lunedì 22 gennaio 2018

I film visti durante le feste 2017

Quest'anno ho davvero sforato e forse esagerato, dato che la mia stagione cinematografica 2018, comincia praticamente oggi, a quasi fine gennaio, ma come ho scritto settimana scorsa, in questi mesi ho avuto tanto da fare, soprattutto mentalmente ma anche per quanto concerne il blog e le classifiche finali, per cui ho dovuto rispettare un calendario di pubblicazione, e il tempo di fare quest'immancabile post (dato che durante le feste non ho smesso di vedere film, sia non natalizi e natalizi, revisionati nel post precedente a questo), già riproposto l'anno scorso (qui) e l'anno prima, si è fatto attendere parecchio. Ma nonostante come sapete, alcuni scossoni, alcuni ripensamenti e tante cose per la testa, sono riuscito a completarlo, ed ora mi ritrovo qui a parlarvi di film sufficientemente vedibili, non eccezionali ma che certamente meritano (anche se dipende dai casi e sempre tenendo conto di dovute "precauzioni") una leggera visione.

Un'opera delicata e divertente che ruota interamente attorno (anche troppo seppur sostenuta dall'ottima interpretazione di Fabrice Luchini) al protagonista, è La Corte (L'hermine), film del 2015 di Christian Vincent (La cuoca del presidente). Il film infatti, una sorta di commedia che si divide tra il sentimentale e il dramma (non mettendo mai tristezza e regalando sorrisi), racconta del giudice Xavier Racine, uomo di legge rigido e inflessibile, maniacale e razionale, che riconoscendo nella giurata (di un processo delicato) Ditte (la fascinosa attrice olandese, Sidse Babett Knudsen) l'anestesista che lo aveva assistito durante una sua passata ospedalizzazione si innamora come un ragazzino ed inizia una corte tenace, ma non priva di garbo, nei confronti della bella signora. Ma se tutto, ruota attorno al suo protagonista, il suo centro assoluto dell'azione, il resto forse non è all'altezza, difatti nel film, Luchini è il mattatore (le sue battute e il modo con cui smonta ogni più piccolo particolare fuori posto, che rende le testimonianze un piccolo sketch, sono fantastici), gli altri invece lo seguono senza riuscire a stare al passo. Inoltre la regia appare abbastanza statica, tanto quanto la storia che non mostra grande propensione a coinvolgere lo spettatore in maniera totale e convincente. Giacché la pellicola, mostrando poca verve e scarso coinvolgimento nelle situazioni che propone, lasciandole tutte o quasi in una ipotetica linea di galleggiamento, non affonda e non assesta il colpo di reni utile a elevarla. Tuttavia si guarda senza affanni, anche se si rimane abbastanza indifferenti, dato che seppur il colpo risolutivo si palesa solo alla fine, esso non riesce ad incidere più di tanto. Certo, probabilmente La Corte, è stato sicuramente (quasi certamente) per scelta, reso poco interessante, ma Luchini a parte (e comunque non è poco), c'è meno di quanto voglia mostrare. Anche perché dettaglio che non guasta e contribuisce a rendere piacevolissima la visione di questo film, è che troviamo anche spunti di riflessione su verità e giustizia e sul sottile rapporto che lega la ritualità della giustizia al teatro e sul gioco delle parti fra accusati e accusatori. Insomma non così malvagio, ma neanche così eccezionale, solo sufficiente. Voto: 6
Basata sul romanzo del 1978 Scambio a sorpresa (The Switch), scritto da Elmore Leonard, la pellicola (del 2013) Life of Crime: Scambio a sorpresa (Life of Crime), è una divertente commedia pulp scritta, diretta e montata da Daniel Schrechter, il quale omaggiando Tarantino e Soderbergh, riesce sufficientemente a farsi apprezzare. Certo, l'incipit non è tra i più originali, dato che racconta di due malviventi nella Detroit del 1978 che per fare il colpo grosso decidono di rapire la moglie di un ricco magnate (che però dalla moglie vorrebbe divorziare...e che ha anche una giovane amante, una sexy Isla Fisher), ma la storia (che diventa via via più ricca di particolari e resta sempre divertente) scorre bene e presenta anche dei momenti