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venerdì 9 dicembre 2022

[Games] Videogiochi del periodo (Ottobre/Novembre/Dicembre 2022)

Ho riservato il meglio (ovvero i titoli da me più attesi, ma anche quelli più longevi) per ultimo, anche se inizialmente non dovevano essere (a parte il nuovo Mass Effect acquistato lo scorso anno da Steam) questi i titoli scelti per chiudere in bellezza quest'anno videoludico. Infatti, prima che Borderlands 3 mi fosse regalato da Epic e che successivamente mai avrei potuto troppo rimandare, a Dragon Age: Inquisition (su e da Origin via Prime Gaming) avrei dovuto giocare, ma alcune difficoltà logistiche mi hanno bloccato. Anni fa ho giocato a Dragon Age: Origins, e non lo ricordavo fosse così complicato, sarà che l'hanno aggiornato o chissà, ma il combattimento tattico si è rivelato indigeribile, non bastasse una telecamera legnosa e fastidiosa, cosicché non ho potuto far altro che (con sommo dispiacere) scartare. Per ultimo avevo selezionato Far Cry 4 (su e da Ubisoft via Prime Gaming) ma alcune difficoltà tecniche mi hanno (in questo caso solo momentaneamente) fermato. Difatti ad un certo punto Ubisoft ha aggiornato il suo client ad un livello prestazionale così elevato che il mio PC non poteva (ancora) soddisfare. Cosicché non potendo più giocarci, ho virato su altro, che durasse tra l'altro meno, perché dovendo fare l'upgrade tempo ho perso e poco avevo per completarne un altro di gioco (ho scelto dal catalogo personale ricco di titoli gratuiti un Wolfenstein). Infatti cogliendo la palla al balzo ho provveduto ad aggiornare il mio computer a certe specifiche, previa aggiunta di una scheda SSD all'interno, ho aggiornato da Windows 7 a 10 (comprare uno nuovo non mi conveniva affatto, anche perché paradossalmente meno potenti in termini di processore). Da settimane ho ricominciato a giocare a Far Cry 4, ma completarlo ancora devo, perciò il prossimo anno ci sarà (nel prossimo post previsto a Marzo, anno che col botto partirà). In ogni caso, andata com'è andata, mi è andata benissimo, con tre giochi che tanto mi sono piaciuti, che nella classifica finale (prevista prima di Natale) posto troveranno, e che sicuramente posti importanti occuperanno.

Borderlands 3 - Ad anni di distanza dal secondo episodio della serie (e dal successivo Pre-Sequel, e si ricordi della The Handsome Collection), il ritorno e l'arrivo tanto atteso del terzo capitolo di Borderlands, e la parola d'ordine è come sempre "caos totale"! Borderlands 3 si presenta infatti come il capitolo più grande e folle della saga, ed al netto di qualche difetto tecnico più o meno evidente, è tutto ciò che speravo di trovare nell'ultimo (e si spera non conclusivo) capitolo della serie Gearbox. Sfrontato, esagerato, un titolo estremamente caotico (in senso positivo) e genuinamente divertente secondo aspettative. La naturale evoluzione della saga che, con tutti i suoi pregi e altrettanti difetti, riesce sempre a divertire con la sua massiccia dose di divertimento e dark humor. E comunque, nonostante si siano conservati diversi tratti (positivi e negativi) dei capitoli precedenti, Borderlands 3 è molto più di un "more of the same". Andare in giro per pianeti insieme a personaggi strampalati e imbracciando una varietà incalcolabile di armi ed equipaggiamenti non è mai stato così soddisfacente. Qualche incertezza tecnica ed una qualità narrativa purtroppo non al pari del secondo capitolo impediscono al titolo di raggiungere la perfezione, ma rimane un signor gioco, dalla durata e dal divertimento incredibile, cosa che per i fan è come tornare a casa. I livelli di gioco sono ben costruiti, le missioni secondarie sono tante e abbastanza diverse fra loro. Per finirlo ci vogliono tante ore e tante imprecazioni. E tutto senza DLC, su cui spero di mettere le mani, perché sì, ho ancora fame di Borderlands. Voto: 8

giovedì 16 giugno 2022

[Games] Videogiochi del periodo (Maggio/Giugno 2022)

Se non ho mai giocato ad un Dark Souls ci sarà un perché, è perché non ho mai ben sopportato il classico "muori-ritenta-muori ancora", ma non è solo per quello, il problema è il bilanciamento della difficoltà settato molto in alto (non esiste la difficoltà facile). Non è un caso che io abbia provato a giocare (così per caso, non avevo intenzione ma è successo, il riceverlo gratis certamente ha pesato) a Remnant: From the Ashes e mi sia arreso dopo poco tempo. Remnant infatti, che pur con le dovute differenze è molto simile al famosissimo titolo prima citato, è un gioco tosto, tostissimo. Soprattutto se questo è giocato in solitaria, che è molto più complicato che giocato in co-op, c'è difatti questa possibilità, ma nessuno con cui potrei farlo, e quindi fregato son rimasto. Difficile quindi immaginare per me giocare al celebrato Elden Ring, cui meccaniche e stile di combattimento simile, basato su tempismo di schivata e sull'abilità di assegnare più colpi in una finestra temporale ridotta (tra un attacco e un altro per intendersi), non fanno al caso mio, anche perché spenderei tutte le mie energie per farcela, e poiché già tantissime non sono, inutile sarebbe. I combattimenti infatti, come ho potuto anche se per poco notare con Remnant, hanno ritmi serrati e impongono un attenzione davvero alta, in quanto anche un solo errore banale può fare davvero la differenza. E la stamina non è amica, pochi movimenti e si è già a corto di fiato, alla mercé dei nemici. Potete quindi capire, anche per la frustrazione, chi conosce questo genere di gioco sicuramente sa, che ne deriva. Preferisco semplicemente altre cose, altri generi, per divertirmi e concludere senza troppe difficoltà le mie run di gioco, quotidiane ma sempre piacevoli, con giochi come quelli che oggi recensisco/esamino.

Obduction - Fondamentale per giocare a questo gioco è ricordarsi che ogni tanto è bene staccare la spina. Obduction è infatti un puzzle game in prima persona estremamente difficile. Si rifà a due classici del gaming che non aiutavano in alcun modo il giocatore (Myst e Riven). Difatti ciò che si ha è un mondo da esplorare colmo di enigmi e puzzle sempre più complessi. La differenza fondamentale rispetto alla quasi totalità dei giochi moderni è che in questo caso non si ha alcuna direttiva su cosa fare, come farlo o semplicemente dove andare. C'è una sensazione di spaesamento tipica delle avventure dei tempi andati. Ma superato il possibile smarrimento iniziale, l'opera scorre via liscia come l'olio (puzzle permettendo, naturalmente). E comunque se si ha bisogno d'aiuto c'è sempre Youtube. Un'opera che non punta su una trama molto ben definita, ma preferisce prediligere la suggestività dell'ambientazione. Su questo punto niente di dire, lo stile artistico particolare non per caso colpisce nel segno, non si può tuttavia soprassedere su qualche difetto tecnico di troppo, e su una seconda parte molto poco ispirata rispetto alle aspettative iniziali. La presenza di più finali non giustifica la rigiocabilità di questo titolo che può risultare ripetitivo anche dopo qualche ora di gioco. Nel complesso quindi un discreto videogioco, l'esperienza, anche se ho avuto qualche forte mal di testa nel procedere, abbastanza soddisfacente. Un'esperienza che tuttavia non si può che consigliare solo agli esperti del genere, troppo ostico infatti per gli altri, che potrebbero perdere letteralmente la testa. Voto: 7

sabato 27 novembre 2021

[Games] Videogiochi del periodo (Settembre/Ottobre/Novembre 2021)

Regalano così tanti giochi ultimamente (da tante piattaforme), che credo ormai non valga più comprare giochi, o quasi, qualche titolo che desiderio difficilmente su Epic e su Prime finirà, quindi acquistarli devo, proprio ieri (giorno del Black Friday) una delle tante occasioni c'era, ma ho preferito aspettare, prima sarà meglio difatti giocare ai (tanti) titoli già nella mia libreria, anzi nelle mie librerie digitali (che al momento sono 6). Oggi comunque porto quattro regali e due acquisti precedenti, di due bundle diversi, quello di Outlast (pochi mesi fa ho giocato al primo) e Dishonored (di questo c'è ancora il terzo). Ma modalità a parte, vediamo com'è stato giocare a questi giochi (gli ultimi dell'anno prima della classifica finale). In questo senso tengo a precisare che saranno più che recensioni (almeno rispetto a tante altre volte), personali valutazioni (inutile sciorinare tutto, l'Internet è vario e vasto per ottenere informazioni in caso vi serva sapere altro o di più).

