lunedì 27 giugno 2016

Le collezioni con cui sono cresciuto

Giunge al termine dopo mesi e mesi il mio viaggio tra i ricordi, ultima fase di 'crescita' personale, e quindi dopo i telefilm, i programmi tv, i cartoni animati e i giochi/giocattoli con cui sono cresciuto ecco le collezioni, quelli che molti da piccoli facevamo anche se molte volte le cominciavamo ma non le finivamo, in qualche caso solo perché era quasi impossibile completare in altri semplicemente non gli davo anch'io molta importanza. Certamente però è stato un modo per crescere divertendosi, d'altronde negli anni '90 il collezionismo ha raggiunto grandi livelli, dato che molte ditte per incentivare le vendite mettevano dei piccoli gadget, pupazzetti o semplici oggetti, come tanti che sono diventati quasi dei cimeli da conservare gelosamente. Purtroppo erano così tanti che molti miei sono andati perduti, altri dimenticati e altri (pochi a dir la verità) conservati da qualche parte, anche se non ricordo dove. Cominciamo da probabilmente il tipo di collezionismo più famoso, almeno in Italia, quelle delle mitiche figurine Panini, quelle dei calciatori. Io infatti e sicuramente come quasi tutti gli amanti (e tifosi) del calcio (mitico sport) non potevo non collezionare quelle dei giocatori di calcio, all'epoca più famosi al mondo, di serie A, ma anche di B e anche a volte serie C, più le Nazionali. Comunque è stato per un breve periodo, perché non sempre le potevo comprare in edicola (ahimè si compravano..), ma soprattutto non riuscivo mai a completarlo, nonostante ci provassi sempre con più insistenza tutti gli anni (per 3 o 4 forse). Quando ho però finalmente realizzato che era praticamente impossibile riuscire a completare un album, perché c'erano sempre 2 o 3 figurine difficili da trovare (anche cercando di scambiarli con gli amici) ho deciso di lasciare perdere, tanto non ci sarei mai e poi mai riuscito. Anche se per una volta avrei voluto riuscirci, peccato.

sabato 25 giugno 2016

Lo straordinario viaggio di T.S. Spivet (2013)

Lo straordinario viaggio di T.S. Spivet (The Young and Prodigious T.S. Spivet) è un film d'avventura del 2013 scritto e diretto da Jean-Pierre Jeunet. La pellicola è la trasposizione cinematografica del romanzo Le mappe dei miei sogni (The Selected Works of T.S. Spivet) di Reif Larsen. Jeunet ritorna quindi sullo schermo con un'altra favola, già nei titoli infatti, il regista francese illustra la sua poetica. I riferimenti al "favoloso" e allo "straordinario" rimandano a favole moderne, raccontate con uno sguardo divertito che mescola un approccio creativo con soluzioni stilistiche brillanti e surreali. Come praticamente fece nel precedente "Il Favoloso Mondo di Amélie", ma ambientandola negli Stati Uniti e precisamente nello sconfinato, selvaggio ed affascinante territorio del Montana. Il suo virtuosistico stile che ha sempre contraddistinto come un marchio di fabbrica irrinunciabile l'abile regista francese, lo si apprezza difatti sin dai primi minuti, che ci catapultano tra le verdi praterie del Montana, in mezzo alle spighe di grano ancora verdi, tra una natura grandiosa e costruzioni isolate dipinte di colori brillanti, nella tenuta agricola della famiglia Spivet. La vicenda è tutta imperniata su di un ragazzino di dieci anni, appassionato di scienza e inventore in erba, estremamente dotato di intelligenza, che vive con la sua famiglia composta dal padre cowboy fuori tempo massimo (nato nel periodo storico sbagliato), dalla madre oftalmologa ossessionata dalla morfologia degli scarafaggi, comunque mammina dolce ma un po' bizzarra (d'altronde è impersonata dalla sempre eccentrica e adorabile Helena Bonham Carter, finalmente in panni, quasi, normali o comunque non coinvolta per una occasione in film in costume), dalla sorella quattordicenne che sogna di diventare Miss America e il suo gemello eterozigote Layton. Dopo la morte accidentale di uno dei due, il superstite, T.S., (un acronimo dove S sta ad indicare "sparrow", un piccolo passero che la leggenda vuole andò a sbattere sul vetro della finestra dell'ospedale in cui stava per nascere il piccolo, e morendo ebbe modo di cedere la sua anima al bel nascituro), manda quasi per caso una propria invenzione ad un istituto scientifico, senza farci nessun conto o nutrire particolari speranze.

