giovedì 30 giugno 2022

I film del mese (Giugno 2022)

Dai cortometraggi ai documentari il passo è breve, e se questi di Cinema parlano/descrivono, "manco la bocca devi aprire". Ho infatti atteso di avere Netflix e dell'occasione per vedere la docuserie I film della nostra infanzia, spin off della serie I giocattoli della nostra infanzia (che anch'esso forse recupererò), ed è stato un gran divertimento. Certo, ho visto delle 3 solo la prima di stagione, ovvero delle 16 puntate solo quattro, ma sicuramente non mi perderò le altre, non mi perderò le storie dietro alcuni dei film che hanno influenzato intere generazioni, comprese le interviste con gli attori, i registi e gli addetti ai lavori che si sono impegnati nella realizzazione di questi classici. Eppure l'inizio non è stato dei più eccezionali, difatti si comincia con Dirty Dancing - Balli proibiti, che, qui lo dico e qui lo nego, non ho mai sopportato, ma i retroscena davvero interessanti, alla fine più del film penso d'aver più apprezzato tutto quello che nel documentario (durata variabile 50 minuti) viene svelato. Fortunatamente dal secondo si comincia a ragionare, ecco infatti Mamma, ho perso l'aereo, che nonostante alcuni retroscena già sapevo e/o conoscevo ho apprezzato moltissimo. Sapevo quasi tutto invece del terzo, di Ghostbusters - Acchiappafantasmi, ma anche più del secondo ho ammirato il tutto, perché i Ghostbusters sono i Ghostbusters. Ultimo, un gran bel botto, quelli tantissimi che c'erano in Trappola di cristallo, uno degli action più belli di sempre. A tal proposito, grazie al nostro Cassidy di quartiere (conoscete tutti il blog La Bara Volante vero?) che di cinema se ne intende, alcune chicche erano già state svelate (ed anni addietro), ma tra sorprese che non sapevo ed espedienti che non conoscevo, un piacevole e godibilissimo intrattenimento. Come quello che ahimè solo in pochi hanno offerto i lungometraggi visti in questo mese, nessuno diventerà un classico (a parte uno che già lo è), ma almeno alcuni di certo vedibili sono, scoprite quali.

Lady Macbeth (Dramma 2016) - L'origine shakespeariana mutuata dal romanzo breve di Nikolaj Leskov rendono questa Lady Macbeth un oggetto particolare, lo rendono un film strano ed affascinante. Una protagonista eccellente (una già brava e fulgida Florence Pugh, che da qui migliora progressivamente) per un film che convince non tanto per la trama quanto per le atmosfere e il gusto ricercato delle inquadrature oltre che per la tensione che permea progressivamente la vicenda. Una vicenda dai tratti gelidi sullo sfondo di una campagna spoglia e isolata dal mondo, scenario perfetto per un dramma che sale lentamente fino all'exploit finale. Un'impostazione molto teatrale ma certamente efficace nel trasmettere un senso di crudeltà ai limiti del gratuito. Il risultato è un film intrigante ma che non avvince del tutto. Tragica ma priva di pathos nel senso più classico, la pellicola dell'esordiente William Oldroyd, interessa e convince, però solo a metà. Voto: 6

Youtopia (Dramma 2018) - Delicato nelle premesse, angosciante nello sviluppo, troppa iella, però, sembra disorientare e il finale non giunge molto catartico. Occasione non del tutto persa ma sostanzialmente mancata di scandagliare con giusto coraggio e volontà una virtualità nella quale le carte della disumanità, dell'anomia e di una nuova idealità di socializzazione si mescolano con più complessità di quanto si vorrebbe credere (la vera "profonda rete" su cui indagare). Berardo Carboni e i suoi invece passano per troppe scorciatoie di scrittura, asciugando dove sarebbe stato utile soffermarsi e viceversa. Non è da bocciare ma nemmeno da elogiare tanto, diciamo che si può guardare e alla fine non c'è rimpianto però ci sono recitazioni scadenti dove si salva solo la ragazzina, e che ragazzina, Matilda De Angelis, non più una brava esordiente di belle speranze, ma sempre più una conferma che dimostra tutta la sua maturità di attrice. Voto: 5,5

giovedì 23 giugno 2022

Le serie tv del mese (Giugno 2022)

L'intenzione era proseguire già dallo scorso mese la visione di alcune serie (abbastanza lunghe e finite) stagione per stagione, ma come potete notare niente di tutto ciò. Questo perché ho deciso di vederle per completo, ma dall'anno prossimo. Infatti ho già un calendario abbastanza fitto tra recuperi e ultime novità per cominciare adesso, non bastasse che ho già troppe serie "aperte" (e ancora da finire, colpa anche di produzioni lunghe) per cominciarne di nuove ed ingolfare il ritmo. In questo senso porterò già a termine da quest'anno alcune di queste serie, anche se alcune di esse proseguiranno ulteriormente. Ad alcune non riesco a rinunciare (anche se a certe probabilmente dovrei), e il tempo di vedere altro non c'è, ma so districarmi bene e così continuerò, cominciando/continuando da oggi.

