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mercoledì 29 aprile 2026

Le serie tv del mese (Aprile 2026)

Ecco la lista delle serie tv e/o miniserie viste questo mese. Programmate o meno, opere visionate dalle piattaforme streaming a mia disposizione (a pagamento o meno), ovvero da Netflix, Sky e Prime Video, da Paramount Plus, Disney Plus e TimVision, sporadicamente anche da RaiPlay, Apple Tv Plus e siti vari (anche non legali).

Task (1a stagione) - Serie tra dramma e poliziesco di ottima fattura, coinvolgente fin dall'inizio, con personaggi solidi e un cast perfettamente in parte. Non mancano colpi di scena e momenti emotivi, e l'idea di una seconda stagione incuriosisce. È un thriller investigativo atipico, costruito su due piani: l'indagine su una serie di rapine alle Trap House e, soprattutto, le vite dei protagonisti, un ex parroco in cerca di riscatto, un netturbino segnato dal passato e una violenta gang di motociclisti che domina lo spaccio fuori Philadelphia. Brad Ingelsby conosce bene questi luoghi e, come in Omicidio a Easttown, costruisce una storia intensa, lontana dagli stereotipi. Mark Ruffalo offre un'altra interpretazione profondamente umana, affiancato da un ottimo Tom Pelphrey. La serie è cupa, tesa, spesso violenta, ma sempre emotivamente centrata. La trama si allenta un po' a metà, ma il finale ricompone tutto. Un'opera notevole, più interessata alle persone che ai procedimenti investigativi. Voto: 7+

Wonder Man (1a stagione) - La serie Marvel su Wonder Man alterna commedia sul mondo dei provini e thriller cospirazionista, seguendo Simon e Trevor, due attori (uno con poteri nascosti) in cerca di un ruolo. Funziona grazie a personaggi ben delineati, un cast azzeccato e un irresistibile Ben Kingsley, vero cuore dello show. Interessante lo sguardo sul cinema "dietro le quinte" e l'idea dei "supereroi con superproblemi", anche se qui i superpoteri restano quasi del tutto fuori scena. Pur originale e godibile, rinuncia troppo all'azione supereroistica: alla fine, una sufficienza piena ma non di più. Ci sarà una seconda stagione, si spera migliore. Voto: 6

Big Sky (1a stagione) - Una serie che parte da una trama semplice e già vista, ma riesce comunque a tenere alta la tensione grazie ai continui cliffhanger. Richiama la serialità americana dei primi Duemila: personaggi essenziali, situazioni improbabili, storie lineari ma sorprendentemente coinvolgenti. Pur affrontando temi noti, mantiene un buon ritmo grazie a scelte tecniche efficaci. Le interpretazioni non spiccano, ma il cast funziona e i paesaggi aggiungono atmosfera. Forte la componente "girl power", con protagoniste e vittime determinate che trainano la storia. La trama cambia spesso direzione, talvolta in modo confuso, ma riesce sempre a rilanciarsi con nuovi colpi di scena. Non è una serie imperdibile, però intrattiene con costanza: semplice, discontinua, ma capace di catturare. Voto: 6,5

venerdì 30 gennaio 2026

I film del mese (Gennaio 2026) - Seconda Parte

Ecco la seconda parte della lista dei film visti questo mese. Scelte o meno, pellicole visionate dalle piattaforme streaming a mia disposizione (a pagamento o meno), ovvero da Netflix, Sky e Prime Video, da Mediaset Infinity (compreso Plus), Paramount Plus e RaiPlay, a infine Disney Plus, TimVision e occasionalmente YouTube. Sporadicamente anche da Apple Tv Plus, Pluto TV e siti vari (anche non legali). Il secondo speciale cinematografico del mese è incentrato sulla Giornata della Memoria, con la classica pellicola che la ricorda.

Scomode verità (Dramma 2024) - Patsy è un personaggio dominato da rabbia e aggressività, che sfoga su famiglia e conoscenti senza che il film offra reali motivazioni oltre a pochi cenni su traumi passati. Ne risulta una figura spesso caricaturale, nonostante l'intensa interpretazione della Jean-Baptiste. Il racconto, tipicamente Leightiano (come Peterloo ed altri), procede in modo lineare e si concentra quasi esclusivamente su di lei, ma la mancanza di un adeguato approfondimento psicologico genera freddezza e sbilanciamento. Restano memorabili alcuni scontri quotidiani (nel negozio di mobili, al parcheggio, al supermercato) e un cast complessivamente solido. Voto: 5,5

