giovedì 29 settembre 2016

Gli altri film del mese (Settembre 2016) Parte 1

Mai come questo Settembre mi era capitato di vedere tanti film, perché dopo averne visti e recensiti già tanti, ecco che per questo classico post di fine mese, dato che sono davvero numerosi, ho dovuto per forza di cose suddividere il tutto in due parti. Ecco quindi le prime recensioni della prima parte. Partisan è un crudo e potente film drammatico del 2015, diretto dal regista australiano Ariel Kleiman, al suo debutto, che ha come protagonista principale il bravissimo Vincent Cassel, ormai abituato a rivestire i più svariati ruoli e, principalmente, quelli di cattivo, ma quello che interpreta in "Partisan" risulta alquanto singolare (come in parte anche ne Il racconto dei racconti) e come, del resto, tutta la vicenda narrata. Un uomo che ha costruito in una squallida periferia una sorta di nascondiglio ben nascosto e ben protetto dal resto della società in cui ha deciso di prendersi cura ed educare dei bambini nati da madri probabilmente in condizioni disagiate poiché o violentate o abbandonate dai propri compagni. In questa sorta di strano e singolare microcosmo egli provvede a tutto, cibo, giochi, una sorta di istruzione più che altro basata sulla pratica ed altre necessità varie, inoltre egli vi ospita anche le suddette madri in modo tale che i bambini non siano da loro separati affettivamente e fisicamente e rivestendo invece lui stesso il ruolo di padre per tutti. Il suo scopo è quello di addestrare i piccoli al fine di fare loro commettere degli omicidi nella società contemporanea (non si sa se per motivi di vendetta od altro) e di trasformarli in pratica in un suo personale piccolo esercito di soldati ai suoi ordini. Gregori ha un fare suadente, è generoso, è un padre attento e affettuoso ma contemporaneamente un despota assoluto che non ammette alcuna trasgressione alle sue regole, nessun dubbio rispetto alle sue verità. Ma pian piano dopo un paio di episodi curiosi Alexander (quello più intelligente e sensibile degli altri e per il quale l'uomo nutre una simpatia particolare) si ribella (poiché quasi sempre con la forza e con le minacce non si va da nessuna parte) ed inizia ad avere dubbi sulla sincerità e correttezza del patrigno (trovando sbagliati e troppo autoritari i suoi insegnamenti) specialmente nel momento in cui si sente responsabile del futuro del fratellino Tobias per il quale cerca alternative di vita. Ciò porterà ovviamente i due a svariati scontri sino all'inevitabile tragico epilogo.

mercoledì 28 settembre 2016

I film visti in tv in questo mese di Settembre

Anche se sono passati un po' di giorni da quando li hanno mandati in onda in televisione, e da alcuni dalla mia visione ecco le mie quattro recensioni dei film visti durante questo mese, cominciando da The Danish Girl, controverso e delicato film del 2015 diretto da Tom Hooper (Les Misérables e Il discorso del re) che si avvale di un cast di livello, da Eddie Redmayne ad Alicia Vikander, da Ben Whishaw a Matthias Schoenaerts, per raccontare il dramma umano e sociale nella Danimarca di inizio '900, quello Einar Wegener, una delle prime persone a essere identificata come transessuale e la prima a essersi sottoposta a un intervento chirurgico di riassegnazione sessuale. Il film infatti, liberamente ispirato alle vite dei pittori danesi Lili Elbe e Gerda Wegener, adattamento del romanzo La danese (The Danish Girl), scritto nel 2000 da David Ebershoff,  racconta di un pittore danese, (che sente prorompere in sé una natura femminile), pioniere del transgender che da Copenaghen (quando le problematiche sull'identità di genere venivano viste esclusivamente come patologie o, peggio, veri e propri casi di schizofrenia) arriva fino a Dresda per coronare il sogno di diventare donna. Aiutato e supportato attraverso molte difficoltà da una moglie da cui è sempre meno attratto, Einar conscio che quella che intende provare è un'operazione mai tentata prima e dai rischi immani, decide ugualmente di tentare poiché l'idea che muove il personaggio è chiara, piuttosto che rimanere se stessi nel corpo di qualcun altro, meglio la morte. Il messaggio del film invece non lo è altrettanto, così preso a rimanere equilibrato tra il dipinto agiografico di un pioniere dell'omosessualità e la condanna ad una medicina rozza ed incapace, in cui solo un coraggioso dottore ripudiato dalla scienza ufficiale capisce la tragedia interiore del protagonista. La parte migliore del film è la prima, quando la vera natura di Einar si palesa prima per scherzo, e per la complicità involontaria della moglie Gerda (una splendida Alicia Vikander), poi sempre più consapevolmente per entrambi i coniugi, con una metabolizzazione della nuova realtà infarcita di paura mista ad amore incondizionato.

