venerdì 16 luglio 2021

I film del periodo (1-15 Luglio 2021)

Premettendo ancora una volta di non avere Netflix nel mio carnet, e mi dispiace, ma ripeto, non c'è possibilità o volontà al momento, ho comunque (e finalmente) recuperato (tramite metodi in ogni caso legali o al limite della legalità, che consente lo scaricamento "privato") un po' di film dalla suddetta piattaforma. Cosa che raramente faccio, ma quando necessario assolutamente da fare, una cosa che in verità è una novità (almeno per quanto riguarda il servizio streaming più importante da anni a questa parte), dato che solo alcune serie negli ultimi ho da lì visto. In questo caso complici alcune circostanze, in questi quindici giorni ne ho visti alcuni, tra quelli candidati agli Oscar, tra quelli che devo recuperare entro l'anno e tra quelli (già) in lista da un po' di tempo. Certo, il catalogo è (ancora) ricco, ci sono infatti tantissimi film ancora da vedere dei film prodotti e/o distribuiti da Netflix, ma per il momento mi sono accontentato dei dodici qui presenti, in questo "Speciale" (dopo quello di Amazon) che racchiude tanto buon cinema e tante sperimentazioni interessanti e/o riuscite, oppure incapaci di colpire il bersaglio.

The Irishman (Dramma/Noir 2019) - Quando Martin Scorsese non è impegnato a dire cavolate, ma a lavorare, nel 90% dei casi ne uscirà sempre qualcosa di notevole, è il caso di questo film, che conferma, come se fosse ancora necessario, il talento immenso di un grande regista. Lui che torna nuovamente a rappresentarci un mondo criminale che ci fa sentire ed immaginare atmosfere che non vorremmo mai veramente conoscere, ma che al "cinema" ci attraggono come una calamita. Sappiamo che al di qua dello schermo, non ci fanno troppo male. Quelle storie accadono in America, ma quei personaggi provengono da diverse nazioni lontane e conservano radici a cui rimangono saldamente legati, con propri codici e consolidate ritualità (anche ambiguamente). Una storia di mafia che egli ha raccontato più volte sullo schermo eppure The Irishman l'ho percepito in maniera diversa dagli altri. E' un film cupo, quasi funereo, dai toni crepuscolari e disillusi di un uomo, apice di un triangolo fra il mondo criminale della mafia e il mondo corrotto del sindacato. Frank Sheeran è solo un meccanismo di un sistema perverso, dalle regole fuorilegge applicate con orrenda disinvoltura. Non ci sono esplosioni di violenza incontrollata, quanto la freddezza di un burocrate del crimine, escluso a sua volta dalla propria famiglia che gradualmente scompare dal film per fare ogni tanto capolino nello sguardo muto ma accusatorio della figlia (brava Anna Paquin, dice in tutto due battute nell'intero film, ma quel volto accusatorio nei confronti del padre dice più di mille parole). Passato e presente che si confondono in linee narrative apparentemente differenti e distinte, ma accomunate da una colpa che non darà redenzione e lascerà Sheeran solo e vecchio in un ospizio in compagnia del proprio rimorso verso una scelta che in fondo non ha mai avuto. La fine cinematografica della mafia nella ricostruzione dell'uccisione della discussa e discutibile figura di Jimmy Hoffa. Al di là della stranezza di vedere attori anziani ringiovaniti digitalmente (le cui movenze riflettono tuttavia l'effettiva età, un errore che pesa ai fini del giudizio complessivo e finale), tre ore e mezzo di durata e non sentirle minimamente, ma essere impaziente di proseguire con la visione per vedere come va a finire. Eccellente opera (la critica l'ha celebrata come un nuovo capolavoro, per quanto poi agli Oscar, pure ottenendo 10 nomination, non abbia vinto neanche una statuetta, e in alcuni casi anche giustamente, per quanto la querelle Netflix sì o no abbia probabilmente influito) con i grandi vecchi del cinema americano capaci di un'ultima epocale interpretazione. Robert De NiroAl PacinoJoe Pesci e gli altri riprendono i panni ricoperti nei grandi film degli anni '70 e '80, lasciandoci immagini di epica decadenza. Per quello che è un grande omaggio al suo cinema e non solo suo. E per quanto non sarà forse ricordato come l'apice della carriera di Martin Scorsese, questo film ne è il punto di arrivo, è la chiusura di un cerchio di pellicola lungo mezzo secolo. Non ai livelli del suo Quei bravi ragazzi o del non suo capolavoro C'era una volta in America, ma ottimo affresco d'epoca e tematiche senza tempo. Voto: 8

