martedì 5 maggio 2020

I film visti in settimana (27 Aprile/3 Maggio 2020)

Continua il trend positivo, infatti per la quinta settimana consecutiva un film da 7 in pagella (che potrà sembrare un non granché voto, ma per i miei standard è parecchia roba) fa capolino nella lista settimanale dei film visti. Purtroppo continuano a far capolino anche film mediocri, ma se ci sarà sempre (spero di non essermi dato la zappa sui piedi) un film bello e da consigliare ogni settimana, non sarebbe poi tanto un problema insormontabile, un sacrificio difatti lo compirei. Comunque in questa settimana, in cui non ho nuovamente visto/rivisto alcun altro film (vintage), al contrario della scorsa settimana cinematografica, dove una brutta sorpresa ci fu, era Domino, questa volta niente a quel livello. Tuttavia una delusione sì che c'è, e la trovate subito al primo colpo.

Men in Black International (Azione 2019) - Già non se ne sentiva il bisogno, che il ritorno avvenisse almeno con più grinta, e invece niente di tutto ciò, fin troppo tiepido e poco coraggioso, privo di qualsiasi stimolo e mordente, incapace di approcciarsi in un modo nuovo e moderno in quanto ancora troppo ancorato a un modello di successo del passato, è il quarto episodio della serie Men in Black. International infatti, che non vede più L'agente J e l'agente K scambiarsi sagaci battute e frizzanti frecciatine (la mancanza della mitica coppia Will Smith/Tommy Lee Jones si fa sentire, anche perché qui le battute sono al limite del tedioso), in loro vece è presentata una coppia già collaudata, ha ben poca sostanza, che non siano ovviamente gli effetti speciali di qualità. Chris Hemsworth e Tessa Thompson, reduci da Thor: Ragnarok (che singolarmente hanno fornito più di quello che qui fanno insieme, 7 sconosciuti a El Royale12 Soldiers il primo, Creed II la seconda) si schierano nuovamente dalla stessa parte per fronteggiare il cattivo di turno che, questa volta, si annida dietro il completo nero dei MiB. Il volto del carismatico comandante in capo della sezione MiB di Londra appartiene a Liam Neeson, in un ruolo affascinante, ma la cui parabola narrativa è prevedibile e non giustificata da un solido background. La coppia funziona (anche se i loro personaggi vagano nel minutaggio del film senza riuscire mai a essere convincenti nelle azioni compiute, una più involontariamente goffa dell'altra), stessa cosa non si può dire della storia, affetta da buchi neri di trama che neanche una gigante blu è in grado di generare dopo il collasso. Una trama che implode su se stessa, ciò nonostante, la giustificazione la si può ricercare nella legge che muove l'universo dei MiB, dove la casualità non esiste e a un semplice pedone è concessa la possibilità di salvare la sua regina. Peccato non sia così anche a livello narrativo. Men in Black: International è un divertente road movie le cui strade di Londra, Parigi, Marrakesh e Napoli pullulano di alieni con una resa visiva accattivante, ma il cui scopo è poco chiaro e non funzionale alla storia, se non per condurre gli agenti MiB al cospetto del vero cattivo: un tentacolare mostro, divoratore di mondi, che vuole assimilare ogni forma di vita (lontanissimo dal "meraviglioso" Edgar-abito che portava lo "schifezzometro" alle stelle). Ciò che suscitava emozioni, nel primo sfolgorante episodio, è dato per scontato, senza nulla aggiungere di nuovo al franchise, nonostante alcune idee siano buone, ma mal integrate. Un circo spaziale senza personalità (il regista F. Gary Gray dopo Fast & Furious 8 dal tunnel non riesce a uscire), uscito fuori tempo massimo, e che ha a suo vantaggio soltanto il ricordo nostalgico e celebrativo, se vogliamo, di un successo di ormai troppi anni fa. Sparaflashatemi adesso per favore. Voto: 5

