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martedì 27 febbraio 2024

I film del mese (Febbraio 2024)

L'avevo anticipato in occasione dello speciale Premi Oscar 2024 di inizio mese che avrei visto, per questo post cinematografico di fine mese, e in tempo per la premiazione che avverrà l'11 marzo prossimo, altri 2 film che hanno ricevuto almeno una candidatura, tuttavia la quota Oscar ha raggiunto, per pura coincidenza o meno, le 5 unità, però con ulteriori 3 film candidati (2 di questi oltretutto vincitori di 1 o più premi) agli Oscar ma del 2023. Il che riduce la lista di visioni di pellicole candidate agli Academy Awards, rispettivamente a quota 6 e 16 unità, unità che spero di recuperare presto. Ma nel frattempo ne ho recuperati altri, tra questi due film che ho visto nei "limiti" di visione, infatti per dovere e per essere precisi (come sempre d'ora in poi) segnalo che la visione di The Flash è avvenuta nella settimana gratuita, disponibilità di visione (compresa nel pacchetto Infinity) tra il 26 gennaio ed il primo febbraio scorso, e che per vedere Mad Heidi si ha tempo solo altri due giorni, il film infatti è in scadenza dal catalogo Prime Video a fine mese (ovvero il 29). Il resto, un bel mix, ancora visibile dalle rispettive "piattaforme".

[Infinity Plus] The Flash (Azione/Fantascienza 2023) - Tutto sommato uno dei film di supereroi più interessanti degli ultimi anni, e anche uno dei migliori DC, non che sia un'impresa in realtà. Il primo film dedicato a Flash (interpretato da un simpatico ed ironico Ezra Miller che si sdoppia in due con la sua controparte più giovane) non delude le attese e tiene lo spettatore incollato (o quasi) allo schermo. Andy Muschietti (dopo le fatiche di It) crea infatti un film imperfetto ma divertente, che ha il gusto della bizzarria che contraddistingue questa ondata di storie sul multiverso (che in questo caso vede il supereroe dalla velocità straordinaria ritornare nel passato per cercare di salvare i suoi genitori da drammatici eventi). La sceneggiatura regge (senza evidenti buchi e senza scadere in ingarbugliamenti eccessivi per fortuna) e l'azione diverte. C'è una CGI spesso plasticosa ma c'è anche tanta anima e può scappare la lacrimuccia. The Flash ha inoltre il piacere di ri-annoverare un grande e autoironico Michael Keaton (con annessa colonna sonora) che riprende i panni di Batman dopo 31 anni (apprezzato anche il cameo del compianto Christopher Reeves e a dir poco grottesco quello di Nicolas Cage, ma voluto). Non meritava il flop che ha avuto, una visione merita. Voto: 6,5

[Disney Plus] Empire of Light (Romantico/Dramma 2022) - Un film in cui Sam Mendes pare credere molto, dato che ha firmato anche la sceneggiatura, di sicuro ha momenti evocativi, così come la ricostruzione d'epoca (siamo in Inghilterra anni '80 ) e delle agitazioni sociali in corso è ben fatta, però il regista (del bellissimo 1917 di qualche anno fa) pare voler mettere troppa carne al fuoco e a tratti il film si perde per strada. Malattie mentali, traumi infantili, razzismo, abusi, relazioni impossibili, il vecchio cinema come teatro della vita, tanti temi importanti non sempre sintetizzati con il giusto equilibrio, a dipingere bozzetti struggenti ma nell'insieme poco coesi. Un film in cui si salva l'interpretazione della sempre perfetta Olivia Colman e la solita azzeccata fotografia di quel genio di Roger Deakins (che non a caso ha ricevuto l'ennesima candidatura agli Oscar, nell'edizione del 2023 che vide trionfare Niente di nuovo sul fronte occidentale). Per il resto Empire of Light, in mancanza di riflessione del suo regista, finisce per essere l'ennesima storia infarcita di una retorica che non serve a nessuno. Voto: 5,5

martedì 31 gennaio 2023

I film del mese (Gennaio 2023)

No, non mi sono dimenticato del Giorno della Memoria, che infinitamente dovrebbe esserci, semplicemente quest'anno ho preferito inserire i film, che per l'appunto stavolta sono ben due, in questo post mensile che racchiude tutte le visioni del mese (il primo Addio, signor Haffmann, ambientato nella Parigi dell'occupazione nazista, il secondo Harry Haft: Storia di un sopravvissuto, un racconto straordinario su un uomo che ha superato ogni previsione per rimanere in vita), post che da quest'anno non avrà il suo Angolo Vintage, ci penseranno gli speciali Cinema (come quello su Stephen King giorni fa) a rimpinguare il "settore", il 2023 è ancora lungo, lunghissimo. In ogni caso, e come detto, ben due film della Memoria, entrambi visti su Sky (ed entrambi ho inserito a fine lista). A proposito di Sky, come per le serie tv di venerdì scorso, è stata quella "piattaforma" l'unico fruitore cinematografico per questo mese (e non sarà l'unica volta, o l'unica piattaforma). Sedici film tra diversi generi e diversi valori, poche sorprese ma tante cose vedibili.

La scuola cattolica (Dramma 2021) - Un film (tratto dall'omonimo romanzo) che mira a ricostruire l'ambiente alto borghese in cui avvenne il celebre omicidio del Circeo. Il regista (Stefano Mordini) scava nelle psicologie dei personaggi partendo da un ipotetico ruolo nella genesi del delitto dovuto all'ambiente malsano dal punto di vista morale (di certo far ricadere la colpa alla dottrina cattolica è sbagliato ed inesatto, giacché erano per lo più universitari, e in questo senso fuorviante è il titolo), ma alcuni personaggi sono decisamente pleonastici e i continui salti temporali non giovano alla "compattezza" della pellicola. Sono invece pregevoli la ricostruzione ambientale e la prova del cast, con attori giovani assai credibili (tra questi la buona Benedetta Porcaroli). C'è qualche lentezza, qualche sotto-trama inutile, ma il film si lascia guardare e gli ultimi venti minuti colpiscono con discreta crudezza, seppur rimane la sensazione a fine visione, assai amara per la verità, di un racconto che volesse dare una spiegazione e/o addirittura una giustificazione a ciò che di terribile e inenarrabile successe. Voto: 6

Chi è senza peccato - The Dry (Dramma/Thriller 2020) - Tra dramma e poliziesco, The Dry si avvale di una forza narrativa su due piani paralleli, presente e passato, che sono destinati ad essere legati. Il protagonista (un poliziotto), che dalla città torna nella cittadina di provincia natia, non è un elemento nuovo, ma il regista Robert Connolly riesce ad amalgamare benissimo una vicenda coinvolgente insieme ad altri aspetti come l'ambientazione particolare e flashback determinanti (certo la sceneggiatura prevede che a distanza di poche ore si risolvano 2 casi di omicidio distanziati di 20 anni, ma pazienza). Il microcosmo di questa piccola cittadina australiana sembra un po' quello di Cane di Paglia di Sam Peckinpah, tra ubriaconi, bifolchi e personaggi che hanno qualcosa da nascondere. Valido il finale, dove tutto bene o male si viene a collimare, ed anche la "siccità" del titolo si rivela importante. Bravo Eric Bana e bene il resto del cast. Un film ben confezionato, un "giallo" interessante dove tutto è al posto giusto, ma per essere un thriller naviga su un mare piatto, noioso a tratti, nonostante ciò buono. Voto: 6+

venerdì 30 settembre 2022

I film del mese (Settembre 2022)

La terza ed ultima stagione de I film della nostra infanzia non solo è la più corposa e la più completa, ma anche la più spettacolare. Vengono inglobati i due episodi speciali dedicati ai film delle feste usciti a cavallo tra la prima e seconda stagione (commento qui) e così ben 8 sono i film presi in "questione" in questa stagione che, svaria tra tanti generi (horror, thriller, fantascienza e commedia) e che ha al suo interno due capolavori, due eccezionali capostipiti, due classici (natalizi) e due cult, il meglio del meglio soprattutto in certi ambiti, per una stagione appunto grandiosa e decisamente mirabile. Ricca di aneddoti e retroscena rimasti sepolti per anni di film che hanno fatto storia e sono rimasti nel cuore di tutti, film quali: Halloween - La notte delle streghe, Venerdì 13, Nightmare - Dal profondo della notte (che neanche a farlo apposta ho rivisto poco tempo fa, recensione qui), RoboCop, Aliens - Scontro finale, Il principe cerca moglie, Nightmare Before Christmas e Elf - Un elfo di nome Buddy. Io infatti ho trovato più di un film a cui sono legato, e di sicuro per ognuno stessa sorte, ed è stato un grandissimo piacere nonché divertimento. Dispiace solo che finisca così, se arriverà o meno un'altra stagione non è lecito sapere, ma una cosa è certa, pochissimi di questi film visti in questo mese di Settembre riusciranno a rimanere nella memoria così a lungo come quelli (tutti 16) della serie completa, ma accontentarsi a volte è giusto, e comprensibile.