venerdì 24 giugno 2016

The Walk (2015)

The Walk è uno spettacolare film che racconta di una straordinaria e ineguagliabile impresa, quella del noto e famoso funambolo francese Philippe Petit che il 6 agosto del 1974 realizzò il suo 'pazzo' sogno, quello di attraversare su un cavo d'acciaio e senza alcuna protezione le Torri Gemelle del World Trade Center. Il film è quindi una specie di cronostoria di questa incredibile impresa, da quando da piccolo vide il suo primo spettacolo circense, fino a quando da autodidatta a imparato a fare il funambolo, fino alla realizzazione di qualcosa di impossibile, qualcosa che nessuno farà mai più, attraversare appunto, le ahimè non più in piedi, Torri Gemelle di New York, a più di 400 metri d'altezza. The Walk è però anche un film biografico, la pellicola è infatti l'adattamento cinematografico del libro Toccare le nuvole fra le Twin Towers. I miei ricordi di funambolo (To Reach the Clouds), scritto dallo stesso Petit nel 2002 che in occasione e in contemporanea dell'uscita della pellicola, un anno fa circa, venne ripubblicato. Si tratta comunque della terza opera cinematografica basata sulla traversata di Philippe Petit, dopo il cortometraggio High Wire di Sandi Sissel del 1984 ed il documentario Man on Wire - Un uomo tra le Torri di James Marsh, che vinse il Premio Oscar per il Miglior documentario nel 2009. Questa ultima trasposizione invece (del 2015) è co-scritta e diretta da Robert Zemeckis, già regista di film come Ritorno al futuro, Chi ha incastrato Roger Rabbit e Forrest Gump, non proprio uno qualunque, insomma, mentre nei panni di Petit c'è Joseph Gordon-Levitt. Già nel 2008 quel meraviglioso documentario ricco di immagini inedite e interviste (che ho visto e apprezzato), aveva raccontato al mondo la surreale vicenda di Philippe Petit, che un giorno qualunque senza nessun preavviso riuscì a tendere clandestinamente un cavo d'acciaio tra le due torri gemelle e a esibirsi in quella che diventerà una delle espressioni più audaci della follia umana del diciannovesimo secolo. In questo lungometraggio di finzione però oltre alla storia, il film sviluppa il suo racconto allargando il campo ai sentimenti. Quindi si parla di amore ma anche di amicizia e di spirito d'avventura. In una vicenda che rimarrà impressa nella memoria di tanti, anche dopo aver visto questo film allegro, allegro come il suo protagonista che sbarca il lunario come artista di strada divertendo turisti e passanti in una Parigi un po' da cartolina, colorata e vivace.

giovedì 23 giugno 2016

Child 44: Il bambino n.44 (2015)

