domenica 28 febbraio 2016

Gli altri film del mese (febbraio 2016)

Mune: il guardiano della luna è un meraviglioso, poetico e fiabesco film d'animazione francese del 2015. In un mondo fantastico, Mune, piccolo fauno lunare, ha il compito di far da guardiano alla luna, occupandosi dei turni di notte e veglia dei sognatori. Un suo catastrofico errore dà però a un demone la possibilità di rubare il sole, costringendolo con l'aiuto di Sohone, custode del sole, e della fragile Cire a partire per una missione speciale che farà di lui una leggenda. La storia di Mune si svolge in un tempo sospeso tra fiaba e mito, in cui luna e sole sono oggetti magici e misteriosi trascinati per il mondo dai rispettivi guardiani, incaricati di mantenere così la necessaria armonia terrestre. Nel curriculum della cosmogonia immaginata dagli autori, si ritrova gran parte del cinema d’animazione recente, questo bellissimo film infatti, riesce nell'impresa sorprendente di bilanciare le sue tante ispirazioni (Miyazaki e il suo castello errante sono certamente tra le ispirazioni, ma il disegno di Mune è una creazione originale, che non ha debiti palesi con nessuno), contrappuntandole con qualche idea originale. Le regole della narrativa per l’infanzia impongono, naturalmente, che un cattivo turbi l’equilibrio e che l’eroe possa intraprendere il proprio viaggio di formazione verso l’happy ending ma si rimane a bocca aperta di fronte a Mune, man mano che si fa sempre più chiaro che non è la trama a contare in questo caso, e che la vera avventura cui siamo chiamati a partecipare è un'avventura estetica, l'immersione in un poema visivo, il gioiellino che non ti aspetti. Visivamente affascinante, per fantasia, soluzione, inventiva, capacità tecnica…uno spettacolo per gli occhi. Il pianeta ideato è fantastico, così come le creature che lo popolano. Musicalmente, idem, grandi musiche per grandi immagini. La sceneggiatura è una fiaba magari non originalissima ma molto bella, potenziata dai tempi di una regia ispirata. Insomma ti aspetti il filmetto e ti trovi sta gemma. Lunare come una fiaba esotica, capace di avvicinare il mondo del sogno e del mito, Mune è una fantasia visiva ammaliante, che cattura nelle sue spire e restituisce incantati. E poco importa se la sceneggiatura ha dei buchi o fa dei salti: sono tutte figure retoriche di un discorso in cui l'umano e il razionale non hanno spazio di parola, ma solo dovere di ascolto. Sono contento di averlo visto, e lo consiglio. Se capita, guardatelo.

Un testimone in affitto è una commedia ironica, spassosa, demenziale e divertente, adatta a tutti e che, per una volta, ha come tema principale quello dell’amicizia e non quello dell’amore, che finisce invece in secondo piano. Doug (Josh Gad), manager economicamente potente, è lo stereotipo del classico sfigato con un bel lavoro gratificante ma senza amici, che spesso si chiede come sia possibile che una ragazza bella come lei (Gretchen, Kaley Cuoco) abbia considerato uno come lui. Quando si accorge di essere senza amici da poter invitare alle nozze, Doug opta per una soluzione, contattare un uomo che per lavoro fa il “testimone in affitto”, Jimmy (Kevin Hart). Non contento di uno solo, inventa i nomi di ben nove testimoni e, quando la verità viene a galla, la sua ultima speranza resta ancorata alla disponibilità di Jimmy di dividere con lui quel momento. Difatti, il rapporto che si crea tra i due protagonisti che, inevitabilmente, si legano a vicenda, crea un’amicizia che alla fine supererà anche l’amore. La trama della pellicola non è delle più originali ma, nell'insieme, non delude ed è gradevole. Il film non è sicuramente un capolavoro  ma fa ridere abbastanza se preso per quello che è, ovvero una commedia spensierata ai limiti della realtà. La comicità è okay, non troppo forzata o volgare, e le interpretazioni vanno bene anche se, forse, Kaley Cuoco, conosciuta per il suo ruolo in The Big Bang Theory, stufa un pochino con queste parti in cui recita la donna di uomini “sfigati”. Lei infatti, insieme a Josh Gad, ha ricevuto una candidatura come peggior attori non protagonisti ai Razzie Awards 2015. Il film però è divertente grazie alla famosa simpatia di Kevin Hart che ha ricevuto invece la candidatura per la miglior performance comica agli MTV Movie Awards 2015. Il film comunque non sembra molto credibile però lo considero un buon passatempo per tutti, anche perché il ritmo c'è e mi ha fatto abbastanza ridere e i tempi comici ogni tanto si intravedono molto bene.

