giovedì 29 marzo 2018

I peggiori film del mese (Marzo 2018)

Marzo è stato un mese abbastanza movimentato per me, è passato il mio compleanno e quello di mio padre, ed è stato bello, purtroppo però i soliti problemi burocratici e piccoli problemini fisici sono rimasti. Il tempo che si sistemi definitivamente tutto c'è, ma il tempo sprecato a vedere questi film no, anche se tuttavia per alcuni è stato solo in parte. Comunque per ulteriori delucidazioni ecco la lista dei peggiori film e quelli scartati in questo marzo pazzerello.

Falchi (Thriller, Italia 2017): Pare che Napoli, sia diventata la location esclusiva e ottimale, per girare dei film che si occupano di malaffare. E Toni D'angelo, giovane e poco noto cineasta partenopeo, utilizza questa ambientazione, per raccontare una storia in bilico tra noir metropolitano, poliziesco e dramma umano. Peccato che la storia di due "falchi", cioè due agenti della squadra mobile napoletana, che agiscono solitamente in borghese e che si ritroveranno in un'indagine piuttosto complicata che li porterà a frequentare gli ambienti della locale malavita cinese, non porti praticamente a niente. Il film infatti, che non nasconde le sue elevate ambizioni, resta nel guado di una narrazione tesissima, ma che si attorciglia su se stessa, volendo scavare ed interrogarsi all'interno, finisce col diventare velleitaria. Ci sono molti tempi morti che rallentano il film e anche se l'interpretazione degli attori è più che efficace (tra questi Michele Riondino e Fortunato Cerlino), il lavoro non aggiunge niente di nuovo a quanto già visto tante volte, anche perché la sceneggiatura mostra diversi limiti che si traducono innanzitutto nella mancanza di un concept sufficientemente forte da essere sviluppato in un lungometraggio. Tanto che manca un vero collante a Falchi, un motivo che riesca a tenere desta l'attenzione dello spettatore, e l'indecisione sul tono da assumere (di tanto in tanto sono inserire scene d'azione abbastanza decontestualizzate) ne fanno un film con poca personalità. Un film perciò poco riuscito seppur non proprio brutto. Voto: 5

Neruda (Biografico, Argentina, Cile, Spagna, Francia, 2016): Sarà che conosco il poeta solo per nome, sarà che la mescolanza tra letteratura e cinema m'intriga e interessa poco, ma questa biografia di Pablo Larraín, mi ha lasciato una lieve sensazione di sconcerto. Di certo non mancano spunti interessanti (gli ingredienti per un film bello importante qui ci sono tutti), ma la mescolanza (seppur presentata con maestria e originalità) tra la biografia del poeta e gli stilemi di un noir degli anni '50, forse la narrazione che ibrida la ricostruzione della società cilena del '48 con una dialettica pirandelliana tra autore e personaggio, l'alternarsi di un registro "realistico" con spunti metaforici che rielaborano e dilatano le immagini fino ad accedere a una dimensione allegorica, proprio non mi ha convinto. La mia impressione infatti, è che siano stati mischiati male. Difatti ci si perde un po' in un mondo a metà tra quello del vate e quello del comunista fuggitivo, ed in questo perdersi la figura dell'inseguitore apparentemente subordinata a quella di Neruda (un uomo non propriamente "semplice") sovrappone un ennesimo piano ed un ennesimo mondo, il suo, che non si capisce quanto sia reale e quanto inventato. Non a caso non troppo semplice da intendere è la sceneggiatura in cui, nonostante buoni interpreti (anche se per colpa del personaggio mediocre è Gael García Bernal) l'impasto non sembra perfettamente riuscito, la sensazione è infatti quella di un ibrido dal sapore forte ma non armonico. Tuttavia, è un'opera coraggiosa e innovativa che conferma Larrain come un talento ormai consolidato (bellissimo era I Giorni dell'arcobaleno). Perché anche se non mi ha molto preso, il film non è stato del tutto malvagio. Voto: 5,5

