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lunedì 9 settembre 2019

All Eyez on Me (2017)

Tema e genere: Film drammatico biografico incentrato sulla vita del rapper statunitense Tupac Shakur, scomparso (assassinato) nel 1996.
Trama: Tupac Shakur da adolescente frequenta il liceo prima di prendere la decisione di lasciare la vita a un vicolo cieco con sua madre e abbracciare la thug life californiana. Conquistato il successo come rapper, da vero poeta coltiva il sogno di cambiare il mondo e di fare la differenza ma finirà coinvolto nella letale guerra di bande della East Coast.
Recensione: Produzione cinematografica sofferta e stentata fin dalle origini, il biopic sulla leggenda del rap Tupac Shakur nasce nel 2011, in previsione del ventennale dalla morte dell'artista, che sarebbe stato celebrato cinque anni dopo. Supervisionato dalla madre Afeni Shakur, che avrebbe dovuto tutelare l'immagine del figlio, il progetto paga sin da subito una serie di problematiche finanziarie e divergenze creative, che portano Antoine Fuqua (dopo la morte di Afeni nel 2016) ad abbandonare la regia, affidata poi a Benny Boom, fino ad allora regista di videoclip e con pochissima esperienza su lungometraggi alle spalle (e in parte si vede e conta). Ebbene, All Eyez on Me (che ruba il nome al titolo del suo quarto album) comincia e lascia ben sperare, ma purtroppo andando avanti qualcosa s'incrina. La narrazione infatti, parte direttamente dalla nascita travagliata dell'artista e ci accompagna fino alla sua misteriosa morte: figlio di un'attivista delle Black Panther ed educato in nome di quella giustizia sociale e anti-razziale che sarà poi protagonista delle sue rime, Tupac occupa la scena per ben 139 minuti di film senza però mai dominarla, proponendo allo spettatore una serie di sviluppi narrativi che non diventano mai emotivi per il protagonista e che si susseguono sullo schermo restando però fine a se stessi. Finisce in prigione più di una volta, e proprio da una prigione il film ci viene raccontato. Un giornalista va a trovare l'artista per intervistarlo, per capire quello che ci chiediamo tutti noi guardando la pellicola: Chi è Tupac? La cornice del racconto autobiografico, di Tupac che spiega Tupac, è però l'unico spiraglio di luce dell'intero lungometraggio. Il solo momento del film in cui si tenta di dare una interpretazione su quello che Shakur ha tentato di fare con la sua musica, con le sue parole. Il resto di All Eyez on Me purtroppo si perde in scene ultrasoniche, in cui l'azione avviene ad alta velocità, senza che venga spiegato allo spettatore cosa stia succedendo. Al contrario, forse, di molte persone che hanno guardato o guarderanno il film, io non sapevo quasi niente di Tupac Shakur, e ciò che volevo era sapere cosa rese il rapper una leggenda, per quale motivo milioni di fan di tutte le nazionalità, età e credenze religiose e politiche, venerano Tupac come se fosse stato Dio in terra, o almeno Gesù Cristo (con tanto di ipotesi di resurrezione). Con mia grande delusione, però, dopo più di due ore di film dedicate a questo interessante e complesso personaggio, non ho avuto nessuna risposta. Il film preferisce regalare tre, quattro, cinque interi minuti ad una performance dell'artista, mostrando il suo successo patinato in tutto il suo splendore, infilando qua e là qualche scena violenta per far vedere la cruda realtà in cui Tupac viveva, da cui non si sarebbe mai potuto liberare. Invece di spiegare i meccanismi di un sistema marcio e corrotto dalla criminalità, dal pericolo a cui ogni rapper andava incontro in quel periodo in certi quartieri californiani, invece di gettare una luce sulla figura del rapper gangster che ha segnato un'epoca e dato vita ad un genere musicale.

mercoledì 5 giugno 2019

The Walking Dead (9a stagione)