lunedì 26 settembre 2016

La teoria del tutto (2014)

La teoria del tutto (The Theory of Everything) è un intenso ed emozionante film biografico del 2014 diretto da James Marsh, documentarista Premio Oscar per Man on Wire: Un uomo tra le torri (2008) da cui Robert Zemeckis ha preso ispirazione per il film The Walk, quello sull'incredibile traversata delle Torri Gemelle. In questo film invece (visto grazie a Premium Play dopo Interstellar e Tutte le strade portano a Roma) di incredibile, c'è che la storia (vera) che viene raccontata è quella di un genio, uno che nonostante mille difficoltà, è probabilmente dopo Einstein il più grande scienziato di sempre, ovvero Stephen Hawking, celebre fisico, astrofisico e cosmologo. Lui che, affetto da una grave malattia degenerativa, è riuscito a diventare figura importante nello studio dei buchi neri, della cosmologia e della teoria generale della relatività. Ma oltre alla carriera scientifica di Hawking e la sua teoria del tempo, parallelamente in questo film, viene raccontata, in primo piano, la sua storia d'amore con la prima moglie Jane Hawking dalle origini fino alla fine e al secondo matrimonio. La teoria del tutto è infatti un film romantico, ma soprattutto un film drammatico anche se il messaggio finale è più che positivo, un film perciò imperdibile nonostante le difficoltà e la sensibilità che mette in campo, non facile da vedere per la cruda realtà poiché soprattutto per me non è stato facilissimo vederlo, chi mi conosce saprà, e quindi c'è voluta forza e coraggio, come quella di Hawking, moltiplicata per mille, che senza mai mollare e senza mai farsi abbattere è riuscito a vivere una vita più che dignitosa. Un film davvero intenso ma bello e coinvolgente sulla vita del geniale fisico, astrofisico e cosmologo britannico, tanto che ha ricevuto quattro nomination ai Premi Oscar 2015, riuscendo a vincerne uno con Eddie Redmayne (nomination come migliore attore protagonista e già vincitore del Golden Globe 2015), che interpreta magistralmente Hawking che insieme a quel gigante di donna che era sua moglie, Jane Wilde-Hawking (le cui vesti cinematografiche sono ricoperte da una sublime Felicity Jones, candidata all'Oscar come migliore attrice protagonista), autrice della biografia da cui è tratta la pellicola: 'Travelling to Infinity: my life with Stephen' ('Verso l'infinito'), compongono il fulcro della narrazione.

sabato 24 settembre 2016

Sinister 2 & Paranormal Activity 5 (2015)