Emma Peeters (Romantico/Commedia 2018) - Commediola romantica che ha il pregio di narrare le vicende di quei trentenni dai sogni infranti, intrappolati in una quotidianità vuota e insoddisfacente. Il film affronta infatti il tema del suicidio e della disperata ricerca della felicità, ma in chiave brillante. Non per caso Emma Peeters (diretto da Nicole Palo) è una commedia smaliziata già nei titoli di testa (d'impostazione artistica), con una costruzione premeditata in ogni sua diramazione, a rischio stucchevolezza ed educata anche nello sgarbo, con tanto di musichette favoleggianti, ma costantemente esilarante, attrezzata di un invidiabile spirito d'iniziativa e ulteriormente ravvivata da una protagonista in gran spolvero (Monia Chokri, si dona alla causa con tutta se stessa, un'autentica e strabiliante mattatrice, non male è anche tuttavia la controparte maschile). Pellicola semplice ma abbastanza ben fatta, si lascia tranquillamente guardare. Un delizioso esempio di come la locuzione "Amor vincit omnia" non passi mai di moda, anche quando tutto sembra crollarci addosso. Voto: 6+

Fear Street Parte 2: 1978 (Horror 2021) - Dopo un primo capitolo poco entusiasmante (ma comunque ben riuscito e capace di convincere e/o coinvolgere abbastanza) arriva il prequel che alza decisamente il tiro. I maldestri toni frivoli vengono messi da parte per concentrarsi sul revival camp-slasher del 1978. Rimane il soggetto soprannaturale, una sorta di "Strega di Blair" in confezione patinata che incontra il filone di Venerdì 13. Il tema del camp viene sfruttato al meglio in tutte le sfumature, la regia (della stessa autrice del precedente e del prossimo capitolo, quello finale) è più efficace e la sceneggiatura più interessante giustifica la durata. Numerose le citazioni esplicite e non (Carrie e non solo). Si respira la tipica atmosfera cupa di questo genere di film ed il livello tensivo è apprezzabile, peccato per i toni melodrammatici nel finale. Nel complesso siamo davanti ad una pellicola divertente ed in grado anche di riservare (ancora e nuovamente) qualche sorpresa. Migliore del precedente episodio, non lesina nello splatter e sulle scene più sconce, ben fatto, spero bene per l'ultimo film/capitolo. Voto: 6,5

giovedì 31 marzo 2022

I film del mese (Marzo 2022)

Alla fine ne ho visti 14 (numero personalmente mai così elevato, tra l'altro senza ricorrere a metodi non proprio legittimi) di film (come avevo già previsto) su i 34 (esclusi i documentari e cortometraggi) candidati agli Oscar 2022 (a tal proposito tengo a precisare che le recensioni dei 4 oggi presenti sono state scritte prima del 27), avevo la possibilità di vederne ancora di più (grazie a Sky e Disney) ma per scelta e per necessità (il mio "calendario" di visioni mensile era già pieno) ho preferito declinare l'occasione, che tuttavia ben presto coglierò, dato che questi (al momento) 8 film già disponibili vedrò per lo speciale cinematografico che farò a maggio. E li voglio proprio vedere, non fosse che tra questi ci sia il controverso I segni del cuore, film che come sappiamo ha vinto 3 Oscar, tra cui quello per il miglior film (o meglio quello con cui chiudere in modo mai visto prima la cerimonia) e la migliore sceneggiatura non originale, il che visto che si tratta di un remake (del già bellissimo La famiglia Belier) fa un po' ridere. Perché ribadendo che il problema non sia il film in sé (anche se per molti non è migliore dell'originale ma il contrario), è proprio che non doveva esserci (per questioni tecniche ma non solo, il film francese snobbato proprio), soprattutto se come per ruffiaggine l'Academy lo fa vincere. In tal senso decisioni strane hanno preso, nella serata che si ricorderà per molto tempo per quello che è successo che per il resto (peraltro ne Il meglio della notte degli Oscar 2022 l'episodio è stato censurato da Sky), con vincitori sparpagliati, quasi come per dare un contentino a tutti (prevedibili da un lato, anche se per i miei pronostici solo 9 su 23 ne ho azzeccati). La goccia che fa traboccare il vaso, ho fatto bene a non farne più (da quest'anno) un post apposito (non ci sono parole per descrivere il tutto), ormai ho perso fiducia in questa istituzione cinematografica, che fa come vuole lei. E tornando ai premi assegnati, perplesso e sollevato, contento per certi versi, ma comunque deluso dalle scelte fatte. C'avevo visto giusto però lo scorso mese, nel bene e nel male. E quindi contento per Dune e Crudelia, sollevato del fatto che non abbia vinto E' stata la mano di Dio (che al sopravvalutato Il potere del cane solo uno di premio), contrariato per la vittoria di Encanto e per la nessuna statuetta a Don't Look Up (il migliore dei 14 da me visti), perplesso dal resto, deluso nel complesso. Non c'è altro da dire, ovviamente vederli tutti (gli altri) è mio compito adesso, per confermare o smentire quello appena detto (propendo per la prima), ma intanto eccovi questi 18 film.

Antrum (Horror 2018) - Mettiamo subito le mani avanti, se sono qui a scrivere questa (breve) recensione vuol dire che sono sopravvissuto, alla visione di questo horror atipico nei contenuti quanto nella tecnica di narrazione: il prologo-documentario lo introduce infatti come un film maledetto girato negli anni '70 ripescato dopo decenni. La storia è ovviamente falsa, ma contribuisce a creare quel clima di suggestione attorno al quale ruota il plot dell'opera stessa (sono solo bugie quelle che la protagonista racconta al fratellino?). Pervaso da un'atmosfera sospesa, fiabesca e inquietante, fra The Witch e The Wicker Man, costellato di immagini subliminali con legami all'occultismo (tra l'altro si poggia su una buona fotografia stile anni '70 e una colonna sonora incisiva), merita una visione. Voto: 6

A proposito dei Ricardo (Biografico/Dramma 2021) - Difficile entrare in empatia con una storia così culturalmente lontana (Lucy ed io è una sit-com sconosciuta in Italia), nonostante lo sforzo di Aaron Sorkin (la cui genialità si vede solo a sprazzi) di universalizzare le rotondità psicologiche dei personaggi. Formalmente inappuntabile, con una discreta regia e una ricostruzione magistrale degli anni '50, ma non si può assolutamente soprassedere sullo tsunami di noia che inonda lo spettatore con situazioni narrative ripetitive ed elementi che non stuzzicano mai la curiosità (nonostante gli accenni al comunismo). Il cast fa il suo, inappuntabile J. K. Simmons, Nicole Kidman invece ai minimi storici, mentre bene Javier Bardem nei numeri musicali (nonostante le "differenze", tutti e tre candidati agli Oscar). Mi aspettavo meglio, peccato sia andata così: aspettavo con ansia il nuovo Sorkin dopo il più che discreto Il processo ai Chicago 7. Voto: 5,5

martedì 14 dicembre 2021

I film del periodo (1-12 Dicembre 2021)

Questa è l'ultima possibilità di snocciolare alcune informazioni, news e quant'altro, quindi mi prendo questo spazio e inizio dicendo che appunto con questo post cinematografico (che tra l'altro contiene le ultime cartucce che potessi quest'anno sparare, compreso un film ripescato dal "cestino") chiudo la stagione, dandovi però appuntamento alle consuete classifiche finali generali, che saranno pubblicate da lunedì prossimo fino alla fine del mese. Ma rimanendo in ambito cinematografico, in quest'ultimo periodo (diciamo abbastanza soddisfacente) con la visione di due film candidati agli Oscar (uno dei due peraltro ne ha vinto uno) chiudo il capitolo (all'interno delle Promesse cinematografiche) inerente appunto ai recuperi da Oscar (nomination) dal 2016 in poi. Ed anche se non tutti ho visto ancora di quelli di quest'anno (all'appello ne mancano nove) sono contento d'averlo completato, unico neo il film A War (Krigen) del 2015 che non sono riuscito in questi anni a reperire da nessuna parte (spero di trovarlo prima o poi). Seconda cosa, ho visto da Sky Arte un interessante breve documentario sulla vita e sull'arte di un regista giapponese di cui proprio quest'anno ho visto quattro film (la "retrospettiva" trovate Qui), il documentario infatti, dal titolo I mille volti di Takeshi Kitano, mi ha portato alla scoperta di alcuni dei segreti "celati" di questo grandissimo artista/personaggio, alquanto unico e particolare (lo consiglio caldamente a tutti, ma soprattutto, se non l'ha già visto, all'amico Franco, suo grande estimatore). Infine, ma questo non c'entra con il cinema, anzi riguarda noi della blogosfera, per causa di forza maggiore quest'anno non ci sarà Il Franken-Meme di Nocturnia (fino all'anno scorso bello e pronto, potete "riscoprirlo" Qui), l'edizione 2021 infatti, del "meme" utile a far conoscere e farvi conoscere i miei e i nostri blog preferiti, ho deciso di non fare, e per due motivi. Primo per rispetto di un "collega" recentemente scomparso, secondo perché in verità ho conosciuto pochi nuovi blog, di cui solo uno (quello di Pakos), frequentato assiduamente, era inutile quindi proporre. Dopotutto è (divenuto, visto il momento di flessione) triste premiare (per quanto meritevoli ogniqualvolta) sempre gli stessi, oppure nominare (sempre più) blog che per vari motivi lasciano la blogosfera. Detto ciò concludo, e semplicemente auguro a tutti Buon Natale e Felice Anno Nuovo.