Christian (1a stagione) - Nel cuore di Corviale, noto quartiere periferico di Roma, tra malavita e pestaggi accade qualcosa di soprannaturale che coinvolgerà anche un messo del Vaticano. Sei episodi di discreta fattura che spaziano in maniera apprezzabile tra miracoli, violenza e piccoli ma importanti sentimentalismi. La prima stagione (probabile infatti un seguito, nonostante il liberatorio finale) l'ho trovata interessante, coinvolgente e ben girata. Interessante per i temi che tratta e soprattutto per come li tratta, per nulla scontato il finale, coinvolgente per il ritmo incalzante della trama senza esagerazioni balistiche o scazzottate improbabili, non affatto un capolavoro ma sicuramente un prodotto ben fatto e con attori all'altezza (Claudio Santamaria forse in un ruolo non suo ma efficace). Un prodotto molto trasversale e non prigioniero di un solo genere, capace sia d'intrigare ma anche riflettere proprio grazie all'argomento toccato. Un prodotto che non strizza l'occhiolino a nessuno (non volontariamente almeno), va per la sua strada a volte con qualche buca, proprio come le strade di Roma. Voto: 6,5

City on a Hill (2a stagione) - Un piccolo ritardo dovuto al Covid, ma non solo c'è stato un raddoppio, anche una triplicazione prevista prossimamente, perché questo serial Showtime, nonostante se ne parli davvero poco, con questa seconda stagione ne conferma il valore. Perché a volte un grande classico, se fatto bene, può regalare emozioni, trasporto emotivo e tensione, è il caso di questa serie ambientata a Boston nei primissimi anni '90, che anche in questa nuova stagione, pur non discostandosi dalla precedente (con i suoi difetti e i suoi pregi), tanto nei temi quanto nei risvolti, dopotutto la corruzione non è facile estirpare, così come il razzismo e il pregiudizio, a soffrire socialmente i più deboli, costretti a tutto per sopravvivere e far vivere gli altri, riesce ad essere efficace ed a restituire uno spaccato, brutto, sporco e cattivo, di grande impatto. In questo senso la seconda stagione tira alcuni fili, approfondendo anche aspetti del background dei personaggi. Personaggi corrotti sì, ambiziosi sì, o forse semplicemente umani (Kevin Bacon quando è così non gli si può dir niente). Un classico poliziesco insomma, ben scritto, ben girato, ben recitato che non stupisce ma che in fondo ancora discretamente piace. E scusate se questo è poco. Voto: 6,5

giovedì 16 giugno 2022

[Games] Videogiochi del periodo (Maggio/Giugno 2022)

Se non ho mai giocato ad un Dark Souls ci sarà un perché, è perché non ho mai ben sopportato il classico "muori-ritenta-muori ancora", ma non è solo per quello, il problema è il bilanciamento della difficoltà settato molto in alto (non esiste la difficoltà facile). Non è un caso che io abbia provato a giocare (così per caso, non avevo intenzione ma è successo, il riceverlo gratis certamente ha pesato) a Remnant: From the Ashes e mi sia arreso dopo poco tempo. Remnant infatti, che pur con le dovute differenze è molto simile al famosissimo titolo prima citato, è un gioco tosto, tostissimo. Soprattutto se questo è giocato in solitaria, che è molto più complicato che giocato in co-op, c'è difatti questa possibilità, ma nessuno con cui potrei farlo, e quindi fregato son rimasto. Difficile quindi immaginare per me giocare al celebrato Elden Ring, cui meccaniche e stile di combattimento simile, basato su tempismo di schivata e sull'abilità di assegnare più colpi in una finestra temporale ridotta (tra un attacco e un altro per intendersi), non fanno al caso mio, anche perché spenderei tutte le mie energie per farcela, e poiché già tantissime non sono, inutile sarebbe. I combattimenti infatti, come ho potuto anche se per poco notare con Remnant, hanno ritmi serrati e impongono un attenzione davvero alta, in quanto anche un solo errore banale può fare davvero la differenza. E la stamina non è amica, pochi movimenti e si è già a corto di fiato, alla mercé dei nemici. Potete quindi capire, anche per la frustrazione, chi conosce questo genere di gioco sicuramente sa, che ne deriva. Preferisco semplicemente altre cose, altri generi, per divertirmi e concludere senza troppe difficoltà le mie run di gioco, quotidiane ma sempre piacevoli, con giochi come quelli che oggi recensisco/esamino.

Obduction - Fondamentale per giocare a questo gioco è ricordarsi che ogni tanto è bene staccare la spina. Obduction è infatti un puzzle game in prima persona estremamente difficile. Si rifà a due classici del gaming che non aiutavano in alcun modo il giocatore (Myst e Riven). Difatti ciò che si ha è un mondo da esplorare colmo di enigmi e puzzle sempre più complessi. La differenza fondamentale rispetto alla quasi totalità dei giochi moderni è che in questo caso non si ha alcuna direttiva su cosa fare, come farlo o semplicemente dove andare. C'è una sensazione di spaesamento tipica delle avventure dei tempi andati. Ma superato il possibile smarrimento iniziale, l'opera scorre via liscia come l'olio (puzzle permettendo, naturalmente). E comunque se si ha bisogno d'aiuto c'è sempre Youtube. Un'opera che non punta su una trama molto ben definita, ma preferisce prediligere la suggestività dell'ambientazione. Su questo punto niente di dire, lo stile artistico particolare non per caso colpisce nel segno, non si può tuttavia soprassedere su qualche difetto tecnico di troppo, e su una seconda parte molto poco ispirata rispetto alle aspettative iniziali. La presenza di più finali non giustifica la rigiocabilità di questo titolo che può risultare ripetitivo anche dopo qualche ora di gioco. Nel complesso quindi un discreto videogioco, l'esperienza, anche se ho avuto qualche forte mal di testa nel procedere, abbastanza soddisfacente. Un'esperienza che tuttavia non si può che consigliare solo agli esperti del genere, troppo ostico infatti per gli altri, che potrebbero perdere letteralmente la testa. Voto: 7

giovedì 9 giugno 2022

Le mie canzoni preferite del mese di Giugno: Speciale Eurovision Song Contest 2022

