giovedì 31 marzo 2016

Gli altri film del mese (marzo 2016)

I vichinghi (Northmen: A Viking Saga) è un film del 2014. I grandi popoli hanno sempre esercitato un fascino speciale su tutti e anche su di me, soprattutto per le leggende che li accompagnano. Cacciati dal proprio regno e quindi in cerca di conquiste per una nuova libertà un esiguo gruppo di predoni vichinghi, sotto il comando del giovane leader Asbjörn, salpa per la costa della Bretagna, una violenta tempesta però manda in pezzi la loro imbarcazione deviandone il percorso. Scoperto con il primo scontro (e il primo accento) il luogo in cui si trovano, con vichinga rassegnazione prendono atto di essere nel luogo peggiore: dietro le linee nemiche, al largo della Scozia. Comincia così una lunga corsa (con un ostaggio che si rivelerà una risorsa) contro tutti per rimanere vivi e, in qualche maniera, fuggire da quella terra, poiché l'unica loro possibilità di sopravvivenza è quella di raggiungere la roccaforte vichinga di Danelage. Il film è tutto un susseguirsi (solamente) di scontri, prima gli scozzesi con il prezioso carico (principessa promessa sposa), poi un gruppo di briganti, poi inseguiti fino all'ultimo uomo da un gruppo di mercenari (i suoi più temuti) del re scozzese chiamati lupi, i vichinghi però, da prede, si trasformeranno in cacciatori disseminando lungo il cammino trappole e insidie mortali, con la guida dell'enigmatico monaco Conall, e l'aiuto della principessa che tutto è tranne che una principessa indifesa. Gli attori sono bene assortiti, tuttavia, il film a mio avviso non ha un filo logico (la trama lascia molto a desiderare), il regista evita di raccontare alcunché della vita dei vichinghi, niente del passato, nessuno che sembra essere esistito prima del naufragio, si sa del passato dei nostri eroi solo dai loro racconti, così come per il monaco-guerriero, e non si sa che fine faranno i protagonisti dopo aver miracolosamente preso il mare nonostante l'alta marea e le grotte inondate. Il film, però, grazie ad una buona regia e all'innegabile fascino delle ambientazioni scozzesi, alla fine si guarda in maniera scorrevole fino alla fine, ma non è niente di eccezionale. Nient'altro che un film si serie B di ottima fattura, con combattimenti non proprio eccezionali, non aspettatevi un granché.

Cenerentola (Cinderella) è un film del 2015 diretto da Kenneth Branagh, con protagonista Lily James. Il film è l'adattamento cinematografico della celebre fiaba Cenerentola e remake in live action del film d'animazione del 1950, quindi non credo che c'è bisogno di sapere la trama, quella originale, in quanto praticamente quasi tutti la conoscono. In questo film infatti non è la trama che cambia, tutto rimane al suo posto, senza nessun stravolgimento importante (e meno male sta diventando una consuetudine da quando hanno prodotto la serie tv 'C'era una volta'), ma le ambientazioni e scenografie ancora più fiabesche, colori vivaci dei vestiti e piccoli effetti speciali di livello. Certamente cambia la psicologia dei protagonisti in quanto il regista inglese la fornisce sfumata ed evoluta, mai passiva e pienamente consapevole. I protagonisti arrivano al lieto fine dopo essersi riconosciuti, scelti e voluti. Insomma, un film che racconta una favola oramai vecchia di millenni (alcuni studiosi sostengono infatti che provenga dalla Cina, altri addirittura dall'antico Egitto), ma che in questa versione di Kenneth Branagh viene rappresentata con modernità e attualità, con eleganza e brillantezza assoluta. Il messaggio del regista è chiaro e forte, incisivo e moderno, assolutamente controcorrente alla cultura occidentale dominante che indica la prepotenza e il cinismo come “qualità” per emergere socialmente ed ottenere il successo terreno. Qui sono la gentilezza, il coraggio e il perdono che alla fine trionferanno e metteranno in un sol colpo in ginocchio esanime l’arroganza, l’orgoglio e la prepotenza della malvagia e superlativa matrigna Cate Blanchett che con la sua recitazione magistrale rischia di oscurare la scena dell’altrettanto brava e incantevole “principessa” Lily James, che con il suo splendore semplice ed agreste si impone con gentilezza e coraggio durante tutta la narrazione. La Disney non ha voluto correre rischi e si è affidata a un regista di talento e a un incredibile ensemble di attori, del resto, non ci si poteva permettere di rovinare una favola senza tempo ormai diventata patrimonio comune, e quindi troviamo anche il piacente Richard Madden (Robb Stark de Il Trono di Spade), e la "prezzemolina" dei film di fantasia, Helena Bonham Carter, eccezionale nel ruolo (seppur piccolo eppure sfizioso e fondamentale) della Fata Madrina. La colonna sonora è gradevole e ben fatta, un film consigliato a tutti quelli che sanno ancora sognare.

