lunedì 30 settembre 2019

Gli altri film del mese (Settembre 2019)

Non so cosa vi aspettavate che vi dicessi in merito a quanto accennato venerdì scorso, semplicemente che in occasione di alcune recensioni di un gioco e di alcune serie verrà messa da parte la classica scheda, perché facile ma allo stesso tempo difficile da compilare. A proposito della scheda, quest'ultima dall'anno prossimo verrà revisionata, alcuni dettagli saranno compilati in modo diverso, con un metodo diverso, non so ancora quale sarà questo metodo, ma sarà sicuramente meno impegnativo e più diretto, però ci sarà tempo per decidere e farvi sapere tutto. Comunque una cosa da dire adesso di importante c'è, ovvero che il blog nella terza settimana di Ottobre osserverà una settimana di riposo, per permettermi di ricaricare le pile prima dello sprint finale, in cui cercherò di completare alcune liste. Una settimana in cui avrei dovuto fare un sondaggio, come avevo detto mesi fa, per farvi scegliere una pellicola o una serie che facesse da "sfondo" al mio prossimo banner, ma proporlo non è così facile come mi aspettavo, bisogna fare tanti "giri", e così sarò io a scegliere ed al ritorno dalla pausa sarà pronto. Però prima di arrivare a questo punto, c'è tanto da scrivere e soprattutto leggere, recensioni come queste qui, di film sufficientemente belli.
Sei ancora qui (Thriller, Fantascienza Usa 2018)
Tema e genere: Film di fantascienza del 2018 tratto dal romanzo di Daniel Waters Break My Heart 1,000 Times e diretto da Scott Speer, che vede come protagonista Bella Thorne nel ruolo della sedicenne Veronica.
Trama: Un evento catastrofico e paranormale ha fatto sì che i fantasmi delle persone morte in una catastrofe continuino ad abitare il mondo reale, seppur in forma ectoplasmatica. Dopo anni di tranquilla convivenza con i vivi, un fantasma invia un messaggio minaccioso a una giovane ragazza, costringendola a una missione che cambierà per sempre il corso della sua vita.
Recensione: Prendete la serie tv Les revenants, mescolatela con Le verità nascoste di Robert Zemeckis, aggiungete un paio di plot twist "alla Shyamalan", affidate il ruolo principale a una star emergente e servite il tutto in una patinata confezione young adult. Come avrete già intuito, Sei ancora qui (I Still See You), thriller soprannaturale tratto dall'omonimo romanzo di Daniel Waters, non brilla certo per (troppa) originalità: troppi sono i debiti che la sceneggiatura ha nei confronti delle sopracitate opere e anche la storia spesso finisce per barare con le regole (sul ruolo, del perché e come dei redivivi) che lei stessa si da. Nonostante questi difetti, però, il risultato finale è un thriller di buona fattura, in grado di tenere alta l'attenzione dello spettatore fino alla fine e capace pure di infilare qua e là qualche riflessione non banale sui legami familiari e sul senso della perdita delle persone care. Il finale aperto, poi, lascia anche uno spiraglio per un possibile sequel (che tuttavia non servirebbe). Infatti, in quello che si presenta come un thriller, che assume le tinte di un giallo intrigante (ricco di flashback) che strizza l'occhio all'horror, Scott Speer si dimostra capace di creare suspense (l'elemento thriller è ben strutturato, aiutato appunto da buoni momenti di tensione che possono portare tranquillamente al Jumpscare), con una regia cupa quanto basta, per alimentare mistero e aspettative, una fotografia impeccabile e un'appropriata selezione musicale. Al netto degli effetti speciali, l'opera è tuttavia leggermente carente dal punto di vista della sceneggiatura: la storia d'amore tra i protagonisti appare forzata e scontata, inoltre il rapporto fra Ronnie e la madre non viene sufficientemente approfondito. Tali mancanze vengono supplite, parzialmente, dall'interpretazione dei singoli. Bella Thorne si conferma attrice oltre che bella anche volenterosa, convincente abbastanza Dermot Mulroney. E quindi nel complesso, al netto di alcune sbavature, Sei ancora qui è un bel calderone, da vedere e non sottovalutare.
Regia/Sceneggiatura/Aspetto tecnico/Cast: La pellicola è sorretta da qualità tecnica elevata, da una ambientazione convincente (il gelido inverno dell'Illinois), da una regia (di Scott Speer) asciutta e poco televisiva e da un gruppo di attori in discreta forma: la lanciatissima Bella Thorne non sfigura al suo primo ruolo di protagonista assoluta, più incisivi Richard Harmon, un Tobey Maguire in versione dark e il redivivo Dermot Mulroney (ve lo ricordate ne Il matrimonio del mio migliore amico?). Interessante la sceneggiatura, anche se a volte con qualche forzatura (ma è un thriller soprannaturale quindi si accettano).
Commento FinaleSei ancora qui è una ghost-story sufficientemente originale e ricca di suspense, punteggiata da una rigida e fredda fotografia e accompagnata da musiche consone al tema. Nel film sono individuabili tanti elementi interessanti, c'è la componente horror, qualche traccia sentimentale, un po' di fantascienza e una dose di thriller. In più ci sono spunti di riflessione sul senso della perdita, sul suicidio, sull'elaborazione del lutto, si accenna anche a problemi di separazione. Nel panorama desolante del cinema horror di questi ultimi tempi, questa pellicola si distingue, perché anche se molti dei temi proposti, sono stati ampiamente saccheggiati e abusati, tuttavia la storia contiene alcune buone e nuove idee.
Consigliato: Nonostante qualche buco di sceneggiatura e una storia che pesca fin troppo da numerose opere di genere, Sei ancora qui è un discreto thriller soprannaturale che riesce a intrattenere e anche a spiazzare lo spettatore. Per me è quindi sì.