Tema e genere: Continua il viaggio dei superstiti all'apocalisse zombie nella serie tv survival horror più longeva di sempre.
Trama: Dopo lo scontro "definitivo" all'apparenza, che ha comunque risolto alcune divergenze e dato la possibilità a tutti (quasi tutti) di ricominciare e progredire, le difficoltà nella nuova società non mancano. E se la prima volta il nuovo inizio sopperisce alle problematiche della conciliazione in modo spiazzante, la seconda, spiazzante è l'arrivo di uno spietato avversario, che metterà a durissima prova gli sforzi fatti. E non sarà l'unico problema.
Recensione: Personalmente una sorpresa, credevo peggio, e invece nel complesso è stata una buona stagione, la nona, di The Walking Dead. Non "eccezionale", neanche "ottima", ma buona sì, e per arrivare a questo risultato sono bastati alcuni accorgimenti e alcune iniezioni di minima creatività, che hanno consentito di uscire da strutture e dinamiche che ormai mostravano da tempo un certo affaticamento. Dopotutto dopo nove stagioni, nessuna serie televisiva poteva rimanere integra del tutto, poteva sedersi beatamente, qualcosa doveva cambiare, è cambiato, anche se non tutto è andato per il meglio, ma sarebbe ingrato non riconoscere a questa stagione di aver lanciato dei confortati segnali di risveglio. E questo nonostante la testarda presenze dei soliti punti dolenti. In questa stagione infatti, nei sedici episodi, i protagonisti affrontano molte traversie, simili ma diverse, tra la perdita di numerosi personaggi importanti e tante tragedie. Questo soprattutto nella seconda parte, la serie difatti vede nuovamente una suddivisione in due tronconi, più accentuata però, diversa l'una e l'altra sia per accumulo della tensione drammatica, sia per un discorso legato a un rinnovamento dei contenuti. Seconda parte che paradossalmente vede uno dei periodi più stanziali e sereni di sempre. Un salto temporale di sei anni infatti, ci (re)introduce in un mondo profondamente cambiato, un mondo che è andato avanti, portando con sé vecchie ruggini tenute nascoste (che vede la "scomparsa" di due protagonisti centrali), ma che vedrà sorgere soprattutto una nuova temibile minaccia, minaccia che è probabilmente la migliore mai vista nella serie, i Whisperers (i Sussurratori), sorta di anello mancante fra umani e zombie, che riescono a sommare le peggiori caratteristiche dei due. Alpha (interpretata benissimo da Samantha Morton), a capo di questo folle ed inquietante gruppo (che riesce nell'impresa di ridare senso e spessore alla presenza degli zombie, ormai non più minacciosi da anni, il disorientamento provato davanti a un errante, di cui adesso va interpretata la vera natura in pochi istanti, è infatti una svolta inaspettata quanto necessaria), è un'ottima villain, perché è la prima della serie che ha un'intelligenza tattica, ma con cui al contempo è impossibile ragionare. Tanto che molto scompiglio produce e produrrà, le cose sembrerebbero infatti poter ulteriormente peggiorare in futuro, probabilmente lo faranno, e si ha una discreta voglia di vedere come e cosa accadrà. Comunque al di là di ciò, da segnalare soprattutto c'è un elemento in tutto questo, in questa stagione e in questa seconda parte, ovvero la scomparsa di uno dei personaggi storici della serie, se non il più importante: Rick Grimes. Come noto (almeno dagli addetti e fan), Rick, interpretato dal bravissimo Andrew Lincoln, ha lasciato la serie in maniera molto originale, ma decisamente furba, furbescamente in attesa dei film. Una mossa interessante ma la sua mancanza è intensa e percepibile, inoltre non sapere cosa gli è successo infastidisce. A tal proposito di note dolenti ce ne sarebbero più d'una, non ultimo il fatto che su sedici episodi stagionali se ne contano forse 3-4 realmente memorabili, e sono un po' pochini. Non bastasse che restino e sono troppe le sequenze dedicate a tanti, troppi personaggi senza carisma e profondità, incapaci di accaparrarsi il nostro interesse e la nostra empatia.

lunedì 19 giugno 2017

The Boy (2016)

