venerdì 31 luglio 2020

I film del periodo (16-31 Luglio 2020)

Tornano, dopo quasi due mesi dall'ultima volta, nel listone dei film visti ultimamente, le prime visioni, più o meno in chiaro delle scorse settimane (e anche di più). Infatti ecco film (alcuni ancora disponibili) scaricati/visti da RaiPlay, di questi alcuni andati in onda in chiaro (Rai 3) ed alcuni dalle sezioni (Fuori orario Cose (mai) viste ma anche da altre) della suddetta piattaforma multimediale, ed ecco film da altri canali quali Spike, e pure un po' di film dalla rassegna cinematografica (che non è ancora terminata, in tal senso certi ci saranno nel prossimo passaggio del listone cinematografico "televisivo") "laeffeFilmFestival", un ciclo dedicato ai più bei Film da Leggere, dieci visioni d'autore tratte da altrettanti grandi romanzi del passato e da alcuni dei più fortunati successi letterari degli ultimi anni, tante prime visioni e film inediti, per riscoprire tutto il piacere di una buona storia, dalle pagine di un libro alla tv (ovviamente tutto su LaF, solo su Sky, canale 135, e il mercoledì sera), infine un film che dovevo recuperare e che ho dovuto vederlo in streaming. E insomma un bel raggruppamento, che non sarà certamente l'ultimo.

SEMAFORO VERDE PER...
Confessions (Dramma/Thriller 2010) - Scritto e diretto da un regista (Tetsuya Nakashima) famoso per i suoi film pop e coloratissimi (questo è tuttavia il suo primo che vedo), Confessions è un film agghiacciante e allucinante, un film che procede a colpi di ralenti (fin troppo ostentati, talvolta), inquadrature geometriche e vertiginose e colori desaturati. E' un film cupo e violento (sicuramente memore della lezione del coreano Chan-wook Park e della sua trilogia della vendetta), un thriller angoscioso e inquietante, che non manca mai di far riflettere lo spettatore. Molteplici sono, infatti, i temi affrontati: dall'incapacità di comunicazione tra due generazioni (sia tra studenti e professori che tra genitori e figli), all'analisi lucida e spietata del mondo degli adolescenti, guastato da smanie di protagonismo e da fenomeni di bullismo (che, comunque, sono frutto dell'inattenzione degli educatori), alla questione della difficoltà dei legami familiari o, meglio in questo caso, della loro assenza, alle problematiche legate alla scuola, una istituzione in sfacelo, che incita alla competizione e al carrierismo più spietati, di fatto restituendo un'immagine desolante della società nipponica odierna (tema, questo, affrontato da molto cinema giapponese contemporaneo), ma forse anche di quella occidentale. Confessions (tratto da un romanzo) è tutto questo e molto altro ancora: un thriller ricco di colpi di scena (fin dallo scioccante prologo), visivamente eccezionale (anche se spesso estetizzante), un film dallo sviluppo narrativo interessante e incalzante, anche se piuttosto lontano dalla consuetudini della cinematografia occidentale. Buona la colonna sonora (che passa con disinvoltura da Bach ai Radiohead) e le interpretazioni degli attori (tra questi Yoshino Kimura di Sukiyaki Western Django, Takako Matsu, interprete vocale di Let It Go di Frozen, per questo si è pure esibita alla cerimonia degli Oscar 2020, e Mana Ashida, "Mako Mori" da bambina in Pacific Rim). Terribile e spiazzante, ma visivamente notevole, il finale. Voto: 7

lunedì 27 luglio 2020

Music & Games (Luglio 2020)

Per quanto riguarda i videogame c'è da dire che tra fine giugno ed inizio luglio ci sono stati i saldi estivi su Steam (anche su altre piattaforme ci sono stati gli sconti, ma niente di particolarmente interessante), ed ho comprato un po' di giochi, giochi che tuttavia giocherò presumibilmente da novembre e recensirò dall'anno prossimo, infatti come anche anticipato in altre occasioni ho ancora materiale da smaltire, mentre per quanto riguarda la musica c'è solamente da dire che il periodo delle canzoni "da spiaggia" è entrato nel vivo, e quindi ecco le mie canzoni preferite e i videogiochi di Luglio.

