giovedì 14 dicembre 2017

Tutti gli altri film visti durante il 2017: Biografico (L'Odissea, The 33, L'uomo che vide l'infinito & La vita immortale di Henrietta Lacks)

Sesto appuntamento con il cinema biografico, che ci fa sempre conoscere storie importanti e personaggi di grande caratura che hanno cambiato la storia. Ho sempre saputo chi fosse Jacques Cousteau, il suo lavoro e i suoi traguardi raggiunti, qualcosa di lui scoprì anche nel film Le avventure acquatiche di Steve Zissou di Wes Anderson, poiché il personaggio dell'oceanografo e documentarista Steve Zissou, interpretato da Bill Murray era al tempo stesso una parodia del grande oceanografico e un omaggio alla sua memoria (il berretto rosso era il richiamo più evidente), ma di tutt'altro proprio non sapevo, ovvero che da regista di documentari vinse anche un Oscar e la Palma d'Oro, ma soprattutto non sapevo fosse un uomo "particolare", giacché con il film biografico L'Odissea (The Odyssey), film del 2016 di Jérôme Salle, il suo lato umano, ricco di pregi ma anche di molti difetti, viene a galla. La pellicola infatti racconta non solo la sua vita del comandante, i suoi successi, i suoi sogni ma anche le sue contraddizioni, le sue ossessioni, e, poi, il difficile rapporto con la moglie e i figli, in particolare con l'amato Philippe, morto nel 1979 in un incidente aereo alle Azzorre. Perché anche se grazie ai suoi filmati (e alle sue rivoluzionarie invenzioni) egli divenne un mito mediatico, un protagonista, una star internazionale, non era proprio un uomo perfetto, anzi, era pieno di debiti, in crisi esistenziale con la sua famiglia, con la moglie, che vendette tutto per costruire la sua Calypso, famigerata nave che lo affiancò in tutte le sue strabilianti avventure. Avventure che dal 1946 impegnarono la sua vita, tanto che, finiti sul lastrico, lui e sua moglie (i bambini mandati in collegio, cosa che rovinò il rapporto con i figli) furono costretti a vivere sulla nave. L'Odissea ritrae infatti il periodo storico che lo vede nascere come regista, come esploratore e accompagna la vita di Cousteau per un arco lungo 40 anni. Anni in cui, come detto, la sua natura irascibile lo portò a distaccarsi totalmente dal figlio Philippe, dapprima i due si affiancarono per realizzare i lungometraggi, ma per divergenze lavorative e visioni del mondo totalmente opposte si divisero per anni.