The Promise (Drammatico 2016) - Un triangolo sentimentale tra un giornalista statunitense residente a Parigi (Christian Bale), un brillante studente di medicina armeno (Oscar Isaac) e la bella Ana (Charlotte Le Bon), con sullo sfondo la tragedia del genocidio armeno, di questo narra questa pellicola, una delle poche a parlarci di un momento storico, di una vera e propria persecuzione razziale, che ancor oggi le autorità ufficiali turche stentano ad ammettere e a riconoscere nei dati agghiaccianti inerenti le vittime, che però spinge anche troppo sul suo lato romantico. La storia d'amore contrastata dalle circostante (il reporter ama Ana, che tuttavia è innamorata, e ricambiata nel medesimo sentimento, dal protagonista Michael, promesso ad un'altra e dato erroneamente per morto per volere dei genitori di lui), è infatti un nemmeno troppo originale presupposto per ritrarci i drammatici passaggi cruciali di una sanguinosa persecuzione rimasta sin troppo celata e per troppo tempo rinnegata anche da organismi politici ufficiali che non potevano non sapere. Al di là degli evidenti ed indiscutibili meriti civico-storici e di sensibilizzazione che la storia racchiude in sé o di cui si fa meritevolmente promotrice (ma un film come Ararat di Atom Egoyan trattava con ben altra profondità e lucidità la tragedia del genocidio armeno da parte dei turchi), il film, diretto dal mai particolarmente brillante od originale Terry George, si riduce ad un fumettone melodrammatico che denota anche un certo sfarzo produttivo (sin dal cast, decisamente importante, ma anche le scenografie e le location sembrano studiate in modo minuzioso), ma che sciupa ogni occasione propizia per rappresentarci uno squarcio storico che non appaia superficiale o viziato da una visione edulcorata da sentimentalismi nauseanti o pedanterie da prodotto televisivo formalmente impeccabile, ma narrativamente scontato e debole. I tre attori sopra citati, si adeguano alla situazione un po' stantia della prevedibile sceneggiatura, ed offrono ognuno una prestazione lontana (almeno per quanto riguarda il divo Bale e l'astro nascente Isaac) dagli standard qualitativi a cui da anni ormai i due ci hanno abituati. Insomma un film che spreca l'occasione, storicamente interessante sì, emozionante anche, ma che paradossalmente, nonostante la storia, non rimane impresso, e non si fa affatto ricordare. Voto: 5,5

