venerdì 9 aprile 2021

[Cinema] David Lynch Filmography - Parte 2 (The Elephant Man, Strade perdute, Una storia vera)

Dopo aver visto e in un certo senso rivisto (sicuro ora infatti di aver già visto qualcosa un po' qui e un po' là ma nella loro completezza solo ora) gli ultimi tre film mancanti della filmografia di David Lynch, e ricordo che la prima parte inerente alla suddetta filmografia la trovate Qui, non ho più parole per descrivere il mio rapporto con un regista come Lui, un regista capace di cambiare registro e sorprendere positivamente, non cambiarlo affatto e sorprendere nuovamente. Continua a mettermi costantemente in crisi, anche quando il suo lato onirico e visionario (innegabilmente affascinante ma terribilmente astruso) rimane confinato, ma indubbiamente un regista da cui rimanerne attratto. Potrebbe forse mai entrare nella decade dei miei registi preferiti, ma un posto l'avrà sempre nei miei pensieri e nei miei ricordi, ricorderò difatti con piacere della visione di tutti i suoi film, uno più particolare dell'altro, attendendo chissà nuovi memorabilia.

The Elephant Man (Biografico/Dramma 1980) - Una delle storie più tristi mai portate sul grande schermo, con il giovane David Lynch bravissimo nel non farsi prendere eccessivamente la mano dal melodramma. E con The Elephant Man, a 35 anni egli firma il suo capolavoro (assoluto), un'opera imperniata sul contrasto tra il bene e il male, un apologo (tratto da una storia vera, quella di Joseph Merrick, ragazzo orribilmente deforme dell'Inghilterra vittoriana e del medico che se lo prese a cuore) sul diritto a una vita normale anche per gli ultimi (un personaggio simile a Quasimodo de "Il gobbo di Notre Dame", tanto per farvi un'idea se non avete ancora visto il film). Girato in un bianco e nero che conferisce al film tinte gotiche, The Elephant Man riesce a rimanere sobriamente in equilibrio rispetto a qualsiasi tentazione buonista e a reggere egregiamente il peso degli anni, nonostante qualche allettamento didascalico sulla brutalità del volgo, l'ipocrisia dell'aristocrazia londinese, la rettitudine degli esclusi e via psicologizzando. David Lynch ha saputo così trarre da questa storia la sua pellicola più poetica e struggente, fatta di uno sguardo umanissimo e partecipe da una parte (il medico magistralmente interpretato da Anthony Hopkins) contrapposto alla diffidenza e allo scherno della gente comune dall'altra. Il lento inserimento del reietto John (altrettanto magistralmente interpretato, e da John Hurt) all'interno della vita sociale londinese (fatta di piccoli passi e scoperte quotidiane) colpisce nel segno ed emoziona per il suo carico di grande umanità (si veda, ad esempio, il commovente incontro tra il protagonista e la Signora Kendal, nonché il primo, vero passo di Merrick verso un'esistenza "normale"). Il finale, così dolce e carico di significato, è la perfetta conclusione di un ciclo che si chiude, lasciando nel pubblico una sensazione allo stesso tempo di malinconia e tenerezza, di compassione ed empatia. Ma il film funziona proprio in virtù di questa compiutezza, che lo rende un capolavoro inestimabile. L'andamento lento della vicenda può far storcere il naso a qualcuno o sbadigliare qualcun altro ma non toglie nulla alla portata dell'opera. Un'opera (seppur "sfortunata", ricevette 8 candidature all'Oscar, ma chiuse la serata di gala a mani vuote) davvero da non perdere e da vedersi almeno una volta nella vita, per riflettere e poi commuoversi. Voto: 8
Strade perdute (Thriller/Noir 1997) - Un film, un viaggio, è difficile trovare una spiegazione al film, insieme a Inland Empire il film più difficile a mio avviso (anche se, sempre viaggio all'interno dell'animo umano si tratta), è un insieme di vari generi, sembra un noir, ma poi sfocia nel thriller, nell'horror, nel dramma, nell'erotico, è difficile trovare un genere a Strade perdute. Una cosa tuttavia è certa, che la pellicola sia a tutti gli effetti una triste e pessimista panoramica ricca di metafore sulla condizione umana e sulla sua impossibilità di realizzare i propri sogni, la propria felicità e le proprie aspirazioni, di un'umanità costretta così a rifugiarsi nei suoi oscuri meandri mentali, lì dove alberga l'inconfessabile follia. Tutto questo viene raccontato da David Lynch nel suo stile, metafisico, totalmente irrazionale, un incubo ad occhi aperti (un viaggio all'interno dell'animo umano in cui sogno, desiderio e realtà, ma soprattutto il tempo, si avvinghiano in una matassa assurda e inestricabile, dando vita ad uno spettacolo in cui nulla è certo, nulla è davvero reale, nulla si può toccare), facendo sì di Strade perdute il suo film più cattivo. La scenografia e la fotografia sono la man forte del film, alcune scene con la sintonia tra i colori e le immagini buie rendono il tutto ancora più inquietante e pauroso, notevole anche la colonna sonora, soprattutto quella iniziale, di qualità anche gli effetti speciali. Per gli attori Bill Pullman come protagonista è stato azzeccato, il suo modo d'interpretare e il modo di porsi è perfetto per questo genere di film, sensualissima la Patricia Arquette, veramente bella e provocante (da far girare letteralmente la testa), inquietante come pochi Robert Blake nella parte dell'uomo misterioso. Da sottolineare la presenza di Robert Loggia (ha già lavorato con Pullman in Independence Day) attore di discreto carisma e presenza. Non perfetto, ma gran bel film, né più né meno. Voto: 7