Voto: 6
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Hell Fest (Horror, Usa 2018)
Tema e genere: Horror slasher del 2018 diretto da Gregory Plotkin, al debutto da regista.
Trama: Il film segue un gruppo di adolescenti che viene inseguito da un serial killer, all'interno di un parco a tema horror.
Recensione: Dopo che il filone è stato destrutturato (Scream), preso in giro (Scary Movie), rifondato, omaggiato (The Strangers: Prey at Night) ed è diventato oggetto di riflessione (Quella casa nel bosco) e originali tentativi di fusione con altri generi (Auguri per la tua morte), Hell Fest torna all'essenza dello slasher: prende un gruppo di ragazzi stupidi e sufficientemente incoscienti, li immerge in un luogo inospitale e li fa trucidare da un assassino misterioso armato di coltellaccio. Tutto qui, niente di innovativo, niente di trascendentale. Eppure che fascino, che tensione, che fantastica ambientazione. Il fascino di questa trama (semplice) è certamente il sadismo dell'Altro (termine con cui il regista denomina il killer) e le situazioni di ambiguità che genera: tutti sono all'Hell Fest per vivere la paura e sprofondare nel terrore, sicuri però di essere al sicuro, perché tutto in fondo è solo una magnifica finzione. Perciò anche il pericolo reale viene vissuto come parte del gioco e confuso con una recita in maschera, che presto si rivelerà fatale e atroce. Cosa c'è di più agghiacciante che assistere a un omicidio credendolo una farsa? L'idea di mantenere anonima l'identità dell'Altro è efficace e porta con sé un orizzonte di senso inquietante: chiunque potrebbe essere l'assassino. Ma la forza di Hell Fest sta tutta nella location, un parco dei divertimenti notturno, coloratissimo e inventivo nel riprodurre scenari da horror ricostruiti con cartapesta e protesi da supermercato, che richiama alla mente Il tunnel dell'orrore (1981) di Tobe Hooper, e che riesce a sopperire ad una reiterazione narrativa consistente nel seguire i protagonisti all'interno delle varie escape room. Questo perché Hell Fest fa proprie le atmosfere horror degli anni '80, soprattutto grazie alla regia e all'ottimo montaggio di Gregory Plotkin, un grande professionista del genere: regista di Paranormal Activity 5 e montatore degli altri film della saga, di Scappa - Get Out e Auguri per la tua morte. Egli porta avanti una preferenza per scene tipicamente splatter, non tanto consuete oggigiorno negli horror mainstream, e il gusto per il truculento è ampiamente presente in Hell Fest, anche se comunque non eccessivamente per gli habitué del genere. A livello stilistico è inoltre molto affascinante il gioco di luci, contrasti e colori psichedelici, che vanno dal rosso al viola, dal verde al blu, investendo tutte le realtà cromatiche di una certa intensità. E' insomma un riuscito esempio di horror teso e visionario, molto ben curato nell'impianto scenografico, che dà giusta misura del talento di Gregory Plotkin, regista che probabilmente saprà riservare in futuro piacevoli sorprese, un horror che è anche un contenitore di tutti gli ingredienti della suddetta cinematografia, come perturbanti bambole, clown angoscianti, spettri e serial killer, un horror che non colpisce con forza lo spettatore, come Hereditary per esempio, forse anche a causa della scelta di un cast con cui non sempre l'immedesimazione è immediata, ma che riesce a farsi ricordare. Perché questo è un film molto curato nell'evoluzione della suspense e in molte scene di forte impatto, davvero interessante, nonché il perfetto film da guardare nella notte di Halloween (e tutti gli altri giorni).
Regia/SceneggiaturaGregory Plotkin, al lavoro su una sceneggiatura non di sua mano (che forse pecca nel suo finale colpa di un montaggio sbagliato ma che colpisce grazie ai continui colpi di scena, che lasciano lo spettatore senza fiato e lievemente asmatico, e che sferra un paio di pugni nello stomaco niente male), dirige alla grande riuscendo a rendere l'intero film teso come una corda di violino. Prima perché, sullo stile di Hitchcock, informa gli spettatori del pericolo (non riuscendo per questo a rovinare la "festa"), mentre i protagonisti ne sono all'oscuro. Il prologo ha questa funzione, poi amplificata dalle riprese in terza persona dell'ignoto cliente che passa i controlli ma, appena entrato, raccoglie un coltello all'interno del parco. L'uso del colore, qui sfruttato per creare una stimolazione quasi lisergica con la scusante del luogo (rosso, verde, blu si alternano con effetto stroboscopico), contribuisce a rendere onirico (perciò ancor più suggestivo) il clima di allucinata esperienza vissuta dai giovani protagonisti. Un'esperienza, come per lo spettatore, ansiogena ed inquietante.
Aspetto tecnico: La messa in scena (parecchio suggestiva, anche grazie alla fotografia ed allo stile) rende giustizia al tono del film (non male neanche la colonna sonora), che trascende l'horror classico per entrare in un discorso più attento e innovativo. 
Cast: In un cast di sconosciuti si contraddistinguono un paio di interessanti volti di estrazione televisiva, ovvero Bex Taylor-Klaus, già vista in Arrow e protagonista nella serie tv Scream (tanto per rimanere in tema...), e Amy Forsyth di Defiance, mentre Tony Todd compare per il solito (forse qui inutile) cammeo mirato a strizzare l'occhio ai fan di lunga data.