Fortunatamente Cousteau ben presto capì il suo errore e abbracciò la vocazione ambientalista del figlio, riunendosi nel '73 sotto la Cousteau Society, attraverso cui informavano il mondo dell'importanza della conservazione degli ecosistemi marini, impegnandosi insieme sul fronte comune per la difesa degli oceani. Nonostante ciò, L'Odissea resta una pellicola visivamente molto potente ma dialetticamente piatta. Le profondità oceaniche che si mostrano in modo vorticoso non vengono accompagnate da una struttura narrativa rigorosa e non c'è una buona caratterizzazione del personaggio principale, gli unici rapporti interessanti e che danno alla trama una nota positiva sono il ruolo di padre, anche se esso viene poco sviluppato. Buoni invece gli scenari e tutto il resto, come anche la complessità di Cousteau, sviscerata bene (ma non totalmente o in modo ottimale) dal semi sconosciuto Jérôme Salle, che nella sua filmografia conta solo film mediocri. Detto questo, il lascito di Cousteau attraversa la pellicola in modo abbastanza efficace, soprattutto nel tratto finale, quando superata l'iniziale visione spettacolare (e ben sponsorizzata), approdò ad una consapevolezza profonda e meditata sul disastro ambientale (da qui partirono infatti le sue battaglie contro la pesca subacquea, le scorie nucleari, l'inquinamento dei mari, la protezione dell'Antartide). E Lambert Wilson (famoso attore francese molto produttivo negli anni) incarna senza infamia e senza lode un uomo che avrebbe potuto tributarlo di un encomio sublime, ma che purtroppo veste senza quel quid che riesce a rimanere impresso nella mente dello spettatore. Audrey Tautou (la stupenda interprete del bellissimo Il favoloso mondo di Amélie) d'altro canto si misura col ruolo di una donna e moglie passiva, deferente e che non rende giustizia a un'attrice così talentuosa, resta negli angoli, all'oscuro della trama e della vita di quest'uomo. Anche se questo film, è comunque un film sufficientemente godibile e piacevole da vedere, anche solo per conoscere ancor di più la vita di Cousteau che, ancora oggi è fonte di ispirazione, soprattutto per chi si sacrifica e dedica la sua vita in difesa dell'ambiente. Voto: 6
Basato sul libro La montagna del tuono e del dolore del premio Pulitzer Hector TobarThe 33, discreto film del 2015 diretto da Patricia Riggen (Miracles from heaven), ed uno degli ultimi film ad avere la colonna sonora firmata dal celebre compositore James Horner, racconta l'appassionante storia vera dell'incidente nella miniera di San José, in cui 33 minatori rimasero intrappolati a 700 metri di profondità per 69 giorni in condizioni avverse, giorni in cui tra difficoltà e istinto di sopravvivenza, e con l'aiuto di tutti (e dei loro preoccupati familiari), riuscirono (con grande spirito di sacrificio e parsimonia) ad uscirne fortunatamente (come incredibilmente successe anche alla compagnia petrolifera, assolta dall'accusa di negligenza criminale) indenni. The 33 infatti, in ogni caso ben fatto e ben recitato, che ovviamente ha il suo Happy-end, è un film piacevole anche solo per la forte ed emozionante storia, che da sola è più che sufficiente a fare l'intero film, anche se la suddetta importante storia purtroppo, anche per colpa di una bassa produzione e dell'operazione certamente commerciale, viene poco sfruttata. La storia infatti è importante ma il film non gli rende onore. Non perché il film magari non affronti tematiche meritevoli come l'approfondire il grande circolo mediatico creatosi intorno all'evento, limitandolo a puro elemento di contorno, ma perché la produzione americana, con parlato in inglese nonostante i personaggi fossero tutti cileni (e anche gran parte degli attori, cileni o comunque sudamericani) e con un ottimo Antonio Banderas a salvare il cast altrimenti patetico (dove si salva forse anche Gabriel Byrne, molto ammirato nel riscoperto horror Stigmate), sembra davvero troppo ruffiana, anche se tuttavia, soprattutto perché è una storia finita bene, essa non dà fastidio. Lo da invece Juliette Binoche, che seppur brava ed anche se tutte le interpretazioni sono state spinte all'esagerazione (tra cui quelle di Rodrigo SantoroBen-HurFocusPelé e Lou Diamond Phillips), irrita non poco. Non il film comunque, certamente appassionante e con una sceneggiatura solida abbastanza per