Non devo renderne conto a nessuno, quindi scusate se arrivo tardi, anzi tardissimo (ma come dico sempre, meglio tardi che mai) all'appuntamento musicale Europeo più atteso dell'anno. E' passato quasi un mese infatti dalla proclamazione dei vincitori (che tra l'altro e come sempre non sono stati i miei preferiti, e tra i miei preferiti), ma tanto non che cambi niente, la musica imperterrita resta. Hanno trionfato gli Ucraini, che nel frattempo ancora combattono dopo più di 100 giorni per la loro sopravvivenza, non solo territoriale, meritatamente o meno non saprei (personalmente poteva anche non vincere), non era certamente la più bella, forse quella più importante, in ogni caso onore a loro. Alla competizione hanno comunque partecipato anche altre 39 nazioni, quindi ben 40 canzoni da ascoltare e "studiare", ed alla fine anch'io ne ho fatta una classifica finale. Quattro categorie distinte, dalle peggiori alle migliori, con l'aggiunta di quattro premi "consolatori" ai video ufficiali più belli. A tal proposito voglio precisare che in considerazione ho preso solo la canzone stessa, più ovviamente il video di presentazione, poi utilizzato dalla rassegna, tutte raggruppate le trovate QUI. Questo perché io non ho seguito affatto la rassegna alla TV, né visto conseguentemente nessuna performance, né oltretutto saputo dei scartati, semifinalisti e finalisti, tutto alla cieca. Ho seguito semplicemente il mio orecchio e non il giudizio degli altri (del pubblico), e dopo attente valutazioni (dopo che ho avuto un mese di tempo per farlo) ho stilato questa speciale classifica, che spero non sia per voi tutta "cannata".


Categoria "MEH" (Povere orecchie, dalla 40a alla 30a)

WRS - Llámame - Romania
Ronela Hajati - Sekret - Albania
Achille Lauro - Stripper - San Marino
Circus Mircus - Lock Me In - Georgia
Michael Ben David - I.M - Israel
Chanel - SloMo - Spain
Intelligent Music Project - Intention - Bulgaria
Konstrakta - In Corpore Sano - Serbia
Subwoolfer - Give That Wolf A Banana - Norway
Monika Liu - Sentimentai - Lithuania
Alvan & Ahez - Fulenn - France

Categoria "BOH" (Amore e odio, dalla 29a alla 17a)

Brooke - That's Rich - Ireland
The Rasmus - Jezebel - Finland
Systur - Með Hækkandi Sól - Iceland
Sheldon Riley - Not The Same - Australia
MARO - Saudade Saudade - Portugal
Zdob si Zdub & Advahov Brothers - Trenuletul - Moldova
Nadir Rustamli - Fade To Black - Azerbaijan
STEFAN - Hope - Estonia
LPS - Disko - Slovenia
Citi Zeni - Eat Your Salad - Latvia
Vladana - Breathe - Montenegro
Sam Ryder - SPACE MAN - United Kingdom
Kalush Orchestra - Stefania - Ukraine

martedì 31 maggio 2022

I film del mese (Maggio 2022)

Non sono un appassionato di cortometraggi, tuttavia molti ne ho visti negli anni, ma certamente non sono così esperto da esprimere giudizi obbiettivi sul risultato del suddetto esercizio cinematografico, posso al massimo dire, e in modo lapidario, che nessuno dei 6 cortometraggi visti su e da Disney Plus mi è dispiaciuto, anzi, in alcuni casi proprio belli. Una mezz'ora di visione estremamente soddisfacente questo è sicuro, tanto che l'esperimento prossimamente rifarò. Nel dettaglio ho visto due cortometraggi prequel o sequel ma comunque spin-off di due film d'animazione recenti (tra l'altro gli unici due "parlanti" del lotto) e quattro cortometraggi "esterni", senza alcuna affiliazione ad alcun prodotto, basti pensare che due di questi hanno vinto persino l'Oscar. Ed entrando ancor più nei dettagli ecco che ho visto Ciao Alberto, cortometraggio ambientato nell'universo di (del film) Luca, un corto animato da buone intenzioni, come quelle del piccolo protagonista che tenta di fare di tutto per farsi amare da quella che considera una figura paterna, ma riesce a combinare solo disastri. Grafica brillante, più che discreta, simpatia e buoni sentimenti. Poi ecco un corto spin-off e prequel del bellissimo film Soul, in cui si chiarisce bene il personaggio di 22, una piccola anima che non ne vuole sapere di andare sulla Terra, tanto da organizzare una piccola banda di disturbatori nel regno delle anime. Appunto 22 contro la Terra, il cui ritmo è forsennato e la dolcezza dei personaggi di contorno è commovente. Davvero simpaticissimo. Proseguendo, due vincitori di Oscar, nel 2017 lo vinse Piper, proiettato prima del film Alla ricerca di Dory, un corto diretto da Alan Barillaro che di un piccolo uccellino ne fa portavoce nell'affrontare la vita, le paure, i primi passi e le scoperte del mondo. La felicità di questo piccoletto è un vero spettacolo. Nel 2019 toccò a Bao, proiettato al cinema prima del film Gli Incredibili 2, un corto davvero significante, denso di significato. La "vita" di un raviolo come metafora di quella umana e la necessità del distacco dal "nido" materno per i figli ormai cresciuti. Di seguito ecco Lontano dall'albero (Far From the Tree), proiettato prima di Encanto, un cortometraggio per imparare a spezzare dolorosi schemi del passato. Una storia di formazione legata alla curiosità dei cuccioli, in questo caso procione, non ci sono vere gag ma un messaggio educativo pulito che passa felicemente allo spettatore, aiutato da una certa velocità di regia e dai tratti morbidi con cui è delineato il protagonista. Infine un capolavoro, culturalmente, storicamente ed esteticamente significativo, l'esordio di un mito in un cortometraggio datato, ma ancora oggi imperdibile. Steamboat Willie, un corto che visto a distanza di quasi cent'anni è una mezza cavolata, ma il valore storico e la presenza per la prima volta di Topolino, lo rende un classico. Un corto che fa molto sorridere per la sua ingenuità ma allo stesso tempo colpisce per la forza delle intuizioni (la musichetta fischiettata da Mickey Mouse è storia). Incredibilmente si assiste a scene di vero e proprio maltrattamento su innocenti animali, ma scherzi a parte, è un corto molto bello, surreale, giocoso e spumeggiante nel suo umile bianco e nero. Lo consiglio non solo perché risulta ancora godibilissimo, ma anche per la sua importanza nella storia dell'animazione. Ecco invece i lungometraggi visti questo mese.

