Marzo è stato un mese abbastanza movimentato per me, è passato il mio compleanno e quello di mio padre, ed è stato bello, purtroppo però i soliti problemi burocratici e piccoli problemini fisici sono rimasti. Il tempo che si sistemi definitivamente tutto c'è, ma il tempo sprecato a vedere questi film no, anche se tuttavia per alcuni è stato solo in parte. Comunque per ulteriori delucidazioni ecco la lista dei peggiori film e quelli scartati in questo marzo pazzerello.
Falchi (Thriller, Italia 2017): Pare che Napoli, sia diventata la location esclusiva e ottimale, per girare dei film che si occupano di malaffare. E Toni D'angelo, giovane e poco noto cineasta partenopeo, utilizza questa ambientazione, per raccontare una storia in bilico tra noir metropolitano, poliziesco e dramma umano. Peccato che la storia di due "falchi", cioè due agenti della squadra mobile napoletana, che agiscono solitamente in borghese e che si ritroveranno in un'indagine piuttosto complicata che li porterà a frequentare gli ambienti della locale malavita cinese, non porti praticamente a niente. Il film infatti, che non nasconde le sue elevate ambizioni, resta nel guado di una narrazione tesissima, ma che si attorciglia su se stessa, volendo scavare ed interrogarsi all'interno, finisce col diventare velleitaria. Ci sono molti tempi morti che rallentano il film e anche se l'interpretazione degli attori è più che efficace (tra questi Michele Riondino e Fortunato Cerlino), il lavoro non aggiunge niente di nuovo a quanto già visto tante volte, anche perché la sceneggiatura mostra diversi limiti che si traducono innanzitutto nella mancanza di un concept sufficientemente forte da essere sviluppato in un lungometraggio. Tanto che manca un vero collante a Falchi, un motivo che riesca a tenere desta l'attenzione dello spettatore, e l'indecisione sul tono da assumere (di tanto in tanto sono inserire scene d'azione abbastanza decontestualizzate) ne fanno un film con poca personalità. Un film perciò poco riuscito seppur non proprio brutto. Voto: 5
Neruda (Biografico, Argentina, Cile, Spagna, Francia, 2016): Sarà che conosco il poeta solo per nome, sarà che la mescolanza tra letteratura e cinema m'intriga e interessa poco, ma questa biografia di Pablo Larraín, mi ha lasciato una lieve sensazione di sconcerto. Di certo non mancano spunti interessanti (gli ingredienti per un film bello importante qui ci sono tutti), ma la mescolanza (seppur presentata con maestria e originalità) tra la biografia del poeta e gli stilemi di un noir degli anni '50, forse la narrazione che ibrida la ricostruzione della società cilena del '48 con una dialettica pirandelliana tra autore e personaggio, l'alternarsi di un registro "realistico" con spunti metaforici che rielaborano e dilatano le immagini fino ad accedere a una dimensione allegorica, proprio non mi ha convinto. La mia impressione infatti, è che siano stati mischiati male. Difatti ci si perde un po' in un mondo a metà tra quello del vate e quello del comunista fuggitivo, ed in questo perdersi la figura dell'inseguitore apparentemente subordinata a quella di Neruda (un uomo non propriamente "semplice") sovrappone un ennesimo piano ed un ennesimo mondo, il suo, che non si capisce quanto sia reale e quanto inventato. Non a caso non troppo semplice da intendere è la sceneggiatura in cui, nonostante buoni interpreti (anche se per colpa del personaggio mediocre è Gael García Bernal) l'impasto non sembra perfettamente riuscito, la sensazione è infatti quella di un ibrido dal sapore forte ma non armonico. Tuttavia, è un'opera coraggiosa e innovativa che conferma Larrain come un talento ormai consolidato (bellissimo era I Giorni dell'arcobaleno). Perché anche se non mi ha molto preso, il film non è stato del tutto malvagio. Voto: 5,5






