Da qualche anno History, la rete di divulgazione storico e scientifica, ha deciso di puntare anche sulla fiction e sono usciti fuori prodotti televisivi molto interessanti, primo tra tutti l'ottimo Vikings, non dimenticando anche la discreta miniserie Radici. In questo caso, riportandoci ai tempi dei Templari, Knightfall, miniserie televisiva storica statunitense creata da Don Handfield e Richard Rayner (che vede tra i produttori anche Jeremy Renner), si gioca le sue carte sfruttando il fascino del Sacro Graal e seguendo le gesta di uno degli ordini cavallereschi più famosi al mondo, uno degli ordini più ricchi, potenti e misteriosi del Medioevo e della storia, a cui era affidato il compito di difendere la cristianità e la sua più preziosa reliquia (e altresì nascondere segreti capaci di distruggere interi imperi). La serie quindi entra in questo intrigante mondo, nelle loro battaglie in Terra Santa e soprattutto nel loro difficile rapporto con il re di Francia Filippo IV detto il Bello che sarà la causa della loro fine. Ma nel frattempo che il peggio dovrà avvenire, la miniserie si concentra sul Maestro dei Templari di Parigi Landry du Lauzon (Tom Cullen), un valoroso guerriero scoraggiato dai fallimenti dei Templari in Terra Santa (ovvero dalla caduta della città di Acri, l'ultima roccaforte) che è rinvigorito da notizie riguardanti il Santo Graal, riapparso in Francia. Parte così una missione di vita o di morte per ritrovarlo. Una missione che riserverà sorprese, anche perché Knighfall, cavalcando l'onda del momento del tema storico molto in voga sia sul piccolo che sul grande schermo, si pone e abbraccia (perdendo purtroppo spesso l'obbiettivo) anche cavalieri, amor cortese, società segrete e medioevo, per cui molto c'era sul piatto. Tuttavia il suddetto, che stando ai trailer si prospettava succulento (tra battaglie epiche, avventure esotiche e quant'altro), si è rivelato invece meno gustoso di quello che poteva essere. Giacché a conti fatti lo show non ha convinto fino in fondo, mostrandosi troppo simile ad altre produzioni e quindi prevedibile.
Pagine
- HOME
- MY WORLD
- IL BLOG
- CINEMA
- TV & SERIES
- MUSICA
- GAMES & LETTURE
- GEEK LEAGUE
- TAG
- POST VARI ED ALTRO
- CONTATTI
- SERIE TV ANNO PER ANNO DAL 2015 AD OGGI
- TUTTE LE SERIE
- FILM ANNO PER ANNO DAL 2015 AD OGGI
- TUTTI I FILM
- IL GIRO DEL MONDO CINEMATOGRAFICO
- RUBRICHE CINEMA
- CLASSIFICHE
- HALLOWEEN
- ANIME LIST
- ELENCO SPECIALI
- Produzioni Originali Pietro Sabatelli
Visualizzazione post con etichetta Tom Cullen. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Tom Cullen. Mostra tutti i post
giovedì 5 aprile 2018
venerdì 20 ottobre 2017
Mine (2016)
Ciò che mi incuriosiva di Mine, film del 2016 scritto e diretto da Fabio Guaglione e Fabio Resinaro, non era tanto la trama o il tema in sé, dato che Land of mine aveva già donato spessore a questo argomento (quello delle mine antiuomo ovviamente), ma era il fatto che fosse (semplificando) per un terzo italiano (prodotto e girato negli USA) e che fosse per la coppia di registi l'opera prima. E quindi ero curioso di vedere come se la fossero cavata, d'altronde quando il cinema italiano arriva ad Hollywood c'è sempre il rischio di fare una figuraccia, ma come recentemente visto in Escobar del regista italo-americano Andrea Di Stefano (e in altre rare eccezioni), quando c'è la qualità, la voglia e la bravura, qualcosa di buono esce sempre. E infatti davvero sorprendente è questo film realizzato con un budget non elevatissimo, un film molto curato tecnicamente (un prodotto di altissima qualità, con ottimo montaggio e direzione artistica) e ben recitato (dopotutto Armie Hammer qui dimostra tutta la sua bravura, perché il film si basa e si poggia per più di un ora su di lui) che raggiunge un discreto voto grazie ad un'ottima idea di base che forse poteva anche essere sfruttata (anche se la suddetta è comunque efficace e funzionale alla pellicola) ancora meglio. L'inizio infatti (della missione fallita miseramente) non è proprio perfetto, anzi, un po' banale e forzato, ma come il film prosegue devo ammettere che ti cattura. La pellicola, difatti, racchiude in sé particolari in grado di coinvolgere lo spettatore dall'inizio alla fine. Questo grazie non solo a una narrazione ben delineata e dal ritmo serrato (talvolta lento, ma adeguato al tipo di storia raccontata), ma anche all'attenzione ai dettagli sia dal punto di vista degli avvenimenti, sia da quello psicologico che ne deriva. Anche perché seppur i primi 20 minuti si presentano nel modo classico di un film di guerra moderna, ma che non è il classico film sui militari americani (anche se ricorda un po' il comunque personalmente discreto American Sniper), il racconto, che parte dalla situazione senza via di scampo in cui un soldato calpestando una mina e rimanendovi sopra per non farla esplodere si trova in una situazione apparentemente senza via d'uscita, si apre a una miriade di riflessioni (con la comparsa dello splendido personaggio berbero) che scorrono quasi come fossero allucinazioni nel deserto.
Iscriviti a:
Post (Atom)