In questa settimana appena trascorsa ho visto due film demoniaci, due spaventose e maligne presenze (che prendono di mira i bambini), e quindi ho deciso di metterli insieme soprattutto perché tutti e due i film mi hanno leggermente deluso. A partire dall'attesissimo sequel di uno dei migliori film horror degli ultimi tempi Sinister, il primo capitolo era infatti un mezzo capolavoro, perché anche se non rappresentava una rivoluzione in ambito horror, dato che si ispirava a tanti altri (Shining, The Ring e Il villaggio dei dannati), mescolati in un curioso mix, si presentava tuttavia come un dignitoso prodotto di genere, impreziosito dalla presenza di un buon cast (Ethan Hawke e Vincent D'Onofrio). Era perciò lecito attendersi un sequel, meno attendersene uno così privo di appeal. Perché nonostante alcune scene che potrebbero impressionare molti, non convince tanto. Ma non perché è brutto, ma perché diverso, per esempio è molto più violento, però il collegamento tra i due capitoli e un po' sballato e addirittura ci sono meno Jumpscare, anche se quei pochi fanno fare un grande salto dalla poltrona. Sinister 2 infatti prosegue sulla falsariga del predecessore, però senza offrire particolari spunti innovativi sulla trama (non offre alcun spunto particolarmente originale) ma rincarando la dose di orrore a base di sanguinolente stragi familiari. L'elemento più interessante e spaventoso di tutto poiché l'orrore generato dalla visione dei terrificanti filmini amatoriali rendono il film appetibile anche se dal seguito di una storia di per se interessante era lecito aspettarsi qualcosa di più. Colpa probabilmente di Scott Derrickson, che in questo lavoro passa il testimone della regia a Ciaran Foy, rimanendo comunque alla sceneggiatura, ma senza riuscire a dare a questo film del 2015 la direzione giusta. Film che indaga ancora di più in profondità sul misterioso demone che spinge i bambini a trucidare la propria famiglia, il tutto documentato sulle vetuste ma suggestive pellicole super 8. Tale film, infatti, approfondisce e si concentra su aspetti che nel primo film non erano stati evidenziati (soprattutto in riferimento alle scene che vedono coinvolti i bambini e i loro "mezzi" di coinvolgimento), e anche se non spiega tutto, ha un buon filo logico e un'interessante storia, nonostante si riallacci al precedente capitolo in modo confuso.

giovedì 22 settembre 2016

Spectre (2015)

Spectre è uno spettacolare film d'azione del 2015, l'ultimo di una delle serie filmiche più longeve di sempre, quella di 007. Questo difatti è il ventiquattresimo film di James Bond, il quarto che vede protagonista Daniel Craig, che ha però già annunciato il suo ritiro come agente segreto, questo infatti è il suo ultimo film nei panni di 007. In questo nuovo episodio, oltre a Craig, nel cast ci sono anche Christoph Waltz, nel ruolo dell'antagonista Ernst Stavro Blofeld (che ritorna dopo 32 anni dall'ultima apparizione, nel film Mai dire mai interpretato da Max von Sydow), a capo dell'organizzazione criminale Spectre con cui ancora una volta il nostro eroe si scontra dopo il precedente capitolo. Infine tornano nei rispettivi ruoli del cast anche Ralph Fiennes, Ben Whishaw, Naomie Harris e Judi Dench (in un cameo, dato che è stata uccisa in Skyfall), senza dimenticare Léa Seydoux, che interpreta la nuova bond-girl insieme a Monica Bellucci, nel ruolo di Lucia Sciarra, la bond-girl più anziana di sempre. Il film è nuovamente diretto da Sam Mendes, ex marito di Kate Winslet e discreto regista, che aveva entusiasmato nel 2012. Anche in questo lo fa ma qualcosina in meno, nonostante una partenza col botto e un finale sufficientemente accettabile. Difatti comincia con una delle scene, una delle sequenze d'apertura più belle, sia visivamente che registicamente, dell'intera saga. Quella che da un messaggio criptico (che durante la pellicola scopriremo) proveniente dal suo passato manda James Bond in missione prima a Città del Messico e poi a Roma. In Messico, durante la Festa dei Morti (una delle feste più incredibili di sempre, già ampliamente conosciuta e benissimo nel film d'animazione Il libro della vita, che se non l'avete ancora visto vi consiglio di farlo) infatti la macchina da presa comincia a seguire i movimenti di un misterioso uomo mascherato, tramite un impressionante (e bellissimo) piano sequenza di (circa) cinque minuti. La misteriosa figura si rivelerà essere il buon vecchio James che, ci delizierà con una camminata sui tetti, un'esplosione con conseguente crollo di un palazzo e un combattimento corpo a corpo all'interno di un elicottero in volo, tutto fantastico. Ma il suo colpo di testa (dove in ogni caso sventa un attentato e uccide Marco Sciarra, terrorista legato a Spectre, una misteriosa organizzazione criminale e tentacolare) gli aliena Gareth Mallory, il nuovo M alle prese con pressioni politiche e Max Denbigh (Andrew Scott), membro del governo britannico che non vede l'ora di mandare in pensione i vecchi agenti dell'MI6 e di controllare con tanti occhi le agenzie del mondo. Congedato a tempo (in)determinato, Bond prosegue la sua indagine contro il parere di Mallory (Ralph Fiennes) e con l'aiuto dei fedeli Q (Ben Whishaw) e Moneypenny (Naomie Harris), segretamente arruolati, e tra un funerale e un inseguimento, una vedova consolabile (Monica Bellucci) e una gita in montagna, l'agente 007 stana Mr. White (Jesper Christensen), una vecchia conoscenza con crisi di coscienza e una figlia da salvare. Bond si fa carico di entrambe e protegge anche Madeleine Swann (Léa Seydoux) dagli scagnozzi di Spectre, amministrata dal sadico Franz Oberhauser (Christoph Waltz). È lui l'uomo dietro a tutto (l'uomo che si prefisse l'obbiettivo di far soffrire Bond, diventando "l'artefice delle sue sofferenze", molti dei lutti e delle difficoltà che l'agente segreto ha dovuto patire sono state infatti orchestrate da Blofeld e dalla sua Spectre), è lui il megalomane da eliminare.