The Nest (Il nido) (Horror 2019) - Una pellicola inaspettatamente bella passata sotto silenzio (se l'avesse girato qualche regista americano si sarebbe parlato di capolavoro), che ultimamente nella blogosfera sta riscuotendo consensi unanimi in positivo, e a ben vedere del tutto giustificati. Prodotto italianissimo (col quale il promettente Roberto De Feo debutta nel lungometraggio alla grande), The Nest è un lugubre crescendo ansiogeno all'interno di un tetro villone i cui abitanti vivono in apparente totale isolamento (tra questi un ragazzino paraplegico che dell'algida protezione della madre è quasi succube, almeno fino all'arrivo di una giovane cameriera, che lo scuote definitivamente). I motivi di tale scelta verranno svelati solo in un finale magari non esaltante ma comunque più che accettabile, chiusa intelligente di una storia i cui i tempi dilatati sono studiati alla perfezione, quindi funzionali all'accrescimento del mistero. Il regista infatti, costruisce il climax, lavorando quasi esclusivamente sull'atmosfera, con un'elegante messa in scena (in questo l'affascinante location italiana aiuta), componendo un microcosmo inquietante e sinistro, ed avvalendosi di un'estetica raffinata ma usuale (tra bambole spettrali, ambienti stranianti, interni che virano allo scuro, medici pazzi e un'algida dark lady), di un'efficace colonna sonora perfettamente calzante alla storia (una nota di merito a "Where is my mind" dei Pixies rifatta al pianoforte che è una delle cose più belle della pellicola) e di attori (c'è anche Maurizio Lombardi di The New Pope oltre a Francesca Cavallin) assolutamente in parte (su tutti i due giovanissimi con una Ginevra Francesconi anche molto dolce e carina), egli riesce a sorprendere. De Feo trasmette con inquietudine, un messaggio, forte e chiaro, di grande attualità, che legittima l'impianto narrativo: la velleità, di potersi chiudere in un mondo ideale, fuori dalle coordinate di spazio e tempo, e di riuscire a lasciare all'esterno tutto ciò che può far male. Ecco allora che The Nest diviene un inusuale, perturbante horror dell'anima, una metafisica e spaventosamente glaciale discesa negli inferi della coscienza e un'esplorazione fascinosa del tema del libero arbitrio, prestandosi dunque a molteplici chiavi psicanalitiche dalla robusta, efficacissima forza emotiva (c'è comunque da dire che il film non è proprio un film horror in senso stretto, la storia conduce verso l'horror, fino a quel momento tenuto nascosto, pronto ad esplodere, ma con il nerbo ben solido). The Nest non è un capolavoro e molte atmosfere paiono riciclate pedissequamente da pellicole senza dubbio superiori sull'argomento, ma De Feo si dimostra estremamente lodevole nell'inoltrarsi intrepidamente in questa storia macabramente lucente, crepuscolare e sottilmente tanto terrificante quanto cupamente abbacinante. Le debolezze sono i dialoghi e le interpretazioni talvolta eccessivamente enfatiche, inciampi da made in Italy che tuttavia non impediscono a Il Nido di raggiungere il suo traguardo: trattenerci e turbarci. Buone notizie con relativi segnali di vita da parte del thriller/horror italiano, bene, anzi, benissimo. Voto: 7
Pets 2 - Vita da animali (Animazione 2019) - Il nuovo capitolo di Pets riprende lo stesso concetto del primo film cercando di rispondere alla domanda "Cosa fanno i nostri amici animali quando i padroni non sono in casa?". Ne combinano di tutti i colori si direbbe, e infatti, con l'arrivo di un bambino, la vita di Duke ma soprattutto di Max subisce una scossa, servirà una gita in campagna ad aiutarlo a superare le proprie ansie e paure? Nel mentre (la narrazione si sviluppa infatti su tre storie parallele che convergono in un finale comune) l'impavida e intrepida Gidget deve recuperare il giochino preferito di Max da un appartamento pieno di gatti, infine c'è Nevosetto, il coniglietto con deliri di onnipotenza che convinto di essere un supereroe accetta una missione assai pericolosa. Il film Pets 2 è prodotto dall'Illumination Entertainment e diretto da Chris Renaud, già regista del primo capitolo. Il film fa sorridere ed è un perfetto sequel. Più che una trama lineare (comunque molto elementare all'insegna dell'intrattenimento puro), il film si compone di diverse scenette, dalle quali scaturiscono numerose gag. L'arco narrativo su cui punta è quello dedicato a Max, che con la sua sindrome da "genitore iperprotettivo" riflette una situazione molto comune e molto umana che porta a qualche spunto di riflessione, soprattutto quando si rapporta con Rooster. Le altre due storie, principalmente quella dedicata a Gidget, sono funzionali alla prima e creano la maggior parte dei momenti comici e di slapstick della pellicola. Sempre con molta ironia e in maniera soft si affrontano varie tematiche oltre a quella più complessa del rapporto "genitori figli", tra le quali la ricerca della fiducia in sé stessi e la cattività degli animali nei circhi, però nessuna di queste tematiche fanno breccia. Siamo lontani anni luce difatti dai film Pixar, come Inside Out, che colpiscono nel profondo lo spettatore attraverso l'animazione, ma siamo lontani anche dal più recente Spider-Man - Un nuovo universo, lungometraggio animato pensato più per un pubblico adulto (e nerd) che per i bambini. Illumination Entertainment segue la scia di altri suoi prodotti, come Cattivissimo Me, Minions e Sing che non scavano a fondo nelle storie, preferendo raccontare le avventure dei protagonisti attraverso l'umorismo e l'abbondanza di situazioni comiche. L'idea di sapere cosa fanno gli animali domestici, quando i padroni escono di casa, era vincente nel primo capitolo e poteva essere fonte di storie diverse, tuttavia in questo sequel non c'è alcun guizzo che sorprenda e faccia rimanere a bocca aperta. The Secret Life of Pets 2 in ogni caso, che si avvale del buon doppiaggio del primo, i doppiatori sono gli stessi (in originale da citare tuttavia Harrison Ford che per la prima volta doppia un personaggio animato, è Rooster), seppur da target bambinesco, è piacevole intrattenimento. Voto: 6+