Triple Frontier (Azione/Avventura 2019) - Artista versatile (i suoi film hanno affrontato diversi generi), il regista J. C. Chandor dirige una storia che parla di un furto ad un boss del narcotraffico compiuto da ex militari americani. Il tema non è nuovo ma il film è ben realizzato, anche per la scelta delle suggestive location del continente sudamericano. Gli attori sono ben scelti ed offrono una buona prova corale (c'è pure il Ben Affleck ugualmente palestrato già visto in Tornare a vincere), sebbene la sceneggiatura caratterizzi i personaggi in modo alquanto basico. In fin dei conti una pellicola piacevole e ben fatta. Un buon action, teso e avvincente, anche se con le premesse che c'erano (il promettente, seppur deluse un po' con All Is Lost, regista statunitense alla regia, Mark Boal allo script, già premiato sceneggiatore e spesso al servizio di Kathryn Bigelow, e il vasto cast, comprendente anche Oscar IsaacCharlie HunnamGarrett Hedlund e Pedro Pascal), mi aspettavo di più. Qualche discreto twist qua e là e qualche buona sparatoria, le due ore di durata scorrono fluide e nel complesso non delude. Voto: 6+
Highwaymen - L'ultima imboscata (Poliziesco/Dramma 2019) - Film su Bonnie e Clyde (tanti negli anni) senza Bonnie e Clyde che ha come protagonisti i due ranger texani che diedero la caccia e uccisero gli amanti criminali più famosi e iconici della storia americana (spunto interessante: raccontare la storia della più famosa coppia criminale adottando il punto di vista delle forze dell'ordine, con un occhio di riguardo verso il ruolo dei giornali del tempo nel crearne il mito). Più che un film su guardie e ladri questo Highweyman è infatti un guardie, in quanto i ladri si vedono solo a metà e alla fine della storia (in questo senso azzeccata la scelta di mostrare pochissimo i loro volti). La coppia protagonista funziona e riesce a reggere sulle spalle l'intero film. Difatti il pregio principale di questa pellicola di John Lee Hancock (convincente il suo precedente The Founder), oltre all'eccellente ricostruzione scenografica del periodo degli Anni '30, con i miseri accampamenti dei disperati senza lavoro, è l'interpretazione della coppia di appesantiti protagonisti, Kevin Costner e Woody Harrelson, che appaiono convinti e si intendono benone tra loro. Il difetto principale mi pare che sia la lentezza, che porta la durata del film ben oltre le due ore, decisamente troppe per la poca azione reale che si vede. Le indagini risultano così sempre un po' affrettate, lasciando abbondante spazio alla riflessione su possibili parallelismi tra la Grande Depressione e l'attuale, grave, crisi economica mondiale. Niente di male, ma troppa dispersione per un film meno banale di quanto possa sembrare e che arriva senz'altro alla sufficienza. Voto: 6+

Storia di un matrimonio (Romantico/Dramma 2019) - Quando Kramer contro Kramer, pluripremiata pellicola della notte degli Oscar del 1980, viene proiettata quarant'anni nel futuro il risultato è un'eccellente rivisitazione del dramma famigliare che colpì prima Meryl Streep e Dustin Hoffman e che oggi non da scampo nemmeno a Scarlett Johansson e Adam Driver, attori talentuosi capaci di descrivere, grazie all'aiuto del regista e sceneggiatore Noah Baumbach, che continua a raccontare storie piccole ma di grande impatto emotivo (vedasi Giovani si diventa, ma non solo), cosa significhi separarsi negli anni '20 del XXI secolo. Storia "normalissima" e ordinaria ma che diventa speciale grazie all'estremo realismo della sceneggiatura e delle interpretazioni (tutte e di tutti, tra queste anche quella di Laura Dern, suo l'unico Oscar a fronte delle sei candidature che nel 2020 il film ricevette). Alcuni personaggi secondari un po' macchiettistici (mamma e sorella di Nicole) ma nel complesso il film fila molto liscio e intrattiene. L'anatomia di un divorzio in cui non esiste il bianco o il nero, il buono e il cattivo, ma solo aree grigie per entrambi i protagonisti: anche qui nulla di nuovo naturalmente, però la messa in scena nobilita la pochezza o meglio semplicità estrema della trama. Film molto parlato, anche molti dialoghi in sovrapposizione che talvolta rendono difficile seguirlo. Avrei dato anche un voto più alto se non fosse stato per il finale, che sinceramente non mi ha soddisfatto in quanto la melassa e il buonismo mi sono parsi eccessivi, in generale mi sembra che il regista non abbia voluto pigiare troppo sull'acceleratore. Anche la famosa scena del litigio, che accresce la tensione di parecchio ed è un piccolo gioiello recitativo, purtroppo viene smorzata poco dopo da scelte di sceneggiatura che tengono a buttare acqua sul fuoco. Avrei apprezzato un po' più di coraggio. Nonostante ciò, ed anche se sull'argomento comunque continuo a preferire "Kramer contro Kramer", notevole. Si sorride qualche volta, si riflette più in generale, giudizio positivo. Voto: 7