mercoledì 21 settembre 2016

Contagius (2015) & Left behind (2014)

In questo post per cercare di raggruppare un po' di film ho messo insieme questi due film, che nonostante siano diametralmente opposti come genere, storia e altro (anche nel risultato), hanno un elemento in comune, l'apocalisse, nel primo una strana post-apocalisse zombie, nel secondo una misteriosa pre-apocalisse divina. E quindi ecco le recensioni, partendo da Contagious: Epidemia mortale (Maggie), un atipico film horror del 2015 diretto da Henry Hobson, dove una terribile epidemia ha colpito gli Stati Uniti, trasformando le persone in zombie. Un misterioso e non specificato virus infatti consuma la carne di uomini, donne e bambini fino a ridurli in mostri da abbattere. Per evitare che l'epidemia si diffonda ulteriormente, gli infettati vengono perciò portati in zone di quarantena, aspettando l'attesa fine. Molti vivono gli ultimi istanti con le loro famiglie, così è per Maggie, una ragazza sedicenne, riportata a casa dal padre Wade dopo mille ricerche. Ma Wade in cuor suo spera ancora di poterla salvare, di poterla sottrarre a quella metamorfosi dolorosa. Contro di lui il tempo e la polizia, che veglia sulla cittadinanza ed è decisa a preservare la sicurezza degli scampati. Contagious è un'operazione singolare, affascinante e parecchio interessante, poiché al contrario dei migliaia di film sugli zombie si sofferma più sul lato umano del problema, sulla lotta di un padre che deve decidere se internare la figlia contagiata in quarantena da dove sa non uscirà più viva o porre termine lui stesso alla sua vita. Una parabola di vita e morte, di amore e odio, di pace e rabbia, che condurrà gli ultimi giorni di un'adolescente, destinata ad andarsene come nessuno vorrebbe, anche se in questo dramma familiare che si smarca intelligentemente dal genere, diventare uno zombie non significa annullarsi come essersi umani. Si continua ad essere se stessi, a vivere come si è sempre vissuto. Nella dimensione del proprio quotidiano, fare ciò che si è sempre fatto, e mentre la malattia degenera, si rimane coscienti fino all'ultimo istante, soffrendo terribilmente, prigionieri agonizzanti di un corpo repellente fuori controllo in preda ad un incontenibile mordace istinto ferino.

lunedì 19 settembre 2016

Romantic Weekend: Tutte le strade portano a Roma (2015), Una promessa (2013), Tre cuori (2014) e Romeo & Juliet (2013)

