martedì 15 marzo 2016

Knock knock (2015)

Prima di cominciare la recensione è necessario una precisazione importante, Knock knock non è assolutamente un film horror (come vuol farsi credere), è un intrigante e sensuale thriller perché è innegabile che il film attiri attenzioni e pulsioni, difficili da nascondere. Il film (del 2015 remake di un film del 1977, Death Game) è scritto, diretto e prodotto da Eli Roth, con protagonista uno stralunato ma convincente Keanu Reeves. La storia del film è quella di un uomo (Evan Webber, un architetto) che pare aver avuto tutto dalla vita: ha una moglie bella e affermata, due bei figli, una casa meravigliosa che ha progettato lui stesso. Durante un fine settimana da solo (proprio il giorno della Festa del Papà), Evan vede la sua tranquilla esistenza interrotta dall'arrivo improvviso di due ragazze (giovani e avvenenti donne) apparentemente innocenti, ma che dopo averle ingenuamente accolte in casa, trasformeranno la sua vita da sogno in un incubo a occhi aperti. Perché al primo impatto le due ragazze appaiono sì molto carine, molto educate e rispettose ed Evans si lascia conquistare dalla loro spontanea gentilezza e freschezza giovanile, ma dopo molto tempo di chiacchiere e di tentazione, da parte delle due sconosciute (gioviali e disinibite), il tutto avrà conseguenze inaspettate, nell'unica volta che pensava di essersi lasciato andare ad un momento di debolezza, provocato dalle insistenze delle due giovani che non sembravano voler altro che il suo corpo, infatti lui cerca di resistere quanto può, ma poi capitola e il triangolo amoroso viene consumato. Arriva mattina e le due tentatrici sono ancora in casa. Il loro comportamento però è diverso, diverso e strano rispetto alla sera precedente, e come si può immaginare non vogliono più lasciare la calda casa di Evan, che, giustamente vuole farle uscire il più presto possibile. Da qui il film accelera, prende il volo, perché si scatena il 'pink inferno': le ragazze gli demoliscono casa, poi fanno scempio delle preziose sculture della moglie e alla fine lo accusano di essersi approfittato di due minorenni, accusandolo di adulterio e pedofilia, giudicandolo colpevole, distruggendogli così l'esistenza. Perché l'uomo, come è giusto aspettarsi, si dimostra inadeguato alla situazione e, preso dall'imbarazzo di dover rispondere alle chiamate dell’ignara consorte e difendersi dalle provocazioni delle due lolite, finisce per perdere sensi e onorabilità.

Le due amiche diaboliche infatti si mostreranno presto al loro amante per quello che realmente sono, dando via ad un lungo fine settimana di terrore, in cui, il nostro protagonista deve affrontare situazioni disperate e imbarazzanti dovute all'incontro con amici di famiglia che passano da casa sua per vari motivi. Altri eventi del genere si consumano nella lussuosa abitazione del povero e ingenuo progettista..ma non poi tanto scemo. Eli Roth appare più pacato del solito, dopo sangue, tanto sangue e crudeltà nei suoi precedenti lungometraggi, produce un film d'intrattenimento non proprio horror, anzi, thriller, anzi, erotico, quasi porno. Anche se, di nudi ce ne sono pochi e di scene veramente porno praticamente nessuna, ma che riesce a rendere il film eccitante. Mi aspettavo però qualcosa di più, perché il film nonostante vada subito al dunque, già dal primo secondo si capisce dove vogliono arrivare le due strafighe migliori immaginabili mentre bussano alla porta, si perde, senza paura ne vera tensione, nessuna scena horror, però diretto in maniera pulita e recitato bene, benissimo da queste due e decentemente da Reeves che con la faccia monoespressiva da depravato è azzeccato. Impossibile poi che in un porno-thriller non ci sia qualcosa di grottesco e che faccia addirittura ridere, come i vari giochini delle due, o la scena finale geniale dove vediamo il protagonista disperarsi per aver premuto mi piace, o quando per asciugare il telefono lo mette nel riso (una leggenda metropolitana) e sembra funzionare. Ma se la prima parte, riferita appunto al “Knock Knock” al quale si ispira il titolo del film, riesce a creare buone aspettative, nella seconda (che dovrebbe essere quella più intensa e ansiolitica) queste aspettative vengono deluse una a una. In qualche caso le situazioni diventano grottesche al limite del ridicolo, provocando però invece che divertimento molta noia. Roth non riesce a giustificare in maniera convincente il comportamento delle due ragazze, e quando lo fa diventa poco credibile: vendetta contro i pedofili? Oppure il contrario?

