giovedì 25 gennaio 2018

Le serie tv del mese (Dicembre/Gennaio 2018)

Ricordando a tratti la sfortunata Vynil (cancellata dopo una eccezionale prima stagione), The Deuce (che al contrario ha già avuto conferma di una seconda stagione), la serie televisiva statunitense creata da David Simon (famoso autore televisivo americano, artefice della serie cult The Wire e della bella miniserie Show me a hero) e George Pelecanos per HBO, ci conduce in un mondo perennemente vivo e rumoroso (un inebriante e denso spaccato della vita nei sobborghi di New York negli anni Settanta, un universo parallelo, una terra di confine in cui confluisce la più varia umanità, di ogni etnia, orientamento sessuale e vissuto), dove la prostituzione dilagava a macchia d'olio, tanto che insieme ad essa si diffondeva un nuovo tipo d'intrattenimento erotico (rimasto nell'anonimato di qualche cinema ma diventato ben presto mainstream), ovvero il cinema pornografico. Ed è su questo che gli ideatori volevano puntare e parlare, ma personalmente non l'hanno fatto in modo del tutto efficace, perché anche se era chiaro che in realtà il porno sarebbe stato solo una delle diverse linee narrative, e non il fulcro della serie (quello che spetta al sesso di tutti i tipi, e comunque non tutti interessanti da vedere), non convince la scelta di non raccontare, come invece ci si aspettava (dal trailer e trama), la storia della realizzazione del primo film a luci rosse Gola Profonda. La serie infatti, descrive solo il contesto (e l'epoca) tramite personaggi che non c'entrano (almeno al momento) niente. Cosicché non solo la narrazione, seppur corale, manca di un protagonista assoluto, ma anche la trama, che non approfondisce a sufficienza, lascia un po' stupiti. Certo, la ricostruzione della città, la musica e le atmosfere (con le macchine americane quadrate, i vestiti dei papponi che sembrano usciti da una parodia, negozi per affittare i VHS), dialoghi, i costumi, il crudo e realistico ritratto di un'epoca fatta di contraddizioni ed estremismi, è verosimile e ben rappresentato (anche grazie alla discreta sigla e la colonna sonora ricchissima, a base di soul e qualche pezzo rock), ma se visivamente lo spettatore è catapultato nella disinvolta oscenità sbattuta sullo schermo da inquadrature che non risparmiano carne e degrado (a volte anche gratuitamente e senza senso), la sceneggiatura, che intreccia diversi punti di vista e si sposta tra ambienti apparentemente distaccati ma segretamente connessi come bar e bordelli, cantieri e tribunali, politica e cinema, ha qualche lacuna.
Alcune storyline difatti sono troppo affrettate e alcuni personaggi ci vengono presentati in modo ambiguo, fatti sembrare prima molto importanti e interessanti, quando invece sono marginali. L'esempio è Abigail "Abby" Parker (la bellissima Margarita Levieva), che nelle prime puntate ha una linea narrativa tutta sua, ma che poi dopo un incontro diventa secondario. Ovviamente mettere in secondo piano un personaggio non significa, com'è ovvio, che nella stagione successiva non possa avere un ruolo più centrale, e visto il carattere della ragazza, non sarebbe nemmeno così strano, ma al momento è insoddisfacente. Secondo me infatti (anche se tutta la prima stagione è di preparazione a quello che verrà) si sarebbe dovuto insistere sull'importanza della rivoluzione e sul connubio tra la nuova Hollywood e il cinema a luci rosse, e non trattare sempre l'argomento prostituzione con papponi e prostitute. Tuttavia al di là della trama, a esser importanti sono i personaggi (così come nella maggior parte delle serie HBO), che offrono sempre molte riflessioni. La serie infatti compie un ottimo lavoro nella scrittura