e godibile. Voto: 6+

mercoledì 29 gennaio 2020

Creed II (2018)

Tema e genere: Sequel del film del 2015 Creed - Nato per combattere, ed ennesimo spin-off della saga di Rocky Balboa. Un dramma sportivo che riprende alcuni personaggi e vicende di Rocky IV (1985).
Trama: Adonis Creed, appena diventato campione dei pesi massimi, viene sfidato da Viktor Drago, il figlio dell'uomo che uccise suo padre sul ring.
Recensione: Questo sequel non aggiunge davvero nulla di nuovo a quanto ci è stato fin qui raccontato dell'universo espanso di Rocky. Il film di Steven Caple Jr. ribadisce, cita, ripete, arrivando anche a momenti in cui la rivisitazione del modello originale del 1985 è talmente derivativa da risultare grottesca. Creed II tuttavia è anche un film commovente e potente. Un film che si prende i suoi tempi con intelligenza, che sa creare una tensione narrativa accattivante ed empatica, e che riesce persino a commuovere in certi frangenti grazie ad una interpretazione più che discreta dei suoi attori. Micheal B. Jordan torna nei panni di Adonis sempre più in conflitto nel decidere quale strada percorrere, cercando di allontanarsi sempre di più dall'ombra e dal retaggio del padre da cui si sente inghiottito. Tessa Thompson interpreta nuovamente il personaggio di Bianca, che cerca di conciliare la sua vita da musicista emergente con quello che prova per Adonis tentando di dargli tutto il supporto possibile. Oltre a Sylvester Stallone che riprende il ruolo di Rocky Balboa e torna in veste di produttore, rivediamo anche Dolph Lundgren (c'è anche un piccolo cameo di Brigitte Nielsen) nel suo storico personaggio di Ivan Drago, rancoroso, segnato dagli anni e dalla vita dopo la ingloriosa sconfitta con Balboa. Interessante il personaggio di Viktor Drago interpretato dal pugile Florian Munteanu, cresciuto con l'odio del padre e con un grande desiderio di approvazione e di affetto. Se il (sorprendente) primo film di Ryan Coogler (qui solo produttore, nel frattempo ha firmato il deludente Black Panther) raccontava soprattutto l'inseguimento della figura paterna da parte dei figli, in questo secondo capitolo il tema diventa il superamento di questa eredità, anzi, l'assunzione stessa del ruolo paterno, dal momento che Adonis qui di fatto diventa padre. Così non deve sorprendere che il serrato match finale sembri quasi tingersi di contorni psicoanalitici, con la vittoria che diventa una questione privata anziché sportiva. Adonis e Viktor sono molto simili, entrambi chiamati di fatto non più a eguagliare i fantasmi paterni, ma a riscattarli.

venerdì 16 novembre 2018

Black Panther (2018)

Per la prima volta nella storia dei cinecomics, a dieci anni esatti dall'inaugurazione del Marvel Cinematic Universe (Iron Man ha compiuto dieci anni ad Aprile scorso), ecco arrivare il primo film (il diciottesimo del MCU) tratto da fumetti con protagonista un eroe di colore (il film è infatti basato sul personaggio di Pantera Nera della Marvel Comics), con un cast e una crew quasi completamente composta da talenti di settore di colore, un unicum persino a Hollywood che mai aveva visto un progetto di tale scala (e budget), realizzato da attori, registi, tecnici, sceneggiatori e produttori afroamericani. Questo aspetto produttivo e l'unicità del personaggio facevano di Black Panther, film del 2018 diretto e co-scritto da Ryan Coogler, un film storicamente importante (perché strutturalmente e concettualmente diverso), non solo nell'ambito del genere, ed era quindi normale che le aspettative fossero alte. Anche perché in tal senso tutti parlavano di un film diverso, ben lontano dai soliti Marvel che, ammettiamolo pure, belli e divertenti (altresì eccezionali), ma sono un po' tutti uguali. Ecco dopo aver visto quest'ultimo action fumettistico, non sono poi così convinto che qualcosa di diverso significhi "qualcosa di buono", a me è sembrata un'accozzaglia di roba abbastanza difficile da digerire per intero. Accozzaglia che la critica americana, anche questa volta, l'ha etichettata come l'ennesimo capolavoro Marvel, ma la verità (come sempre, quasi sempre, perché i due Guardiani della Galassia capolavori lo sono per davvero e tanti altri sono davvero eccezionali) sta nel mezzo. Giacché è abbastanza ovvio che questo cinecomic, in questo frangente, venga utilizzato come mezzo per parlare di rivalsa dei neri e porre dunque l'attenzione sulla questione delle minoranze etniche, afroamericane in particolare. Black Panther, quindi, sembra essere una "tacita" risposta alle manovre politiche (in quasi un anno poco è cambiato) di Donald Trump, dacché si riempie la bocca di tanti temi importanti, quali l'immigrazione, l'integrazione tra popoli diversi e la corsa agli armamenti, cercando una dimensione narrativa propria dove ambisce mettere in parallelo messaggi politici e intrattenimento, laddove quest'ultimo (ahimè) viene meno. Perché certo, ci sta ed è anche giusto che questi temi vengano alla luce, ma per colpa di ciò il film diviene presto statico, appesantito, debolissimo per la mancanza di ritmo e, paradossalmente, si rivela povero di combattimenti.