Prendimi! (Commedia 2018) - Il solito prodotto usa e getta che va ad infilarsi nel fortunato filone della nuova commedia demenziale americana. Se la trama si ispira ad un'incredibile storia vera (quella di cinque amici ormai adulti che quando capita continuano a sfidarsi nel gioco del "prendersi"), la sceneggiatura non ha paura nell'esagerarne le dinamiche narrative, il che, purtroppo, porta solo raramente alla risata. Infatti, se la prima parte è brillante grazie appunto ad una trama interessante e se non altro originale, la seconda parte scade notevolmente, e non si comprende dove il regista (un certo Jeff Tomsic) voglia andare a parare, conseguentemente indeciso come concludere la vicenda. Parte come un film comico, ma degenera nel grottesco e nell'inverosimile con capitomboli e cadute che avrebbero ucciso un elefante. Oltretutto sono inseriti temi drammatici e sentimentali che mal si combinano con il quadro generale del film (Tag in originale), inoltre il finale del film appare un po' "appicicaticcio", messo lì tanto per concludere in qualche modo la pellicola. Una pellicola che però, e nonostante tutto (anche una musica stranamente assordante e fastidiosa), si vede volentieri. Il perché è presto detto, va bene che uno dei pochi meriti di quest'opera si può individuare nella scelta di assoldare Jeremy Renner, che si rivela un inaspettato e sorprendentemente godibile talento comico, non meno tuttavia del "leone" Ed Helms, ma questo è il cosiddetto film senza pretese che merita la visione. Il meglio comunque ai titoli di coda, con le vere scene. Voto: 6-

Una giusta causa (Biografico 2018) - Un omaggio ad una donna che con la sua tenacia ha cercato di non arrendersi mai, una storia attuale che ci ricorda di chi ha combattuto ieri, per formare i diritti di oggi indipendentemente dal genere di discriminazione, questo è Una giusta causa (oggettivamente un'orrenda traduzione italiana dell'originale On the Basis of Sex). Il film infatti, si ispira alla storia di Ruth Bader Ginsburg, prima giovane avvocatessa poi Magistrato e giudice della Corte suprema degli Stati Uniti d'America, che ha dedicato la propria vita a favore dei diritti delle donne e della parità dei sessi. La pellicola ci porta così in una storia con dei richiami biografici, alternati a momenti di procedural, e ci racconta di un personaggio appunto, che diventerà un'icona di speranza, di progresso, d'indipendenza e di uguaglianza, ma soprattutto tenta di esplorare le varie sfaccettature di Ruth. Piena di ambizione, ferocemente devota allo studio, alla legge e al concetto di giustizia. Alla ricerca del giusto equilibrio tra i suoi obiettivi e il suo ruolo di moglie e madre che i dettami dell'epoca esigevano. Quindi, attraverso una narrazione classicheggiante ritroviamo i punti salienti della vita della protagonista e vediamo la sua continua lotta in un mondo fatto di uomini, pieno di preconcetti e limitazioni. Ad incarnare il personaggio di Ruth troviamo (la bella e brava) Felicity Jones (A Monster Calls l'ultimo suo film visto) che con grande abilità riesce a trasmettere forza d'animo, caparbietà, coraggio e nello stesso tempo una certa frustrazione per la società che la circonda. Armie Hammer interpreta Martin Ginsburg marito di Ruth e avvocato, un personaggio che appoggia completamente la moglie che tenterà di aiutare in tutti i modi. Da sottolineare l'incontro che Ruth avrà con il suo mito, l'avvocato progressista Dorothy Kenyon, interpretata benissimo da Kathy Bates, sempre a suo agio in questi ruoli molto schietti, e quello con Justin Theroux nei panni del misogino direttore legale dell'UCLA Mel Wulf. Da segnalare nel cast anche la presenza di Sam Waterston. Film di un'altra epoca per ciò che riguarda la regia classica ed efficace di Mimi Leder (quella di Deep Impact, The Code e Un sogno per domani), ha però il difetto di calcare troppo la mano su una retorica di maniera alquanto eccessiva, che culmina in un monologo finale che per quanto appassionato, non fa che sottolineare i difetti concettuali di un film che anche dal punto di vista visivo è troppo auto-celebrativo. Film pieno di vitalità e di buone intenzioni, Una giusta causa (sceneggiato dal nipote della Ginsburg) non fa perciò il salto di qualità che serve, rimane troppo legato all'agiografia rinunciando a essere un vero biopic, per quanto sia lodevole l'intento di parlare più della donna in certi frangenti che del magistrato, dell'avvocatessa che cambiò per sempre la storia delle donne d'America. Tuttavia questo è un film che merita d'esser visto, anche solo per ammirarne il messaggio, l'importanza della tematica e la discreta prova del cast tutto. Voto: 6+

