lunedì 24 ottobre 2016

Hitman: Agent 47 & Barely Lethal (2015)

Anche se è passata quasi una settimana da quando li ho visti, oggi vi parlerò di due film action, due pellicole completamente diverse, ambedue mediocri, ma decisamente movimentate anche se nel primo muoiono praticamente tutti, nel secondo, cosa che sembra incredibile, non muore nessuno. Ma partiamo dal primo, che è il reboot (quasi sequel) di un film che nel 2007 non ebbe tanta fortuna (inspiegabile l'idea di trasportarlo nuovamente dopo il primo sconfortante esito), che a sua volta era tratto, come in questo caso, da un famoso videogioco, di cui ne ho sempre sentito parlare, che conosco, ma non c'ho mai giocato, ossia Hitman (l'assassino più freddo e insensibile della realtà virtuale). Hitman: Agent 47 infatti, film del 2015 diretto da Aleksander Bach, è tratto dalla serie di videogiochi Hitman, già portato sul grande schermo nel 2007 col film Hitman: L'assassino. Come è facile intuire perciò gli ingredienti di Hitman: agent 47, sono: pistole, coltelli, smoking e cravatta rossa. Una ricetta appetitosa, per gli amanti degli action movies e del video game cui è tratto il film, meno per i cultori di un cinema più ricercato. La trama ovviamente è quella dell'universo del gioco, in cui agenti creati in laboratorio e clonati per non avere sentimenti, lavorano come sicari e ricevono missioni che devono portare a termine, solo che nella vita dell'Agente 47 entra una variabile inattesa (di nuovo): una donna. Stavolta però con più importanza del mero oggetto sessuale di riferimento. Questa volta infatti, a differenza del primo film in cui era inseguito dall'esercito russo per tutta l'Europa orientale, è lui (Rupert Friend) a dover inseguire e in seguito a proteggere una ragazza, Kate van Dees (Hannah Ware), figlia del genetista, Peter Litvenko (Ciárn Hinds), creatore, anni addietro, di un programma che realizzava agenti come Hitman, 'umani senza umanità', ovvero, simil androidi impossibilitati a provare emozioni e sentimenti, ma semplici soldati mercenari, dotati di un codice a barra inciso sulla nuca e qualità fisiche oltre la norma, usati solo per eseguire gli obiettivi che venivano loro assegnati. A ricercare la ragazza ad ogni costo, come mezzo per giungere al padre però, ci sono anche John Smith (Zachary Quinto) e gli altri scagnozzi di Antoine LeClerq (Thomas Kretschmann) un altro diabolico personaggio rinchiuso nel suo bunker di sicurezza, che vuol far ripartire il vile programma genetico del dott. Litvenko per creare nuovi androidi umani per loschi piani di distruzione. Ovviamente la caccia tra Berlino e Singapore sarà spietata, animata da una certa suspense ed in questo turbinio di colpi ad effetto, salti mortali e proiettili vaganti si giungerà sino alla fine del film con un finale a sorpresa (ma non così sorprendente).