Willy's Wonderland (Horror/Azione 2021) - "The Banana Splits Movie vs. Nicolas Cage": questo sarebbe il sottotitolo più indicato per l'opera in questione. Il regista Kevin Lewis, ben conscio di ciò che il pubblico si aspetta da simili premesse, imposta Cage in modalità massacratore over-the-top à la Mandy (gli taglia del tutto pure i dialoghi, completando così la sua metamorfosi in pupazzone semovente) e gli fa prendere a sganassoni un mucchio di robot assassini. Il divertimento sta tutto qui, fra balletti dell'eroe, duelli leoniani, botte da orbi e "Free Bird" sul finale. Il resto (splatter incluso) è un contorno scipito. Voto: 5

Quelli che mi vogliono morto (Dramma/Thriller/Azione 2021) - Bimbo nei boschi inseguito da killer che lo devono far fuori a tutti i costi. Thriller survival che parte con il forte handicap costituito dall'attendibilità della Angelina Jolie come pompiere paracadutista oppressa dai sensi di colpi. Digerito il personaggio e la banalità del plot, il resto si fa seguire senza problemi, nonostante gli stereotipi a manetta e incongruità sparse, grazie all'ambientazione silvestre con bei paesaggi. Film action di routine non indecoroso ma prevedibile, derivativo e certo molto deludente rispetto al film con cui Taylor Sheridan ha esordito nella regia. Voto: 5+

Way Down - Rapina alla banca di Spagna (Thriller/Azione 2021) - Anche Jaume Balagueró (regista di Rec 4: Apocalypse, suo precedente film visto) si cimenta nell'heist movie, considerando il successo mondiale de La casa di carta. Una rapina considerata impossibile da mettere in opera, l'elaborato piano con il genietto/faccia da bamboccio di turno, ma nessuno spunto veramente originale che non sia stato già visto negli ultimi anni (comunque affascinanti i metodi della banda cosi come la lunga sequenza della rapina). Il regista spagnolo ha offerto decisamente di meglio nella sua carriera, tuttavia questo film garantisce una certa dose intrattenimento (buona l'idea di affiancare tutto ai mondiali di calcio del 2010), partendo dal presupposto che di sorprese se ne trovano poche. Voto: 5,5

sabato 31 luglio 2021

I film del periodo (16-31 Luglio 2021)

Per svariati motivi (che non sto qui a dire), un mese particolare quello appena concluso, particolare come l'altalenante cinematografia vista e percepita da me, perché anche se è normale che accada, questa volta si è superato il limite. Nella prima parte del mese infatti ("colpa" di Netflix) ben 4 alti, con anche altri bei film (qui trovate il post), nella seconda invece (quella di oggi), altrettanti 4, ma bassi, con anche alcune delusioni. Ma nonostante ciò ne è valsa la pena, e comunque nel frattempo ho visto e recensito i film per la Notte Horror e per la terza edizione del Geekoni Film Festival, di cui anticipato partecipazione lo scorso (inizio di questo) mese. Il mio blog difatti, blog che tra l'altro ha appena compiuto 6 anni (qui lo specifico post), non poteva non esimersi nel farlo, e in questo senso ricordo che martedì 17 ci sarà il primo e il mercoledì 4, sempre di agosto, il secondo. Film indubbiamente "interessanti", come in parte alcuni di quelli qui oggi presenti.

Il re di Staten Island (Biografico/Commedia 2020) - È una bella cosa ritrovare un ottimo stato di ispirazione il bravo, ironico e sin sferzante sceneggiatore e regista Judd Apatow, a sei anni ormai dal nulla più che divertente e malizioso, scurrile Un disastro di ragazza. Il film funziona, ironico, brillante ed acuto, senza mai credersi un'opera d'autore, ma piuttosto una semiseria riflessione sulle impellenze che a volte la società pretende da tutti noi come unica condizione per farci sentire risolti o sulla strada per raggiungere quell'equilibrio solo in apparenza perfetto, invero imposto e schematicamente condiviso come unico traguardo per una realizzazione più di principio, che di reale convinzione interiore. Un film sempre godibile per la sincerità dell'ispirazione e per l'ottimo lavoro della sceneggiatura nella caratterizzazione psicologica dei personaggi e nella descrizione del percorso emotivo del protagonista descritto in modo realistico. Sebbene il tono dell'opera rimanga incerto per tutta la sua (lunga) durata, sebbene ci siano piccole forzature, si tratta di un film riuscito che conferma (come se ce ne fosse il bisogno) il talento di Apatow, la sua capacità di realizzare accurati affreschi di un'America insicura ma del tutto consapevole della presa del suo immaginario. Senza dubbio tra le commedie americane più sentitamente divertenti degli ultimi anni, merito di una sincerità spesso senza pelle, capace di drenar linfa vitale da una trama sostanzialmente già vista (il loser tarato in cerca di contraddittoria redenzione), e merito dell'istrionico Pete Davidson, co-autore della sceneggiatura semi-autobiografica. Lui, attore comico di origine televisiva, nato col prestigioso Saturday Night Live, abituato a parlarci con ironia e sarcasmo della realtà e dei vizi della gioventù spesso irrisolta e confusa di oggi, abbagliata da falsi miti e letali, se non proprio tossiche consolazioni. Decisamente una bella sorpresa. Voto: 7

Viaggio verso Agartha (Avventura/Animazione/Fantastico 2011) - Un titolo originale più suggestivo di quello italiano (Bambini che inseguono le stelle) per il film più ambizioso (e però tra i meno riusciti) di Makoto Shinkai. Più intimista nelle sue opere precedenti (in 5 cm al secondo ci riuscì benissimo), affronta qui l'argomento del dopo vita. Perché Viaggio verso Agartha è in fondo la travagliata accettazione della morte. Se non si accetta tale concetto la vita è una continua impasse che impedisce di andare avanti, guardando sempre e comunque solo il passato. Un film che tratta una tematica come questa con estremo garbo e maturità, raccontando il viaggio di formazione dei personaggi fino alla scelta di rispettare il naturale circolo vitale o alterarlo secondo principi più o meno egoistici. Molto buona l'animazione che diventa sempre più minuziosa nei dettagli, soprattutto quando la storia si sposta ad Agartha (con livelli di eccellenza raggiunti nella rappresentazione della natura). Momenti di alto lirismo si alternano però a frammenti più scontati e banali, non bastasse che il tutto proceda molto lentamente, forse con un andamento quasi noioso (non curato al meglio infine il doppiaggio). Nonostante questo è facile affezionarsi subito ai vari personaggi ed ai loro scopi, ognuno di questi pieni di insegnamento e di determinazione per la loro riuscita, seppure non tutti riescono a portare a compimento la propria missione. Alla fine film d'animazione dalla trama piacevole (senza grossi colpi di scena per chi è avvezzo a questo genere di elaborati) e con disegni curati, certamente bello ed interessante, ma nemmeno paragonabile alle opere di Hayao Miyazaki da cui il regista sembrerebbe qui attingere. Voto: 6+

giovedì 20 agosto 2020

Speciale H.P. Lovecraft - Color Out of Space (2019)

