venerdì 21 ottobre 2016

Wayward Pines (2a stagione)

La prima stagione di Wayward Pines (che potete leggere qui), thriller sci-fi della Fox co-prodotto da M. Night Shyamalan (che rimane ottimo regista) e ispirato alla trilogia di romanzi scritti da Blake Crouch, si era conclusa con tanti dubbi, tanti misteri e tanto era perciò rimasto in sospeso, ora con la seconda stagione firmata da Mark Friedman, finalmente tanti dei misteri rimasti assopiti sono finalmente usciti allo scoperto (non tutti però), ma come nella prima anche in questo caso, non solo non convince appieno ma addirittura finisce nuovamente in modo approssimativo, una conclusione in parte lacunosa per il titubante andamento di questo secondo capitolo che lascia il dubbio che tutte le vicende conclusasi solo pochi giorni fa non sia un finale di stagione o finale di serie. Già una volta Wayward Pines era stata 'cancellata': inizialmente concepita come una miniserie, ha ottenuto una seconda stagione a furor di popolo. Attualmente infatti non è stata ufficializzata la chiusura definitiva, ma nemmeno il ritorno con una terza stagione. Ma ragionando come se un seguito fosse possibile, vediamo, anche grazie al finale aperto, cosa ci ha lasciati e cosa potremmo trovare. Anche se molto ha deluso, soprattutto per il cast, poiché la bellezza e la forza della prima stagione di Wayward Pines, era funzione degli attori. La compagine degli interpreti, secondo me infatti, faceva la serie. Cominciando dal fantastico e sorprendente Matt Dillon, attore che ha raggiunto una stupenda maturità sia esteticamente sia come allure, che qui aveva una congruenza assoluta con il personaggio del racconto. E poi Shannyn Sossamon (la Pandora di Sleepy Hollow e la madre dei fratelli killer in Sinister 2), nel ruolo di sua moglie, quindi Carla Gugino, Toby Jones, Melissa Leo, Hope Davis, Charlie Tahan, Sarah Jeffery. Con un cast del genere, ben miscelato e amalgamato, si poteva perciò andare ovunque e raccontare qualsiasi cosa. Nella seconda non è che questo non succeda, o che i protagonisti non hanno funzionato è che le vicende non hanno più l'aura e misteriosa della prima, dove assistevamo a dei veri e propri sussulti, in questa seconda tutto viene svelato e niente riesce a spaventare, al massimo svegliare dalla noia che nelle 10 puntate pervade, nonostante il tutto fili liscio senza grandi intoppi, senza grandi colpi di scena (a parte uno davvero sconvolgente) e senza battaglie o scontri accesi, neanche contro gli Abbie, esseri ben conosciuti a Wayward Pines, che in questa stagione in procinto di attaccare non fanno niente anche se le scelte fatte, alcune insensate, hanno evitato che accadesse, almeno così si vede.

