mercoledì 30 settembre 2020

I film del periodo (16-30 Settembre 2020)

Ho aspettato mesi in attesa che il sito isnotTV, fornitore di un widget di trailer utilizzato da me e da molti nella blogosfera dall'anno scorso, desse qualche timido segnale di vita, e invece niente, sembrerebbe definitivamente morto. E un po' mi dispiace (non era affatto male), e mi fa però anche rabbia. Sì perché ho utilizzato questo widget in quasi tutti i post cinematografici di questo blog e praticamente in tutti quelli dell'Angolo del Cinema, nato anche in fruizione di questo "servizio" (che era totalmente gratuito e abbastanza facile da utilizzare). Negli ultimi mesi ho rattoppato questo inconveniente mettendo io i trailer dei film grazie a Youtube, e penso che così continuerò, ma tutti quelli precedenti sono rimasti fregati. E siccome sono migliaia credo, per aggiustare tutto ci vorrebbe gran lavoro e tanto tempo, indeciso quindi su cosa fare. Per adesso ho deciso di ripristinare tutti quelli da prima di Luglio, e quindi di quest'anno, e poi forse, in base al tempo che potrò dedicargli cercherò di fare il resto, tutti i film dall'inizio. Non so se potrà servire, anche perché dall'anno prossimo ci saranno degli aggiustamenti importanti riguardante il blog (e i suoi fratelli archivi), ma per il momento farò comunque, però nel frattempo ecco le mie visioni inerenti le ultime settimane di settembre.

SEMAFORO VERDE PER...
Favolacce (Dramma 2020) - Dopo il duro e disperato La terra dell'abbastanza, i fratelli D'Innocenzo ci riprovano, e fanno ancora centro, più e meglio di prima, presentandoci una pellicola forte, per niente compiaciuta e che non lascia mai spazio alla speranza, ambientata in una periferia logora, stanca e sempre arrabbiata, insomma una fotografia esemplare di tante realtà nostrane. Il film dei fratelli D'Innocenzo ben rappresenta infatti il disagio di un quartiere romano che potrebbe comunque essere la periferia di qualsiasi città italiana. Duro e sporco, come un film che affronta certe problematiche (in primis quella famigliare) deve essere. Il ritratto dipinto di un'Italia borgatara e incolta che pur ancestrale e remota sembra specchio del tempo in cui viviamo. In una sostanziale immobilità dell'esistere l'attenzione si sposta su personaggi che, pur essendo genitori, non hanno evidentemente i mezzi e le capacità per ricoprire questo delicato ruolo. La loro colpa principale è di non riuscire a fare da filtro tra la vita reale e il mondo dell'infanzia, dove i loro figli ancora vivono. Non riescono insomma ad educarli, ad avvicinarli in maniera graduale alla realtà della vita adulta, anzi, i loro figli diventano solo valvola di sfogo per le frustrazioni accumulate e i desideri repressi. Cosicché questi genitori non riesco più a raccontare delle favole ma solo delle "favolacce" di cui essi stessi sono indiscutibili protagonisti. I fratelli D'Innocenzo tessano le fila di un dramma nero, originale, ottimamente orchestrato, premiato al Festival di Berlino per la migliore sceneggiatura, che colpisce, come un pugno nello stomaco. Ammirevole il coraggio della regia che affonda il coltello del dramma nel burroso sentimentalismo dello spettatore, senza remore, con i protagonisti impegnati in scene e dialoghi crudi, sconvolgenti nella loro sconsideratezza, spingendosi fino ad un ardito finale. E nello scorrere della trama si apprezzano le doti recitative del cast, ben diretto e perfetto per rappresentare quel sostrato di umana miseria della quale spesso si nega l'evidenza (tra gli interpreti coinvolti, efficacissimi e spesso inquietanti, riconosciamo, oltre ad Elio Germano, il piccolo efebico Justin Korovkin, visto, apprezzato e qui non meno problematico di come appare in The Nest). Solo la prosopopea della voce narrante può risultare inopportuna e la parte fonica non è all'altezza del compito (tra dialoghi sussurrati e per di più in accento romanesco ci sono dei frangenti in cui è davvero difficile seguire le conversazioni), ma nel complesso notevole. Voto: 7

