venerdì 23 aprile 2021

Le serie tv del mese (Aprile 2021)

Accennato l'anno scorso della mia "missione recupero serie tv top", o è stato all'inizio del nuovo anno? Comunque sia, ribadito il fatto, finalmente è giunto il momento, da questo mese e per i prossimi 5 infatti, recupererò 7 serie della mia lunga lista (ma tra quelle più recenti), più altre 9 miniserie entro dicembre, quasi tutte di piattaforme streaming che (ancora) non ho e quasi tutte tra le più apprezzate degli ultimi anni. Per la scelta mi sono basato da un semplice criterio, serie già concluse e con più di una stagione sul groppone. Cosicché se BoJack sarà sempre presente con le sue 6 stagioni, le altre (3 più altre 3 che poi scoprirete) si alterneranno. In tal senso ai fini della classifica finale verranno tutte le stagioni (perché farò appunto di stagione in stagione) giudicate come un unicum (raggruppare 6 o 4 stagioni di una serie in un unico post mi sembrava infatti troppo complicato per me), anche se di eccezioni potrebbero comunque essercene alla fine. Comunque metodi e criteri, e probabilmente non ci avrete capito una mazza (ed anch'io), ecco qui (sotto) il punto di partenza.

BoJack Horseman (1a stagione) - Irriverente. Scandaloso. Politicamente scorretto. In sole due parole? BoJack Horseman, serie tv originale di Netflix creata da Ralphael Bob-Waksberg, di cui ingredienti alla base sono un cavallo alcolizzato, un coinquilino con idee strampalate, un vicino di casa facilmente entusiasmabile e un mondo dove animali e umani convivono. Uno spaccato reale sulla vita delle star hollywoodiane in chiave ironica, originale nel raccontare direttamente, con le stesse voci dei protagonisti (è immensa la fitta rete di star, dal mondo della televisione a quello del cinema fino ad arrivare al campo musicale, che questa serie riesce a riunire sotto di sé, e non sono solo i doppiatori), il lato più oscuro dell'altra medaglia di Hollywood. Con una scrittura brillante ed intelligente che esalta la natura profonda e riflessiva della serie (è infatti una comedy fondamentalmente triste: affronta col sorriso amaro temi delicati che toccano la vita di ogni essere umano), con un assortimento di personaggi interessanti e peculiari (che sono paradossalmente quasi tutti animali, BoJack è chiaramente l'MVP indiscusso), con un umorismo nonsense originale, Bojack Horseman si presenta, già alla prima stagione, come la migliore serie animata e (in virtù di veri e propri momenti drammatici) la migliore "dramedy" animata vista da me negli ultimi anni. Una stagione che parte subito col botto e non ci vuole molto a capire il motivo che ha portato questa serie ad entusiasmare il pubblico ed ora me, dato che quello humour scorretto, a volte pure ingiurioso e che non fa sconti a nessuno in nessun momento, è proprio quello che diverte e di cui non si riesce a fare a meno. A livello grafico, tutti i personaggi sono disegnati in maniera assolutamente intrigante, gli episodi sono brevi il giusto (circa 25 minuti), diretti e da vedere in qualsiasi momento, mentre alcune scene sono a dir poco spettacolari (su tutte quella delle droghe assunte per l'incredibile tentativo di scrivere un libro in 2 giorni, veramente una sequenza da star male dal ridere). La scelta di partire con dei cliché (persona famosa entrata in depressione, donna in carriera che non riesce ad avere famiglia, uomo famoso sempre gentile e allegro) si rivela essere un trucco, visto che niente è come sembra: tutti i personaggi hanno sfaccettature contraddittorie e, per questo, interessanti. Insomma, non voglio dilungarmi oltre, BoJack Horseman è una serie che, una volta iniziata, non si riesce più ad abbandonare, e non per caso ho deciso di vederla tutta. La prima stagione è infatti promossa a pieni voti ma ha quell'aria di stagione introduttiva che in alcuni casi tende a tirare il freno: aspetti che senza dubbio verranno superati nelle stagioni successive. Voto: 8