portare a termine una buona pellicola. Giacché a dispetto dello squallore dell'operazione commerciale e retorica, la regia e la fotografia ragionate si fanno onore nel rendere la complessità dell'ambiente (la cava labirintica, oscura, instabile, centenaria), e la sceneggiatura riesce a incastrare efficacemente le tre diverse storie (i minatori bloccati, l'eroico ministro che organizza il salvataggio, i familiari disperati accampati all'esterno) e la drammatizzazione dell'autore José Rivera (I diari della motocicletta) ricostruisce con empatia le storie familiari di alcuni dei minatori. Infatti nonostante certi evidenti difetti, il film, che consiglio altresì di recuperare, emoziona, coinvolge e si fa gradevolmente vedere. Voto: 6,5
Basato sulla biografia L'uomo che vide l'infinito: La vita breve di Srinivasa Ramanujan, genio della matematica scritta da Robert Kanigel nel 1991, L'uomo che vide l'infinito (The Man Who Knew Infinity), interessante film del 2015 scritto e diretto da Matt Brown, racconta appunto l'incredibile storia (ambientata poco prima della Prima Guerra Mondiale) del matematico indiano Srinivasa Ramanujan che fu scoperto dal matematico inglese Hardy il quale riconobbe in lui una mente prodigiosa e fuori dal comune per le intuizioni matematiche che egli ebbe nonostante la sua mancanza di istruzione. E insieme realizzeranno (dopo tante peripezie) una delle più produttive (e speciali) collaborazioni della storia della matematica. Il film infatti, biografico, ben diretto e soprattutto molto ben interpretato da un'impeccabile Jeremy Irons (in linea con Race: Il colore della vittoria ma certamente meglio che in Assassin's Creed e High-Rise) nella parte del matematico Hardy come pure dall'indiano Dev Patel in quella di Ramanujan (anche perché la coppia studente-mentore funziona molto bene), cavalcando il fortunato filone della biografie di scienziati, più o meno romanzate, di cui certamente The Imitation Game è il migliore esempio recente, riesce ad appassionare lo spettatore alla vicenda del protagonista, in particolar modo per ciò che concerne la descrizione dell'amicizia (rappresentata bene dal regista) e del rispetto profondo che nacque e si accrebbe tra i due studiosi nel corso degli anni e a dispetto dei pareri e dei pregiudizi altrui. Dopotutto uno dei temi affrontati e quello che affiora più di tutti è il razzismo, dato che emerge il disprezzo che gli europei provano di fronte a una persona proveniente dai loro possedimenti coloniali. Ramanujan infatti viene picchiato da un gruppo di coetanei in quanto diverso, i lividi sul volto del giovane corrispondo anche ai lividi che porta nel cuore. Viene trasmessa molto bene insomma la solitudine dello straniero. Altro argomento presente nel film è la guerra, come detto siamo nel periodo del primo conflitto mondiale e la crudeltà viene mostrata nella scena in cui una bomba viene scagliata su una Università uccidendo poveri innocenti. Tutti argomenti interessanti, anche se essi, poco sviluppati e non ottimamente argomentati, e poi qui la matematica (per chi non è avvezzo) è difficile da comprendere. In più a volte, si segue la faticosa ascesa sociale di Ramanujan senza che i personaggi esprimano una reale forza come era A beautiful mind, tanto per rimanere in argomento. Al contrario la narrazione è invece lineare e ricca di dialoghi, e una menzione speciale va alle funzionali musiche orientali. Ma purtroppo, anche se il film riesce a coinvolgere lo spettatore, esso si vede e si dimentica in breve tempo. Giacché L'uomo che vide l'infinito è davvero un filmetto convenzionale, dove il cast (comprendente Toby JonesStephen FryJeremy Northam e Kevin McNally) di supporto poco fa, dato maggior rilievo avrebbero forse meritato le figure altrettanto geniali del racconto. Tuttavia nel complesso il soggetto rende con equilibrio sia lo sfondo storico, che l'ambiente accademico inglese al tempo della Grande Guerra, elitario, razzista e chiuso, ma meno di quanto ci si potrebbe aspettare. Tutto per un film che si vede volentieri se non altro per il fascino di Jeremy Irons con l'eleganza dei suoi vestiti e la bella fotografia di un'attenta ambientazione, senza però aspettarsi troppo. Voto: 6,5
