sabato 15 ottobre 2016

Il ponte delle spie (2015)

Il ponte delle spie (Bridge of Spies) è un bellissimo, potente e drammatico film del 2015, diretto da Steven Spielberg con protagonista Tom Hanks, che a mio parere meritava maggiore considerazione agli ultimi Premi Oscar, non solo lui ma soprattutto il film, che candidato a sei premi, ne ha vinto uno solamente per il miglior attore non protagonista, assegnata a Mark Rylance. Secondo me infatti questo è probabilmente il miglior film visto quest'anno, almeno personalmente. Perché il regista (che torna alla regia dopo le sue produzioni come produttore esecutivo, in The Whispers e Jurassic World) conferma ancora una volta le sue indiscusse qualità, d'altronde è uno dei miei registi preferiti, nel proporre una storia semplice in modo davvero accattivante, la classica storia dell'uomo comune che si trova a fronteggiare situazioni straordinarie, la solita ma eccezionale linea narrativa principale della filmografia di questo grande regista, poiché anche questa sua ultima pellicola ci resta fedele. L'uomo comune è qui l'avvocato James Donovan (interpretato da un magistrale Tom Hanks), alla loro quarta collaborazione cinematografica (di due mostri sacri della Hollywood degli ultimi trent'anni che ogni volta sembrano capirsi al volo), chiamato in piena Guerra Fredda, prima a difendere in tribunale la spia russa Rudolf Abel (interpretato da un altrettanto superlativo Mark Rylance), e dopo a negoziare in suolo russo per il suo scambio e il rilascio di due giovani americani fatti prigionieri. Come molti sapranno la trama è conosciuta, ma il modo di raccontarla di Spielberg la rende sempre interessante. La vicenda descritta infatti è veramente accaduta ed è per il regista un'altra rigorosa pagina di Storia da raccontare, quella Storia che ha sempre prediletto inserire nel suo percorso artistico e che ha utilizzato per ribadire l'importanza dei buoni sentimenti, degli ideali più nobili e dei sani valori e principi, siano essi esistenziali e umanisti, oppure etici e morali. E Il ponte delle spie fa di questi ultimi concetti la sua ragion d'essere. Nella figura solida di un uomo integro moralmente, si riescono a conciliare i diritti del singolo con quelli dei governi. Ma si espongono anche gli amari rovesci della medaglia. E da questo punto di vista il film appare essere un'altra versione della sua precedente opera, Lincoln, nella quale si ragionava sulla politica come dura, incessante trattativa e compromesso soprattutto quando si piega all'affermazione di ideali giusti. La pellicola, scritta in ultima revisione anche dai fratelli Coen, è una delle migliori e delle più controllate del regista. Parla di spie e Guerra Fredda, ma non ha i meccanismi intricati di altri film di spionaggio (anzi tutto è messo in scena con coinvolgente semplicità e chiarezza, ma anche con tratti lirici e con tocchi di humor e sarcasmo cari ai Coen), parla di retorica ma sa evitare la stucchevolezza eccessiva del patriottismo, dell'enfasi e della propaganda filo-americana, descrive un periodo storico complesso ma è diretto ed efficace, dura 130 minuti ma appassiona e non annoia mai.
Ogni aspetto dell'opera affascina. L'epoca e l'ambiente, tra cui i drammatici giorni della ricostruzione del muro di Berlino, è ben ricostruita, il rapporto tra Donovan e Abel è esposto con equilibrio e credibilità, lo script è interessante e solido, il ritmo fluido, le atmosfere plumbee e opache rispecchiano il clima di tensione (merito della fredda, satura fotografia), e la musica alterna toni più classici ad altri meno. Dal punto di vista narrativo non mancano emozioni e spunti di riflessione, e, purtroppo, neanche eccessi di didascalismo serviti a più riprese, o alcuni limiti che diminuiscono spessore e profondità, ma tutto, dai dialoghi alle varie sequenze (bella quella finale sul ponte, o l'inseguimento iniziale) ci riportano ad un cinema classico che mette al centro non solo e di nuovo il potere della parola, ma soprattutto valori umani apparentemente ordinari come la dedizione, la lealtà, il coraggio, ancora capaci di ribaltare verdetti già scritti e relazioni poco fraterne. In questo quadro sotto accusa è allora non solo la libertà soppressa dalla tirannia sovietica, ma anche il finto perbenismo di un'America spesso paranoica e antidemocratica. Per questo fondamentale è ricordare che anche nelle peggiori delle emergenze, non bisogna mai rinunciare alla lotta per determinati principi. Affidandosi alla ragione e alla dignità delle proprie scelte. E Il ponte delle spie diventa allora ponte di umanità, un invito alla giustizia e ad ogni tipo di libertà e diritto