martedì 9 luglio 2019

[Games] Amnesia 1 e 2 & Titan Quest Anniversary Edition

GenereAmnesia: The Dark Descent è un gioco di genere survival horror prodotto dalla Frictional Games. Amnesia, ispirato al racconto "L'estraneo" di Lovecraft, uscì nel 2010 su piattaforma Steam per PC e successivamente portato anche su sistemi operativi Mac e GNU/Linux.
Trama: Daniel, un ragazzo londinese, si sveglia in una grande sala di un castello lugubre e buio. Non ricorda nulla: né dove si trovi né perché si trovi lì, ricorda solo il suo nome. Seguendo delle tracce raggiunge delle lettere che si scrisse lui stesso prima di bere la pozione Amnesia per perdere la memoria. Scopre così di essere inseguito da un'entità immateriale e immortale, ma al contempo molto pericolosa: l'Ombra. Non può combatterla, può solo cercare di sfuggire da lei e dai suoi servi che vagano per il castello di Brannenburg. Il suo scopo è quello di sconfiggere il conte Alexander prima che ottenga la vita eterna e per farlo dovrà esplorare il castello, trovandosi faccia a faccia con i terribili ricordi nascosti nella sua mente che l'hanno spinto a dimenticare.
Recensione: Il gioco mi è piaciuto veramente molto per degli aspetti che non avevo mai incontrato prima in altri giochi (anche se di giochi simili mai giocato, a parte adventure di altro genere ed a parte Alien vs Predator che era però anche un FPS, così come lo erano Left 4 Dead, Dead Island e Dead Space) e che contribuiscono a favorire il suo lato horror: per esempio l'aggiunta dello stato di sanità mentale dove il povero Daniel, se lo lascerete camminare al buio, andrà fuori di testa e comincerà a vedere tutto sempre più distorto fino ad accasciarsi al suolo con un fischio continuo finché non troverete una fonte di luce da fissare. Poi il fatto di essere in prima persona e avendo il puntatore a "manine" che a seconda del tipo di mano che compare puoi compiere diverse azioni (raccogliere, spostare, ruotare), c'è una grossa interazione con la maggior parte degli oggetti che si trovano in giro: si può infatti prendere in mano quasi tutto quello che troviamo, trasportarlo in giro, ruotarlo per posizionarlo come vogliamo e anche lanciarlo via (mi divertivo troppo quando entravo in una stanza per cercare qualcosa e prendevo tutte le sedie le casse e i barili e le lanciavo via solo per fare casino, oppure, cosa molto più utile, per barricare la porta in modo che il mostro non entrasse). Ma forse la cosa che ho apprezzato di più è appunto che tramite questa interazione con gli oggetti si può afferrare una porta e tenendo premuto il tasto del mouse, possiamo noi stessi scegliere di quanto aprirla se vogliamo prima osservare cosa c'è dall'altra parte. Stessa cosa anche con tutti i cassetti e soprattutto con le ante degli armadi quando ci nascondiamo dentro. Inoltre ci si può sporgere di lato e per esempio guardare dietro l'angolo alla fine di ogni corridoio. Infine la cosa che caratterizza questo gioco è il fatto di poter usare la propria mano solo per tenere la lanterna (ulteriore causa di panico quando l'olio sta per finire) ma non per usare armi. Quindi quando disgraziatamente si incontra una di quei vomitevoli mostri, o gli lanciate dietro la prima cosa che trovate (ma non ve lo consiglio perché sarebbe solo una perdita di tempo) oppure, scappate correndo come dei deficienti (non sto a raccontarvi tutto, ma quando si sente il verso del Brute si fa prima a suicidarsi). Passando ad alcune piccole critiche a questo gioco, gioco avuto in regalo quasi un anno fa da Steam ma solo adesso rispolverato, ho trovato un po' pallosetto dovermi leggere tutte le lettere che trovavo per capirci qualcosa della storia (infatti qualche punto me lo sono perso perché non avevo voglia di leggere). A proposito di storia, per certi versi la trama è abbastanza insignificante, con una totale assenza di climax, colpi di scena e lineare sia nelle atmosfere che nei contenuti dall'inizio alla fine, ma sviscerarla a fondo è comunque abbastanza interessante. Inoltre anche devo dire che mi immaginavo qualche scena di terrore in più. Ce ne sono state parecchie certo, una in particolare me la faccio addosso ogni volta che la rifaccio, però c'è stata buona parte del gioco in cui c'era solo l'ansia di trovare qualcosa quando alla fine era tutto tranquillo. In generale, però, non si tratta di difetti talmente gravi da rovinare il tutto: The Dark Descent è comunque un grandioso horror adventure.
