giovedì 6 ottobre 2016

L'A.S.S.O. nella manica (2015) & Fuck you, prof! (2013)

Le teen comedy sono uno dei generi cinematografici più attivi di sempre, ormai sono quarant'anni che imperversano il cinema come la televisione, e sembra che quasi tutti abbiano ormai uno stile definito. Infatti non so perché ma in America tutte le scuole sono uguali, stessi personaggi, stesse caratterizzazioni, ed è così diffuso questo stile che in tutto il mondo accade sempre la stessa storia, ma paradossalmente in questi due film che stò per recensire nonostante gli stessi dettami o particolari situazioni, si contraddistinguono per qualcosa di nuovo e frizzante, soprattutto nel secondo, film tedesco, perché il primo è Americano in tutto e per tutto. Infatti solo loro usano degli acronimi per dire qualcosa che altrimenti sarebbe di cattivo gusto dire, ovvero come nel caso di Bianca (interpretata dalla brillante Mae Whitman, molto attiva sia in televisione sia al cinema nonostante i suoi 28 anni), una comune adolescente acqua e sapone (una nerd, stavolta al femminile, che vorrebbe ri-vedere la Corazzata Potëmkin, sì proprio quella), amica di due ragazze molto popolari e invidiate in tutta la scuola (tra cui Skyler Samuels, la Grace di Scream Queens), che scopre un giorno qualsiasi (è il suo vicino di casa ed ex amico d'infanzia, Wesley, a rivelarglielo), di essere l'A.S.S.O. nella manica di loro due, ovvero l'amica più brutta che tutti usano per ottenere informazioni e conoscere le sue due amiche, in pratica la persona meno attraente, meno talentuosa e che funge solo come ruota di scorta. Distrutta dalla scoperta Bianca decide di uscire dalla propria condizione, e per rimediare chiederà in seguito aiuto a Wesley (interpretato in maniera credibile da Robbie Amell, cugino dell'attore Stephen Amell che interpreta Arrow, in cui ha pure partecipato oltreché in The Tomorrow People e alcuni film) per non essere più un "ASSO" (Amica Sfigata Strategicamente Oscena), ma una leader e una ragazza indipendente. Grazie ai suoi consigli vuole diventare adatta alla conquista del ragazzo che brama. Ci riuscirà ma non tutto filerà liscio. L'A.S.S.O. nella manica (The DUFF, acronimo di "Designated Ugly Fat Friend", ovvero "La brutta grassa amica designata") è un film del 2015 diretto da Ari Sandel, ed è basato sul romanzo Quanto ti ho odiato di Kody Keplinger. Il film come ovvio è la classica commedia americana che usa ingredienti ormai standardizzati, che segue gli stilemi delle commedie anni 80 da liceo, prendi una high school, mettici il bonazzo mascellone membro della squadra di football, la 'sfigata' secchiona un po' bruttina (ma neanche tanto) e aggiungici la bonazza oca incredibilmente stronza (Bella Thorne), condisci il tutto con un po' di goliardia pre/post puberale, romanticismo quanto basta con riscatto finale...e il gioco e fatto. Copione già visto milioni di volte, ma una volta tanto viene realizzato bene, senza puntare troppo sulla volgarità e su situazioni paradossali. Anzi, la sottile ironia con la quale vengono raccontate le fissazioni iper-tecnologiche dei moderni adolescenti è molto divertente. E anche se non passerà alla storia come baluardo della commedia moderna, questo film ha una sua originalità.