Turner (Mr. Turner) è un film del 2014 diretto da Mike Leigh con protagonista Timothy Spall, vincitore al festival di Cannes del premio come miglior interpretazione maschile. Il film evoca gli ultimi 25 anni di vita dell'eccentrico, burbero e antisociale pittore britannico William Turner, uno dei più grandi paesaggisti di sempre, un artista determinante nello sviluppo di quel particolare tipo di pittura. Uno spaccato di vita di un uomo vero nella sua realtà quotidiana, scontrosa, burbera, rozza oserei dire, ma posseduto da principi saldi, forti, che trasmette nelle sue tele. Infatti conduce una vita ai due opposti, se a primo impatto è duro e maschilista, sottosotto è sensibile ed onorevole. Conduce una vita tranquilla, sempre dedito, durante i suoi viaggi a trovare un'ispirazione, e il film si basa su questo. Ma il film è di scarso impatto, non visivo, perché la fotografia, i paesaggi, sono stupendi, ma narrativo, perché già dopo venti minuti, la noia pervade. Una narrazione troppo lunga e statica, all'interno della quale non c’è storia, né esteriore né interiore, ma piuttosto una serie di sketch con il sapore dell’aneddoto, per di più poco correlati tra loro. Dialoghi surreali e senza senso, nessuna scena di interesse. La durata del film, poi, più di 2 ore, è disarmante, stanca. Un pittore che ha difficoltà ad esprimersi al di là del grugnito, che ha un rapporto anaffettivo o di una affettività alla King Kong con i suoi prossimi, che ha reazioni imprevedibili e bizzarre. A nulla vale la buona interpretazione di Spall, quando il ritmo, indicibilmente lento, affossa il film. Un film che esprime poetica e sentimento ma che rimane pedante, sottilmente morboso, grottesco, ipocrita ma soprattutto noioso.

Nel film Ci vediamo a casa, tre coppie molto diverse tra loro affrontano un problema comune che li unisce, la ricerca di una casa nella quale poter vivere insieme. Il titolo trae ispirazione dall'omonima canzone di Dolcenera, appositamente composta per la colonna sonora. La bibliotecaria Vilma (Ambra) e l’ex detenuto Franco (Edoardo Leo, che col suo carattere verace e romano coinvolge di più, una prova d’attore davvero sorprendente), nell'episodio che cattura di più, sognano una casa tutta per loro, e accettano di vivere con Giulio (Fassari), un pensionato malato di cuore, per assisterlo ma soprattutto per avere un tetto sotto il quale poter fare l’amore. All'opposto Gaia (Myriam Catania) e Stefano, nell'episodio più debole, dal punto di vista recitativo, che si perde in una storia legale che non riesce a coinvolgere, risultando per certi versi irritante, di problemi economici proprio non ne hanno: lei sta arredando il suo nuovo loft, lui, figlio del proprietario di un circolo sportivo, vive una vita da scapolo impenitente. Ma tra i due la convivenza proprio non funziona. Infine una coppia gay, che se da un lato promuove l’amore vero, da un lato è povero, inconcludente e superficiale, ma sopratutto inguardabile perché insopportabile per me, che sono (mi spiace dirlo) contro, Andrea (Reggiani) fa il poliziotto e Enzo (Vaporidis) canta nel coro della chiesa e vive in casa con una madre fricchettona e un po’ invadente (la De Sio), che riesce nel corso del film a strappare gradevoli e ironiche risate. Con leggerezza il regista cerca di affrontare il problema dell’avere una casa al giorno d’oggi, ma lo sviluppo delle tre storie d’amore è affrontato superficialmente e la regia di Maurizio Ponzi è più adatta al piccolo schermo che al grande, esile nella scrittura, nelle idee, nella messa in scena e nell'interpretazione. Ci vediamo a casa si fa addirittura in tre per dire dell’inezia della borghesia, della disgrazia di piccola fattura, di immigrati compiacenti, di ardori adolescenziali, svolgendo a suon di maschere e cliché il tema della precarietà, della corruzione, della diversità, dell’omosessualità, della detenzione, dell’integrazione, dell’immigrazione, senza senso della misura, senza il senso delle cose (sociali), senza un senso. Ci vediamo a casa si sogna commedia applicata al sociale ma è più modestamente una favola che trasfigura la realtà, facendosi inconsistente lezione di civiltà. Le storie poi si sovrappongono solo nel finale senza un nesso logico. In conclusione, buoni attori, un’ottima fotografia, delle musiche riconoscibili e un tema intenso, ma il film manca quasi del tutto.