dei personaggi, interpretati benissimo grazie ad attori di un certo calibro. In questo ampio affresco difatti risaltano naturalmente le vicende di James Franco, nel doppio ruolo dei gemelli italo-americani Vincent e Frank (entrambi caratterizzati bene da Franco che, gigione e divertito a puntino non ha problemi con la sua versatilità), un abile gestore in ascesa il primo, uno scapestrato che vive di espedienti il secondo, e di Maggie Gyllenhal (spregiudicata e incendiaria come non fu neppure in Secretary), strepitosa negli scomodi panni di Eileen-Candy, una prostituta imprenditrice di se stessa che si imbarca (trasformandosi da semplice attrice a co-regista) nell'industria del porno. A tal proposito sarà probabilmente Candy a segnare (spero) la vera svolta della serie, quella che tratterà dell'industrializzazione massiccia della pornografia. Parlando sempre di attori, bravi sono tutti a nascondere la malinconia, dato che Gary Carr che interpreta CC (un pappone veramente odioso), la stessa Gyllenhaal o (la bella e sensuale) Emily Meade, Lori nella serie, una prostituta giovane e ambiziosa, nasconde una gran tristezza. Ma nonostante ciò, e nonostante gli aspetti tecnici e visivi di livello, e come detto, qualcosa non m'ha convinto, chissà se la seconda sarà migliore, ma al momento rimango un po' freddo. Giacché The Deuce, anche conservando delle qualità pregevoli che spesso, prodotti televisivi più conosciuti, hanno dimenticato, e anche se con una messa in scena di buon livello descrive benissimo il contesto, essa non approfondisce alcune situazioni, lasciando per strada qualcosa e non convincendo fino in fondo. Tuttavia la visione è consigliabile, anche se è meglio non guardarla con i vostri genitori, altrimenti passerete tutta la visione in imbarazzo per la quantità di scene di sesso. Voto: 6,5
Gli Inumani, come razza, sono una delle specie più conosciute dell'universo fumettistico della Marvel. Creati dai due "deus ex machina", Stan Lee e Jack Kirby, gli Inumani erano già stati inseriti nell'MCU, certo, forse non nel migliore dei modi, anche se in Agents of SHIELD (la recensione della 3a stagione qui), gli Inumani hanno occupato una parte fondamentale durante il corso di almeno due stagioni e continueranno probabilmente a fare, e quindi si aspettava con impazienza un serie in grande stile e convincente, tanto che la prima stagione di Marvel's Inhumans venne sbandierata al mondo come la serie, l'evento, più atteso dell'anno. Secondo gli autori infatti, che si aspettavano un risultato positivo, sarebbe dovuto essere così, ma invece si rivela ed è un flop senza scusanti. Niente difatti può giustificare quello che è stato realizzato. Uno show pieno di difetti, una trama risibile, che disperde (banalmente) i protagonisti sulla Terra (che come nel più classico dei romanzi, devono ritrovare loro stessi, crescere e poi ricongiungersi) giusto per riuscire ad arrivare ad otto episodi, dialoghi superficiali, effetti speciali di bassa lega, combattimenti poco ispirati, la caratterizzazione dei personaggi poi è ormonale, piena di sbalzi d'umore, che ce li fa odiare piuttosto che empatizzare con loro. Davvero, la fiera dell'inutile e del già visto. Giacché Marvel's Inhumans, a partire dalla trama, che segue le vicende della Famiglia Reale Inumana, che dopo un (classico) colpo di stato militare (una delle cose più banali mai viste negli ultimi tempi) scappa alle Hawaii per salvare se stessa e il mondo che li circonda, è piatto, scialbo e scontato. Tanto che erano anni che una serie non riusciva ad annoiarmi così tanto, anche perché incredibile è la sensazione di vuoto che lascia negli spettatori. Finisci una puntata e hai la sensazione