SEMAFORO GIALLO PER...
Shaun, vita da pecora: Farmageddon - Il film (Animazione 2019) - Divertente sequel (di Shaun, vita da pecora - Il film) che vede di nuovo protagonista la pecora Shaun e i suoi amici della fattoria. Stavolta ci sarà addirittura un alieno a rendere più movimentata la vita tranquilla nella campagna inglese. Il tema di fondo è quello sempreverde dell'amicizia tra persone diverse, ma è declinato qui abbastanza spassosamente e senza melodrammoni fuori luogo. Trattandosi di fantascienza non mancano nemmeno svariati riferimenti a capisaldi del genere che rendono la visione gustosa anche per i più grandi (e non sono poche queste gustose citazioni). Il film infatti, seppur non esplosivo come il precedente film, offre ugualmente molti momenti di puro divertimento, dopotutto questo Farmageddon è una sorta di E.T. in salsa cartoonesca, e quindi l'intrattenimento come le risate non possono mancare. Certo, rispetto al primo film la comicità sembra più debole e il ritmo più blando, si tratta tuttavia di un'opera godibile, segnata da una tecnica eccellente. Ma dopotutto Shaun, vita da pecora: Farmageddon - Il film, film d'animazione in stop motion (tecnica sempre piacevole) diretto da Will Becher e Richard Phelan, al loro debutto alla regia di un lungometraggio, è prodotto dalla Aardman Animations, casa di produzione quasi sempre garanzia di qualità, perciò niente di cui sorprendersi. Sorprende invece che sia stato leggermente sottovalutato, per di più ingiustamente, genuino e ingegnoso, intuitivo, da vedere. Voto: 6,5

Hammamet (Dramma 2020) - Esprimere un giudizio su questo film di Gianni Amelio è difficile. Il regista non racconta la biografia di Bettino Craxi ma solo il suo ultimo scorcio di vita, cioè i suoi anni privati di "esilio" ad Hammamet. Pierfrancesco Favino è ancora una volta dopo Il traditore strepitoso in questa interpretazione, in cui la sua mimesi è totale. Ciò che invece lascia perplessi è la narrazione, non si approfondisce il discorso politico, ma ci si sofferma esclusivamente su quello umano. Il regista non prende posizione, non esprime giudizi e fa bene, tuttavia parlando di una delle personalità nodali della politica italiana del secolo scorso, che nel bene o nel male ha segnato un periodo storico, sarebbe stato opportuno sviluppare almeno alcuni spunti, mentre invece la sceneggiatura si mantiene troppo in superficie. Nel complesso il film non è quindi perfetto come la prova di Favino, ci sono infatti elementi noiosi che sfiorano argomenti politici non noti da tutti (in tal senso il film fa l'errore di dare tutto per scontato), e poi oltre a Favino il vuoto, personaggi di contorno stereotipati e poco incisivi, a volte perfino fastidiosi (quello inventato dal regista soprattutto). Ma nonostante queste perplessità è da apprezzare questo film, perché anche se comunque non lo reputo come film "necessario", alcune cose buone ci sono in questo prodotto, un prodotto solo sufficiente. Voto: 6