Ma fortunatamente anche in questo secondo, il cast riesce a farsi valere, ma vedremo dopo, comunque archiviato un primo capitolo con l'eroico sacrificio dell'agente federale Ethan Burke (Matt Dillon), la seconda stagione riprende a tre anni da quella morte altruista, riportandoci, ancora una volta, tra le villette e il canto dei grilli registrato della misteriosa cittadina dell'Idaho. Quel gesto nobile, però, non ha avuto gli effetti sperati. Wayward Pines, infatti, gestita dalla Prima Generazione, che ha preso il controllo all'indomani dell'invasione delle aberrazioni, è una realtà ancora più rigida e militarizzata rispetto all'amministrazione congiunta del suo fondatore, lo scienziato David Pilcher (Toby Jones), e dell'ex sceriffo Arnold Pope (Terrence Howard). A prendere il posto dei due, Jason Higgins (Tom Stevens), giovane e dittatoriale nuovo leader della cittadina custode del futuro dell'umanità che governa con il pugno di ferro e combatte con violenza le rivolte dei dissidenti dei quali fanno parte Kate Hewson (Carla Gugino) e Ben Burke (Charlie Tahan). Il secondo capitolo però, già dal primo episodio, non si è limitato a mostrarci un conflitto noto e che ha fatto da sfondo a tutta la prima stagione, ma ha introdotto nuovi personaggi che hanno permesso alla narrazione di espandersi, giocando, nuovamente, con l'alternanza di flashback fondamentali per conoscere il loro passato e i retroscena che hanno portato alla creazione di Wayward Pines (la parte più significativa e bella della stagione). Ma sebbene lo showrunner Mark Friedman e gli altri autori si siano sforzati di dare maggiori sfumature ai nuovi episodi, è anche vero che molto di quello affiorato nel corso della nuova stagione è rimasto sospeso a conclusione della stessa o non ha avuto il giusto rilievo narrativo. Ne sono esempi la scarsa rilevanza data alle tristi sorti di Ben e Theresa Burke o al destino di Adam Hassler (Tim Griffin). Temi portanti di Wayward Pines 2, dopo l'introduzione di nuovi personaggi, il chirurgo Theo Yeldin (Jason Patric di The Prince: Tempo di uccidere, capace anche grazie alla sua faccia che non si smetterebbe mai di guardarla e una fisicità ipnotica ha saputo raccogliere alla grande l'eredità di Dillon), la (ex) moglie Rebecca (l'indiana Nimrat Kaur, un pezzo di femmina che non finisce mai, peccato che non ci sia nessunissima scena hot), svegliatasi già da tre anni a Wayward quando il marito riemerge alla coscienza, tra i due poi c'è qualcosa che non funziona, legato alla procreazione e in alcuni squarci retrospettivi sembra chiaro che sia lui, Theo, ad avere dei problemi, problemi che il dissidente Xander (Tom Stevens) sembra non averne. 

Poi c'è Kerry Campbell (Kacey Rohl), compagna e braccio destro di Jason, che sono stati il tentativo di trovare nuove forme di sostentamento per la cittadina a corto di scorte alimentari, con tanto di piantagioni coltivate fuori la recinzione elettrica grazie al contributo di CJ (Djimon Hounsou, il tecnico Cartwright nel mediocre thriller Air: i custodi del risveglio e l'inutile terrorista di Fast & Furious 7, il personaggio meglio di tutti, protagonista della puntata più significativa di tutte), il piano per incrementare le nascite (cosa davvero sconcertante) che ha visto protagonisti i giovanissimi (praticamente bambini) membri della Prima Generazione e lo studio dedicato agli Abbie portato avanti dall'insegnate Megan Fisher (Hope Davis). Proprio le aberrazioni hanno avuto un ruolo di primo piano grazie alla cattura di Margaret, Abbie evoluta e leader femminile delle creature carnivore dotata di un'intelligenza superiore e di un misterioso simbolo sul palmo della mano (la cosa più interessante, 'spaventosa' e minimamente coinvolgente di tutte). Ma quel senso di incompiutezza che ha attraversato la serie non ha risparmiato neanche questi elementi di rilievo. Tutta la seconda stagione è stata percorsa dal pericolo di un attacco da parte degli Abbie, guidati proprio da Margaret. Un'attesa carica di tensione che ha portato Jason prima e Theo poi alla decisione drastica di "sospendere" la quotidianità di Wayward Pines, che si è conclusa però con un nulla di fatto. Un finale quindi maggiormente incentrato a mostrare l'azione/reazione scaturita dalle scelte individuali dei suoi protagonisti. Una riflessione sull'azione dell'uomo che da Pilcher (che insomma a sbagliato tutto, tempi e forse luogo) arriva fino a Jason e Theo, piuttosto che sulla vendetta delle creature nata dal virus H1R3, causa del collasso dell'umanità. Se gli Abbie hanno avuto un ruolo di primo piano in questo secondo capitolo, sul versante new entry la novità più interessante è stata rappresentata dall'introduzione proprio del nuovo medico di Wayward Pines, Theo Yeldin. Un personaggio che ha ricordato molto quello di Ethan Burke per il suo essere poco incline ad accettare regole imposte e ingiustizie. L'oppositore principale del villain di questa stagione, il giovane, incolore e folle sceriffo Jason. Yeldin che, dopo lo smarrimento iniziale per essere stato rapito e messo a dormire 2000 anni in una cella di sospensione criogenica, prende ben presto il controllo della situazione e diventa, puntata dopo puntata, il leader ponderato e umano che Jason non ha mai saputo essere, il destino della città e dell'umanità sarà proprio nelle sue mani. 