Blink Twice (Thriller 2024) - Un thriller derivativo ma efficace, che richiama Get Out e The Menu pur trovando una sua identità nel tema della violenza di genere e in un finale più beffardo e femminista del previsto. La regia di Zoe Kravitz (talentuosa attrice qui al suo debutto da regista) costruisce con lentezza un clima di inquietudine crescente, tra ironia, surreale e lampi di horror, sostenuta da una fotografia satura e da un cast solido in cui spicca l'ambiguità di Channing Tatum. La trama non brilla per originalità e qualche ingenuità affiora, ma l'intrattenimento funziona e il twist conclusivo dà la giusta scossa. Un esordio imperfetto ma godibile. Voto: 6,5

Una figlia (Dramma 2025) - Dopo Mia, Ivano Di Matteo torna a raccontare adolescenti fragili e contesti familiari tesi, ma questa volta il risultato è meno incisivo. L'omicidio che apre la storia genera spunti forti (soprattutto nelle sequenze del carcere minorile) senza però trovare un vero approfondimento emotivo o sociale. La regia punta su un realismo anni '80-'90, ma spesso scivola in una drammaticità facile. Ginevra Francesconi è la più convincente, mentre Stefano Accorsi resta sacrificato da una scrittura debole. Buone alcune figure di contorno, meno riuscita la rappresentazione della Polizia. Un film che si segue, ma che rimane sospeso e poco coraggioso. Voto: 5,5

The Alto Knights - I due volti del crimine (Dramma/Gangster 2025) - Un omaggio al gangster movie classico, con Barry Levinson (alla regia 10 anni dopo il modesto Rock the Kasbah) che rilegge Martin Scorsese senza però raggiungerne l'energia. L'idea del doppio ruolo funziona: Robert De Niro regge il film con carisma, incarnando due volti opposti del crimine organizzato, anche se trucco e gestualità tradiscono l'età. La ricostruzione d'epoca è curata e la fotografia dà solidità, ma il racconto resta statico, verboso e poco incisivo, privo di veri guizzi. Un'opera professionale, dignitosa, che aggiunge poco al genere ma si lascia vedere grazie al mestiere dei suoi autori. Voto: 6

Eden (Thriller 2024) - Ron Howard parte da una storia affascinante ma realizza un film corretto più che memorabile. L'ambientazione selvaggia di Floreana diventa teatro di un'umanità corrosa da invidia, paranoia e istinti primordiali, in un racconto più cupo del solito per il regista (che con Tredici vite aveva realizzato il classico compitino). La confezione è solida e il cast notevole (con un trio di donne pazzesche), anche se alcune prove risultano sopra le righe e la durata pesa. L'idea dell'Eden che si trasforma in inferno è interessante, ma il film resta statico e poco incisivo (come fu Elegia americana), lasciando la sensazione di un'occasione solo in parte sfruttata. Voto: 5,5

L'amore che non muore (Romantico 2024) - Un film che mescola commedia, dramma, noir e persino musical con energia disordinata ma contagiosa. Gilles Lellouche (bravo attore e regista interessante, vedasi 7 uomini a mollo) firma un racconto imperfetto e disomogeneo, sostenuto però da un ritmo alto, una colonna sonora trascinante e personaggi vivi nelle loro fragilità. La storia d'amore tra una ragazza "perbene" e un giovane già segnato dal crimine funziona, nonostante qualche prevedibilità e la lunga durata. Cast solido, con François Civil più incisivo della pur intensa Adele Exarchopoulos. Un'opera passionale, non impeccabile ma coinvolgente. Voto: 7

lunedì 2 dicembre 2019

Recuperi on demand (2017-2019)