Sulle ali dell'avventura (Avventura 2019) - Dall'autore francese letterario e cinematografico, definito anche avventuriero, Nicolas Vanier, quello di Belle & Sebastien (altro caso di film & romanzo), ecco arrivare un'avventura per ragazzi, ma non solo. Dalla storia vera, alquanto incredibile, dell'ornitologo Christian Moullec, prende il via, anzi, prende il volo questa pellicola, una pellicola che racconta una storia in cui è protagonista la Natura in tutta la sua bellezza, la sua primitività e la sua forza. Una storia molto gradevole, che si differenzia dalla solita melensaggine ambientalista (insomma non è una storia alla Greta), ma insegna il rispetto per la natura e gli animali. L'ambientazione del film è splendida non solo per la bellezza naturale delle lagune della Camargue, ma anche per i laghi, le foreste e i fiordi del Nord con eccezionali riprese aeree. Molto bravi gli attori specie Jean Paul Rouve (in C'est la vie - Prendila come viene) e Mèlanie Doutey, ma anche bravo Louis Vazquez al suo esordio cinematografico (il buon cast infatti, che si porta in dote anche Dominique Pinon, l'attore feticcio del regista Jean-Pierre Jeunet, sa dare un volto e una voce non estremamente scontati in un contesto che poteva, e rischiava, di suggerirlo, solo grazie a loro, anche se il dramma latita un pochino, la pellicola porta a casa la sufficienza). La direzione registica infine appare sicura e non deraglia nel sentimentalismo, ma riesce a raccontare una storia avvincente. Certo, il finale a lieto fine, forse un po' ovvio, è quello che tutti si aspettano. Ma dopo qualche tempo finalmente una storia per la famiglia, un racconto morale, senza moralismi, che fa sorridere, diverte, anche se innestato in una struttura narrativa attesa e prevedibile. Voto: 6+

Ricordi? (Romantico/Dramma 2018) - Prendi e lascia, tocca e fuggi: quante storie d'amore (amore?) sono fatte in questo modo, vivendo di tormenti e passioni, di memorie felici e traumatiche, di eccezionali momenti di armonia e feroci incomprensioni. Ricordi? prova a raccontarne una, piuttosto generica, ma incisiva e realistica nei toni e negli argomenti, e lo fa in maniera indubbiamente riuscita, al di là di qualche difettuccio minimale, sul piano estetico. C'è qualche assonanza nella storia con quella di Dieci inverni, pellicola d'esordio del regista Valerio Mieli e unica opera da lui diretta fino a questo film, ma Ricordi? brilla di luce propria anche e soprattutto grazie alle atmosfere ovattate che egli sceglie e riesce a imprimere al suo lavoro, dalla sceneggiatura (di cui è unico autore) alla messa in scena. Luca Marinelli in scena prevale su Linda Caridi, volto meno noto e probabilmente anche a ragione, senza toglierle nulla, ma riconoscendo le buone doti dell'attore romano (nei ruoli circostanti i nomi più importanti sono quelli di Camilla Diana, David Brandon e Giovanni Anzaldo). Contando che la storia non dice sostanzialmente niente di originale, il plusvalore finale del film deriva senz'altro dalle capacità del regista, che sceglie di raccontare per flashback soggettivi mantenendo però una patina soffocante di incomunicabilità, di inutilità sui personaggi e su tutta la storia. Voto: 6+

SEMAFORO ROSSO PER...
Midway (Guerra/Azione 2019) - Premettendo che sono un grande estimatore del cinema di Roland Emmerich (Stargate, Independence Day e The Day After Tomorrow i miei preferiti), in questo caso purtroppo devo dire di non aver troppo digerito questo film di guerra incentrato sulla battaglia delle Midway (all'indomani dell'attacco da parte dei giapponesi alla marina americana a Pearl Harbor), il film infatti delude abbastanza, molto più di quanto successe anni fa con Independence Day - Rigenerazione. I titoli all'inizio ci dicono che è basato, in maniera precisa, su fatti storici sia negli eventi che nei dettaglia tattici, più o meno è vero anche se i libri consultati sembrano quelli da terza media anni '80. I personaggi non aiutano, alcuni troppo pompati da risultare ridicoli (e pensare che a disposizione c'era un cast di attori di tutto rispetto), per non parlare della controparte giapponese: figurine attaccate tanto per far vedere che sono orientali (come si è ridotto Tadanobu Asano?!). Cosa dire invece dei dialoghi se non che sono pessimi. Alcuni hanno stroncato le battaglie e gli effetti speciali con computer grafica annessa, sono invece l'unica cosa a salvarsi ed il regista, almeno, qui, ci sa fare (nel campo è infatti maestro). Non il peggior film di guerra di sempre (è comunque migliore di Pearl Harbor anno 2001), ma di certo nel marasma di quelli finiti nel dimenticatoio. Voto: 5+