Il film Ruby Red è un film tedesco del 2013, basato sul romanzo fantasy Red di Kerstin Gier, primo capitolo della Trilogia delle gemme, che a quanto si dice, sta riscuotendo un discreto successo letterario, ma il cinema è un'altra cosa, perché sinceramente questo primo film fa rabbrividire per la sua evidente stupidità. Trattare poi un'argomento serio come i viaggi del tempo in modo così superficiale è assurdo, infilarci poi un mistero strano e indecifrabile e la classica storia d'amore non fa che riciclare gli stereotipi del genere. Ma andiamo con ordine, Gwendolyn Shepherd è una sedicenne come tante altre, ma la sua famiglia nasconde un segreto che si tramanda di generazione in generazione, grazie a un particolare gene, infatti, alcuni prescelti hanno la  possibilità di viaggiare attraverso il tempo. Una volta scoperta la sua vera natura, Gwendolyn si troverà costretta ad affrontare un pericoloso salto nel passato in compagnia di un amico, l’arrogante Gideon de Villieres. Un viaggio per svelare e risolvere i misteri legati alla storia della sua famiglia e di una loggia segreta. All'inizio appare come un film nuovo, coinvolgente e teso, fresco e divertente, invece alla fine è probabilmente una delle saghe fantasy più ridicole di sempre. Non c'è brivido, non c'è suspence, poco mistero, c'è irritazione e disgusto per una pellicola, troppo lunga, troppo scema, che si poteva francamente evitare di produrre. Un film senza senso, inizio sconclusionato, finale inguardabile, storia caotica con l'inserimento di personaggi che non c'entrano niente. Come se viaggiare nel tempo fosse una cosa da niente, nessuna spiegazione o informazione sulla macchina ma soprattutto una storia confusa e insensata. Tutto veramente assurdo, ed è solo l'inizio, meglio lasciar perdere.

Ruby Red II - Il segreto di Zaffiro (Saphirblau) è il secondo capitolo della Trilogia delle gemme e seguito del film Ruby Red, basato sul romanzo Blue. Purtroppo hanno fatto il seguito, e anche il terzo è già in produzione. Già il titolo è tutto un programma, nessun riferimento o citazione nel film che riporti il blu e il zaffiro, una cosa veramente imbarazzante. Se l'inizio è così figuriamoci la fine, e infatti un altro grande buco nell'acqua. Gwendolyn Shepherd ha appena scoperto di essere il membro finale del Circolo dei Dodici, ancora non a suo agio nel nuovo ruolo, dovrà combattere contro le insidie del passato, rivedere la sua relazione con Gideon, confrontarsi con gli oscuri segreti che attorniano il gruppo dei Dodici e ricercare uno dei due cronografi segreti rubato da Lucy e Paul. Praticamente stesso modus operandi del primo, unica eccezione gli attori leggermente più grandi e a più agio ma il film, la storia, la narrazione non cambia registro, rimanendo invischiata in un turbinio di situazioni buffe, sceme e inutili, e l'inserimento di un nuovo simpatico personaggio cartoonesco non migliora un pessimo film. Poteva essere una grande intuizione questa storia ma cinematograficamente mi sembra inadeguato, potrà sicuramente, forse, piacere alle ragazzine o lettori del libro, ma per me abituato da sempre ad avere come punto di riferimento Ritorno al Futuro, questo film, questa saga è veramente sempre più imbarazzante.