Un modo non convenzionale di affrontare un argomento inflazionato come 'l'amore ai tempi del Liceo nell'era dei rapporti 2.0'. E anche se i commenti, i post, i retweet, la 'viralità' sono la parte apparentemente preponderante del film, a destare le maggiori emozioni in fondo rimangono i rapporti umani, le invidie, la profonda riflessione sul concetto di autostima. Tanto è vero che emoziona di più la protagonista che rivela il suo 'posto speciale' a Wesley, aprendo il suo cuore, e mostrando il fianco ad un suo simile (all'interno di una società basata su rapporti di plastica e silicio), rispetto alle tante situazioni da feuiletton post-moderno adeguato al villaggio globale. Il merito è di una sceneggiatura non convenzionale che non cade in facili tentazioni sensazionalistiche (di bruttine che diventano 'strafiche' passando per boutique, parrucchieri e visagisti il cinema di genere è pieno). Qui l'ambientazione rivela un mondo mostruoso e cinico, ma gli autori non cavalcano i cliché del genere, ma li destrutturano dall'interno, tanto è vero che alla fine del film (fermo restando l'immancabile happy end) non cambia nulla nei protagonisti, Wesley è un ragazzo apposto fin dall'inizio (non diventa d'improvviso un'altra persona), Bianca rimane se stessa, la stronzetta della scuola resta fedele al suo credo. Semplicemente gli equilibri cambiano, la coscienza ha il sopravvento, il messaggio ottimistico del fuoco vivo del buonsenso che riemerge dalla cenere dell'apparenza effimera è ben evidente. Comunque per essere chiari, il film rimane un prodotto esile esile (che nell'italianizzazione dell'acronimo 'Duff' in 'Asso' acquisisce un ulteriore motivo di critica, dettata dall'insensato titolo a cui tale traduzione dà origine). Ma è anche un prodotto che ha il pregio di provare a parlare ai giovani attraverso il loro linguaggio (si veda la fantasiosa regia di Ari Sandel) e con la complicata pretesa di provare a far breccia nello stesso target a cui si rivolge. Poiché gli sceneggiatori sono abili tramite alcuni trucchi a stabilire un contatto con la realtà attuale soprattutto quella web e social, e il regista adotta una regia equilibrata con accorgimenti simpaticamente interessanti qui e la (come la madre leggermente instabile che decide di dare una svolta alla sua vita scrivendo un libro dopo aver visto una puntata dei Simpson in cui compaiono Homer e il dottor Hibbert, genio). Tra questo film e le insensate teen-comedy alla 'American Pie', in pratica, c'è la stessa differenza che passa tra un film con Checco Zalone ed uno dei fratelli Vanzina. Per qualcuno una differenza inesistente, ma per chi sa guardare tra le righe un'alternativa sostanziale (e forse anche più nobile) di concepire il genere commedia. In definitiva la commedia è leggera, gli interpreti se la cavano e si ride con spensieratezza, senza comunque tralasciare che 'la morale' finale, anche se ormai inflazionata, rappresenta un tentativo di inviare un messaggio positivo (infinitamente più apprezzabile del nulla cosmico proposto da commedie simili) al pubblico di giovanissimi al quale il film è destinato. Un film quindi leggermente diverso da altri, migliore sotto alcuni punti di vista e godibile e piacevole sotto quasi tutti gli aspetti. Divertente e coinvolgente. 6/10