Take five è un film italiano del 2014 diretto da Guido Lombardi. La trama è semplice, movimentata ma piena di colpi di scena (che svelano psicologie sempre più complesse e un realismo affilato, mai noioso): una gang di semi-credibili rapinatori, cinque per l'esattezza "irregolari", organizzano un leggendario furto. Un giovane idraulico (con il vizio del gioco) riparando una perdita d'acqua nel caveau di una banca, partorisce l'idea di organizzare proprio lì una clamorosa rapina, organizza quindi insieme a un ricettatore, un gangster leggendario e depresso, un pugile squalificato a vita e un fotografo di matrimoni, ex rapinatore, reduce da un infarto questa incredibile rapina milionaria, ma non tutto va come previsto (niente è destinato a funzionare come dovrebbe, i cinque solisti non riescono ad armonizzarsi come una band), e finisce in tragedia come era prevedibile vista la poca professionalità dei componenti della banda. Diffidenti, solidali, infine travolti da un reciproco gioco al massacro, dove contano soltanto il denaro e la lotta per la sopravvivenza. Il film, che fin dal titolo si ispira al jazz di Dave Brubeck, si sviluppa come una partitura in cui le variazioni contano più della melodia di base, senza però un pizzico di originalità. Scene di quotidiana e grottesca malavita interpretate da attori ex detenuti (alcuni buoni altri irritanti), che alla fine risultano banali. Non c'era bisogno secondo me poi di improntare il film su Napoli e i Napoletani con il loro indecifrabile dialetto, dato che senza sottotitoli alcune frasi si perdono nel nulla. Ma nel complesso il film si lascia guardare, anche se il primo tempo si trascina lento autocompiacendosi un po' troppo, nella seconda parte il ritmo diventa più incalzante con vari flashbacks che spiegano i retroscena inediti delle motivazioni dei personaggi coinvolti nella rapina, incluso un inaspettato coming out omosessuale del più temibile del gruppo, che concluderà la sua esistenza con un colpo in testa dopo avere giustiziato l'oggetto del desiderio che lo ha umiliato, in perfetto stile da sceneggiata napoletana. La cosa più positiva del film sono le musiche originali, che ispirandosi al jazz del brubeckiano "take five" appunto, ci accompagna verso la conclusione drammatica della storia, un finale sorprendente e ironico. Un film che delude un po e che non convince troppo, se vi piace il genere potete vederlo, altrimenti è tempo perso, come il mio.

April Rain: pioggia di proiettili è un assurdo, inutile, inedito e sconosciuto, (fortunatamente per voi) film action con la star dei B-movie Luke Goss (Death Race), l'idolo delle teenager Ryan Guzman e la presenza, fortunatamente marginale altrimenti avrebbe perso la mia stima, di Ming-Na Wen (l'agente Melinda May dello S.H.I.E.L.D.). La trama è veramente ridicola e inconcludente seppure accattivante e interessante. Un eclettico gruppo di terroristi complotta per attaccare gli Stati Uniti dall'interno (con dei motorini!?), la missione per fermarli, prima che loro possano distruggere l'intero paese, viene affidata agli uomini di una speciale unita' investigativa paramilitare: dovranno identificare i criminali, infiltrarsi tra di loro e distruggerli. Già il titolo è tutto un programma, anche voi (come invece ho fatto io) non fatevi ingannare dal quel 'pioggia di proiettili' poiché praticamente c'è davvero pochissima azione, e veramente pochi, molto pochi proiettili. A parte i protagonisti principale, il cast è veramente imbarazzante, più della trama, idiota, trita e ritrita. Una storia vuota con un finale senza senso e una parte centrale ed anche iniziale veramente insensata, brutta ed evitabile, come tutto il film. Uno dei peggiori film mai visti, sconsigliatissimo. 