lunedì 30 luglio 2018

I peggiori film del mese (Luglio 2018)

In occasione del terzo anno di blog (esattamente una settimana fa, qui il post) il buon Moz mi augurava solo film belli, non che mi dispiacesse che si verificasse veramente dal quel giorno di vedere solo quei tipi di film, tutt'altro, ma purtroppo non solo "brutti" film avevo già visto, ma li ho anche visti dopo il mio bloggeranno. Dopotutto anche sforzandomi di vedere solo i migliori film in circolazione (e d'ora in poi dovrò forse sforzarmi anche di più) capiterà sempre di incappare in qualche film deludente, qualche prodotto mediocre o qualche pellicola al di sotto delle aspettative. Per cui ben vengano i film belli, tuttavia anche quelli brutti un motivo per esistere hanno altresì, quello di finire in questa abituale ormai rubrica. E quindi ecco i "prescelti" del mese.

Codice criminale (Dramma, Regno Unito 2016): Nonostante sia basato su un soggetto interessante, anche se non molto originale (uno spaccato di vita familiare, di una famiglia di criminali analfabeti e ignoranti, che pascola tra le campagne inglesi e si accampa in roulotte e il cui prepotente patriarca è convinto che il mondo sia piatto), il film di Adam Smith (Don't Think, Skins e Doctor Who) lascia un po' perplessi, forse anche più. Il film infatti, che si propone di descrivere l'impossibilità di sfuggire al proprio destino ma finisce soltanto per curarsi del folklore che gli sta intorno dimenticandosi delle motivazioni, che poggia sulle performance di Michael Fassbender e Brendan Gleeson, gira a vuoto, non diventa mai narrativamente accattivante. La vita senza regole della famiglia, gli scontri continui con la polizia, gli inseguimenti mozzafiato e il sistema che li rigetta sono alla fine difatti soverchiati da una sceneggiatura, seppur onesta, monotona e scontata. Se le psicologie dei personaggi sono discretamente descritte (anche se velleitario e privo di mordente è il rapporto padre-figlio), quello che tradisce sono le loro azioni: derubare auto per il gusto di guidarle e farsi beffe di una polizia impreparata, un padre-padrone che vuole mantenere il suo controllo sul clan (non senza qualche assurdità) e un finale che, invece di virare sul tragico, perde l'orientamento fino a sconfinare nel posticcio sono mosse che rendono evidenti i grossolani errori logici della pellicola. Una pellicola con un regia non certo efficace e ordinaria, una pellicola che non dice nulla e non va da nessuna parte, una pellicola in cui non si ha l'ardore e la voglia di immedesimarsi nel contesto e tantomeno in individui poco costruiti e isolati, una pellicola in cui le intenzioni (da cogliere qua e la) rimangono statuarie, crude e salomonicamente spente, una pellicola senza alcun motivo di interesse, nemmeno dal punto di vista socio-antropologico (superficiale e appena abbozzato qualsiasi tentativo di scandagliamento) ed emozionale. Si ha la sensazione infatti a fine visione di aver visto poco e raccontato non bene con incongruenze paesaggi-attori. Un vero peccato, perché il regista ha dalla sua le grandi interpretazioni di Fassbender e Gleeson (pur sprecando Sean Harris), dotate di quelle venature shakespeariane che avrebbero però richiesto uno script più attento e rigoroso. Così, Codice criminale (molto più efficace il titolo originale, Trespass Against Us) diventa un film onesto ma che sarà dimenticato in tutta fretta. Voto: 5+

mercoledì 30 novembre 2016

Creed: Nato per combattere (2015)