Da questo post e da ora in poi per facilitare la grande mole di film che vedo, ho deciso di snellire leggermente le mie solite lungaggini per le recensioni (soprattutto per i film che non mi sono piaciuti), cosa che non credo sia un male, ma poiché a volte è meglio vederlo un film più che scoprirlo e spiegare tutto, credo sia meglio anche per me di concentrare la recensione in un modo preciso, ovvero spiegare solamente le caratteristiche e le peculiarità (positive o negative) della pellicola e dire il mio pensiero e il mio giudizio anche con dei voti. Questo cambio è doveroso poiché certe volte proprio per le mie difficoltà e quelle di certi film perdo davvero troppo tempo, quindi in questo modo sarà più facile sia per me che per voi leggere. Comunque sembrerà strano ma comincerò partendo da questo post dove recensirò ben 4 film romantici (visti essenzialmente durante il weekend), non un genere mio preferito, anzi, ma a volte fa bene vederli perché alcuni sono davvero belli, ovviamente alcuni no, come in questo caso poiché a parte forse uno, sono tutti mediocri sia nella sostanza sia nella narrativa. Ebbene, senza perdere altro tempo eccoli qui.

sabato 17 settembre 2016

Maze Runner: La fuga (2015)

Maze Runner: La fuga (Maze Runner: The Scorch Trials) è una pellicola di fantascienza ambientata in un futuro distopico, e prende il nome dal romanzo La fuga: Maze Runner (The Scorch Trials) scritto nel 2010 da James Dashner, e sequel del film Maze Runner: Il labirinto, di cui avevo già parlato quasi un anno fa in questo post. Il film, del 2015 diretto da Wes Ball, lo stesso del primo capitolo, riprende esattamente da dove si era interrotto, con i protagonisti che erano riusciti dopo mille peripezie ad uscire indenne dal quasi mistico labirinto ma quello che già avevamo intravisto e che loro capiscono all'inizio del film è che quello era solo un primo test, Thomas era infatti convinto che la fuga dal labirinto avrebbe ridato la libertà a lui e ai compagni, ma invece era solo una prova e ora che ne sono evasi devono confrontarsi con la realtà, non prima però di un'altra evasione. Sembra infatti che da una prigione all'aria aperta i ragazzi siano finiti in una al chiuso, fatta di regole, una nella quale non sono liberi e di cui capiscono e sanno poco. Ci vorrà una fuga per trovarsi realmente nel mondo esterno e scoprire il motivo di tanta segretezza, tanti problemi e di un simile controllo. Ma a rendere più difficile la missione e l'attraversamento di una Terra devastata dalle radiazioni solari e da una malattia mortale, ci saranno le macchinazioni di un gruppo denominato 'cattivo', anche se le loro intenzioni non sono chiare. Maze Runner è sicuramente una delle saghe teen più atipiche, se nelle altre (Divergent/Insurgent e Hunger Games) le componenti fondamentali sono giocate con l'elemento amoroso e con la messa in scena di una società apparentemente perfetta ma con lati oscuri, nella saga di James Dashner tutta la tensione si deve a una "primitività" dell'ambientazione (il labirinto, un deserto post apocalittico) e alla quasi assenza dell'amore, comunque presente ma in maniera meno invadente. Il primo film proprio per questo mi era piaciuto tantissimo, anche per una certa originalità e anche per una certa maturità nelle sequenze, nelle immagini e nei dialoghi che sinceramente non mi aspettavo e ciò mi aveva sorpreso moltissimo, aspettavo perciò con ansia questo secondo capitolo ma invece questo sequel abolisce quasi totalmente ciò che c'era di buono nel primo capitolo. Spariti i labirinti infatti, vero (unico) punto di forza estetica, spettacolare del primo capitolo, cade anche ogni pretesa di originalità e iniziativa, crollano i sostegni distintivi di un'opera che così s'ammoscia appiattendosi pericolosamente nell'ammucchiata fantasy teen. Un pericolo che purtroppo la sceneggiatura non è riuscito ad evitare.

venerdì 16 settembre 2016

Big Game & Tracers (2014)