civile. Ma quello che fa del film un autentico gioiello è l'aver scelto Tom Hanks, una scelta azzeccatissima visto che il protagonista è un avvocato specialista in assicurazioni che fa dell'onestà e del rispetto delle regole un modus vivendi ed una faccia che trasuda così tanta onestà e correttezza è difficile da trovare in circolazione. Naturalmente l'interpretazione di Tom Hanks, dati questi presupposti, non può essere che maiuscola ed infatti lo è alla grande. Gli altri attori sono tutti bravi con un di più per Mark Rylance che interpreta con maestria questa spia piena di fatalismo che più russo non si può (anche se probabilmente l'Oscar sembra troppo), senza dimenticare il sempre bravo Alan Alda. In ogni caso, i personaggi riescono ad entrare nella mente e trasmettono dei pensieri, messaggi molto potenti, dando al film un'impressione positiva. Come detto in precedenza quest'opera, che si muove con il classico equilibrio 'spielberghiano' tra l'impegno, riportare un fatto da piena Guerra Fredda, e una necessità di arrivare al pubblico più ampio possibile abbinando quella tensione, che inevitabilmente una storia del genere deve possedere ad un profilo istantaneamente assimilabile scandito da dialoghi, si vede soprattutto la mano dei fratelli Coen nella sceneggiatura, intelligenti in grado di strappare sorrisi soddisfatti così come far leva sull'emozione.
I riferimenti poi ai problemi che ha dovuto sopportare l'avvocato protagonista per difendere i suoi principi di rispetto delle regole per colpa di una parte di società americana, potere giudiziario compreso, ancora intrisa di maccartismo, dimostrano una volta di più che Spielberg è un democratico in senso lato e quindi non solo partitico con un sacro rispetto per i diritti civili di tutti. Da ciò deriva che se il nucleo è veritiero, come lo sono le note a corredo che rendono onore alla figura di James B. Donovan, il resto è anche romanzato, forse un po' eccessivamente, giusto per far si che tutti capiscano. Emerge così la figura del buon uomo americano, ma è prominente anche il rovescio della medaglia, ovvero la voglia di giustizia (il russo è cattivo, punto stop), l'incapacità di capire cosa sia giusto e sbagliato ed ancora di più cosa possa essere conveniente per la nazione stessa (al di là del bene e del male). Così Steven Spielberg non da (pienamente) torto a nessuno, ma prima di tutto fornisce una preziosa lezione di diplomazia che non si perde nel tempo, oltretutto basterebbe già la prima sequenza della cattura della spia russa per ricordare a tutti come si gira una scena dinamica senza scemare nello spettacolo fine a se stesso, una qualità per pochissimi registi. Semmai si potrebbe obiettare che il film sia un po' troppo lungo (ed a tratti un po' lento anche se nelle scene d'azione è molto movimentato e disorientante e rende molto la situazione in cui si è) e che in fondo le posizioni prese in funzione dell'ottica complessiva possano anche risultare fastidiose per chi porta con se una 'bandiera', qualunque essa sia, ma per il resto si tratta di un lavoro corposo che pochi registi potrebbero portare avanti allo stato attuale e con uno scenario del genere da trattare. L'unica pecca che riscontro in questo film è la colonna sonora non proprio ricca di brani, talvolta si da troppo spazio ai dialoghi, inoltre potevano rendere gli eventi ancora più drammatici, ma ci si può benissimo girare sopra da questi difetti. Ovviamente fondamentale in scena è stato il contributo di Tom Hanks, che si esalta con un personaggio descritto minuziosamente sotto più angolature (impossibile non stare dalla sua parte), ma, se vogliamo (anche se non mi ha del tutto convinto), balza ancor di più allo sguardo l'operato di Mark Rylance, bravissimo nel rappresentare ottimamente la spia rassegnata con pace angelica a qualunque cosa gli riservi il futuro (comunque decisamente meglio che in The Gunman). Onore al merito perciò di questo regista che spaziando fra generi diversi ha insegnato cinema a molti addetti ai lavori ma ancora di più ha divertito un pubblico senza età perché il cinema, quando è ben fatto piace proprio a tutti. Per tutto questo, Il ponte delle spie è un film da vedere, pur non rientrando tra i migliori di Steven Spielberg, non è nemmeno uno tra i più gratuiti, capace di far scattare più volte la scintilla con una facilità disarmante, ma soprattutto forte di una direzione registica che fa la differenza senza esplosioni o enormi effetti speciali (praticamente relegati in una singola scena). Insomma un film bello, interessante, straordinario e soprattutto ben fatto, senza però esaltarsi troppo, ma da applausi. Voto: 8+