Control - Una struttura di gioco solida e ben congegnata, un ottimo level design delle mappe, un'ambientazione originale e altrettanto affascinante da scoprire un passo dopo l'altro. Alcune trovate, specialmente nella parabola conclusiva del racconto, sono semplicemente geniali per design, cura dei dettagli e cifra stilistica (il tutto è poi impreziosito da una direzione artistica visionaria e di lynchiana memoria). Un gioco molto complesso, dal punto di vista narrativo. Alla fine la complessità della trama è quello che spinge maggiormente il giocatore ad andare avanti. Leggere i documenti e guardare i video che si trovano sparsi nell'edificio (che ospita il Federal Bureau of Control, un'agenzia che si occupa di fenomeni Paranormali, o per meglio dire Parafisici) serve moltissimo per comprendere a fondo questa volutamente complessa storia, che lascia molte domande anche dopo la conclusione. Per il resto un bel gioco che non eccelle in nessun campo, ma ha la dote di farsi giocare anche solamente per capire cosa è accaduto in quello strano edificio. In questo senso Control è sicuramente un'esperienza che va vissuta per comprendere appieno una sua recensione. Tecnicamente solido (ma con qualche singhiozzo) gameplay affascinante e ispirato (ma con un sistema di coperture insoddisfacente) e con una trama fascinosa (presentata però in modo criptico), Control rappresenta probabilmente (è il suo primo che gioco, Max Payne ed Alan Wake infatti mi mancano) l'opera magna della Remedy Entertainment, che sperimentando e avvalendosi di altri generi realizza una grande avventura che coniuga il mondo degli shooter e i metroidvania (il gunplay unito ai poteri paranormali di Jesse funziona come un orologio svizzero), dando vita ad un connubio elettrizzante in cui il divertimento è assicurato. Control è davvero clamoroso, un titolo assolutamente imperdibile. Voto: 7,5

Tell Me Why - Celebre per essere il primo videogioco ad avere un personaggio transgender come uno dei protagonisti, Tell Me Why paga soprattutto il fatto che rispetto a giochi come Life is Strange (stessa casa produttrice) tocchi poche volte il piano dei sentimenti. E pur non essendo decisamente un gioco insufficiente, non può che lasciare il giocatore con l'amaro in bocca, come se i ragazzi di Dontnod avessero voluto fare il classico passo più lungo della gamba. Le premesse per un'altra storia con i fiocchi c'erano tutte senza ombra di dubbio, ma visto il modo in cui la trama sembra volerci per forza di cose farci girare intorno, non si può che rimanere un poco delusi. Dontnod si aggroviglia nel tentativo di mettere in scena thriller, dramma e sovrannaturale, come del resto è stato con l'originale LiS, e si perde in un bicchier d'acqua (in certi momenti il personaggio transgender c'è e basta). Semplice, senza impattanti momenti o colpi di scena, un'avventura grafica (perfettamente) rilassante, adatta a chi vuole godersi una decina di ore senza impegno, ascoltando una bella storia. Il titolo tratta tematiche delicate con efficacia (ma pure in maniera un po' troppo superficiale molto spesso), parlando con naturalezza di identificazione di genere, attacchi di panico, maternità, fratellanza, amore e perdita. La trama tuttavia (già di per sé svalutata da certe scelte) non brilla per originalità e i finali risultano poco soddisfacenti: non riescono infatti a cogliere nel segno e raggiungere a pieno l'obiettivo della narrazione, che si basa di fatto sull'accettazione e sull'affrontare le conseguenze delle proprie azioni. L'assenza totale di un "cattivo" degno di nota rende infine Tell Me Why un bell'esperimento che però non riesce a convincere totalmente. Eppure, anche se sul piano ludico non è il miglior gioco di Dontnod Entertainment e, tutto sommato, non è nemmeno il più avvincente (consigliato soprattutto a chi cerca un intrattenimento narrativo senza troppo impegno, poco proprio), resta comunque un validissimo esponente del videogioco narrativo moderno. Voto: 6+

lunedì 6 settembre 2021

[Games] Videogiochi del periodo (Giugno/Luglio/Agosto 2021)

Meglio tardi che mai aver scoperto, saputo, dell'Epic Games Store, altrimenti mi sarei perso l'occasione di ricevere gratis tantissimi giochi. A partire da Alien: Isolation, che bramavo, desideravo, ma non ancora in mio possesso, che ho riscattato insieme a tanti altri che ogni settimana è possibile riscattare. Ho cominciato questo "processo" solo ad Aprile, e pensare che questa "iniziativa" del negozio (negozio come Steam, Origin e Uplay da cui ogni tanto attingo per i miei videogiochi) cominciò nel lontano dicembre 2018, quindi un numero impressionante di titoli a disposizione che purtroppo non ho riscattato, alcuni della lista tra l'altro acquistati durante questo biennio. E tuttavia non crediate che tutti, anche gli ultimi, tutti giochi di primo livello, ma anche di secondo, di terzo, e non per tutti i gusti. Infatti alcuni non ho riscattato, perché semplicemente non facevano per me, alcuni riscattati ugualmente anche se mai ci giocherò, tra questi nondimeno NBA 2K21, ma purtroppo non il mio genere (sportivo), non nelle mie corde. Al momento riscattati una ventina, oggi di quelli ne porto tre (a parte Alien, The Lion's Song e The Pillars of the Earth), altri ne porterò prossimamente, sempre che mi piacciono e riesco a giocarci. In tal senso ho provato alcuni, ma per un motivo o per l'altro, ho rinunciato. The First Tree (avventura narrativa) non mi permetteva di cambiare comandi e di giocare così in modo più comodo in base alle mie esigenze, ricusato, Pine (open world di ricerca e sviluppo) semplicemente mi ha annoiato dopo un'ora (non bastasse una caterva di bottoni da spingere), anch'esso ricusato. Spero meglio prossimamente, anche se qualche cosa interessante già c'è e presto ci giocherò. Nel mezzo di tutto ciò qualcos'altro è pure successo, anche Steam si è messo a regalare giochi, due sì, ma molto appetibili. Uno è qui, Little Nightmares in versione standard, alcuni mi hanno consigliato la Complete Edition, ma occasione del genere non potevo sprecare, l'altro Tell Me Why sicuramente al prossimo "giro". Roba c'è. Per completezza dei sei che oggi recensisco, specie di DLC di DreadOut già portato precedentemente ed acquistato tempo fa, stessa cosa per Dirt Rally 2.0, per dire che soldini anche spendo. Bene o male, dipende, anzi vediamo.

