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venerdì 28 aprile 2023

I film del mese (Aprile 2023)

Volendo dare un mio giudizio più definito agli ultimi Premi Oscar, avendone come anticipato settimane fa visti ulteriori 4 film (qui ivi presenti), potrei veramente dire qualcosa di interessante ed importante? Anche perché di quelli vincitori (che sono 9 in tutto) me ne manca (ancora) il più premiato (ed alcuni altri) e di quelli (oggi) visti nessuno si è portato a casa una singola statuetta. Beh non credo, tuttavia posso comunque dire che Close mi è piaciuto molto più che Niente di nuovo sul fronte occidentale, e che forse il premio come Miglior film internazionale (almeno quello, che il film tedesco 4 ne ha vinti in totale) sarebbe dovuto andare a lui, o al massimo al buonissimo Argentina, 1985. Dico che senza togliere niente a Women Talking, ma non saprei non avendolo visto, il premio per la sceneggiatura non originale l'avrei dato al buon Living (che poi Glass OnionTop Gun: Maverick perché candidati?), che ad Elvis a fronte delle otto candidature che non ne abbia vinto nessuno ci sta (non mi ha convinto come potrete leggere), ma al bellissimo Gli spiriti dell'isola (ben 9 le candidature ricevute) almeno uno glielo avrei dato, perché merita (come potreste leggere). E detto questo niente più ho da aggiungere, forse quando li avrò visti tutti potrei, ma dovrete aspettare un bel po' di tempo prima che questo succeda, però succederà prima o poi. Nel frattempo accontentarsi dei 4 di cui sopra più altri 12, somma del numero classico di film mensili visti.

L'arma dell'inganno - Operation Mincemeat (Dramma/Guerra/Storico 2022) - Argomento interessante per un film tuttavia lento e un po' noioso. Una delle operazioni di spionaggio più complesse (e riuscite) di sempre. C'era il materiale per tirar fuori il classico e solido film storico inglese. E in effetti il film classico lo è, solido un po' meno. John Madden (regista di Miss Sloane tra gli altri) si affida ad attori di tutto rispetto, a partire da Colin Firth, peccato che infarcisca il film di sotto-trame ridondanti (su tutti una sotto-trama amorosa da rivista patinata che a tratti è controproducente), che se da una parte valorizzano il lato umano di queste spie, dall'altra appesantiscono il film. Niente male comunque. In generale sufficiente, principalmente per una seconda parte che riesce ad alzare il ritmo della vicenda e creare più interesse per la conclusione della missione, ma è una pellicola che ha i suoi difetti. In ogni caso istruttivo per la Storia che racconta. Voto: 6

Crimes of the Future (Sci-fi/Horror 2022) - Ritorno al body horror per David Cronenberg, siamo circa dalle parti di Existenz, ma rispetto al precedente film il tutto è meno riuscito. Dialoghi prolissi e momenti criptici sfavoriscono il ritmo, nonostante momenti interessanti non manchino e le scenografie siano di ottimo livello. Una pellicola che affascina per concetti (sulla carta) ed atmosfera ma che toppa nella realizzazione filmica (sopra un'idea indubbiamente interessante, costruisce una distopia oltre i limiti del credibile, in cui spesso i suoi personaggi si affannano a renderla tale). Bene Viggo Mortensen e Lea Seydoux, un po' troppo sopra le righe la Kristen Stewart. Apprezzo tanto Cronenberg, ma personalmente ritengo Crimes of the Future tra i lavori meno indovinati del regista canadese. Mi dispiace molto infatti distanziarmi dal plauso unanime ma a me questo film non è piaciuto granché, un film visivamente affascinante, forse fuori tempo. Voto: 5,5

mercoledì 15 gennaio 2020

1994 (Miniserie)

Tema e genere1994 è l'ultima stagione della trilogia 1992, 1993. La trilogia di stampo storico drammatico prodotta da Sky e nata da un'idea di Stefano Accorsi.
Trama: Attraverso 8 episodi, nei quali vediamo le storie e i punti vista di persone comuni, scopriamo come il terremoto di mani pulite e l'ingresso in campo di Berlusconi abbiano profondamente segnato il recente passato del nostro Paese.
Recensione: I tre anni che hanno portato alla fine della Prima Repubblica, allo scandalo Mani Pulite e all'ascesa in campo di Silvio Berlusconi, uomo nuovo della politica italiana sono giunti al termine con quest'ultima stagione che non ha sicuramente deluso le attese e non è stata certamente da meno alle due stagioni precedenti (soprattutto rispetto alla seconda, qui la recensione, anche se di poco migliore a questa, mentre rispetto alla prima il salto di qualità è evidente). Dei vari fatti reali che si susseguono ed intrecciano con le storie romanzate dei personaggi principali della serie (che sono tre) non sto a raccontarvi, dico solo che continua il loro triangolo infuocato, diviso tra potere, sesso, denaro e sentimenti, sullo sfondo dei cambiamenti cruciali che segnarono l'Italia degli anni '90 e dei protagonisti di tali rivoluzioni. Quello che invece va menzionato è sicuramente il discreto lavoro di regia e sceneggiatura (senza dimenticare tanti altri tecnicismi, in primis le musiche e la valida mini sigla) che iniziato con le prime due stagioni si è degnamente concluso con 1994. La prima (otto puntate dirette da Giuseppe Gagliardi e Claudio Noce) è brava (anche perché non c'è qui rispetto alle stagioni precedenti una visione "giustizialista" del bene e del male) a ricordarci che i fatti prendono spunto da avvenimenti e che come cronaca non ci sono dei reati, pertanto i personaggi sono tutti colpevoli e nello stesso tempo anche innocenti, vittime e carnefici, sia verso sé stessi che verso gli altri, la seconda, che elimina alcuni personaggi secondari e sviluppa l'attenzione sui cinque principali (ci sono anche altri personaggi altrettanto rilevanti ma lo snodo tematico si sviluppa attraverso questi qui), ovvero Leonardo Notte (Stefano Accorsi), ex pubblicitario e anima oscura di Forza Italia, Veronica Castello (Miriam "sempre gnocca" Leone), ex soubrette ormai diventata parlamentare, Pietro Bosco (Guido Caprino), ex militare e ora deputato Leghista, Silvio Berlusconi (Paolo Pierobon), e Antonio Di Pietro (Antonio Gerardi), è brava a creare il giusto mix di realismo e romanzo.