Superfast & Superfurious (Superfast!) è una scatenata ed esilarante parodia a tutto gas della saga di "Fast & Furious" del 2015 diretto e sceneggiato dal duo Jason Friedberg-Aaron Seltzer, gli stessi di Scary Movie e 3ciento. La popolare saga cinematografica sulle corse e battaglie di auto, che narra le gesta di Dominic Toretto e Brian O'Conner, ha infatti la sua versione tutta da ridere. Avendo a disposizione un decennio di materiale su cui lavorare, gli autori di Superfast non si sono ispirati a uno solo dei celebri film, ma ai personaggi e alle atmosfere dell'intera serie. La trama? Per incastrare il temuto gangster Juan Carlos de la Sol, un poliziotto di Los Angeles Lucas White (Alex Ashbaugh) entra sotto copertura in una gang dedita alle corse clandestine, guidata da Vin Serento (in italiano tradotto con Torello, Dale Pavinski) con una crew di maldestri complici. Insieme a loro cercherà di incastrare il boss e di impadronirsi del denaro custodito in un ristorante della città. Il  piano riserverà molte sorprese e tante gag demenziali ovviamente ad altissima velocità. Il film ovviamente è divertente, irriverente ed esilarante nonché scemo, ma è quello che succede quando una serie di film basata sull'eccesso e sull'ostentazione di muscoli, cromature e curve  femminili come l'originale Fast & Furious, era destinata fatalmente a generare parodie su cui ricamarci, tra una strizzata d'occhio e l'altra alla matrice originaria. Come e più che nelle precedenti parodie del duo, la fonte di ispirazione principale è inventarsi nuove situazioni comiche (sui polizieschi e action movie come Una pallottola spuntata) su temi usurati come l'incapacità dei poliziotti o il nonsense dei loro rituali, sulle sagome tracciate in caso di omicidio o gli scarsi stipendi di fronte a una prospettiva di corruzione. Le solite gag metacinematografiche sulla prevedibilità della colonna sonora o del casting dei film di genere, che prevede la presenza obbligata di un Rapper Cameo, un Asiatico Fico e una Modella Aspirante Attrice. Nel mare magnum di stanche riproposizioni l'unico tema che presenta una blanda forma di originalità e attualità riguarda i social network e il loro utilizzo insensato, ideale per ridicolizzare i villain del film. Alla fine però è forse la più inutile delle parodie fin qui realizzate su un franchise di successo. Ma se amate il genere demenziale questo film fa per voi.

The Rover è un film del 2014 diretto da David Michôd, gli interpreti principali del film sono Guy Pearce, Robert Pattinson e Scoot McNairy. In un futuro prossimo, dove il mondo è devastato dalle guerre, il solitario Eric intraprende un lungo viaggio attraverso il deserto australiano, alla ricerca dell'unica cosa che possedeva, la sua automobile, che gli è stata rubata da una gang di criminali. L'uomo è costretto ad intraprendere il viaggio con il giovane Rey (un irritante Pattinson con la sua parlata da deficit cognitivo che purtroppo ha il ragazzo, ma è veramente brutto da vedere e sentire), membro della gang abbandonato e ferito dopo l'ultimo colpo della banda. Trovare un lato romantico o intellettuale alla storia sarebbe impossibile poiché ciò che si vede è un road movie in cui un uomo determinato (anche se perseguitato da un senso di colpa e di profonda disillusione che emergerà solo a un certo punto della vicenda) cerca di raggiungere ed eliminare fisicamente chi lo ha derubato in uno spazio che è deserto come l'anima di chi lo attraversa. All'inizio vediamo questo paesaggio deserto, nessuna introduzione apocalittica, nessuna spiegazione o qualche informazione, ma quello che lascia stupiti è che praticamente, non voglio esagerare, è tutto falso, cioè l'Australia rurale è così, e sarà così sempre, villaggi sperduti anche adesso non c'è bisogno di un'apocalisse per accorgersene. Questo thriller-noir mi ha lasciato attonito, lento, noioso e stancante, per tutto il film non si capisce perché il protagonista voglia quella macchina di preciso, fino all'ultima scena che ovviamente non rivelerò e che fa capire come il mondo sia crudele ma che il film e il protagonista è pazzo. Pearce e Pattinson comunque ce la mettono tutta per dare spessore a due personaggi agli antipodi, ma è colpa di una sceneggiatura scarnificata, non loro, se latita qualunque empatia. In definitiva quindi il film non mi è piaciuto: ha una colonna sonora scarna come i dialoghi, arido, con scene povere di tutto, noioso, (va be che siamo in una zona desertica, ma aggiungici un po di vita, no?). Un film orribile, nonostante avessi apprezzato parecchio il precedente film del regista, "Animal Kingdom". Una volgarissima esposizione di violenza gratuita e senza senso.