Wildlife (Dramma 2018) - Il tradimento, la perdita della figura Paterna, il proprio mondo che finisce sotto il fuoco divorante, tutto visto attraverso gli occhi di un adolescente che diventa adulto. Il fuoco fa terra bruciata intorno a lui e serve per ricostruire tutto. Un film, scritto e diretto dall'attore Paul Dano, al suo esordio alla regia, basato sul romanzo Incendi di Richard Ford, non certo perfetto, noioso e poco originale (il ritmo è un po' lento e il comportamento dei genitori particolare). Tutto affidato al buon cast che cerca di salvare il salvabile (tra gli interpreti principali della pellicola figurano Jake Gyllenhaal, Carey Mulligan e Ed Oxenbould), non certo il matrimonio però. E non possono o riescono, a parer mio, a salvare neanche tutto il resto, la pellicola nel suo complesso per esempio, una pellicola fredda e distaccata. Certo, alcuni potranno dire che lo scopo della pellicola (e probabilmente quello del romanzo omonimo) è proprio far vedere il distaccamento e la freddezza che si crea in una coppia, ma è così forte che valica lo schermo e intorpidisce lo spettatore. Voto: 5,5

The Banana Splits Movie (Horror/Commedia 2019) - Il Banana Splits Show era un programma per bambini, anche di un certo successo, andato in onda tra gli anni '60 e '70 (mai vista una puntata), che viene riportato sullo schermo in chiave horror. Per quanto sulla carta poteva anche essere carina come idea, alla resa dei conti ci si trova davanti ad uno slasher mediocre (con qualche omicidio simpatico e piuttosto gore), piuttosto lento nel suo sviluppo (la svolta horror è random e poco sensata) e tutto sommato privo d'interesse (a non funzionare sono la suspense, inesistente, e un cast mediocre, quest'ultimo praticamente sconosciuto). Un minimo d'attenzione la meritano per lo meno gli effetti speciali splatter, per una volta artigianali e ben realizzati, ma nel complesso questo film (diretto da Danishka Esterhazy) lo si può definire come la classica commediola slasher, con robot killer su modello anni '80 (e tuttavia non bastano suoni meccanici per far sembrare attori in costume delle macchine omicide), a tratti divertente ma molto superficiale. Le premesse per un prodotto divertente e grottesco c'erano, dispiace ma in questo caso sono state completamente disattese (anche se non che mi aspettassi granché). Voto: 5

On the Milky Road - Sulla Via Lattea (Dramma 2016) - Discontinuo è l'aggettivo che più si attaglia all'ultima fatica di Emir Kusturica (che torna alla regia dopo diverse esperienze come attore): alterna bei momenti e scene riuscite ad altri che lo sono molto meno, piccole cose raffinate, eleganti e molto belle ad altre che sfondano la porta del kitsch se non addirittura del trash (tanti i generi che si mischiano e non in modo sempre efficace, il regista sembra incontrare il cinema di Terry Gilliam ma fa un pastrocchio). In particolare risulta fastidiosissimo e pacchiano l'uso della computer grafica, nonché di qualche simbolismo troppo scoperto. I temi principali sono cari al regista: gli orrori della guerra e l'amore, ma in questa tipizzata favola a tema bellico rimangono in superficie. Buoni il ritmo e la colonna sonora, ma la storia è davvero poca cosa e la durata sfiancante. E il realismo magico (di cui sembra intrisa la pellicola) invece di far sognare ti addormenta. Meglio infine non parlare di Monica Bellucci, più convincente della sua media sì, ma sempre e spesso non all'altezza. Voto: 5