Hitman: Agent 47 è comunque un discreto film d'azione, ma di puro intrattenimento. A cui interessa chiaramente solo la componente action: dialoghi, spessore dei personaggi e originalità non sono neanche esplorati. Purtroppo è anche l'azione a lasciare un po' a desiderare. In questo misto tra Terminator e James Bond, la trama poi non è particolarmente credibile, anche se, quale film/personaggio d'azione lo è? James Bond, John Rambo, Jason BourneRupert Friend in ogni caso dà vita a un personaggio freddo e distaccato, inespressivo al punto giusto, e secondo me più carismatico di quello di Timothy Olyphant nel film precedente, anche se non del tutto convince. In questo secondo capitolo la regia del film passa da Xavier Gens ad Aleksander Bach, la sceneggiatura viene nuovamente affidata a Skip Woods, mentre dal cast svanisce una star come Olga Kurylenko. Fatto che, non ha aiutato per niente alla riuscita della pellicola. Una pellicola che ha una storia che presenta alcune lacune e forzature (non sto a dilungarmi), immancabile infatti lo scienziato pentito da salvare, con inesorabili sensi di colpa nei confronti di una figlia destinata a scoprire sempre più la peculiarità della propria natura e del dono (o maledizione) assegnatale da un genitore con smanie da Creatore. E tra una sparatoria, un'esplosione e un cambio di location (tutti più o meno giustificati da ragioni produttive o di product placement) ci si avvicina stancamente allo showdown, destinato anch'esso a deludere. Il villain interpretato da Zachary Quinto delude parecchio e lo scontro tra i due superuomini, ambedue troppo super, si traduce in puro tedio. Quel che rimane quindi è una trama inutilmente intricata e carica di un pathos fasullo che non è nemmeno ben raccontata, ma molto farraginosa e meccanica, forzata e obbligatoria, come se i personaggi fossero consci di essere tali e sapessero di doversi muovere come avviene nei film. Impossibile perciò che scatti il minimo moto di immedesimazione per personaggi che sembrano silhouette in movimento. Tutto ciò sarebbe però in fondo accettabile se Hitman: Agent 47 facesse l'unica cosa che è ragionevole aspettarsi da lui, cioè della ottima azione. Questo non solo non avviene in pieno, ma fallisce anche con un tale fragore da essere solo fastidioso, movimento ingannevole e per nulla armonico, fuori tempo e stonato, esplosioni dopo esplosioni che non convincono ne avvincono, ma assordano e basta. L'esito complessivo di Hitman: Agent 47 perciò, come nella peggiore delle previsioni, è solo uno, quello di un videogame già giocato, privo della componente interattiva ma sovraccarico di tutto il resto. E destinato, come nel precedente tentativo di Woods, a non trovare un pubblico, con buona pace del contro-finale che parrebbe auspicare un ulteriore sequel, oltremodo improbabile. In ogni caso, se non si bada troppo alla trama e ci si concentra sulle (mediocri) scene d'azione, gli elementi di un divertente action movie ci sono tutti, come il cast perfettamente proporzionale ad essi. Insomma, buon film, ma senza troppe pretese. Un film che non vincerà un oscar per miglior film o regia, ma che potrebbe anche permettere di vedere la famiglia riunita di domenica pomeriggio. Ma non aspettativi niente di gratificante. 5/10