Bird Box (Dramma/Sci-fi 2018) - Anni dopo il non del tutto convincente Una folle passione, seguito da un intermezzo seriale assai più convincente (The Night Manager), la danese Susanne Bier, già autrice di un'opera premiata con l'Oscar per il miglior film straniero (In un mondo migliore), tornando a prendere le redini di una produzione americana finalmente riesce a non deludere (cosa che farà paradossalmente dopo con The Undoing). Nel complesso è infatti un film godibile, che non ha particolari difetti, ma nemmeno quei pregi che rimangono impressi nella memoria (incisiva ma non troppo invadente la colonna sonora, ben usati senza troppo eccedere gli effetti speciali). Nonostante il mestiere della regista emerga difatti in più tratti e il cast funzioni alla perfezione (oltre a Sandra Bullock è da menzionare anche John Malkovich nel ruolo ormai a lui congeniale ma comunque nuovamente efficace del rude bastardo senza scrupoli), Bird Box emerge come un cocktail pure un po' annacquato di E venne il giorno e A Quiet Place. Tutta la prima parte, pur ripercorrendo schemi già battuti (il/la protagonista che si trova improvvisamente al centro di un'apocalittica furia mortale collettiva e trova riparo assieme a un pugno di superstiti) è trascinante e trova un'inedita energia nell'esposizione violenta e implacabile di un racconto teso e serrato, come più non si potrebbe. Nella seconda metà purtroppo scemano idee e vigore e Bird Box incappa nella ripetitività di schemi e modelli già visti troppe volte. Il film risulta inoltre eccessivamente lungo: venti minuti di meno lo avrebbero reso molto più scorrevole. Sufficiente, senza infamia e senza lode, ma con un finale che più fiacco e telefonato non si potrebbe. Voto: 6
Annientamento (Sci-fi/Horror 2018) - Affascinante, lento ma avvolgente viaggio non tanto in una terra strana e inesplorata (l'Area X, un luogo dove le leggi della fisica e della biologia sembrano non rispondere ai normali canoni umani) quanto nella mente umana. Annihilation, ibrido fra Cronenberg e Villeneuve (con spruzzate alla Tarkovskij), racconta il cancro come mai era stato fatto: applicandolo all'intero pianeta. Fantascienza con pochissima azione (ma con un paio di sequenze molto tese) e anche poche risposte ai tanti quesiti che apre, ma ben fatta, con dialoghi interessanti e una calibrata quanto progressiva discesa negli "inferi". Brava la sempre bella Natalie Portman, che ha anche l'unico personaggio davvero caratterizzato, mentre le sue compagne di viaggio sono abbozzate in modo piuttosto banale. Visivamente molto riuscito, si abusa un po' con i flashback, non sempre necessari. Alcune scene sono decisamente forti e il finale è volutamente ambiguo. Meno solido rispetto a Ex machina, se vogliamo anche più imperfetto, però al tempo stesso rimane un lavoro intrigante. Un lavoro di Alex Garland, che si conferma regista da tenere d'occhio, che scorre via senza infamia né lode dall'inizio alla fine. Color out of the Space, film che cito poiché un po' il romanzo scritto da Jeff VanderMeer a quello di H. P. Lovecraft gli si assomiglia, era/sarà poi migliore, ma Annientamento ha il suo perché e una sua validità. Voto: 6,5