Banshee - La città del male (1a stagione) - Una trama che non sta in piedi (prodotta da Alan Ball, Premio Oscar per la sceneggiatura di American Beauty, la serie racconta le vicende di un ex ladro che finisce per spacciarsi per lo sceriffo della piccola città di Banshee), lontana anni luce da una plausibile realtà che tuttavia tiene incollati alla schermo in trepida attesa della puntata successiva. Si finisce la stagione in un soffio, con il ritmo incalzante a sopperire a qualche buco di sceneggiatura che inevitabilmente inficia la tenuta drammatica dell'ingarbugliato plot (fulcro è Anastasia, la rapinatrice/amante fuggita col bottino di un colpo andato male e rifattasi una vita nella cittadina, cercata dal protagonista e dal padre, uno spietato mafioso russo newyorkese), ma incredibilmente, viste le premesse, senza mai stancare. Un galeotto sexy e pericoloso con un animo nobile, disposto a tutto per la sua amata, probabilmente il sogno proibito di ogni donna. Una spalla intelligente, ironica e quanto mai improbabile: il mitico Job, un hacker asiatico omosessuale che la sa lunghissima. Un paio di antagonisti cattivi, spietati e perversi, che non lasciano indifferenti. Il tutto ambientato in un paesino tutt'altro che tranquillo, dove ad ogni puntata ne succede una più incredibile della precedente. La trama principale si interseca infatti con tematiche connesse alla criminalità locale, ai mormoni, agli indiani di una vicina riserva, a bande di ariani, ai rapporti complicati tra i tutori dell'ordine della cittadina e, ovviamente, alle numerose (essenzialmente carnali) storie "d'amore", e quindi inevitabilmente accadono cose di cotte e di crude. Banshee (immaginaria cittadina della Pennsylvania, campo d'azione dei personaggi creati da David Schickler e Jonathan Tropper, porta il nome di una mitica creatura del "piccolo popolo" della mitologia irlandese e scozzese) aiuta a staccare dalla quotidianità, a vivere un po' dell'adrenalina e dell'erotismo che i suoi protagonisti riescono a tramettere in maniera molto esplicita (dalla Cinemax dopotutto, che è la costola "ancora più maschile" di HBO, è lecito aspettarsi ciò, vedasi Strike Back e Warrior per esempio, e così se presumibilmente Antony Starr fa la felicità di ogni donna, Ivana Miličević e soprattutto Lili Simmons fanno certamente la felicità di ogni uomo). Curioso di vedere anche la seconda stagione, ed ovviamente tutte le altre stagioni. Voto: 7,5
Narcos (1a stagione) - Serie di eccellente qualità caratterizzata da una tensione narrativa puntualmente ben bilanciata, in grado, cioè, di restare costante non solo durante i 50 minuti di ciascun episodio, ma (soprattutto) lungo tutta la stagione (niente tempi morti, mai noiosa, totalmente coinvolgente, molti i temi affrontati, anche molto politici, ma comunque appassionanti). Quello di Pablo Escobar è (ahimè) un personaggio (qui in particolar modo) magnetico (capace pure di attrarre tante produzioni hollywoodiane soprattutto ultimamente), non solo per merito della sceneggiatura e dell'eccellente interpretazione di Wagner Moura. Ambivalente, contraddittorio per natura (un personaggio mai del tutto intellegibile nelle sue scelte e nei suoi comportamenti), non può non affascinare. L'ascesa internazionale del più grande narcotrafficante della storia (e la storia vera sulla diffusione della cocaina), anni '80/inizio anni '90, viene infatti raccontata magnificamente da José Padilha (ideatore e regista della serie), anche se con spunti in certi casi troppo "cinematografici", disegnando un personaggio oscuro, discutibile, offrendone intriganti sfaccettature (difficile appiccicargli l'etichetta di "cattivo" della storia, l'unico antagonista di questa serie è il destino). La serie si snoda tuttavia seguendo un doppio punto di vista: anche quello degli agenti della DEA Javier Peña (il poi futuro "Mandaloriano" Pedro Pascal) e Steve Murphy (Boyd Holbrook) impegnati nella loro battaglia contro i narcotrafficanti (ad aiutarli il colonnello Horacio Carrillo, uno dei pochi esponenti incorruttibili delle forze armate colombiane). Quest'ultimo "gringo", specie nei primi episodi espresso attraverso un voice over invasivo, fortunatamente poi moderato con lo svilupparsi della stagione. Entrando nel merito, la ricostruzione d'epoca risulta molto convincente sia per costumi sia per ambientazione. Il montaggio però non conferisce una chiarezza cristallina, talvolta si ha la sensazione di aver perso un passaggio e infatti capita che l'avanzamento cronologico avvenga con ritmi troppo variabili. La regia è asciutta e concreta, a tratti documentaristica (specie quando inserisce filmati di repertorio), ma anche di grande qualità. Interessante invece l'impossibilità di avere un doppiaggio sullo spagnolo che ti colloca forzosamente e a tutti gli effetti nella schiera dei "forestieri", le recitazioni sono impeccabili e molto credibili, dai personaggi secondari fino (appunto) al protagonista, e va dato merito per una cercata somiglianza degli interpreti, a tal punto che talvolta ti dimentichi che stai guardando un prodotto di intrattenimento. Bella la colonna sonora (a partire dalla calzante sigla), con brani sudamericani (a me) sconosciuti che spaziano tra i generi più disparati. Tra i vari dettagli della serie tv che mi hanno colpito particolarmente, c'è la rappresentazione della donna nella società colombiana, incarnata da alcuni precisi (forse, eccessivi, non saprei) archetipi e rappresentata pressoché esclusivamente come oggetto sessuale, probabilmente in una maniera troppo insistita. L'atteggiamento di queste figure femminili non viene rappresentato come semplice connivenza e mi domando dove (e se) si fermi la realtà e dove inizi l'esagerazione televisiva. La (presumibile) fotografia di un paese surreale come nessun altro (dove il realismo magico è nato), che pone più di un interrogativo morale. Voto: 8