Spiati dai vicini (Stalked by my neighbor) è un inedito thriller all'ultimo click, tra omicidi, fotografie e voyeur. Jodie, vittima di una violenta aggressione da parte di un maniaco, decide insieme a sua madre (Andrea), di trasferirsi in una nuova città in periferia per far sì che si riprenda dall'esperienza di quella traumatica invasione domestica. La ragazza ha un hobby, scattare fotografie, ma la sua passione le si ritorcerà contro quando, intenta a scattare fotografie dalla finestra della nuova abitazione, scorge una sinistra ombra nella casa dei vicini che la getta nel panico. Ancora sconvolta e convinta che i suoi peggiori incubi stiano per ritornare, inizia a interrogare i vicini di casa per togliersi i cattivi pensieri dalla testa, una volta per tutte, su quella presenza, ma ben presto scoprirà che si tratta di qualcuno che non ha alcuna intenzione di smettere di perseguitarla. Inizia così un incubo di terrore. Il film ovviamente è di basso livello in quanto essendo un film per la televisione ha standard molto bassi. Come sempre il soggetto è molto interessante e coinvolgente ma la trama e lo sviluppo peccano di recitazione e regia. E' un thriller comunque teso e abbastanza veloce, il finale è scontato ma la storia funziona a dovere, nonostante qualche punto cieco e buchi nella sceneggiatura. Una storia non tanto originale ma di effetto, certo la ragazza (a volte fastidiosa, scemotta e irritante, anche se carina) non sa recitare. Se vi piace il genere è da vedere, ma una volta può anche bastare.

Un respiro di sollievo (A Day Late and a Dollar Short) è un inedito e drammatico film americano per la televisione col premio Oscar Whoopi Goldberg (grande interpretazione la sua), al fianco di Ving Rhames. Un cast di colore in una storia grigia, una struggente vicenda familiare. Quando apprende che un nuovo attacco di asma potrebbe esserle fatale, l'irascibile matriarca Viola Price, e' convinta di essere ormai vicina alla morte, ma prima di lasciare questo mondo, prima di finire eventualmente sottoterra, ha ancora un'ultima cosa da fare, un ultimo desiderio da realizzare, riunire di nuovo la propria famiglia, da tempo a pezzi, il marito da cui e' separata e i loro quattro figli. Il tempo non e' molto, e per portare a termine il suo desiderio e riunire i quattro figli, dovrà però fare i conti con antiche rivalità' e problemi di ogni di tipo, rivalità tra fratelli, gravidanze adolescenziali, tossicodipendenze e svariati altri guai. Quella di Viola, che ha di fronte a sé un compito non facile, sarà un'ingerenza che la famiglia non ricordava da decenni, ma Viola e' decisa ad andare fino in fondo. La storia è interessante ma pecca un po nell'originalità e nel troppo perbenismo. A parte il finale, emozionante e dai buoni sentimenti, le storie sembrano e sono fin troppo vere purtroppo (abusi, tradimenti, droga, carcere) ma messe quasi, solo per fare 'numero' e movimentare il film. Che sì è vivace, intrattiene, ci si diverte, in qualche frangente, fa riflettere ma che rimane forse inconcludente. Da vedere almeno una volta, anche solo per vedere la grandissima Whoopi Goldberg all'opera.