Modalità di gioco: La modalità è una ed una soltanto, ma è più che sufficiente, anche perché in quella che c'è il fattore più importante, la paura, è sempre assicurata. A proposito, il gioco, con visuale in prima persona, trova il suo punto forte nell'immedesimazione del giocatore in Daniel, diventando uno dei giochi horror più spaventosi che abbia mai visto o giocato. Il gioco riesce infatti (anche grazie al sonoro, che contribuisce con musiche lugubri appena udibili e forti fischi fastidiosi quando il malcapitato protagonista non riuscirà più a resistere alla tensione) a mantenere la paura in maniera costante dall'inizio alla fine, e lo fa in maniera splendida. Non si tratta solo di Jumpscare, ma di qualcosa di ben più spaventoso: dalla paura di essere inseguito a quella di essere scoperto, il gioco presenta una varietà di situazioni horror non indifferente, e fa tutto maledettamente bene. Quando non si sta affrontando il nemico, inoltre, ci saranno dei flashback che mostreranno gli orrori avvenuti all'interno del castello. Insomma, Amnesia è terrorizzante ed è sicuramente uno dei suoi più grandi pregi.
GameplayAmnesia è un'avventura horror in prima persona. Lo scopo del gioco è avventurarsi nel castello ed eliminare Alexander, come si scopre nel documento a inizio gioco. Per raggiungere il suo obiettivo, Daniel deve risolvere puzzle, esplorare il castello e sopravvivere agli attacchi dei nemici. Il giocatore è munito di una lampada ad olio, il quale finisce sempre piuttosto in fretta (ed è raro trovarne altro). Oltre alla lampada, è possibile trovare degli acciarini con i quali è possibile accendere lampade e candele. Queste forniscono una luce piuttosto limitata e non sono trasportabili, ma gli acciarini sono molto più comuni dell'olio della lampada. Come accennato prima, il protagonista deve risolvere una serie di puzzle per andare avanti. Si tratta, in realtà, di enigmi molto semplici, che in genere vanno risolti con oggetti trovati in giro durante l'esplorazione. I puzzle sono, comunque, abbastanza ingegnosi e divertenti. L'altra parte del gioco si basa sull'esplorazione del castello. Il maniero, però, è popolato da creature misteriose e ostili. Queste sono gestite in maniera piuttosto intelligente: anziché fare giri di ronda predefiniti, i nemici appaiono, salvo alcune eccezioni, a random in alcuni punti precisi. La scelta si rivela piuttosto saggia, perché fuggire da un mostro senza subire danni è veramente difficile, vista la loro velocità e potenza. Amnesia ha anche una discreta varietà di situazioni (per quanto possibile), il che rende sempre piacevole l'avventura. Un'altra caratteristica importante è l'implementazione del sistema di sanità mentale. Stare al buio, vedere i nemici o assistere a scene orribili causerà turbamento in Daniel, che precipiterà sempre di più verso l'insanità. Una volta arrivati allo stato minimo di sanità mentale, il personaggio comincerà a subire effetti pesanti, quali lentezza nel rispondere ai comandi o incapacità nel muoversi. Per recuperare la sanità, basta stare per un po' di tempo in un luogo illuminato, o in alternativa cercare di risolvere puzzle e andare avanti. In generale, quindi, The Dark Descent è piuttosto divertente sul punto di vista del gameplay. Un gameplay appunto semplice, forse troppo per alcuni ma non per me, mouse e tastiera per muoversi, mirino intelligente e tasto sinistro per interagire con gli ambienti, un inventario e un tasto per illuminare la stanza con una lanterna. Il minimo indispensabile insomma.