Viaggio verso la libertà (Commedia, Usa 2014): The Road Within (dal titolo originale) offre un bel ritratto di personaggi che convivono con delle malattie mentali ed attraverso una semplice struttura da road movie ne seguiamo la loro evoluzione. Ci sono discreti spunti come il rapporto con la malattia, il sentirsi dei reietti nei confronti della società e delle famiglie in particolare che li considerano una fonte di imbarazzo. Peccato che quest'opera prima di Gren Wells, non particolarmente originale dal punto di vista dei contenuti e della regia (una banale miscela fra commedia e dramma), non esita a fare di una sceneggiatura potenzialmente ben studiata un film di sentimenti superficiali e prevedibili. Un'opera altresì non propriamente sostenuta discretamente dai suoi promettenti tre (ma sfruttati malissimo) protagonisti. Non solo Robert Sheehan (Nathan di Misfits), alle prese con una sindrome (la sindrome di Tourette) non facile da recitare (e si vede), ma anche Zoë Kravitz (visibilmente dimagrita per la parte) troppo "fumosa" nella parte di un'anoressica e soprattutto Dev Patel, ridotto a semplice macchietta (un po' come succede agli adulti Robert Patrick e Kyra Sedgwick). Non dimenticando una narrazione che si perde in una sequenza di scene a volte fini a se stesse, lasciando per strada una buona parte di coerenza interna, scivolando infine in un finale inconcludentemente consolatorio (che non chiude a dovere le tre storie), ulteriormente affossato da una colonna sonora tronfia e a tratti fuori luogo. Certo, questa è certamente una pellicola "necessaria", ma se da una parte non vengono mai a mancare la sensibilità e l'attenzione verso i personaggi e la loro difficoltà a inserirsi nel mondo, dall'altra queste buone premesse non vengono incanalate in un messaggio incisivo e appagante. Tanto che il film alla fine risulta troppo banale e melenso per piacere. Voto: 5

Accidental Love (Commedia, Usa 2015): Non lo credevo fosse possibile, ma anche Jake Gyllenhaal è capace (anche se in un film pessimo) di interpretazioni pessime. Tanto che una delle poche cose che mi è piaciuta di questo film è la bellezza di Jessica Biel, il che lascia intendere quanto mi abbia lasciato, niente. Come di nulla praticamente parla il film, perché il tema principale sulla riforma sull'assistenza sanitaria, ha qui come corollario una serie di avvenimenti improponibili e imbarazzanti. Un chiodo sparato nel cranio (come quello che la protagonista ha e che da un senatore vorrebbe farsi togliere) probabilmente farebbe infatti meno danni della visione di questo film. Un film che sembra partire bene nei suoi primi 5 minuti, ma che poi crolla, perché lo spunto da farsa sfocia in una farsa a cui non ci si crede (né mai ci si abitua) per quanto è deficiente. Poiché è tutto così incredibilmente sbalestrato, sbagliato, assurdo, imbarazzante che pare uno scherzo di cattivissimo gusto, oppure il risultato di un patto immondo, di una stranissima combinazione di fattori tutti negativi la cui somma porta ad una conclusione (ovviamente scontata) ancor più negativa. Inoltre, penosa per fattura, ritmi, tempi, direzione degli attori (tra cui anche Catherine Keener, Paul Reubens e Tracy Morgan), ma soprattutto per una scrittura così puerile e puerilmente orribile da denuncia penale, Accidental Love è una commedia che non fa mai (e non è un modo di dire né un'esagerazione) ridere. Il risultato è perciò un film stupido, poco efficace e di una noia mortale nonché patetico. Certo, mi si potrà obiettare che stiamo parlando di una commedia e che le cose non vanno prese sul serio, ma così proprio no. Giacché ogni cosa è impostata in modalità burlesca, in conclamata pagliacciata, con stupidissimi siparietti e pantomime che toccano nuove vette di idiozia. Voto: 3

The Gallows - L'esecuzione (Horror, Usa 2015): Volete sapere cosa c'è di nuovo o convincente in questo nuovo, ennesimo film prodotto dalla Blumhouse? Assolutamente nulla, siamo sempre davanti alla solita storiella, priva d'interesse e di tensione, prevedibile e scontata fin dall'inizio con le solite presenze rompipalle e i soliti ragazzetti idioti. Perché seppur il film trae spunto da un'idea interessante (l'inattesa e sconvolgente morte sul palco di un giovane attore durante una recita scolastica e della "vendetta" che si sussegue anni dopo), la realizzazione presenta delle pecche che non consentono di riconoscere la sufficienza (anzi neanche la mediocrità) a questo "originale" horror. La camera a mano (il cosiddetto Found Footage), ormai, più che un pregio è ormai da considerare un vizio e, in The Gallows, non solo non costituisce un valore aggiunto ma, anzi, crea disagio e disturbo notevoli. I ragazzi se la cavano e non mi sentirei di parlare di interpretazioni insufficienti. A non funzionare, infatti, non sono gli attori bensì la sceneggiatura senza originalità (con sviluppi altresì idioti e banali) ed una oggettiva incomprensibilità delle motivazioni che inducono Charlie, o chi per lui, a terrorizzare i giovani attori. Ma se ci aggiungiamo una narrazione piena di cliché, poche scene riuscite bene e dei tanti inutili jumpscare, il risultato non può che essere risibile. Per fortuna che il finale (seppur telefonato) è salvabile, perché per il resto The Gallows (un film che pretende di fare paura, prendendosi troppo sul serio e finendo col cadere più volte nel banale e nel già visto) resta solo una furbissima (deludente) operazione commerciale e nulla più, l'ennesimo horror da dimenticare in fretta. Voto: 4

