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venerdì 17 ottobre 2025

Horror Challenge 2025: Parte II

Seconda parte di questa ottombrina challenge a tema horror (di genere, sottogenere e varianti), anno 2025. Per questo segmento i principali protagonisti sono vampiri, fantasmi e demoni, ma non mancheranno anche altri luciferini soggetti. Ricordo che la visione di suddetti film è avvenuta per la maggior parte tramite piattaforme streaming legali (e a pagamento), in alcuni casi tramite piattaforme streaming non legali. QUI il post della Challenge comprendente il Banner completo. PARTE I

Nosferatu (Horror/Fantastico 2024)Il "Nosferatu" di Robert Eggers è un'opera visivamente magnetica che omaggia i capolavori di Murnau e Herzog, pur cercando una propria voce. Il regista torna all'horror dopo il sottovalutato The Northman, scegliendo di reinterpretare il mito di Dracula con grande cura estetica e atmosfere gotiche. Il Conte Orlok, reso mostruoso e inquietante da Bill Skarsgård, abbandona l'antieroe romantico per tornare a incarnare il terrore puro. La prima parte è tesa e gotica, la seconda più frammentata ma comunque suggestiva, culminando in un finale poeticamente disturbante. Fotografia, trucco e atmosfere claustrofobiche sono eccellenti, anche se la trama resta classica e il cast non sempre brilla. Pur non aggiungendo molto alla mitologia del personaggio, Eggers realizza un horror d'autore che, sebbene meno originale dei suoi primi lavori, resta un prodotto curato e coinvolgente. Un film che non era necessario, ma che si fa comunque apprezzare. Voto: 7

Neverlake (Horror/Thriller 2013) - Una fiaba nera italica che sorprende per atmosfera e ambizione. Ambientato in Toscana, il film intreccia folklore etrusco e suggestioni gotiche, costruendo un mistero che si sviluppa con ritmo sospeso e tensione crescente. La regia è elegante e attenta, con una fotografia plumbea e un accompagnamento sonoro efficace. Il cast internazionale funziona, anche se la protagonista risulta talvolta poco espressiva. La storia, originale e ben strutturata, riesce a coinvolgere senza ricorrere a cliché hollywoodiani, pur peccando in un finale troppo esplicito e didascalico, che avrebbe guadagnato in ambiguità. Nonostante qualche effetto digitale discutibile, il film resta una piacevole sorpresa nel panorama italiano, capace di evocare Fulci, Phenomena e suggestioni iberiche senza risultare derivativo. Voto: 6,5

The Night House - La casa oscura (Horror 2021) - Un dramma psicologico con venature paranormali che punta più sull'atmosfera che sul terrore esplicito. Dopo il suicidio del marito, la protagonista (interpretata con intensità da Rebecca Hall) indaga su un passato oscuro che si manifesta tra presenze inquietanti e simboli esoterici. La narrazione gioca con il tema del doppio e mantiene un alone di mistero, pur risultando a tratti criptica e diluita. La regia di David Bruckner dosa con intelligenza tensione e simbolismo, evitando facili spiegazioni e lasciando spazio all'interpretazione. L'ambientazione lacustre e la fotografia amplificano il senso di inquietudine. Il finale, seppur non del tutto originale, chiude con coerenza un racconto che parla di dolore, identità e abissi interiori. Un film che non punta allo spavento facile, ma lascia il segno. Voto: 6

mercoledì 22 agosto 2018

I film visti in vacanza a Ferragosto (2018)