L'avevo detto, e promesso, che seguendo le vostre indicazioni, i vostri commenti ad i post dei peggiori film del mese, in cui a fine post elencavo la lista dei film da me scartati ed evitati, avrei provato a recuperarne alcuni. In tal senso ringrazio non solo chi mi ha lasciato un commento per esprimere il suo parere in merito, per consigliarmi appunto di recuperare alcuni film, ma anche chi ha confermato (avendolo visto) i miei dubbi, ed ovviamente tutti gli altri. E così eccomi oggi a farvi vedere quali ho scelto di recuperare e recensire. A tal proposito è utile fare una premessa, la mia rivalutazione è partita dall'inizio, sin dai post dei peggiori del mese del lontano 2017, e che come metro di valutazione ho scelto la soggettività, ovvero ho scelto in base alle mie preferenze in fatto di genere cinematografico, infatti ho nuovamente scartato certi film perché non rientravano nei miei gusti e ho inoltre ri-scartato alcuni perché avevano all'interno elementi ed attori da me (ora) poco sopportabili o non più nelle mie grazie (tra questi Nemiche per la pelle, Duri si diventa, La grande Gilly Hopkins, Difret, Unless, Cobain, Patty Cake$, Final Portrait, Don't kill it, Appuntamento al parco, Tammy, The Last Days on Mars, Brutti e cattivi, 120 battiti al minuto, The Congress e Le Weekend). Ed ho scelto invece (grazie a voi amici blogger) di recuperare (come avrete intuito dal banner) questi sei film, This Is Where I Leave You, Stonehearst Asylum, Ogni giorno, The Monster, Mio figlio e The Domestics. Ecco quindi cosa ne penso.

martedì 9 ottobre 2018

Boxtrolls: Le scatole magiche (2014)

Dopo la felicissima esperienza fatta con il bellissimo Kubo e la spada magica non vedevo l'ora di recuperare (oltretutto era già in lista) il precedente film della Laika, quel Boxtrolls: Le scatole magiche (The Boxtrolls), film d'animazione del 2014 realizzato in stop-motion, diretto da Graham Annable e Anthony Stacchi, che si basa sul romanzo illustrato Arrivano i mostri! (Here Be Monsters!) di Alan Snow, che fu candidato agli Oscar 2015 come miglior film d'animazione, premio che però poi vinse l'altrettanto bellissimo Big Hero 6, cosa che purtroppo non è questo film. Perché se anche il film allo stesso tempo riesce ad essere perspicace nella prospettiva dei personaggi, non solo caratterialmente parlando, ma specie nel menefreghismo di alcuni di essi, il film non a caso è ambientato in epoca vittoriana, considerata tra una delle più buie e nitide di sempre (guarda caso film in stop motion in epoca vittoriana è La Sposa Cadavere, che testimonia l'intolleranza di certa gente, specie degli aristocratici, dopotutto in questo film, il sindaco della cittadina in questione è la rappresentazione del menefreghismo generale, specie nella figlia che, nonostante tende ad avere un rapporto col padre, non ci riesce), perché se anche il film non delude e risulta comunque riuscito (perché visivamente affascinante), esso è certamente un film lievemente inferiore ai due precedenti a questo, ovvero Coraline e La Porta Magica e Paranorman, ed ovviamente a quel piccolo gioiello di Kubo (seppur è venuto dopo), poiché il film è poco poco più lento rispetto ai primi due (e al successivo) della Laika, che avevano un ritmo più fluido, ed è inoltre molto prevedibile. E tuttavia, nonostante ciò, ho apprezzato lo stesso ciò che è scaturito. Giacché Boxtrolls: Le scatole magiche, conferma la straordinaria firma autoriale che la Laika (che si propone da sempre di unire sperimentazione e tradizione) riesce a imprimere sui suoi lavori. Infatti, sia Coraline che ParaNorman avevano una cifra stilistica comune che oggi si ripete pienamente anche in Boxtrolls. Innanzitutto, caratteristica comune dei prodotti Laika è l'essere realizzati in stop-motion 3D, poi deve esserci essenzialmente un gusto per il macabro e il goticheggiante, ed è quello che accade, qui difatti, ancora una volta, è il sottofondo inquietante a farla da padrone, complice la grafica in stile grottesco sul modello Tim Burton e le sceneggiature scure ed inquietanti (anche se pur ricordando quello stile ne da però una versione più comica, soft e meno noir).

martedì 31 luglio 2018

Gli altri film del mese (Luglio 2018)

In un mese in cui di significativo o importante (similmente di bello) non c'è stato niente di particolarmente interessante, infatti tutto nella norma nonostante l'arrivo del picco dell'estate, nonostante la visione di alcuni discreti film (alcuni di essi sono proprio qui in questo post) e nonostante i numeri (ed anni) raggiunti dal blog, finalmente una notizia formalmente definitiva che mi fa tirare un sospiro di sollievo dopo alcuni tira e molla con l'istituto di previdenza sociale, mio padre è ufficialmente in pensione. In pensione dopo 43 anni di lavoro, di cui 3 da giovanissimo in Lussemburgo, e 40 in Italia, un terzo da operaio/meccanico tra diverse ditte (anche famigliari come anche all'estero) e i rimanenti da dipendente di Poste Italiane (prima come operaio e poi come portalettere). E tuttavia per questo non ci saranno né feste né tante cerimonie (c'erano già state comunque quasi due anni fa), ma solo la soddisfazione di aver raggiunto l'agognata meta di un lavoratore che da quando aveva 16 anni non ha mai smesso di portare a casa la pagnotta. Perciò mese decisamente positivo si prospetta Agosto, mese in cui, nonostante una pausa che coinciderà con la settimana di Ferragosto (in cui tuttavia metterò fieno in cascina), continuerò imperterrito a vedere film, sperando siano come quelli di oggi che non quelli di ieri.