Al contrario del precedente film comunque brutale, con morti a palate, qui invece come già detto dall'introduzione non muore nessuno perché Barely Lethal: 16 anni e spia (Barely Lethal, 2015), film d'azione statunitense diretto da Kyle Newman (l'ossessivo compulsivo di Star Wars regista di Fanboys), è così atipico che i morti non servono, l'azione, anche se poca, c'è ugualmente, però manca la forza e il carattere per meritare una visione, perché questo è davvero un film (che tra i produttori ha anche un certo Brett Ratner) per ragazzini, paragonabile per contenuti, rating e livello di coinvolgimento richiesto da parte dello spettatore agli Spy Kids di Robert Rodriguez, solo con meno coraggio o fantasia e un po' (tanto) più indirizzato a un target esclusivamente femminile. Una roba, anche con tutta la buona volontà, praticamente inguardabile. Comunque qualcosa di buono c'è, non tanto nella trama, ma per altro che scopriremo dopo. La Prescott, a cui in capo c'è Samuel L. Jackson (Nick Fury senza benda), non è una scuola come le altre: è la sede di un'ente para-governativo in cui si addestrano bambini e ragazzi a diventare agenti segreti o future spie ('Perché nessuno sospetterebbe mai di una ragazzina!' niente da obiettare, in effetti), imparando ad affrontare tutte le insidie del loro prossimo mestiere. La protagonista (la migliore in quello che fa), interpretata da Hailee Steinfeld, a 16 anni si rompe le scatole di questa vita e vuole cominciare a vivere normalmente, sicché, approfittando di una missione dove viene catturata la spia nemica (Jessica Alba), si finge morta, si crea una nuova vita e va a vivere con una famiglia, cambiando identità e iscrivendosi al liceo, ma ovviamente i guai la seguiranno anche lì, poiché quel che non si aspetta è che essere un'adolescente popolare al liceo non è proprio una passeggiata, in più cercando di immedesimarsi vedrà film (Mean Girls) e telefilm (Beverly Hills 90210) che farà solo scatenare situazioni imbarazzanti, perché la finzione è una cosa, la realtà un'altra. Insomma morale del film è che l'adolescenza è un campo di battaglia peggiore che la guerra fredda. Trovata che in sé sembra anche interessante, ma si finisce per dire e fare le stesse cose di diversi film di genere. Perché Barely Lethal proprio da qui, (che già sapeva di poco) peggiora, il film diventa niente altro che una commediola adolescenziale con tutti i cliché del caso, la ragazza all'inizio sta sulle scatole a tutti, poi è popolare, sta con il figo di turno ed ignora il vero amore. Neanche quando viene ri-trovata dall'associazione e dalla spia e torna 'l'azione' migliorano le cose. Purtroppo neanche il cast (soprattutto femminile), l'unico pregio di questa pellicola, non riesce a salvarlo. In Barely Lethal infatti, oltre al già citato Samuel L. Jackson, attore poliedrico che ammiro molto (soprattutto dopo Kingsman, meno dopo Big Game), qui  in una delle migliori imitazioni di sé stesso, ci sono 4 stupende donne, 4 meravigliose creature, 4 ragazze ognuna bellissima a suo modo, un poker davvero eccezionale. C'è la bellezza di Hailee Steinfeld (la capricciosa ragazza di Ten Thousands Saints, la figlia sciocca di Kevin Costner in 3 Days to kill e la Giulietta dell'ultima trasposizione Shakespeariana di Romeo & Juliet), la simpatia e dolcezza di Dove Cameron nella parte della sorella 'adottiva' (noto volto Disney, già vista in Descendants), l'intelligenza e scaltrezza di Sofie Turner, la spia traditrice (la bella lady Sansa Stark ne Il trono di Spade) e infine la sensualità dell'avvenente Jessica Albache nel bene e nel male (come ne Il fidanzato di mia sorella davvero sottotono) è sempre stata gnocca (anche se non che qui si spogli o balli attorno a un palo, eh, come in Sin City: Una donna per cui uccidere). Insomma non proprio male queste ragazze, no? Da segnalare anche la presenza in un cameo cretinissimo di Steve-O (il protagonista di Jackass, ex della Canalis). Comunque tutti non offrono il meglio, ma a parte questo e in ogni caso il film ha comunque un buon ritmo, una durata accettabile e un umorismo che strappa qualche risata anche a chi ha più di 10 anni. Il problema principale però non è tanto le situazioni o la poca azione, ma poiché il budget è risicatissimo, si sente il peso di ogni dollaro risparmiato. Gli stunt, che non erano chiaramente la priorità per la produzione, sono impacciati, la maggior parte delle scene è girata in interni, l'intera 'esperienza liceale' si riassume in una classe, qualche armadietto, un campo da football e poche comparse, roba che qualsiasi telefilm uscito negli ultimi 20 anni è riuscito a fare di meglio, ma sono difetti che nota solo l'occhio allenato di uno spettatore adulto mentre passano senza colpo ferire davanti a quelli del pubblico di qualche decade più giovane. La sceneggiatura osa per i primi 5 minuti (titoli di testa compresi), per poi prendere tutte le strade più facili e prevedibili, risultando così alla fine un esperimento non riuscito e abbastanza inefficace. In ogni caso se abbassate le pretese vi potrete anche divertire un pochino. 4/10

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