Child 44: Il bambino numero 44 (Child 44) è un drammatico e crudo thriller del 2015 diretto da Daniel Espinosa con protagonisti Tom Hardy, Noomi Rapace e Gary Oldman. La pellicola è l'adattamento cinematografico del romanzo Bambino 44 (Child 44) scritto nel 2008 da Tom Rob Smith. Il film girato in Repubblica Ceca (come il libro credo) però, è ispirato alle reali vicende del famoso Killer di Rostov Andrej Romanovič Čikatilo (detto anche Cittadino X o Lo squartatore rosso, vero serial killer che prima di essere preso massacrò 52 vittime a cavallo degli anni ottanta e novanta), anche se la storia della pellicola è ambientata, per esigenza di copione, in anni antecedenti ai fatti reali e si discosta quasi totalmente nella trama originale. Difatti il racconto per motivi funzionali della storia, viene anticipato di ben 20 anni, siamo perciò nel 1953 all'inizio della guerra fredda, e veniamo quindi catapultati nell'atmosfera opprimente e repressiva del regime staliniano che ne assume il filo conduttore la storia e la trasformazione di Leon Demidiov (Tom Hardy) che, da ragazzo in fuga da un triste orfanotrofio, diventa eroe del regime nella conquista di Berlino e fa carriera nel MGB, servizio di sicurezza nazionale dello Stato, diventando uno degli investigatori di punta delle attività dei dissidenti. Ma quando viene accusato di tradimento dal collega rivale Vasili (Joel Kinnaman) dopo aver rifiutato di denunciare la moglie Raisa (Noomi Rapace), vengono esiliati da Mosca e inviati in un gelido avamposto di provincia presso i monti Urali. Nel frattempo però Leo si imbatte in una serie di omicidi di bambini, e con il consenso del locale capo della Polizia, Generale Nesterov (Gary Oldman) ma senza quello del regime che non accetta la cruda verità, ossia che in giro c'è un folle psicopatico che tortura e massacra bambini, e grazie all'aiuto di sua moglie Raisa, inizia ad investigare scoprendo così l'indissolubile e scomoda verità, perché anche se per ciascuno degli omicidi è stato già trovato un colpevole, Leo è convinto dalle varie analogie tra i delitti che si sia di fronte ad un'unica mano. Ma in un sistema in cui il crimine non esiste ufficialmente, sostenere l'esistenza di un serial killer rende automaticamente Leo un nemico dello Stato, perciò correrà molti pericoli poiché questa sarà anche un'ottima occasione per Vasili di mettergli il bastone tra le ruote, non stava infatti aspettando altro che l'occasione giusta per potersi liberare definitivamente di lui.

mercoledì 22 giugno 2016

Gomorra (2a stagione)

Gomorra è considerato il prodotto televisivo italiano di maggior successo nella storia, essendo l'unico ad aver raggiunto successo negli Stati Uniti e in tutto il mondo. E' stata infatti venduta in oltre 170 paesi, raggiungendo un successo che è andato oltre le aspettative dei registi. Difatti la serie completamente italiana dalla testa ai piedi è un autentico gioiellino, ed è ovviamente ispirata dall'omonimo romanzo di Roberto Saviano e ideata dallo stesso Saviano insieme a Stefano Bises e tanti altri. Questa è comunque la terza volta trasposizione dell'opera dopo la pellicola cinematografica di Matteo Garrone e lo spettacolo teatrale di Mario Gelardi. Gomorra: la serie è invece firmata dal regista Stefano Sollima e prodotta da Sky insieme a Cattleya e Fandango. Dopo i trionfi dell'esordio con i 12 episodi del 2014, è arrivata quindi la seconda stagione (un momento che i fan aspettavano da tempo) che riprende la rivalità tra i due clan di camorra: da una parte la famiglia Savastano e dall'altra il clan che fa capo a Salvatore Conte. Perché per chi non lo sapesse (pochissimi a dir la verità) la serie thriller-noir si focalizza su due gruppi rivali della Camorra, il clan dei Savastano e quello degli Scissionisti, in lotta per il controllo della zona e dei vari traffici di stupefacenti e armi, in un continuo scontro fisico e psicologico senza tregua, senza fine. Diventa chiaro a questo punto che una trama definita non c'è, in quanto il comune denominatore è solo e solamente il potere e quello che ne deriva, tra chi c'è l'ha e chi lo vuole e non si ferma mai pur di averlo anche con tutti i mezzi possibili ed inimmaginabili, ma questo non è assolutamente un male. un difetto della serie, proprio per ciò invece la serie ha avuto questo incredibile successo, perché non sai mai cosa aspettarti, ed questo che fa della serie una delle più geniali degli ultimi tempi. La seconda, attesissima stagione, è andata in onda da maggio per sei settimane su Sky Atlantic e finalmente abbiamo scoperto che fine hanno fatto i protagonisti della serie al termine di una fantastica prima stagione e sorprendente ultimo episodio. Una seconda stagione che riprende esattamente dal finale della prima, con Donna Imma (Maria Pia Calzone) definitivamente fuori dai giochi (morta) e Don Pietro (Fortunato Cerlino) che dopo esser stato liberato dal furgone della polizia durante il trasferimento ora si nasconde come latitante. Ciro di Marzio (Marco D'Amore) invece dopo essersi messo al sicuro da una possibile vendetta si allea ufficialmente con Salvatore Conte (Marco Palvetti), che è tornato per restare. Genny (Salvatore Esposito) dal canto suo miracolosamente sopravvissuto, è in fase di guarigione.