Hellboy (Azione/Fantastico 2019) - Torna Hellboy, il demone cacciatore protagonista del fumetto di Mike Mignola, ma prende le distanza dai due (fantastici) capitoli firmati da Guillermo del Toro in un reboot che la butta sull'horror splatter caciarone, pieno di battute scorrette e volgari, mostri di ogni tipo e di ogni misura e riferimenti anche alla saga di re Artù, per via della strega Milla Jovovich, che intera, o fatta a pezzi in cinque parti, resta la cosa più sexy del film. Bravino il nuovo interprete di Hellboy, David Harbour, benché faccia rimpiangere non poco Ron Perlman (anche a causa di un make up che non è che faccia pensare al nuovo attore che lo interpreta), che deve persino combattere contro un uomo cinghiale, servo della strega Jovovich, che ricorda, non poco, quello delle Tartarughe Ninja. Ian McShane, rimpiazza John Hurt nel ruolo di "padre" di Hellboy, ma, ahimé non lo ricorda affatto, visto che pure lui ci da forte con le volgarità (almeno nell'edizione italiana). Non che siano non necessarie le volgarità, ma, lo sono davvero? Medio, perché anche se dicono che questo film s'avvicina allo stile del fumetto di Mignola, citandolo più volte, fa solo rimpiangere la gestione cinematografica passata, che aveva anche un lato romantico, che qui è completamente assente. Non è male come intrattenimento, ma, come tanti altri remake/reboot, il film non riesce a creare un'atmosfera valida, e dire che Neil Marshall alla regia auspicava delle buone aspettative, considerando che gli horror (The Descent) sa anche farli. Il contrasto fra l'umorismo non sempre funzionante e una violenza con elementi splatter spesso gratuiti (nonché ripugnanti) risulta stridente. In conclusione, pellicola fine a se stessa, da dimenticare. Voto: 5

Wajib - Invito al matrimonio (Dramma/Commedia 2017) - One day road movie in salsa palestinese (scritto e diretto da Annemarie Jacir), laddove tuttavia l'enfasi non sta sul dramma, quanto piuttosto sulla rappresentazione della normalità, ossia sul modo in cui il popolo vive, attraverso i quattro occhi del rapporto tra un padre legato alla sua terra (Bakri senior) e un figlio (Bakri junior) fuggito dalla tradizione ed emigrato in Italia. L'arte del compromesso contro la violenza e la volontà di cambiare contro la rassegnazione all'abitudine. Il problema di un affresco di questo genere sta nell'eccessivo minimalismo: succede poco, la fotografia è molto naturale e di bellezza su schermo ce n'è poca, la regia si limita a raccontare senza farsi notare in alcun modo. Insomma, viene un po' a noia. Meglio scritto che diretto, Wajib è un film che ci illustra un lato nascosto della "questione palestinese", meno drammatico, non per questo meno interessante e da sottacere, tuttavia senza riuscire a coinvolgere ed a far riflettere, molti altri son riusciti, questo (acclamato eccessivamente) no. Voto: 5,5