Al contrario di uno standard statunitense comunque fatto bene, il secondo film, sempre ambientato in una scuola, è invece una commedia tedesca, ma molto più divertente, poiché  Fuck You, Prof! (Fack ju Göhte), film del 2013 diretto da Bora Dağtekin, si è rivelato sorprendentemente molto meglio della media dei film di questo genere. Questo film infatti, che ha avuto un successo clamoroso in patria, addirittura c'è già un sequel (a metà settembre nei cinema italiani), è una pellicola leggera, a tratti irriverente, con qualche trovata originale davvero esilarante. Protagonista è un delinquente, Zeki, Elyas M'Barek (Kebab for breakfast) che, appena uscito di galera, scopre che la sua complice, una prostituta abbastanza idiota, ha sotterrato il loro ultimo bottino proprio sotto alla scuola Goethe (murati sotto la palestra). Costretto dai debiti e dagli eventi, decide così di infiltrarsi, con tanto di documenti falsi, come supplente in questo istituto non proprio idilliaco ma anzi una scuola di periferia piena di ragazzi 'casinari' e incontrollabili, uno più stronzo dell'altro. Della professione di insegnante, però, non sa nulla e ciò è palese agli occhi di tutti, usa metodi poco convenzionali, non ha nessuna idea degli argomenti che tratta e getta nel caos l'intera classe e il corpo docenti. In particolare una classe, quella a cui verrà affidato poco dopo, vanta la presenza degli alunni ultra-ripetenti peggiori di tutta la zona. Ma a Zeki, (che vuole solo avere libero accesso ai sotterranei), non gli importa che gli venga affidata la classe più intrattabile, infatti non gli importa un bel niente di niente, ma le cose si complicano quando gli studenti cominciano ad apprezzarlo e a farlo sentire utile, per non dire indispensabile. Come la giovane professoressa Elizabeth (per cui Zeki comincia a provare qualcosa che va al di là dei programmi educativi), che convinta di poter insegnare e educare questi ragazzini con il suo sorriso e la sua gentilezza, si innamora di lui. Elizabeth però, interpretata dalla bella Karoline Herfurth (conosciuta soprattutto per aver recitato nel film premio Oscar The Reader: A voce alta e in Profumo: Storia di un assassino, film del 2006 basato sul romanzo Il profumo di Patrick Süskind) non sa a cosa va incontro anche se per lui questa sarà l'occasione per cogliere l'opportunità di vivere una vita dignitosa e fondata sull'amore. Detto questo probabilmente capirete che la trama non è la più originale del mondo e sappiamo tutti fin dall'inizio che la tenera e dolce Elizabeth e il volgare e egoista Zeki si innamoreranno e vivranno felici e contenti, gli alunni capiranno di sbagliare etc. Ma non è questo l'importante perché, per quanto la trama di fondo e le situazioni che si verranno a creare sono viste e riviste, questa pellicola ha una forza e una cattiveria che sovrasta tutta la banalità e il buonismo che potrebbe uscire fuori da commediole sentimentali semplici come queste. Funziona infatti principalmente perché i personaggi sono tutti dei bastardi egoisti, dalla preside, che preferisce sniffarsi la colla più che trovare una soluzione per questa classe così insostenibile, disposta a tutto per scalare la classifica interscolastica o della giovane insegnante che vive per il voto degli studenti sul suo fisico, le macchiette della professoressa plurisuicida, fino al nerd o al più piccolo ragazzino della scuola. Questa cattiveria è così credibile che rende sicuramente molto più simpatica e credibile questa commedia, di altre che vorrebbero mostrarci studenti idilliaci quando sanno tutti che la scuola è sempre una campo di guerra tra egoisti di ogni genere e età. La punta di diamante della 'stronzità' è sicuramente Zeki, completamente disinteressato fino al midollo a qualsiasi cosa che lo circonda, impegnato solo, ogni notte, a scavare il tunnel per raggiungere i suoi amati bigliettoni. E anche quando avviene la sua prevedibile piccola crescita interiore, sia sua che dei 'delinquentelli' della scuola, il regista riesce a non cadere mai troppo in un deludente e poco credibile buonismo, non giudicando mai i personaggi ma lasciandoli realmente al loro destino. Questa perciò è una pellicola leggera nella quale è impossibile non divertirsi e non farsi strappare qualche risata, soprattutto per le varie geniali situazioni che vengono messe in campo. Fuck You, Prof! è come un gruppo rock rumoroso e trascinante, una favola ingenua e tenerona, con tanti cliché e qualche idea potente (su tutte, la "gita" scolastica). Nel complesso, Fuck you, prof! (a proposito scusate per il linguaggio) rimane quindi una commedia romantica piacevole e divertente, spassosa ed esilarante, dissacrante ed irriverente, probabilmente migliore del precedente film proposto e forse una spanna sopra a tante produzioni sui generis made in USA, tranne appunto il precedente. 7/10

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3 commenti:

  1. Ciao Pietro, ho letto le trame, ma sta volta mi limiterò a dirti che, come sempre, la tua recensione è ottima ... credo però che non vedrò nessuno dei tre ... non mi entusiasmano ... ^__^ sebbene il primo sia comunque simpaticissimo! a presto un abbraccio!

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    1. Ciao, e io come sempre ti dico grazie ;)
      Comunque sono due i film, in ogni caso grazie della sincerità :)

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