Con questo anello è una inedita commedia sul matrimonio a forti tinte femminili, con un tris di agguerrite protagoniste (tutte di colore, come tutti i protagonisti, è infatti soprattutto una black comedy). Dopo essere state al matrimonio degli amici Elise e Nate la notte di Capodanno, la talent agent Trista, la giornalista di gossip Viviane e l'attrice Amaya fanno un patto secondo cui dovrebbero sposarsi entro la fine del nuovo anno o, almeno, trovare un uomo. Tuttavia, per riuscire a far sì che sogni e speranze si tramutino in realtà prima dello scadere dei 12 mesi prefissati, si ritroveranno a dover affrontare sfide impreviste, ex fidanzati fobici e amori segreti, molti ostacoli da superare fra ex mariti e desideri inconfessabili. Impresa tutt'altro che facile quindi: Trista non ha ancora risolto il rapporto con il suo ex Damon, Viviane continua ad amare in gran segreto il padre di suo figlio, e Amaya vorrebbe conquistare il marito di un'amica, a costo di agire nell'ombra per sabotare il loro rapporto coniugale. Ovviamente spiegare come il film andrà a finire è scontato, è sempre la solita storia di tradimenti, amori non corrisposti, bugie, chiacchiere e cliché, niente di nuovo ma nonostante molti difetti il film si lascia guardare, vuoi le bellissime donne, vuoi le musiche e vuoi una bella sigla introduttiva, il film è simpatico, fa ridere ma non è del tutto un gran vedere, anzi, solo se siete donne capirete e forse amerete questo film, in quanto molte si riconosceranno, nei loro problemi, dubbi e insicurezze oltre che paure, ma per me che aspettavo qualcosa di diverso, qualcosa di più, è stato per il 50% tempo perso.

Red Sky è uno spettacolare ed avvincente thriller action. I piloti dell'aeronautica Tom Craig (Shane West) e Butch Masters (Cam Gigandet) ricevono l'ordine (che non proviene dal comando generale) di far saltare in aria un vecchio impianto chimico, all'apparenza abbandonato. I due obbediscono agli ordini ma non sanno che l'edificio è in realtà pieno di civili e di scienziati in cerca di armi di distruzione di massa risalenti all'operazione Iraqi Freedom. Degli americani rimangono uccisi nell'attacco, e un pericoloso ritrovato chimico chiamato "Rainmaker" viene rubato. I due piloti vengono espulsi dall'esercito con disonore. Sette anni dopo, Craig è ricco e famoso, gestisce un gruppo privato di piloti e lavora anche per il cinema. Butch invece fa il meccanico in un piccolo aeroporto, e cercherà di fare chiarezza sul caso, smascherando tutto e tutti. Red Sky è un film su inganni, tradimenti e duelli aerei ai tempi della guerra in Iraq, quasi tutto già visto. Il plot non è proprio banale, la tecnica è buona e la regia è tutto sommato dignitosa, c'è anche qualche spettacolare ed efficace ripresa di duelli aerei c’è, ma meno di quanto ci si potrebbe aspettare da un film del genere. Il film infatti sembra arrivare fuori tempo massimo, la guerra del Golfo e alcuni modi di fare la guerra sono difficilmente attualizzabili, la storia che sta dietro a tutto è troppo contorta e confusa, a tratti si perde davvero il filo, e inoltre non manca il solito triangolo sentimentale. Non manca la solita sensazione di certi prodotti, tesi a dimostrare che solo gli Usa sono i buoni e i protettori del mondo. Insomma un film che sa intrattenere ma che lascia il tempo che trova, praticamente un mezza schifezza, però certamente meglio di certi altri film come questi ancora più insulsi. Per gli amanti del genere.