Aspetto tecnico: La grafica non raggiunge livelli di eccellenza (anche se si ha comunque modo di godere degli splendidi interni del castello, nonostante molte texture sono in bassa qualità e scarsamente definite). Pur risultando piuttosto godibile, infatti, il motore grafico non fornisce un impatto visivo paragonabile a titoli da tripla A. Un compromesso accettabile, d'altro canto, considerando che Amnesia è fatto per girare anche su sistemi molto vecchi. La parte sonora, invece, raggiunge livelli esaltanti. I continui suoni terranno viva l'ansia nel giocatore, e la colonna sonora è sempre adeguata e brillante. Il doppiaggio del gioco, è abbastanza ben fatto. Non si può dire la stessa cosa della traduzione (solo scritta) in italiano, che presenta alcuni difetti che, sebbene non siano gravissimi per la comprensione della trama, possono risultare spiacevoli a chi non ha una buona conoscenza della lingua inglese.
Longevità: Salta subito all'occhio la longevità abbastanza bassa: anche se io ho finito il gioco in dodici ore, e la media è tra le 7 e le 10 ore. La rigiocabilità è invece bassissima (gli unici motivi che possono incentivare una seconda corsa sono il commentario degli sviluppatori e i tre finali).
Commento finaleAmnesia è senza dubbio un piccolo gioiello (almeno per quei pochi giochi di questo genere giocato). Frictional Games riesce infatti a dare forma e sostanza alla paura in campo videoludico, orchestrando un'avventura che se goduta in versione totalmente immersiva (bassa luminosità, luci spente e cuffie in testa) è davvero in grado di restituire un'esperienza avvolgente, che può toccare le corde più profonde della vostra sensibilità e delle vostre paure. Non è ovviamente esente da difetti, ma chiunque si definisca anche in minima parte apprezzatore degli horror, giacché poco e niente può in alcun modo sminuire l'incredibile lavoro svolto dagli sviluppatori per rendere un senso di paura e angoscia così reale, deve far suo questo gioco ad ogni costo, anche a 9 anni di distanza, come è successo a me.
Consigliato: Se quello che cercate è un classico adventure con tanti enigmi e una trama tranquilla e rilassante lasciate perdere (i più impressionabili insomma si facciano da parte), Amnesia potrebbe danneggiare pesantemente le vostre coronarie. Se invece amate l'horror e volete provare davvero la Paura, quella che senti dentro di te, quella che ti fa aumentare il battito cardiaco e tremare le mani, non quella che ti fa sobbalzare con uno "screamer" e finisce lì, ma La vera Paura, Amnesia: The Dark Descent è il gioco che fa per voi.
Voto: 7+
GenereAmnesia: A Machine for Pigs è un survival horror in prima persona sviluppato dalla compagnia indipendente britannica The Chinese Room nel 2013, alla quale toccò il compito di dare un seguito al primo Amnesia, The Dark Descent, prodotto dalla Frictional Games nel 2010.
Trama: Il protagonista del quale si vestono i panni è il ricco industriale Oswald Mandus, che si risveglia privo di memoria nella sua dimora londinese, nel capodanno del 1899. Il protagonista parte alla ricerca dei suoi due figli, e nel suo viaggio attraversa l'enorme impianto sotterraneo che costituisce il cuore della sua industria. Proprietario di un mattatoio, Mandus ha infatti iniziato la costruzione di una Macchina dopo una misteriosa spedizione in Sud America. Nell'esplorazione dei livelli vengono raccolti abbastanza indizi per ricostruire una storia complicata e volutamente confusa, che fa riferimento agli orrori del XIX secolo rappresentando un'umanità mandata al macello dalla Macchina, inserendo l'orrore in un contesto steampunk vittoriano.