di non aver visto nulla. Non ti rimane niente. Questo perché Inhumans è un prodotto che, al suo interno, non ha nulla di memorabile. Perché anche se lo stratagemma del colpo di stato poteva anche essere di considerevole funzionalità al racconto, poiché si trattava di un modo furbo e sagace di indagare immediatamente la personalità dei protagonisti senza tante caratterizzazioni inutili, essa viene meno nell'applicazione, proprio appunto in quello che sembrava essere il punto di forza di questo prodotto (e di molti altri della Marvel), ossia i protagonisti. Se in altri infatti il fattore profondità narrativa di ogni personaggio è ben sviluppato, facilmente riconoscibile, evidenziato da peculiarità, specie caratteriali, ben precise, in Marvel's Inhumans questo fattore viene quasi completamente a mancare (anche perché niente e nessuno riesce ad incidere, emozionarci e coinvolgerci), e questo fa sì che anche le straordinarie capacità dei suoi protagonisti cadano nell'ombra del dimenticatoio, soprattutto Iwan Rheon, che in preda ad una sete di vendetta in stile "Ramsay Bolton", offre una prestazione mediocre e si fa odiare. Meglio non parlare invece degli altri attori, tutti pessimi compreso Anson Mount. Ma se gli interpreti non sono all'altezza, la sceneggiatura (scontata e senza particolari squilli di tromba a parte solamente il cane tele-trasportatore Lockjaw, davvero carino e simpatico) ancora meno. Lo stile narrativo (senza dimenticare una trama, nonostante i cambi di scena, troppo lineare) di Marvel's Inhumans infatti non è mai chiaro. In alcuni aspetti molto drammatico, ma con improvvisi passaggi piuttosto leggeri, quasi superficiali, battute umoristiche in momenti poco opportuni e tagli frettolosi nelle relazioni tra i protagonisti. Protagonisti appunto che subiscono caratterizzazioni molto povere e di una piattezza disarmante, peggio i personaggi di contorno alle vicende della famiglia reale, inutili e completamente superflui. Il resto del prodotto infine (qualcosa di davvero imperdonabile, un lavoro di una negligenza e di una noncuranza a livelli abissali) non sono altro che effetti speciali limitati da un budget ridotto. Chi ha realizzato questa serie tv infatti, ha fatto il compitino, senza metterci un pizzico di passione, sfruttando tutti i cliché di genere per portare a casa il risultato, purtroppo negativo. Ed è comunque un peccato perché il potenziale, economico e televisivo (qui male utilizzato) c'era. Poiché Marvel's Inhumans rappresenta tutto ciò di sbagliato che una serie tv supereroistica può offrire, dato che la pochezza psicologica dei suoi protagonisti (abbastanza standardizzati e poco originali) non premiano l'idea di fondo, ci aspettavamo una battaglia tra uomo e non uomo, e invece abbiamo assistito ad una faida interna dove la Terra e la razza umana sono relegati sullo sfondo, quasi inermi spettatori. Alquanto ridicolo, come ridicolo è il cliffhanger finale, così tanto che la profezia finale di "Black Bolt", che cercava di accendere l'interesse verso una seconda stagione, è meglio non veda (sinceramente parlando) mai la luce, e fortunatamente così sarà, poiché è stata, giustamente e facendo l'unica cosa sensata, cancellata (dalla memoria e da tutto e tutti). Voto: 4