ANGOLO VINTAGE
Paura e delirio a Las Vegas (Grottesco/Commedia 1998) - Non il miglior film di Terry Gilliam, ma sicuramente uno dei suoi film più iconici. Ho conosciuto il regista proprio grazie a questo allucinato film che però ho rivalutato (in ribasso) riguardandolo nel corso degli anni, soprattutto guardando (in particolar modo nell'ultimo anno) il resto della filmografia del regista. D'accordo, è un film biografico, forse un campo meno fertile per il virtuosismo di Gilliam, ma praticamente si esaurisce dopo 45-50 minuti (per capirci dalla prima tentata fuga di Depp dalla città). Per il resto la seconda parte del film è la totale, stanca, ripetizione della prima e il finale è anche un po' insulso. Alla fine del film cosa ti resta dentro? Poco o niente, visto che la sceneggiatura del film va a farsi benedire ben presto in questo vortice di trovate sempre oltre il limite del paradosso, overdose di luci, colori, e droghe, quasi un ricettario di sostanze illegali dall'inizio alla fine del film. Tratto da un libro autobiografico del giornalista Hunter S. Thompson, Paura e delirio a Las Vegas non ha esattamente infatti il proprio proverbiale asso nella manica nella trama, che gira costantemente intorno a se stessa, confusionaria e superficiale. E poi, lungo quasi due ore, rischia di stancare a causa di ciò, ma si salva principalmente grazie alla regia illuminata di Gilliam e alle interpretazioni tanto stralunate quanto rigorose nella (ri)costruzione dei personaggi di Johnny Depp e Benicio Del Toro, davvero convincenti nelle scene in cui i due perdono il lume della ragione a causa del pesante abuso di droghe, scene che costituiscono il vero piatto forte del film: raptus di violenza, tic, allucinazioni, dialoghi nonsense, luci psichedeliche, vomito. Il resto, come detto, è poca roba, nonostante un sacco di camei di buoni attori (su tutti Harry Dean Stanton e Michael Jeter) e una girandola di facce notte (Christina Ricci, Ellen Barkin, Cameron Diaz, Tobey Maguire). L'impressione è così quella di un film probabilmente minore, però furibondo, repentino e irrisolto, ma curioso, che merita sempre e comunque una visione, per le buone interpretazioni del duo protagonista, per la buonissima OST anni '70 e qualche scena ancora oggi da ricordare. Voto: 6

Ecco infine i film scartati ed evitati del periodo: The Informer - Tre secondi per sopravvivere, C'era una volta il Principe AzzurroLa partita, Selfie di famiglia, Un viaggio indimenticabile, Vicino all'orizzonte, Blue Kids, Cuban Fury.

31 commenti:

  1. Hai fatto una recensione bellissima di "Favolacce"! Bellissima e - a differenza di altri amici blogger - dando una descrizione positiva del film. Molto suggestivo il tuo ragionamento sull'incapacità dei genitori nel loro compito educativo e - come hai scritto giustamente - nel fare da filtro tra il mondo reale e il mondo immaginario che un bambino\ragazzino si costruisce.
    Ora non rimane che guardarlo, questo "Favolacce", che mi incuriosisce molto :)

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    1. Beh sì, già è pessimistico di suo, e non potevo che descriverlo così ;)

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  2. Non mi dispiace l'aver riproposto Banana Split in versione grandguignolesca, per così dire.
    Forse è un altro modo, tra i tanti, di riproporre brand storici.
    Per il resto, ho amato Favolacce... per me ha almeno un voto in più :)

    Moz-

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    1. Non saprei, però è stato troppo forzato lo spunto di partenza...
      Una favola nera proprio nera, "bel" film :)

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    2. Io l'ho massacrato. Una gran paraculata..

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  3. Non conosco questi film.
    Quanto al lavoraccio che hai iniziato a fare per il blog, invece, attento, perché magari finisce che anche Youtube rimuove i video.
    A me è successo col jukebox, nonostante scelga sempre video ufficiali. Spesso mi rendo conto col tempo che sono stati rimossi e che il post risulta danneggiato, ma pazienza.

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    1. Eh lo so, ecco perché ancora non so cosa fare esattamente, devo decidere ;)

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  4. Ciao Pietro. Ho curiosità circa Favolacce. Con le tue spiegazioni ho scoperto cose nuove e ti ringrazio.
    In quanto ai cambiamenti mi dispiace. So che vuol dire dover cambiare il modo di gestire i blog. Però credo che sia meglio tu guarda avanti. Altrimenti rischi impazzire... ahahahah... 🤣😁😉
    Buona serata. Ciao.