giovedì 22 marzo 2018

Autobahn: Fuori controllo (2016)

Partendo dalle cose essenziali, bisogna ammettere che Collide (come da titolo originale) non vuole essere un prodotto originale o innovativo, non cerca di essere un prodotto destinato ai cinefili di nicchia e nemmeno una pellicola per cui stracciarsi le vesti. Anche perché Autobahn: Fuori controllo (2016), prodotto da Joel Silver (e da quelli di Matrix e Sherlock Holmes) e diretto dal regista di Welcome to the Punch Ervan Creevy, è un'opera che sembra cercare costantemente il basso profilo, un action-romantico che vorrebbe essere un qualche cosa di diverso dalla massa ma finisce per somigliare a troppi altri film. Eppure questo film d'azione onesto che fa il suo dovere, senza annoiare, e che annovera tra i suoi punti di forza una regia vertiginosamente veloce e un ritmo serrato che cattura lo spettatore e lo catapulta al centro dello spettacolo, è un buon prodotto di puro intrattenimento abbastanza divertente da vedere nonostante alcuni evidenti difetti. Dopotutto gli ingredienti che costituiscono lo script sono quanto di più classici e prevedibili, droga, auto da corsa, soldi e due boss mafiosi pericolosi che si odiano a vicenda e tra i quali scoppia una faida. In mezzo aggiungete una love story che tenga incollato tutto insieme e che funga da motore per il protagonista, Nicholas Hoult, e se poi i boss mafiosi prendono rispettivamente i volti di Ben Kingsley e Anthony Hopkins il gioco è fatto. Ma poiché il film, basato su una buona sceneggiatura composta da pochi dialoghi alquanto diretti e inequivocabili, si erge sulla rapidità con cui le scene si susseguono, di tutti quei problemi non ci si fa caso, d'altronde Autobahn sembra solo voler rispondere alla banale domanda "cosa si è disposti a fare per la persona che si ama?".

martedì 24 gennaio 2017

Il libro della giungla (2016)

Davvero bello ed emozionante, soprattutto per chi riesce ancora a trovare il bambino dentro di sé, è il remake in live action de Il libro della giungla (The Jungle Book), famosissimo romanzo per ragazzi partorito dalla mente dell'autore britannico Rudyard Kipling. Romanzo di formazione materiale e spirituale, che affiancandosi al film d'animazione originale del 1967 (ultimo successo prodotto da Walt Disney, morto durante la sua produzione), un cult del genere, che ha regalato per decenni sia a grandi sia a piccini la possibilità di entrare nel mondo animale e naturale, cerca di aggiungere del nuovo restituendo al cucciolo d'uomo il giusto spazio nella contemporaneità. La storia di Mowgli infatti è da anni una leggenda universale e il film (del 2016) non tenta di stravolgere il mito degli anni '60, anche se questo film pur ispirandosi al romanzo, si discosta molto nella trama, ma non tanto nel risultato, eccellente, soprattutto per il fatto che entrambe le versioni (quella cartoon e questa in live action) rimangono tutto sommato fedeli al libro, che avrebbe incontrato una grossa fortuna negli anni a venire, per la messa in risalto dell'ancestrale rapporto uomo-animale in chiave fantastica, è da qui che deriva lo spirito di intrattenimento che connota romanzo e film, i quali, rivolgendosi ad una platea indistinta, comunicano ancora adesso diversi livelli di lettura, sia di carattere morale che sociologico. Trama che sembra non aver subito grossi contraccolpi, dato che dal film d'animazione a questo remake non cambia granché, anche se questa storia senza tempo viene magistralmente riscritta da Justin Mark, co-prodotta insieme alla Walt Disney Pictures e diretta da Jon Favreau, regista fattosi conoscere per la sua spiccata versatilità. Regista che, ancora una volta, sorprende in positivo dato che da attore non sembrava avere le qualità giuste per intraprendere questa carriera e invece poco dopo aver recitato nel film Le riserve (2000), in un ruolo in cui interpretava un pazzo (ma spassoso e fantastico) giocatore di football 'bipolare', si è rilanciato come attore, regista, sceneggiatore e produttore cinematografico statunitense, riscuotendo parecchi consensi.