Si è conclusa a metà dicembre scorso, tra l'indifferenza, la prima metà dell'ottava stagione di The Walking Dead che, come al solito ritornerà a febbraio. Ma nell'attesa che ciò avvenga e di vedere come e in che modo si evolveranno le cose, tiriamo le somme di quello che abbiamo visto fino ad ora, ovvero un insieme di episodi poco interessanti e confusionari, una trama che regge su basi deboli ed eventi poco credibili, come sparatorie infinite e piani per niente plausibili, in altre parole ci troviamo di fronte a un prodotto che perde colpi. Colpa soprattutto di un percorso narrativo che non va nessuna parte, dato che l'evolversi della guerra infinita fra il gruppo di sopravvissuti di Rick e gli spietati Salvatori guidati dall'eccentrico Negan, finisce (a parte un fatto importante) come inizia. Un inizio balbettante, zoppicante, moscio, insoddisfacente, in mezzo niente di interessante e già visto, anche se non sono mancati episodi più riusciti (che però, a conti fatti, vengono sommersi dagli altri decisamente fiacchi e poco ispirati), e un finale (dove le situazioni non cambiano), seppur indiscutibilmente un bel finale, non del tutto soddisfacente, dato che, al contrario della maggior parte dei finali degni del nome, questo finale non cancella le grosse pecche dell'ultima puntata e della mid-season stessa che, solo in parte risolleva le sorti dello show. Uno show in cui i Salvatori per otto puntate rimangono chiusi nel loro covo e il gruppo di Andrew Lincoln in arte Rick Grimes "costantemente" all'assedio del covo per portarli alla fame, solo che poiché tutta la questione viene rappresentata a casaccio, esso porta la guerra al punto di partenza. Il finale di mid-season, quindi, arriva dove era fisiologico arrivasse, a niente. Perché anche se l'episodio finale verte sul portare a compimento diverse storyline parallele sviluppate negli ultimi episodi, con lo scopo di arrivare al tanto desiderato scontro, e anche se in realtà la puntata riserva un colpo di scena scioccante, esso si chiude senza spostare più di tanto gli equilibri. Giacché Rick e Negan si affrontano, Salvatori e alleati tornano a "smitragliarsi" e la posta in gioco torna in palio. Purtroppo, Carl a parte (sì, il colpo di scena riguarda lui), niente di sorprendente. Certo, l'episodio nel complesso è buono (anche se la sceneggiatura continua ad essere lacunosa, talvolta incredibilmente ingiustificabile, soprattutto quando si tratta di alcuni dialoghi scritti in modo più che discutibile), e lo sviluppo finale deciso, però ci lascia sbigottiti la scelta di ricorrere ancora una volta a una struttura narrativa obsoleta e imprecisa, ma soprattutto incredibile è l'ennesimo utilizzo del "trucchetto" del plot twist finale per mantenere alta l'attenzione del pubblico per i mesi a venire, alimentando la cultura dell'hype in attesa di piazzare il boom di ascolti alla ripresa dello show. Uno show in cui le idee mancano ed è percepibile, anche perché la suddetta strategia (con un finale che non ha alcun senso e con l'ennesima morte ingiustificata) non può andare avanti per molto e, al contrario, siamo forse arrivati al tempo limite. Dato che dalla quarta stagione in poi The Walking Dead (come già detto nelle mie precedenti recensioni, qui l'ultima) non è stato capace di rinnovarsi, aizzato dalla community di fan stanchi del solito modello applicato ad ogni stagione, sia in termini registici che di scrittura. In ogni caso restiamo in attesa di vedere come reagirà la comunità di Rick alla perdita di un personaggio, non tanto amato ma importante ai fini del racconto (perché il punto di svolta finalmente c'è stato), e se esso porterà ad un ulteriore perdita di fan e sostenitori. Fan che vorrebbero vedere qualcosa di nuovo in una serie cresciuta a dismisura e che delude quasi sempre (comunque consci del fatto che i restanti episodi sono già pronti, confidiamo nella nona stagione, cercando di capire che indirizzo vorrà prendere, tuttavia nel frattempo attendiamo l'epilogo definitivo della "quest" dei Salvatori), anche se fortuna vuole, che la suddetta continui su basi solide, dopotutto quello che salva la serie è la sua immensa fanbase. D'altronde anche se qualcuno ha deciso di abbandonarla sono ancora tanti i fan che invece continuano a guardarla, motivo per cui io ho scritto ciò, tanto che per il momento la sufficienza è garantita. Voto: 6