Commento FinaleHell Fest è un interessante lavoro di regia e stile, che attraverso una tecnica visiva accattivante rende omaggio ai grandi horror del passato, con un occhio verso il futuro. Attraverso gli occhi dei teenager, che con sguardo disincantato osservano la realtà, Hell Fest si ripromette di essere un cult generazionale che evade dai soliti contesti monotematici di vittima-carnefice presente nei film di genere, assumendo corpo ed identità in un finale davvero godibile, per uno dei migliori slasher/horror degli ultimi anni (al pari quasi del nuovo Halloween).
ConsigliatoHell Fest gioca su continui rimandi tra la realtà e la finzione, confondendo lo spettatore che si immedesima con gli spaesati protagonisti, che non sanno se quello a cui stanno assistendo è reale o meno. Però assistere a tutto ciò è consigliabile soprattutto se amate il genere.
Voto: 6,5
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Come ti divento bella (Commedia, Usa 2018)
Tema e genere: Una commedia all'insegna dei buoni sentimenti nonché portatrice di un messaggio positivo, credere in sé stessi.
Trama: Da sempre introversa e insicura del proprio aspetto fisico, Renée (Amy Schumer) si risveglia dopo una caduta convinta di essere sexy, spiritosa e irresistibile. Per magia la sua vita cambia completamente e si trasforma in quella che aveva sempre sognato: una donna sicura di sé e di grande successo a New York. Ma cosa accadrà quando si renderà conto che il suo aspetto fisico in realtà non è mai cambiato?
Recensione: Non conta la bellezza esteriore, ma quella interiore. Quante volte ce lo hanno detto e quante altre ce lo siamo ripetuto? Innumerevoli. Come ti divento bella parte da questo concetto trito e ritrito che spesso stona con la realtà perché è innegabile che una buona dose di bellezza aiuti e ci ricorda che bisogna credere in se stessi per riuscire nella vita. Pur basandosi su questo assunto piuttosto banale e scontato il film di Abby Kohn e Marc Silverstein si rivela però, al contrario delle aspettative iniziali, divertente, originale e ricco di una sua profondità. La storia è semplice, come la sua tesi di partenza, ma io l'ho trovato (sorprendentemente) piacevole, piacevole quanto basta per una visione serale senza impegno, riesce a strappare qualche risata e Amy Schumer (finalmente) se la cava piuttosto bene. Perché sì, è una nuova Bridget Jones quella che i due sceneggiatori (La verità è che non gli piaci abbastanza, Appuntamento con l'amore, Single ma non troppo, quest'ultimo però scarso) al loro debutto alla regia portano sul grande schermo, e anche una commedia dai buoni sentimenti, esattamente come Tootsie o Big al quale il film si ispira esplicitamente (dopo averlo visto la protagonista si reca al parco più vicino, lancia una monetina e prega di diventare bellissima come il giovane Josh esprimeva il desiderio di diventare grande, ma non è il solito filmetto cretino e superficiale e non è poco. Nella sua semplicità, senza tanti fronzoli, e con il suo immancabile happy end Come ti divento bella porta difatti ironicamente sullo schermo un problema più che mai attuale nella nostra società basata sempre più sull'immagine (d'altronde la foto del profilo è tutto quello che conta dice la protagonista), e ci ricorda che il potere della mente è miracoloso tanto da far per esempio sentire belle le donne come, e anche più, di Naomi Campbell (che ha qui un cameo) o Emily Ratajkowski (qui nei panni di una top model che frequenta la sua stessa palestra). Morale: noi siamo come noi ci vediamo, e la ciccia può essere molto più sexy di una bella che non balla, l'importante, come dice la protagonista, è "ballare". A sorpresa quindi la pellicola riesce a strappare la sufficienza, perché sì, è un ibrido tra Big e Amore a prima svista, un soggetto stravisto al cinema e rimescolato in varie salse ma che alla fine funziona quasi sempre, ovviamente gli immancabili moralismi e critiche sull'autostima e i modelli imposti dalla società piovono da ogni lato ma non inficiano troppo sul risultato finale.
Regia/Sceneggiatura: Gli sceneggiatori, qui anche registi per la prima volta, Abby Kohn e Marc Silverstein (anche autori di La memoria del cuore e Mai stata baciata) non inventano nulla, quasi omaggiano soltanto, ma senza esagerare troppo (perché anche se non vanta grandi colpi di genio è comunque apprezzabile), confezionano un buon prodotto, un prodotto altresì registicamente onesto.
Aspetto tecnico: In questo caso niente da segnalare, solo le musiche al massimo, che sono comunque buone.
Cast: Per il ruolo della protagonista è stata scelta la comica Amy Schumer (star della serie tv Inside Amy Schumer e interprete di Un disastro di ragazza e Fottute) nuova voce della comicità femminista ed ex vittima di bullismo, e questa volta (nelle altre occasioni non mi convinse) mai scelta fu azzeccata, anzi, è lei che con la sua prorompente vitalità, riesce a tenere in piedi una storia banale e in alcuni passaggi forse un po' troppo buonista e stucchevole, non benissimo supportata da una Michelle Williams stridula. Da menzionare anche i cameo di Naomi Campbell, Emily Ratajkowski e Lauren Hutton che denigrano brillantemente tutto ciò che incarnano.
Commento Finale: Forse, visivamente parlando, Come ti divento bella è destinato più verso il pubblico femminile, ma gli argomenti che tratta non sono nuovi e riguardano un po' tutti. Il vecchio messaggio del non farsi condizionare dall'aspetto estetico, ma anche e soprattutto dalle opinioni e dai commenti altrui (anche per quanto riguarda la bontà del film in questione) sono ampiamente condivisibili da tutti, uomini e donne, perciò il film della coppia Kohn/Silverstein è aperto e propositivo verso chiunque voglia passare un po' di tempo in leggerezza, relax e nel conforto dei sentimenti positivi. Bene il cast, discreti i dialoghi, buono il ritmo e simpatiche le scene che strappano anche sorrisi sinceri, nonostante un plot alla base poco originale. Buon passatempo con morale annessa.