In effetti il racconto diventa ambiguo sul tipo di significato che certe frasi e certe scene propongono (frasi e scene che non sono nemmeno così scandalose o fastidiose, direi piuttosto 'fumettone'). Evan è un ottimo padre e marito innamorato, che si trova improvvisamente 'violentato' da due belle ragazze che non sembrano minorenni e che comunque non si comportano come tali. Non sembra aver rimorso di aver tradito la sua famiglia proprio perché non si sente responsabile di quello che è accaduto. E' possibile non sentirsi responsabili in certe situazioni? Anche se al massimo della provocazione? Le due ragazze sono andate in casa con un vero e proprio obiettivo: far cascare nella trappola il 'povero' Evan, ma perché? Ecco, è soprattutto a questa domanda che non c'è una risposta accettabile e condivisibile, vanificando così i buoni propositi che avevano proposto le domande precedenti sul comportamento di Evan. E' forse per questo pasticcio narrativo che gli ultimi 40 minuti dei 95 complessivi del film risultano davvero noiosi e senza troppo senso. Ci si aspetta un colpo di scena finale che naturalmente c'è ma che non alza il mediocre livello del film. In Knock Knock Eli Roth tenta un buffo esperimento e ribalta i ruoli, o meglio li confonde. Le fragili e innocenti ragazzine si rivelano spietati carnefici e il super-macho di turno si ritrova a essere la vittima designata. Il tutto per sostenere (forse) che quando un uomo tradisce deve aspettarsi di affrontare le peggiori conseguenze. Detto da Roth c’è da dubitare dell’onestà, anche perché, in fondo, se le donne sanno comportarsi come stronze simili forse un motivo per tradirle in fondo ci sarebbe pure. Ma non c’è da costruirci troppo intorno, perché Knock Knock non vuole andare più in là di quello che è: un simpatico prodotto di intrattenimento reso ancora più pepato dalla presenza nuda delle due disponibili starlette. Ha il retrogusto bischero di una barzelletta sconcia e come tale va goduto, perché questo è il cinema di Eli Roth, sincero, onesto e divertente.

Il finale ribalta un po tutte le carte in gioco, se fino a quel momento mi era sembrato condannare più gli atti vandalici, e anche più che vandalici, delle due bellissime ragazze, con la scena finale cambia un po tutto e capiamo che probabilmente Roth ci sta più che altro facendoci interrogare con un interessante ragionamento sul tradimento, cosa avremmo fatto noi nella stessa situazione? Forse la stessa cosa. Come si fa resistere a queste due pazze ragazze? Non si può! Anche se dotato di una discreta progressione narrativa, il film però fa acqua da tutte le parti, innanzitutto per l'assoluta mancanza di verosimiglianza, cosa che smorza assai presto la tensione (risulta evidente a chi vedrà il film che il personaggio interpretato da Keanu Reeves ha molte occasioni di prevalere, anche fisicamente, sulle ragazze, apparse tutt'altro che due forzute palestrate, ma non ne coglie nessuna!), e poi per quell'insopportabile assunto moralistico che fa, delle due allegre teppiste, i giudici del perbenismo borghese, sferzato dal loro anarchico e selvaggio senso di giustizia. Il film si riduce dunque ad un giochetto da liceali, senza la solita eccessiva cattiveria cui Roth ci ha abituato nelle sue precedenti pellicole, e non si rivela nemmeno originale, in quanto l'idea di fondo è quasi del tutto uguale ad un altro (Hard Candy). Qui però prevale il gusto di rovinare la vita altrui piuttosto che il ruolo di paladine della giustizia per vendicare il genere femminile dagli abusi dei maschi, qui le pur belle Lorenza Izzo e Ana De Armas rivelano sempre e inequivocabilmente i loro vent'anni (e dunque cosa diavolo c'entra la pedofilia?). E' che il tema delle donne che si vendicano del maschio oppressore torturando e umiliando il cattivo perverso di turno (un po' ottuso e perennemente arrapato) sembra di moda in questi anni. Ma preferisco di gran lunga le guerriere pulp, anarchiche e per nulla moraliste, di "Spring breakers" e "Sucker Punch": sparano e uccidono, ma almeno non ci fanno la morale! Non dico che è un brutto film, anzi è davvero ben strutturato ma a parer mio rimane un film vuoto, incompleto, come una domanda senza risposta. Ottima prova delle due attrici, che sanno essere urtanti al punto giusto, lo spettatore finisce per immedesimarsi nel protagonista e si sente sopraffatto verbalmente dalle due nei loro discorsi. Azzarderei dire che un dissidio interiore nasce dentro lo spettatore dopo la visione di questa opera, una lotta nel stabilire un giudizio personale per questo film anche dopo averlo recensito, che vede come protagonista un uomo, un uomo che una sera sente un rumore, un rumore che fa Knock Knock e decide di aprire la porta a due gnocche, chiamalo fesso..

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