interessanti, oltre a una buona dose di ironia da commedia nera e un finale beffardo. Il film infatti, pur non essendo un capolavoro clamoroso (poiché in fondo il film non spicca mai il volo, rimane nel limbo delle buone intenzioni e nonostante una buona materia non è mai pungente) è comunque un film piacevole. Anche perché visivamente tutto funziona, discreto è l'uso dello zoom, e discreto (ma non memorabile) è anche la colonna sonora anni '70 e il montaggio, che alterna perfettamente situazioni che avvengono a breve distanza di tempo ma in luoghi distanti. Senza dimenticare che buone sono le trovate di black humor, discreto è il ritmo. Inoltre la direzione degli attori eccelle come anche la loro recitazione, seppur non tutti i personaggi, al contrario di una convincente Jennifer Aniston e un istrionico Tim Robbins, sono ritagliati bene (soprattutto quello di Mos Def). In Life of Crime come detto però, la trama si innesca con grande fluidità e diverte quasi fino alla fine grazie al meccanismo di inversione dei piani architettati dai personaggi. Tuttavia, anche se nell'ultimo quarto d'ora tutte le idee si esauriscono e lasciano lo spettatore interdetto grazie all'insulso (ma sarcastico e onesto) finale, il film grazie al cast abile, ad una regia attenta, al ritmo abbastanza calibrato e alla storia, che si segue bene e senza fastidi, intrattiene in maniera degna, tale che, se amate le commedie nere a sfondo criminale, esso non vi dispiacerà affatto. Voto: 6+
Diretta da Jon Lucas e Scott Moore, Bad Moms: Mamme molto cattive (Bad Moms), commedia del 2016 sulle mamme e le difficoltà che possono accompagnare ogni donna con bambini nel corso della loro vita, che si avvale di una colonna sonora molto movimentata, racconta la (divertente e ingenua) storia di Amy Mitchell (Mila Kunis), e di altre due mamme super stressate (Kristen Bell e Kathryn Hahn) che, stufe di sentirsi richiedere la perfezione in famiglia e sul lavoro, decidono di ribellarsi alle regole diventando (prevedibilmente ad una prima occhiata), colpa dell'Associazione Insegnanti-Genitori, la presidente Gwendolyn (la brava Christina Applegate) e la sua cricca di mamme perfette, paladine indefesse di una maternità "politically correct", mamme "cattive". Il film infatti, anche se in modo forse troppo surreale per risultare credibile, offre il solito spaccato americano (e non solo) in modo prevedibile ma anche sincero, perché il film, carino e divertente, discretamente diretto e ben doppiato non è affatto un brutto film. Chiaramente non siamo davanti ad un film impegnato e nemmeno ad un teen movie, ma ad una commedia semplice che ironizza sulla vita delle giovani mamme, le milf per intenderci, e lo fa con un linguaggio spesso scurrile ma senza esagerazioni, che rispecchia molto la società odierna. Una società in cui le donne sembra abbiano davvero più responsabilità e compiti da fare rispetto agli uomini. Ma a parte ciò, da questo film, non esce comunque un ritratto sociale positivo, al solito ed un po' per tutti, e presenti sono anche frecciate a scuola e lavoro. Tuttavia, la pellicola ha un gran ritmo, spesso aggressiva nei modi e nei tempi, ma proprio questo riesce ad intrattenere e non annoiare anche se, di fatto, mancano, nonostante tanti momenti divertenti e qualche frase ad effetto, battute tali da far nascere una risata. Anche perché, la storia non viene sviluppata benissimo e non perfette sono le interpretazioni, a volte davvero sopra le righe di quasi tutte. Ma nel complesso Bad Moms, è certamente una commedia che si lascia guardare, anche se purtroppo i due registi non riescono a raggiungere nemmeno lontanamente la comicità di "Una notte da leoni" (dato che è quello il suo punto di riferimento), che resta un cult ineguagliabile e che quindi non viene superato da un buon prodotto, ma non del tutto convincente come questo. Voto: 6