Consigliato: Pur essendo una pellicola piuttosto distante dalla realtà e, pertanto, poco probabile, sicuramente essa risulta di una certa utilità con il suo positivo messaggio di avere maggior autostima e conseguente maggiore accettazione di sé. Perciò sì, consigliato a tutti.
Voto: 6
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Aquarius (Dramma, Brasile, 2016)
Tema e genere: Un film drammatico che è un vero e proprio inno alla libertà (non a caso incentrato sulla memoria del corpo e sulla costante resistenza al proprio annientamento), alla totale assenza di catene prima ancora che un film sull'(in)giustizia.
Trama: Una vedova indipendente si rifiuta di vendere il suo appartamento, ultimo abitato di un vecchio condominio su una bellissima spiaggia, che un impresa di costruzioni intende demolire per costruire un nuovo edificio.
Recensione: Un film, Aquarius, del regista, produttore, sceneggiatore e critico cinematografico Kleber Mendonça Filho, presentato in concorso a Cannes 2016, in forma di donna: donna Clara, impersonata da una brava e ancora bella Sonia Braga (celebre attrice brasiliana, Dona Flor e i suoi due mariti, Il bacio della donna ragno, Milagro). La storia (le cui premesse vengono gettate attraverso un lungo e malinconico flashback, costruito per fornire le informazioni di base necessarie a cogliere l'essenza della narrazione) è semplice e non nuova. In un Brasile delle grandi città, in questo caso Recife, la speculazione edilizia di fine anni '70 erode le ultime tracce della vecchia urbanistica, soprattutto lungo il mare, e costruisce palazzoni dove sorgevano piccoli condomini dall'aspetto ancora umano. E' il caso del condominio Aquarius abitato da Clara, l'ultima a resistere nel suo appartamento dopo che tutti gli altri hanno capitolato di fronte alle offerte allettanti di una potente immobiliare. Il film è la storia della strenua lotta di una donna sola contro un colosso, ma, anche se questo aspetto è rilevante, è soprattutto un percorso nel mondo interiore della protagonista. Clara è ormai nella sua terza età, i suoi tre figli hanno una loro vita, ma non soffre la solitudine: la sua casa l'avvolge e la sostiene con un carico affettuoso di consuetudini e di ricordi, legati al marito scomparso da tempo, a una zia amatissima che lì ha abitato, spirito libero e spregiudicato come lei, alla sua vittoria su un cancro, al mare che adora e che sfida con la veemenza di una ragazza, alla musica che ha riempito la sua vita emotiva e professionale e che trabocca ovunque, nei vecchi dischi, nel pianoforte, dalla radio. Di fronte al vero e proprio mobbing che le scatenano contro, di fronte alla stessa scarsa comprensione dei figli, Clara non si agita, non fa piazzate: la sua resistenza ferma e tranquilla nasce dalla sua forza interiore, da una costruzione energica e armoniosa di personalità, energica e armoniosa come la sua musica preferita, che le consente di elaborare e superare anche i peggiori momenti di crisi. Più che un film di lotta ambientalista è dunque un film in lode di una donna e come tale ha un suo perché e una sua grazia, a cui Sonia Braga offre il contributo della sua espressività e di una buona recitazione, ella infatti è straordinaria in questo tour de force in cui esibisce senza trucchi e senza inganni tutte le rughe del suo viso. E in questa mancanza di finzione è davvero bellissima. Quel che manca, nonostante il ruolo importante della musica nella trama, è un ritmo sostenuto: una regia piuttosto tradizionale e una certa lentezza, ridondanza e staticità penalizzano un'opera complessivamente gradevole. Un'opera comunque e sicuramente da vedere.
Regia/Sceneggiatura/Aspetto tecnico/CastKleber Mendonça Filho dà vita ad un'opera interessante, la cui riuscita però è da attribuire quasi interamente alla magistrale interpretazione dell'attrice protagonista. Contornato da musiche movimentate di origini diverse (uno dei pregi è non per caso la colonna sonora), il film mantiene lo stesso ritmo lento per tutte le due ore e mezza circa (troppo tempo? Non rischia di diventare pesante da seguire? Sì, ma merita di essere visto in ogni caso). La scelta di questo tipo di andamento per la narrazione sembra volta a far sì che gli spettatori possano soffermarsi sui particolari più nascosti ed immergersi a pieno nelle situazioni vissute da Clara. L'unica pecca nella regia sono i cambi di inquadrature che a volte risultano troppo repentini e tendono ad infastidire l'occhio di chi guarda. Questa, probabilmente, è una scelta voluta dal regista per indurci a riflettere su quanto gli uomini spesso si perdano nelle piccole cose, non vedano più in là del loro naso e non si soffermino su particolari che potrebbero rivelarsi importanti. Ciò non toglie che questo genere di riprese sia alquanto spiacevole, anche se una nota di merito va a quelle in primo piano, con le quali il regista è riuscito a cogliere ogni sfumatura dei personaggi e a renderli a dir poco espressivi. Certo, non tutti gli interpreti sono stati all'altezza del ruolo affidatogli. Per alcuni di loro il problema è sicuramente legato al fatto di essere stati relegati a personaggi secondari o poco rilevanti ai fini del racconto. Un altro aspetto rilevante riguarda il poco equilibrio tra le scene incentrate sul dialogo e quelle colme di silenzi. Regina indiscussa della pellicola è Sonia Braga: espressiva al massimo livello, è riuscita a instaurare un rapporto di empatia con il pubblico. Il merito di ciò è da attribuire soprattutto all'intensità, profondità della sua performance.