giovedì 10 novembre 2016

Self/Less & Extraction (2015)

Durante i primi giorni di novembre, ho visto due thriller, sorprendente e avvincente il primo, davvero deludente il secondo. Due film però con una cosa in comune, una certa vena di fantascienza al loro interno, molto più evidenti nel primo, che parla di immortalità e di qualcosa di umanamente impossibile, che nel secondo, l'ennesimo film action spionistico atto a impedire che il caos più totale avvenga sul suolo americano e mondiale. Ovvero la CIA contro un gruppo di terroristi che ha 'rapito' un suo agente. A questo punto vi starete chiedendo perché quindi è un film di fantascienza? Perché ancora una volta la sceneggiatura sembra ricalcare un videogioco, tutto sembra finto, forzato, già visto ma soprattutto esagerato. Poiché, e questa è una piccola tirata d'orecchie al genere action, non è coerente ma soprattutto non veritiero con la trama. Ma vedremo dopo, intanto partiamo da Self/less, thriller del 2015 diretto da Tarsem Singh, che ci mostra, ancora una volta, come il cinema nel corso degli anni ha fatto, con vari metodi sul come diventare immortali e ha seguito a sua volta il progresso scientifico, dal patto con il diavolo ed elisir di lunga vita siamo arrivati alla clonazione e, ultima novità, al trasformare la nostra mente in dati digitali da trasmettere in un involucro vivente all'altro come oggi si fa con i computer e relativi hard-disk. Tutto ciò ovviamente apre a meditazioni filosofiche su cosa sia la vita, su come la mente possa sopravvivere anche in altre situazioni, e, come accennato nel film, il cervello siano l'unico organo importante da preservare o se anche le nostre memorie e esperienze vivano in altre parti di noi. Il concetto base della vicenda infatti, è che esiste un sistema ultra avanzato che permette ad una persona defunta di rivivere una seconda vita dentro l'involucro corporeo di un'altra persona anch'essa ovviamente morta. Ed è quello che accade ad un ricco uomo d'affari condannato da un tumore irreversibile, che (sottoposto ad una sperimentale ed innovativa procedura medica) rinasce nel corpo di un ragazzo sano ed aitante ma tormentatissimo perché inseguito dai fantasmi di quello che fu il passato (soprattutto famigliare) di un'altra persona a cui (a sua volta) fu rubato il corpo dopo la sua morte. Non tutto però fila così liscio come dovrebbe e l'uomo inizia a svelare il mistero legato all'origine del suo corpo e all'organizzazione segreta pronta ad uccidere per proteggere i propri intenti. Una storia insomma complessa (mi rendo conto che a raccontare una storia del genere si rischia di creare solo confusione, ma vederne l'evolversi sullo schermo è molto più agevole) ma appassionante, una sceneggiatura intelligente che mescola tante chiavi narrative, ponendosi tanto come intrattenimento pop quanto come amara riflessione sul delicato rapporto tra etica, scienza, affari e aspirazione dell'uomo all'immortalità. Una sceneggiatura che nonostante le 'complicazioni' e grazie alla buona recitazione dei protagonisti rendono credibile un copione che di per se sarebbe assolutamente inverosimile. Dato che è fantascienza, nel senso che si parla di progressi scientifici avanzatissimi ma chiaramente non verosimili, ma lo si fa con una grande attenzione ai sentimenti e tutto il film è dominato da un umanesimo che non ti aspetteresti in una pellicola che ci viene presentata con tutti i crismi dell'action-thriller.

venerdì 24 giugno 2016

The Walk (2015)