Non ero e non sono stato mai attratto dall'arte in generale, men che meno dai pittori, ma devo dire che con Raffaello: Il principe delle arti, il primo film d'arte mai realizzato su Raffaello Sanzio, prodotto nel 2017 da Sky e Magnitudo Film, in collaborazione con i Musei Vaticani e diretto dal regista Luca Viotto (deceduto poco prima della distribuzione del film e di cui all'inizio compare una dedica), qualcosa è cambiato. Certo, non che adesso son diventato un esperto o che ne vedrei a centinaia, ma quest'immersione nella straordinaria bellezza delle opere di Raffaello e nei momenti topici della vita dell'artista attraverso raffinate ricostruzioni storiche, mi è piaciuta. Anche perché nonostante le varie scelte non indifferenti di trattare la storia (ovvero con tecniche diverse, giacché dai primi 30 minuti di film possiamo infatti notare tre stili di "documentario" differenti in cui Raffaello, interpretato da Flavio Parenti, rompe persino la quarta parete, mentre la spiegazione da parte di tanti storici dell'Arte e la ricostruzione della vita di Raffaello Sanzio tramite attori creano il resto del lungometraggio) e le opere (non tutte da me conosciute) di un grande artista, il film è piacevole e alla portata di tutti, sia agli addetti al lavori dell'Arte sia a giovani esploratori curiosi. Il film infatti possiede un buon ritmo e il mix di diversi metodi non danneggia il prodotto finale. Un prodotto che (anche senza il 3D) affascina lo spettatore, grazie a inedite riprese, e in cui abbiamo la possibilità di rivivere la Cappella Sistina con gli affreschi originali grazie al grande lavoro di ricostruzione storica del film. Un film, un documentario, curato, interessante e decisamente suggestivo, ma comunque non eccezionale o imperdibile. Voto: 6+
Prendendo spunto dall'incontro che realmente vide come protagonisti il Presidente americano e il mitico "Re" del rock, Liza Johnson e il suo Elvis & Nixon (2016), vorrebbero raccontare in modo grottesco e con un tocco surreale l'improbabilità di un incontro incredibile. E ci riescono, perché il film, che racconta appunto, con ironia talvolta impietosa, l'incontro tra due degli uomini più famosi del mondo in quel momento storico, gli anni '70, e grazie ad una narrazione esile e bizzarra, è divertente, è scanzonato ma soprattutto è gradevole. Il film infatti scivola bene, non solo perché i dialoghi sono alquanto interessanti, ma perché ci fa conoscere (senza "divinizzare" nessuno dei due) la parte umana dei personaggi, entrambi serviti e riveriti, di caratteri diversi ma con obbiettivi simili. Difatti il film, non è affatto un film "musicale", perché chi si aspetta un film su Elvis e di fare una overdose del Re, si sbaglia, in tutto il film non si sente una nota delle canzoni di Elvis, e non è affatto un b-movie che scimmiotta questi due personaggi molto controversi, in tal senso la scelta dei due attori non è casuale, Michael Shannon e Kevin Spacey. Sebbene entrambi non assomigliano per niente ai loro personaggi, li rendono uguali trasformandosi nei movimenti e nell'atteggiamento. I due infatti, senza troppe derive macchiettistiche, offrono una prestazione convincente, senza dimenticare comunque una buona schiera di comprimari che hanno il compito di preparare questo summit tra i due titani. E bastano i due attori (dopotutto con due attori di questo calibro ci si può permettere di tutto) e basta una regia sufficientemente diligente priva di guizzi per portare a casa un risultato positivo. Certo, questo non è un film che mi ha lasciato molto in termini di contenuti (anche se bellissimi sono i titoli di testa), ma se non altro si fa guardare con spensieratezza risultando una scelta migliore rispetto a tante altre per passare una serata leggera con un film tranquillo, non troppo impegnato e che discretamente funziona. Voto: 6,5
