L'anno mio cinematografico volge quasi al termine, altri tre contenitori come questo mi dividono infatti dalla "chiusura" e dalle conseguenti classifiche finali, ed è quasi tempo quindi di preparare il terreno per il prossimo anno (anche se manca praticamente un mese). Un anno che, come sarà per la serie vedrà molte pellicole rimaste in sospeso avere finalmente una visione, che sarà particolarmente corposo come questo che sta per finire. In tal senso, ai fini di stilare La Promessa 2021, ufficializzo il fatto che un posto dei 10 disponibili sarà riservato alle vostre richieste di mesi fa, uno alla Disney (ho live action, ma non solo, in arretrato) e uno alla filmografia di David Lynch (la parte 2 dopo la parte 1 di quest'anno), gli altri posti invece, devo ancora decidere (e accetto suggerimenti). Detto ciò è ovvio che molto deve ancora accadere, molte pellicole hanno da passare da questi miei schermi, esattamente come questi di oggi, perciò calma e cioccolato caldo.
SEMAFORO VERDE PER...
L'ufficiale e la spia (Storico/Dramma 2019) - Se si riesce a passare la prima metà del film, decisamente prolissa, retorica, pomposa (come d'altronde doveva essere l'ambiente militare nella Francia di fine Ottocento), L'ufficiale e la spia (tratto dall'omonimo romanzo del 2013 di Robert Harris, anche co-autore della sceneggiatura assieme al regista) si rivela una visione decisamente godibile (tutta la vicenda si segue con attenzione), che associa l'evidente importanza e attendibilità dei contenuti con una narrazione snella, solida ma scorrevole. Il ritorno di Roman Polanski dietro la macchina da presa dopo Quello che non so di lei è nel segno dell'impegno civile e, ancora una volta, della memoria, è infatti ben chiaro il focus della vicenda (l'affare Dreyfus) sull'antisemitismo che ne diede il via. In un clima europeo enormemente teso e in una montante campagna di odio verso gli ebrei ebbe luogo uno scandalo tanto potente da spaccare l'opinione pubblica in due e causare dimissioni di alti ufficiali e ministri francesi. Tutto questo ne L'ufficiale e la spia c'è, e Polanski restituisce con grande perizia allo spettatore quell'atmosfera confusa e rabbiosa nella quale (attenzione che arriva la strizzatina d'occhio alla contemporaneità) intervennero giornalisti, politici e perfino "liberi pensatori" di vasta influenza come lo scrittore Emile Zola a muovere le acque generando dubbi, sospetti, complotti e controcomplotti (la Storia ha dato ragione agli accusatori, a ogni modo). E' difficile muovere critiche vere a questo film se non fosse che manca di sentimento, è come se il pittore fosse troppo preso dai dettagli da dimenticarsi cosa dipinge. La rappresentazione politica è uno sfondo, lo stesso Dreyfrus lo è, un quasi irriconoscibile (ma pur sempre bravo) Louis Garrel, ed il personaggio di Picquart (comunque impeccabilmente interpretato da Jean Dujardin), sebbene il protagonista della storia, rimane alquanto evanescente (nel buon cast non manca in ogni caso Emmanuelle Seigner e c'è pure una particina anche per Luca Barbareschi, che è del resto fra i produttori). Questo J'accuse manca di qualcosa nella sua perfezione, manca di una vera e propria anima, è tutto concentrato sulla sua storia, anzi, sulla STORIA. Nonostante questo è un film più che dignitoso appunto su un pezzo di storia con molte ombre e pochissime luci della Francia di fine '800. Voto: 7