Ecco infine i film scartati ed evitati della settimana: Finalmente sposi, The Wedding Guest - L'ospite sconosciutoIl giovane Karl MarxIl colpo del cane, Birba - Micio combinaguai, Wolves - Il Campione.

29 commenti:

  1. Qualche mese fa sulla rivista "Nocturno" era uscita una bella intervista con Francesca Cavallin a proposito proprio di "The Nest" nella quale l'attrice trevigiana riempie di lodi il regista, il cast e la sceneggiatura tutta. La Cavallin aveva anche dichiarato di aver accettato all'inizio solo per la voglia di prender parte ad un'opera prima ma in un secondo tempo di essere stata letteralmente conquistata dalla bravura e professionalità del giovane regista.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Beh ci credo, per essere un esordio non è affatto un brutto inizio, anzi. Spero di vederne presto nuovi suoi lavori ;)

      Elimina
  2. Vedo che concordiamo pienamente per MIB 3 :D Pets 2 vorrei proprio vederlo, il primo era stato una sorpresa per noi

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sì al 100%, anche perché entrambi vorremmo esser stati sparaflashati dopo averlo visto :D
      Pets 2, caruccio, Nevosetto poi è troppo fantastico ;)

      Elimina
  3. Ho visto solo The Nest e mie è piaciuto molto. Un prodotto italiano davvero ben realizzato e che non ha niente da invidiare a molti horror moderni made in USA.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Come dicevo se ne parlava bene, anche qui, e le aspettative non sono state deluse ;)

      Elimina
  4. The Nest è ciò di cui avevamo bisogno nel nostro cinema.
    MIB a me non dispiace come idea, nel senso di deviazione dalla trama originale per creare delle legacy e spin-off... ma cavolo, devono farli bene!

    Moz-

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ne ho visto pochi di horror italiani (moderni), però serve anche questo genere ;)
      Tutte le idee sono buone, però metterle in pratica è diverso...ci vuole anche capacità.

      Elimina
  5. Men in Black International lo guarderò quando lo trasmetteranno in Tv solo per Chris Hemsworth! ;) Mi ispira anche "Pets 2", il primo film è carino.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sono i due film dopotutto più conosciuti, è giusto così ;)

      Elimina
  6. Men in Black lo voglio proprio vedere. Interessante questo tu blog e l'ho scoperto per caso. Penso di seguirti per un po'. Il cinema è uno dei miei passatempi preferiti. Buon pomeriggio.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Mah sì, una visione leggera ci sta ;)
      Grazie, e pure di seguirmi, spero di leggerti ancora, ciao :)