Basato sull'omonimo best seller di Rebecca Skloot e candidato come Miglior film per la televisione agli Emmy 2017, La vita immortale di Henrietta Lacks, film drammatico targato HBO e diretto da George C. Wolfe (Come un uragano, Qualcosa di Buono), ripercorre la disperata ricerca di informazioni che la figlia (Deborah, interpretata da Oprah Winfrey) di una donna che a sua insaputa rivoluzionò la storia della medicina, condusse grazie all'aiuto della scrittrice (una funzionale ed efficace Rose Byrne), per provare a scoprire come la raccolta non autorizzata delle cellule della madre abbia attuato un'innovazione medica senza precedenti. Attraverso numerosi flashback infatti, vengono mostrati sia i dettagli sulla storia di Henrietta Lacks, una donna afro-americana diventata lo strumento inconsapevole (tramite raccolta non autorizzata) di scoperte mediche sensazionali e rivoluzionarie, giacché nei primi Anni Cinquanta le sue cellule (tumorali) sono state utilizzate difatti per creare la prima linea cellulare umana immortale, sia le conseguenze che la notizia ebbe su Deborah e la sua famiglia, tenuta all'oscuro dei fatti per più di vent'anni. Le cellule della donna infatti, morta nel 1951 e denominate in seguito "HeLa" continuano a vivere e a riprodursi tutt'ora, trovando utilizzo in numerose ricerche scientifiche. Ma questo film, nato per omaggiare la memoria di Henrietta, è soprattutto una denuncia alle pratiche poco ortodosse che i familiari della donna hanno dovuto subire dai medici del tempo. Loro infatti, sottoposti a vari esami cellulari senza apparenti motivi e mai stati informati di nulla, non sono mai stati menzionati nei libri pubblicati, non hanno mai beneficiato di alcun riconoscimento, soprattutto, economico e non hanno ricevuto mai delle scuse formali per il comportamento scorretto che i medici hanno avuto nei loro confronti. La storia quindi (interessante ma frammentata e abbastanza poco coinvolgente), grazie ai familiari, interpretati anche da Reg E. Cathey (Outcast), Leslie Uggams (EmpireDeadpool) e Rocky Carroll (NCIS), ci mostra le difficoltà, le problematiche, esplose soprattutto nella figlia adorata, interpretata bene ma non benissimo dalla Winfrey, un'icona americana. Non solo, perché grazie all'aiuto della giornalista, che crede fermamente in quel che fa, emergeranno altri aspetti inquietanti ed interessanti. Anche perché il lungometraggio di George C. Wolfe non segue le linee del classico biopic ma cerca di mostrare vari aspetti della vita di Henrietta Lacks e della sua famiglia. Ci riesce, ma in parte, perché l'evoluzione che ciascun personaggio portante della pellicola ha negli anni, non sempre sono d'impatto e convincenti. Ma di fronte all'importanza di conoscere, scientificamente parlando ed eticamente parlando, questa incredibile ed affascinante storia di scienza e altresì fede, la qualità bassa, la non lineare narrazione e tanti piccoli difetti vengono meno. Tuttavia non è per tutti e non è un granché, anche se un pizzico di emozione c'è, un po' di rabbia anche, altresì indignazione ma soprattutto speranza, che ancor oggi quelle cellule possono aiutare la scienza a trovare la cura a tante malattie. Voto: 6

6 commenti:

  1. Per me proprio niente, a sto giro.
    Peraltro titoli che nemmeno avevo sentito, forse solo quello acquatico mi dice qualcosa...

    Moz-

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    1. Perché forse l'hanno dato in tv e per ben due volte...comunque nessuno che effettivamente può fare al caso tuo questa volta ;)

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  2. Di questi conoscevo "The 33", la vicenda la ricordavo bene e mi appassionò.. certo sono sicuro che sarà un film anche troppo positivo, ma si sa già che la storia reale è andata a finire bene..

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    1. Infatti se hai letto l'ho trovato abbastanza retorico seppur tanto coinvolgente ed appassionante ;)

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  3. Ho visto anche io L'uomo che vide l'infinito: cercavo di ricordarmi la trama e poi mi è venuto in mente che avevo dormito -.-

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    1. Purtroppo certi film, anche se storicamente e umanamente interessanti, e anche se alla fine sono sufficientemente vedibili come questo qui, sono noiosi...quindi ci sta che faccia quest'effetto..

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