Dirt Rally 2.0 - C'è voluto un po' di tempo, ma dopo essermi ripulito da tutto il fango accumulato barcamenandomi tra foreste e ripide scoscese con la prima iterazione del titolo, era giunta l'ora di sedermi di nuovo al tavolo della simulazione gustando un menù di alta classe a base di ghiaia, terra ed asfalto, accompagnato da un buon sorso di adrenalina con un tocco di eccitazione isterica. Ma per problemi logistici, e non solo, mi è stato quasi impossibile godermi appieno questo secondo giro e sfruttare al massimo il gioco. Con Dirt Rally Codemasters dimostrò di saperci davvero fare con le simulazioni, lanciando sul mercato un prodotto decisamente fatto bene. Dirt Rally 2.0 migliora sotto ogni punto di vista (tecnico e qualitativo) il precedente capitolo, apportando migliorie e mitigandone i difetti, tuttavia aumentando la difficoltà, e la frustrazione derivante, fa un'operazione decisamente troppo azzardata, almeno per gli standard (miei, e non solo) dei racing game, da riservarsi cioè solo agli esperti, al massimo appassionati, astenersi neofiti, livello che purtroppo causa perdita d'allenamento e di abilità ho raggiunto. Certo, il sistema di controllo delle auto è regolabile a piacimento consentendo, di fatto, a qualsiasi tipologia di giocatore di personalizzare il sistema di guida adattandolo a quelle che sono le sue esigenze e abilità, ma questa volta il livello di sfida è ancora più elevato. Dirt Rally 2.0 è infatti ancora più cattivo, tanto che potrebbe chiamarsi Majin Dirt Rally. Ed a causa di ciò, non solo non ho raggiunto un punto considerevole nella carriera, ma ho dovuto concludere anzitempo la sfida intrapresa. Di conseguenza la decisione di personalmente interrompere la "relazione" soprattutto con il mondo dei Rally, ma anche dei racing game (nonostante dopo DiRT 4 ben speravo per il futuro della serie che avrei probabilmente toccato con mano). Ad ogni modo, Dirt Rally 2.0, un gioco completo, con moltissime auto, moltissimi tracciati, molte modalità e molto belle, comunque non perfetto, rimane un solidissimo esponente della categoria fuoristrada ed una delle simulazioni di rally più intriganti e spietate dell'ultimo decennio. Un acquisto imprescindibile per chi può e vuole intraprendere questo tortuoso percorso. Voto: 7+

DreadOut: Keepers of The Dark - Un gioco horror di sopravvivenza autonomo che si svolge nell'universo di DreadOut. Ambientato infatti alla fine del secondo atto del precedente capitolo, poco prima dello scontro finale. La protagonista è sempre Linda, una studentessa delle scuole superiori che durante la classica gita scolastica si ritrova a vagare per le strade di una cittadina infestata da oscure presenze. Cosa cambia quindi dal precedente episodio? Che questo DLC, o dir si voglia espansione stand-alone, offre (semplicemente) 8 regni infestati da esplorare e 13 nuovissimi spettri da sconfiggere. E nonostante sembri per questo motivo più facile da giocare, e invece molto più complesso di quello che è, tra backtracking, cose opzionali e Jumpscare a tradimento (letteralmente). Gli enigmi sono molto difficili da risolvere e non sarà facile scacciare tutti i fantasmi. La musica si fonde molto bene con il gameplay spaventoso (bisogna ammetterlo), anche se la grafica sembra un po' datata. A proposito di ciò, delle pecche insite, nonostante un diverso approccio il gioco è ancora estremamente carente praticamente di tutto, gli stessi difetti che mi avevano ostacolato la prima volta, ritornano anche questa volta (certo il "limbo" non c'è più, almeno quello). Ho resistito un'ora (bug o meno non riuscivo) e poi non ho potuto fare altro che vedere un walkthrough per vedere come andava a finire, tra l'altro nuovamente a schifio (non si capiva prima e non si capisce dopo, un pastrocchio pazzesco senza capo né coda). Rari scorci di un design o di qualcosa davvero intelligente o di riuscito, un gioco molto spaventoso che solo i fan dell'horror di sopravvivenza della vecchia scuola possono adorare, ma che i comuni videogiocatori possono probabilmente odiare. Soldi, per fortuna pochi, buttati, però peccato (che anche il fumetto all'interno del pacchetto fosse in inglese). Voto: 5,5

sabato 5 giugno 2021

[Games] Videogiochi del periodo (Aprile/Maggio 2021)

Tra i tanti giochini offerti da SEGA lo scorso ottobre c'era pure Golden Axed: A Canceled Prototype, un picchiaduro come quelli di una volta, decisamente vecchio stile, non per caso specie di reboot del videogame Golden Axe, degli anni '90. Tutto nostalgicamente bello, peccato che era solo un demo e dalla durata esigua (massimo 5 minuti), però ammetto che mi è piaciuto. Non mi è invece piaciuto scoprire che dei tre giochi offerti da Ubisoft lo scorso inverno, solo Trials Rising (di cui ho parlato 2 mesi fa, Qui) era "abbordabile". Nel senso che non facevano per me e/o non erano granché, ho provato infatti a giocare ad Anno 1701: History Edition, gioco di strategia e simulazione, ma dopo 30 minuti mi è venuto a noia. Discorso diverso invece per l'altro, un simulatore di volo di tipo adventure action dal nome Starlink: Battle for Atlas, che neanche ho provato perché non è mai stato il mio genere. Simulazione di guida sì, ma astronavi od aerei da pilotare proprio no. Una piccola fregatura insomma, con l'unica consolazione che erano gratis, e che comunque quello a cui ho giocato (quell'unico appunto dei tre) non era affatto male, anzi. Di gratis in quest'ultimo periodo videoludico invece c'è solo SteamWorld Dig, che era "sepolto" da un po' nella libreria di Origin, tutti acquistati gli altri (da Steam), giochi di cui parlo/scrivo oggi, giochi che hanno riservato sorprese ed alcune avversità, ecco quali.

DreadOut - Un survival horror che ha un'atmosfera davvero inquietante ma purtroppo lo contamina con un boss inutilmente difficile e una trama vuota (che cannerà subito e non avrà spiegazione). Fin dall'inizio, l'atmosfera inquietante ti avvolge, ma è un vero peccato che non sia stato fatto uno sforzo maggiore nei personaggi, che sono decisamente piatti. E tuttavia, mettendo da parte la deludente mancanza di sviluppo del/dei personaggi/o, le meccaniche di gioco sono in realtà piuttosto rinfrescanti e divertenti con cui giocare. Usando la fotocamera del tuo smartphone per scattare foto e, infine, sconfiggere i demoni, con l'unico inconveniente in quest'ultimo caso che la fortuna giochi un ruolo non da poco, perché scattare non è facile (certe volte sembra non pigliare proprio) e perché questi maledetti demoni/fantasmi sono stronzi, muovendosi spesso a tradimento. Ciò diventa particolarmente evidente quando devi affrontare uno dei boss appunto più stronzi, la Scissor Lady, ti ritrovi intrappolato in una stanza minuscola con un fantasma che esce dalle pareti e ti colpisce con le forbici. Questa battaglia in sé è la parte più esasperante del gioco. Tanto che vorresti lasciare, cosa che in verità ho fatto, anche perché annesso a ciò l'esasperazione aumentata colpa del metodo di "risveglio", ridicolo limbo da percorrere senza sosta, 30 secondi od anche 2 minuti, che noia. Ho continuato perciò tramite soluzione video internettiana. E mi sono accorto di quanto deludenti fossero gli enigmi e del fatto che, dal momento che la grafica è abbastanza semplice, i fantasmi fossero ben dettagliati, avendo qualcosa in più rispetto al resto dei personaggi viventi in DreadOut, paradossale davvero. In questo senso, caspita che spaventi! Digital Happiness riesce a rendere al meglio questo gioco puramente incentrato sul terrore, e su alcuni livelli sicuramente funziona (dannatamente sì). Peccato però per tutto il resto, compresi alcuni bug, nonostante una versione, la mia, aggiornata. Non mi è dispiaciuto, però non ci rigiocherei, ma dovrò farlo, perché ho pure l'espansione, mannaggia. Voto: 5,5

martedì 6 aprile 2021

[Games] Videogiochi del periodo (Gennaio/Febbraio/Marzo 2021)