Inutile sottolineare che attendevo da tempo di vedere questo film, era da gennaio infatti, da quando ne parlai all'epoca della sua uscita, che aspettavo di ritrovare uno dei miti della mia infanzia, ovvero Rocky. Alcuni ricorderanno il post pubblicato a inizio gennaio, (che trovate qui), dove spiegavo i motivi e il perché la saga e il suo personaggio sono diventati simboli di forza e coraggio per me e per tutti. In ogni caso per rientrare in clima, ho aspettato un po', non perché non ho avuto tempo prima di vederlo (anche se avevo un calendario da seguire) ma perché prima ho visto grazie a Sky, che a proposito per l'occasione della sua mandata in onda ha predisposto un canale apposito per rivedere l'intera straordinaria saga, prima il bellissimo 'racconto di cinema' di Nino Castelnuovo, l'esperto di punta sul cinema della piattaforma satellitare, un racconto emozionante e incredibile, al pari del successivo documentario Da Creed a Rocky: la leggenda continua, con interviste agli attori del cast, i produttori e quant'altro. Insomma qualcosa di interessante e bello, che vi consiglio di vedere se già non l'avete fatto. Comunque ritornando a questo settimo capitolo della saga (anche se a dir la verità è uno spin-off che si svolge in ogni caso dopo Rocky Balboa, sesto film della serie), intitolato Creed: Nato per combattere (Creed - 2015) a primo impatto è un film bello ma non così eccezionale come mi aspettavo, perché nonostante ho ritrovato con piacere quel gusto vintage e demoralizzante (più emozionante) di un tempo non tutto è filato liscio, anzi, fila così velocemente (sbrigativo) che molte cose vengono accelerate senza mai fermarsi, troppi repentini cambi di direzione, fatto che aggiunto a molti punti oscuri o momenti, meglio situazioni, non spiegate abbastanza dettagliatamente, lasciano poco tempo di riflessione, praticamente non ci sono pause, non che sia un male però ci voleva qualche punto morto per riprendere meglio le emozioni, la storia lasciate a metà, anche se il sesto capitolo era il perfetto finale della straordinaria avventura vissuta dallo Stallone Italiano. Invece no, perché grazie ad un giovane regista, Ryan Coogler, al suo secondo lavoro importante (dopo Prossima fermata Fruitvale Station), il primo per me, quella storia ha potuto avere un seguito, un seguito che in certi momenti assomiglia ad un remake, dato che la storia, i temi e il finale sembra ricalcare il primo fantastico film. Certo, letti in chiave moderna per le nuove generazioni ma leggermente troppo simili, anche se proprio per questo il film mi è piaciuto di più, ma soprattutto perché torna il lato umano e non solo i muscoli e quelle atmosfere molto "cotonate" da anni '80. Insomma un film che efficacemente riporta in auge un mito, un mito che riesce a far risultare una pellicola non straordinaria ma tutto sommato credibile e anche e soprattutto riuscita.

sabato 20 agosto 2016

Fantastic 4: I Fantastici Quattro (2015)