The Vast of Night (Thriller/Fantascienza 2019) - Negli anni '50 in un paesino del New Mexico mentre tutti sono intenti a seguire una partita di basket, una centralista ed il conduttore di una emittente locale cercano di capire da dove provenga uno strano segnale radio. Omaggio dichiarato ad una serie mitica (Ai confini della realtà), un esordio registico (di Andrew Patterson, che è da tenere d'occhio) in chiave minimalista che in alcune sequenze riesce a creare tensione con pochissimi mezzi  (bellissima nella sua fluidità la carrellata lungo le strade deserte) ma è penalizzato dall'eccessiva verbosità che, soprattutto nella prima parte, si traduce in dialoghi sfibranti (ma atmosfera ben fatta, con anche vaghi richiami Lovecraftiani). Più promettente che riuscito, più curioso che appassionante, un'opera elegante (bella ricostruzione anni '50, bella colonna sonora), evanescente eppur struggente. A fine visione quello che resta è una gran voglia di silenzio. Voto: 6

Nocturne (Dramma/Horror 2020) - Buon dramma dark che riveste di sentori faustiani una classica storia di ambizione, rivalità musicale e rivalsa dei "mediocri" in stile Amadeus, declinata secondo gli stilemi del thriller psicologico dalle parti de Il cigno nero e del coming-of-age movie orrorifico. Zu Quirke, al suo esordio, dimostra una buona padronanza della macchina da presa, confezionando un prodotto fine, elegantemente freddo e mediamente inquietante (con uno stile reminiscente di cose recenti sul tema tipo Starry Eyes o The Neon Demon, trova la sua ragione d'essere nell'aspetto satanico-soprannaturale, anche se la componente paranormale viene affrontata rimanendo nel consono, lasciando sottintendere e intuire o poco più). In risalto Sydney Sweeney, brava e carina. Il film soffre per la scarsa originalità di fondo (il finale è ampiamente prevedibile), ma la cura formale lo sostiene. Ha i suoi tempi morti ma si lascia seguire. Voto: 6

martedì 24 maggio 2022

Le serie tv del mese (Maggio 2022)

Con un dubbio (di visione) e un desiderio (sempre di visione) in testa, non potevo perdere l'occasione di recuperare finalmente una serie d'animazione tanto acclamata quanto celebrata, quella relativa a Conan, non il Detective però, ma ad Il ragazzo del futuro (scusatemi la battuta...ora divenuto passato), il primo capolavoro del maestro Hayao Miyazaki (il primo di tanti). In questo senso, realizzato nel 1978 e composto da 26 episodi, Conan, oltre ad essere uno splendido esempio di serie per ragazzi (probabilmente tra le migliori mai realizzate, insieme ad altre più o meno simili), è un'opera chiave per comprendere a pieno la poetica del regista nipponico, e non averlo presumibilmente visto era imperdonabile. Ovviamente il risultato (dopo averlo finalmente visto e recuperato nella sua totalità) è clamoroso, un film eccezionale diviso in più parti, personaggi perfetti con Lana che è stata il prototipo di tutte le sue eroine cinematografiche. Un inno alla natura, una condanna all'uomo industriale. Sigla italiana bellissima. Perciò che dire che non è già (presumibilmente) stato detto? Praticamente niente, semplicemente una bellissima avventura senza tempo, un racconto di fantascienza ricco di tematiche: amore, amicizia, resistenza, natura, politica. Offre appunto spunti di riflessione con le tematiche trattate, i personaggi e le numerose gag azzeccatissime. Gli intrecci e gli sviluppi sono intelligenti e coinvolgono lo spettatore sino a un attesissimo finale che dà speranza. Inutile dire che le animazioni e il character design sono splendidi. Liberamente ispirata al romanzo The Incredible Tide di Alexander Key, Conan il ragazzo del futuro insomma lascia il segno, e dovrebbe essere da tutti visto, soprattutto da quelli che ancora non l'hanno fatto. Lo si trova su VVVVID e su Prime Video, ed anche su Netflix, non ci sono più scuse. Ma questo era solo l'antipasto, ecco cos'altro ho visto questo mese.