Una nuova stagione videoludica è cominciata (la scorsa fine qui), anche se di nuovo c'è quasi niente (e in senso generale), anche perché quello che porterò in dote quest'anno saranno quasi tutti (spero comunque di trovare qualche gioco a buon prezzo prossimamente) videogiochi acquistati lo scorso (fine) anno. E tra saldi autunnali, black friday e saldi invernali (e nel mezzo di tutto ciò ho anche vissuto nostalgiche avventure gentilmente offerte da SEGA per il suo anniversario, ho infatti potuto farmi una partita a Sonic ed a tanti altri giochini), anche giochi (tre) gentilmente offerti da Ubisoft (uno è qui oggi, gli altri ancora da provare) e tanto altro rimasto in giacenza. Una mole di giochi che cercherò di portare a termine (giochi che ricordo appena usciti non sono, anzi, da un bel pezzo), nonostante alcune difficoltà che ultimamente sto cominciando a riscontrare. Colpa di meccaniche di gioco che in alcuni specifici giochi impediscono la fluidità di controllo dei comandi al giocatore, troppi pulsanti e troppo movimenti in sincronia, che appunto non giovano alle articolazioni delle mani, nel mio caso già deficitari di loro. Cosicché un cambio di "genere" sta avvenendo e avverrà, più avventure e meno giochi di ruolo, ve ne accorgete man mano, ma oggi ecco cosa ho portato.

Syberia 3 - Più di dieci anni sono tanti, tanti lunghi anni (dal 2004 al 2017) Kate Walker ha dovuto attendere per essere salvata dal triste destino che sembrava attenderla alla fine di Syberia 2. In un lasso di tempo del genere i videogiochi, i giocatori e il mondo in generale cambia (radicalmente può cambiare). È possibile, allora, che una saga come Syberia, protagonista tra il 2002 e il 2004, avesse ancora la forza di dire qualcosa di originale dopo un periodo così lungo? Dopo aver terminato il gioco la mia risposta è no, anche perché Syberia 3 è il sequel che temevi di una serie che non aveva bisogno di sequel. Ma c'è un aspetto di Syberia 3 che, già a pochi secondi dall'avvio del gioco, spalanca un mondo di ricordi piacevoli ai seguaci della saga come me: le musiche. Quelle musiche orchestrali soavi, imponenti, che nell'arco di poche note riescono a strappare il giocatore per trasportarlo in una fiaba senza tempo, dove la ricerca della famigerata Syberia altro non è che la metafora del viaggio di un popolo alla ricerca della propria identità. Una colonna sonora sopra le righe, che a distanza di tutti questi anni ricorda ancora come, oltre due generazioni fa, mollare la frenesia di New York e seguire l'avventura più incredibile e pericolosa del mondo sia stata la scelta migliore che potessi fare. Peccato che musiche, un doppiaggio esclusivamente in lingua inglese (sottotitolato in italiano) e un set di enigmi interessanti esauriscano i pregi indiscutibili di Syberia 3, incapace di offrire una narrazione avvincente come le precedenti e di presentare problemi tecnici (dinamiche, game design ed altro) inspiegabili e leggermente fastidiosi. Certo, si rimane comunque rapiti dallo stile retro-cyberpunk del gioco, ma è un po' una delusione. Un vero peccato perché molte delle location che si visitano possiedono ancora la magia di Syberia, che purtroppo però è in gran parte svanita, forse anche a causa dei troppi anni passati dall'uscita del secondo capitolo. Per questo motivo, si consiglia Syberia 3 solo ai fan duri e puri di Benoit Sokal che vogliono vedere che fine ha fatto Kate Walker. Voto: 6

venerdì 9 ottobre 2020

Game Over: la tag per i videogamer + Bonus (Lara Croft and the Temple of Osiris & DiRT 4)

Nato da un'idea del blog OMNIVERSO, il Tag a tema videogiochi, finalizzato alla stretta conoscenza tra blogger tramite appunto un excursus videoludico tra ricordi e non solo, dopo aver girato nell'ultimo mese la blogosfera giunge finalmente anche da me. L'aspettavo infatti (essendo un videogiocatore da quasi trent'anni, in tal senso a fine Tag ci saranno le recensioni di due videogiochi a cui ho giocato negli ultimi mesi), e dopo aver ricevuto la nomina da tre blog, quello de Il Moro, di Moz e di Sam Simon, posso infine rispondere alle 10 domande che il suddetto propone.

1) Qual è stato il tuo primo approccio ai videogiochi?
In tenera età, e il luogo era la sala giochi, che nei primissimi anni '90 mio fratello era dedito frequentare nei weekend, molte volte l'accompagnavo e ne approfittavo per girare tra i cabinati e gettare un gettone qua e là, tra auto sfreccianti, mangiatori di cibo (e fantasmi) e combattimenti spaziali all'ultima navicella.

martedì 8 settembre 2020

[Games] Frictional Games (Penumbra Saga & Soma)

In cerca d'avventure grafiche o cose simili, mi sono imbattuto mesi fa in Soma, un survival horror a tema fantascientifico. Un gioco neanche a farlo apposta prodotto e sviluppato dalla Frictional Games, la stessa di Amnesia, a cui giocai (entrambi i capitoli) l'anno scorso, che mi piacquero abbastanza, bello soprattutto The Dark Descent, e quindi di buona qualità, e perciò da comprare. Amnesia tuttavia ha sempre avuto un fratello maggiore, ossia Penumbra, trilogia horror composta da due giochi regolari e un'espansione, ma al tempo preferii non approfondire, però neanche a farlo apposta a disposizione con Soma (da Steam) c'era la possibilità (con pochi euro in più) di una collection completa di Penumbra, e così ne ho approfittato. Ma le coincidenze non sono finite qui, un nome e cognome accomuna Amnesia e Penumbra (e soprattutto i primi capitoli delle due saghe), e di conseguenza la società svedese produttrice, se si parla di giochi ispirati ai suoi racconti/romanzi infatti, non si può non pensare immediatamente alla Frictional Games, e colui è ovviamente H. P. Lovecraft, neanche a farlo apposta celebrato giorni fa (da me, con la recensione di Color Out of Space, adattamento del romanzo omonimo, e da molti altri) in occasione del 130° anniversario dalla sua nascita. Forte di queste coincidenze, divenute non più coincidenze alla terza volta, ho giocato a questi quattro titoli/giochi, ecco com'è andata.