Wounds (Horror 2019) - A seguito di una pesante rissa tra energumeni, un barman recupera da terra un cellulare lasciato a terra da un gruppo di studenti fuggiti via. Sarà l'inizio di un incubo senza fine. La notizia positiva è che non è tutto da buttare, in quest'horror (l'idea di base), quella negativa è che una volta arrivata la "spiegazione" i conti non tornano. Alcuni personaggi che sembrano fondamentali rimangono poi in disparte e la sceneggiatura da metà film in avanti ha molte falle. La pellicola infatti (che associa la moderna tecnologia al male) era partita anche bene, c'era una certa suspense, un certo ritmo (anche nei dialoghi), una certa attesa per qualcosa che sarebbe successo, purtroppo attesa vana poiché è qualcosa di indecifrabile (si tirano in ballo lo gnosticismo e le sconosciutissime, misteriose e misteriche teorie della traslazione delle ferite) ad avvolgere questo film di Babak Anvari. Un finale maldestro (con annessi scarafaggi in stile Creepshow) rende difatti nullo un inizio che potenzialmente appariva valido. Se devo salvare qualcosa di definito salvo solo l'interpretazione di Zazie Beetz (presente anche nel film Joker). Armie Hammer e Dakota Johnson? Il primo è in balia degli eventi (confusi), la seconda sempre più convinto che porti sfiga. Voto: 4,5

The Cloverfield Paradox (Sci-fi/Horror 2018) - Dopo Cloverfield, esperimento mokukaiju riuscitissimo e 10 Cloverfield Lane, di difficile collocazione in un genere e a mio parere riuscito anche questo, arriva The Cloverfield Paradox, che sceglie di percorrere la strada della fantascienza mista a orrore. La sceneggiatura è quasi maldestra ma la messinscena e alcune sequenze (la donna intrappolata dentro una parete) lasciano il segno. Meno potente rispetto ai due film che lo precedono, è comunque un gioiellino d'intrattenimento che sa il fatto suo. Certo, alcune cose risultano alquanto confuse e non ben sviluppate, ma alla fine risulta senza infamia e senza lode, onesto nella sua non originalità. La pellicola, che si salva anche grazie (appunto) ad una impeccabile realizzazione tecnica e ad una convincente prova degli attori (da Gugu Mbatha-Raw a Daniel Brühl, fino a tutti gli altri), cerca di dare una pseudo spiegazione dell'apparizione del gigantesco mostro protagonista del primo capitolo, ma vi riesce solo in parte ed in maniera anche un po' forzata (cosa comunque comprensibile dato che inizialmente non doveva essere collegato agli altri), ma nonostante questo si lascia seguire fino al suo finale ad effetto. Voto: 6

La babysitter (Horror/Commedia 2017) - Lei è la miglior babysitter che si possa desiderare, che Cole alias Judah Lewis (I See You) può desiderare, o forse no? Assomiglia al superiore (anche se di poco) Better watch out, ma è ugualmente un divertente b-movie, ben edificato sugli stereotipi dello slasher e della black comedy anni '80, omaggio a "Mamma ho perso l'aereo" (che tra l'altro viene esplicitamente citato) versione horror/violenta ed in perfetto equilibrio tra momenti leggeri (con gags per lo più convincenti) e morti atroci ben studiate con relativa abbondanza emoglobinica (splatter dosato ed efficace). Film da non prendersi sul serio come richiesto tra le righe dal regista McG (vivace quanto la sua regia, lui che all'attivo ha già parecchi film), il quale si affida ad uno script in cui prendere la decisione idiota non è da addebitarsi alla sceneggiatura sconclusionata, bensì da leggersi come vero e proprio omaggio ad un filone che sui comportamenti imbarazzanti ha costruito le proprie fortune. A volte le assurdità diventano un attimo eccessive e di conseguenza non sempre si riesce a far buon viso a cattivo gioco, anche se ritmo indiavolato e comicità spesso al limite del demenziale rendono la visione sempre piacevole. Di sicuro non un lavoro da tramandare ai posteri, anche se il bacio saffico tra Samara Weaving (spettacolare come in Guns Akimbo) e Bella Thorne (gnocca sempre e comunque) non può (giustamente) passare inosservato. Voto: 6,5
I due papi (Biografico/Dramma 2019) - Il regista brasiliano Fernando Meirelles (del quale ricordo City of God del 2002) e il drammaturgo neozelandese Antony McCarten, autore di "L'ora più buia" e di "Bohemian Rhapsody", confezionano un film intelligente che i due superbi protagonisti rendono suggestivo (un film che ricostruisce un vero/finto rapporto tra Papi e la storia che tutti conosciamo, dimissioni e tutto quanto). Sono Jonathan Pryce (Bergoglio) e Anthony Hopkins (Benedetto XVI) il vero valore artistico di un film con un chiaro impianto teatrale, scritto benissimo e confezionato in una location vaticana ancora più interessante di quella sorrentiniana del Young Pope. Infatti, a riprova, dove il film viene meno (da un punto di vista formale) è nella parte del giovane Bergoglio nell'Argentina del dittatore Videla, non all'altezza di tutto il resto. La sceneggiatura di questo biopic è il vero punto di forza, il suo valore è riuscire a mettere in luce due personalità e due dottrine diverse ma con una leggerezza e uno humour davvero incredibili. Pryce è così bravo che fa dimenticare subito dopo la prima scena la sua interpretazione dell'Alto Passero di GoT, e lo fa senza neppure doversi stravolgere con un trucco pesante. Hopkins è perfetto perché solo lui poteva rendere in questo modo così profondo, nella complessa personalità di Ratzinger, il "rottweiler del Vaticano" e il musicista colto consapevole della sua inadeguatezza a fronteggiare l'enormità dei problemi. Entrambi impegnati in un dialogo lunghissimo (circa due ore) ma capace di rapire letteralmente lo spettatore e di coinvolgerlo dall'inizio alla fine. Pur portando ovviamente avanti un discorso inerente alla fede, il film trascende il contesto religioso e offre un ritratto decisamente umano dei due eminenti personaggi, enfatizzato dalla regia che opta per riprese da simil-reportage. Fiction e attualità, recitazione e documenti veri, tutto in bel connubio interessante. Un film d'impatto, sicuramente, non brillante ma teso alla commozione sincera, inaspettatamente appassionante. Voto: 7,5