Ogni tanto ci capita di incappare in un déjà-vu, fenomeno unico e particolare ma non raro, anzi, soprattutto in campo cinematografico (e in particolare negli ultimi anni) abbastanza frequente. E' quello che è capitato a me vedendo questo film, Color Out of Space, memore della visione di non pochi giorni fa del film della Notte Horror, ossia Space Vampires, ho notato alcune analogie, e in effetti molte sono le similitudini. Lo spazio (che è anche nel titolo), luogo immenso da dove provengono esseri "estranei", conseguentemente la minaccia aliena, con annessi fasci di luce colorata e strani fenomeni fisici/psicologici, e tanti altri piccoli dettagli, quali stesso genere, siamo sempre infatti dalle parti del fanta-horror. E tuttavia il gap (seppur non elevatissimo) tra le due pellicole c'è e si vede, nonché si sente. A fare la differenza non tanto il fatto che qui donne nude che se ne vanno in giro non ci stanno, neanche che siano state prodotte in epoche diverse, quanto il fatto che nonostante i due film siano entrambi basati su un romanzo/racconto, la differenza tra questi è sostanziale (di caratura, intensità ed ineluttabilità). Color Out of Space, come per alcuni sarà stato ed è facile intuire, è infatti basato su un racconto, Il colore venuto dallo spazio, di Howard Phillips Lovecraft, spesso citato come H.P. Lovecraft, non propriamente uno qualunque. Uno che, anche se non si è letti alcun romanzo o racconto (come me), non si può non conoscere, uno che, a 83 anni dalla sua morte continua ad essere fonte di ispirazione per artisti di tutto il mondo, lo è stato, lo è ancora, e questo nella letteratura così come nel cinema e nella musica (e non solo), uno che, sempre meriterebbe di essere celebrato, come oggi, che a 130 anni dalla sua nascita, viene onorato dalla cricca di blogger (tra questi ci sono anch'io) più cool della blogosfera. Ma dopotutto potevamo mica esimerci nel non decantare uno dei maggiori scrittori di letteratura horror di tutti i tempi? Assolutamente no, ed eccoci tutti qui (ovviamente tutti quelli che l'hanno voluto omaggiare, a fine post troverete tutte le direzioni di navigazione) a parlarvi delle sue opere, e delle trasposizioni filmiche che alcune di esse hanno avuto. Negli anni tantissimi, ma l'anno scorso ecco arrivare quello ad uno dei suoi racconti più celebri e meglio riusciti, già stato trasposto altre volte, ma mai con la carica visiva ed espressiva che è capace di sprigionare questa pellicola.

sabato 11 aprile 2020

[Cinema] Recuperi utili per altri recuperi (Mandy, Wolf Creek 2, Canzoni del secondo piano, Wrong)

Tante sono le mie liste cinematografiche ancora in sospeso, di queste tuttavia alcune penso di poter finire entro l'anno, ma non ne sono sicuro, però nonostante ciò se ne aggiunge ora un'altra. Sì perché grazie al Guardaroba (gruppo FB e Telegram, di Giuseppe de Il buio in sala che mette a disposizione dei link per scaricare film poco conosciuti vedibili con l'ausilio dei sottotitoli), ma anche Internet (in tutti i sensi) ho intenzione di vedere (nell'arco di un tempo indefinito, però un post una volta al mese) tanti altri film oltre a quelli che ho già da vedere. Ma per fare ciò mi era utile prima recuperare alcuni titoli, ed ecco perché oggi recensisco questi film, film che anticipano un sequel, che fanno da apripista o che chiudono un cerchio. Per esempio prima di vedere Color Out of Space non potevo non vedere Mandy, con Nicolas Cage protagonista di entrambi, oppure prima di vedere l'ultimo capitolo di Wolf Creek non potevo non vedere il secondo (che ancora mi mancava). E poi siccome ho intenzione di vedere due film di Quentin Dupieux non potevo che partire da Wrong (il secondo è dopotutto un suo sequel), infine della trilogia sull'umana esistenza di Roy Andersson avevo visto solo Un piccione seduto su un ramo riflette sull'esistenza, e mi sembrava doveroso vedere il suo primo Canzoni del secondo piano prima di vedere il suo secondo You, the Living. Ed è così che li ho visti, ed è così che in attesa di vedere quelli e tutti gli altri, vi parlo di codesti.

Mandy (Azione 2018) - Tra le cose più strane degli ultimi anni. Un viaggio allucinante, distorto, infernale, quasi fantascientifico. Un impatto visivo notevole dove la musica, alienante, devastante, accompagna quasi tutto il film. Jóhann Jóhannsson era un grande, ha composto colonne sonore per Sicario e Arrival, tra l'altro, ed è un peccato sia scomparso così presto. Il regista è Panos Cosmatos, figlio di George, quello di Cassandra Crossing e Tombstone (i suoi lavori migliori, ma non dimentichiamo assolutamente due chicche niente male, Rambo 2 e Cobra). Nicolas Cage perfetto (ancora una volta clamorosamente in parte nella parte del folle, Mom and Dad e Io, Dio e Bin Laden insegnano), i "gesuiti malati" (si notano Linus Roache e Bill Duke) altrettanto (così come Andrea Riseborough nei panni di Mandy). La storia è piccola, semplice, un pretesto, che può fare storcere il naso (e un po' l'ha fatto, la prima parte è tirata per le lunghissime e manco fosse verbosa, no, parlano poco per un'oretta e intanto ci si rigira i pollici sperando succeda qualcosa, nella seconda parte comincia la parte horror, finalmente, in un tripudio di sangue e musiche), ma l'esplosione onirica di Cosmatos figlio merita. Perché certo, in questa pellicola la forma sovrasta il contenuto, c'è infatti un grande lavoro dietro alle immagini e dietro i notevoli effetti, molte meno invece per quanto riguarda la storia che, come detto, per una buona prima parte gira a vuoto, per poi dopo riprendersi e diventare un classico revenge movie a tratti anche divertente, però personalmente, nonostante i suoi limiti (tra cui anche un eccessiva durata) non mi è dispiaciuto, un trip psichedelico, follia allo stato puro, davvero carino. Voto: 6,5

mercoledì 30 ottobre 2019

Gli altri film del mese (Ottobre 2019)

Ho già detto ieri di non avere nessuna news interessante (non credo che sapere che un mio eccezionale amico si sposa vi interessi, o no?), ma anche in questa occasione mi preme dirvi alcune cose, in merito ovviamente al blog. Come avrete notato, questo post e il precedente, sono usciti con un giorno di anticipo, ebbene ciò è stato necessario per permettermi di pubblicare domani il consueto consiglio cinematografico per la notte (ma anche il giorno, e quindi il pomeriggio) di Halloween. In tal senso, non perché abbia qualcosa da fare (non perché il giorno precedente avrò partecipato ad una festa in maschera), ma il giorno successivo, ovvero il giorno degli Ognissanti, osserverò un giorno di riposo, semplicemente perché è Festa. E così ci rivedremo il lunedì successivo, e da lì in poi non mi fermerò fino a Natale, quando avrò già pubblicato tutte le classifiche di fine anno. Nel frattempo ci sarà molto materiale da farvi scoprire e quindi leggere, come questo qui, dove presento film non eccezionali ma semplicemente riusciti. Ma prima vorrei farvi partecipi di una mia fissazione scaturita da un programma televisivo di cui non riesco a fare a meno, e questo programma in onda su Blaze (canale Sky) è Lego Masters. Io non sono mai stato un accanito giocatore (e consumatore di mattoncini) però vedere le costruzioni che i concorrenti di questo programma che premierà con 100 mila dollari il vincitore (tra le iniziali 8 squadre) del concorso, è qualcosa di davvero affascinante. Perché tra ponti di due metri, modellini di auto (e che auto, la mitica DeLorean), nascondigli di cattivi e costruzioni di grande impatto, il divertimento non manca. Saranno stati i film d'animazione, a tal proposito ho visto anche le prime due puntate della nuova serie a cartoni Lego Jurassic World (davvero carina e tanto simpatica), ma mi dispiace non averci mai giocato con impegno e passione. Però nessun rimpianto, anzi forse ho risparmiato così centinaia di euro (e di lire), quindi mi accontento di vedere altri all'opera. Ma ora bando alle ciance, ecco i miei consigli (perché sono film sufficientemente riusciti da vedere) cinematografici del mese.

venerdì 27 settembre 2019

I peggiori film del mese (Settembre 2019)

E' ormai ufficiale da giorni che l'estate abbia lasciato il posto all'autunno, il solstizio c'è infatti stato, e quindi la prima è passata e il secondo è iniziato. Tuttavia c'è chi avrebbe preferito che l'estate continuasse e chi voleva finalmente che terminasse. Non io in entrambi i casi, non faccio difatti parte né di uno né dell'altro gruppo, perché se l'estate si è portato finalmente via alcuni malanni meteoropatici (dati dal caldo) che mi assillavano, l'autunno ha cominciato a portarmene altri, soprattutto uno, l'assillante congelamento delle mani, che non fa altro che accentuare le mie già difficoltà di gestualità nel "guidare" il computer. Fortunatamente di metodi per evitare ciò ci sono e di sicuro li userò, ma è comunque una seccatura. Al contrario di seccature (altre seccature) questo settembre non ha portato, sia in campo reale che virtuale. Anzi, in quest'ultimo campo qualcosa si è mosso, ma di questo ne parlerò meglio domani. Per adesso, e in attesa di conoscere gli altri film del mese (quegli altri che mi sono piaciuti) appunto domani (ops...lunedì), ecco quelli peggiori, quelli possibilmente da evitare.