Yellowstone (3a stagione) - Una stagione ricca di sorprese, sia dal punto di vista delle lotte per la terra, sia da quello familiare, con una serie di segreti che vengono a galla. Mentre i rapporti si modificano, anche la figura di John Dutton cambia, diventando meno attiva e più introspettiva, sempre ferma però nel mantenere il ranch e i valori. Prosegue quindi la guerra con tutto ciò che rappresenta il mondo nuovo, l'economia, il capitale. Soffermandosi però su questo è come se perdesse di vista il resto, i legami familiari, i suoi figli. Proprio i figli vanno avanti per la loro strada, che molto spesso non è quella dello Yellowstone. In Yellowstone 3 si parla ancora di identità, di un posto nel mondo, di legami distruttivi tra padri e figli. Personaggi, ambientazioni, trama si mescolano per creare un mix perfetto, fino al colpo di scena finale. Prima di tutto però c'è l'animo dei protagonisti, ci sono i loro valori, gli ideali, le vittorie e i fallimenti. C'è il tempo che passa e il peso del futuro che rende ogni cosa estremamente fragile. Superato definitivamente il retrogusto da soap opera delle prime due stagioni, la serie trova in personaggi robusti e mai banali il vero punto di forza. Peccato solo per l'esasperazione di alcuni principi e concetti che, talvolta, rendono questa serie un po' macchiettistica. In particolare risulta assurdo questo concetto del marchio sul petto, della fedeltà al ranch fino alla morte, che in questa terza stagione viene portato a livelli che superano ampiamente il ridicolo. Si spera inoltre che alcuni personaggi secondari possano evolvere in modo più soddisfacente nelle prossime stagioni, perché mostrano qualche crepa. Nonostante questo, ci troviamo davanti ad una buona terza stagione, una stagione che, tra una marchiatura a fuoco, un'impiccagione e varie sparatorie, finisce con il botto, un cliffhanger finale che ci sta e che lascia carichi per le prossime avventure (non ci sono dubbi: ci sarà, anzi c'è, anche la quarta stagione) di una serie che, con i suoi limiti e difetti, ha sicuramente lasciato il suo segno, il suo marchio a fuoco. Voto: 6,5

What We Do in the Shadows (3a stagione) - Da un po' di tempo divenuta una delle gemme non del tutto nascoste della televisione, ha ottenuto consensi dalla critica e premi per ciascuna delle sue prime due stagioni, ha mantenuto un pubblico modesto ma costante, e questo per una finta serie di commedie horror su quattro vampiri che "vivono" a Staten Island, con un gruppo di attori meno noti (sebbene affermati), è un risultato impressionante, in particolare quando i drammi e le sitcom più tradizionali e sceneggiati tendono a dominare le conversazioni sulla TV. Forse ancora più impressionante, tuttavia, è che What We Do In The Shadows è riuscito a mantenere la sua premessa unica e il formato fresco con ogni nuova stagione (Qui la seconda), e continua a offrire un sacco di risate, colpi di scena e momenti citabili (in attesa anche di una quarta di stagione, che sicuramente non perderà il suo "morso"). Sarebbe stato facile per What We Do In The Shadows infatti drenare la sua configurazione iniziale per il valore dell'intrattenimento fino a quando la premessa non fosse diventata troppo noiosa o troppo prevedibile per trascinarsi oltre, ma il team creativo della serie continua a trovare modi per bilanciare il familiare con nuovi colpi di scena, nuovi personaggi intriganti e percorsi inaspettati per i suoi personaggi ricorrenti. Non a caso questa terza stagione dello show è la più ardita, scioccante e provocatoria, ma anche la più "umana": i vampiri soffrono di depressione, solitudine, bisogno di affetto e mal di vivere come i mortali, e mai come in questa annata l'ilarità va di pari passo con una soffusa malinconia. Kayvan Novak, Natasia Demetriou, Matt Perry, Mark Proksch e Harvey Guillén sono ormai tanto affiatati, realistici e naturali nella propria recitazione da illudere lo spettatore che What We Do in the Shadows sia un vero documentario su una famigliola solamente un po' bizzarra. Che spasso! Voto: 7

martedì 17 maggio 2022

[Cinema] Speciale Premi Oscar 2022

Inizialmente doveva esserci oggi lo speciale omaggio, in occasione del suo settantesimo compleanno (che cadeva tuttavia sabato scorso), a Robert Zemeckis, dato che della sua filmografia me ne mancavano solamente due, ma purtroppo non ho trovato il suo film esordio (1964 - Allarme a N.Y. arrivano i Beatles!) ed ho dovuto rinunciare, per ora almeno, ma in ogni caso l'altro che mancava ho già visto (La fantastica sfida) e due rivedrò nel corso di quest'anno (uno peraltro ci sarà nel listone di questo mese). Così ne ho approfittato (annunciandolo peraltro a fine Marzo) per fare uno speciale sulla 94ª edizione dei premi Oscar, uno speciale che avevo da quest'anno abolito, lo ripropongo, però con diverse modalità e finalità. Infatti se lo scopo era commentare i film premiati con le mie personali considerazioni, conscio d'averne peraltro visti giusto una manciata, stavolta ecco un mini listone di recensioni di ben 8 film candidati e/o premiati recentemente visti. Visti grazie a Disney Plus e Sky, da quest'ultimo tra l'altro l'occasione era di vederne anche un altro in più, difatti Spider-Man: No Way Home potevo vedere a 0,99 centesimi, ma ho declinato l'offerta. Dopotutto spendo già quasi 100 euro al mese per i miei abbonamenti, tra Fibra, DAZN, Sky (comprendente Netflix) e Prime (più Disney Plus che tuttavia e fortunatamente non pago), che spendere anche solo un euro in più non era giustificato. Presumibilmente nel corso dell'anno sarà incluso nell'abbonamento, per cui inutile avere fretta, come questo anche tutti gli altri, e al momento dei principali 34 ne restano 12 (tra l'altro dagli scorsi Oscar ne rimangono ancora 5), certamente vedrò, e a tempo debito. Nel frattempo ecco com'è andata con questa tranche cinematografica legata all'Academy.