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  5. Favolacce mi è piaciuto moltissimo.
    Di Gilliam io adoro praticamente tutto, anche...questo. :-P

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  6. del film delle Banana Splits sento parlare ovunque malissimo, poteva essere una idea simpatica ma gestita da cani.

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  7. Ma lo sai che io con Favolacce non sono riuscita ad arrivare alla fine? Mi piaceva l'idea "venduta" dal trailer, ma poi di fatto mi ha annoiato.

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  8. Io ho trovato Favolacce un film sopravvalutato. Non mi è piaciuto punto. Carico ed esagerato. L'interpretazione di Elio Germano, grottesca.
    Insomma il troppo storpia.
    Mi ritrovo invece in quello che scrivi di Hammamet, abbastanza equilibrato, un ottimo Favino.
    Mi spiace quel che ti sta accadendo con i post e i trailer, un male comune. Alcuni miei vecchi post non hanno più video ed immagini, ma non ho voglia di ripristinarli. Resteranno così.

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    1. Ma forse così doveva essere l'interpretazione (di Germano) e il resto...
      Favino appunto, se non fosse stato per lui l'avrei digerito poco...
      Il tempo non mi manca, vedrò se aggiustarli o meno.

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  9. Ciao Pietro! Mi sarebbe interessato Hammamet, ma se davvero si danno un po' di cose per scontate, temo di non essere preparata :-( Non conosco gli altri, in effetti dovrei cautamente provare a tornare al cinema, non l'ho ancora fatto!

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    1. Personalmente è stato così, anche se alcune cose sapevo.
      Ci tornerai, ci vuole tempo :)

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  10. Io non conoscevo nemmeno il sito isnotTv, penso di averlo sentito nominare ma non ho mai cercato di scoprire di più. Mi dispiace per i tuoi inconvenienti, certo che è molto spiacevole.
    Mi hai incuriosito molto con la tua recensione di Favolacce.

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    1. Sì, è spiacevole ed un vero peccato. Dimmi cosa ne pensi quando lo vedrai ;)

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  11. Vedo che ci troviamo d'accordo sul fatto che questo terzo Hellboy non sia stato una buona idea, ne parlavo anch'io negli stessi termini (non ho scritto che Milla Jovovich è la cosa più bella del film ma lo penso anche io). Invece vedrò sicuramente Farmageddon, mi piace tantissimo Shaun The Sheep (e in generale tutto quello che fa la Aardman).

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    1. Te l'avevo accennato, e ho ribadito il concetto, non si doveva fare, punto.
      Ho conosciuto Shaun solo grazie al primo film, mentre la Aardman quella sì, seguo tutti i suoi gran lavori ;)

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  12. Big five per Favolacce, che ho adorato anche più di te 😁 molto più entusiasta di Ricordi?, molto bello anche per un anti-romantico come me. Quello di Gilliam invece dovrei rivederlo col senno di ora...

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    1. Io non mi entusiasmo troppo ecco tutto, anche quando mi emoziono come capita in un film romantico :)
      Già, io la differenza l'ho notata...

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  13. Di questi ho visto solo Favolacce, Hamammet e Paura e Delirio a Las Vegas. Quest'ultimo non lo vedo da troppi anni, ma lo ricordo sempre con grande piacere, anche se effettivamente non è tra i migliori di Gilliam. Sugli altri due concordo perfettamente.

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    1. No infatti, però nella sua cinematografia a suo modo iconico ;)

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  14. Favolacce devo ancora guardarlo, ahimé. Concordo con il voto ad Hammamet, un mezzo diludendo, mentre Banana Splits Movie l'avevo trovato divertentissimo ed Hellboy, visto al cinema, aveva il suo perché. Paura e delirio a Las Vegas è uno dei film che adoro!!

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    1. Hanno entrambi alcuni elementi interessanti o divertenti (mi riferisco ai Banana ed Hellboy), il problema è che nel complesso questi elementi spariscono nel suo insieme, risultando al fine mediocri film.

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