The End of the F***ing World (1a stagione) - Due adolescenti problematici e fortemente disturbati (James e Alyssa) che si incontrano per caso a scuola e decidono di intraprendere una avventura altrettanto problematica e disturbata (un viaggio di formazione sotto forma di palpitante tragicommedia pulp, forse un po' d'altri tempi). The End of the F***ing World (creata dal giovane regista inglese Jonathan Entwistle) è un prodotto molto interessante, anche se alcuni episodi sono meno riusciti di altri. La storia è coinvolgente, al punto che spararsi uno dietro l'altro tutti e 8 gli episodi che la costituiscono è comprensibile (20 minuti ad episodio), questo anche perché gli stessi sono strettamente collegati fra loro e rivelano una omogeneità nello stile narrativo, nella regia e nella predilezione per tonalità calde, ma non particolarmente vivide. Tutti questi elementi fanno in modo che il prodotto finale risulti talmente organico da far pensare più a un film diviso in 8 parti che a una serie televisiva. La performance dei due protagonisti principali è davvero molto valida, e i due giovani attori ripropongono in maniera molto credibile i tratti caratteriali principali dei personaggi che interpretano. A vestire i panni di James c'è Alex Lawther, era in Black Mirror, nel terzo episodio della terza stagione, ovvero "Shut Up and Dance". Alyssa è interpretata da Jessica Barden, già vista in Penny Dreadful e in altre produzioni televisive, che spaziano da serie a film. Altro tratto distintivo di The End of the F***ing World è una certa predilezione per il sarcasmo e lo humour nero, che costituiscono un po' il modo di rapportarsi alla vita e di affrontare i problemi dei due protagonisti (in fuga dalle istituzioni, dal sistema e dalle sue leggi). Non un capolavoro d'innovazione, ma è girato bene, recitato bene, ha una colonna sonora di tutto rispetto e ci fa affezionare a dei protagonisti decisamente poco simpatici. Soprattutto, ribalta con abilità il senso di già visto che si percepisce all'inizio, e riesce nella mirabile impresa di non farci ripensare all'adolescenza solo con il sollievo di averla superata. In definitiva, The End of the F***ing World è un teen drama decisamente atipico, perfetto per chi vuole in una serie immergersi completamente, serie i cui protagonisti hanno storie personali e tratti caratteriali decisamente oscuri. Il finale aperto, inoltre, lascia ben sperare in una seconda stagione altrettanto appassionante. Voto: 7+

24 commenti:

  1. BoJack Horseman è una delle migliori serie che abbia mai visto :) Devo recuperare le ultime stagione, quelle mi mancano!

