venerdì 1 aprile 2016

Le leggi del desiderio (2015) & Fino a qui tutto bene (2014)

Le leggi del desiderio è un film del 2015 diretto da Silvio Muccino. I desideri dell'uomo muovono il mondo, e ogni giorno, per riuscire a ottenere l'oggetto del nostro desiderio, modifichiamo noi stessi e la nostra realtà, o perlomeno, cerchiamo di farlo, ma attenzione a quello che desiderate. Secondo Giovanni Canton, il carismatico e funambolico, popolare e di successo trainer motivazionale protagonista di questa storia, ci sono delle tecniche precise che possono aiutarci a raggiungere quello che desideriamo, sia esso il piacere, il lusso, il potere, il successo o l'amore. Ai suoi incontri, un misto tra spettacolo teatrale e one-man-show, partecipa un gran numero di persone insoddisfatte della propria vita. Considerato dai suoi tanti fan una sorta di profeta, e da molti altri un cialtrone che si approfitta delle debolezze altrui, Canton decide di dimostrare la veridicità delle sue teorie organizzando un concorso mediatico-televisivo per la selezione di tre fortunate persone che verranno da lui portate in sei mesi al raggiungimento dei loro più sfrenati desideri, affinché possano, con i giusti suggerimenti e trucchetti, realizzare qualsiasi loro aspirazione. I tre selezionati sono un sessantenne disoccupato in cerca di impiego, una cinquantenne segretaria in Vaticano con la passione per la scrittura di romanzi soft porn, e una trentenne editor e amante del suo capo, che guarda caso è anche lo sponsor del concorso. L'intenso rapporto che si stabilirà fra il life coach e il terzetto prescelto produrrà però effetti inaspettati nella vita di tutti loro, soprattutto in quella di Canton, poiché con Matilde, una dei suoi tre allievi, l'incontro prenderà una via inaspettata che cambierà la vita di entrambi. Il tema del film è molto interessante ed attuale e si presta a sviluppi ben più ampi. Ma, purtroppo, diversamente da certi buoni film americani, (che porta avanti un certo messaggio dall'inizio alla fine, senza cadere in facili compiacimenti del pubblico), Le leggi del Desiderio da metà film in poi (ad essere generosi) decade verso un finale a tarallucci e vino. Un film dai due volti, un primo tempo in versione commedia, divertente e spensierata, ed una secondo parte più drammatica ed introspettiva. Non avendo una trama eccelsa o particolarmente originale, tutto si basa sulla bravura degli attori e questi non falliscono, ne i protagonisti ne i caratteristi, ma il film manca di quel sottotesto e quel non detto che sono la forza del cinema europeo. Anche i dialoghi, spesso accattivanti, si concludono troppo spesso con una frase fatta o una chiosa edificante. L'anello debole della catena resta la sceneggiatura, che scivola nella mediocrità proprio nei momenti in cui dovrebbe spiccare il volo e che presenta svariate incoerenze narrative e che cerca di "chiudere" ogni arco narrativo in modo retorico e sdolcinato. Così la caratterizzazione dei tre concorrenti, il cui identikit è di per se interessante e consente riflessioni sulle maschere della contemporaneità, sconfina nella prevedibilità e nello stereotipo, nonostante l'abilità recitativa di Maurizio Mattioli, Carla Signoris e della deliziosa Nicole Grimaudo.
Questa pellicola, l'ultima opera del regista-attore Silvio Muccino (bravo ma irritante spesso e volentieri), si presenta quindi come una commedia sicuramente poco probabile dal punto di vista di una trama realistica, ma molto garbata ed abbastanza piacevole a vedersi. Certo che per apprezzare un film del genere ci vuole la classica sensibilità femminile per le tematiche toccate. Una donna matura che vuole uscire dal suo ruolo castigato di madre di famiglia per dar spazio alla sua creatività sensuale, una ragazza trentenne che un po' impacciata cerca a ragione il suo spazio e futuro sentimentale e l'uomo sessantenne che nonostante tutto non si da per vinto e non vuol cadere in depressione. E la ciliegina sulla torta le ormai conosciute, ma non per tutti ovviamente,  tematiche di moda, della legge di attrazione