Dopo una sorprendente prima stagione, una altrettanta bella seconda, una graffiante terza ed una brillante quarta stagione (qui), è finalmente tornata, e nuovamente ai primi di gennaio dell'anno nuovo, I Delitti del BarLume, la serie di Sky sulle avventure tratte dai romanzi di Marco Malvaldi, che però con la quinta stagione (sempre composta da due film), fa decisamente un po' passo indietro. Perché la serie (sempre con la regia spumeggiante di Roan Johnson), che certamente tornerà l'anno prossimo con la sesta già confermata stagione, pur rimanendo fedele al suo spirito di rinnovarsi, sfuggendo altresì dai cliché che accompagnano le produzioni nostrane, decidendo di rinunciare (anche se per via solo forse di esigenze di copione) al suo protagonista principale nonché motore dello show (Filippo Timi), per poco compie un passo falso. La quinta stagione infatti, aperta con il primo episodio Un, due, tre, stella! (che aprirà a scenari importanti dopo un apparente omicidio), si apre con la sparizione di Massimo Viviani, una sparizione che sembra una scommessa, una scommessa persa. Perché se nel primo episodio tutto o quasi funziona a meraviglia nonostante la sua non presenza (è in scena solo due minuti) ciò non accade in seguito. Certo, inizialmente ci si diverte tanto ed è giustificata la sua sparizione, tanto che è comunque bello ritrovare I Delitti del BarLume, sempre alla prese con la sua carica di simpatia, di far scherzi e i suoi lati da storia investigativa, ma per colpa soprattutto di un istrionico ma molesto Corrado Guzzanti, al contrario di uno spassoso Stefano Fresi, qualcosa s'inceppa. Soprattutto nel secondo episodio, La battaglia navale (dove le indagini su una ragazza ucraina porterà a risvolti inaspettati) in cui proprio quest'ultimo sembra sostituire Timi come protagonista principale. Le qualità dell'attore non si discutono, il suo personaggio che cerca di schivare guai e incombenze è ben descritto ma il giocattolo non funziona, tutto diventa più farraginoso e meno divertente. Questo perché I Delitti del Barlume è scritto e disegnato attorno alla figura di Massimo Viviani, e Beppe Battaglia semplicemente non è lui. Anche perché i terribili vecchietti di Pineta, che avevano già subito una trasformazione a macchiette o spalle comiche, senza di lui con cui interagire diventano superflui. La stessa commissario Fusco (sempre comunque ben interpretata da Lucia Mascino) perde il suo compagno di indagini, l'unico con cui poter condurre un ragionamento investigativo (visto l'acume dei suoi colleghi). Tuttavia il suo personaggio riesce comunque a tenere viva l'attenzione, come in parte la storyline di Tiziana (sempre comunque ben interpretata dalla bella Enrica Guidi) fa, seppur anch'essa senza lui, ha ben poco senso di esistere. Certo, di ridere un po' si ride, anche perché certe battute e situazioni sono fantastiche (le indagini e i casi non tanto, alquanto prevedibili), la sigla è sempre bella, la colonna sonora sempre in linea, ma questo cambio di attore/protagonista non convince. Anche perché se davvero il cambio ci sarà e ancor più invadente nella sesta, dovrebbero essere sicuri di creare un qualcosa intorno (alla sua dinamicità e spessore) che realmente funzioni, in modo da tornare ai fasti passati. In attesa di vedere però cosa si inventeranno e chi, cosa o dove, i romanzi e sceneggiatori ci porteranno, il giudizio è comunque minimamente positivo e di incoraggiamento. Voto: 6+