The Walk è uno spettacolare film che racconta di una straordinaria e ineguagliabile impresa, quella del noto e famoso funambolo francese Philippe Petit che il 6 agosto del 1974 realizzò il suo 'pazzo' sogno, quello di attraversare su un cavo d'acciaio e senza alcuna protezione le Torri Gemelle del World Trade Center. Il film è quindi una specie di cronostoria di questa incredibile impresa, da quando da piccolo vide il suo primo spettacolo circense, fino a quando da autodidatta a imparato a fare il funambolo, fino alla realizzazione di qualcosa di impossibile, qualcosa che nessuno farà mai più, attraversare appunto, le ahimè non più in piedi, Torri Gemelle di New York, a più di 400 metri d'altezza. The Walk è però anche un film biografico, la pellicola è infatti l'adattamento cinematografico del libro Toccare le nuvole fra le Twin Towers. I miei ricordi di funambolo (To Reach the Clouds), scritto dallo stesso Petit nel 2002 che in occasione e in contemporanea dell'uscita della pellicola, un anno fa circa, venne ripubblicato. Si tratta comunque della terza opera cinematografica basata sulla traversata di Philippe Petit, dopo il cortometraggio High Wire di Sandi Sissel del 1984 ed il documentario Man on Wire - Un uomo tra le Torri di James Marsh, che vinse il Premio Oscar per il Miglior documentario nel 2009. Questa ultima trasposizione invece (del 2015) è co-scritta e diretta da Robert Zemeckis, già regista di film come Ritorno al futuro, Chi ha incastrato Roger Rabbit e Forrest Gump, non proprio uno qualunque, insomma, mentre nei panni di Petit c'è Joseph Gordon-Levitt. Già nel 2008 quel meraviglioso documentario ricco di immagini inedite e interviste (che ho visto e apprezzato), aveva raccontato al mondo la surreale vicenda di Philippe Petit, che un giorno qualunque senza nessun preavviso riuscì a tendere clandestinamente un cavo d'acciaio tra le due torri gemelle e a esibirsi in quella che diventerà una delle espressioni più audaci della follia umana del diciannovesimo secolo. In questo lungometraggio di finzione però oltre alla storia, il film sviluppa il suo racconto allargando il campo ai sentimenti. Quindi si parla di amore ma anche di amicizia e di spirito d'avventura. In una vicenda che rimarrà impressa nella memoria di tanti, anche dopo aver visto questo film allegro, allegro come il suo protagonista che sbarca il lunario come artista di strada divertendo turisti e passanti in una Parigi un po' da cartolina, colorata e vivace.

giovedì 3 marzo 2016

Exodus: Dei e Re (2014)

Exodus: Dei e re (Exodus: Gods and Kings) è un film del 2014 diretto da Ridley Scott, e dedicato al fratello Tony Scott (anch'esso famoso regista), morto tragicamente nel 2012. Il film è un adattamento dell'evento biblico dell'Esodo del popolo ebraico guidato da Mosè (interpretato da Christian Bale) e riportato nel libro dell'Esodo della Bibbia. A dover parlare di questo film però non si sa bene da dove incominciare. Intanto si dovrebbe raccontare la storia, perché quella raccontata nel film ha davvero poco a che vedere con quella biblica. Viste tutte le aggiunte, le omissioni, gli stravolgimenti, le interpretazioni, si può dire che il regista dal racconto originale ha preso giusto lo spunto per poi proporne uno di sua invenzione. Grande successo al botteghino, è stato però oggetto di numerose critiche per diversi motivi. Perché praticamente stravolge, il mito, la vera o presunta Storia di Mosè, qui addirittura generale, un abilissimo guerriero che addestra le sue truppe. Il film proprio per questo, ma non solo, quando uscì fu bloccato in diversi paesi come l'Egitto, ufficialmente perché conteneva molte inesattezze storiche. Il ministro della cultura egiziano definì il film "sionista", negando che le piramidi d'Egitto furono state costruite dagli ebrei. In definitiva quindi Exodus: Dei e Re è un Fantasy. Perché in altro frangente o racconto come ne Il Gladiatore, si poteva tranquillamente mettere da parte la Storia per dare manforte all'aspetto fantasy, riguardo ad Exodus le aspettative erano piuttosto semplici, riprodurre il secondo libro della Bibbia, cosa che di certo non avrebbe potuto nuocere alla sensibilità di qualsivoglia spettatore. Non si discute la libertà cinematografica necessaria anche per il botteghino, ma il semplice fatto che proprio perché rappresenti qualcosa di conosciuto, avrei voluto che venisse riportato sullo schermo, ossia attraverso le immagini, quello che ho letto, quello che so (o visto ne I dieci comandamenti), almeno per le parti chiave, completamente stravolti dal regista. Non si fa una questione da puristi ma non si può stravolgere così tutto, è come se ad Homer Simpson gli faccio bere la coca-cola anziché la birra, non è la stessa cosa, perché bene o male a priori so cosa aspettarmi. Se le parti salienti dell'Esodo della Bibbia fossero state rispettate, a mio avviso, il film ne avrebbe guadagnato, senza perdere nulla, bastava un semplice copia e incolla.