Tratto dall'omonimo testo teatrale di Stefano Massini (che ne ha scritto insieme al regista Michele Placido anche la sceneggiatura della versione cinematografica) e rifacendosi ad un fatto realmente accaduto in una fabbrica dell'Oltralpe, 7 Minuti (2016), racconta uno spietato aspetto della realtà concernente il mondo del lavoro e, più precisamente, quello, della fabbrica. Nel film infatti, di denuncia e girato quasi interamente in una stanza di una fabbrica, si assiste ad un gioco al massacro tra vecchie e nuove generazioni, diverse etnie che rivendicano ognuna le proprie ragioni per accettare o rifiutare l'accordo che una società propone all'intero cast femminile del film (che vede interpreti neofiti e di lunga data tutte egualmente brave, tra cui Ambra Angiolini, Cristiana Capotondi, Fiorella Mannoia, Violante Placido e Clémence Poésy). Un accordo, quello di rinunciare a sette minuti della loro pausa, che facile da accettare proprio non è, perché se singolarmente significa poco, ma moltiplicato per tanti sono numeri ragguardevoli. In fondo è vero, cosa sono sette minuti con la sicurezza di un posto di lavoro sicuro, magari malpagato però con una certezza che ti porta in qualche modo ad andare avanti ed in tempi di crisi economica non è cosa da poco. Vero anche che tra le righe dell'accordo si nasconde l'inganno. Adesso sono sette minuti, ma poi? Ed è su questo che gira l'intero film, certamente di grande impatto e dal gran significato, ma che per colpa però del suo impianto teatrale risulta un po' frammentario, confusionario e noioso. Non per questo non si riesce a seguire tutto bene, ma i caratteri dei personaggi non sono ben sviluppati. Inoltre se da una parte c'è la memoria storica della fabbrica di Ottavia Piccolo (bravissima), altri personaggi sono invece eccessivamente stereotipati (i padroni "padroni" senza se e senza ma, la napoletana che schiamazza e urla), c'è parecchia retorica ma soprattutto qualche caduta di gusto che si poteva evitare. Perché seppur il film funzioni, soprattutto a livello corale, i difetti nei particolari si notano. Per questo anche se consiglio agli amanti del genere questo film, l'importante è non aspettarsi troppo. Voto: 6
Più che un horror, una favola nera, visivamente suggestiva, con trovate originali e momenti di tensione, questo è La Madre (Mama), film horror del 2013 diretto da Andrés Muschietti (sì proprio lui) e prodotto da Guillermo del Toro (sì proprio lui). E' chiaro sin dal principio infatti come il regista voglia puntare molto sulle atmosfere e, per farlo, sfrutta paesaggi molto d'impatto, una strada innevata praticamente deserta, poi un bosco. E ci riesce piuttosto bene, anche successivamente, quando dal prologo si passa alla vicenda vera e propria e ci si sposta in un tranquillo quartiere di periferia, da dove ha inizio la storia di due bambine che dopo 5 anni dalla loro scomparsa vengono ritrovate dallo zio e la sua amica, Nikolaj Coster-Waldau (nel ruolo anche di padre delle bambine) e Jessica Chastain, regredite allo stadio di bestiole spaventate e soprattutto "dipendenti" da "Mama", che negli anni di "solitudine" gli ha procurato loro cibo e tanto amore. Come potete quindi immaginare La Madre, è la classica ghost story, malinconica e commovente, che però utilizza l'elemento del soprannaturale per raccontarci una storia umanissima, che affonda le sue radici nel legame ancestrale e indissolubile tra madre e figlio, che scava nei rapporti familiari, evidenziandone le dinamiche complesse e spesso dolorosissime. Peccato che, seppur interessante e pochino originale è l'incipit, bella è la trasformazione del personaggio femminile principale (ottimamente interpretata da una intensa e sempre bellissima Jessica Chastain in versione dark), seppur tensione e angoscia sono tangibili e presenti per tutta la durata, questo anche grazie all'ottima interpretazione delle 2 bambine, e anche se nel complesso sa inquietare e si lascia guardare senza troppe pretese o difficoltà, successivamente, fra una sceneggiatura piena di buchi e cliché ed alcune scelte narrative proprio incomprensibili, si areni su ritmi parecchi dilatati e statici. Le musiche inoltre sono un pochino anonime e l'utilizzo dei vari Jumpscare non sempre funziona (a tratti infatti tali scene, complici anche degli effetti speciali non eccelsi, rasentano l'ingenuità). Tuttavia proprio grazie agli attori, al regista e lo zampino del produttore, questo