martedì 21 giugno 2016

Canzoni di 'tendenza' (Maggio-Giugno 2016)

In questi due mesi per fortuna gli dei della musica sono stati clementi e quindi possiamo concentrarci e cominciare a pensare solo all'estate (almeno per il momento, facciamo gli scongiuri), che da oggi è ufficialmente arrivata. Come ogni anno e come ogni estate, cominciano a fioccare nuovi tormentoni estivi, anche se quest'anno con gli Europei, la Copa America e gli Olimpiadi vanno di moda le canzoni ufficiali di queste competizioni sportive (anche se per adesso solo quella dell'Europeo), ovviamente però non mancano altri stupendi motivetti e memorabili canzoni molto suggestive che sicuramente entreranno nella classifica delle canzoni più ascoltate di questa estate che tarda ad arrivare in ambito meteorologico. Ma entriamo nel merito di questo ormai bi-mensile post dove pubblico i video delle canzoni che più stanno avendo successo e che ascolto ultimamente.


Come già detto in precedenza, in primo piano la canzone ufficiale degli Europei che però per noi italiani è un'altra, ed è diventata quasi un mantra, indissolubilmente associata alla nazionale italiana, che da un carica pazzesca (che speriamo continui), ovvero l'ultima di Luca Carboni, perché anch'io sono Happy, comunque quella di David Guetta la trovate qui
Adesso è il turno di una canzone che sta spopolando anche e nonostante la canzone non ha praticamente un senso soprattutto nella parole, bisogna però mettere in conto che anche se televisivamente parlando è la canzone dell'estate non è molto nazional-popolare diciamo, in ogni caso sicuramente la sentiremo spesso quindi fatevi l'abitudine..

lunedì 20 giugno 2016

The Guest (2014)

The Guest è un sorprendente e fighissimo thriller action del 2014 diretto da Adam Wingard, lo stesso di You're next, altro eccezionale prodotto di questo 'pazzo' regista. Un regista che ha dimostrato ancora una volta di saperci fare, soprattutto di intrattenere alla grandissima. Perché anche se la trama è abbastanza facile, molto semplice, riesce con particolari mezzi a renderla entusiasmante, avvincente, incalzante ma soprattutto bella e interessante. The Guest infatti prende l’eterna storia dello straniero misterioso, lo sconosciuto accolto in casa i cui misteri lentamente si fanno sempre più inquietanti, il bel ragazzo (Dan Stevens), "l'amico di tutti" che piace ai genitori (era amico del figlio morto in guerra), conquista il secondogenito (menando i bulli che lo perseguitano e tirandolo fuori dai guai con la scuola) e seduce la primogenita. È però quest'ultima (Maika Monroe) la prima a farsi venire dei dubbi, perché negli script di Simon Barrett (lo sceneggiatore di fiducia con cui lavora sempre Wingard) sono le donne a combattere la minaccia, le più sveglie, attente, furbe e letali, le più determinate. Naturalmente ed ovviamente il nostro misterioso amico non è quello che sembra e non andrà tutto per il meglio, ma questo non è importante, che lo si intuisca già prima questo è ovvio e non lo nasconde nemmeno il regista grazie ad alcuni primi piani o espressioni del ragazzo. Il regista riesce perciò a farci entrare completamente dentro questa storia, ed è per questo che la tensione e l'interesse rimane alto sia nella prima fase che nella seconda anche più carica d'azione e di colpi di scena. E' una di quelle pellicole in cui ci muoviamo dentro il film insieme ai protagonisti, sapendo quello che sanno loro, con uno stile estremamente realistico e con personaggi credibili e caratterizzati benissimo. Ed è per questo che nonostante alcuni difetti (che adesso esporrò), alcune anche divertenti e iconiche scene, e per tanto altro che questo film è veramente figo.