La persona peggiore del mondo (Romantico/Dramma 2021) - Questo film sembra tante cose insieme: commedia romantica, film quasi comico (in certi momenti soprattutto all'inizio), film drammatico, non riesci a dargli una definizione, ma certamente è un film riuscito, frutto di una sceneggiatura originale e brillante che racconta in maniera originale le vicissitudini amorose di una ragazza Norvegese senza istinto materno. In questo senso il film di Joachim Trier (già visto all'opera con l'interessante Thelma) fa centro nel dipingere l'inconsistenza e l'indecisione del giovane di oggi, in rapporto anche a un contesto che toglie sempre più spazio ai "vecchi" e alle loro abitudini. Un bel lavoro di scrittura e di regia, elegantemente diviso in piccoli capitoli (programmaticamente) senza fulcro e un po' asciutto di emozioni e sensazioni. Viene un po' il dubbio che l'hype da Oscar e il battage pubblicitario ne abbiano esagerato le potenzialità, tuttavia buon film, anche perché a contornare il tutto un'ambientazione azzeccata, con una società scandinava perfetta di cui ti viene voglia di scoprire i meccanismi più segreti e dei personaggi secondari perfettamente delineati (paradossalmente anche meglio della protagonista) che fanno ridere e commuovere per la loro umanità. Brava comunque la Renate Reinsve (vincitrice a Cannes 2021, dove il film è stato presentato, di un premio) nelle sue trasformazioni emotive e onesto il suo ruolo senza scadere in provocazione libertaria. Nel complesso un film particolare da non sottovalutare, ma che l'Oscar difficilmente poteva vincere. Voto: 6,5
 
La fiera delle illusioni - Nightmare Alley (Dramma/Thriller 2021) - C'era una certa fremente attesa per il ritorno in regia del messicano Guillermo Del Toro, dopo il successo ed i premi de La forma dell'acqua del 2017, e purtroppo questo suo film (remake dell'omonimo noir di Edmund Goulding) parzialmente le delude. Non posso fare paragoni con l'originale del '47 perché non l'ho visto ma il film di Del Toro è come un viaggio sulle montagne russe tra alti e bassi. Se tecnicamente e visivamente egli sa infatti mettere in piedi uno spettacolo per gli occhi, dal punto di vista narrativo paga pegno ad una certa discontinuità e prevedibilità delle situazioni. La parte iniziale, con il circo e i suoi strambi occupanti (non a caso perfettamente a fuoco con l'estetica del regista), pare più frizzante e coinvolgente, con in prima linea Willem Dafoe, Toni Collette e il primo Bradley Cooper versione ruspante. Con il prosieguo, il trasferimento nelle atmosfere sciccose newyorchesi e il Bradley Cooper in chiave decisamente più noir e tragica, la storia perde mordente e appare tirata per le lunghe. Il gioco va difatti per le lunghe e le due ore e mezza di durata si fanno sentire. Alla fine i pregi superano i difetti questo è certo, ma mi aspettavo comunque qualcosa di più perché il materiale messo a disposizione era davvero interessante, e qualche taglio avrebbe sicuramente giovato, con tutto il rispetto per la sempre fantastica Cate Blanchett. Al di là di tutto il film sembra infatti a più riprese sfilacciato, come se i rapporti tra i personaggi non riuscissero a consolidarsi col passare del tempo. Anche le scene più drammatiche, di conseguenza, appaiono riuscite solo a metà. A colpire, invece, è senza ombra di dubbio l'atmosfera, e il beffardo finale. Non male, ma neanche tanto bene. Voto: 6

martedì 10 maggio 2022

Le mie canzoni preferite (Maggio 2022)

Stasera comincia l'Eurovision Song Contest qui a casa nostra, una bella cosa certamente, anche se anche questa volta, ma se vince son sempre contento, non tiferò per l'Italia. Devo ancora ascoltarle tutte, ma una migliore della canzone che ha vinto l'ultimo Sanremo sicuramente c'è, e se non c'è non importa, basta che non vinca San Marino! Forse il mese prossimo saprete le mie preferenze, per adesso ecco le mie ultime preferite, tra ritorni e novità (Qui la playlist completa da Youtube).

Nonostante le stonature, buon ritmo e parole interessanti, Jovanotti non invecchia mai.

A forza di duetti Ed Sheeran sta prendendo frequentemente piede qui da me,
merito suo probabilmente, ma non solo suo certamente.

sabato 30 aprile 2022

I film del mese (Aprile 2022)

"Aprile dolce dormire", ma solo in parte, quest'anno almeno, che tra delusioni calcistiche da smaltire, abbuffate da digerire e sbalzi metereologici da sopportare, non bastasse un lutto negli ultimi giorni e l'incessante spargimento di bombe ad Est, è stato un mese che "puzza di vecchio" (cit.), infatti c'è stato nessun nuovo inizio e nessun rilassamento. Comunque dal Primo Aprile (e non è un pesce tradizionale), la pagina Instagram del blog, se ancora non avete visto o non avete account per saperlo, è stata (così per diletto) riattivata (il widget nella colonna destra). Dopo un periodo diciamo di transizione difatti, ho riiniziato a ripubblicare i post relativi alle pubblicazioni del blog, mettendo in atto per le prime settimane (fin quando non riesco a mettermi in pari) una sorta di azione retroattiva inerente a quest'anno in corso (per esempio questo post sarà immesso verso metà Maggio, perché posto ogni tot giorni). Immagini che comprendono a scopo illustrativo (questo perché insieme scritto ad ogni film o serie vista c'è anche la piattaforma di visione e il voto) la lista delle visioni cinematografiche e televisive, delle canzoni preferite e dei giochi, non dimenticando ovviamente gli altri post di qualunque altro tipo. Spero che a qualcuno servi, ma in ogni caso ecco le mie prime visioni del mese.