o come le chiama Muccino le leggi del desiderio. Montaggio incalzante, che sfrutta una macchina da presa sempre mobile (tra piani sequenza e semplici panoramiche) per traghettare in porto le singole storie ora in parallelo, ora intersecandole. Su una tempesta verbale e gestuale si innestano gag spassosi, personaggi compiuti o lacunosi, sviluppi sentimentali mortiferi e un familismo che, oggi, pare quasi anticonformista. Le leggi del desiderio è un fresco, imperfetto, entusiasta atto di coraggio. Anche se l'idea che possa esistere addirittura una "scienza del miglioramento" che permette di cambiarle (tema toccato nella narrazione) potrebbe risultare troppo irritante. La gente normale, è infatti normalmente irritato da chi fa loro notare quanto siano mediocri e lamentose le loro vite. Con la piega che si è voluta dare alla sceneggiatura di questo film, il messaggio edulcorato che passa, perciò, è che le speranze,  ma ancor più le azioni, volti al proprio miglioramento sono destinate a fallire, che ogni tentativo in tal senso è una baggianata, una fregatura, e alla fine, tutto sommato, dopo ogni vano sforzo si torna a fare quel che si è sempre fatto e che non può essere cambiato. Pertanto, pur non essendo un capolavoro, questa commedia risulta godibile e adatta ad uno svago mentale per 90 minuti. Piacevole vedere in video molti attori di qualità provenienti dal settore doppiaggio e come guest star, un'insegnante dell'Accademia Nazionale di Arte Drammatica, Luca Ward. Alla fine il messaggio è che più la vita scorre e più ci si rende conto che davvero tutto è relativo. Voto: 6-
Fino a qui tutto bene è un film del 2014 diretto da Roan Johnson, che ha curato per Sky la regia de I delitti del BarLume. Film in cui si racconta di un gruppo di neo laureati i quali devono abbandonare la casa (a Pisa) dove per anni hanno condiviso giornate (durante gli studi), mangiando assieme, scontrandosi, innamorandosi e passando intere nottate sui libri, tra feste, gioie e dolori, al fine di affrontare la propria nuova vita da adulti. Ma quel momento così divertente, acerbo e allo stesso tempo protetto, sta per giungere al termine e i protagonisti dovranno assumersi le loro responsabilità. Prenderanno strade, direzioni diverse, andando incontro a scelte che cambiano tutto, incontro a scelte che cambieranno quell'idilliaco equilibrio. Alcuni rimarranno nella propria città, altri sceglieranno di partire per lavorare all'estero. Protagonisti Paolo Cioni (Cioni, l'elemento più stralunato e naif del gruppo, che si avvia a rientrare a casa dai genitori), Silvia D’Amico (Ilaria, una sessualità disinibita che le porta una gravidanza non voluta e un probabile ritorno nella provincia laziale), Alessio Vassallo (Vincenzo, laureato in vulcanologia, destinato a raccogliere l'offerta di una cattedra da professore associato in Islanda), la sua fidanzata Francesca (Melissa Anna Bartolini) che non condividerà con lui la scelta, ma continuerà a sperare in una carriera teatrale nel gruppo "I poveri illusi", insieme ad Andrea (Guglielmo Favilla), frustrato dalla mancanza di occasioni e dalla separazione da Marta (Isabella Ragonese), che invece "ce l'ha fatta". Su tutto aleggia la presenza discreta di Michele, loro amico ed ex inquilino morto in un incidente che cela un suicidio per loro ancora indecifrabile quanto il futuro che li attende. Il film racconta proprio questo, gli ultimi tre giorni di cinque amici che hanno condiviso il momento probabilmente più bello e intenso della loro vita, che difficilmente dimenticheranno. Per finanziare il film è stata utilizzata una formula particolare: la realizzazione in partecipazione. Ossia nessuno degli attori e dei tecnici è stato pagato per il lavoro svolto, ma ad ognuna è stata assegnata una percentuale sugli incassi in sala. Importante sapere che l'idea è nata da un documentario sull'ateneo (commissionato al regista dall'Università di Pisa) e quindi c'è una forte adesione al reale quanto agli aspetti pratici della convivenza studentesca, la "pasta al nulla", le muffe nel frigo, gli