I film in cui ci sono bambole di mezzo di solito sono inquietanti, e questo The Boy, film horror del 2016 diretto da William Brent Bell, non è da meno, dato che il regista attraverso un semplice oggetto (una bambola appunto, strumento ansiogeno comunque e in ogni caso già più volte sfruttato) riesce a creare nello spettatore un'inquietudine, una paura crescente e un forte interesse su ciò che accadrà, anche se tuttavia lo sviluppo della trama rivela pecche abbastanza clamorose, inficiando di parecchio il risultato finale. Il regista infatti spazia ottimamente nel genere, un genere non propriamente originale, e riesce ad inserirlo in un contesto nuovo, ben strutturato, per tutto il primo tempo e poco oltre, ma amplia il tutto con un finale quasi eccessivo, che finisce per scardinare l'ottima struttura narrativa che inizialmente aveva fatto capolino, poiché quello che sembrava essere un certo tipo di film (soprannaturale) finisce per essere (senza spoilerare alcunché) qualcos'altro di (banalmente) già visto. In ogni caso il film narra la storia di Greta, che accetta l'incarico di babysitter in una casa di campagna del Regno Unito. Qui scopre con sorpresa, ed anche con molta inquietudine che il figlio della coppia (che i genitori curano come fosse un bambino di otto anni, avendo perso il loro vero figlio) è in realtà una bambola a grandezza umana di nome Brahms. La coppia assegna una serie di regole alla giovane ragazza e raccomanda lei di non tralasciarne neanche una. Prendendo però un po' sottogamba l'incarico e violando appunto l'elenco di regole rigorose assegnatele, si ritroverà perciò protagonista di eventi inquietanti e inspiegabili che la portano a credere che la bambola sia in realtà viva. Ma ben presto Greta scoprirà che non tutto è come sembra.

giovedì 27 aprile 2017

The Walking Dead (7a stagione) [Seconda parte]

Dopo un'attesa non propriamente estenuante e una prima abbastanza inconcludente (qui), ho finalmente completato, seppur in leggero ritardo come sempre mi capita, la settima stagione (con le restanti otto puntate) di The Walking Dead, la serie campione d'ascolti, che ancora una volta mi lascia leggermente perplesso ed annoiato. Questo nonostante mi è sempre piaciuta, e continua a farlo, soprattutto dopo l'introduzione di un villain di tutto rispetto come Negan, ma non solo la settima stagione conferma ed accentua le debolezze generali della stagione e della serie, ormai in discesa (sia negli ascolti che nei risultati), ma sfrutta in modo abbastanza maldestro proprio il potenziale legato all'esordio vero e proprio di Negan, che mi aveva sì dato un gran gusto, ma dopo un po' ha davvero stancato, dato che questa seconda parte mi ha abbastanza annoiato ed indispettito. Soprattutto l'estenuante procedura di preparazione, l'introduzione di altri personaggi e altri gruppi, è quello che ho trovato in generale piuttosto irritanti. In più tempi inutilmente dilatati e poca azione zombie davvero memorabile attraversano un ciclo di episodi che ha comunque il pregio di porre le basi, sulla carta, per un nuovo corso narrativo, diverso da quanto visto finora, ma l'incipit alla guerra lanciato a fine stagione non sembra tanto allettante, soprattutto se sarà solo quello l'unico focus dell'ottava stagione. Anche se a dire il vero è quello che aspettavo, però riuscirà a mantenere una promessa simile senza "diluire" troppo? Si vedrà, intanto vediamo cosa è successo nella seconda parte della settima stagione che si concentra soprattutto nell'ultima puntata, dato che nelle restanti 7 praticamente non succede niente di davvero interessante se non come detto l'estenuante procedura di preparazione alla guerra, che finalmente viene dichiarata apertamente.

giovedì 9 febbraio 2017

The Walking Dead (7a stagione) [Prima parte]