Recensione: Non era assolutamente facile realizzare il seguito di uno dei videogiochi più spaventosi di sempre, ed infatti colpa di alcuni cambiamenti produttivi e non, qualcosa non ha funzionato in A Machine for Pigs. Come il suo predecessore, egli si basa infatti sull'esplorazione di ambienti oscuri in cui risolvere piccoli enigmi, senza che vi sia alcuna possibilità di combattere i mostri, i quali sono particolarmente attratti dalla lanterna che avrete sempre con voi. Tutto ciò che potete fare è fuggire il più lontano possibile, alla cieca, mentre cercate di non farvi venire un infarto. Ma al contrario appunto del precedente, si ha la sensazione di giocare sì ad un gioco horror, ma non nel senso stretto del termine, diciamo più di terrore e sicuramente poco survival. Le differenze (positive in alcuni casi, negative in altre) col precedente capitolo della saga sono difatti piuttosto evidenti non solo dal punto di vista della sceneggiatura, ma anche da altro. La principale differenza sta in una sorta di, passatemi il termine, "casualizzazione" del gameplay operata dai Chinese Room (la nuova compagnia di produzione), che hanno eliminato alcuni dei tratti distintivi che avevano fatto la fortuna di Amnesia. Il primo a farne le spese è stato il sanity meter. Il protagonista può tranquillamente guardare in faccia gli orrori che gli si parano di fronte senza battere ciglio e passeggia nelle tenebre come se stesse andando a funghi. Questo, senza svelarvi niente, è in parte è giustificato dal suo background e dalla storia, basata maggiormente sul concetto di disumanizzazione dell'individuo nell'era della rivoluzione industriale che sul classico orrore senza nome che cerca di banchettare con la vostra carcassa, ma inevitabilmente finisce per togliere al gioco una delle caratteristiche più interessanti. Spariscono anche l'indicatore della salute, l'inventario e la possibilità di raccogliere e combinare oggetti, ma rimane il collezionare una serie di note che fanno da commento alla storia, che permettono a Mandus di recuperare la propria memoria e a noi di capire cosa gli sta passando per la testa. Questi cambiamenti hanno come risultato l'inevitabile impoverimento dei puzzle e, più in generale, dell'esplorazione. Tutto si risolve quasi sempre tirando una leva o posizionando al proprio posto un oggetto in giro per la stanza. Raramente il gioco porta a dover esplorare l'ambiente intorno, che difficilmente è qualcosa di più di un corridoio abilmente mascherato. Giocare a A Machine for Pigs è insomma un'esperienza molto più lineare rispetto al suo predecessore, terrificante, angosciante e ben scritta, ma lineare. Anche sugli spaventi ci sarebbe qualcosa da dire. Infatti la sensazione di pericolo è decisamente inferiore rispetto al passato. Ciò in parte è da imputare all'aspetto dei mostri, che per quanto brutti e aggressivi non sono certo spaventosi e determinati come quelli di The Dark Descent. Non ci seguono con la stessa cieca determinazione, non si è costretti a fuggire lontanissimi, bloccando ogni porta alle spalle, e si può tranquillamente guardare dove si trovano per evitarli. Anche se dover spegnere la luce per non farsi vedere porta a passare molto tempo al buio, con solo i loro grugniti a fare compagnia. Attenzione però, questo non vuol dire che A Machine for Pigs sia una passeggiata di salute, è comunque un titolo in cui lo spavento e la tensione sono abbondantemente sopra la media, e che pur avendo sacrificato qualche componente importante sul piano del gioco, ha guadagnato dal punto di vista della narrazione. L'unico vero motivo che mi ha spinto farmi una passeggiata a braccetto con le mie paure è stato infatti il voler scoprire la storia di Mandus, cosa si nascondeva dietro le sue visioni, che fine avevano fatto i suoi figli e, soprattutto, capire cosa sarebbe successo attivando il macchinario. In conclusione, Amnesia: A Machine for Pigs sa come spaventare ma la voglia di spingere più sul lato narrativo e dell'esperienza fine a sé stessa ha portato i Chinese Room a disfarsi di componenti che davano quel tocco in più. Il risultato è un gioco con una buona storia ma impoverito nel gameplay e nella componente esplorativa, più un tunnel degli orrori del luna park che una vera esperienza terrificante. Ed è un peccato perché le premesse per una esperienza terrificante c'erano tutte, non solo il comparto grafico riesce a regalare effetti di luce ed ombra discreti, ma anche il sonoro riesce a fare bene il suo lavoro. Il colpo finale viene dato dalla longevità: si parla di circa 6 ore di gioco, in cui si muore probabilmente non più di una o due volte (esagerando). Ma nonostante ciò, si tratta comunque e sicuramente di un prodotto di enorme fascino, realizzato con cura per i particolari e dotata di una ambientazione steampunk pregevolissima. Paradossalmente però ha dimenticato alcune delle caratteristiche che avevano reso il predecessore un gran gioco, in primis l'angosciante sensazione di essere costantemente braccati da esseri mostruosi. A Machine for Pigs resta quindi una esperienza di gioco incapace di riproporre la freschezza di Dark Descent, rimanendo un esperimento ambizioso quanto incompleto, tuttavia da non sottovalutare.
