sabato 8 ottobre 2016

Unbroken (2014)

Unbroken è un potente, crudo e drammatico film del 2014 prodotto e diretto da Angelina Jolie, che racconta la vera, incredibile storia di Louis Zamperini (morto purtroppo durante la realizzazione del film), atleta olimpico, che durante la Seconda guerra mondiale divenne un eroe. Una storia epica di resistenza e coraggio, la trasposizione cinematografica del libro Sono ancora un uomo, scritto nel 2010 da Laura Hillenbrand. Il protagonista (interpretato dall'attore britannico già pluripremiato e nominato ai BAFTA Jack O'Connell) di origini italiane infatti, trova nell'atletica leggera il suo riscatto, ma mentre si prepara per le sue seconde Olimpiadi, lo scoppio della Seconda guerra mondiale lo costringe ad arruolarsi nell'aviazione. Nel 1942, durante una missione di recupero sull'Oceano Pacifico, il suo B-24 precipita rovinosamente, dimezzando il suo equipaggio. Sopravvissuto insieme a due commilitoni, Zamperini resiste in mare per quarantasette giorni, cibandosi di pesce crudo e schivando i colpi delle mitragliatrici aeree giapponesi. Ma saranno proprio i nemici a salvarlo, e verrà condotto in un campo di prigionia, dove diventa presto ostaggio del sadismo di Watanabe, un sergente perverso col vizio del bastone e dell'umiliazione. Dovranno passare ancora due lunghi anni prima che Zamperini, riacquisti la libertà, tornando in Patria e dai suoi cari. Unbroken, intenso e potente, non è perciò un film per tutti. Perché vedere questo film non è una passeggiata, non è piacevole e nemmeno facile da seguire, scena dopo scena. E' un film cattivo e sporco, a tratti perverso ed esagerato che vorresti interrompere a metà o meglio, vorresti prendere la pellicola e modificarla, rendendola più buona, forse buonista, più appetibile e mainstream, forse un po' romantica, dopotutto. La regista invece non imbocca la strada facile o quella che le assicurerà più soldi nel cachet, non vuole confezionare una storia fatta di cliché che il grande pubblico è abituato a seguire nelle sale. La sua storia è fatta di dolore, disperazione, umiliazione, solitudine, sangue e tanta violenza. Descritto cosi il film quindi farebbe proprio schifo, ma sotto lo strato superficiale si trova una storia grandiosa che emana speranza, tenacia, coraggio, forza di volontà e perseveranza da tutte le parti. E sotto lo strato di una storia fatta di disumana violenza, si rivela la vera essenza del film della Jolie, avere speranza, dimostrare coraggio e forza di volontà, non cedere e non mollare, costi quel che costi. Solo con questi elementi ci si può assicurare la dignità e sopravvivenza. Ecco perché Unbroken mi è piaciuto. Ecco perché lo reputo un film importante ed imponente. Non è solo una storia di miseria e dolore, ma una storia dalla risonanza epica di resistenza, riscatto, dignità, coraggio e fede. Unbroken è un film lungo, emotivamente claustrofobico e violento. Queste tre caratteristiche lo rendono difficile da guardare, ma è così che deve essere, poiché per una rara volta, siamo di fronte ad una storia vera che non è stata trasformata in una facile, seppur epica, americanata d'intrattenimento.

Unbroken, che potrebbe sembrare un film che non decolla mai, lento nello sviluppo della trama, scontato, noioso e troppo cauto, in realtà non ha l'obbiettivo di fare cinema d'azione e d'intrattenimento puro, anzi, in questo film biografico si vuole, con una grande stima verso Louise Zamperini, raccontare una storia di guerra e di amore per la vita con uno stile raffinato, ricercato ma anche molto sfrontato, infatti molte sono le critiche ricevute sull'eccessiva violenza spersonalizzata dei vari soldati giapponesi all'interno della pellicola (è stato difatti bandito in Giappone), tutto quello che si vuole togliere a questi personaggi si vuole dare però al protagonista, personaggio che forse sente troppo la responsabilità di dover essere da esempio di coraggio e da eroe. Perché forse il personaggio di Zamperini in questo film non è il classico eroe americano (anzi è addirittura un anti-eroe, nel corso del film non c'è una scena, una soltanto, di rivalsa totale, non una in cui il protagonista prevalga davvero, perfino la scena madre è una magrissima consolazione, perché in guerra perdono tutti), ma è un uomo, come tanti che sono rimasti invisibili nella storia, una persona qualunque, non il più intelligente, non il più forte, non il più bello, Louis potrebbe essere uno qualsiasi di noi, ''indistruttibile'' tanto che non ha bisogno di una donzella da cui tornare per essere cosi potente ma può contare solo su se stesso. E' un messaggio universale che purtroppo si scontra violentemente con l'indifferenza verso il prossimo della nostra società. Anche la fede è tratta in modo sottile, ma rispettoso. Poteva diventare un polpettone religioso indigesto, e invece la Jolie ha preferito smussarne gli angoli e presentarla più come una forza spirituale intrinseca, presente in ognuno di noi a prescindere dal credo. Quella forza che permetterà a Louis di resistere fino alla fine. Un solo attimo riesce a riempire la vita di questo sfortunato ragazzo, il momento della vittoria della corsa olimpica. Quando servirà si aggrapperà a quel piccolo momento lontano nel tempo e nel cuore che però gli dà ancora forza e orgoglio da vendere. Unbroken è sottilmente brutale (anche se la violenza non è mai spettacolarizzata, è una violenza piatta, cruda, non c'è niente di bello in essa, proprio come nella realtà), e sottilmente poetico. Non ci sono grandi scene epiche di battaglie (eccezion fatta per quelle iniziali) e i dialoghi sono ridotti all'osso, lasciando spazio alle immagini. Immagini che la fotografia sublime che decora il film non snatura affatto l'atmosfera di Verità e Realismo che lo avvolge, anzi gli da la giusta allegria visiva nei pochi momenti felici della vita del personaggio e diventa poco più spenta e grigia nei momenti più angoscianti non esaltando troppo le scene leggermente disturbanti e tendenti al sadico, ed è accompagnata da una colonna sonora notevole e azzeccata. Il film infatti è molto ben girato, nonostante Angelina Jolie fallisce nell'obbiettivo di imitare Clint Eastwood, ma è forse fallendo nell'impresa che esce un prodotto irripetibile, una piccola perla che è bloccata nel fondo dell'oceano dei blockbuster americani. La complessità di realizzazione di questo film aveva spaventato registi ben più esperti di lei, ma è riuscita comunque a creare una pellicola permeata da una sua peculiare, tragica bellezza. 