E' stata, la scorsa settimana di Ferragosto, una settimana di completo relax, o quasi, dopotutto in questo periodo di riposo (un po' come tutti, ma non proprio tutti) non ho fatto altro che mettere fieno in cascina, non ho fatto altro che dare una direzione alla mia programmazione cinematografica e non, e quindi non ho fatto altro che programmare post, film o serie da vedere entro l'anno. E tuttavia nonostante tutto ciò ho avuto non solo il tempo di vedere comunque parecchi film, ma anche di dare un'occhiata ad un documentario bellissimo, che tuttavia non avrei voluto mai vedere. Il documentario, prettamente televisivo, in questione infatti era quello sull'indimenticato Robin Williams, che come purtroppo sappiamo si è tolto la vita nel 2014 a 63 anni, notizia che per tutti fu uno letteralmente shock, non solo perché pochi sapevano dei suoi problemi, ma perché egli, un genio della commedia e non solo, capace di far ridere e riflettere tutti, dai più grandi ai più piccoli, dando vita a moltissimi personaggi che fanno tuttora parte dell'immaginario collettivo di intere generazioni (da Peter Pan al buffo alieno Mork, dal dottor Hunter Patch Adams all'androide Andrew Martin ne L'uomo bicentenario, e tanti altri), ha lasciato un vuoto difficile da colmare. Difatti Nella mente di Robin Williams, documentario HBO diretto da Marina Zenovich e presentato al Sundance Film Festival, è un ritratto ora divertente, ora intimo e commovente di uno dei più grandi attori di sempre. Non a caso il film Come Inside My Mind, andato in onda su Sky Cinema e attualmente disponibile su Sky On Demand, ricco di interviste di colleghi e amici (David Letterman, Billy Cristal, Pam Dawber, Eric Idle, Whoopi Goldberg e il figlio Zak, che raccontano l'uomo dietro la maschera, una persona che non poteva sentirsi felice se non riusciva a far divertire gli altri) racconta tutta la vita dell'attore, dall'infanzia solitaria nel Midwest fino alla fine dei suoi giorni, passando per i suoi ruoli più iconici e per filmati d'archivio delle prime esibizioni teatrali a San Francisco. Dopotutto il documentario, che fa un ritratto dell'attore e dell'uomo e celebra la sua memorabile carriera, esplora la vita dell'artista attraverso le sue stesse parole, mostrando interviste inedite in cui spiega ciò che lo ha spinto a creare i personaggi nella sua mente e il processo creativo. E poiché scopriremo le sue lotte contro la depressione, l'alcol e la droga e vedremo gli ultimi anni con l'operazione al cuore nel 2009 e poi la tragica fine nel 2014, l'emozione è stata parecchio alta, e tuttavia proprio per questo che il documentario merita di essere visto, un po' come tutti i film che oggi vi propongo.

mercoledì 14 febbraio 2018

Il GGG: Il grande gigante gentile (2016)

Come ben sapete, o se non sapete dovreste assolutamente sapere, Steven Spielberg è il mio regista preferito in assoluto. Tanto che quando a fine mese scorso hanno fatto un canale di Sky dedicato a lui, e in cui hanno mandato in onda tutti i suoi film, ho rivisto alcuni dei suoi straordinari lavori, altresì ho anche visto il bellissimo documentario della HBO in suo onore, che vi consiglio assolutamente di vedere perché è davvero un viaggio straordinario nella sua mirabolante cinematografia, dai suoi esordi e fino ai giorni nostri, nel mezzo interviste, dietro le quinte e tanto altro. Per cui mi aspettavo dopo il gran ritorno col bellissimo Il ponte delle spie, vincitore non per caso della classifica dei migliori film visti nel 2016, di vedere un film più che discreto, appassionante e coinvolgente. E invece niente di tutto ciò, perché con Il GGG: Il grande gigante gentile (The BFG), film del 2016 diretto e prodotto dal grande regista americano, questa volta egli non riesce a fare del tutto centro. Certo, la confezione è bella da vedere, altresì tecnicamente perfetto, una bella storia volendo, ma la sostanza è decisamente risibile, anche perché il target a cui è destinato il film è quello del pubblico giovane...molto giovane, forse troppo. Certo, Spielberg si mostra ancora una volta sensibile verso le tematiche della sofferenza del diverso, riportando in auge un famoso romanzo del 1982 scritto da Roald Dahl (già portato sul grande schermo col film d'animazione del 1989 Il mio amico gigante, personalmente sconosciuto in verità) e facendo buon uso di effetti grafici che conferiscono quel tocco di fiaba e magia, alla fine dei conti gradevole, che regalano comunque una visione sufficientemente valida ma non paragonabile ai migliori lavori del regista di Cincinnati. Perché il film, il primo diretto da Spielberg ad essere prodotto e distribuito dalla Walt Disney, che usa fino in fondo le possibilità dell'animazione digitale (e della figura di Mark Rylance, grande interprete del suo precedente film, su cui il GGG è modellato) per regalarci un sogno ricco di meraviglie e avventura, una volta tanto scevro da sequel e da godere così com'è, è a tratti noioso, tutto è visto e rivisto.