Penumbra: Overture - Se Amnesia: The Dark Descent era, almeno in parte, ispirata al racconto L'estraneo (The outsider) di H. P. Lovecraft, al romanzo Lux Tenebras, sempre dello scrittore di Providence, è ispirato questo gioco, questo primo capitolo di una serie originariamente pensata come trilogia, divenuta poi duologia, anche se con un'espansione del secondo che idealmente la chiude, nonostante il terzo non continua la storia cominciata con Overture e proseguita con Black Plague. A proposito di storia, uno dei difetti è il fatto che, a parte che la suddetta è comunque basilare (un figlio a seguito di una lettera del padre scomparso misteriosamente si reca in Groenlandia per cercarlo e si ritrova intrappolato in una miniera abbandonata), costei nel primo capitolo è inconcludente. Infatti non si scopre quasi nulla di ciò che è successo nella miniera né tantomeno al padre di Philip (Howard), tuttavia si scoprono alcuni dettagli che andranno poi uniti con ciò che verrà scoperto nei due "titoli" successivi. Il gioco si concentra molto poco sulla storia, essa diventa più che altro un pretesto per cominciare il gioco, non un vero e proprio pilastro portante, che invece è costituito dal gameplay. Se da una parte è una cosa corretta in un survival horror, la cosa è forse fin troppo marcata in Overture e finisce per lasciarti il senso di incompiutezza in assenza (in quel momento) dei due sequel, cosa che non dovrebbe teoricamente succedere in un videogame. Quando la Frictional ha sviluppato Penumbra, comunque, era ancora parecchio inesperta ed è in qualche modo comprensibile un errore simile, che comunque non mina eccessivamente all'esperienza di gioco, nonostante la rende forse meno coinvolgente. Il gioco è vecchiotto (2007) e dal punto di vista tecnico questo si sente molto. Nonostante ciò, le atmosfere riescono ad essere parecchio ansiogene, in alcune circostanze, con ambienti bui e lugubri, dove l'unica cosa che ti accompagna è la musica inquietante e il ruggito dei cani rognosi che vogliono solo sbranarti senza motivo apparente. Questo quindi ci porterà a nasconderci in zone buie per eludere l'essere di passaggio, creando così tipici scenari di un gioco stealth. Nell'ambiente si può interagire con quasi tutti gli oggetti presenti, afferrandoli, lanciandoli, spostandoli. Inoltre, il gioco è incentrato su alcuni enigmi, quando più quando meno complessi, per certi versi divertenti e coinvolgenti, per altri snervanti e noiosi. Se a ciò di "sbagliato" ci aggiungiamo un livello di IA (dei nemici) non particolarmente elevato, ecco che i difetti si fanno sentire di più. I punti di debolezza di Penumbra: Overture, dovuti probabilmente all'età, non impediscono comunque di godere delle atmosfere di paura tipiche della Frictional, che rendono il gioco una perla da possedere assolutamente se si è fanatici dell'horror, senza però aspettarsi il survival definitivo. Voto: 6,5

venerdì 26 giugno 2020

Music & Games (Giugno 2020)

Se le serie tv navigheranno in solitario (qui), la musica e il mondo dei videogiochi andranno invece a braccetto. Per il momento infatti, le strade di questi due argomenti fissi del mio blog, si uniranno per un lungo o breve, dipende dalla musica (dal livello delle nuove e prossime canzoni), dai videogiochi (dalla qualità e quantità dei giochi a cui dedicherò il mio tempo), dai post già programmati, dallo spazio e tempo a disposizione, periodo. Difatti ad Agosto ci sarà lo speciale sulle compilation del decennio e alcuni giochi, giacché della stessa casa di produzione, saranno raggruppati (ad Agosto o a Settembre non so ancora), e quindi qualcosa potrà cambiare, ma nel frattempo ecco le mie canzoni preferite e i videogiochi di Giugno.

LE MIE CANZONI PREFERITE DEL MESE
Un'altra estate è cominciata, chissà cosa ci riserverà, spero tante cose belle, e se così non sarà, la musica sicuramente ci aiuterà. A tal proposito ecco qua, quelle che mi son di più piaciute (perché altre ho gradito ma nella media della musicalità), questo mese qua, che inizio all'estate da. Playlist Youtube qui.

Non mi hanno mai fatto impazzire, ma delizioso è questo brano, che comunque si beve in un sorso

giovedì 9 aprile 2020

[Games] Life Is Strange: Before the Storm, Crysis 3 & Valiant Hearts: The Great War

Cambiano gli sviluppatori, Deck Nine Games si prende infatti l'onere di salire sul palcoscenico dopo Dontnod Entertainment, cercando di aggiungere qualcosa alla storia di Dontnod, ma non riescono a generare la stessa magia. Vuoi per il cambio di prospettiva, vuoi per altro, però Before the Storm lascia un po' di amaro in bocca (il problema? sappiamo che è tutto già scritto). Saper raccontare bene una storia non è cosa da tutti, ma Life is Strange c'era in qualche modo riuscito. Non senza strascichi, ma portando a casa il risultato (quello ascrivibile al capolavoro). Ma saper raccontare bene una storia di cui tutti conoscono già il finale, beh, è un'altra storia (pochi ci riescono, Rogue One per esempio). La colpa più grossa di Before the Storm, in fondo, è proprio questa: dall'inizio alla fine si ha la consapevolezza di come andranno a finire le cose (in particolare, capita spesso di pensare che tanto alla fine il destino è già tracciato, e le scelte che si stanno prendendo sono alla fine irrilevanti) e vengono quindi giocoforza a mancare tutti i colpi di scena, i cliffhanger e gli espedienti narrativi di questo tipo che chi scrive può utilizzare per stendere chi legge (o gioca, in questo caso) la sua opera. Before the Storm inciampa sulla sua stessa natura: sapendo che di fatto è un filler, viene a mancare l'empatia. Come da titolo, le vicende raccontate sono quelle prima della tempesta al centro di Life is Strange, prima quindi del ritorno ad Arcadia Bay di Max. Viene di conseguenza a mancare l'elemento sovrannaturale, tanto più che la scelta di Deck Nine è quella di mettere il giocatore nei panni di Chole Price, partner in crime di Max in quello che ormai è il capostipite di un franchise di successo e ribelle ragazza ordinaria. A spalleggiarla, quella che nel corso dell'esperienza diventerà la sua nuova migliore amica (in luogo, appunto, di Max) e attorno alla quale graviteranno gli eventi del primo capitolo: Rachel Amber. Raccontare altro della trama sarebbe di fatto tagliare l'unico flebile filo che tiene insieme la produzione. Ma comunque non c'è molto altro da dire: Before the Storm cerca di fungere da riempitivo andando a raccontare come Chloe e Amber siano diventate amiche (conoscenza che comunque rimane ininfluente ai fini di Life is Strange) e ripropone qualcuno dei personaggi già visti nel primo capitolo, tenendoli in massima parte confinati sullo sfondo e con anche una defezione illustre che fa una sorta di cameo solo nel finale. Bene o male gli eventi sono quindi scollegati da quelli del sequel: si, il punto di vista di Chloe permette di affrontare da un'altra angolazione alcuni dei motivi che l'hanno spinta a diventare quella ragazza che si incontra nel bagno all'inizio di Life is Strange, ma la sensazione è che si tratti più che altro di sprazzi inseriti su disco per cercare di far empatizzare con la ragazza, più che perché funzionali al racconto.

martedì 10 dicembre 2019

[Games] La mia personale classifica del 2019

Mi ero ripromesso di giocare più spesso, lo sto facendo, ma pochi sono stati i titoli a cui ho giocato quest'anno, solo 7, però ciò è dovuto anche ai titoli in questione, ovvero 2 racing game, che possono "intrattenere" molto più di quel che si prevede (in particolare se parliamo di titoli Codemasters) e soprattutto ai GDR, perché i survival horror qui presenti, in una settimana possono essere completati. Infatti, tra alcuni DLC mancanti di Borderlands, l'avventura mica da ridere di Titan Quest (chi conosce sa) e un capitolo di Assassin's Creed, che per gli adepti deve essere completato per bene (trofei e quant'altro), la mole di tempo utilizzato è stata corposa. In ogni caso 7 giochi sono sufficienti per farne una classifica (ne potrebbero bastare anche 3), per cui ecco la mia personale classifica finale del 2019, dopo quella del 2018 (qui) e delle precedenti.