Big Game: Caccia al Presidente (Big Game) è un atipico e originale (non tanto però) film d'azione finlandese del 2014 diretto da Jalmari Helander. Il film, presentato al Toronto International Film Festival 2014, vede come protagonisti principali il bravissimo Samuel L. Jackson e il giovane Onni Tommila. Il film appare fin da subito un'imitazione delle grandi pellicole hollywoodiane, una specie di omaggio al cinema action-avventuroso a cavallo tra anni '80 e '90, parecchie sono infatti le citazioni, alcune delle quali palesi, da E.T. a Indiana Jones, passando per The Karate Kid, giù sino ad accenni più o meno vaghi al filone action-complottista anni '90. Ma Big Game va oltre la mera operazione nostalgia, proponendo un intrattenimento familiare anche se in modo atipico, dato che in questo film il presidente al contrario di quello di Wolfgang Petersen in 'Air force One', che vedeva il presidente americano trasformarsi in una sorta di Rambo per sbarazzarsi dei dirottatori che lo tenevano in ostaggio, qui invece l'inquilino della Casa Bianca (Samuel Lee Jackson in versione Barak Obama), è distante anni luce da quello intraprendente e pugnace interpretato da Harrison Ford, addirittura le sue sorti (queste si altrettanto funeste) vengono affidate al piccolo Oskari, il tredicenne che lo aiuterà a salvarsi da chi lo vuole morto. Si perché anche qui l'Air Force One, in questo caso diretto a Helsinki, per un pre-vertice del G8, è soggetto a un attentato terroristico. Un gruppo terroristico infatti, lancia da terra dei missili che colpiscono l'aereo e i caccia che lo scortano, ma solo dopo che il presidente (sotto consiglio del capo della sicurezza) entra in una capsula di salvataggio per salvarsi. Poiché il piano complottistico ordito contro di lui non prevede difatti solo l'abbattimento dell'Air Force One, ma di rapirlo ed esibirlo come un trofeo. Ma ovviamente i piani cambieranno quando il giovane Oskari, che si trova nei paraggi per un rito di passaggio all'età adulta (deve infatti dimostrare di essere un uomo tramite una battuta di caccia), aprirà la capsula e l'aiuterà a mettersi in salvo. I due quindi dovranno far fronte a un diverso tipo di caccia in cui interpretano il ruolo di prede anche se Oskari non dimenticherà la sua missione.

mercoledì 14 settembre 2016

Star Wars: Il risveglio della Forza (2015)

Chissà perché ma neanche a farlo apposta questo è il mio 300esimo post, niente di incredibile ma in questa occasione è capitato di recensire il film più atteso, poiché dopo un'attesa di 9 mesi (no non è nato nessuno), e dopo aver assistito a due mesi di pubblicità, trailer e cose varie (dribblando anche gli spoiler), finalmente grazie a Sky sono riuscito a vedere l'ultimo capitolo di una delle saghe di fantascienza più longeve, famose e conosciute di sempre, Star Wars. Perché io, nonostante non sono un fan accanito (ma solo amante del cinema e della fantascienza) ero impaziente di vedere, conoscere e capire le dinamiche, le situazioni e i nuovi personaggi di questo settimo capitolo. Star Wars: Il risveglio della Forza (Star Wars: The Force Awakens) è infatti il settimo episodio della saga di Guerre stellari, il sequel della trilogia originale, così simile nei contenuti a quella straordinaria che dopo aver visto questo, mi è venuto il dubbio che questo fosse un remake sotto mentite spoglie. E difatti è proprio per ciò che il film mi è piaciuto tanto, per le sensazioni (e non solo) simili provate a distanza di anni. Eccezionali le sequenze d'azione, i personaggi e i momenti più drammatici, anche se le emozioni non sono più le stesse, ma era scontato, d'altronde son passati quasi 40 anni. Il film poi come è ovvio riprende la storia, il film (del 2015 diretto, co-scritto e co-prodotto dal bravissimo J. J. Abrams) è infatti ambientato all'incirca trent'anni dopo gli eventi de Il ritorno dello Jedi, e racconta della ricerca di Luke Skywalker (scomparso ormai da tempo) da parte dell'indipendente e solitaria Riley (Daisy Ridley)il soldato pentito Finn (John Boyega) e il pilota di caccia Poe (Oscar Isaac), grazie ad una traccia nascosta nel droide BB-8 e della loro lotta al fianco della Resistenza, guidata da veterani dell'Alleanza Ribelle come la principessa Leila (Carrie Fisher), divenuta un generale, che insieme a nuovi amici, nemici e volti noti, come quello di Ian Solo (Harrison Ford) e del fidato Chewbecca, lotteranno contro il minaccioso Kylo Ren (Adam Driver) e il Primo Ordine, successore dell'Impero Galattico, sotto il comando del leader supremo Snoke (Andy Serkis).