Looking Glass (Thriller, Usa 2018)
Tema e genereNicolas Cage e Robin Tunney in un thriller voyeuristico.
Trama: In un motel nel deserto, una coppia scopre l'esistenza di una stanza segreta dove accadono torbidi e inaspettati eventi. Quando ci scappa anche il morto, l'arrivo di un fastidioso poliziotto mette sottosopra la vita di entrambi.
Recensione: Nonostante la presenza del mitico Nicolas Cage e della bella e in forma (nonostante una certa età) Robin TunneyLooking Glass non è un film che si potrebbe considerare della, tipica grande qualità. In primis è tutto strano, come strani sono i comportamenti dei protagonisti, quest'ultimi che lo sono per colpa della pessima sceneggiatura, tanto che difficilmente si attende il finale per capire chi è l'assassino (sfido chiunque a non capire chi sia il colpevole dopo i primi 60 minuti). Il thriller di Tim Hunter ci porta nella vita di una coppia sconvolta da un dramma, dal quale decide di allontanarsene e di voltare pagina acquistando un motel in un posto quasi totalmente disabitato, se non da pochi esseri guardinghi e sospettosi. Durante il film le scene spesso sono abitate da brevissimi flashback che rammentano ciò che è accaduto alla coppia e da cui si può dedurre che hanno perso la loro unica figlia. Ma il film non approfondisce mai la questione e non suggerisce cosa le sia accaduto: questa è una delle tante piccole pecche drammatiche del film, che ha il pessimo vizio di aprire infinite sotto-trame senza mai risolverle o concluderle. Looking Glass - Oltre lo specchio è simile al film di Drew Goddard 7 sconosciuti a El Royale per l'ambientazione e la scelta di usare l'idea dello specchio semiriflettente inserito in un motel (senza dimenticare una certa somiglianza anche con Vacancy), ma per il resto i due film sono totalmente agli antipodi. Il film è in parte un thriller voyeuristico, in parte un dramma coniugale, ma sfortunatamente, nessuno di questi elementi si fonde perfettamente con l'altro. La pellicola, nonostante un'interessante premessa che racchiude delle buone potenzialità, soprattutto alcune che lo collegano nelle prime scene alle atmosfere di Psycho, non si solleva minimamente dalla sua stasi, da un'inerzia narrativa che soffoca ogni scena e ogni intrigo, diventando una mera e pallida imitazione di un decadente spettacolo auto-indulgente. Looking Glass - Oltre lo specchio è un desueto B-movie noir, un film che possiede l'estetica di un low-budget di fine anni '80, al centro del quale non c'è un vero tema di base, non c'è un messaggio o un motivo per cui la maggior parte dei personaggi agisce o fa ciò che si vede nel film. La trama è divergente, confusionaria, cambia registro e direzione e invece di rendere interessante l'omicidio e creare tensione, offre solo la noia e la prevedibilità di un finale stanco e poco travolgente.
Regia/Sceneggiatura/Aspetto tecnico/CastLooking Glass - Oltre lo specchio è uno spreco di attori di talento, che tentano di dare il massimo (forniscono infatti prove abbastanza ordinarie) per un film avvilito da una scrittura povera, piena di cliché, con dei personaggi poco caratterizzati e una storia determinata da una sovrabbondanza di trame, e da una regia non particolarmente frizzante, regia che inoltre non riesce a trasmettere nulla di forte o emozionante. Il film, che gioca un po' a Sherlock Holmes, e il gioco è tutto lì, per il resto, il film si trascina in maniera bizzarra, inusuale, anche per colpa del pessimo montaggio, scivola in una resa dei conti finale vuota e disordinata che dà la mazzata finale ad un film decisamente mediocre.
Commento Finale: Latita nelle spiegazioni e nei dettagli che riescano a fornire una qualche soluzione a delle domande che sorgono spontanee e che rimangono senza una risposta valida. Nel complesso, Looking Glass si lascia guardare, anche se per quasi un'ora non succede nulla di rilevante, ma non riesce a trasmettere grandi sensazioni positive o quella certa atmosfera intrigante che si meriterebbe un voto positivo. Nicolas Cage qui non è neanche male (ha fatto decisamente di peggio), e la storia per buona parte è anche interessante, peccato davvero per il finale che è ridicolo e senza senso, rovina il film e fa calare decisamente il voto sotto la sufficienza.
Consigliato: Dico solo che se non volete perdere tempo evitatelo, punto.
Voto: 4,5

venerdì 20 settembre 2019

Spider-Man - Un nuovo universo (2018)

Tema e genere: Film d'animazione che vede per la prima volta l'Uomo Ragno come protagonista, film che, basato sul fumetto del Ragnoverso e sulla serie televisiva The Amazing Spider-Man, racconta di un nuovo giovane Spider-Man che dovrà salvare New York insieme ad altri uomini e donne ragno dei fumetti Marvel provenienti da universi alternativi.
Trama: Punto da un ragno radioattivo, l'adolescente Miles Morales diventa Spider-Man. Ma ce ne sono altri, finché il perfido Kingpin non li riunisce.
Recensione: Avevo già molta voglia di vederlo, già da quando seppi della vittoria all'Oscar, poi vidi L'isola dei cani ed ero curioso di scoprire del come e perché avesse battuto quel piccolo capolavoro, poi vidi Venom, anzi, i titoli di coda di quest'ultimo (una delle sue parti migliori), e il desiderio aumentava, ma è quando ho visto The LEGO Movie 2 che non vedevo l'ora di vederlo, per vedere cosa si erano già inventati gli geniali sceneggiatori Phil Lord e Christopher Miller (sceneggiatori in quell'altro e questo film), per il primo film cinematografico di animazione (dopo parecchi film "live action" e tante serie tv, dove il Ragnoverso ha fatto la sua comparsa dopo quella fumettistica) dedicato all'Uomo ragno. Ebbene, Spider-Man: Un nuovo universo, diretto da Bob Persichetti, Peter Ramsey e Rodney Rothman, co-prodotto da Columbia Pictures, Sony Pictures Animation e Marvel Entertainment, è un film a dir poco sorprendente. Non solo perché riesce a creare un nuovo mito di Spider-Man su celluloide per la contemporaneità (superando in freschezza e qualità l'intera saga di Amazing Spider-Man con Andrew Garfield e anche il recente Spider-Man: Homecoming con Tom Holland) ma anche perché dimostra molto coraggio. Giacché il protagonista questa volta non è il "solito" Peter Parker, bensì Miles Morales, che per quanto non avrà le origini e la caratterizzazione più originali di sempre (anzi, per niente), riesce a non sfigurare. Ed è così che Spider-Man: Un nuovo universo, è un gioiello davvero imperdibile per chi non ha pregiudizi sul "genere" animato: una gioia per gli occhi e per la mente, una vera goduria per i fans (che colgono ogni riferimento: e chissà quanto vanno in visibilio quando si cita il loro adorato Comic-Con, l'annuale convention/festival di San Diego) ma anche per chi conosce poco o non va matto per cinecomic e universi autoreferenziali in cui bisogna essere super preparati (e ci sono tante citazioni colte, come il più volte citato romanzo dickensiano Grandi speranze). Qui, bambini troppo piccoli esclusi (non tanto perché si spaventino, quanto perché la narrazione e lo stile sono troppo complessi), tutti possono divertirsi e appassionarsi alla vicenda, grazie a una narrazione e a una grafica moderna, mai come in questo caso debitrici del fumetto (come le didascalie per i pensieri, per i rumori, ma con colpi di genio innovativi, o per gli snodi dell'azione) ma anche autonome e ricche di invenzioni e di umorismo (il compagno di stanza al college, che ricorda peraltro Spider-Man: Homecoming). Che poggiano anche sul racconto, reiterato e legato ai fumetti, delle vicende dei singoli "eroi" e allo stile, per ognuno diverso (in bianco e nero, versione Manga o addirittura Looney Toones per il maialino Peter Porker). La "grana visiva" è un trionfo di gag, colori e soluzioni visive (i personaggi che vengono risucchiati dai loro universi) che fanno ringraziare chi ha inventato la Computer Grafica. Esaltando le infinite possibilità della fantasia e delle sue realizzazioni visive, tridimensionalità compresa pure in un universo che nasce (e non rinnega) il bidimensionale. E la colonna sonora, tra rap e hip hop, si sposa benissimo con la storia (attorno alle vicende di Miles c'è il mood giusto di un ambiente black, tra graffiti, bassifondi, inquietudini e desiderio di riscatto).

giovedì 29 agosto 2019

I peggiori film del mese (Agosto 2019)

Ho sempre sopportato il caldo, ma ammetto che quest'anno è stata più dura del solito, sarà che per quanto si tenti di mascherarlo il riscaldamento globale è tra noi (e peggiorerà purtroppo), sarà che non è più come una volta, ma si è fatto sentire e sta non a caso lasciando gli strascichi. In quest'ultima settimana infatti, colpa di chi o cosa non so, il raffreddore mi ha colpito e mi ha indebolito. E quindi via ad un botto di farmaci, che si spera facciano il prima possibile effetto, perché essere malato in estate è strano. E così in fase di guarigione eccomi oggi a presentarvi le note dolenti del mese, anche se già alcune ho postato.