Bisogna perciò ammettere che non è un prodotto indifferente, ti prende e ti trascina nel suo universo fatto di disgrazie, calamità naturali, violenze, soprusi e torture. Riuscendo ad essere uno di quei film che non dimentichi facilmente e ti porti dietro per un bel po'. Quei film che ti segnano e inseguono. Comunque, secondo me, la porzione migliore del film è rappresentata durante le azioni aeree, a bordo del bombardiere statunitense e nella successiva fase del naufragio interminabile. Infine l'uso (ormai divenuto la prassi) di flashback (comunque troppo pochi per capire tutto) che introducono i ricordi d'infanzia che aiuta a ricostruire l'immagine del protagonista riescono fortunatamente a non annoiare. Per quanto riguarda il reparto attoriale, soprattutto uno merita una nota di elogio, bravissima la Jolie a sceglierlo, Jack O'Connell (visto recentemente in '71, film davvero bello). Lui è perfetto nel ritrarre, con poche parole e una padronanza del corpo efficacissima, la condizione e lo spirito di questo ragazzo indomito a un passo dalla resa totale. Dimagrito per l'occasione di circa venti chili non entra mai effettivamente nel ruolo, fa di più. Lui lotta contro il concetto di ''ruolo'' si prende la responsabilità di reggere sulle spalle un film poco vivace che richiede una forza mentale e una determinazione degne di nota. Un po' meno felice la scelta della rock star Miyavi. Troppo giovane, troppo distante e troppo effeminato (anche se personifica al meglio tutta l'insensata follia umana alla base di ogni conflitto) per interpretare decentemente un sadico caporale come "Bird" (figura infame nella storia del Giappone), ovvero Mutsuhiro Watanabe. Un personaggio che nella storia reale è stato considerato tra i 40 criminali di guerra giapponesi più ricercati. Un sadico che si deliziava nel sottoporre i prigionieri a perverse torture sessuali. Viceversa nella pellicola la Jolie, forse per non dispiacere ad una certa critica con la puzza sotto al naso o forse per guadagnare le simpatie di una più ampia platea di spettatori, non abbozza nemmeno con uno spunto a tale sadismo. Ritengo anche la tale scelta sia anche motivata dall'esigenza di non ledere l'immagine del protagonista, nondimeno la brutalità della prigionia, nell'insieme, viene sufficientemente rappresentata, anche se forse più coraggio avrebbe reso tale sezione più interessante. Molto più piccole e poco memorabili le parti del resto del cast (dal fratello Pete, al resto dei carcerati nei campi di lavoro forzato). Da segnalare comunque le discrete interpretazioni di Domhnall Gleeson (straordinario in Questione di tempo) e di Finn Wittrock, il ricco viziato Dandy Mott di American Horror Story: Freak Show, (ruolo che gli ha permesso di ricevere una candidatura come miglior attore non protagonista ai premi Emmy 2015) e dei suoi successivi, Hotel e il sesto. Insomma Unbroken è un film che coinvolge, almeno per 2/3 dell'intera durata, eccessiva aggiungerei, che riesce a colpire per i contenuti e le riflessioni che scaturisce nello spettatore. La regia è talentuosa, scenografia e sceneggiatura sono sempre di gradevole decoro ed in definitiva ne è uscito un prodotto seppur con eccessiva "patina hollywoodiana", ma che non è mai banale. In definitiva, si tratta si di una storia violenta, sporca e cattiva (senza cadere nella trappola dello splatter e delle violenza gratuita) ma con un vero e proprio messaggio anti bellico sottostante che emerge piano piano, man mano che il protagonista si risolleva ogni volta dall'inferno nel quale è catapultato, culminando alla fine del film, prima dei titoli di coda, con i veri filmati e didascalie che accompagnano lo spettatore alla fine della visione. Quando si scopre che Louis Zamperini dopo aver affrontato numerose avversità, uscendone sempre imbattuto (Unbroken), muore il 2 Luglio 2014 a 97 anni. Assolutamente consigliato.

2 commenti:

  1. Qui proprio non siamo d'accordo, dopo questo film la mia convinzione che Angelina Jolie sia la peggior regista della storia è decisamente aumentata :D

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    1. Eh addirittura, il suo primo Nella terra del sangue e del miele non era neanche male, al massimo la storia era sconcertante, però anche qui se la cava, eh no, non siamo d'accordo...ma fa niente ;)

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