Kept Woman: Rapita è un inedito thriller, avvincente e agghiacciante film dove segreti pericolosi la fanno da padrone. Dopo aver subito una rapina, Jessica ed Evan decidono di trasferirsi in una nuova casa: la casa dei loro sogni, in una tranquilla strada di periferia. Poco dopo Jessica incontra Simon, il loro vicino di casa. Un uomo apparentemente tranquillo, con il quale fa amicizia. Ma Simon e' tanto affabile e amichevole quanto misterioso e Jessica e' convinta che nasconda un segreto. Una volta entrata nell'abitazione di Simon, scoprirà che quel segreto e' molto, molto pericoloso, infatti la imprigiona nel suo bunker segreto meticolosamente decorato in stile anni Cinquanta. Qui, incontra Robin, una donna tenuta prigioniera da diversi anni e sottoposta al lavaggio del cervello. Nel vano tentativo di fuggire scoprirà e farà cose che mai avrebbe pensato di riuscire a fare, anche riuscire a scappare in modo ingegnoso dopo mesi di prigione nello scontato e prevedibile finale, però siccome il film è tratto e basato, come la storia, su fatti realmente accaduti, è quindi un finale giusto e veritiero. Certo con un soggetto del genere mi aspettavo qualcosa di meglio ma nonostante ciò intrattiene abbastanza bene. Attori di basso livello, bravi ma di sostanza. Se avessero improntato il tema diversamente ma soprattutto avessero fatto vedere qualche scena più forte sarebbe stato un'ottimo film horror. Invece, senza spingersi troppo in là, tutto rimane nella sufficienza, che fa del film un ottimo thriller ma di scarso impatto emotivo ed empatico anche se la storia è veramente angosciante, agghiacciante e interessante. E' incredibile la facilità di certi soggetti a farsi credere e a certi di intromettersi nei fatti degli altri anche se si hanno dei sospetti. Meglio astenersi dalla verità certe volte e forse dalla visione di questa pellicola televisiva quasi sicuramente. 

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6 commenti:

  1. Con questo anello e Rapita mi hanno convinta: il primo perché immagino sia una commedia leggera e mi piace questo genere, il secondo perché ai thriller cerco di dare fiducia (più degli horror che finiscono per deludermi sempre).
    Li aggiungo alla lista di film da vedere.

    Invece qualche giorno fa, ho guardato Focus, con Will Smith. Se non lo hai visto te lo consiglio: carino e fila bene ^.^

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    1. Si potrebbero piacerti...beh guarda non sai quanti film dovrei vedere, quelli nuovi come Focus li vedrò sicuramente, non so quando però ;)

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  2. Non c'è che l'imbarazzo della scelta caro Pietro! Un tempo amavo i thriller, ma con gli anni sono diventata forse eccessivamente sensibile e non li reggo più... Preferisco un bel giallo con un buon intreccio e scene violente al minimo :)

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    1. L'ultimo è perfetto per te, un thriller quasi giallo senza nessuna scena veramente violenta...gli altri fanno anche al tuo caso, ma non tutti...buona scelta e buona visione ;)

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  3. Di tutti questi ho visto solo Cenerentola (e ancora non mi vergogno di avere un blog di cinema.. mah...) che, a parte l'incredibile bellezza dei costumi, non mi aveva convinta, anzi, mi aveva anche fatto un po' ridere... e non in senso buono! Da Branagh mi sarei aspettata molto di più!

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    1. Io ho visto Cenerentola solo perché ho voluto provare il super hd di Sky, dato che ogni tanto mettono qualche film on demand, non c'è niente di nuovo ma i colori e come te l'incredibile bellezza dei costumi mi hanno colpito, in fin dei conti buono ma non un granché ;)

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