      Elimina
  7. Da quel che ho compreso devo assolutamente vedere The Nest, sempre che ci riesca... 🙄
    Grazie Pietro, leggo sempre molto volentieri le tue opinioni competenti. Ciao e buon pomeriggio.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sì, sorprendente per essere italiano ;)
      Ciao a te e grazie a te :)

      Elimina
  8. Questo Nest ha convinto davvero tanti, e io non gli davo nessuna chance. Potrei ripescarlo per la settimana horror a questo punto.
    Quanto al resto, saggiamente evitato ;)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. A questo punto sì, e poi penso che facendo al tuo caso potrebbe stupirti, non perderlo ;)

      Elimina
  9. Credo che sia la prima volta in cui ho visto 4 su 6 dei film che hai visto tu, solo che io gli ho visti a marzo. Parlo dei film Men in black international, che avevo visto anche al cinema, un bel film ma niente di significativo secondo me, Prendimi, una commedia carina, perfetta per scaricare la tensione accumulata in questo periodo, The Nest, un horror intrigante e lodevole da diversi punti di vista e Una giusta causa, un biopic che io ho apprezzato moltissimo e che mi ha fatto scoprire e apprezzare finalmente Felicity Jones.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sì, più di un mese, ma io non seguo un calendario preciso, vedo quello che voglio quando voglio :D
      Quattro film a loro modo belli, e leggo che insomma concordiamo ;)

      Elimina
  10. Ho visto solo The Next e mi è piaciuto un sacco. Condivido la tua recensione. Io gli avrei dato anche 1 punto in più.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Io seguo un metro di giudizio diverso diciamo, bello comunque che il cinema ultimamente funzioni così bene ;)

      Elimina
  11. Di recente abbiamo visto il primo Pets e a Lorenzo è piaciuto tantissimo.
    Vedrò di trovare anche il secondo.

    RispondiElimina
  12. Ho visto Prendimi al cinema e mi è piaciuto tantissimo! Gli avrei dato più della sufficienza; è vero che per alcuni tratti era troppo esagerato però a me ha strappato qualche risata :D poi bellissime le immagini reali alla fine, del gruppo di amici nella vita reale :D

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ecco, se avessero fatto tipo quelle immagini vere forse veniva più genuino, cosa che purtroppo in questo modo non è, e comunque non basta solo far ridere, però piacevole ;)

      Elimina
  13. Se mi attivano 'sta cazzo di linea telefonica + fibra, magari inizio a recuperare qualcosa, almeno dei più belli.
    Di questi mi hai incuriosito molto con The Nest.
    Prendimi! l'ho visto un po' di tempo fa... ricordo che mi è piaciuto ma forse hai ragione sulla seconda metà. La citazione iniziale è la mia filosofia di vita! È da un po' che vorrei inserirla nel nuovo logo del blog, il problema è che non ho un nuovo logo, o meglio, è solo nella mia testa 🤦‍♂️

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Continui a litigare con la tecnologia, sei perseguitato :D
      E' una curiosità che deve essere esplorata...mentre su Prendimi!, comunque meglio di certe altre americanate..

      Elimina
    2. Fa ridere rileggere il mio commento oggi. Dopo che a giugno sono riuscito a mettere Fastweb, dopo tanto tribolare, la scorsa settimana ho disdetto tutto 😅

      Ripasso per The Nest. Stavolta non concordiano, a parte ciò che hai scritto sugli attori, quello non posso negarlo. Una pellicola che mi ha annoiato dall'inizio alla fine, forse perché mi aspettavo un horror (Sky me lo ha messo in quella categoria). A differenza tua lo salvo per i pochi minuti finali e forse ora che so cosa c'è fuori, una seconda visione potrebbe farmelo rivalutare ma non ce la potrei mai fare, troppo lento.

      Elimina
    3. Ma in 5 mesi dopotutto tutto può cambiare ;)
      Definire un film in una categoria sta diventando complicato ormai, The Nest è comunque horror ma con sfumature thriller e non solo, e queste sfumature forse sono più impattanti, però di certo è lento e posso ben capire.

      Elimina