Operation Avalanche (Thriller, USA, 2016)
Tema e genere: L'ennesimo film (in questo caso thriller spionistico) su una delle teorie complottiste più diffuse, lo sbarco sulla Luna.
Trama: Nel 1967 quattro agenti sotto copertura della Cia vengono inviati alla Nasa per essere assunti dalla troupe di un documentario. Quello che scopriranno porterà a una delle più grandi (presunte) cospirazioni della storia americana. La paranoia prenderà il sopravvento e i problemi saranno tanti.
Recensione: Si è celebrato lo scorso mese l'anniversario dello sbarco sulla Luna, evento entrato nell'immaginario comune e indimenticabile per chi ai tempi poté assistere in diretta alle fasi cruciali dello sbarco, con le leggendarie parole di Neil Armstrong diventate un vero e proprio tormentone. Eppure tra le varie teorie del complotto ve ne è una assai diffusa che vorrebbe l'allunaggio frutto di riprese girate in studio, con il nome di Stanley Kubrick più volte tirato in ballo quale effettivo regista del finto filmato spaziale. Operazione Avalanche (come parecchi altri lavori, Moonwalkers per esempio, lì tuttavia c'era azione e si rideva) si ispira proprio a questa ipotesi, anche se ne offre una versione inedita e con un finale che smentisce da solo qualsiasi teoria del complotto lunare sul nascere, e questa è certamente una nota positiva. Il problema è che il resto, anche per colpa della formula scelta, sia ben poca cosa. La formula scelta è infatti quella del mockumentary, con riprese spesso "rubate" di nascosto ai due personaggi principali: una scelta, seppur necessaria dal punto di vista della logica narrativa per accompagnare i protagonisti in questo intrigo mystery in cui la tensione cresce progressivamente fino all'intenso finale, poco verosimile in diverse situazioni, difetto questo che lo accomuna a tanti esponenti del genere. Lo stile con camera a mano può effettivamente risultare fastidioso in più occasioni, con un senso di mal di mare questa volta nemmeno giustificato da dinamiche horror di sorta. Operazione Avalanche si pone difatti come thriller ante litteram con filtri e immagini che strizzano l'occhio alle vecchie cineprese anni '60. Una decisione senza dubbio coraggiosa per essere più fedeli possibili al determinato periodo storico, spesso però le sgranature o i colori spenti rischiano di affievolire e rendere poco chiari alcuni passaggi fondamentali ai fini degli eventi. Eventi di stampo puramente spionistici oltretutto abbastanza modesti, che a parte nel finale, non riescono a fare troppa presa e convincere interamente, facendo così risultare questo film interessante, anche originale, un film mediocre, leggermente inutile ormai (basta con questa teoria) e pletorico.
Regia/Sceneggiatura/Aspetto tecnico/Cast: Il regista, produttore e sceneggiatore Matt Johnson, compare nei panni di se stesso come protagonista insieme al collega Owen Williams e le loro performance non "caricate" garantiscono una certa verosimiglianza alla messa in scena, che include anche sequenze girate in una sede della NASA e vari filmati di repertorio dell'epoca che contestualizzano l'atmosfera di spasmodica attesa di quel primo, iconico passo. Tuttavia non basta, oltretutto il gioco spionistico è modesto, troppo affidato a una tecnica semi-documentaristica troppo abusata e stancante. Poco, francamente, inquadrature inutili, spesso pletoriche, con un aggravio di situazioni inutili che non aggiungono assolutamente nulla di quanto si sa e si dovrebbe in seguito vedere/apprendere. Si poteva fare decisamente meglio.
Commento Finale: Presentato al Sundance Film Festival, Operazione Avalanche prende spunto da una delle più famose teorie cospirazioniste secondo la quale l'allunaggio del 1969 sarebbe stato realizzato ad arte sulla Terra, tramite le moderne tecniche cinematografiche. Qui la figura di Stanley Kubrick (voluto dai complottisti come effettivo regista del fake-film), pur comparente per brevi secondi, non è determinante ai fini degli eventi e il finale riconsegna la corretta versione dei fatti. I novanta minuti di visione sono pregni di una buona dose di tensione, soprattutto nel rocambolesco finale, ma lo stile "mockumentary d'epoca" risulta alla lunga frastornante e rischia di rendere non sempre chiarissimo quanto accade in scena. Per un titolo che, pur avendo discreti spunti d'interesse, non pare drasticamente coraggioso e fuori dagli schemi come le premesse iniziali potevano far presagire.
Consigliato: Si lascia guardare per tutta la sua durata, ma è consigliabile solo agli appassionati del tema.
Voto: 5

lunedì 14 gennaio 2019

Nicolas Cage Day - Mom and Dad: Istinto omicida (2017)

Purtroppo questo thriller horror/dark comedy di Brian Taylor (di cui avevo apprezzato i due Crank) non riesce a lasciare il segno fino in fondo, intendiamoci non è un film brutto o inguardabile ma si nota l'indecisione del regista (o forse dovrei dire della sceneggiatura?) che non sa quale direzione imboccare se quella dell'horror o quella della commedia. Ne viene fuori un pastrocchio, tutto sommato anche abbastanza divertente ma che non riesce a graffiare efficacemente né a sfruttare correttamente una buona idea di fondo. Non aiutano a rendere più interessante la pellicola, alcuni aspetti della sceneggiatura poco approfonditi, eppure Mom and Dad: Istinto omicida, il nuovo film del regista, sceneggiatore e produttore, anche di Ghost Rider: Spirito di Vendetta, film presentato al Toronto Film Festival a settembre del 2017, un film con una certa originalità, cosa sempre più rara al giorno d'oggi, riesce a intrattenere a dovere. Il film infatti, un onesto thriller con Nicolas Cage (incredibilmente uno dei motivi per cui vedere il film, anche Selma Blair convince senza mezzi termini), non è affatto male e, avendo una trama abbastanza particolare, invoglia lo spettatore a guardarlo. E' ovviamente una pellicola parecchio sopra le righe, però, il regista riesce, con mestiere, a renderla verosimile. Sì perché nonostante lo svolgimento e il racconto, comunque apprezzabile, indubbiamente sconclusionato, l'eclettico regista americano, che infarcisce la pellicola di temi "moderni" (quali la voglia degli adulti di tornare giovani, i genitori si scagliano contro i propri figli, colpevoli di aver portato loro via, la giovinezza, colpevoli di un'esuberanza tecnologica che ha ucciso ogni forma di dialogo), usa un semplice escamotage, qualcosa di naturale che c'è in ognuno di noi, per parlare alle vecchie e nuove generazioni, per sovvertire le regole della natura umana e rendere il tutto più credibile.

giovedì 27 settembre 2018

I peggiori film del mese (Settembre 2018)

Dopo mesi in cui il mio intuito mi ha fatto evitare certi film che molto probabilmente mi avrebbero deluso, purtroppo in questo mese di settembre, proprio bravo non sono stato nelle scelte compiute, e quindi, anche se di colpe io credo di non averne (al massimo per qualche mia scelta di visione legata agli attori o all'argomento), mi è toccato soccombere di fronte a film abbastanza mediocri (pessimi in alcuni casi). Film che non hanno fatto altro che confermare come a volte, il gioco non valga la candela, che non basta un attore o più attori a fare un buon prodotto, che non bastano i soldi se alla regia non c'è uno all'altezza delle aspettative, ma in ogni caso ecco nello specifico (tramite ben 12 pellicole) ciò che intendo.