Una storia vera (Biografico/Dramma 1999) - David Lynch riesce a rendere appassionante perfino la (vera) storia di un 73enne che attraversa 400 km con un tagliaerba per ritrovare il fratello reduce da un infarto (ad interpretarlo Harry Dean Stanton, come si vede nella "geniale" chiosa finale). Sembra una trama debole e banale, ma mai considerazione potrebbe essere più sbagliata. Il regista ci accompagna in questo viaggio così semplice, ma anche così emozionante. Notevole la fotografia che riprende paesaggi maestosi e soprattutto calzanti le musiche del fido scudiero Angelo Badalamenti, forse l'elemento decisivo che innalza il film. La storia non è altro che la narrazione di un vecchio nelle fase ultima della sua vita. Il viaggio intrapreso da lui diventa metafora di un percorso interiore che viene completato. Non vale la pena serbare rancore per sempre e sarebbe bello se prima della fine ognuno di noi riuscisse a dare una seconda possibilità a dolorosi ricordi che col tempo abbiamo "dimenticato" oppure rimosso per orgoglio o testardaggine. Il tutto accompagnato con una nostalgica e malinconica riflessione sull'anzianità. Tantissimi i personaggi che Alvin Straight incontrerà sulla sua strada, dispensando consigli e ricordando il suo passato, dialoghi forse retorici che tuttavia, nell'atmosfera del film, si dimostrano d'impatto (l'opera riesce anche a strappare qualche risata, rendendo tutto più scorrevole). Insomma un bel film, in cui troviamo un David Lynch sicuramente meno impegnato e meno complesso (tanto da non apparire questo come un lavoro del regista) all'insegna di una storia leggera, ma che colpisce nel profondo per la sua semplicità e la sua dolcezza. Complimenti davvero, a Lui che riesce a rendere interessante una storia che più semplice non si può, un merito che comunque è da dividere equamente con Richard Farnsworth che nell'ultimo ruolo della sua vita regala un'interpretazione pazzesca (merita tuttavia una nota positiva anche la bravissima Sissy Spacek, qui particolarmente espressiva, e riesce a dare proprio l'idea di una donna ingenua, e forse leggermente disturbata, ma di buon cuore ed amorevole verso il proprio padre, nell'interpretazione di Carrie era praticamente inarrivabile, ma anche qua offre una performance di livello). Commovente e malinconico al punto giusto, a mio avviso rimane comunque lontano dall'essere un capolavoro. Voto: 7,5

28 commenti:

  1. Effettivamente, leggendo la trama di "Una storia vera" mi era sembrato un film banalissimo. Ma se ti è piaciuto così tanto, mi fido. 😉

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Beh non solo io, tanti gli estimatori di questo semplice ma efficacissimo film ;)

      Elimina
  2. The Elephant man grandissimo film, come grandissimo fu John Hurt nella parte, anche per aver recitato sotto tutto quel trucco

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ecco sì, praticamente non si riconosce, ma grandissima performance!