In attesa di vedere cosa, come e soprattutto se i nostri eroi riusciranno nel tentativo di vendicarsi dall'assalto morale e mortale di Negan, il nuovo villain (che presumibilmente farà la stessa fine degli altri, almeno me lo auguro, anche se non sarebbe male se finisse tutto con lui), che vedremo a partire da lunedì 13 febbraio, facciamo un passo indietro e tiriamo le somme della mid-season finale e dell'intera prima parte della settima stagione di The Walking Dead, sarà stata promossa, bocciata o rimandata? Ma prima di sapere, facciamo un altro grande passo indietro per scoprire qualcosa in più di quello che già avevo detto all'epoca del mio post sulla seconda parte della sesta stagione (qui). Innanzitutto sappiamo tutti come si è conclusa la scorsa stagione, con quel poco gradito cliffhanger in soggettiva con la cinepresa che diventava rossa di sangue e ciao ciao tanti saluti al prossimo anno, sappiamo anche per colpa della FOX, che involontariamente o volontariamente chissà, ha spoilerato un po' tutto sulla prima, questa parte, della settima stagione (soprattutto per chi come me non ha visto in contemporanea la serie, ma solo dopo tutte le 8 puntate, e la cosa ovviamente mi ha infastidito parecchio), dove vediamo chi è, anzi, chi sono i due che sono finiti nelle 'grazie' di Lucille, la nostra nuova beniamina. Comunque nel corso della seconda parte della sesta stagione si era avuta la sensazione che ciò che interessava davvero a questa serie fosse diventato sorprendere gli spettatori, prenderli in giro, che l'obiettivo fosse spiazzarli di continuo e non di raccontare una storia (basandosi totalmente su l'unica caratteristica, la morte) nonostante appunto qualcosa era cambiato, anche se in modo leggermente forzato. Insomma la produzione, probabilmente, aveva perso un po' la strada maestra, eppure, ripartendo col piede giusto per la settima stagione, che si preannunciava molto più movimentata rispetto a quelle passate, si poteva ancora tentare di raddrizzare il tiro, se il gran ritorno della serie fosse stato gestito bene. Non gestire bene il gran ritorno della serie avrebbe significato realizzare un intero episodio su Negan che trolla Rick e tortura i suoi amici a bastonate, non gestire bene il gran ritorno della serie avrebbe voluto dire rivelare chi Negan avesse effettivamente ucciso a 15-20 minuti dall'inizio dell'episodio, attraverso vari flashback, e invece è proprio quello che hanno fatto.

sabato 16 aprile 2016

The Walking Dead (6a stagione) [Seconda parte]

Neanche dieci giorni fa si è conclusa la sesta stagione di The Walking Dead, con la seconda parte delle 16 puntate totali. Otto puntate che sebbene hanno rivitalizzato la serie, ci hanno lasciati con più domande che risposte. Le sorprese e le novità non sono mancate, come quella dell'ultima puntata, sedicesimo episodio, L'ultimo giorno sulla Terra, che ha introdotto il tanto atteso villain Negan, il cattivissimo personaggio dei fumetti, leader del gruppo dei Salvatori, la cui presenza aleggiava da tempo come una spada di Damocle sopra le teste dei nostri protagonisti. Di questo e di altro ne avevo parlato già nella prima parte, qui. Una puntata finale dalla durata di 63 minuti, circa 20 minuti in più rispetto a un episodio normale, che ci ha regalato un finale di stagione al cardiopalma, ansioso, una bomba ad orologeria pronta ad esplodere, ma deludente. Eh sì perché solo negli ultimi venti minuti (tutto il pathos che è venuto a mancare nei precedenti quaranta minuti), dopo mesi in cui gli autori si sono vantati, con tanto di annuncio in pompa magna, assistiamo all'introduzione finalmente attiva di Negan (trionfale e ad effetto, come forse mai era capitato prima d'ora) nella trama principale. Tante e diverse perplessità riguardanti gran parte del minutaggio che precede questo nuovo ingresso, quasi tutte le 8 puntate, praticamente in zona Cesarini, e proprio come un gol, ha salvato il risultato. La serie ricomincia da dove si era fermata, con Rick che scorta il gruppetto, inzuppati di zombie, verso la libertà, mentre tutti gli altri intrappolati e chiusi in casa. Proprio il nono episodio è stato quello più interessante, forse il momento più alto della stagione, quello in cui siamo costretti a dare l’estremo saluto a Jessie e i suoi due figli. La coralità estrema, insieme alla solidarietà contagiosa che si estende di porta in porta spingendo tutti gli abitanti di Alexandria a scendere in strada e a combattere insieme per la propria vita (ma anche e soprattutto per la salvaguardia della propria comunità) apre un nuovo capitolo che forse sarebbe stato più interessante da sviluppare, rispetto allo spazio dato a vicende come la ricerca di Deanna, l'innamoramento di Abraham o la morte di Denise. L'arrivo di Negan viene comunque gestito in un crescendo che riesce a montare un'aspettativa affatto deludente quando infine il capo dei Salvatori irrompe sulla scena insieme alla sua Lucille. Il carisma di Jesus, apparso fin troppo poco, non si riesce a bissare, ma la costruzione ansiogena della scena e la buona interpretazione di Jeffrey Dean Morgan ci fanno ben digerire il lungo monologo con il quale il presunto villain si presenta (presunto perché Negan non ha fatto altro che difendersi da un attacco crudele ed assassino del gruppo di Rick, che per la prima volta sembrano essere dalla parte dei cattivi).