Dov'è il mio corpo? (Animazione/Dramma/Fantastico 2019) - Un cartoon di animazione tradizionale, che sceglie un'idea tanto bizzarra quanto azzeccata e a suo modo toccante per parlare di temi come solitudine, dolore del passato, difficoltà nei rapporti quotidiani e la forza di volontà per andare avanti. La narrazione in parallelo alterna le dolenti vicende del protagonista a quelle della "mano" (stile Famiglia Addams) in balia della metropoli sviluppando la storia in progredire e facendo chiarezza solo nell'ultima parte sul legame che c'è tra entrambi. E il regista (al suo esordio, e che adatta il romanzo "Happy Hand" di Guillame Laurant) è abilissimo ad intrecciare la sofferta storia d'amore con le peripezie dell'arto, limitando il macabro e privilegiando i toni lievi e fiabeschi per queste ultime, grazie alla forza delle immagini che devono sopperire alla mancanza di dialogo. Peccato per il finale enigmatico e sospeso, che seppur coraggioso e bello lascia un senso di incompiuto. Presentato a Cannes e candidato all'Oscar come miglior film di animazione (nel 2020), J'ai perdu mon corps è un bellissimo (breve ma intenso) film, anche e soprattutto per la struttura fortemente cinematografica delle "riprese", la cura per il sonoro, il nitore "sintetico" delle tonalità cromatiche e l'aura romantica e nostalgica che riesce a trasmettere (l'infanzia in b/n e le due storie che si intersecano). Non perfetto, ma riuscito e sicuramente da consigliare. Voto: 7+

Cam (Horror/Thriller 2018) - Ancora una volta tocca evidenziare il fatto che non ci si trovi al cospetto di un horror, ma se proprio si deve trovare una catalogazione a Cam, forse il genere più adatto è il thriller-porn (soft). Scritto dall'esordiente regista Daniel Goldhaber con Isa Mazzei (ex cam girl che ha tratto spunto dai suoi trascorsi), un altro film sui pericoli di internet come Searching e Unfriended (ma qui la narrazione non privilegia lo schermo del pc). Non mancano tensione ed inquietudine (notevole l'inizio a sorpresa, e il fatto che a molti utenti sembri eccitare parecchio l'idea di assistere a un suicidio in diretta). La protagonista (ben interpretata dalla disinvolta Madeline Brewer, già in The Handmaid's Tale) è caratterizzata con intelligenza, cinica ma mai odiosa né uguale a chi cerca di approfittarsi di lei, ma la parte finale rovina tutto. Nessuna spiegazione, nessun colpevole e la storia ricomincia. La sceneggiatura è infatti piuttosto zoppicante e alla fine si capisce ben poco del perché avvenga il tutto (un inspiegabile doppio fa i suoi show online), molti personaggi sono buttati dentro alla rinfusa così come alcune parti della storia, regna confusione insomma sotto molti aspetti ma una cosa che sicuramente sono riusciti a trasmettere è la compulsione-ossessione per il web e tecnologie affini, cosa ben espressa dalla disperazione iniziale della protagonista e paradossalmente dalla deludente sequenza finale. Ciò che invece vale davvero poco è appunto il metodo usato per risolvere la "grottesca" situazione, alla fine non male, ma la sensazione c'è di occasione sprecata. Voto: 5+

