martedì 9 febbraio 2016

Spongebob (2015) & L'ape Maia (2014)

SpongeBob: Fuori dall'acqua (The SpongeBob Movie Sponge Out of Water) è un film d'animazione statunitense del 2015, è il secondo film d'animazione basato sull'omonima serie televisiva, che con il più alto successo di ascolti nella storia del network (Nickelodeon) è ancora un fenomeno internazionale che continua da oltre un decennio. SpongeBob infatti, torna sul grande schermo dopo dieci anni dalla sua prima apparizione non molto fortunata, almeno in Italia e io addirittura non ricordo di averlo visto, ma poco importa. Il film è stato realizzato a tecnica mista: tradizionale, grafica computerizzata e con sequenze dal vivo. Nel film, SpongeBob, la spugna di mare più amata al mondo, sale in superficie per intraprendere l'avventura più "supereroica" di sempre. La storia è semplice ma efficace, la vita a Bikini Bottom non potrebbe essere migliore per l'eterno ottimista SpongeBob ed i suoi amici: la fedele stella marina Patrick, il sardonico Squiddi, la scoiattola scienziata Sandy ed il crostaceo capitalista, Mr. Krabs, ma quando la fantastica formula segreta dei Krabby Patty di SpongeBob (speciali e miracolosi hamburger) è scomparsa dalla cassaforte dov'era custodita gelosamente, gli eterni nemici, SpongeBob e Plankton, separati dallo spelling della parola “team” (anche se la gag funziona meglio in inglese) con una concezione del mondo radicalmente opposta, dovranno unire le proprie forze ed affrontare un viaggio attraverso lo spazio ed il tempo per poter sfruttare i loro superpoteri ed affrontare il diabolico pirata Barba Burger (Antonio Banderas, una sbiadita e grottesca copia dal grande Jack Sparrow), che ha i propri piani per le squisite prelibatezze, perché senza quella formula l’ordine sociale della comunità sottomarina di Bikini Bottom sarà totalmente sovvertito.

Nel loro viaggio, si va dall'immenso dolciume dell’interno del cervello di Spongebob ad una peterjacksoniana isola di pellicani selvaggi, avanti e indietro nel tempo, passando per un triangolo incastonato nel cosmo dove un delfino annoiato scoprirà grazie a loro di preferire la carriera di fata madrina a quella di guardiano dell’ordine universale, è Bubble, uno degli incontri più piacevoli del film. Ma per riportare l’ordine a Bikini Bottom, occorrerà uscire dall'acqua, e sconfinare nel mondo più incredibile di tutti, quello umano. Meglio dotarsi di superpoteri, secondo la moda cinematografica in voga sulla terra ferma (il migliore è ancora Spongebob "barra" Invincibolle) e occupare una pista ciclabile in formazione da Power Rangers. Riuscirà nella sua folle impresa fermando così il burbero pirata? Ovvio che sì. Il film, anche se divertente, dinamico, veloce, spiritoso, colorato, luminoso, esilarante, un film di animazione psichedelico che piace a tutti, piccoli e grandi, è rispetto ai tanti film per bambini, più infantile, non coinvolge e diverte tanto, un po' noioso senza una trama avvincente, senza un obiettivo e un minimo di senso. Ma riuscendo ad accoppiare efficacemente, con tecnica mista, animazione e recitazione con veri e bravi attori, il film certamente non delude le aspettative dei fan. Piccole curiosità: La parte iniziale del film, in cui Spongebob e Patrick difendono il Krusty Krub dall'attacco aereo di Plankton è un chiaro riferimento ad una classica battaglia della guerra del Pacifico, nella Seconda Guerra Mondiale. Inoltre, la BikiniBottom post apocalittica è un chiaro riferimento a Mad Max. Un film esplosivo e stupefacente, da vedere, ma attenzione a non diventare dipendenti da un cartone definito da tutti e da sempre, e forse hanno ragione, stupido tanto da far abbassare il quoziente intellettivo, tranquilli però ogni tanto serve.

In oltre cento anni è diventata una celebrità, prima grazie alla serie di libri per bambini, poi alla celebre serie tv. Ora l'ape più maldestra e anticonformista di tutte, leggendaria icona tv degli anni settanta e ottanta, è la star nel film (del 2014) L'Ape Maia: il film. A volte infatti ritornano, se poi sono nate, cresciute o hanno conosciuto il definitivo successo negli anni '80 tornano di sicuro, l'effetto nostalgia è in campo. L'ape per antonomasia torna per grandi e piccini animata e in computergrafica, con produzione tedesca e appeal internazionale (il marchio ha 260 licenziatari nel mondo). Ma rispetto alla serie tv l'Ape Maia ha certamente più ritmo e un look rinfrescato. Ci sono le api operaie, che svolazzano indaffarate tutto il giorno, c'è l'ape regina, che comanda l'esercito e prospera grazie alla pappa reale, e poi c'è l'Ape Maia, che non ha bisogno di presentazioni a meno di non venire da un altro pianeta. Troppo curiosa e anticonformista per vivere chiusa nell'alveare, Maia vola quotidianamente alla scoperta delle infinite sorprese del prato, al seguito di Flip, affascinante cavalletta vagabonda, e sempre in compagnia di Willy, l'amico più fifone nonché il più caro. I suoi buffi sforzi per essere come gli altri e diventare una brava ape (la piccola e anticonformista Maia nasce in un alveare dove non è facile essere diversi), la mettono in conflitto con la malvagia consigliera dell'Ape Regina che nel frattempo sta organizzando un grosso furto di pappa reale. Quando Maia scoprirà il suo piano minaccioso, chiamerà a raccolta tutti gli insetti, comprese le temute vespe, che si riveleranno ottimi alleati. L'Ape Maia è entrata ronzando nelle case di tutto il mondo attraverso il tubo catodico grazie alla serie di cartoni animati giapponesi che ha debuttato alla metà degli anni Settanta e da allora, anche in Italia, non è mai più uscita dallo schermo. Il film narrativamente prende a pretesto la lotta secolare tra api e calabroni per ribadire l'innata apertura della piccola Maia verso gli altri insetti e la sua ben riposta fiducia nel prossimo. Complica opportunamente le cose una piccola linea gialla, nella quale Maia sventa un complotto ai danni della regina, dimostrando di possedere le qualità ideali per assurgere forse un giorno al ruolo di leader o in ogni caso una regalità d'animo che ne fa immediatamente l'eroina del film e del pubblico. La nuova Ape Maia non perde la vivacità che è il suo marchio di fabbrica (anche se oggi,  forse, bisognerebbe chiamarla ipercinetismo) né l'altruismo, che è il motore principale delle sue avventure morali. Ha occhi più grandi, fisico più snello, acconciatura più sbarazzina, ma conserva la voce infantile senza essere bisbetica. Cambiano, inoltre, il ritmo delle scorribande e i temi sfiorati. Alla scoperta della natura e dell'"umanità" che la abita, si sostituisce qui il discorso più contemporaneo e narcisista sull'identità ("Che ruolo ho io?"). Non manca, infine, un'impollinata d'ironia, alla politica guerrafondaia dell'ambiziosa Ronzelia, nascosta dietro l'alibi della sicurezza nazionale dell'alveare da garantire ad ogni costo, Maia risponde con la disobbedienza non violenta: il più sincero, in fondo, dei ritorni alle origini. Divertente e colorato, consigliato soprattutto ai più piccoli.

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