Commento Finale: Non ho capito con esattezza dove intenda davvero colpire questo film (forse è tutto legato all'età dell'acquario, un periodo astrologico, che sembra ancora ben lontano, associato all'avvento di un periodo di felicità e benessere per il genere umano), ma se non altro racconta e tratteggia un personaggio femminile abbastanza memorabile. Tra tematiche sociali (il tema edilizio trattato altrove con più profondità) e tante forse troppe tematiche esistenziali o sentimentali (emergono quelli dell'importanza degli affetti famigliari e del profondo valore della casa intesa come luogo di riparo), non ha una direzione precisa, ora affascina ora annoia eppure alla fine finisce per essere una piacevole visione.
Consigliato: Sì, solo e sopratutto per celebrare una attrice fiera e indipendente che sa ancora portare la sua età e dove la recitazione prevale su tutto (rughe comprese), tuttavia un appunto, è consigliabile la visione del film ad un pubblico adulto in quanto vengono mostrate scene di nudo ed espliciti rimandi al sesso, ma anche per il linguaggio diretto adottato dai diversi personaggi.
Voto: 6
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Upgrade (Thriller, Fantascienza, Australia, 2018)
Tema e genere: Thriller fantascientifico prevalentemente d'azione il cui motore iniziale è la vendetta del protagonista, per poi prendere inoltre, anche altre strade.
Trama: In un mondo ipertecnologico, un uomo rimasto paralizzato dopo un agguato criminale cerca vendetta per la moglie uccisa. E quando un tecnologo miliardario gli offre la possibilità di sottoporsi a una cura sperimentale in grado di curarlo, incurante però dei rischi, non ci penserà due volte.
Recensione: Nel filone fantascientifico che indaga robotica e I.A. in cui tutto sembra essere stato detto, questo film di Leigh Whannell (prodotto dalla Blumhouse di Jason Blum) si batte per stare a galla e ci riesce, riequilibrando strutture già sperimentate e rinfrescandole, senza strafare, nei limiti delle proprie possibilità, grazie ad una serie di elementi notevoli nel reparto tecnico registico e in quello narrativo. Il topos uomo versus macchina e la relativa, sterminata filmografia anni '80 e '90 stanno alla base dell'architettura del film, che ne rimastica abilmente gli ingredienti potenziando il fronte psicologico ed esistenziale. Al classico schema della macchina che si fa uomo migliorandone le capacità si aggiunge infatti la forte pervasività psicologica dell'apparecchio, che si sente dialogare con il protagonista: egli è pienamente al comando delle sue facoltà, ma inevitabilmente diviso in una sorta di doppio io, con il quale pare collaborare e che non va per il sottile quando si tratta di affrontare i cattivoni. Componente predominante della seconda parte è infatti la lotta corpo a corpo (una lotta di cui stile di combattimento riporta alla mente quello di Matrix), tradotta con una regia innovativa che blocca la macchina da presa sul protagonista e ne ripete in modo robotico e volutamente straniante gli esatti movimenti, questi espedienti di forma vivacizzano scontri e dialoghi piuttosto convenzionali, che si fanno invece interessanti soprattutto quando l'io si pone degli scrupoli tutti umani sulle proprie azioni, domandandosi infine chi sia davvero al comando della propria realtà. Un'ironia piuttosto equilibrata svolge il duplice compito di alleggerire i toni e sviare lo spettatore, nell'intenzione più generale di allontanare la trama da implicazioni filosofiche che restano in agguato, ma che il film non è in grado di sostenere. Al conflitto interiore e mai banale sulle responsabilità delle proprie scelte si affianca invece una violenza splatter con la quale il regista sembra divertirsi molto, e che talvolta ricorda le sue passate incursioni nel cinema horror (suo il dimenticabile Insidious 3 - L'inizio). Anche il finale è all'insegna di un già visto perfettamente rimodulato, addirittura capace di assestare un riuscito colpo di scena dai risvolti fatalisti e inquietanti per un futuro (il nostro) nel quale presto dovremo domandarci in quale realtà preferiamo davvero vivere. Upgrade è dunque un film che merita senza dubbio la visione, tra il distopico, l'horror e lo sci-fi, con una storia non particolarmente originale, ma uno svolgimento degli eventi avvincente ed intrigante e un finale da lasciare a bocca aperta.
Regia: Il regista, conosciuto per aver prodotto altri generi e mediocri film, stavolta fa il passo successivo, sforna un buon prodotto, curato, che non annoia e che tuttavia poteva essere migliore.
Sceneggiatura: Il tema della vendetta, in cui il protagonista non ha più nulla da perdere, rimanda al film Il giustiziere della notte, mentre la somiglianza di Logan Marshall-Green a Tom Hardy e le scene in cui il protagonista si ritrova a parlare con se stesso, perdendo il controllo contro qualcosa dentro di sé, non possono non far pensare al recentissimo (e deludente) Venom. Ma oltre a rimandi e citazioni c'è di più, c'è un'idea, una storia, una sceneggiatura che sta in piedi.
Aspetto tecnico: L'ambientazione dark futuristica con l'uso di effetti digitali e CGI non esagerato rende la visione del film molto piacevole e coinvolgente, in una realtà non lontana dalla nostra (l'IA di nome Kara, presente nella casa, ci ricorda Alexa, l'assistente personale intelligente sviluppata da Amazon e oggi molto diffusa nelle nostre case). La fotografia sempre più cupa del film rende perfettamente l'idea del progredire della storia, ispirata senza dubbio a Terminator.