Ecco infine i film scartati ed evitati del periodo: The Apparition, Made in Italy (2020), The Nest - L'inganno, Il club dei divorziati, Resa dei conti - Precious Cargo, How to Be a Latin Lover, Lucky Day.

22 commenti:

  1. Fra questi mi incuriosisce Storia di un matrimonio, ne hanno parlato tutti molto bene e anche tu gli hai dato un bel 7! 😊

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    1. Sì, anche se poi non è un qualcosa di originale e straordinario ;)

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  2. Storia di un matrimonio, pollice verdissimo, ma importante era essere in linea con The Irishman. A I due papi, invece, neanche mi accosto, amen.

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    1. Sì ho visto/letto, molto in linea e son contento, anche se volevo anche di più..

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  3. Ovviamente era versissimo, il pollice, quello verde magari averlo..🤣🤣

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    1. Non lo so, a me l'originalità, quei punti di vista, due grandi attori, mi hanno convinto.

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    2. Lui è un fenomeno, anche se sembra che nell'ultimo di Carax a Cannes faccia cagare abbastanza..perlomeno queste le voci.. ;)

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    3. Ho frainteso, parlavo de I due papi e non del film con Adam Driver, e comunque non sto seguendo Cannes non so niente..

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  4. Nemmeno io ho Netfix, ho anche idee molto vaghe su cosa possa essere.

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    1. Ahahah...è comunque una cosa molto interessante diciamo ;)

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  5. Evviva lo splatter. Quindi voto per la babysitter, anche se non ho visto nessuno di questi film. 😂😂😂

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    1. Mi raccomando però, non assumerla :D

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    2. Ahahah
      No, no. Per fortuna non ho bisogno di babysitter. 😉

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    3. Lo dico perché...vabbè vedilo prima ;)

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  6. Ma che te frega? Scarica tutto gratis! 😝
    Che cavolate ha sparato Scorsese? Me le sono perse...
    Cloverfield mi aveva fatto alquanto schifo, mentre il sequel col fratello di Russel Crowe, ovvero John Goodman (ormai sono ciccioni uguali! 😝) mi è piaciuto molto. Non sapevo che la serie fosse stata ripresa e mi piacerebbe vedere anche questo su Netflix. Ora ho altra roba da guardare ma appena avrò tempo, farò la prova gratuita a Netflix e guarderò il terzo film. Bene per i pregi, pazienza per i difetti, tanto non è che mi aspetto chissà cosa.

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    1. Beh sì, li scarico e li vedo solo io e/o mio fratello ;)
      Che i film supereroistici non sono cinema...decisamente sbagliato, perché ogni genere lo è.
      E fai bene, aspettarsi troppo è sempre sbagliato.

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  7. Incredibile, praticamente tutti questi film li ho nella lista di cose da vedere su Netflix! Grazie per questa preview allora (ero molto perplessa su The Irishman ma tu hai fugato i dubbi), ripasso quando ne ho visto almeno uno :)

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    1. Alcuni nella lista di Netflix da quasi tre anni, era arrivato il tempo, ed ancora tanti ci sono, ti verrò certamente a leggerti se poi li recensisci ;)

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  8. Io l'irlandese l'ho sofferto e nemmeno poco... Non brutto, ma troppo autoreferenziale. E va bene che Martin è Martin, ma a una certa...

    Annientamento invece ha una mezz'ora finale incredibile.

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    1. In parte hai ragione ma caspita che gran film, grande chiusura di un cinema che probabilmente non ci sarà più.
      Incredibile sì, ma anche troppo "sofisticato".

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  9. Mea culpa, ancora non sono riuscito a vedere The Irishman... Chissà se ce la farò prima o poi, ora che la mia dolce metà ha fortemente voluto Netflix è più possibile! Intanto sono contento di avere l'ennesima conferma che valga la pena vederlo. :--)

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    1. Certo che vale la pena, ci vogliono quasi 4 ore ma vederlo si deve ;)

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