7. Avventura d'azione ben restaurata ma senza brillantezza. (5,5/10)

giovedì 21 novembre 2019

[Games] Grid 2

Genere: Racing game, simulatore di guida.
Trama: Un magnate con la passione per le automobili veloci decide di creare una nuova lega, la WSR, dove far correre i migliori piloti del mondo. Il nostro compito è quello di sfidare i più grandi club al mondo per farli partecipare alla nuova lega. Per farlo, ci muoveremo nell'arco di tre stagioni, correndo per gli Stati Uniti, Europa e Asia, per poi partecipare infine ai campionati finali.
RecensioneCodemasters (società di cui racing game sono i loro cavalli da battaglia, è loro il ritorno alle origini del rally, avvenuto con l'ottimo Dirt Rally) ha da poco commercializzato il nuovo capitolo della saga, ma prima ha deciso di pubblicare GRID 2 (ovviamente la versione base) su Steam in modo totalmente gratuito, potevo quindi io non approfittarne? Assolutamente no, e infatti, il sequel di Race Driver GRID, il sequel di un gioco che all'epoca (2008) riuscì a rapire innumerevoli fan, non me lo sono fatto scappare. No perché, non solo tra quei fan c'ero anch'io, ma perché finalmente dopo un po' di tempo dall'ultima volta, mi sono ritrovato a giocare ad un gioco di corse totalmente arcade (il suddetto evita infatti qualsiasi forma di free-roaming, optando di fatto per un comodo menu dove andare a selezionare velocemente la sfida prescelta). Un gioco che si ripropone con gli elementi che caratterizzavano il primo capitolo ma con alcune differenze, e migliorie. Innanzitutto è il più classico canovaccio del tentativo di scalata al successo ad aprirci la porta (senza dubbio il più adatto alle avventure su quattro ruote), ad aprire la porta ad una struttura di gioco abbastanza semplice. Ogni piazzamento in gara porta fan. I fan (nel mondo di GRID 2 infatti non sono i soldi a farla da padrone ma la fama del pilota, fattore cumulabile portando a casa vittorie su vittorie e completando gli obbiettivi degli sponsor) hanno un ruolo importante, poiché più ne acquisiamo più sono gli eventi in cui possiamo partecipare. Le vetture più di 50, nessuna acquistabile. Infatti, l'unico modo per acquistare altre vetture, è quello di ottenerle tramite eventi speciali. Le macchine non possono essere modificate, né al motore né alla scocca, ma possiamo aggiungere decalcomanie e disegni sulle livree delle stesse. Ecco nuovamente invece il sistema del Flashback, infatti, tramite l'apposito tasto possiamo riavvolgere il tempo (molto utile nei casi in cui abbiamo un incidente o sbagliamo qualcosa). Possiamo usare il Flashback al massimo cinque volte, quindi bisogna dosarlo per bene durante l'arco della gara. La durata della carriera si attesta sulle 20 ore di gioco. L'Intelligenza artificiale dei piloti avversari (ognuno provvisto di nome e cognome) risulta efficiente, dando al giocatore un livello di sfida decisamente alto. Difatti i piloti si comportano in maniera realistica, cercando in tutti i modi di ostacolarci. Le location di gioco sono una dozzina o giù di lì, si va da Parigi alla Costa Azzurra, da Dubai a Barcellona.

martedì 22 ottobre 2019

[Games] Borderlands: The Handsome Collection

Preciso subito (anche se per chi bazzica nel mondo videoludico di ciò ne sarà già a conoscenza) che questa non è una recensione di un gioco ma di contenuti, di una raccolta di videogiochi (ecco perché ho scelto di non usare il nuovo format recensionistico), una raccolta sviluppata da Gearbox Software e pubblicata da 2K Games che contiene i videogiochi Borderlands 2 e Borderlands: The Pre-Sequel completamente rimasterizzati con l'aggiunta di tutti i DLC. Una raccolta, uscita sì nel 2015, ma resa gratuita quest'estate (e per tutte le piattaforme, ma solo per chi aveva già qualcosa del franchise) in occasione dell'uscita del terzo capitolo (a tal proposito bellissima sorpresa come vedremo dopo), che, soprattutto per chi non aveva tutti i DLC (come me), ha permesso di completare l'esperienza di gioco. Sì, perché una delle cose più fantastiche di questa The Handsome Collection è proprio il fatto che entrambi i giochi sono proposti con tutti, ma proprio tutti, i DLC usciti. Una cosa abbastanza normale per remaster e collection varie, ma nel caso della serie Borderlands, si parla di una mole assurda di contenuti, e spesso di ottima qualità. Gearbox è famosa per una cura dei DLC davvero notevole, con avventure secondarie che aggiungono elementi interessanti e ben si integrano nella campagna del gioco base e nello sviluppo dei personaggi (a proposito di personaggi, sia per Borderlands 2 che per Borderlands: The Pre-Sequel è possibile selezionare fin da subito le classi che sono state distribuite digitalmente in un secondo momento, il che porta il numero totale di classi selezionabili immediatamente a 6 per ciascun gioco), e qui lo dimostra. Infatti, il tutto garantisce un alto numero di ore di gioco, tra single player e co-op (sia online che in split screen, fino a quattro giocatori), sia per i cacciatori di Trofei e Obiettivi, visto che le liste degli achievement sono separate da quelle dei giochi originali e comprendono, chiaramente, sia quelle dei giochi base, sia quelle dei DLC, sia per chi non ha mai giocato ad un titolo della serie (persone a cui è soprattutto rivolta questa collection, anche se, come detto, come nel mio caso, non è detto sia così). Quest'ultimi comunque che, senza il primo capitolo (che qui appunto non c'è) fortunatamente non si perdono tanto a livello di trama, anzi, si troverà a suo agio dopo qualche ora di gioco. A tal proposito si ricordi che Borderlands, in tutte le sue accezioni, è uno sparatutto in prima persona, a metà tra l'open world ed il gioco di ruolo, che sfrutta una struttura di gioco ormai collaudata. In tal senso controlli e gameplay sono rimasti chiaramente pressoché invariati. La qualità dei due giochi, infine, è notevole.