10 commenti:

  1. Ciao!👋 Io ho visto "Il ponte delle spie" l'ultimo dell'anno al cinema. È un film bellissimo, emozionante e l'Oscar a Mark Rylance è più che meritato!😊 Anch'io ho scritto la recensione di questo film, ecco il link se vuoi leggerlo ➡ http://gattaracinefila.blogspot.com/2016/01/il-ponte-delle-spie.html

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao, sì infatti, molto bello e interessante :)
      Ah sì? ok, poi ci faccio un salto ;)

      Elimina
  2. Ecco questo l'ho visto, in maniera non giusta però perchè mi è stato regalato in dvd e gustato con le impressioni e le esaltazioni delle persone che lo guardavano con me, distraendomi non poco da seguire al meglio la vicenda come avrei dovuto fare.
    Di Tom Hanks cosa potrei dire sempre magnifico in ogni cosa che interpreta,la musica l'ho completamente sottovalutata, la regia mi è sembrata perfetta _( ma ho una spiccata simpatia per Spielberg) e allora per vederlo al meglio, pur sapendo già la trama , non mi resta altro che rivederlo ancora in perfetta solitudine e tranquillità come ogni prodotto dovrebbe essere assaporato.
    Ancora bravo per la tua bellissima recensione e a ben rivederlo!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ecco perché li vedo sempre solo i film, così non mi rompe nessuno :D
      Proprio loro due sono l'attore e il regista miei preferiti quindi ti capisco :)
      Grazie e buona visione ;)

      Elimina
  3. Ho guardato questo film durante la rassegna estiva (ne ho recuperati un sacco perché ci ha lavorato mio marito e quindi ne ho approfittato). Devo dire che mi ha appassionata molto, l'ho trovato intuitivo e con quel filo di suspence appena accennato che lo ha reso davvero interessante.

    Maira

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Bello, buon per te :)
      Io per esempio conoscevo già la storia, ma nonostante quello proprio per la capacità di coinvolgere del regista riesce a renderlo appassionante e interessante ;)

      Elimina
  4. E' stata una piacevole visione... Ho apprezzato molto la mano dei Coen nella sceneggiatura

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Una visione semplice e fluida, senza inutili tatticismi e trucchetti, anche ironica proprio grazie a loro ;)

      Elimina
  5. Fantastico, uno dei film più belli visti al cinema lo scorso anno. Io sono un po' di parte però perché adoro i film storici e anche Spielberg :P

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Se ancora non l'avessi notato anch'io adoro soprattutto Spielberg e i suoi indimenticabili film, tra cui tanti storici e appassionanti, ma pur essendo di parte ho cercato di essere imparziale e credo di esserci riuscito ;)

      Elimina