CastLogan Marshall-Green, l'attore dominante, ha carisma e capacità per migliorare ancora, interpreta e piace (come successo con The Invitation, il film che lo fece emergere). Resto del cast minore e parte di esso che ha lavorato spesso in serie tv.
Commento Finale: Davvero interessante questo film dove la sceneggiatura magari non brilla particolarmente ed arriva al dunque un po' a forza di inerzia, soprattutto nella prima parte ed anche i dialoghi non sono impeccabili. Tuttavia c'è fantascienza, azione, ironia ed anche una punta di dramma. Insomma c'è tutto. La storia è originale, anche se non mancano rimandi ad altre pellicole e coinvolge, la regia è davvero hi-tech, in linea con la futuristica del film, i combattimenti sono ben coreografati ed il colpo di scena finale, benché sappia un po' di già visto, è notevole. Insomma un buon intrattenimento.
Consigliato: Una pellicola cyberpunk abbastanza intelligente e cattiva al punto giusto, da vedere.
Voto: 6+
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Ella & John - The Leisure Seeker (Dramma, Usa, Italia 2017)
Tema e genere: Adattamento cinematografico del romanzo del 2009 In viaggio contromano (The Leisure Seeker), scritto da Michael Zadoorian.
Trama: Ella e John sono due coniugi, anziani e non troppo in salute, che scappano dai figli e partono in camper per un viaggio sorprendente.
Recensione: Il cinema della terza età ormai è diventato un genere a sé, visti i tanti esempi che ultimamente, e non solo, imperversano nei cinema. E anche Paolo Virzì, per il suo debutto all'inglese, sceglie di trattare l'argomento con un adattamento di un romanzo on the road. E quello che ne viene fuori (nonostante il tema sfruttatissimo e anche se il regista va sul sicuro affidandosi a due mostri sacri, Helen Mirren e Donald Sutherland, e anche se lo stesso di suo pugno mette poco e niente) è un buon film, garbato e diretto, capace di intrattenere bene e coinvolgere con un apprezzabile mix di malinconia e leggerezza. Il film infatti, è una divertente e dolce pellicola che racconta, tra commozione e risate, una grande storia d'amore. Quella di due giovani anziani malati, lei di cancro in fase terminale, lui devastato dalla demenza, in quello che può essere il loro ultimo scorcio di vita. Un ultimo viaggio insieme con la semplice compagnia di loro stessi, in un contesto dove non c'è più tutta la vita davanti, bensì uno sguardo al passato di cinquant'anni di matrimonio. E così Ella & John è, a modo suo, un inno all'amore, a quella che è stata una vita piena, con alti e bassi, complicata e felice allo stesso modo, fino all'ultimo respiro. E così Ella & John, un road movie rivisitato e con protagonisti due personaggi insoliti, ma estremamente carismatici, una pellicola che tocca con delicatezza temi importanti, mescolando dramma e commedia, forse riuscendo a coinvolgere anche lo spettatore più cinico, conquista il cuore dello spettatore che spera fino ai titoli di coda in un happy ending, che ci sarà e non ci sarà, ma che appunto conquisterà. Certo, in certi momenti la storia soffre di rallentamenti nel ritmo, fortunatamente però non scade mai di tono poiché i due colossi protagonisti riescono a rimettere tutto in carreggiata, offrendo momenti delicati, drammatici e divertenti allo stesso tempo, mostrando tutta l'abilità di cui sono capaci. Certo, complessivamente il film sconta l'apparente intenzione di Paolo Virzì di semplificarsi la vita, giacché tutto è comunque prevedibile in questa sua ultima fatica: il genere, come detto, la storia di facile presa, persino la colonna sonora, che ripropone classici scontati, e gli sceneggiatori, pur bravi, arrancano per riempire i 112 minuti della pellicola, inserendo episodi talora gratuiti o incappando, in qualche caduta nel patetico, ma nel complesso, tra premesse autoriali e cinema per famiglie, un buon equilibrio ed una buona riuscita.
Regia/Sceneggiatura/Aspetto tecnico/Cast: Qualche furbata c'è, la fotografia patinata e gli odiosi, didascalici "filmini di una vita", ma alla fine esce un film sincero ed emozionante con qualche momento "alto" tipo l'Hemingway snocciolato dal protagonista (un bravissimo Donald Sutherland, ancor più brava Helen Mirren) a una cameriera laureata, la confessione tardiva e recidiva di un amore del passato, l'episodio della casa di riposo. Un cinema un po' compassato dove emerge comunque il talento di Paolo Virzì, anche se, onestamente, la sua mano non si vede molto si intravede più il romanzo che c'è dietro. E in effetti si tratta di un lavoro su commissione del produttore, occasione peraltro positiva per cercare di uscire dai confini e puntare magari a una carriera internazionale.
Commento FinalePaolo Virzì con questo film si presenta agli americani, senza apportare nulla di sostanzialmente nuovo da quello già visto, da lui in La pazza gioia e dal genere, il film infatti ripete in maniera lineare e poco sorprendente lo schema di tante avventure on the road, ma il film si muove con un buon equilibrio fra commedia e dramma, riuscendo anche con le sue piccole imperfezioni, a rendersi godibile. Si affida a due mostri sacri come la Mirren e Sutherland che lo assecondano con due ottime interpretazioni, e riesce insomma a farsi (sufficientemente) valere.
Consigliato: Sì, perché anche essendo troppo lontano per attirare un pubblico giovane, e troppo malinconico per un pubblico anziano che non avrà voglia di specchiarsi in un futuro alle porte, nel malinconico, agrodolce viale del tramonto, è perfetto per tutti gli altri.
Voto: 6
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Metti la nonna in freezer (Commedia, Italia, 2018)