Modalità di gioco: La storia è ambientata nello stesso universo narrativo del primo Amnesia, ma con personaggi e tematiche nuove. Non cambia la modalità di gioco, unicamente quella. Mentre la quasi totale assenza di un gameplay di sopravvivenza, rende il tutto, ironicamente parlando, un gran mortorio. Anche perché l'elemento horror non regge assolutamente il confronto col capostipite. Non bastasse che di punti deboli ha anche il sistema di salvataggio, che gli sviluppatori hanno previsto solo con il tasto di uscita dal gioco. Questo significa che non esistono checkpoint e che un crash del sistema equivale a perdere tutti i progressi fatti dall'ultima run. Insomma la differenza c'è e si vede.
Gameplay: Se la narrazione ha visto grandi migliorie rispetto a The Dark Descent, è sotto il profilo strettamente ludico che inoltre questo titolo non regge il confronto col capostipite. La struttura di fondo del gameplay è rimasta la medesima, con il nostro alter ego incapace di attaccare i nemici, preferendo sempre la fuga per poi riprendere l'esplorazione, ma in compenso molti elementi sono stati inspiegabilmente eliminati, primo fra tutti l'indicatore di sanità mentale. In The Dark Descent, assistere ad eventi sovrannaturali e osservare i nostri nemici provocava una rapida perdita di senno, al punto che si poteva andare in contro ad allucinazioni e svenimenti improvvisi. Niente di tutto ciò è più presente, così come non è più necessario usare con parsimonia la nostra lampada, visto che non necessiterà più di olio per funzionare, consentendoci di illuminare "vita natural durante" i cupi ambienti del gioco, senza che i nemici si accorgano della luce, a meno che non vi siano davvero molto vicini. Tutto ciò si sarebbe potuto accettare a fronte di una esperienza comunque di pari profondità, ma proprio qui A Machine for Pigs mostra il suo lato più carente: l'esplorazione è, se possibile, ancor più lineare del predecessore mentre gli enigmi sono diventati di una facilità ed immediatezza sconcertante, anche per via della mancanza di un inventario dove tenere oggetti chiave o simili. In questo modo purtroppo il nuovo Amnesia non stupisce granché, con un impianto ludico che si lascia più guardare che giocare, proponendosi di accompagnare il giocatore da un luogo all'altro per cercare di spaventarlo in modi sempre diversi.
Aspetto tecnico: Se graficamente A Machine for Pigs non fa certo gridare al miracolo per la complessità e la varietà dei suoi modelli poligonali (spesso un po' troppo riciclati), il suo riscatto avviene attraverso un buonissimo livello di dettaglio, con texture ricche di particolari e generalmente ben fatte, e un utilizzo di luci ed ombre sempre in grado di mantenere alto il livello di allerta del giocatore. Ma il vero punto di forza, capace di rendere comunque in minima parte terrorizzante l'esperienza del giocatore nonostante qualche caduta di stile strutturale, è senza ombra di dubbio la componente audio: se la qualità del doppiaggio si attesta su livelli già raggiunti da altre produzioni, è la varietà e la qualità dei suoni ambientali a colpire come un pugno nello stomaco il giocatore: versi innaturali, crepitii lontani, scricchiolii di tubature, scosse ed esplosioni improvvise, strumenti musicali suonati da entità invisibili. Buona anche la varietà delle ambientazioni proposte che, grazie ad alcune architetture di pregevole fattura, riesce a mantenere sempre viva l'attenzione del giocatore, nonostante un'ultima parte di gioco estremamente lineare e una durata complessiva dell'avventura abbastanza esigua.
Longevità: Ancor più bassa è rispetto al precedente, forse troppo, perché in 6 ore, forse meno se si ha dimestichezza con il genere, il tutto si è già completato. La rigiocabilità è invece inesistente.
