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giovedì 4 aprile 2019

True Detective (3a stagione)

C'era grande attesa per la nuova stagione di True Detective, derivata in parte dalla fama della prima stagione e dalla delusione per la seconda, che chiamava a gran voce un riscatto da parte degli autori. Le premesse c'erano tutte, un ritorno alle origini delle serie e un cast ridotto ma d'alto livello. La scelta di far interpretare a Mahershala Ali il nuovo protagonista ha incuriosito gran parte dei fan della serie, che hanno atteso con trepidazione la sua prova. La loro attesa non è stata delusa, e l'attore è stato magistrale come sempre (un po' come tutti gli altri attori impegnati nella serie). Ciò che invece ha abbattuto le aspettative è stata la costruzione della storia e la sua messa in scena fino a che non ci si accorge di una narrazione stanca ed estenuante subito dopo i primi promettenti episodi. La terza stagione di True Detective infatti, pur restando ed essendo comunque un solido esempio di thriller e mistery drama, capace di inchiodare lo spettatore fino all'ultima puntata e pur confermando il talento del neo premio Oscar Mahershala Alì, che si conferma appunto uno dei più grandi interpreti del nostro tempo, non convince del tutto. E non c'entra solo il fatto che inesorabilmente paghi il confronto con la straordinaria prima, difatti per quanto essa poteva viaggiare ad alti livelli (e per un po' lo fa), era chiaro che non potesse mai raggiungere l'accattivante eleganza di quella impareggiabile stagione, ma perché non tutto è andato come doveva andare in questa terza stagione, andata in onda da gennaio a marzo su Sky Atlantic. E questo soprattutto perché, con il chiaro intento di restituire le emozioni e le atmosfere della prima, non bastasse che anche qui il caso che fa da perno per la vicenda si svolge in diversi archi temporali (di nuovo quindi in un'altalena temporale), la serie non riesca a replicare il medesimo successo, il medesimo effetto. Siamo infatti ben distanti dalla violenta eleganza della prima stagione con Matthew McConaughey e Woody Harrelson. La filosofia, l'introspezione, l'azione e soprattutto il pathos che caratterizzò l'esordio della serie vengono qui a mancare (o almeno in parte), manca quasi l'anima a questa terza stagione, stagione che ha un'obiettivo di altra natura, ovvero raccontare semplicemente un uomo, e questo indubbiamente ha pesato negativamente in confronto anche alla narrazione meno "potente" e più caotica.