LE MIE CANZONI PREFERITE DEL MESE
Non è questo uno speciale sui Tormentoni di quest'anno (lo è in parte), ma è giusto in questo momento (nel pieno dell'estate) stilare una piccola classifica dei suddetti, vedremo poi a settembre chi si aggiudicherà "l'ambito" premio del tormentone dell'estate 2020 (io un'idea già ho) e se la classifica subirà cambiamenti. E quindi eccola qui questa "benedetta" e personalissima classifica, che vede tra le sue file alcune novità ed incredibili conferme. Playlist Youtube qui.

Non è propriamente un tormentone, almeno non estivo, e in tal senso scusatemi di questo off-topic,
ma anche se non freschissima (fine 2019) non potevo non inserire questa canzone, canzone bella vera

mercoledì 22 luglio 2020

E sono arrivato a 5!

Stento quasi a crederci che son passati 5 anni, anche perché ricordo come se fosse ieri quel giorno che decisi di aprire questo blog, eppure tutto questo tempo è passato da quando avvenne il mio sbarco nella blogosfera. E in questi anni ne è passata di acqua sotto i ponti (nel mezzo, di più ultimamente, rallentamenti e ridimensionamenti), ma soprattutto, ogni anno è cresciuto (seppur a piccoli passi) sempre più questo mio blog, fino ad arrivare ad oggi. Oggi in cui quest'ultimo è arrivato a raggiungere quota quasi 400 mila visite e ad avere 100 follower, inoltre, pubblicato più di 1160 post (raggiunti i mille l'anno scorso, qui) ed aperto quattro blog archivi (sempre nel 2019), non dimenticando le due pagine social, su Twitter e Facebook, che vanno abbastanza bene (numeri il giusto per quanto piccola è la loro portata). Insomma se la cava e me la cavo, anche e nonostante questo annus horribilis 2020 (in cui sta succedendo di tutto, non bastasse che nelle ultime settimane sia scomparso un conoscente e abbia perso uno Zio), che attenzione non è ancora finito, tanto potrebbe infatti ancora accadere. Speriamo di no, o che al massimo che qualcosa succeda, che accadi qualcosa di bello. Ma al di là di ciò, oggi è comunque un buon giorno, e per adesso mi accontento. Un giorno in cui ringraziare (sempre e comunque) chi mi segue e festeggiare come possibile il compleanno del blog. E appunto il modo per fare questo passa da due mie richieste che faccio a voi. La prima è quella di votare tramite nominativo (troppo complicato inserire un widget apposito per un sondaggio) il miglior header banner (tutti fatti da me) tra quelli che si sono avvicendati periodicamente negli ultimi tre anni, il vincitore dei 9 avrà infatti l'occasione di tornare (giacché una volta messi e tolti non possono tornare più) a vestire il blog per il mese bonus di settembre. La seconda è quella di farmi (sempre se volete) una richiesta cinematografica, ovvero richiedermi un film, che se non ho già visto potrebbe essere da me visionato ed avere una recensione (e questo anche nel caso richiedeste un film che avrei voglia di rivedere). Entrambe le richieste saranno ovviamente in oggetto nei vostri commenti, che spero saranno copiosi. Quindi forza e Auguri a me.

venerdì 17 luglio 2020

I film del periodo (1-15 Luglio 2020)

Generalmente sfrutto questo piccolo spazio di introduzione per spiegare le mie visioni (presenti e futuri) e informarvi di alcune cose, ma in quest'occasione niente ho da dire o spiegare, al massimo potrei aggiornarvi (prima di lasciarvi alla consueta e periodica lista dei film visti) sulla mia attuale condizione fisica e psicologica, è così farò (anche per tranquillizzare molti di voi). Ebbene, lo stress è diminuito grazie al cambiamento attuale ed allentamento della morsa del virus (che fa comunque ancora paura), mentre gli acciacchi fisici continuano. In tal senso, finalmente la questione ustione di secondo grado al braccio è chiusa, così come la conseguente reazione allergica (non si è capito a cosa), il braccio è infatti ok. La questione nuova sedia a rotelle deve invece essere ancora sistemata (e si sta rivelando complicata), mentre il perenne guaio fisico c'è ancora, il caldo ha poi accentuato questo problema, però niente che non riesca a sopportare. Difatti, come sempre, stringo i denti e vado avanti. Detto ciò, bollettino concluso, buona lettura.