Commento finale: Come si evince dalle cose scritte, questo capitolo di Amnesia non mi ha convinto tanto, sia per quanto riguarda la struttura di base del gioco, poco innovativa rispetto al capitolo precedente ma anche smorzata su toni decisamente meno survival horror. Anche nel comparto tecnico, questo capitolo trova grossi problemi con una modellazione generale che tutto sommato si lascia guardare, ma che poteva essere sviluppata decisamente meglio. Diciamo che il compitino a casa è stato fatto con bontà d'animo ma la resa generale non stupisce quasi per nulla. Restano decisamente buone l'utilizzo delle luci e delle ombre ma s'è visto di meglio, come nel caso dell'audio, efficace ma comunque solo sufficiente. E quindi Amnesia: A Machine for Pigs non riesce a decollare pienamente e si scontra, con estrema durezza, soprattutto con il precedente capitolo, The Dark Descent più che con altri survival. Non siamo neanche dalle parti del survival horror più spaventoso e inquietante, a dirla tutta. Comunque noioso non è, brutto neanche, ma ci si aspettava decisamente di più.
Consigliato: Agli amanti del genere oppure ai fan del franchise, nonostante tutto, è comunque consigliabile, ma non aspettatevi tanto.
Voto: 6
Genere: Titan Quest Anniversary Edition è un gioco di ruolo d'azione in terza persona con ambientazione mitologica. Il giocatore veste i panni di un eroe, o di un'eroina, con la missione di salvare il mondo da gorgoni, minotauri, arpie e altre creature poco amichevoli, finite al soldo dei titani. Il tutto si traduce nel classico ottenere quest nelle città per partire poi all'avventura nelle ampie mappe che compongono il mondo di gioco.
Trama: Pur partendo da uno spunto interessante, la trama si rivela presto essere soltanto un mero pretesto per spingerci a massacrare orde di nemici come in qualsiasi altro gioco di questo genere. Un breve filmato introduttivo ci introduce alla vicenda, spiegandoci come un potere oscuro stia minacciando il mondo, impedendo la comunicazione fra il genere umano e gli Dèi. Questo ha portato al proliferare sulla Terra di creature ancestrali ed ostili, le quali minacciano costantemente il proliferare della civiltà. Spetterà al nostro eroe il compito di salvare baracca e burattini, partendo per una missione che vede come obiettivo quello di sconfiggere i Titani colpevoli del misfatto.
Recensione: All'incirca tredici anni fa faceva la sua comparsa Titan Quest, un action RPG con visuale dall'alto che cercava di diventare una valida alternativa a tanti altri hack and slash dell'epoca. Complice un periodo di magra per il genere, il titolo di Iron Lore fu accolto più che discretamente da giocatori e stampa specializzata. Grazie alla maggiore enfasi sul lato narrativo, unito a nemici e ambientazioni sempre più d'impatto, che vanno dalla Grecia, all'Egitto fino all'Estremo Oriente, Titan Quest è pian piano diventato una pietra miliare. Nonostante la mancanza di una vera innovazione delle meccaniche, dove si "macinano" nemici su nemici per completare le missioni, ottenere equipaggiamento sempre migliore e avanzare nell'avventura, il gioco ha racimolato nel tempo una schiera non indifferente di appassionati. Peccato solo che fu fin troppo sottovalutato all'epoca. Infatti nel 2006 Titan Quest non aveva avuto il successo sperato, di conseguenza la Iron Lore era fallita. Successivamente i diritti del gioco sono stati acquistati dalla THQ Nordic che ha dato una spinta agli sviluppatori convincendoli a mettersi nuovamente in gioco con questo titolo. Come? Non tramite una rimasterizzazione. Non possiamo infatti parlare di una vera e propria versione rimasterizzata in questo Titan Quest Anniversary Edition, ben sì di una rivisitazione del gioco che offre tantissimi cambiamenti. Innanzitutto questo Titan Quest Anniversary Edition comprende anche il DLC: Immortal Throne che va ad aggiungere svariate ore di gioco fino ad arrivare a un complessivo di settanta ore per finire Titan Quest (senza contare la ore per trovare alcuni degli oggetti nascosti), esistono ancora giochi che durano più di dieci ore di gioco. La risoluzione di gioco è stata resa scalabile fino al più usato 1920 x 1080, cosa molto utile ai fini della giocabilità e della visibilità degli oggetti, risulta piacevole da vedere e il gameplay ne giova molto, soprattutto il combattimento. Il livello di difficoltà è stato leggermente aumentato