martedì 9 luglio 2019

[Games] Amnesia 1 e 2 & Titan Quest Anniversary Edition

GenereAmnesia: The Dark Descent è un gioco di genere survival horror prodotto dalla Frictional Games. Amnesia, ispirato al racconto "L'estraneo" di Lovecraft, uscì nel 2010 su piattaforma Steam per PC e successivamente portato anche su sistemi operativi Mac e GNU/Linux.
Trama: Daniel, un ragazzo londinese, si sveglia in una grande sala di un castello lugubre e buio. Non ricorda nulla: né dove si trovi né perché si trovi lì, ricorda solo il suo nome. Seguendo delle tracce raggiunge delle lettere che si scrisse lui stesso prima di bere la pozione Amnesia per perdere la memoria. Scopre così di essere inseguito da un'entità immateriale e immortale, ma al contempo molto pericolosa: l'Ombra. Non può combatterla, può solo cercare di sfuggire da lei e dai suoi servi che vagano per il castello di Brannenburg. Il suo scopo è quello di sconfiggere il conte Alexander prima che ottenga la vita eterna e per farlo dovrà esplorare il castello, trovandosi faccia a faccia con i terribili ricordi nascosti nella sua mente che l'hanno spinto a dimenticare.
Recensione: Il gioco mi è piaciuto veramente molto per degli aspetti che non avevo mai incontrato prima in altri giochi (anche se di giochi simili mai giocato, a parte adventure di altro genere ed a parte Alien vs Predator che era però anche un FPS, così come lo erano Left 4 Dead, Dead Island e Dead Space) e che contribuiscono a favorire il suo lato horror: per esempio l'aggiunta dello stato di sanità mentale dove il povero Daniel, se lo lascerete camminare al buio, andrà fuori di testa e comincerà a vedere tutto sempre più distorto fino ad accasciarsi al suolo con un fischio continuo finché non troverete una fonte di luce da fissare. Poi il fatto di essere in prima persona e avendo il puntatore a "manine" che a seconda del tipo di mano che compare puoi compiere diverse azioni (raccogliere, spostare, ruotare), c'è una grossa interazione con la maggior parte degli oggetti che si trovano in giro: si può infatti prendere in mano quasi tutto quello che troviamo, trasportarlo in giro, ruotarlo per posizionarlo come vogliamo e anche lanciarlo via (mi divertivo troppo quando entravo in una stanza per cercare qualcosa e prendevo tutte le sedie le casse e i barili e le lanciavo via solo per fare casino, oppure, cosa molto più utile, per barricare la porta in modo che il mostro non entrasse). Ma forse la cosa che ho apprezzato di più è appunto che tramite questa interazione con gli oggetti si può afferrare una porta e tenendo premuto il tasto del mouse, possiamo noi stessi scegliere di quanto aprirla se vogliamo prima osservare cosa c'è dall'altra parte. Stessa cosa anche con tutti i cassetti e soprattutto con le ante degli armadi quando ci nascondiamo dentro. Inoltre ci si può sporgere di lato e per esempio guardare dietro l'angolo alla fine di ogni corridoio. Infine la cosa che caratterizza questo gioco è il fatto di poter usare la propria mano solo per tenere la lanterna (ulteriore causa di panico quando l'olio sta per finire) ma non per usare armi. Quindi quando disgraziatamente si incontra una di quei vomitevoli mostri, o gli lanciate dietro la prima cosa che trovate (ma non ve lo consiglio perché sarebbe solo una perdita di tempo) oppure, scappate correndo come dei deficienti (non sto a raccontarvi tutto, ma quando si sente il verso del Brute si fa prima a suicidarsi). Passando ad alcune piccole critiche a questo gioco, gioco avuto in regalo quasi un anno fa da Steam ma solo adesso rispolverato, ho trovato un po' pallosetto dovermi leggere tutte le lettere che trovavo per capirci qualcosa della storia (infatti qualche punto me lo sono perso perché non avevo voglia di leggere). A proposito di storia, per certi versi la trama è abbastanza insignificante, con una totale assenza di climax, colpi di scena e lineare sia nelle atmosfere che nei contenuti dall'inizio alla fine, ma sviscerarla a fondo è comunque abbastanza interessante. Inoltre anche devo dire che mi immaginavo qualche scena di terrore in più. Ce ne sono state parecchie certo, una in particolare me la faccio addosso ogni volta che la rifaccio, però c'è stata buona parte del gioco in cui c'era solo l'ansia di trovare qualcosa quando alla fine era tutto tranquillo. In generale, però, non si tratta di difetti talmente gravi da rovinare il tutto: The Dark Descent è comunque un grandioso horror adventure.
Modalità di gioco: La modalità è una ed una soltanto, ma è più che sufficiente, anche perché in quella che c'è il fattore più importante, la paura, è sempre assicurata. A proposito, il gioco, con visuale in prima persona, trova il suo punto forte nell'immedesimazione del giocatore in Daniel, diventando uno dei giochi horror più spaventosi che abbia mai visto o giocato. Il gioco riesce infatti (anche grazie al sonoro, che contribuisce con musiche lugubri appena udibili e forti fischi fastidiosi quando il malcapitato protagonista non riuscirà più a resistere alla tensione) a mantenere la paura in maniera costante dall'inizio alla fine, e lo fa in maniera splendida. Non si tratta solo di Jumpscare, ma di qualcosa di ben più spaventoso: dalla paura di essere inseguito a quella di essere scoperto, il gioco presenta una varietà di situazioni horror non indifferente, e fa tutto maledettamente bene. Quando non si sta affrontando il nemico, inoltre, ci saranno dei flashback che mostreranno gli orrori avvenuti all'interno del castello. Insomma, Amnesia è terrorizzante ed è sicuramente uno dei suoi più grandi pregi.

martedì 28 maggio 2019

[Games] Dirt Rally

Genere: Racing Game.
Trama: Essendo un racing game l'obbiettivo è essere semplicemente il più veloce.
Recensione: Sono sempre stato un fan dei giochi di rally, ma soprattutto dei racing game. Ho iniziato da TOCA ed ho continuato con Need for Speed in primis, per poi arrivare agli storici titoli dedicati al compianto campione Colin McRae (che è un po' il padre spirituale di Dirt, sempre di casa Codemasters). Dirt Rally è però un gioco diverso da tutti questi elencati, forse da tutti i giochi di rally in generale. Infatti, rispetto ai precedenti titoli, validi ma un po' troppo arcade, difatti a differenza degli altri capitoli della serie DiRT, dove insomma erano presenti gimcane, inviti continui alle derapate e diverse specialità che nella vita reale si vedono fare a virtuosi delle quattro ruote come Ken Block, questa nuova incarnazione rappresenta tutto sommato un gradevole ritorno alle origini, ovvero a quel modo di interpretare questo sport che apparteneva al glorioso Colin McRae Rally, dove la sfida era soprattutto contro se stessi, Dirt Rally rappresenta di fatto una lettera d'amore ai giochi di corse di qualche generazione fa (sebbene comunque qui sono presenti dei circuiti Rally Cross in cui bisogna gareggiare fisicamente contro altre vetture). In tal senso, non è un gioco immediato, basta poco per capire come funziona, ma ci vuole molta dedizione per padroneggiarlo. La pratica in Dirt Rally è davvero tutto. Nelle prime gare, sarà normale fare delle uscite di strada o girarci in curva durante una derapata. Inizialmente potrebbe capitarci per colpa dell'inesperienza, di arrivare al traguardo con la macchina molto scassata o addirittura arrivarci praticamente con il solo volante in mano. Il bello di questo capitolo di Dirt Rally è che ogni macchina reagisce in modo diverso ai terreni e alle sue stesse prestazioni, quindi, per ogni macchina sarà necessario prenderci confidenza almeno inizialmente. Anche la macchina più difficile da tenere in strada con il tempo, riusciremo a maneggiarla piuttosto bene. Oltre all'allenamento nella guida e a saper conoscere come guidare ogni macchina che avremo a disposizione, anche il dover conoscere le piste è fondamentale per potersi piazzare sul podio ad ogni gara, e a fine campionato, passando così di livello. Poche piste, ma veramente belle e impegnative.

giovedì 13 dicembre 2018

[Games] La mia personale classifica del 2018

Avrei voluto quest'anno giocare a più titoli, giacché l'anno scorso riuscii a giocare ad un paio di giochi in più, ma sono comunque soddisfatto di essere riuscito almeno a giocare ad un numero di titoli sufficiente per stilare una classifica, classifica che dopo quella del 2017 (qui), non poteva di certo mancare. E quindi eccola qui la "nuova" classifica. Classifica che come dovreste sapere non contiene giochi del tutto recenti (tranne uno), ma tuttavia giochi a cui ho giocato con piacere, anzi, quest'anno fortunatamente nessuno sotto la sufficienza, e quindi con grande soddisfazione ecco "La mia personale classifica del 2018".


8. Intrattenimento non eccezionale ma sufficientemente piacevole, originale e adrenalinico. (6+/10)

martedì 4 dicembre 2018

[Games] Just Cause 3 XL

Ho aspettato il Black Friday per acquistare, poiché quasi a secco di titoli, un po' di giochi nuovi, ma purtroppo non ho trovato nessuna strabiliante offerta ed ho dovuto per il momento rinunciare. Per il momento perché il periodo natalizio sta per arrivare e quasi certamente grandi sconti fioccheranno. Ma nel frattempo che ciò accada, ho giocato (anche se in verità è già da un mese e mezzo che ci gioco) ad un titolo che avevo già in libreria, acquistato precedentemente ad un prezzo vantaggioso. Un gioco che aspettavo da tempo, poiché il capitolo precedente a questo di cui oggi vi parlerò, è stato uno dei giochi a cui ho dedicato più tempo negli ultimi anni, per cui non vedevo l'ora di giocarci. E così che finalmente grazie a Steam ho potuto acquistare e giocare, e nella versione ultima e completa, appunto denominata come da titolo XL, versione che comprendendo alcuni DLC ne aumentano ancor di più l'esperienza (già elevata) di gioco (così tanto che il titolo acquisisce mezzo voto in più, perché pur usando gli stessi elementi della versione base, le nuove missioni, più difficili ed incredibili, e tanto altro, convincono ed entusiasmano), a Just Cause 3. Già, per chi lo conosce, uno dei giochi più folli, longevi e distruttivi di sempre. Uno dei free roaming, open world o sandbox che dir si voglia (ci sono infatti elementi dei tre "generi" simili ma comunque diversi in questo titolo), più vasti e in cui cazzeggiare e distruggere viene naturale, anzi, se c'è una cosa in cui Just Cause 3 eccelle (anche se i difetti ci sono comunque) è il "giocazzeggio", e dopotutto non potrebbe non essere altrimenti. Infatti chi approccia Just Cause 3 con l'idea di avere a portata di mano un gioco di cui approfittare di tanto in tanto per farci un giro e divertirsi per due o tre ore di fila a scatenare tutta la distruzione che il prodotto consente, fa la cosa giusta. Difatti da questo punto di vista, il nuovo capitolo delle avventure di Rico Rodriguez è fenomenale. Il punto, però, è che Just Cause 3 viene a mancare in elementi che ormai siamo abituati ad apprezzare anche in giochi fortemente open world o free roaming. Giochi capaci di offrire grande libertà al giocatore, ma senza tralasciare il fascino di una bella trama da seguire, o di un'ambientazione curata in modo convincente. Componenti che in Just Cause 3 latitano pesantemente, anche se con le dovute precisazioni.