Animal - Il Segreto della Foresta (Horror, Usa 2014): Un gruppo di ragazzi si ritrova in un bosco in compagnia di una affamatissima creatura, niente di nuovo, niente di originale, un horror uguale a tanti altri quindi, eppure questo film non è completamente da buttare, il ritmo è buono e la creatura è realizzata abbastanza bene. Il film infatti, poco originale ma curato (anche se abbastanza stereotipati appaiono i personaggi), riesce comunque a riservare un discreto intrattenimento, grazie al ritmo piuttosto elevato, grazie all'atmosfera e la carica tensiva che si avverte in certi momenti (capaci di dare il giusto input per una visione tutto sommato scorrevole che non annoia) e grazie alla creatura (soprattutto al modo in cui quest'ultima si comporta) che bracca i nostri sfortunati protagonisti. In ogni caso niente di che. Si poteva sfruttare molto meglio l'ambientazione della foresta e invece il film è girato praticamente tutto nella casa. La creatura seppur fatta bene non convince appieno e non spaventa più di tanto, la recitazione non è delle peggiori (anche se la ragazza "stranamente" procace è mediocre), ma ci sono alcune scelte prese durante il corso della trama alquanto discutibili (non dimenticando una regia troppo traballante). Diciamo che le scene finali risollevano un po' le sorti del film, un film horror innocuo e passabile per una serata senza impegno e senza pretese. Voto: 5,5

mercoledì 2 maggio 2018

Snowden (2016)

Oliver Stone è un mago dei film di denuncia politici, tratti dalla realtà, è questa pellicola non delude di certo. È più coinvolgente della migliore spy story e per tutto l'arco della sua durata (che pure è notevole) l'unico rischio è dimenticare che si tratta di una storia vera, per di più ancora in corso e non risolta. C'è azione, ritmo, rabbia, polemica e persino sentimento, un uso strepitoso del mezzo, che conferma la bravura del regista. E poi c'è quel voler andare a fondo, quel non arretrare di fronte alle icone del potere, che può piacere o irritare, ma che rimane il marchio di fabbrica del grande regista americano. Inoltre come ogni film d'inchiesta che meriti tale titolo, fa pensare e riflettere e contiene un inno alla libertà ed alla democrazia che, seppure sia un po' retorico, convince, coinvolge ed avvince lo spettatore a sé, riuscendo quasi a commuoverlo. Snowden infatti, film biografico molto interessante del 2016 co-scritto e diretto dal tre volte premio Oscar Oliver Stone (e presentato all'undicesima edizione della Festa del cinema di Roma), delinea, in modo forse non originale ma decisamente accurato e convincente, il ritratto di una delle figure (un personaggio certamente passato in sordina in Italia mentre nel mondo generava un forte scandalo) più controverse del nostro secolo, quella di Edward Snowden, colui che ha violato i sistemi di sicurezza dei principali servizi segreti americani con il solo scopo di proteggere la privacy delle persone, spinto dai principi in cui crede fermamente. Il suo atto difatti ha comportato forti polemiche tra chi lo reputa un eroe o un traditore, il film sembra protendere più per l'eroe, d'altronde, si dice nel film, anche i nazisti processati a Norimberga obbedivano a degli ordini, il mio pensiero e giudizio anche. Poiché il film fa capire fino in fondo e in modo comprensibile e diligente il perché delle azioni che ha deciso di intraprendere, al termine di una lunga e dolorosa battaglia personale in nome dei propri principi morali. Il film quindi ricostruisce la suddetta vicenda, una vicenda in verità su cui ancora non tutto si sa con certezza assoluta, viste le tante carte ancora in gioco.

lunedì 26 febbraio 2018

I peggiori film del mese (Febbraio 2018)

Molto spesso quando arriva questo post ne approfitto per fare un resoconto del mio mese in questione, non mancherà neanche oggi, ma adesso dirò gli aspetti negativi, quelli positivi li troverete prossimamente nel post dei film del mese. Sì perché oltre a vedere gli ennesimi film mediocri, il mese di febbraio ha regalato un momento così così e un piccolo problemino fisico. Innanzitutto per la prima volta il mio tranquillo paesino, a causa di un fatto di cronaca nera, che ha un po' destabilizzato la sua serenità, ha dovuto "usufruire" del lutto cittadino, cosa che a mia memoria non era mai successo. Infine un piccolo problema ad un piede potrebbe addirittura richiedere un intervento, ma per il momento è tutto sotto controllo e poi si vedrà. Questo è tutto, ora veniamo al dunque.

I Puffi - Viaggio nella foresta segreta (Animazione, Usa 2017): Dopo due film a tecnica mista parecchio bruttarelli seppur godibili e facili a vedersi, ecco nuovamente i Puffi nel terzo lungometraggio, ed interamente animato, a loro dedicati. Purtroppo però, seppur pieno di buone intenzioni, esse naufragano nella noia e nell'ovvietà. Perché questo film infantile e risibile diretto da Kelly Asbury, forse prodotto esclusivamente per dare ulteriore impulso al marketing dei pupazzetti blu, che urla modernità quasi avesse paura di essere etichettato come antiquato, manca di originalità, è banale ed esile. Smurfs: The Lost Village infatti, che mette nuovamente (come nel secondo) al centro della vicenda Puffetta, che fatica a trovare un suo ruolo nel villaggio e che quando viene a sapere di un villaggio misterioso attraversa, con i suoi amici la foresta incantata con alle calcagna il perfido Gargamella, nonostante l'ottima grafica computerizzata non va oltre il compitino (a tal proposito i difetti, come un'ambigua colonna sonora, sono più dei pregi). Perché sì, rimane la tenerezza di base e si amplia il lato comico, con battute, specie del caro mago malvagio (e iperattivo), abbastanza tristi, ma rimane un prodotto mediocre nell'animo (ricevibile soprattutto per i più piccoli) nonostante i buoni mezzi tecnici. Voto: 5,5

The Ring 3 (Horror, Usa 2017): Posso tranquillamente asserire di essere una fan dei Ring, ma questo ennesimo capitolo di una saga fortunata, che però non ha più niente di nuovo da dire, arriva forse troppo tardi. C'è stato un restyling tecnologico, questo è vero, che ne preserva i meccanismi di contagio, anzi li rende potenzialmente più virali. Allo stesso tempo si è cercato di dare una nuova linfa, creando un nuovo scenario sulle origini di Samara, ampliandolo perfino. Tuttavia malgrado gli intenti, crea una storia più vicina al thriller d'indagine che ad un vero e proprio horror. Secondo me è proprio quest'ultimo aspetto che ne esce con le ossa rotte, sia a livello quantitativo che qualitativo, con scene che offrono scarsa tensione (senza dimenticare il ritmo piatto). Ci si è preoccupati di creare nuovi universi per Samara lasciando qualche spunto più che interessante. Perché sì, gli effetti speciali (discreti) ci sono, così come qualche colpo di scena memorabile (il finale) ma da soli non bastano a salvare un prodotto ben sotto la media, condannato, già prima del suo rilascio cinematografico a cadere nel dimenticatoio. Certo, si lascia guardare e si è comunque visto di peggio (anche perché non smette di inquietare), ma l'abbastanza anonima la regia di Javier Gutiérrez che non si rivela in grado neanche di sfruttare al meglio un cast d'attori tutto sommato decenti, Johnny Galecki, la bella attrice italiana Matilda Lutz già vista in L'estate addossoVincent D'Onofrio (anche se il suddetto si comporta bene, che però non può fare niente contro la noia), abbinata a buchi di sceneggiatura si rivela deficitaria. Tuttavia non un brutto film di per sé, semplicemente svogliato, inutile, prevedibile. Voto: 5,5

giovedì 16 febbraio 2017

Prime Visioni Rai ed Altro

Dopo le Prime visioni Mediaset di due settimane fa e nello stesso periodo ed anche più in la di tutti quei film visti (dal 19 gennaio al 3 febbraio), anche la RAI ha mandato in onda tanti film in prima visione, alcuni però li avevo già visti, è il caso di Pazze di me, delirante e un po' assurda commedia con gli attori de I soliti idioti, della sorprendente commedia Smetto quando voglio, che all'epoca della sua uscita spiazzò molti compreso me per la sua esuberanza goliardica che ha portato ultimamente al suo sequel e anche di un film di fantascienza che si presentava come 'il miglior film sui dinosauri dopo Jurassic Park', ovvero The Lost Dinosaurs, ma invece è forse il più brutto di tutti, altri invece riguardanti il Giorno della Memoria che ho visto ma di cui parlerò settimana prossima. Ma poiché i film erano pochini (tre, di cui uno scriverò tra poche righe, quasi come punizione, poiché mi ha deluso e non farà parte né del cartellone né farà testo a fine anno), ho deciso di aggiungergli alcuni, oltre nuovamente ad altri film Mediaset (4), alcuni di Sky, tre, tra cui due docu-film e una miniserie in due parti. Ma andiamo con ordine e parliamo di un film Cop Car, che partiva con i migliori auspici, ma che per forza di cose è risultato sgradevole. Questo perché i film lenti e inesorabili, semplici e spogli, che si soffermano sui dettagli senza una trama avvolgente e privi di una qualsivoglia sostanza filmica (un po' come certi film anni '80) proprio non fanno per me. Eppure questo thriller del 2015 con protagonista Kevin Bacon (l'unico vero motivo di interesse) è stato elogiato da molti critici. Io non che giudico, però vorrei capire cosa c'hanno visto di così speciale, dato che il film racconta di due bambini di dieci anni, che se ne vanno in giro per campi snocciolando soddisfatti un notevole turpiloquio (ma "fanculo no, non si può dire: è troppo grave"), che rappresentano anche il vertice di scrittura dei dialoghi di questo film immondo, che dopo aver scoperto una macchina (apparentemente) abbandonata della polizia in un campo, così per divertimento i due la avviano e se ne vanno a zonzo per le strade assolate degli States. Quello che non sanno è che lo sceriffo (Bacon) l'aveva inopportunamente lasciata nel posto sbagliato per ultimare un lavoro sporco (che nasconde nel bagagliaio), perciò si mette sulle loro tracce con lo scopo di recuperare la vettura che gli è stata sottratta, ritrovandosi al centro di un pericoloso gioco del gatto col topo. Non male messo così, ma il problema non è la trama e neanche l'ambientazione o i temi, quanto il film stesso, senza nessuna spiegazione (nessun flashback) del motivo per cui due individui sono nel bagaglio dello sceriffo, ipoteticamente per droga o forse Hanno ucciso l'uomo Ragno, i ragazzini poi sono così ingenui e fessi da restare di stucco. Infine, proprio la fine ambigua (la fuga continua), aggiunto al fatto che il film è montato malissimo da la mazzata finale alla pellicola che vorrebbe essere un racconto di formazione in salsa splatter ma riesce soltanto a proporsi come un ridicolo thriller pasticciatissimo, privo di invenzioni e recitato da cani. Avranno visto un altro film quindi, chissà ma non importa, ormai è fatta. Meglio andare avanti.