sabato 18 giugno 2016

Amy (2015)

Amy è l'emozionante documentario sulla vita della cantante Amy Winehouse, vincitrice di sei Grammy Awards, morta per avvelenamento da alcol nel luglio 2011 a soli 27 anni. Il film del 2015 diretto da Asif Kapadia ha vinto l'Oscar 2016 come miglior documentario. Un documentario (molto osteggiato dalla famiglia e dai genitori) che mostra la vita della cantautrice britannica, comprendendo anche video ed interviste inedite insieme ad alcuni brani inascoltati. Il film è quindi un documentario musicale che narra la rapida ascesa e caduta di Amy Winehouse utilizzando immagini reali tratte da situazioni pubbliche e private. Il film è il risultato di questo montaggio, intercalato dai brani di maggiore successo della cantante. Dalla narrazione emergono potentemente il talento e la vitalità di Amy, ma anche le sue fragilità umane, le sue insicurezze che il "travolgente" successo metterà a nudo ed esacerberà. A dispetto della tematica non si tratta di un film triste. Le scene più toccanti sono senza dubbio quella del concerto a Belgrado, poco prima della fine, con Amy alterata saltellante per il palco e incapace di qualsiasi performance, e quella finale, col corpo di Amy portato fuori dalla sua casa londinese su una barella coperta da un drappo violaceo alla presenza dei fan increduli. Tutte scene reali, perché di fiction in questo film non c'è nulla. Amy Winehouse interpreta se stessa, ma non si tratta di un'interpretazione filmica: quelli che vediamo sono spezzoni autentici di vita che scorre, riorganizzati e montati a posteriori a costruire una vicenda. Una vicenda che ha scosso prepotentemente il mondo della musica, la tormentata esistenza di una ragazzina dal talento musicale eccezionale, una voce da jazz che Tony Bennet paragonò a quella di Ella Fitzgerald e di Billie Holliday, che già a 14 anni vocalizzava sull'Happy Birthday cantato per la festa di un'amica coetanea in una scena sorprendente con cui ha inizio il film, ma anche autrice delle parole e della musica delle sue canzoni: così ci viene presentata, nella prima parte appunto del documentario (dal titolo originale) Amy Winehouse: the girl behind the name. Dal titolo si capisce come il film, più che puntare sui misteri della sua morte infatti, punta essenzialmente a delineare il percorso di Amy dalle origini di una passione che progressivamente diventa la sua unica valvola di sfogo in una vita che pullula di dipendenze, disturbi e conflitti interiori. Puntando al cuore dello spettatore tanto che la musica viene lasciata parlare da sola senza che nessuno la dissezioni dal punto di vista tecnico. Lei che nata in un sobborgo londinese da una famiglia di origine ebrea, soffre moltissimo quando il padre abbandona la famiglia facendo sì che proprio da questo momento per lei iniziasse un'esistenza fortemente marcata e caratterizzata dalla mancanza di punti fermi dal punti di vista sentimentale e dalla continua ricerca di affetti stabili e sinceri.

venerdì 17 giugno 2016

Le regole del caos (2014)