SEMAFORO VERDE PER...
Un affare di famiglia (Dramma 2018) - Hirokazu Kore'eda, regista giapponese che con questo film ha vinto la Palma d'Oro al Festival di Cannes 2018, prosegue (nuovamente e dopo Ritratto di famiglia con tempesta) la sua analisi della famiglia giapponese e delle sue contraddizioni. Qui lo fa portando sullo schermo una famiglia disfunzionale che vive di espedienti e cerca ogni volta che può il sussidio statale (e fa capolino un certo sostrato politico che sottolinea le difficoltà economiche giapponesi). La tranquillità di questo nucleo famigliare sembra venir scossa dall'arrivo di una piccola bambina, accolta dalla famiglia prima con contrasti (soprattutto dal più piccolo) e poi via via accettata come parte della stessa. Ma qua e là vengono lasciati dei segnali su di una realtà diversa che poi viene esplicata nella seconda parte del film, dove si ribalta gran parte della costruzione precedente e dove il regista sembra volerci far rompere l'empatia che aveva costruito fino a quel momento. Perché l'assunto fondamentale che sta alla base della pellicola è che se è vero che non possiamo sceglierci i genitori, è altrettanto vero che "non si è madre perché si partorisce", ma è nell'amore e nella comprensione quotidiani che si costruisce la famiglia. E cinicamente Kore'eda ricorda che il denaro, e quindi le condizioni materiali di vita, è elemento altrettanto fondamentale della stabilità famigliare. Per tutto questo, per una regia posata, per la solita grande capacità del cinema orientale di rendere un'emotività sentita e mai mielosa e fine a se stessa (anche grazie ad attori di talento e di grande espressività, di grandi interpreti quali Kirin Kiki e Lily Franky), Un affare di famiglia è un film estremamente riuscito, toccante, semplice e tremendamente attuale, perché racconta una realtà che accomuna il cosiddetto "occidente" e l'estremo oriente (in questo caso giapponese). E dove i figli subiscono sempre le decisioni dei genitori che non hanno scelto. Meno coinvolgente di Father and Son, ma nel complesso leggermente migliore. Voto: 7+

lunedì 13 luglio 2020

Le serie tv del mese (Luglio 2020)

Lo so, parecchio in anticipo questo post sulle serie del mese, l'avevo però detto che sarebbe potuto capitare, ed è capitato. Capitato perché resosi necessario, giacché fitto è il mio calendario, giacché a giorni è previsto quel post speciale sugli anni di blog, e quindi l'unico slot disponibile da "prenotare". Agosto invece sarà un mese intenso, e paradossalmente potrebbe capitare diversamente, e sicuramente sarà, anche perché raggrupperò nei mesi prossimi serie della stessa "piattaforma" per esempio (si comincerà presumibilmente da Netflix a settembre), e quindi forse programmato a fine mese. Intanto ecco quelle di questo caldo Luglio.

The Walking Dead (10a stagione/seconda parte) - Paradossale come cosa, ma anche TWD soccombe alla pandemia (quella vera), e in seguito alle disposizioni governative (mondiali), farà attendere fino a data da destinarsi (si dice comunque che entro fine anno ciò accadrà) il pubblico per scoprire che ne sarà dei protagonisti. Sì perché la serie si ferma ad una puntata dal traguardo della decima stagione, e "regala" agli spettatori un finale transitorio (con una puntata, la 15, che sfortunatamente questo è). Non il massimo insomma, anche perché tutto ciò arriva dopo una seconda parte di stagione non propriamente esaltante (ci si aggiunga poi il fatto che le ultime quattro puntate vengano, per il pubblico italiano, interamente sottotitolate), e dopo una stagione (nel suo complesso) che ha soltanto accennato un miglioramento senza mai concretizzarlo realmente. In primis, siamo sempre lì, si ripropongono difatti le medesime dinamiche narrative ed alla fine, nonostante un cambio di "padrone", tutto è come prima, battaglia doveva essere e sicuramente sarà quando si riprenderà (sperando che un vincitore ci sarà definitivamente tra Sussurratori e Tutti i nostri). In secundis, si continua a "chiacchierare" troppo e ad approfondire inutilmente i personaggi (non bastasse una certa prevedibilità di fondo). Dalla prima parte (qui) poco è quindi cambiato, ed a parte qualche grandioso colpo di scena (essenzialmente due, il migliore è nella mazza, ops mani, del Negan di Jeffrey Dean Morgan, l'altro riguarda Rick, uno grosso comunque potrebbe presumibilmente ancora arrivare) ed una new entry parecchio interessante (che da brio ma che tuttavia poco c'entra), niente succede, niente migliora. E quando qualcosa finalmente stava per succedere, il blocco che non ti aspetti, e si arriva così al momentaneo season finale della decima stagione di TWD, che come detto, lascia a desiderare, perciò non facile esprimere un giudizio, ma certamente impensabile optare per una sufficienza. Per questa volta schiaffetto e rimandato a Settembre. Si spera. Voto: 5,5