martedì 16 ottobre 2018

[Games] NFS: Most Wanted, For Honor, Captain Spirit & Aliens vs Predator

Sono passati ben 24 anni dall'uscita del primo Need For Speed. In tutti questi anni la serie ha avuti diversi alti e bassi, ma uno dei titoli che ha riscosso più successo è stato senza dubbio Most Wanted nel 2005. EA decide nel 2012 perciò di riportare in vita lo storico capitolo affidando lo sviluppo a Criterion Games, già autori del precedente NFS: Hot Pursuit e della (magnifica) serie Burnout (sopratutto del penultimo capolavoro che fu Burnout Paradise). E in tal senso Need For Speed: Most Wanted (anch'esso ricevuto in regalo, in questo caso dalla piattaforma Origin più di un anno fa) più che essere considerato un reboot o un sequel, può essere considerato l'erede spirituale di Burnout Paradise, giacché i produttori rimangono fedeli al loro stile senza mezze misure (praticamente è come se avessero solamente aggiunto la presenza della polizia ed un parco auto su licenza), tanto che probabilmente il titolo doveva essere Need for Burnout. E tuttavia, anche se proprio per questo fatto che il suddetto (che figlio di alcune scelte concettuali discutibili è incapace di apportare incisive innovazioni al genere, giacché riprende sostanzialmente la stessa formula di gioco) non riesca a conquistare la vetta dei racing game, e nonostante alcuni difetti (su tutti la scelta rischiosa e non del tutto riuscita di un open world pienamente accessibile da subito), Need for Speed: Most Wanted è un titolo accattivante, divertente e dichiaratamente destinato agli amanti dei racing game di stampo arcade. Di certo non è un capolavoro ma l'intelaiatura è buona: un sistema di controllo semplice ed immediato, una città da esplorare a rotta di collo ed una modalità single player variegata che si affaccia in rete scardinando il confine tra gioco in solitaria e multiplayer (che purtroppo ho potuto provare raramente dati gli anni passati), e poi tecnicamente il gioco è di buona fattura, certamente più dello sciapo e passabile, sia per la storia (trita) che per il suo gameplay stucchevole, capitolo precedente, che non è stato Hot Pursuit, ma The Run, uscito in mezzo ai due, un episodio che non ha convinto pienamente, proprio per la sua lontananza dal mondo di Need for Speed e dalle caratteristiche tipiche di questi giochi. Certo, in verità questo nel complesso decisamente migliore non è (proprio per la sua strana fusione) ma almeno tutto il resto (in parte) è al posto giusto. Ma prima di sapere cosa sì e cosa no, ecco la trama, anche se una vera e propria non c'è, di NFS: Most Wanted, infatti veniamo immediatamente catapultati per le strade dell'immaginaria città di Fairheaven, e il nostro scopo sarà quello di scalare la classifica dei 10 Most Wanted e conquistare le loro macchine (di queste 31, tutte con licenze ufficiali, possono essere sbloccate semplicemente trovandole per strada, in tal senso la città e i dintorni sono liberamente esplorabili). Naturalmente non sarà un'impresa facile, e prima di poter sfidare questi particolari piloti e i loro bolidi dovremo guadagnare diversi Speed Point.

martedì 8 maggio 2018

[Games] Deus Ex: Mankind Divided

Dopo l'ottimo Human Revolution (pessimo invece fu il suo spin-off The Fall), era lecito aspettarsi che Eidos Montreal avrebbe innalzato Mankind Divided (sesto ed ultimo forse capitolo della saga Deus Ex), partendo proprio dalle solidissime basi gettate dal suo predecessore (di cui questo è il sequel diretto). E in effetti, non solo tutti gli aspetti migliori della produzione sono ancora lì, ad incastrarsi perfettamente l'uno con l'altro, ma gli spigoli del vecchio capitolo (pochi a dir la verità) sono stati smussati per trarre il meglio da questa prima incarnazione del franchise sull'attuale generazione. Il background, l'aspetto esplorativo e la meravigliosa contestualizzazione delle ambientazioni sono infatti tutti elementi che risultano più che mai efficaci nel trascinarci in un mondo vivo e credibile. Dopotutto i quattro anni intercorsi tra Human Revolution e questo Deus Ex: Mankind Divided hanno permesso ai produttori, di lavorare alacremente di ottimizzazione e rifinitura, presentandoci, a tutti gli effetti, una versione 2.0 di Human Revolution, arricchita e trasportata all'ennesima potenza, riuscendo nell'impresa di regalarci nuovamente una delle esperienze videoludiche migliori degli ultimi anni. Una trama degna di un kolossal hollywoodiano, piena di risvolti umani, sociali e di spunti di riflessione sul mondo in cui viviamo, ci condurrà attraverso le oltre venticinque ore di gioco necessarie per completare debitamente Mankind Divided (che i fan del genere cyberpunk non si saranno fatti certo scappare, anche se ho aspettato di comprare da Steam la versione completa) trama che, unita ad una giocabilità e ad una libertà di azione fuori dal comune, ci consegna un gioco praticamente e graficamente appagante. Tuttavia oltre a una trama davvero accattivante, Deus Ex: Mankind Divided nasconde un gameplay in grado di unire diversi generi in un'avventura più stealth che action. Ma ecco in ogni caso quali sono i punti di forza, e quelli deboli (perché seppur pochi ci sono comunque), della nuova fatica di Square Enix.

lunedì 15 gennaio 2018

[Games] La mia personale classifica del 2017

In quest'ultimo anno, come già detto in post inerenti al mondo videoludico, sono finalmente tornato a pieno regime, dopo un evidente rallentamento del 2016, dettato dalla necessità di dare priorità al blog e al suo miglioramento ed aggiustamento, a giocare ad una delle mie passioni principali, i videogiochi. Infatti ho giocato a parecchi (ma non tantissimi) giochi (10, tra quelli comprati e ricevuti in regalo dalle piattaforme di gioco), sufficienti però per inaugurare in questo 2017, il primo Saba Games Awards, l'ennesima costola dei miei consueti premi finali. La classifica che sto per presentarvi difatti, dal più brutto e sconsigliabile al più bello e consigliabile all'acquisto e quindi a giocarsi, terrà conto di tutti i giochi che quest'anno mi hanno dato modo di svagarmi e staccare per un po' la spina dal blog, anche perché in questi ultimi tempi ho dato e fatto davvero di tutto per questo mio piccolo spazio. Ma ora che il suddetto ha ormai trovato una sua direzione e collocazione, il tempo libero a mia disposizione è aumentato, tanto appunto da permettermi di fare quello che amo di più dopo il calcio e il cinema. E quindi, bando alle ciance, ecco la mia personale classifica del 2017.


10. Spin-off interessante ma strutturato male, deficitario e imperfetto. Sconsigliato a tutti. (4/10)