Le regole del caos (A Little Chaos) è un posato, delicato, intenso ed anche romantico film (per le atmosfere e le ambientazioni non tanto per il flirt fra i due protagonisti principali) del 2014 diretto ed interpretato dal compianto Alan Rickman. La storia che viene raccontata è ambientata nel 1682 in Francia, durante il massimo splendore del regno di Luigi XIV. In questo periodo sono anche narrate le vicende della giovane e laboriosa donna, Sabine de Barra (Kate Winslet), paesaggista nelle campagne e nei giardini francesi. Nel cast della pellicola spiccano i nomi, oltre che (del già citato) Alan Rickman (l'amatissimo Severus Piton di Harry Potter, regista e interprete del Re Sole), della bravissima Kate Winslet appunto, volitiva e talentuosa donna nel film ma anche straordinaria attrice, e di Matthias Schoenaerts (già visto quest'anno in Chi è senza colpa e Suite Francese). Senza dimenticare la presenza anche di Stanley Tucci nel ruolo di Philippe, Duca d’Orleans, anche se, va detto: relegato ad una parte abbastanza marginale nell'economia del film. Al palazzo di Versailles fervono nuovi preparativi: il re Sole (che sta trasferirsi con la sua corte proprio a Versailles) vuole un nuovo giardino che celebri la bellezza ed il fascino della sua corte. Viene così indetto un bando per trovare l'architetto/paesaggista che affiancherà André Le Notre (Schoenaerts) il "giardiniere di corte". E' lo stesso André Le Notre a condurre la scelta ed inaspettatamente si vede presentare una persona che non si aspettava: un architetto e paesaggista donna. Madame Sabine De Barra è una donna forte, orgogliosa amante della natura, dei fiori e dei giardini poco amante invero delle regole e dei canoni. André Le Notre decide inizialmente di scartare il lavoro di Sabine, ma ne è rimasto talmente impressionato da rifletterci sopra e tornare sulla sua decisione. Perché anche se al primo incontro a corte Sabine viene guardata con notevole diffidenza e distacco (lei non è nobile e non può permettersi abiti fastosi) soprattutto da André (che sembra alquanto infastidito della sua presenza) e nonostante il disappunto e la diffidenza iniziale e forse conscio della sua bravura, sceglie proprio lei per realizzare uno dei giardini principali del nuovo palazzo, la sala da ballo all'aperto (La sala di Rockwork Grove). Il progetto di Sabine non è solo grandioso, oltre i canoni ma è anche innovativo. Tuttavia la realizzazione di questo progetto deve far fronte a numerosi ostacoli, prima di tutto il tempo, ma malgrado (e forse proprio grazie) al poco tempo a disposizione, il valore della ricerca artistica individuale di Sabine, del suo "little chaos" sarà presto riconosciuto anche da Le Notre, l'ambiente, le ritrosie verso il fatto che l'architetto sia una donna ed i sentimenti stessi che si frappongono fra Sabine ed André. Di questi sentimenti, sembra rendersi consapevole la moglie di André, che sebbene sia infedele, ambiziosa e miri soltanto al potere si dimostra gelosa nei confronti del marito tanto da metter in atto un piano di vendetta.

giovedì 16 giugno 2016

E' tempo di gelati!