domenica 17 gennaio 2016

The Walking Dead (6a stagione) [Prima parte]

Continua il viaggio dei superstiti, ad una apocalisse zombie, nella prima parte della sesta stagione di una delle serie tv più viste negli ultimi anni, The Walking Dead. I nostri 'eroi' ritornano ad affrontare i loro mostri interiori ma soprattutto esteriori ed esterni, quegli esseri, sempre più brutti, cattivi e sofisticati, che stanno uccidendo il mondo. Come se non bastassero gli zombie anche le persone, pazze e deviate (come in altre stagioni già viste) sono un ostacolo, e non da poco, da sconfiggere. Gente che non capisce che facendo in questo modo, aiuta i mostri a vincere e non il contrario. Ovviamente l'iter della serie non cambia anche in questa sesta ma non ultima stagione, lottare per sopravvivere a tutto e tutti, ma come sempre non tutto è bianco e nero, il grigiume è ovunque e dilagante. Il problema principale della serie però rimane, uno scopo preciso non c'è, i superstiti vanno a briglie sciolte. senza una meta, senza un qualcosa che riesca a movimentare la serie, è da sei stagioni che girano in tondo intorno ad Atlanta, ci vorrebbe un colpo di scena importante, non dei personaggi, ma della storia, altrimenti la monotonia prenderà il sopravvento. Da recenti notizie sembra che qualcosa di ciò potrebbe accadere. Ma veniamo a queste ultime puntate. Puntate che svelano un po' di più sui personaggi, soprattutto Morgan, vediamo infatti come è arrivato ad Alexandria e cosa ha passato per non uscire pazzo. La pazzia che ne deriverà quando certi personaggi (i Wolves) entreranno ad Alexandria. Ma chi sono questi Wolves veramente? i soliti sfigati che credono di ammazzare Rick e il suo gruppo, non succederà mai temo. Gli unici che potrebbero sono gli zombie, ma credo sia ancora più difficile. Tornando a Morgan, nonostante abbia visto nel suo viaggio tante brutte cose, non ha ancora capito come va il mondo, come cercare di far cambiare atteggiamento a uno di quei sfigati, serva veramente a qualcosa. Infatti appena l'avrà l'occasione scapperà dalla prigione. Speriamo che gli sia stata da lezione, ma secondo me ha forse definitivamente perso come la testa, come tanti del gruppo, non ha capito niente di quello che gli è stato insegnato. Secondo il suo 'mentore' non deve uccidere le persone, si, ma quelli sono animali, per fortuna però gli zombie li uccide. Ad ogni stagione qualcuno muore, a chi toccherà in questa? in un recente sondaggio tra me e me, ho risposto: tutti, così finisce. A parte gli scherzi, già in questa prima parte, qualcuno muore, qualcuno si salva per un pelo, qualcuno perde la testa e qualcuno continua a rompere le scatole.