alcolici al risparmio, la piscina per bambini sul tetto della città a dare l'illusione di festa infinita, i calcoli di divisione delle bollette telefoniche. Tutto vero e ben reso, nonostante situazioni al limite (amplesso tentato con anguria..). E' la vita universitaria, ovvero la vita al netto dell'università, quella che senza filtri, ma con iperboli e allegorie, troviamo sullo schermo. Dunque, amori, dubbi, incastri, imprevisti, scazzi, suicidi, gravidanze e… l'amicizia che non se ne va. E ha un messaggio senza patemi, senza moralismi, perché l'importante, per dribblare la crisi, fregarsene dei menagramo, costruirsi il futuro nonostante tutto, è dirselo ogni giorno: Fino a qui tutto bene.
Buona la regia, bella la fotografia ed il montaggio e ciò fa capire le qualità del regista, (che descrive in maniera molto sensibile e precisa lo stato d'animo di questo gruppo di ex studenti). Bravi anche gli attori, davvero affiatati ed in sintonia e ben caratterizzati i personaggi. La sceneggiatura si regge su molte situazioni paradossali ed alcune gag simpatiche e irriverenti ma forse la storia andava sviluppata maggiormente come gli intrecci tra i vari personaggi, ma in 80 minuti è difficile sviluppare a pieno tutto. In fin dei conti è un film leggero, che ci fa riflettere sugli anni spensierati dell'università ma che pone come problematica anche i dubbi e le preoccupazioni di giovani verso il loro futuro, tutto questo immerso nello spirito di una Pisa bella e un po' malinconica, in cui il personaggio del Cioni esprime tutto lo spirito pisano e l'atteggiamento burbero, polemico e sarcastico dei cittadini pisani. L'atmosfera che pervade tutto il film, sebbene framezzata da svariate battute ironiche ed alcune scene di episodi esilaranti, è del tutto melanconica e nostalgica, dove viene direttamente intuito che il futuro di questi giovani, comune peraltro a quello di tutti i ragazzi di quest'epoca contemporanea, non è per nulla rosea, bensì assai incerta e non sempre positiva. Tra risate e qualche situazione di scontro i giovani protagonisti manifestano in maniera evidente l'affetto sincero che li lega l'uno all'altro, sebbene consapevoli che, per quanto questo sentimento perdurerà nel tempo, nella realtà non sarà più possibile viverlo in prima persona come invece sinora è stato. E proprio questo senso dolente di un passato che mai ritornerà rende l'opera di Johnson delicata e vera facendole acquisire un certo valore. Gli attori, tutti più o meno quasi esordienti e dunque ancora poco conosciuti (fatta eccezione per Isabella Ragonese la cui parte però è alquanto limitata), impersonano perfettamente i propri ruoli, ognuno dotato di sue caratteristiche e propria personalità creando coralmente un mix che però ben si amalgama ed anche commuove. Perché, in fondo, per tutti gli individui c'è stata un' epoca della giovinezza che, volenti o nolenti, si è dovuta superare ed abbandonare definitivamente. Nella scena finale il gruppo rimane in balia del mare, dentro una barca con il motore spento perché la benzina è finita. Perfetta metafora che riassumo la vicenda narrata. La storia non riesce a dare un futuro concreto ai cinque amici i quali alla fine della loro esperienza universitaria rimangono appesi all'incertezza, prede delle loro insicurezze. Oltre alle goliardie, ai divertimenti e alle scemate di fine convivenza manca nelle loro scelte la determinazione a diventare adulti. Solo il Cioni, che sembra il più dissennato del gruppo, sarebbe disposto a prendersi Ilaria insieme al bimbo che porta in grembo: un atto di generosità, di coraggio ma soprattutto d'amore. Un film da vedere. Voto: 6

2 commenti:

  1. il primo l'ho visto al cinema e non mi è per niente spiaciuto...
    il secondo non è proprio il mio genere

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    1. No infatti, a parte Muccino come attore..comunque è vero ed è pure interessante e utile l'argomento....il secondo è per chi ha fatto l'università, solo loro potrebbero capire ;)

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