Come ogni anno quando arriva l'estate comincia il tempo dei gelati, anche se è sempre ora e c'è sempre spazio per mangiarli in inverno, ma con l'arrivo della bella stagione oltre ad essere rinfrescante il gelato diventa gustoso e immancabile da mangiare, perché anche se fanno ingrassare e contengo molte calorie non se ne può farne a meno. Io per esempio, anche se non sono un grande consumatore di gelati, li mangio spesso e volentieri. Come alcuni ricordano in una domanda fatta da me per i blogger ai recentissimi Liebster Award ce n'era una proprio sul gelato "Il gusto di gelato o gelato stesso che più ti piace", ebbene dato che io non potevo, rispondo adesso alla domanda: prima di tutto il gusto che fa per me è il cioccolato, ma anche il caffè mi piace tanto, però il gelato che in assoluto è il mio preferito è il Cremino dell'Algida. Da qui nasce il post, perché in 30 anni di gelati che c'è ne sono stati e ne ho mangiato di tantissimi tipi, tantissimi gusti, tante marche. A questo punto però sporge spontanea una domanda, quali sono meglio, quelli artigianali o industriali? Stabilire se i gelati industriali siano più buoni di quelli artigianali, o viceversa, è impossibile: ogni consumatore, com'è noto, ha le sue preferenze. Una cosa però è certa: i gelati confezionati, avendo nomi, forme e gusti specifici, hanno la capacità di imprimersi nella memoria di chi li mangia e diventare in alcuni casi dei veri e propri prodotti di culto, al punto da generare nostalgia quando non ci sono più. Una marca di gelati industriali non più presente sul mercato ma ancora viva nei ricordi miei e di molti consumatori italiani è la Eldorado. Per molti anni, è stato il brand sotto il quale venivano commerciati prodotti molto popolari, soprattutto tra bambini e giovani, come il Cucciolone, il Calippo, il Piedone e il Camillino (questi ultimi due non più in produzione), solo per citarne alcuni. Poi, alla fine del secolo scorso, Eldorado è scomparsa ed è migrata definitivamente sotto Algida, il brand a cui si è accompagnata per più di 30 anni. Senza dimenticare tutte le altre (credo tutte ancora in commercio), dalla Motta a Sammontana fino alla Sanson.

mercoledì 15 giugno 2016

1981: Indagine a New York (2014)

1981: Indagine a New York (A Most Violent Year) è l'ultimo film di J.C. Chandor (in grande ascesa), regista di Margin call, pellicola sulla crisi finanziaria del 2008. Questo drammatico thriller del 2014 invece, racconta di un uomo di origine ispanica che cerca di espandere la propria attività, vendita e distribuzione di carburante per il riscaldamento, nel gelido inverno dell’anno più violento della storia di New York. Ma mentre i concorrenti usano metodi da malavita e la legge fatica a dare una risposta, Abel Morales (Oscar Isaac), un intraprendente proprietario di un'azienda a conduzione familiare che tratta in olio combustibile, e la moglie (Jessica Chastain), figlia di un uomo senza scrupoli, cercano di opporsi al crimine imperante e imporsi con le regole civili della concorrenza e del rispetto delle leggi. Da qualche tempo infatti alcune sue cisterne vengono prese d'assalto da malviventi che le fanno sparire nel nulla con il loro carico. Ciò accade proprio mentre Abel sta per portare a termine l'acquisto di un deposito più grande che gli permetterebbe di compiere il salto in avanti professionale da sempre sognato. Deve trovare il denaro necessario per completare l'acquisizione e contemporaneamente un'indagine da lungo tempo avviata sulla sua attività sta per giungere a compimento con gravi capi di imputazione: Abel sa di essersi sempre comportato in modo corretto ma ora il tempo stringe e potrebbe essere tentato di cercare altre strade. Albert Brooks è l'avvocato della famiglia, e David Oyelowo interpreta il procuratore distrettuale che indaga su Abel e la sua impresa. Partendo dal presupposto che il film non mi ha convinto per niente, non prende, non coinvolge ma soprattutto inesorabilmente lento, è comunque raffinato, di classe e da vedere, ma con molti difetti. Ciò che rende pregevole questa pellicola è senza alcun dubbio la rappresentazione che il regista fa della società di New York nei primi anni '80, i costumi, la fotografia e le ambientazioni innevati sono di livello, peccato però che il risultato in se per se è assai deludente di quanto si potesse immaginare. Difatti in "A Most Violent Year" (il titolo originale), la violenza che imperversava in quell'anno a New York, è solo un tema di fondo (molto a fondo, quasi impercettibile, praticamente inesistente) e questo fa sì che il ritmo lento aggiunto al poco movimento faccia risultare almeno personalmente, tutto abbastanza noioso e soporifero, senza niente di avvincente e interessante da scoprire e vedere nel corso di una pellicola che fa dell'onestà e della correttezza il tema principale, ma senza tutta questa coerenza, anzi, tutto abbastanza ipocrita.