passabile film horror può definirsi riuscito. Anche perché tralasciando i difetti, il film comunque soddisfa e lascia una bella sensazione alla fine. Perché anche se il film riesce solo a fasi alterne a discostarsi dai soliti canoni hollywoodiani, e anche se chiude con un finale buono, certamente non banale a tutti gli effetti, ma in cui si sarebbe potuto far di meglio, e anche se in fin dei conti, non aggiunge quasi nulla di nuovo a quanto già raccontato in altri film (colpa di una sceneggiatura non sempre convincente), La Madre, uno spettacolo sicuramente confezionato con notevole professionalità e non privo di momenti capaci di far balzare lo spettatore dalla poltrona, merita di essere visto. Voto: 6
Prendendo forse spunto dal film Non è mai troppo tardi con Jack Nicholson e Morgan Freeman, il film The Most Beautiful Day: Il giorno più bello (Der geilste Tag), commedia del 2016 scritta, diretta e interpretata da Florian David Fitz e da Matthias Schweighöfer (due volti noti in Germania), racconta appunto ed attraverso il tema del viaggio che veicola altresì una riflessione sul senso della vita, di due giovani malati molto anti-convenzionali che, caratterialmente diversi ma accomunati dalla stessa volontà di non subire passivamente il destino che è stato loro riservato, decidono di andare incontro ad esso in maniera spensierata, trascorrendo il giorno più bello della loro vita, al quale il titolo del film allude. E una volta ottenuti i fondi (in che modo non è importante..) partono alla volta dell'Africa, trascinando così lo spettatore in un road-movie emozionale che si trasforma, inevitabilmente, in un inno alla vita. Un viaggio fisico e spirituale durante il quale i due amici faranno tutte quelle esperienze mai fatte prima. Un'avventura indimenticabile che li porterà a vivere situazioni tragi-comiche fra divertenti gag e momenti seri. Il giorno più bello come potrete probabilmente immaginare non brilla certo di totale originalità, ma da un incipit del genere si snoda però una narrazione molto più forte di quanto non appaia, perché a dispetto del tema che potrebbe sembrare pesante e rimanendo sempre sul crinale della commedia brillante, il regista riesce benissimo a equilibrare i toni. Evita con cura infatti tutte le trappole del genere grazie ad una sceneggiatura spumeggiante e puntuale, dove non esiste retorica o pietismo, dove il dramma è stemperato nell'ironia e la tragedia nel comico e dove si ride di gusto e si pensa, e altresì ci si interroga sul senso della vita ma al contempo si vedono due personaggi che la vita se la stanno godendo. Ed è per questo che il film funziona e si fa apprezzare, per la leggerezza con la quale il regista e interprete riesce a gestire i toni del film e l'affiatamento che i due attori protagonisti riescono a mantenere e trasmettere fino al perfetto, commovente finale. E se a questo unite una meta esotica e affascinate come il Sud Africa, il gioco è fatto. Perché azzeccate e accurate sono anche le ambientazioni e discreta la fotografia, e seppur la regia rimane di puro servizio nell'avvicendarsi dei fatti ed è forse un po' sacrificata la logica narrativa, che pecca qua e là di incoerenza, ma senza però mai pesare sul tono generale delle situazioni messe in scena, il film, una commedia piacevole ricca di buoni sentimenti ed ironia, merita una visione. Voto: 6,5
Un film di denuncia sociale confezionato molto bene, a cui si perdona qualche cliché nella sceneggiatura (il figlio che non parla al padre da anni, e che si riavvicina pateticamente solo al momento della morte, scene già viste mille volte al cinema), questo è Un posto sicuro, film del 2015, diretto dall'esordiente Francesco Ghiaccio, perché si 'sente' e si vede che è un film sincero, raccontato in modo talmente efficace che in molti momenti non capisci dove finisce la finzione e dove inizia la vita reale. Anche perché il film racconta una storia tragica, inventata, ma incardinata in un fatto di cronaca vero, purtroppo, ovvero il disastro che provocò la fabbrica Eternit, i