Anche nell'ultima puntata i contorni eroici del suo personaggio che, con modalità differenti, avrebbero dovuto ricalcare il gesto nobile dell'agente federale, vengono evidenziati dagli autori per fare del chirurgo il personaggio trainante dell'intera stagione. Theo era infatti pronto a sacrificarsi per infettare gli Abbie e provare a garantire un futuro agli uomini e alle donne nelle capsule, ma non spetterà a lui. Comunque ci riuscirà ma la la storia si ripete, immancabilmente, le immagini della città abbandonata e saccheggiata (dalle persone ormai conscie che nessuno le porterà mai alle capsule) ricordano la devastazione di Wayward Pines dopo il fallimento del primo gruppo. Pilcher aveva fallito e anche Jason fallisce. Come in parte anche Wayward Pines 2, che, ancora una volta, non ha funzionato nella sua totalità. Passaggi di sceneggiatura fiacchi e repentini, la mancanza di una parentesi di mistero effettiva, elementi narrativi ricalcati dal capitolo precedente, personaggi poco incisivi (su tutti proprio l'antagonista di turno) e l'assenza di una forte identità originale hanno reso anche questo secondo capitolo di Wayward Pines difettoso, che ruota sempre attorno allo stesso tema, gli esseri umani avrebbero dovuto estinguersi secoli fa, il dottor Pilcher ha giocato a fare Dio, creando uno squilibrio nel corso naturale degli eventi e portando a morte, dolore e distruzione. Infine non sono bastati ritorni importanti come quello l'infermiera Pam (Melissa Leo), triangoli sentimentali, rivelazioni scioccanti o flashback chiarificatori a risollevare le sorti di una stagione altalenante che ha visto nell'assenza di un ritmo narrativo emotivamente coinvolgente la sua pecca maggiore. Una stagione che comunque riesce a farsi vedere tranquillamente, anche se troppe riflessioni e sentimenti tralasciati hanno un po' estraniato il contesto distopico e orrorifico, una stagione con un finale che ci rivela che ci sono ancora trecento persone addormentate, e mai risvegliate, nelle capsule, un'infinità di potenziali nuovi personaggi, e che il neonato fra gli Abbie, in una scena che ancora una volta riproduce la devastazione portata da Pilcher all'epoca del suo arrivo, è chiaramente umano. Perciò tanto potrebbe bollire in pentola in futuro. In ogni caso rimanendo in questa seconda, leggermente deludente, stagione, qualcosa di positivo c'è, non tanto, ma il minimo indispensabile affinché risulti visibile a tanti. 6/10

6 commenti:

  1. Dunque, un anno fa partii che volevo vederlo, se non altro perché era ispirato a Twin Peaks ( a volte, in certe immagini più che omaggio sembra un plagio).
    Alla fine non lo vidi... mi ha stupito però che avessero ordinato una seconda stagione, in ogni caso sapendo di cosa tratta e leggendo la tua rece è meglio che non lo abbia iniziato^^

    Moz-

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    1. Sì, ma credo che sono due cose diverse, in effetti ha stupito anche me una continua anche se ci speravo, comunque hai fatto bene perché sicuramente non ti sarebbe piaciuto ;)

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    2. Ahaha conosci così bene i miei gusti?^^

      Moz-

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    3. Quasi tutti in effetti, almeno cinematograficamente parlando :)

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  2. L'inizio della prima stagione non mi era piaciuto... non ho più continuato :)

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    1. Il problema della serie è che se ti prende, ti prende subito, altrimenti meglio evitare, a me invece l'inizio mi era piaciuto, al contrario del finale e dell'intermezzo, in ogni caso non ti do colpe, hai fatto bene a non continuare se non ti aveva entusiasmato ;)

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