Vi presento Valentine (Meet my Valentine) è un film inedito, mandato in onda da Sky per il giorno di San Valentino. Una struggente e commovente storia romantica che celebra la magia dell'amore. Tom Bishop (Scott Wolf, Donnie Ryan nel telefilm "Perception") dopo aver scoperto che gli restano solo otto mesi di vita, decide di dedicarsi completamente alle due donne della sua vita: sua figlia Phoebe di otto anni e di sua moglie Valentine (Courtney Ford, "Revenge" e "True Blood"). Tom vorrebbe trovare infatti, un sostituto che si occupi della moglie e della figlia, qualcuno che possa prendersi cura di loro, quando lui non ci sarà più. Il percorso di ricerca del candidato perfetto porta ben presto Tom a scoprire di conoscere la compagna meno di quanto credesse. Ma passando più tempo con lei, scoprirà di più della sua compagna, e rivivrà sentimenti ed emozioni che aveva dimenticato, che lo porterà ad innamorarsi perdutamente di lei come se fosse la prima volta. Il film nel complesso non delude le aspettative, una romantica e toccante storia di vita, malattia, ma sopratutto tanto amore, con un pizzico di humour. La storia è abbastanza originale, il finale è straziante ma bello, si può piangere, quindi ai sensibili delle emozioni state attenti a non allagare casa. Una storia bella ed emozionante, un film che coinvolge ma che ci lascia tristi ma felici allo stesso tempo. Per gli amanti di queste storie, è da non perdere.

La bella Cristiana Capotondi è la protagonista di una commedia che racconta una delicata eta' di passaggio, il delicato passaggio dalle scuole elementari alle medie, tra amicizie, delusioni, tradimenti e primi approcci sentimentali, Amori elementari. In un piccolo paese delle Dolomiti un gruppo di bambini, stanno vivendo il loro "tempo delle mele" tra amori, promesse, incantesimi, fughe, tradimenti, litigi e riconciliazioni, e sono uniti dalla passione per lo sport. Matilda e' innamorata di Tobia sin dalla terza elementare, Katerina e Aleksey, entrambi di origini russe, sono inseparabili. Anche Ajit e' innamorato, di Matilda, ma lo ha confessato soltanto al suo amico immaginario. L'arrivo di una nuova bambina, la carismatica Agata, e un viaggio in Russia scatenerà nuove infatuazioni, tradimenti e litigi. Questa storia pone in primo piano i sentimenti di alcuni ragazzini che sono ancora dei bambini e che con tutta l'innocenza e l'entusiasmo, nonché la spontaneità propria dell'età, si "avventurano" verso delle relazioni, o più semplicemente delle simpatie, che determineranno nella loro ancor breve esistenza delusione o felicità. Il tema in sé della pellicola è senza alcun dubbio all'insegna della tenerezza e della spensieratezza ma il regista per quanto abbia cercato di fare del suo meglio, rivela parecchi limiti: la sua storia, del tutto plausibile, diventa poi, assurda e quanto mai inverosimile e dunque poco credibile e di difficile accettazione. Una "favoletta", come se fosse quasi una vicenda da cartone animato, in cui predomina fortemente la fantasia allo stato più puro ma che riesce difficile da inserire sul piano della realtà. Se il regista avesse mantenuto un benché minimo cenno di razionalità, forse il suo intento di raccontare gli adolescenti e la loro spensierata età sarebbe andato a buon fine. Così facendo egli ha notevolmente distrutto la riuscita della sua pellicola relegandola ad un'opera inconsistente nel contenuto e nel suo valore in generale. Tutti i bambini in generale, risultano credibili anche perché in pratica interpretano il proprio ruolo naturale e quotidiano, sebbene non spicchino in bravura ma ricadano molto spesso nello scimmiottamento dei propri gesti. In conclusione, film assurdo, scarso e prevedibile.