lunedì 12 settembre 2016

Outcast (1a stagione)

Outcast è la nuova serie televisiva horror statunitense ideata da Robert Kirkman (il creatore di The Walking Dead) insieme a Paul Azaceta. La serie, prodotta da Fox e Cinemax, andata in onda in prima visione da Sky sul canale Fox dal 6 giugno al 15 agosto 2016, è un adattamento dell'omonimo fumetto (che purtroppo non ho letto) creato proprio da Kirkman. La serie infatti basata sul fumetto, come si vede nella prima puntata (ogni puntata poi sarà diretta da altri registi), girata da uno dei nomi in ascesa del cinema horror Adam Wingard (The Guest), è a quanto pare, molto fedele alle vignette del fumetto, dato che molte scene sono trasposizioni fedelissime come la storia. Come la controparte cartacea quindi il primo episodio di Outcast brilla per una dose di violenza, fisica ma per certi versi anche psicologica, inaspettata in una serie con aspirazioni mainstream. La serie difatti inizia col botto (chi l'ha visto lo sa) ed è difficile non sentirsi un minimo a disagio durante il climax del pilot mentre si assiste al brutale confronto tra Kyle e un bambino posseduto dal demone. Purtroppo però fuori dalle 'esplosioni' di violenza questo episodio (come i successivi due) sembra troppo ossessionato dalla ricerca di una continua tensione che non si avverte, complici anche le musiche opprimenti, il che rende tutto un po' artificioso. Una scelta probabilmente dettata dalla necessità di mettere le cose in chiaro a proposito di atmosfere e temi della serie sin dall'inizio, ma ciò non ha aiutato affatto perché dopo praticamente non succede niente di veramente interessante o avvincente. Perché purtroppo la serie che si preannunciava essere il nuovo guilty pleasure dell'estate, non convince poiché le alte promesse fatte con il pilot, vengono infrante, non riuscendo in alcun modo a bissare il successo di The Walking Dead. Il pilot infatti è stato probabilmente il momento più alto, davvero coinvolgente che non ci lascia scampo, trascinandoci nell'oscuro mondo del paranormale in maniera quasi perfetta, riuscendo ad accontentare diverse fette di pubblico, da i fan del paranormale, agli amanti del pulp (la serie ne abbonda) passando per tutti coloro che amano sondare gli abissi dell'animo umano. Poi come detto in precedenza qualcosa cambia e a parte l'ultima puntata, risulta sia all'inizio che alla fine perfettamente in linea con altre decine di prodotti similari, da cui non riesce a prendere le distanza, subendo pesantemente l'eredità del genere. Ciò è evidente in particolar modo nelle sequenze di esorcismo, sulla cui violenza Fox ha più volte riportato l'attenzione, e sull'atmosfera opprimente del tutto assente. C'è anche una spettacolarizzazione un po' posticcia che rovina la comunque riuscita atmosfera generale. Soprattutto all'inizio risulta essere una serie tv convenzionale, e infatti andando avanti non riesce mai davvero né a spaventare né a convincere, nonostante una confezione seducente e sicuramente ben realizzata. Gli elementi ci sono stati tutti ma resteranno poco sorprendenti e in alcuni casi particolarmente abusati, come la possessione, gli abusi infantili e il protagonista con una faccia eternamente dolente. Manca ed è mancato un guizzo, un punto di vista, un'idea di regia che avrebbero potuto riscattare un prodotto che resta invece lì. Che galleggia senza riuscire davvero ad emergere. Mi sarei aspettato per lo meno, un qualcosa di diverso da quello che questo tipo di prodotti offrono. Peccato che, invece, al di là di qualche momento un po' gore, Outcast non spaventi mai davvero.