Fai bei sogni (Drammatico, Italia, Francia, 2016): Tratto dall'omonimo romanzo autobiografico, questo film parla dell'elaborazione di un lutto. Massimo, il protagonista, perde la mamma a nove anni, e da quel momento in poi non sarà capace di interiorizzare la perdita, di attenuare il dolore a ricordo. Non a caso il regista (Marco Bellocchio) ci porta a conoscere Massimo, ma lo fa intimamente, dall'interno di quel dolore, attraverso gli occhi del bambino che rifiutando la morte della madre, rifiuta con questo l'esistenza compiuta del Massimo adulto. Questo per dire che c'erano tutte le premesse per realizzare un discreto lavoro, invece nonostante un testo di partenza ricco e profondo, una storia emozionante, dopo poco tempo il ritmo si sfilaccia e la noia avanza. Il film infatti, in cui i continui balzi e sbalzi temporali ed umorali non aiutano certo lo sviluppo della trama (anche perché in questo modo la sceneggiatura finisce per essere decisamente troppo dilatata specialmente nella parte iniziale e smarrisce un po' la strada), a fine visione risulta decisamente confuso e troppo pesante. Senza dimenticare che nel montaggio si affollano scene inutili e senza spessore. Didascalico, recitato in maniera imbarazzante anche da un Valerio Mastandrea raramente così poco in parte e ormai ostaggio sempre dello stesso personaggio, il film difatti, che sembra voler ricostruire pezzi di Storia (soprattutto quella italiana) attraverso il prisma della vita di Massimo, la passione per il Torino e per la squadra scomparsa nella tragedia di Superga, la serie tv Belfagor, suo amico immaginario, i primi articoli come commentatore sportivo, i reportage dai Balcani in guerra negli anni '90 e la famosa, stucchevole lettera in risposta a un lettore insofferente alla propria genitrice (interpretata con guizzo sarcastico dalla sempre strabiliante Piera Degli Esposti, uno dei tanti camei del film), non convince. Certo, c'è una grande riflessione sui problemi di crescere senza madre ma insomma la riflessione manca di nerbo e si risolve con una rivelazione finale che lo spettatore più attento poteva dedurre nel giro di una ventina di minuti. Peccato perché con un taglio diverso (più miglior utilizzo di Bérénice Bejo, qui decisamente spaesata e fuori ruolo giacché il suo personaggio risulta poco caratterizzato e quasi banale, e meno del bambino insopportabile) e una durata più congrua il materiale per realizzare una buona pellicola c'era tutto. Invece così si rimane in mezzo al guado o forse si rimane proprio impantanati. E si tratta perciò di un film decisamente anonimo (seppur non brutto), nonostante Bellocchio, che però mi aveva già deluso con Sangue del mio sangue. Voto: 5