per regalare ai videogiocatori un più alto livello di sfida e sono state aggiunte tantissime novità a livello di boss e oggetti da trovare. La storia rimane la stessa, ma la sostanza è molto più soddisfacente. Anche se nelle fasi iniziali la narrazione è lenta, ci vorrà qualche ora per arrivare al nocciolo della questione, ma, anche così, non si può certo dire che le vicende narrate siano particolarmente interessanti. La presenza di personaggi storici come Re Leonida o di luoghi affascinanti come le città di Melfi e Corinto, inserite nel primo atto del gioco, non viene sfruttata a dovere, rendendo l'intero canovaccio un'incessante avanzata da un luogo all'altro, privo di guizzi particolarmente interessanti. Da un gioco di ruolo hack and slash, forse, non ci si poteva aspettare molto di più, ma è comunque un peccato vedere come tutti gli spunti offerti dalle mitologie dell'antichità siano andate (nuovamente) sprecate dal punto di vista narrativo (per quanto riguarda il lato estetico, invece, è tutto un altro discorso, fortunatamente). Insomma, Titan Quest non offre una narrativa migliore, o peggiore, di quella di tanti altri suoi colleghi, ma è sempre bello avventurarsi nella mitologia, soprattutto se quest'ultima ti ha sempre affascinato e vuoi far parte di tutto ciò. Perché, come tredici anni fa, i Titani stanno tornando e sarà compito del nostro alter-ego impedirlo e l'unico modo per farlo è appunto buttarsi in questa fantastica avventura che aveva affascinato gli intenditori molti anni fa e continuerà ad affascinare i videogiocatori in questa nuova versione "moderna" e totalmente rivisitata. Una versione, l'Anniversary Edition, gratuita per i tutti i possessori del titolo originale (come me), che ha permesso il ritorno in grande stile su PC, un ritorno seguito perfino da una nuova espansione Ragnarök, che va ad esplorare la mitologia norrena. Un'espansione a pagamento...ci vediamo al prossimo anniversario.
Modalità di gioco: Non cambia niente della classica (ed unica) modalità di gioco, sono quella online ha subito cambiamenti, il sistema è stato migliorato nettamente soprattutto per quanto riguarda i problemi di lag e il cheating, inoltre sono stati aggiustati la stragrande maggioranza dei bug che si presentavano spesso nella modalità online.
Gameplay: Il gameplay del lavoro di Iron Lore non può certo dirsi innovativo. Per buona parte infatti riprende meccaniche già viste. Prima di iniziare a giocare abbiamo la possibilità di scegliere il sesso e il nome del nostro eroe, senza poterne però modificare le parvenze fisiche. Fatto ciò, verremo subito gettati nella mischia, ritrovandoci a dover salvare il piccolo villaggio di Helos da un gruppo di satiri assetati di sangue. Basta davvero poco per comprendere il funzionamento di Titan Quest. Dovremo esplorare le varie ambientazioni che il gioco ci parerà dinanzi, eliminando tutte le varie creature ostili che ci si pareranno dinanzi. Questo ci porterà, ovviamente, a guadagnare punti esperienza coi quali aumentare il nostro livello e migliorare le nostre statistiche, in modo da poter equipaggiare armature ed armi più potenti e, ovviamente, apprendere nuove abilità. La scelta della classe, in Titan Quest, è uno degli elementi più riusciti dell'intera produzione. Esse sono nove e vanno ad abbracciare uno spettro di possibilità decisamente classico, ma anche molto completo, spaziando dal combattimento corpo a corpo a quello a distanza, senza dimenticare specializzazioni più particolari come l'evocazione di "famigli" che ci aiuteranno in battaglia o la capacità di infondere il potere del fuoco nelle nostre armi. Se, inizialmente, le dinamiche saranno molto simili a quelle di qualunque altro hack and slash, arrivati all'ottavo livello scopriremo di poter scegliere una seconda classe da abbinare alla prima. Tutto ciò, come è facilmente intuibile, permette una certa libertà nella personalizzazione del personaggio, donando al gioco una profondità ruolistica decisamente maggiore rispetto ad altri. Con delle basi tanto solide, non stupisce che Titan Quest sia in grado di intrappolare facilmente il giocatore in una spirale continua di battaglie alla ricerca di equipaggiamento migliore, come nella migliore tradizione del genere. Chiunque abbia anche solo provato questa tipologia di giochi sa quanto essi possano restituire un piacevole senso di assuefazione anche dopo svariate ore.