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    1. Beh sì, soprattutto in campo animato lo è certamente degli ultimi anni, in senso generale sì ma solo in parte, e sempre negli ultimi anni ;)

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  2. Non mi dire! Anche tu sei andato in fissa con quel cavallaccio del malaugurio? Ho fatto tanto per convincere Riccardo a togliersi il vizio. Ahahahah
    E' una serie "depressionistica" che mi fa venire l'ansia. Altro che otto. Per me è bocciata! :)))

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    1. Ma no, forse è ancora presto, però in depressione non sono affatto andato, anzi mi sono divertito ;)

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  3. Fra queste mi ispira solo The End of the F***ing World... le altre credo che non rispecchino affatto i miei gusti e il mio senso dell'umorismo (sempre che io ne possegga uno)! ^^

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    1. Credo che tu lo possegga, basta vedere i tuoi lavori, perciò non avresti problemi nel vederla ;)

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  4. Mi pare che The End ecc.ecc. non sia stata rinnovata, anche se personalmente la seconda stagione non l'avevo apprezzata molto.
    Bojack è una serie splendida in tutto e per tutto dall'inizio alla fine, mentre le altre sono poco nelle mie corde.

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    1. E appunto, si è fermata alla seconda e a prodotto finito è meglio vedere ;)
      Lo spero, l'inizio è promettente, BoJack vale il tempo :)

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  5. The End of the f***ing world in lista. Poi davvero altra roba splendida, tipo Good cop o Russian bell

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    1. Non quelle lì, ma anch'io altre splendide cose in lista ;)

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  6. Ma sono tutte su Netflix? Io mi sto appassionando a The Nevers!

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    1. Sì tutte (Narcos è comunque passata da Rai 4) tranne Banshee, che come The Nevers è su Sky, seppur solo on demand ;)

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    2. Mariella Netflix è davvero altro livello.. puoi trovarci cose incredibili..!

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    3. Beh sì, ma dipende dai gusti, comunque ci sono anche cose evitabili..

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  7. Non ne ho vista una come tutte le serie e me ne dispiace perchè so di perdere anche qualche cosa di interessante, mi intriga in maniera particolare questo BOJACK HORSEMAN, deve essere molto originale e molto curioso. Riuscirò finalmente a mettere mano e occhio almeno ad una serie? Speriamo di si. Grazie come sempre e abbraccio serale

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    1. Sì, comunque se n'è parlato tanto in questi anni, una serie di grande successo. Grazie a te e a presto ;)

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  8. Mi sa che sono tra le poche che ha trovato Narcos noioso :)

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    1. Non lo so, è probabile perché ne hanno parlato tutti bene, ecco il motivo per cui sto vedendo, e per il momento avevano ragione ;)

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  9. Che coraggio iniziare tutte 'ste serie. Io preferisco fare maratone singole di serie concluse, salvo quelle che ormai seguo da anni (TWD o AHS) e quelle animate che durando poco, non mi pesa ricominciare da capo di tanto in tanto (un po' come per le sitcom).

    BoJack l'ho scoperto per caso quando non ne parlava nessuno e ho divorato le prime due stagioni. Prima o poi lo riprenderò ma ora la precedenza sai a quale cartone la sto dando. Comunque non posso che concordare con la tua recensione, in tutto e per tutto. Faccio solo un commento sul termine inglese "dramedy", da nazionalista e fan di Fantozzi preferisco "tragicomico". Poi calcola che io non perdevo una puntata de Gli Amici di Papà e adoravo lo zio Jasse, il mitico John Stamos al quale si sono ispirati per il personaggio dell'uomocavallo.

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    1. Queste sono tutte serie concluse, altrimenti non le avrei cominciate, e comunque anch'io ricominciare non pesa ;)
      L'ho cominciato ad usare e non mi sono più fermato, cambierò :D
      Gli Amici di Papà? Non ricordo e non sapevo, comunque BoJack è originalissimo :)

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    2. No ma tranquillo sul termine, va benissimo usarlo. Sono io avverso ai termini inglese, è un problema mio. Basta che non mi usi l'itanglese! 😝

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    3. Ma sì, dipende sempre dalla situazione e dal film stesso, ma comunque non tutte le dramedy sono tragicomiche. L'itanglese? Aborro anch'io l'utilizzo.

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