mercoledì 8 luglio 2020

Ghibli Collection - Parte 2 (I miei vicini Yamada, La collina dei papaveri, Si alza il vento, Pioggia di ricordi, Si sente il mare)

Ci son voluti due anni e due listoni (qui trovate la prima parte), ma alla fine il Progetto Ghibli/Miyazaki è stato portato a termine. L'avevo detto e così ho fatto, certo, il suddetto Progetto menzionava anche di recuperare anche altri film d'animazione, e penso che una buona parte dovrei vedere entro l'anno, ma il grosso dell'operazione è stato fatto. Infatti con questi cinque film (che comunque non ho visto grazie a Netflix) posso dire finalmente d'aver visto tutti i film di Hayao Miyazaki e della filmografia completa (sia i lavori prodotti che in collaborazione) dello Studio Ghibli. In tal senso, essendo gli ultimi, speravo di finire col botto, e invece nessuno è riuscito a colpirmi in maniera tale da raggiungere la Top 5 o la barriera dell'ottimo, ma comunque bello è stato questo viaggio (con film carini, diversi dal solito però sempre deliziosi), e poi impossibile è in ogni caso rimpiangere la visione di un film dello Studio, capace sempre di regalare emozioni. Avendo completato quindi, potrei anche stilare una classifica, in larga parte riscontrabile al post, ma per ora non ci penso, penso solo a farvi sapere cosa ne penso dei film in questione, invitandovi a leggere le mie recensioni, buona lettura.

I miei vicini Yamada (Commedia 1999) - Film minore dello Studio Ghibli, anche perché visivamente il lavoro meno interessante, seppur sopperisce alla grafica elementare con una serie di gag ben realizzata che si dimostra vincente, I miei vicini Yamada, arrivato in Italia solo pochi anni fa, era il 2016, e in via home video, parte un po' in sordina ma in corso d'opera le battute si fanno sempre più spiritose e divertenti. A cavallo tra la le tematiche dei Simpsons e la leggerezza degli immensi Peanuts, Isao Takahata adatta la striscia di Hisaichi Ishii sfornando probabilmente la sua opera più sperimentale, il primo film in CGI dello Studio Ghibli che preceduto da opere di ampio respiro quali La tomba delle lucciole e Pioggia di ricordi potrebbe apparire come un puro divertissment (e in effetti lo è) in attesa dell'epitaffio La storia della principessa splendente (grandissimo film), ma scavando a fondo ci si accorge come la mano autoriale del regista, il suo stile minimalista e le sue consuete tematiche riescono a conferire lirismo a quest'unione dei tanti "slice of life", alcuni divertentissimi, alcuni dannatamente commoventi, altri ancora un po' più fiacchi (da qui non il massimo) pur se dannatamente efficaci nel ritrarre un perfetto ritratto familiare giapponese medio-borghese degli anni '90. I dialoghi dei due matrimoni sublimati dalle sequenze oniriche più estreme presenti ai due poli estremi del film costituiscono una sorta di botta e risposta e offrono la giusta chiave di lettura per interpretare la polpa del film in un'ottica universale e disincantata, in piena linea con la poetica del regista. La vetta dei capolavori dello Studio non viene però raggiunta e nemmeno sfiorata, tuttavia I miei vicini Yamada, rendendo pieno onore alla fama del suddetto, con la sua poesia, la sua ironia e la sua profondità, spesso nascosta, come da tradizione Ghibli, nei dettagli, non dispiace affatto. Voto: 6,5