cui operai morivano come mosche a seguito dell'esposizione all'amianto. Senza dimenticare che questa strage, come le didascalie a fine film ci rammentano, finì dopo un tortuoso percorso giuridico, senza colpevoli. Il film per questo è tosto, un po' pesante, ma ben recitato, da Marco D'Amore, che qui da prova di grande versatilità e da un sempre intenso Giorgio Colangeli, e sicuramente interessante, tuttavia non esente da difetti oltre ad una sceneggiatura come detto non perfetta. Perché certamente in Un posto sicuro, che tocca le piaghe del dolore di padre e figlio e del dolore collettivo di una comunità devastata nel corso degli anni da quella risorsa che all'epoca dava prestigio e lustro e che invece provocava un cancro mortale, colpiscono i racconti del padre/Colangeli del mondo Eternit, colpiscono quelle immagini di repertorio che con il senno di poi fanno rabbrividire più di un horror, per l'inconsapevolezza e l'incuria di un male che ha colpito generazioni di persone, ma il regista, seppur ci metta vera passione in questo film tra finzione, documentario e teatro, non sempre è all'altezza. Il film infatti, nonostante guizzi visionari di grande impatto (su tutti, la scena metaforica in cui il protagonista svuota sul palco interi sacchi di palline da ping pong), perde parte del suo potenziale in un fragile schematismo, con rivoli narrativi prescindibili, a cominciare dall'inutile, seppur bene interpretata dalla splendida Matilde Gioli, sotto-trama rosa. Tuttavia per quanto questa possa ritenersi un'occasione parzialmente sprecata per raccontare un disastro sanitario e ambientale al quale la giustizia italiana ha aggiunto un'intollerabile quota di oscenità e iniquità, e per quanto esso non rimarrà nella storia del cinema italiano, questo è un film, non pretenzioso ma sincero e sufficientemente bello ed emozionante. Voto: 6+
Ci sono volte in cui la realtà supera la fantasia, è questo quello che succede nell'emozionante e bellissimo documentario del 2015 diretto da Dana NachmanBatkid Begins. Il documentario racconta infatti la storia di Miles Scott, bambino americano sopravvissuto al cancro, che grazie all'associazione Make-a-Wish (che ormai opera in tutto il mondo e che ha sempre avuto in mente di realizzare i desideri dei bambini ammalati, spesso organizzando viaggi o visite ove non si ha facilmente accesso o per problemi formali o anche per pura carenza economica delle famiglie), ha potuto vedersi realizzato un desiderio. Un desiderio a prima vista innocuo e semplice, dato che voleva per un giorno essere "Batkid", il sostituto del supereroe Batman, ma che una volta reso noto, si trasformò, il 15 novembre 2013, in un qualcosa di incredibile. Perché a San Francisco, divenuta per un giorno una fittizia Gotham City, migliaia di volontari, funzionari, imprese e sostenitori si riunirono per trasformare in realtà il suo desiderio. E ci riuscirono, grazie all'appoggio del sindaco, del capo della polizia, di alcuni stuntman, di una folla di persone (per l'esattezza 25.000), di cui alcuni offrirono la loro (costosissima) auto sportiva per trasformarla nell'auto di Batman, ma soprattutto della direttrice, che fece davvero di tutto affinché il desiderio venisse esaudito. E il film quindi, prodotto nientemeno che dalla Warner Bros, segue appunto le vicende che portano fino al giorno in cui Batkid ha salvato San Francisco e spiega e fa vedere cosa succede quando un evento diventa involontariamente virale, non qualcosa di negativo ma di positivo, perché la sua storia toccò le coscienze e i cuori di molti, anche di Barack Obama, che lo salutò e incoraggiò su twitter, social che a sua volta con gli hashtag dedicati a Miles raggiunse quasi due milioni di utenti. E così, tra gesti di umana comprensione e di grande solidarietà, si segue un documentario che, emoziona, coinvolge e diverte, dove ti accorgi che a volte l'essere umano è capace di piccoli grandi gesti, come quella di far felice un bambino, perché l'espressione di Miles alla fine è la migliore ricompensa a tutto. Voto: 7