Le avventure di Mickey Matson: Il codice dei pirati è un avventuroso film del filone teen-adventure che tanto va in voga in America. Mickey Matson e la fidata amica Sully, entrati a far parte di una fantomatica lega della giustizia, devono sventare i piani del diabolico ammiraglio Ironsides. Al comando di una grande nave mercantile, con la sua fidata ciurma di pirati pronti a tutto, il malvagio Ironsides è pronto ad azionare la sua nuova arma, in grado di distruggere tutti i dispositivi elettronici della Terra. Ma non ha fatto i conti con Mickey e Sully. Nel cast di questa avventurosa missione per evitare la fine del mondo, fanno parte Christopher Lloyd ("Ritorno al futuro"), l'astro nascente Derek Brandon ed anche Tia Carrere (Relic Hunter). Il film è il seguito di "The Adventures of Mickey Matson and the Copperhead Treasure". Si può già intuire che questo è uno dei quei film della televisione per ragazzi (americani stupidi), senza un senso logico, senza nessuna cura ai dettagli, senza un vero coinvolgimento emotivo, praticamente inutile. L'unico motivo di interessare è re-incontrare il nostro amatissimo amico Doc. La storia è veramente assurda, come la sceneggiatura (terrificante), ogni tanto qualche buona battuta o sketch ma anche dei discreti effetti speciali, ma niente di che. Un film che sconsiglio, ma se lo vedete, dimenticatene presto di averlo ahimè visto.

Nel nuovo e simpaticissimo film d'animazione francese Asterix e il regno degli dei, i due irriducibili galli Asterix e Obelix devono affrontare nuovamente la minaccia dei romani, intenzionati a distruggere il loro villaggio per costruirci sopra "Il Regno degli Dei" una sorta di hotel a cinque stelle. Giulio Cesare infatti, stanco di essere sconfitto e sbeffeggiato, decide di adottare un'idea a dir poco rivoluzionaria: costruire una città romana a ridosso del villaggio resistente per costringere gli stessi Galli a "romanizzarsi", facendo assorbire loro usi e costumi, convinto che la pacifica vicinanza dei romani e i loro sesterzi possano incrinare il semplice tessuto sociale gallico. Ma la missione si rivelerà più complicata del previsto...e non poteva essere altrimenti. Questo cartoon arriva otto anni dopo l'ultimo (non entusiasmante) capitolo, ma sono passati però oltre 50 anni dal primo "Asterix il gallico". Con il rischio di risultare anacronistico e non al passo coi tempi, i francesi si cimentano nuovamente con i galli, ma riescono nel loro intento, ossia a rendere il fumetto di Goscinny ancora più divertente, con l'humor dato dall'imbecillità di galli e romani sempre più spassoso. Il risultato? Scazzottate a volontà, inseguimenti e l'ormai celebre "Tiro ai romani". Nonostante la grande novità della CGI, che avvia un restyling deciso, il film piace e risulta efficace, convincendo anche i fan più integralisti della storia, poiché la riuscita del lungometraggio si deve soprattutto al rispetto dello spirito del fumetto, a quella combinazione di comicità e intelligenza che prende di mira le mode e le idisioncrasie della società francese contemporanea e che il film amplifica con una serie di esilaranti ribaltamenti. Ottima l'animazione, così come ottimo è il linguaggio e le trovate, a partire dalle rivendicazioni sindacali dei legionari e pure degli schiavi, passando per temi ambientali e consumismo. Cartoon piuttosto riuscito e non era facile, le gag funzionano quasi tutte e anche il caos generale non dispiace. Inimitabili questi romani alla romana, una delle trovate più geniali in assoluto. Assolutamente da non perdere.

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4 commenti:

  1. Sky questo mese ci ha regalato molto...

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  2. Sai Pietro che Turner mi è piaciuto molto, pur essendo lento..ma forse mi piacciono proprio i film lenti..chissà!!!
    Mune , adorabile pur vedendolo a sprazzi per non commuovermi come con i soliti cartoni che vedo distraendomi e che mi piacciono un sacco..Gli altri , grazie infinite , non li conoscevo.
    Abbraccione serale e finalmente non piovoso!

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    1. Purtroppo per me Turner era veramente troppo lento...Mune meraviglioso, diverso ma eccezionale, tanti altri interessanti infatti...di niente, grazie a te ;)

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