venerdì 3 luglio 2020

[Cinema] L'esordio di George Lucas... e di Clint, Steven & Denis

Generalmente si dice "prendere due piccioni con una fava", ebbene io ne ho presi quattro. Se era infatti naturale che alla visione già programmata l'anno scorso ed ufficializzata quest'anno per la Promessa cinematografica corrente del film d'esordio del regista George Lucas (il padre di Star Wars) ci aggiungessi anche l'esordio cinematografico di Steven Spielberg (in occasione della recensione di 1941 dello scorso aprile anticipai il fatto che pochi ricordi avevo del film in questione e che quindi rinfrescare la memoria dovevo), non era così scontato che ne aggiungessi altri due. E invece, complice la mandata in onda (in occasione del suo compleanno) del film d'esordio come regista di Clint Eastwood e la visione del mese scorso della seconda opera di Denis Villeneuve (qui), ciò è stato possibile. E così, insieme a tre film che hanno lanciato registi conosciuti ed affermati, un quarto del "nuovo che avanza", che (paradossalmente) già conosciuto ed affermato, in futuro potrebbe entrare (se non lo è già) nel gotha del cinema mondiale. Sarà, ma vediamo come tutto è cominciato e cominciò per questi registi.

L'uomo che fuggì dal futuro (Fantascienza 1971) - Esordio interessante, inedito e innovativo, per George Lucas, lontano dai canoni che lo renderanno famoso, ma tra le calde e confortevoli sicurezze di un produttore esecutivo come Francis Ford Coppola e di un soggetto che (per quanto accreditato come originale, per quanto ispirato ad un suo stesso cortometraggio di quattro anni prima) poggia salde basi nella letteratura classica. Le tematiche, come nella migliore tradizione fantascientifica, sono delle più disparate, e la pellicola (ambientata in un futuro distopico dove gli umani assiepati sotto terra sono controllati dalle macchine che hanno schiavizzato gli stessi privandoli di qualsiasi desiderio, emozione, passione, sentimento e personalità, l'unico obiettivo è l'efficienza lavorativa e la fedeltà al sistema) tratta temi moderni e complessi nonostante la breve durata e il basso budget a disposizione. Libero arbitrio, il rapporto uomo-macchina, la religione, la fedeltà al governo, l'amore e i sentimenti, l'identità personale sono alcuni argomenti presenti nel film (a dare il via alla storia sarà la ribellione di due cittadini che aprono gli occhi rinunciando alle pillole di "repressione" che erano costretti ad ingerire quotidianamente). La realizzazione tecnica è buona e la scenografia è perfetta per rappresentare il mondo asettico e spersonalizzante dove i protagonisti sono costretti a vivere, anche la fotografia fredda esalta al meglio questo concetto. Il cast regge bene e abbiamo anche grandi nomi come Donald Pleasence e Robert Duvall fra gli altri. Purtroppo il ritmo è molto lento (cosa in parte giustificabile) e l'opera nonostante (appunto) la breve durata in alcuni punti tende ad annoiare un po'. Inoltre ci sono alcune carenze nella sceneggiatura che possono rendere confusa la storia e complicata la visione allo spettatore. Mi aspettavo qualcosa di più, francamente, ma nel complesso la pellicola ha il suo valore e (fatto salvo il fattore noia) merita la visione. Non bastasse che L'uomo che fuggì dal futuro influenzerà la fantascienza successiva, rimane un film riuscito ed azzeccato per molte cose, per i protagonisti, per certe scene ancora attuali e bellissime (la corsa in macchina in primis) e soprattutto per la scena finale con Duvall sfocato e in primo piano il sole, una vera delizia per gli occhi. In conclusione consiglio questo film (poco conosciuto) a quanti amino la fantascienza anni '70 (e quella in generale) e a quanti siano interessati a scoprire di più (così come ho fatto io) del regista George Lucas precedente a Guerre Stellari. Voto: 6,5