14 commenti:

  1. Boh magari gli Inumani torneranno in Agents of Shield..io Inhumans non l'ho vista, ma se sono riusciti a sprecare un bravo e lanciato attore come il giovane cattivo del Trono di Spade..

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    1. Sì è bravo, però è sempre odioso :D
      In minima parte infatti anche nella quarta di Agents of Shield ci sono..

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  2. Devo essere sincero, ho apprezzato le precedenti stagioni de "I Delitti del Bar Lume", ancora oggi ritengo che siano tra le poche fiction italiane (a parte "Gomorra"; "Montalbano" e "Coliandro" che, comunque appartengono ad un altro pianeta) che valga la pena vedere.
    Quindi assisterò volentieri anche ai nuovi film.

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    1. Di sicuro come produzione Gomorra li batte tutti, mentre di qualità, dato che a me non piace Montalbano e compagnia bella, sinceramente forse sulla stessa linea, perché di certo ci si diverte ugualmente ;)

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  3. Con TWD quest'anno ho gettato anche io la spugna, seguendo l'esempio di tanti cari amici che già l'avevano abbandonata due stagioni fa. Nemmeno la presenza di quei figoni di Daryl e Negan è servita. Ho guardato la prima puntata, mi sono messa le mani nei capelli e ho consapevolmente scelto di leggere SOLO i riassunti di The Walking REC e del Doc Manhattan, così da decidere, in caso, se recuperare almeno una o due puntate.
    Al momento, non ne ho ancora vista una e visto il cliffhanger finale forse è meglio così. Fa ridere come nel fumetto Carl si sia evoluto da bambino a ragazzo con tanto di desideri di indipendenza, di mettere su famiglia (per quanto con una pazza...), di trovare un posto vero nella comunità (non solo come "figlio di Rick Grimes") mentre qui sia solo cresciuto in altezza e diventato così inutile che gli showrunners hanno deciso di assecondare i desideri del giovane attore e lasciarlo libero di andar per la sua strada...

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    1. Per l'appunto da guardare la prima e l'ultima puntata di questa prima parte e poi della seconda, perché nel mezzo so già che ci sarà solo fuffa :D
      Avrei preferito anch'io la prima "soluzione" per lui, perché non so se questo cambiamento gioverà davvero a lui o alla serie..

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  4. Ahahaha, il tutti pessimi sugli attori de Gli Inumani mi ha steso XD
    Comunque per me solo The Deuce e quando capita, il BarLume^^

    Moz-

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    1. Sì davvero, perché non c'è uno che si salva!
      Del secondo me l'hai detto, del primo immagino ;)

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  5. Peccato per gli Inumani, nei confronti dei quali mi porto dietro, dall'infanzia, un affetto smisurato. Quanto mi hanno fatto sognare da bambino Medusa, Crystal, Freccia nera, Triton, Gorgon...

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    1. In verità non mi sono dispiaciuti come personaggi, soprattutto Medusa, ma la storia utilizzata e il contesto ne hanno tolto il meglio, e quindi tutti pessimi..

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  6. Ti ammiro veramente: riuscire a terminate Inhumans è una vera impresa! ;) Io l'ho abbandonato alla terza puntata e, per me, abbandonare una serie come un libro è sacrilegio!
    The Deuce mi incuriosisce più per Franco e la Gyllenhaal che per il resto: se mai lo recupererò sarà molto molto più avanti nel tempo!
    Il BarLume, invece, mi incuriosisce molto ma prima vorrei leggere i romanzi.
    Un saluto,
    Fede. :)

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    1. Una vera impresa contando le sole 8 puntate mi sembra esagerato, anche se in verità son sembrate 20 :D
      Abbandonare un film o una serie in corso d'opera non l'ho mai fatto e mai farò, dopotutto se non finivo Inhumans, come potevo scrivere, seppur negativa, una recensione? ;)
      Per loro due diciamo che fai bene a vedere The Deuce, mentre per quanto riguarda il BarLume non saprei se i romanzi sono meglio, ma è anche giusto procedere in quel modo :)

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  7. Ciao e Buona Pasqua .
    Anche a me spiace per inhumans.
    Sono i miei supereroi preferiti e con questa serie sono stati bistrattati da un progetto forse iniziato bene ma finito male.
    Per colpe sicuramente non loro.
    Io comunque son fiducioso e spero tanto nell’annunciato film sulla famiglia reale per il 2019 e perché no anche in una seconda stagione dì Inhumans.
    Attendo l’uscita della serie in Dvd per potermela vedere con calma.
    Anche se qualche clip in rete l’ho già vista e mi ha deluso...( soprattutto i capelli di Medusa ahaha!!,colpa del low budget investito in generale..) comunque spero tanto che il mio giudizio non sia così pesante come il tuo , Pietro.
    Max

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    1. Ciao, grazie, anche a te ;)
      Che dire? sinceramente avrei voluto vedere qualcosa di meglio, vedrai anche tu il perché del mio giudizio negativo, e forse la penserai ugualmente, nel frattempo attendo notizie :)

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