Tema e genere: Sullo sfondo della crisi economica e culturale, Metti la nonna in freezer parte da un problema che riguarda molti giovani di oggi, la precarietà, e crea una vivace commedia in cui si intersecano equivoci, inganni, bugie e una nota di romanticismo.
Trama: Mantenersi solo grazie alla pensione della nonna. Ma cosa fare quando questa muore? L'unica soluzione è congelarla per continuare a riscuotere i soldi.
Recensione: Cosa può fare una persona se aspetta dei pagamenti dallo Stato e questi non arrivano mai per qualche cavillo legale? Cerca delle alternative per la propria sussistenza. Ed è quello che succede alla protagonista (Miriam Leone) della commedia Metti la nonna in freezer che da anni svolge la propria attività di restauratrice insieme a due amiche grazie proprio all'aiuto economico dell'amata nonna. Quando però quest'ultima muore, la giovane donna decide con la complicità delle due amiche/colleghe, di non denunciare per qualche mese il decesso dell'anziana parente (della quale occulta il corpo dentro un grosso freezer in casa) e di continuarne così ad usufruire della pensione. Ma in seguito a svariati imprevisti tale imbroglio si protrae nel tempo e nel frattempo la donna conosce ed intreccia una relazione con un incorruttibile maresciallo della Guardia di Finanza (Fabio De Luigi) a cui, ovviamente, deve nascondere il proprio misfatto. Metti la nonna in freezer è una commedia senza alcun dubbio irreale e paradossale in molteplici situazioni, ma in ogni caso essa risulta (nonostante lo spunto iniziale possa risultare un po' estremo e macabro) divertente e garbata nella sua atmosfera generale. Gli attori, da Fabio De Luigi a Miriam Leone, da Lucia Ocone a Marina Rocco (c'è anche Barbara Bouchet), sono molto simpatici e pertanto piacevoli da seguire nelle loro azioni ed avventure strampalate. A tratti irriverente e in alcuni frangenti un po' troppo sopra le righe, il film non a caso (una black comedy in salsa italiana, costruita con successo intorno al cast) arriva a strizzare l'occhio al famoso film Weekend con il morto del 1989, trasportando le situazioni nel contesto italiano contemporaneo. Il finale, infatti, ribalta le premesse iniziali portando ad una conclusione non perfettamente in linea con la prima parte, incentrata sulle attitudini di alcuni personaggi. Sono le scelte che facciamo a formare un carattere o è la situazione attuale ad obbligarci a compiere determinate azioni che si ripercuotono su chi siamo? Sono due delle domande che i protagonisti si pongono fino alla fine. Fino a quando si può essere incorruttibili? Sì perché la leggerezza di Metti la nonna in freezer (data dalle scelte di regia e tecnica, tali da non farci sentire nemmeno troppo in colpa per aver abbandonato la povera nonna in un freezer, anzi, si finisce per ridere delle peripezie che, suo malgrado, è costretta a vivere) non nega spazi d'approfondimento, seppur superficiale, anche ad altre tematiche, in primis quella del difficile rapporto genitoriale. Tuttavia, la recitazione non cede mai il passo a momenti di vera introspezione e, anzi, forse proprio in una recitazione non sempre convincente si riscontrano le uniche pecche del film. E poi certo, la "deriva" romantica della storia è sicuramente la parte più prevedibile e debole, ma nonostante questo ci sono scene ben scritte e recitate. E così Metti la nonna in freezer (che con i suoi piccoli difetti è però un lavoro valido che sulla scia del primo Smetto quando voglio getta uno sguardo non proprio confortante su certi aspetti del nostro paese) soddisfa nel complesso le aspettative iniziali, proponendo allo spettatore una commedia dal gusto fresco e velatamente dolce amaro, con situazioni ironiche e spensierate in grado di divertire e intrattenere. A suon di battute e gag esilaranti, il duo registico Fontana-Stasi in tal modo, supera brillantemente la loro (d'esordio, la seconda dal mio punto di vista) prova.
Regia/Sceneggiatura/Aspetto tecnico/Cast: Fresca commedia diretta da Giancarlo Fontana e Giuseppe Stasi (che dopo il deludente Bentornato Presidente fanno adesso centro) e scritta da Fabio Bonifacci (dietro a molti film di successo nel genere commedia), che si inserisce nel solco di un grande film comico di fine anni '80 come Week-end con il morto. Senza raggiungere le vette dell'illustre precedente, Metti la nonna in freezer (tecnicamente ben confezionato) regala gag divertenti e classici equivoci, soprattutto nella prima parte. E questo grazie alla sceneggiatura e all'ottima sintonia dei due protagonisti, Fabio De Luigi e Miriam Leone (quest'ultima sempre più bella e brava), ma anche grazie alla verve di tutto il cast che annovera, tra gli altri, Lucia Ocone, Marina Rocco e, soprattutto, Barbara Bouchet davvero brava nei panni della nonna Brigit. Aleggia su tutto, poi, il tema attuale della precarietà nel lavoro. Peccato che, nella seconda parte, il film perda un po' smalto e il suo svolgimento risulti un po' troppo prevedibile (lieto finale incluso). I due registi dimostrano, però, di tenere bene il set e di condurre in porto un film che per 100' riesce a intrattenere piacevolmente lo spettatore.
Commento Finale: Insomma, che dire di Metti la nonna in freezer? Che è un film che assolutamente vince la scommessa con il difficile genere della black comedy, genere a cui in Italia non siamo tanto abituati. La coppia Stasi-Fontana ha fatto un discreto lavoro dietro la macchina da presa: le inquadrature alla Wes Anderson garantiscono un vivace tocco di leggerezza alla storia. E strappano una risata meno amara del previsto.
Consigliato: Ideale per trascorrere un paio d'ore serenamente.
Voto: 6
[Qui Trailer, più info e più dettagli]