mercoledì 18 luglio 2018

Il Miracolo (1a stagione)

In una società in cui siamo biologicamente spinti a dare una spiegazione a qualsiasi cosa, come potremmo reagire al cospetto di un miracolo? Un evento così leggendario, che solo chi ha una fede ferrea è disposto ad accettare, travolge e innesca una serie di eventi destinati a cambiare la vita di tutti. E Niccolò Ammaniti, esordiente regista nel film "Io non ho paura", torna sullo schermo con una serie televisiva in cui analizza proprio le varie reazioni che alcune persone, differenti per ceto sociale, religione e professione, innescano nel momento in cui entrano in contatto con qualcosa che non possono comprendere. Toccherà a loro decidere in quale modo affrontare un evento simile. Il Miracolo infatti, serie televisiva italiana di genere drammatico trasmessa dall'8 maggio 2018 su Sky Atlantic, co-prodotta dalla stessa Sky, che si struttura su due narrazioni apparentemente disgiunte, ma che saranno poi destinare ad incontrarsi: il prima e il dopo del miracolo, e in dove i paesaggi romani, i luoghi selvaggi e aridi della Calabria e le distese pianeggianti dell'Emilia Romagna fanno da sfondo alle vicende dei protagonisti, ma soprattutto fortemente aderente alla realtà politica e sociale presente (basti pensare alla questione dell'uscita dall'euro) che parte appunto da una domanda semplice eppure profonda "come cambierebbero le vite di chi entra a contatto con un vero e proprio miracolo?", che parte proprio con l'incipit del ritrovamento di una statuetta della Madonna che piange sangue, ci racconta di come questo evento inspiegabile può sconvolgere l'esistenza, di quali ripercussioni avrà sulle vite di tutte le persone che ci entreranno in contatto, di una serie di personaggi interessanti, atipici (e non del mondo intero, non di un evento ultraterreno). La serie difatti, come si intravede fin da subito, non vuole e non è la storia di un evento soprannaturale che travalica l'umana comprensione violando le leggi della natura per obbedire solo a quelle dell'onnipotenza divina, non a caso la statua della vergine che piange compare non spesso e lo stratagemma del congelarla è solo un intelligente escamotage per suggerire allo spettatore che quel sangue che si accumula in maniera sovrabbondante è solo la scintilla che doveva accendere la fiamma di una serie il cui fuoco si sarebbe alimentato di ben altro. Giacché tenere nascosto il miracolo in nome di una discutibile ragion di stato ha permesso alla serie di concentrarsi non sull'isteria collettiva che avrebbe colto il mondo di fronte ad una tale rivelazione, ma piuttosto sui pochi personaggi che ne sono venuti a conoscenza. Ed Il Miracolo è appunto la loro storia.

martedì 18 luglio 2017

1993 (Miniserie)

Dopo il grande successo, soprattutto di pubblico, della prima stagione, quasi 10 episodi di riscaldamento nonostante il pathos nel ricreare le scene che hanno segnato l'inizio della fine della prima Repubblica, è tornato 1992 e lo fa cambiando cifra finale, trasformandosi quindi in quel 1993 che risultò essere l'anno cruciale del famoso processo "Tangentopoli", il secondo capitolo dell'ambizioso progetto di Sky (andato in onda su Sky Atlantic dal 16 maggio al 6 giugno 2017) nato da un'idea di Stefano Accorsi sulla fine della prima Repubblica e sulla nascita delle nuove forze politiche, una su tutte Forza Italia. La prima stagione, 1992, uscita nel 2015, ha messo la pulce nell'orecchio agli spettatori, introducendo i personaggi fittizi, calati nel contesto storico, da discreto romanzo storico, e dando il via alla trama, ma questo 1993 dopo una prima annata comunque poco convincente, riesce a migliorarsi, confermando solo il meglio accaduto in precedenza, riuscendo a conferire ai personaggi una sorta di karma interno, quasi come per ripagarli per quanto accaduto precedentemente, rendendo perciò 1993 una serie potente sia dal punto di vista dei temi trattati che da quello della narrazione, in futuro (tra un paio d'anni?) si arriverà a 1994, la resa dei conti e la nascita della seconda Repubblica, ovvero, la nascita del futuro. Con un notevole incremento della qualità tecnica e registica, il secondo capitolo infatti, nato per raccontare l'inchiesta Mani Pulite e molto altro, si fa più interessante ed avvincente. Certo, non era una sfida improponibile fare meglio del suo predecessore, ma la serie televisiva ha fatto tesoro di tutti i difetti presenti in 1992 e ha cercato di porvi rimedio. Ovviamente non siamo ai livelli di una produzione americana di prim'ordine (e sarebbe stata una richiesta impossibile da esaudire per gli addetti ai lavori di questa discreta produzione), ma la strada intrapresa sembra esser quella corretta per essere italiana.