lunedì 23 gennaio 2017

Nicolas Cage Day: Con Air (1997)

E' probabilmente uno degli attori più amati e allo stesso odiati di sempre, perché Nicolas Cage, di cui oggi si celebrano le gesta qui nella blogosfera, non è mai stato e mai sarà un vero e proprio attore di primissimo livello, eppure ha recitato in più di 70 film e ha vinto perfino un Oscar (nel 1995). E nonostante quel che se ne dica di lui i suoi film sono vere e proprie perle cinematografiche, anche se non propriamente tutte. Infatti tanti sono i suoi film finiti nella spazzatura, tanti quanti però quelli indimenticabili (sorretti da una struttura e narrazione ottime, avvincenti e belle il giusto), poiché senza alcun dubbio io posso affermare che non c'è un attore come lui di cui io abbia visto così tante pellicole (una trentina sicuramente), e tutte moderatamente apprezzate. Anche se strano da dirsi ma alcuni di essi hanno funzionato, anche adesso essi funzionano ancora, perché la sua recitazione seppur al limite della decenza è sempre stata al servizio della pellicola, e quasi mai il contrario, a parte ovviamente rare eccezioni in cui il suo talento è venuto stranamente fuori (da Via da Las Vegas Face/off, da Aldilà della vita a Lord of War, da Il cattivo tenente a Joe fino a The Runner, ultimo suo visto che mi ha davvero sorpreso in positivo). Comunque mi spiego meglio, prendendo ad esempio Ghost Rider (ma ne potrei prenderne tanti altri come esempio), a me è sempre piaciuto tanto non perché c'era lui ma perché il personaggio (o il racconto come in Segnali dal futuro) risultava ed era, ancora è, fantastico, tanto che anche togliendolo il risultato non cambierebbe, anche se davvero vorrei vedere un altro al suo posto? forse no perché la sua faccia è imbattibile e imprescindibile per certi film. Come questo che sto per presentare e che sicuramente tutti almeno una volta avranno visto, ovvero Con Air (1997), uno dei suoi migliori film dal punto di vista cinematografico e uno dei primissimi visti e amati, tanto che, no ragazzi, non sono impazzito, ma quando ho rivisto scorrere i titoli di coda del film sulle fantastiche, meravigliose note di Sweet Home Alabama degli Lynyrd Skynyrd, ho avuto la precisa sensazione che quello che avevo appena finito di rivedere (per la quarta-quinta volta) fosse, ed era anche prima, nonostante non me ne ero mai accorto (anche se divenuto personalmente un cult), un capolavoro.

giovedì 29 settembre 2016

Gli altri film del mese (Settembre 2016) Parte 1

Mai come questo Settembre mi era capitato di vedere tanti film, perché dopo averne visti e recensiti già tanti, ecco che per questo classico post di fine mese, dato che sono davvero numerosi, ho dovuto per forza di cose suddividere il tutto in due parti. Ecco quindi le prime recensioni della prima parte. Partisan è un crudo e potente film drammatico del 2015, diretto dal regista australiano Ariel Kleiman, al suo debutto, che ha come protagonista principale il bravissimo Vincent Cassel, ormai abituato a rivestire i più svariati ruoli e, principalmente, quelli di cattivo, ma quello che interpreta in "Partisan" risulta alquanto singolare (come in parte anche ne Il racconto dei racconti) e come, del resto, tutta la vicenda narrata. Un uomo che ha costruito in una squallida periferia una sorta di nascondiglio ben nascosto e ben protetto dal resto della società in cui ha deciso di prendersi cura ed educare dei bambini nati da madri probabilmente in condizioni disagiate poiché o violentate o abbandonate dai propri compagni. In questa sorta di strano e singolare microcosmo egli provvede a tutto, cibo, giochi, una sorta di istruzione più che altro basata sulla pratica ed altre necessità varie, inoltre egli vi ospita anche le suddette madri in modo tale che i bambini non siano da loro separati affettivamente e fisicamente e rivestendo invece lui stesso il ruolo di padre per tutti. Il suo scopo è quello di addestrare i piccoli al fine di fare loro commettere degli omicidi nella società contemporanea (non si sa se per motivi di vendetta od altro) e di trasformarli in pratica in un suo personale piccolo esercito di soldati ai suoi ordini. Gregori ha un fare suadente, è generoso, è un padre attento e affettuoso ma contemporaneamente un despota assoluto che non ammette alcuna trasgressione alle sue regole, nessun dubbio rispetto alle sue verità. Ma pian piano dopo un paio di episodi curiosi Alexander (quello più intelligente e sensibile degli altri e per il quale l'uomo nutre una simpatia particolare) si ribella (poiché quasi sempre con la forza e con le minacce non si va da nessuna parte) ed inizia ad avere dubbi sulla sincerità e correttezza del patrigno (trovando sbagliati e troppo autoritari i suoi insegnamenti) specialmente nel momento in cui si sente responsabile del futuro del fratellino Tobias per il quale cerca alternative di vita. Ciò porterà ovviamente i due a svariati scontri sino all'inevitabile tragico epilogo.

mercoledì 21 settembre 2016

Contagius (2015) & Left behind (2014)

In questo post per cercare di raggruppare un po' di film ho messo insieme questi due film, che nonostante siano diametralmente opposti come genere, storia e altro (anche nel risultato), hanno un elemento in comune, l'apocalisse, nel primo una strana post-apocalisse zombie, nel secondo una misteriosa pre-apocalisse divina. E quindi ecco le recensioni, partendo da Contagious: Epidemia mortale (Maggie), un atipico film horror del 2015 diretto da Henry Hobson, dove una terribile epidemia ha colpito gli Stati Uniti, trasformando le persone in zombie. Un misterioso e non specificato virus infatti consuma la carne di uomini, donne e bambini fino a ridurli in mostri da abbattere. Per evitare che l'epidemia si diffonda ulteriormente, gli infettati vengono perciò portati in zone di quarantena, aspettando l'attesa fine. Molti vivono gli ultimi istanti con le loro famiglie, così è per Maggie, una ragazza sedicenne, riportata a casa dal padre Wade dopo mille ricerche. Ma Wade in cuor suo spera ancora di poterla salvare, di poterla sottrarre a quella metamorfosi dolorosa. Contro di lui il tempo e la polizia, che veglia sulla cittadinanza ed è decisa a preservare la sicurezza degli scampati. Contagious è un'operazione singolare, affascinante e parecchio interessante, poiché al contrario dei migliaia di film sugli zombie si sofferma più sul lato umano del problema, sulla lotta di un padre che deve decidere se internare la figlia contagiata in quarantena da dove sa non uscirà più viva o porre termine lui stesso alla sua vita. Una parabola di vita e morte, di amore e odio, di pace e rabbia, che condurrà gli ultimi giorni di un'adolescente, destinata ad andarsene come nessuno vorrebbe, anche se in questo dramma familiare che si smarca intelligentemente dal genere, diventare uno zombie non significa annullarsi come essersi umani. Si continua ad essere se stessi, a vivere come si è sempre vissuto. Nella dimensione del proprio quotidiano, fare ciò che si è sempre fatto, e mentre la malattia degenera, si rimane coscienti fino all'ultimo istante, soffrendo terribilmente, prigionieri agonizzanti di un corpo repellente fuori controllo in preda ad un incontenibile mordace istinto ferino.