12 commenti:

  1. Ciao! Non conosco questi film, ma quello dedicato a Raffaello mi ispira!

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    1. Non ne avevo dubbi al riguardo, d'altronde è un documentario quasi fatto apposta per te ;)

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  2. Decisamente hai fatto un bel mix di generi...non ne ho visto nessuno e di alcuni di questi ne sento parlare ora :D

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    1. In verità non tanto rispetto ad altre volte, non ci sono thriller, action e film d'animazione, comunque tanto sconosciuti non sono ;)

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  3. Ma Batkid Begins dove lo hai beccato?
    Mai sentito.

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    1. Io l'ho visto su Infinity, ma è passato anche in tv non molto tempo fa ;)

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  4. 7 minuti non lo conoscevo. Interessante, specie per la tematica.
    Mi incuriosisce anche la pellicola sui banditi anni '70 e la ricca signora.

    Moz-

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    1. Interessante certamente ma credo che ti potresti annoiare...mentre al contrario con il secondo ti potresti divertire ;)

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  5. Concordo con ogni parola riguardo Bad Moms, in sintesi avrei detto: bello ma non mi ha fatto impazzire, ci sono commedie sicuramente migliori ma non mi è dispiaciuto guardarlo. Alla fine l'ho tenuto, quindi promosso.
    Comunque il punto forte è la Hahn che da sola potrebbe reggere la baracca! Io la adoro da Come Lo Sai e la chiamo, imitando la sua voce, "ehi capo", perché in quel film continuava a chiamare così Paul Rudd, nonostante non fesse più il suo datore.
    Ho scoperto solo ora che anche il secondo è natalizio, dovrò aspettare almeno novembre per vederlo. Ma non penso sarei comunque andato al cinema.

    Elvis & Nixon prima o poi lo recupero ma senza fretta.

    La Madre lo ricordo a tratti, nonostante lo abbia visto di recente... a differenza tua, non mi è proprio piaciuto il finale, che non mi ha lasciato nulla.

    Mi attira l'ultimo di cui non conoscevo l'esistenza.

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    1. Sì uguale, solo che io ho allungato il brodo :D
      Comunque non è anche natalizio il secondo, è l'unico natalizio dei due, e ovviamente anch'io aspetterò ;)
      Il finale di La Madre è un po' controverso in effetti, perché non propriamente positivo ma almeno è diverso da altri...
      Batkid Begins è davvero un documentario emozionante e fantastico, ci credo che attiri, ha realizzato il sogno di molti :)

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    2. "Anche" legato a Daddy's Home 2, entrambi hanno il primo che non è natalizio ma il secondo sì e sono usciti insieme. Non ho specificato, è normale che non sia stato capito!
      Vero per La Madre, ha l'originalità dalla sua ma preferisco i finali che portino a qualcosa, anche negli horror. Comunque mi ha detto la mia ragazza che stanno facendo il sequel.

      p.s. ma non hai articoli riguardo Smetto Quando Voglio? Ho provato a cercare ma senza risultati. Ho visto il primo su tuo consiglio (a dire il vero lo conoscevo ma lo avevo rimosso) e il secondo per completezza. Per il terzo devo aspettare dato che sta ancora la cinema.

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    3. Sì me lo dicesti di Daddy's Home 2, ed entrambi li aspetto di vedere a Natale prossimo ;)
      Di gran lunga preferisco anch'io finali così, solo che a volte vedere una cosa diversa fa bene, del sequel non so niente, e comunque sinceramente non ce lo vedo proprio..
      Vidi il primo Smetto Quando Voglio quando non avevo il blog e quindi niente recensione, mentre del secondo ci sarà a giorni, il terzo manca anche a me ;)

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