Jungle Cruise (Avventura/Commedia 2021) - Prendete un'antica leggenda legata ai conquistadores, metteteci dentro situazioni tipiche di Indiana Jones e Pirati dei Caraibi, shakerate tutto freneticamente ed eccovi servito questo Jungle Cruise (che comunque s'ispira prevalentemente ad una celebre attrazione di Disneyland). La regia solida di Jaume Collet-Serra (abituato già a film d'azione come quelli già girati con Liam Neeson, Run All Night o L'uomo sul treno, ma non dimentichiamo Paradise Beach con Blake Lively) permette di avere un film dal ritmo serrato dall'inizio alla fine e ricco di momenti divertenti. La Disney sforna un prodotto accattivante che è anche politicamente corretto. Per fare questo sfrutta i grandi successi del passato e il carisma di Dwayne Johnson, perfetto per interpretare ruoli di questo genere (è affiancato da Emily Blunt nella ricerca del leggendario albero i cui petali possono curare qualsiasi ferita ed annullare ogni maledizione). Un po' troppa CGI qua e là, che crea un effetto a volte da videogame, ma nell'insieme l'operazione è riuscita. Riesce ad incarnare lo spirito del più classico dei film d'avventura, offrendo un intrattenimento e un interesse più che adeguato che è impossibile classificare come noioso o scialbo. Voto: 6

White Bird in a Blizzard (Dramma/Thriller 2014) - Nulla di memorabile, ma un buon giallo estetizzante. Se dovessi descrivere con due parole questo film sarebbero "totalmente inaspettato". Non tanto per il finale, che può sorprendere, ma fino ad un certo punto, quanto per lo stile e la forma. Molto oscuro, sexy, un film da cui è difficile distogliere lo sguardo. Per quello che è un ipnotico, visionario viaggio di Gregg Araki (maestro di un suo stile magnetico) in una vicenda inquietante, nella quale si incontrano solitudine, abbandono e vuoto esistenziale. Un giallo "non giallo" nel quale una ragazza deve iniziare a fare i conti con l'elaborazione del lutto per la scomparsa di una madre mai amata, la cui sparizione è stata solo un sollievo. Uno sgargiante e quindi seducente coming of age dagli efficaci tocchi gialli che trova il suo punto di forza nell'ammaliante confezione e nel disegno dei personaggi, a doppia faccia anche quando apparentemente rassicuranti (si pensi alla mezza reticenza degli amici del cuore). Bravissimi gli attori, seducente come non mai la bellissima Shailene Woodley, ambiguo Christopher Meloni, la Eva Green imbruttita colpisce, sorprende Shiloh Fernandez, indubbiamente efficaci tutti gli altri. Spesso dispersivo, ma di gran fascino. Voto: 6+

sabato 23 aprile 2022

Le serie tv del mese (Aprile 2022)

Era tornata nello scorso (sedicesimo) finale di stagione, non si sapeva il perché, ma il mistero che circondava Ziva David viene svelato nel corso della stagione 17 di NCIS. Sicuramente un ritorno (atteso) che doveva esser introdotto bene, sinceramente, per quanto mi riguarda, il tutto si è perfettamente inserito nel contesto. Ciò che è stato mostrato ha avuto un senso, in particolare se si aveva compreso nelle tante stagioni precedenti di NCIS (qui il mio commento alla 16a) sia il carattere ed il modus operandi dell'ex agente, sia il suo rapporto in particolare con Gibbs. Una toccata e fuga apprezzabile, un ritorno in verità doppio, dato che a metà stagione quello che viene rimasto in sospeso prima hanno finalmente una conclusione. A parte ciò, il resto è nella medietà della serie, con indagini interessanti e sorprendenti sempre ben gestite. Certo, a volte si esagera e qualcosa non sempre quadra, ma ci si accontenta. I nuovi rinsaldano le redini, i vecchi non mollano un colpo, fino all'ultima puntata, una puntata, la ventesima, che anche se finale di stagione non è, riuscita è, grazie anche alla presenza del redivivo Christopher Lloyd (la puntata probabilmente più intensa e bella). Tra le tante produzioni colpite dall'emergenza Coronavirus c'è infatti anche la diciassettesima stagione di NCIS, che ha dovuto chiudere in anticipo rispetto ai programmi originali. Il vero episodio finale sarà tuttavia inserito nella prossima stagione, che ovviamente prossimamente guarderò e nuovamente a tempo perso. Ecco invece il (corposo) resto delle serie viste in questo mese, tra ennesime conferme, belle sorprese e piccole delusioni.

Fargo (4a stagione) - Nella quarta stagione il nome Fargo rimane solo un'eco. Le caratteristiche rimangono, quali gli elementi bizzarri e visionari, e dove il Caso appare per scompaginare tutte le macchinazioni machiavelliche dei suoi personaggi. Allarga molto il contesto rispetto alle altre stagioni, qui non è l'innevato Minnesota a fare da sfondo ma la città di Kansas City, specchio delle eterne contraddizioni di un paese di immigrati che vogliono essere americani, ma che quando scendono da terra sono dei criminali o trattati come tali. La proibizione di quel sogno che solo attraverso il crimine può essere assaporato, con codici e leggi proprie. La terra dell'abbondanza è lì, pronta per essere presa e non importa come. Eccede forse nelle citazioni, un vero e proprio compendio di tutto il genere gangster, ridondante in alcune sottotrame per eccesso di personaggi, alcuni dei quali un po' sopra le righe, tra questi ci sono gli italiani, che comunque fa piacere vedere interpretati da veri italiani. A proposito degli attori, Chris Rock è sempre stato un buon attore, e se avesse continuato a fare solo quella strada sarebbe stato meglio, soprattutto quando poi dici cavolate. Una stagione che mi ha soddisfatto, tutto sommato, ma inferiore alle precedenti (anche rispetto alla terza). Voto: 7
 