      Elimina
  3. Ciao! Di David Lynch avevo visto solo due film per l'Università, "Mulholland drive" e "Inland empire"... e niente, mi sa che non fa per me!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. No Silvia.. quelli che citi non c'entrano nulla coi capolavori del post..fidati! ;)

      Elimina
    2. Ecco, Strade perdute è Lynch al 120%, sono come quelli da te citati (solo chi può), ma gli altri due come dice Franco sono ben diversi, e fidati anche di me se ti dico che farebbero per te, piccoli ma grandissimi ;)

      Elimina
  4. Elephant man e Una storia vera davvero due pellicole eccezionali, le sue migliori, a mio avviso.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sono d'accordo, anche se Mulholland drive è clamoroso, sul podio insieme perciò ;)

      Elimina
  5. Sì, clamorosamente ho rimasto per ultimi il meglio, 2 dei 3 suoi migliori per me, Elephant Man al numero 1 ;)

    RispondiElimina
  6. Una storia vera per me è un gioiellino.
    Al di là del cast e delle scene lynchiane (il cervo investito), c'è proprio l'emozione al centro; la trama è umanissima, toccante.
    Elephant Man come hai detto, merita di essere visto almeno una volta.
    E Strade Perdute per me è il film dualista per eccellenza.
    La scena del mystery man è horror puro (al festino, la telefonata). Penso sia importante anche nel macromondo di Twin Peaks...

    Moz-

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Beh sì, Lynch è sempre Lynch e qualche marchio distintivo deve esserci, anche in film "semplici" come Elephant e Storia Vera ;)
      Il tema del doppio sì, ed effettivamente Twin Peaks è il centro, i suoi film le diramazioni..

      Elimina
  7. Concordo con te e con le tue valutazioni.
    Anche se Strade perdute l'ho abbastanza detestato.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Beh guarda, io non che l'abbia idolatrato Strade perdute, dopotutto ho apprezzato più la forma che il contenuto, ma nel complesso ci sta.

      Elimina
  8. Oggi ti sei dedicato esclusivamente ai grandi film, apprezzo molto il tuo post e mi hai fatto voglia di riguardarli magari dai punti di vista che hai rilevato tu.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. E' stato un caso che abbia rimasto per ultimi questi tre (grandi) film di Lynch, ma grazie per l'apprezzamento e per la fiducia ;)

      Elimina
  9. E' molto difficile non essere affascinati o incuriositi dalle pellicole di Lynch, anche per i suoi detrattori( ma ne ha?)forse in m inima parte, non si resiste a non seguirlo per poi anche criticarlo.The elephant man , penso sia uno dei migliori film che io abbia visto, non manca nulla, la musica, le scene, le interpretazioni, la trama, le varie presentazioni,anche le scene che sembrano troppo tirate rendono l'idea della perfezione di questa pellicola, da non perdere nella maniera più assoluta.
    Ho visto anche una storia vera, così distante dalle sue storiche pellicole,ma così vivida nei particolari,nei ricordi , nella fotografia. Un film che ha poco o niente del Lynch classico ma anche questo da non perdere , dove un grande regista ci fa capire quanto sia bravo anche a cambiare. Un bacio Pietro

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Beh sì, piace o non piace del cinema è maestro, un regista davvero a tutto tondo ;)

      Elimina
  10. Si parla così tanto di Lynch in giro ed ora mi rendo conto che mi ricordo poco di molti dei suoi film. Grazie Pietro perché mi hai fatto desiderare di rivedere almeno il primo della tua lista.
    Abbraccio e buon periodo pasquale. Ciao.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. E continuerà sicuramente a far parlare, ma al di là dei gusti alcuni suoi film indubbiamente eccezionali ;)

      Elimina
  11. The Elephant Man io una decina d'anni fa avevo letto il racconto originale, scritto dal medico che avevo conosciuto Merrick.
    Strade Perdute ho resistito mezz'ora (fino alla festa), poi non ho retto più.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Il fatto che sia una storia vera rende il tutto ancora più straziante, povero Joseph.
      Strade Perdute certamente è difficile da digerire...

      Elimina
  12. Credo di essere l'unico ad aver adorato "Strade perdute", anzi, quasi lo preferisco al suo titolone per eccellenza...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Troppo "cerebrale" forse per tutti i gusti, bisogna esserne indubbiamente portati, per apprezzarne forse anche più del necessario e/o giusto..

      Elimina
  13. Non sono una fan di Lynch però è innegabile il valore di questi film!

    RispondiElimina
  14. Anche a me Lynch è entrato sotto pelle, non c'è niente da fare: alcune cose sue che ho visto rimangono sempre dentro di me. Tra queste, Elephant Man, di cui hai parlato molto bene.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Naturale, una storia trattata in modo esemplare, grandissimo film :)

      Elimina