Crazy Night - Festa col morto (Commedia, Usa 2017): Non era nelle intenzioni della giovane regista Lucia Aniello scrivere una storia originale, ma probabilmente costruire una commedia irriverente, sboccata, scorretta, nonché femminista, sicuramente sì. La storia infatti (seppur con un pizzico di originalità) è la stessa che si ripete in tutte le commedie nate sulla scia di Una Notte da Leoni e della sua versione al femminile come nell'ultimo Bad Moms, precursori di un intero filone che racconta di amici alle soglie del matrimonio, che si ritrovano per fare bagordi e finiscono nei guai. Anche qui, infatti, le amiche del college si rivedono dopo dieci anni per festeggiare l'addio al nubilato di una di loro, ma la notte brava in una villa di Miami si concluderà con un inevitabile cadavere. Ma se il film con Mila Kunis aveva un suo scopo, questo non ce l'ha. Il film difatti, nonostante un buon cast, perde spesso colpi, colpa soprattutto della frustante sceneggiatura che non soddisfa abbastanza, non è coraggiosa quanto dovrebbe (provando cioè a trasformarsi in una commedia nera ma lo fa con pochissima convinzione) e non diverte per niente (le gag e le battute sono banali, scialbe, ripetitive, molto poco originali, prevedibili e assolutamente non adeguate appunto per una commedia nera, e perciò non bastevole per assicurare un intrattenimento sufficientemente valido), riesce solamente a rendere il film estremamente noioso ed irritante. Inoltre cerca disperatamente di apparire girl-power, ma sbaglia completamente e in più di un'occasione non riesce a trovare una propria identità, soprattutto perché non riesce ad identificarsi ad un determinato sottogenere comico, poiché non si capisce in che direzione voglia andare fino alla conclusione, nella quale sceglie la strada più mainstream. Per non parlare della goffa e inesperta regia (soprattutto per questo genere di film) e la caratterizzazione dei vari personaggi estremamente banale e superficiale. Non solo i maschi della storia, che se non fanno una brutta fine, fanno certo una pessima figura (deboli, scialbi, dementi o malvagi stereotipati) ma anche le donne, perché le attrici (compresa la sempre bellissima Scarlett Johansson, le peggiori Jillian Bell volgarissima e Kate McKinnon visibilmente forzata) sono fuori luogo e non si immedesimano nei loro ruoli (in tal senso meglio dimenticare il cameo di Demi Moore, libidinosa compagna del non meno viscido Ty Burrel, che comunque in una cosa si fanno apprezzare, il rapporto a tre con Zoë Kravitz). Così facendo il film, troppo ambiguo, perde l'occasione di risultare una commedia nera, grottesca o rivoluzionaria, ma solo una perdita di tempo. Voto: 5

Omicidio all'italiana (Commedia, Italia 2017): Al suo secondo film Maccio Capatonda conferma i fondamentali del suo modo di fare, tono surreale sempre sopra le righe, gag a getto continuo, voglia di far divertire e riflettere insieme. Anche in questo film osserviamo infatti una serie di personaggi caratteristici, che ci intrigano per i loro caratteri esagerati o per il contesto in cui operano. Peccato che, come successo anche in Italiano medio, l'aspra critica alla nostra società (e alla tv becera che sfrutta la "tragedia" per fare audience) si fermi al palo (anche se il colpo arriva in ogni caso), non riuscendo a tradursi in un lavoro effettivamente capace di graffiare, che risulta eccessivamente grottesco, inverosimile e con una sceneggiatura claudicante, dialoghi inconsistenti e battute banali. Anche perché i temi affrontati, pur ambiziosi, sono liquidati con troppa semplicità. Ne deriva quindi un racconto abbastanza fiacco e noioso (a volte troppo esagerato), a tratti stucchevole, che non trova il giusto equilibrio tra commedia e satira sociale e, soprattutto, non si adatta (o lo fa solo occasionalmente) ai ritmi della narrazione cinematografica. Proprio perché le numerose gag del film, che pure potrebbero funzionare se isolate in sketch formato youtube (tanto congeniali al regista) e persino su un palcoscenico, nella pellicola hanno l'effetto di apparire posticce, prevedibili, sempre al servizio di una tesi moraleggiante che annacqua il potenziale comico dell'idea originale (giacché buone sono le idee, scarsa però è la realizzazione), già privata di un adeguato sostegno narrativo. Resta certamente la simpatia dei (ignoranti) personaggi, e di certo il film non ridimensiona il talento comico di Maccio, seppur dimostra che la sua ricerca di una formula per trasferire il suo linguaggio comico sul grande schermo non si è ancora compiuta, al contrario di altri, ma le pellicola, a cui non do un voto più basso solo perché si tenta comunque di affrontare temi interessanti, anche se si fa vedere, finisce per essere impresentabile ed inutile. Voto: 4,5

Ed infine come ormai consuetudine ecco i film scartati ed evitati:
Classe Z Commedia semplicemente banale ed anonima da meritare una visione
Assassin's Bullet - Il target dell'assassino Action risibile praticamente inutile
Dopo l''uragano Banalissimo dramma romantico statunitense
L'eccezione alla regola Interessante il cast, non tanto invece la storia dello Howard Hughes interpretato da Warren Beatty
Per mio figlio A prima vista dramma ordinario e prevedibile
Il crimine non va in pensione Ridicola commediola italiana
Il segreto della sirena Commedia per ragazzi/e superficiale e banale
Ace the Case - Piccola investigatrice a Manhattan Povera Susan Sarandon, del tutto sprecata in questa insulsa pellicola convenzionale
Extortion L'ennesimo action inedito e sconosciuto prevedibile
Bruce Lee - La grande sfida Troppo affezionato a Dragon per vedere questa quasi brutta copia
Il lato oscuro della rete Ogni tanto meglio evitare certe banali scemenze
Parigi può attendere Sinceramente di vedere questo adult road movie proprio non mi va
Grosse bugie Commedia romantica spagnola piena di cliché e quasi certamente banale
Il riscatto Dramma pugilistico ordinario e superficiale
Senza tregua 2 L'inutile sequel di un mediocre action
Columbus Circle Dramma apparentemente originale ma quasi certamente scontato e prevedibile
La Taularde Dramma carcerario con Sophie Marceau troppo banale
Nessuno mi troverà Documentario su Ettore Majorana personalmente non interessante
Il mistero di Arkandias Avventura per ragazzi convenzionale e scontata