Ultimamente a Hollywood è diventata consuetudine rifare o far ripartire un film e/o saga, cosa che a primo impatto può sembrare una cosa positiva ma ciò raramente succede perché purtroppo nonostante le buone intenzioni il risultato è sempre al di sotto delle più rosee (o almeno minime) aspettative. Come nel caso infatti del reboot (del 2015) della saga fumettistica dei Fantastici 4, perché il film non è brutto, anzi, per me che l'ho visto in Super Hd è stato visivamente spettacolare ma il problema principale è che prima di tutto non se ne sentiva il bisogno di ricominciare una saga che comunque non è una delle più amate della Marvel (e dei Marvel Comics) ma soprattutto nonostante il cambiamento di stile, di regia, di cast e sceneggiatura non riesce a centrare l'obiettivo prefissato, ovvero dare lustro (rilanciare la saga sperando di migliorare, almeno spero che sia stato così l'intento, quello che non è mal-funzionato nei primi due film del 2005 e del 2007) a un fumetto comunque famoso come lo sono i Fantastici 4, perché purtroppo sbaglia tanto, addirittura fa rimpiangere tutto quello che si è visto nei precedenti che per quanto brutti e stupidi nonostante qualche difetto, riuscivano comunque ad intrattenere il pubblico per via di buoni elementi (tra cui un grandissimo cast), e che dopo aver visto questo film sembrano di tutt'altro livello, sicuramente migliore. Fantastic 4: I Fantastici Quattro (Fantastic Four, reso graficamente FANT4STIC) infatti nonostante sia stato girato da un regista esperto di film di fantascienza (Josh Trank, Chronicle) e abbia un cast di attori giovani e apprezzati, fra cui Kate Mara di House of Cards e Miles Teller di Whiplash, è probabilmente a detta di molti (in parte anche da me), uno dei peggiori film sui supereroi mai girati (e più inutili, dannosi e inconcludenti) nella storia, trama poco consistente, i personaggi deboli e gli effetti speciali scarsi, praticamente quello che non si dovrebbe mai fare in un remake/reboot. Un altro problema è dato dai problemi che la produzione ha dovuto affrontare prima dell'uscita del film (anche se dopo è stato peggio, la critica l'ha massacrato, il pubblico ci è andato pesante, gli incassi sono stati un fiasco, un disastro su tutta la linea, insomma), liti tra regista e produttori, una barca di milioni buttati, la scelta di avere la Torcia Umana con un ragazzo nero, la storia che non è quella dei fumetti, e quindi già cominciando in malo modo un progetto così grande era piuttosto evidente che si sarebbe ripercorso negativamente sulla pellicola. Una pellicola che comunque come detto non è proprio brutta, ma senza un minimo di originalità e innovazione, rimane molto molto sbilanciata, troppe decisioni senza senso. E cercando di essere il più obiettivo possibile, non riesco a trovare nemmeno un qualcosa di buono o un'attenuante che possa salvare questo nuovo Fantastici 4. Certo il film si lascia vedere e questo non lo si può negare, ma proprio non convince, non coinvolge più di tanto ma soprattutto non da niente, lascia il tempo che trova. Comunque la storia (come se non la conosciamo già) racconta di quattro giovani outsider che si ritrovano teletrasportati in un universo alternativo e pericoloso, che ne altera la forma fisica in modo scioccante. Con le vite di ognuno irrimediabilmente rovesciate, la squadra deve imparare a sfruttare le nuove abilità acquisite e a lavorare insieme per salvare la Terra da un ex amico trasformatosi in acerrimo nemico.

lunedì 21 settembre 2015

Step Up All In, I Origins & Quel momento imbarazzante (2014)

Step Up All In, film del 2014 diretto da Trish Sie. è il quinto capitolo della serie Step Up, che vede la partecipazione di quasi tutti i protagonisti dei precedenti capitoli. Infatti questo quinto film della serie, si propone fin dal titolo di riunire i membri del cast di tutti i film precedenti (ce n'è almeno uno per ogni capitolo ma la maggior parte è lo zoccolo duro presente dal secondo) con stavolta l'imprevedibile aspirazione di trovare un lavoro. Per coerenza con l'universo Step up la suddetta opportunità lavorativa sarà il premio in palio della grandissima gara di ballo. Lo street dancer di Miami Sean Asa (Step Up Revolution) lasciatosi da poco con Emily, va con i MOB a Los Angeles, dove cercano lavoro con una serie di audizioni, ma questi falliscono e la crew lo lascia solo e torna a Miami. Dopo aver scoperto su Internet un talent show di ballo a Las Vegas, chiamato "The Vortex" si trasferisce a Hollywood chiedendo aiuto al suo amico "Muso" (Step Up 2, Step Up 3D e Step Up Revolution) che raggruppa la sua vecchia crew della MSA, tra cui anche Andie (Briana Evigan, Step Up 2) con cui Sean (Ryan Guzman) sviluppa subito un'affinità, e cominciano a provare per l'audizione per il programma. Riescono a superarla e vanno a Las Vegas, dove incontrano altre crew: i Green Nights, loro acerrimi nemici, e i MOB, che si sono iscritti alla gara. Scoppia così una lite tra questi e gli LMNTRIX (il nome della crew formata da Sean e i suoi nuovi amici).