10 commenti:

  1. Oddio Metti la nonna in freezer volevo vederlo, proprio per il genere black comedy che in Italia è poco battuto. E poi perché c'è LEI, Miriam, che aspetto come Eva Kant :)
    Hellfest potrebbe piacermi. Gli altri no.
    Comunque, ogni tanto una pausa ricarica-pile ci sta!

    Moz-

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    1. A parte che Miriam starebbe bene il qualsiasi ruolo, qui fa un gran lavoro e il risultato della pellicola, almeno secondo il mio modesto parere, si vede ;)
      Hell fest è il migliore del lotto dopotutto, bella e giusta scelta :)
      Pausa che poi pausa non sarà, anche perché dovrò decidere quale film vedere e recuperare entro l'anno, e portarmi un po' avanti il lavoro :D

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  2. Non ne ho visto nemmeno uno.
    Ella e John è passato in chiaro pochi giorni fa, ma non mi ha ispirata. Mi è sembrato noiosetto nei primi minuti e quindi ho cercato altro.
    Per augurarti di goderti le ferie c'è tempo.
    A presto.

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    1. C'è tempo sì, e poi comunque ferie non sono, ma solo una settimana di programmazione ;)
      La noia certo, ma se mi dovessi basare solo su quella, e non sulla tecnica e la storia, vedere e recensire certi film non avrebbe senso, comunque è giusto decidere in base a quello che uno sente e vuole :)

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  3. Visti quasi tutti. Mi sono piaciuti "Sei ancora qui" che proprio grazie alla fotografia e alla sceneggiatura originali, nel complesso mi ha tenuto ben salda sulla sedia fino alla fine senza cedimenti.
    "Ella & John", hai ragione, è un film che fa riflettere e ti dirò, mi è piaciuto proprio per quello.
    Divertente e sui generis "Metti la nonna in Freezer". Io non amo in modo particolare De Luigi che mi sembra sempre abbastanza avulso qualsiasi parte interpreti. Ma Mirian Leone basta e avanza. Brava e bella come poche.

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    1. Almeno tu qualcuno hai visto :D
      Comunque condivido il tuo pensiero su tutti, che poi è anche il mio, e sì, De Luigi mi sta piacendo sempre meno, ma in questo film, anche grazie alla meravigliosa Miriam, fa bene il suo compito ;)

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  4. Bella Thorne! Allora l'hai promossa; bene, a me sta sulle scatole, ma non ho mai visto un suo film :D
    Ho visto "metti la nonna in Freezer". Si perde nella parte finale, sono d'accordo con te: era difficile comunque fare finire il film in un modo diverso. Mi sono piaciuti molto sia l'idolo De Luigi che la Leone, bella e brava (lei sì!)

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    1. Stavolta sì promossa, le altre volte rimandata ;)
      Non avevo dubbi su Miriam :D
      Comunque sì, non è perfetto ma efficace nel complesso :)

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  5. Ho visto solo Hellfest. Sono combattuto, non riesco a dire se mi sia piaciuto o meno... 50 e 50, tanti pro ma anche tanti contro.
    Il citazionismo lo apprezzo, nonostante ciò riesce ad essere originale. È il movente del cattivo che fa perdere tanto alla trama, idem per la complice, che fanno la figura di macchiette.
    Comunque non mi sono pentito della visione, cosa che non va sottovalutata dato che mi pento per il 90% degli horror moderni.
    A parte sul finale che a te ha soddisfatto, per il resto concordo con te 😉

    Per gli altri, mi segno subito:
    - Sei Ancora Qui
    - Come Ti Divento Bella (sai che adoro le commedie, anche se i temi con la morale mi stanno sulle palle)
    - Upgrade

    Sarei tentato per il film con Southerland ma Virzì mi fa abbastanza schifo come regista. Palloso come pochi! Il tuo consiglio non mi convince...
    Quello con De Luigi sembra simpatico ma lui proprio non lo sopporto. Lo adoravo a Mai Dire ma come attore non mi piace.

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    1. A me ha colpito l'atmosfera, non ho fatto mai un giro in un parco così, e credo che mai riuscirei a farlo, sono incubi che diventono realtà, no grazie :D
      In Come ti divento bella c'è però Amy Schumer che tu adori, mentre scelta ottima gli altri due :)
      Per quanto riguarda gli ultimi, credo che nonostante il mio consiglio, quello di Virzì proprio non faccia per te, al contrario l'altro sì, anche perché De Luigi qui è meno insopportabile di altre volte ;)

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