Aspetto tecnico: Tecnicamente parlando Titan Quest, nel 2006, vantava un motore grafico all'avanguardia, capace di animare un folto numero di elementi a schermo mantenendo un dettaglio eccellente per l'epoca dell'uscita. Anche oggi, in effetti, il gioco di Iron Lore si difende abbastanza bene, anche a seguito dei ritocchi cui è stato sottoposto nella Anniversary Edition. Le ambientazioni sono ricche di dettagli, le texture del terreno sono definite e pulite, il sistema di illuminazione è ancora splendido da osservare ed i modelli poligonali dei personaggi sono decisamente ben fatti. Certo, qualora decidessimo di utilizzare la funzione di zoom della telecamera noteremmo più di qualche imperfezione grafica, soprattutto nei modelli poligonali, ma la buona direzione artistica sopperisce adeguatamente all'obsolescenza tecnica. Non si può dire che THQ Nordic abbia svolto chissà quale prodigio, visto che il titolo è comunque ancorato alla soglia dei trenta fotogrammi al secondo, ma neppure che ci abbia consegnato un prodotto del tutto scadente. L'ambientazione mediterranea è affascinante, ricca com'è di ulivi, campi coltivati ed edifici caratteristici, ed anche i due atti successivi, che ci vedranno peregrinare per le terre d'Egitto e di Persia, sono in grado di trasmettere a dovere l'atmosfera di queste lande lontane e così diverse dalla nostra penisola. Il comparto audio, invece, nuota nel mare della mediocrità, con un accompagnamento sonoro abbastanza dimenticabile.
Longevità: L'Anniversary Edition, come detto, comprende l'espansione Immortal Throne, che aggiunge diverse ore di gioco. Diciamo che per concluderlo ci dovrete passare sopra almeno settanta ore, che diventano molte di più rigiocandolo a livello di difficoltà più alto per scoprirne tutti gli aspetti e trovare gli oggetti migliori. E se volete c'è anche l'altro DLC, che può allungare ancor di più la longevità.
Commento finale: Con Titan Quest Anniversary Edition THQ Nordic ha compiuto un'ottima operazione di ampliamento e restauro. Il gameplay è rimasto lo stesso, ma le novità sono davvero tante. Intanto è stata rivista completamente l'interfaccia di gioco, sia a livello grafico che di funzioni. Anche a livello di contenuti è stato fatto un ottimo lavoro, con l'aggiunta di eroi e boss da incontrare. In effetti, complessivamente è stata aggiunta talmente tanta roba che THQ Nordic avrebbe potuto vendere il tutto come un DLC e non se ne sarebbe lamentato nessuno. Oltre a ciò, è stato aggiunto anche il supporto al Workshop di Steam e alla creazione di mod, che può garantire contenuti freschi per il futuro. Insomma, da una riedizione non si poteva davvero pretendere di più.
Consigliato: A quanto pare, da quello che ho letto in giro, non proprio il massimo è il porting per console, e quindi, se avete un buon computer su cui giocarlo, il mio consiglio è di acquistare il prodotto su Steam. E questo consiglio non è rivolto solo ai fan, ma anche nuovi giocatori che apprezzano il genere.
Voto: 5,5

4 commenti:

  1. I giochi non mi interessano.
    Poi oggi vedo che non hai badato a spese, scrivendo un post lunghissiiiiiiiimooooooo.
    Quindi ti lascio solo un saluto. Bacio

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sì un po', ma gli appassionati probabilmente apprezzeranno, almeno spero ;)
      Saluti a te, bacio.

      Elimina
  2. Che palle, il nuovo portatile si accende e si spegne a malapena (pagare poco, valere poco), altrimenti avrei provato i primi due.
    Mi andava benissimo anche la longevità, soprattutto del secondo! Le 8-12 ore del primo per me sono già tante, accetto le 20 ma mi deve proprio prendere!
    Il terzo non fa proprio per me.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. E no, mi sa proprio di no, il terzo dura un botto se si vuol far tutto :D
      Mentre per quanto riguarda i primi due bisogna sempre tener conto dell'abilità (ed esperienza) del giocatore, può durar di meno come può durar di più, a me il primo di più del previsto, il secondo di meno di quanto mi aspettassi ;)

      Elimina