The Falcon and the Winter Soldier (Miniserie) - Dopo gli avvenimenti di Avengers: Endgame, Sam Wilson e Bucky Barnes diventano partner in una nuova avventura (il duo Sebastian Stan-Anthony Mackie funziona, anche se ci mette un po' a carburare). Prosegue il corso dell'MCU con una (mini)serie che omaggia (senza mostrarla nella sua forma "storica") una delle sue figure più iconiche, Captain America, la cui difficile eredità è raccolta in modo diverso dai due protagonisti. Azione e spionaggio in sei puntate ricche di ritmo e dalle variegate ambientazioni, che non trascura di dare un certo "spessore" psicologico ai suoi personaggi. Tuttavia riuscita a metà, perché dopo le interessanti prime puntate esce fuori troppo un discorso politico e soprattutto di perbenismo che comincia a diventare stucchevole. L'azione (come detto) è tanta, e ben girata, ma forse sarebbe servito un villain più interessante per renderla emotivamente coinvolgente. Alla fine una serie corta (e non sarebbe stato meglio fare qualche puntata in più per chiudere degnamente? così sembra tutto chiuso in fretta e furia ed è un peccato) che si guarda volentieri, indispensabile ai fini del proseguo della storia, ma che resta un occasione persa visto il budget e le premesse che c'erano. Molto meno fantasioso e accattivante di WandaVision, un pelino migliore di Loki, ma pur sempre una mezza delusione. Voto: 6+

venerdì 15 aprile 2022

[Games] Videogiochi del periodo (Marzo/Aprile 2022)

Anche questa volta, come l'ultima volta (Qui), non è andata del tutto liscia, altri due titoli provati e poi bocciati. Stavolta non dall'Epic Games Store, ma da GOG, che ugualmente però uso come "parcheggio", difficilmente infatti comprerò mai qualcosa. In ogni caso ho provato a giocare a Ghostrunner, "uno slasher hardcore FPP pieno di azione fulminea, ambientato in una cupa mega-struttura futuristica cyberpunk", e mi sono bastati solo 5 minuti, era troppo difficile per me giocarci, ma è difficile a prescindere, calibrare le mosse e nel frattempo correre saltare e via dicendo, anche Emanuele di The Reign of Ema, molto più capace di me, se n'è accorto. E insomma ho mollato senza troppo dispiacermi. Al contrario mi è dispiaciuto lasciare dopo un pomeriggio di gioco, Journey to the Savage Planet, un particolare action adventure caratterizzato da un'ambientazione fantascientifica, un gioco tutto o quasi incentrato sull'esplorazione di uno strano, fluttuante mondo alieno, il resto del mix è affidato in ordine di importanza al combattimento e alla risoluzione di diversi enigmi ambientali, il che è un bene, ma le questioni risorse da trovare, creature da studiare ed arrangiati per trovare la strada, non mi sono andate a genio ed ho preferito lasciare perdere. Forse andando avanti migliorava la situazione e forse giocando in coop con un giocatore esperto meglio sarebbe stato, non saprò mai, però va bene così, dopotutto senza giocare non sono decisamente stato.

Battlefield V - Se Battlefield 1 si concludeva ponendo fine al conflitto, questo capitolo di DICE (il suo seguito) si apre facendo notare, in maniera piuttosto amara, che l'uomo tende a dimenticare alla svelta gli orrori del passato. Un monito quanto mai attuale. Eccomi quindi a parlare della Storia raccontata in Battlefield V, che riprende la formula già sperimentata precedentemente, con missioni denominate per l'occasione "War Stories", brevi racconti indipendenti e autoconclusivi, che consentono di impersonare diversi protagonisti e spaziare geograficamente dal Nord Africa fino alla Norvegia, dalla Francia alla Germania. Ovviamente però, ed ancora una volta, è la componente online, il multiplayer, ad essere la punta di diamante del titolo. In questo senso Battlefield V è sicuramente un prodotto controverso. Da una parte troviamo infatti un gran comparto multiplayer (anche se costruire ripari, robe, non è per me, ed anche se a questa modalità raramente gioco), per contro, una campagna cortina e in parte deludente. DICE non ha imparato dagli errori commessi con Battlefield 1, se tecnicamente un miglioramento decisamente si vede, qualitativamente e quantitativamente non tanto. Fortunatamente non c'è la missione di volo, sfortunatamente da sei passano a quattro. Tra le storie proposte (realmente accadute durante la Seconda Guerra Mondiale), Tirailleur è senza dubbio quella che è riuscita ad emozionarmi di più, una storia in cui viene mostrata la vera crudeltà della guerra, un esercito pronto a liberare una nazione che non ha mai conosciuto. Per riassumere, il pacchetto singleplayer offerto da EA e DICE è di buon livello (le varie trame risultano comunque godibili, chiudendo un occhio su alcune situazioni paradossali che non svelo per evitare spoiler), grazie a quattro storie curate sotto ogni minimo dettaglio ma che, purtroppo, impegnano per solo 4/5 ore circa. Ecco, e poiché la modalità multiplayer, anche se perfetta, poco mi interessa, l'amaro in bocca l'ho sentito. Per fortuna che anche questo come l'altro erano gratis, altrimenti sarebbero stati soldi buttati. Ma comunque non mi è dispiaciuto giocarci, anche se appunto mi aspettavo molto di più (personalmente il mio cuore sempre batterà per Call of Duty). Voto: 6