18 commenti:

  1. Hai sembre una bella dose di masochismo, insomma.. :D Pensa che di certi non conoscevo nemmeno l'esistenza!

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    1. E senza masochismo come farei a fare questo post altrimenti? :D
      Beh guarda, credo che 5 film siano usciti al cinema, per cui comunque sconosciuti non sono, tuttavia meglio dimenticarsene ;)

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  2. Nemmeno la presenza di Jake mi ha fatto vedere Accidental Love, e mi confermi che ho fatto bene ad evitarlo.
    Neruda aveva deluso anche me, ricordo tanti sbadigli e più di una qualche difficoltà ad entrare nello spirito del film. Ma con Larràin il rapporto non è (o dopo Jackie, era) dei migliori.

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    1. A me invece proprio per lui che l'ho visto, purtroppo però è stato uno degli aspetti negativi di un film da buttare..
      In verità Jackie ho visto, in un'anticipazione della recensione ti dico che non che sia andato meglio..

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  3. Neruda lo voglio recuperare, ma le recensioni mi stanno facendo cambiare idea...

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    1. Sì perché, quello che sembrava un eccellente lavoro, si è rivelato un prodotto confuso e senza quasi un senso "poetico"..

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  4. Recupera The dinner su Sky... mi interessa la tua opinione...

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    1. Probabilmente lo vedrò ad Aprile e certamente a riguardo la dirò ;)

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  5. Omicidio all'italiana può piacere veramente solo agli abruzzesi, secondo me.
    Io lo sono per adozione ma comunque ho abbandonato il film a metà. Penso che tu abbia ragione quando sostieni che le innumerevoli gag funzionerebbero meglio come singoli episodi anziché messe assieme in un lungometraggio tramite una trama raffazzonata.

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    1. Mah, secondo me neanche agli abruzzesi, anche perché ne escono fuori personaggi stupidi, idioti ed incapaci...come in parte appunto gli stessi siparietti comici, facente parte di una trama, nonostante la lodevole critica, alquanto imbarazzante!

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  6. Ho visto solo Crazy Night (gli stessi giorni di Wilson, quando ero in ferie) ma io l'ho amato, la cicciona mi ha fatto morire dalle risate dall'inizio alla fine (anche l'altra che faceva l'australiana), che poi il suo personaggio è in linea con quello interpretato in 21 Jump Street. Magari un film un po' volgare ma non mi aspettavo altro da una commedia demenziale con un addio al nubilato.
    Il girl power, come lo chiami tu, è forse proprio ciò che mi ha fatto piacere il film, perché queste non sono donne, dai, sono maschie, aiutandomi nell'immedesimazione (è piaciuto anche alla mia ragazza ma non per questo aspetto).
    L'ho preferito di gran lunga a Bad Moms (che mi ha deluso), con cui lo paragoni, che secondo me si reggeva solo sulla Hahn.

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    1. Ma guarda in verità non solo perché leggermente volgare (e comunque ammetto che è molto meno rispetto ad altri molto peggio) non mi è piaciuto ma perché ridicolizza un po' tutto...in ogni caso l'intrattenimento c'è, seppur non fino in fondo, perciò proprio perché una bocciatura non c'è il film risulta godibile ugualmente ;)

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  7. Da fan di Maccio ho visto "Omicidio all'italiana". Ma sottoscrivo la tua recensione. Non potevi trovare parole migliori: "la sua ricerca di una formula per trasferire il suo linguaggio comico sul grande schermo non si è ancora compiuta". Mi sono fatto delle risate, ma il film è stato troppo lungo, diluito. Non mi ha convinto. Meglio il precedente.

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    1. Per me anche l'altro è sullo stesso livello, comunque di ridere si ride ma è davvero poca roba e neanche tanto interessante..

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  8. Omicidio all'italiana ancora mi manca, vorrei vederlo per farmi un'idea

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  9. Neruda a me era piaciuto solo perché è ambientato in Cile... ma riconosco che era oggettivamente noioso!

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    1. Infatti del paesaggio niente da dire, è tutto il resto il "problema" ;)

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