lunedì 27 marzo 2017

Regali da uno sconosciuto: The Gift (2015)

Lontano dal genere horror o (puro) thriller cui, la locandina, farebbe intendere, Regali da uno sconosciuto: The Gift (2015) è un dramma psicologico, notevolmente diretto, scritto e interpretato da Joel Edgerton (attore di discreto livello, interprete di parecchi film, Star Wars V e VI, il prequel de La cosa, Il grande Gatsby ed Exodus: Dei e re), al suo debutto alla regia di un lungometraggio. Davvero notevole e non solo perché è recitato bene e sceneggiato meglio, ma soprattutto perché fa della suspense la sua arma vincente. Le fasi iniziali lasciano intendere uno sviluppo diverso e più banale, con il classico stalker che prepara il terreno per l'assalto finale, ma procedendo i facili calcoli cominciano a non essere più tanto facili, le psicologie si delineano meglio, si intravede un piano più ampio e più coerente, la bozza iniziale che lasciava supporre la mano di uno psicopatico, rivela invece un disegno lucido. E avviene così un sorprendente ribaltamento del punto di vista sull'amico del protagonista dapprima visto come stalker e che in seguito risulta essere la vera vittima della situazione. Poiché The Gift è un thriller-dramma realistico, senza ombra di paranormale, ma con una solida base di paranoia, gelosia e mistero. Un triangolo di inquietudine che si crea quando una coppia decide di cambiare città per cercare di superare un momento difficile e per una nuova opportunità di lavoro dell'uomo. La nuova vita di Simon (Jason Bateman) però, insieme alla moglie Robyn (Rebecca Hall), viene sconvolta dalla presenza di Gordon (Joel Edgerton), un ex compagno di liceo di lui, che con continui regali e visite inaspettate perseguita la coppia. E ad un certo punto, entrambi stanchi delle attenzioni morbose che ricevono da Gordo, oltre che infastiditi dal suo atteggiarsi come uno stalker, decidono di parlagliene e affrontare il problema. Ma da quel momento in poi la situazione precipita gradualmente, vecchi segreti sepolti tornano alla luce e le maschere dei protagonisti iniziano a cadere.

lunedì 19 settembre 2016

Romantic Weekend: Tutte le strade portano a Roma (2015), Una promessa (2013), Tre cuori (2014) e Romeo & Juliet (2013)

Da questo post e da ora in poi per facilitare la grande mole di film che vedo, ho deciso di snellire leggermente le mie solite lungaggini per le recensioni (soprattutto per i film che non mi sono piaciuti), cosa che non credo sia un male, ma poiché a volte è meglio vederlo un film più che scoprirlo e spiegare tutto, credo sia meglio anche per me di concentrare la recensione in un modo preciso, ovvero spiegare solamente le caratteristiche e le peculiarità (positive o negative) della pellicola e dire il mio pensiero e il mio giudizio anche con dei voti. Questo cambio è doveroso poiché certe volte proprio per le mie difficoltà e quelle di certi film perdo davvero troppo tempo, quindi in questo modo sarà più facile sia per me che per voi leggere. Comunque sembrerà strano ma comincerò partendo da questo post dove recensirò ben 4 film romantici (visti essenzialmente durante il weekend), non un genere mio preferito, anzi, ma a volte fa bene vederli perché alcuni sono davvero belli, ovviamente alcuni no, come in questo caso poiché a parte forse uno, sono tutti mediocri sia nella sostanza sia nella narrativa. Ebbene, senza perdere altro tempo eccoli qui.

domenica 13 dicembre 2015

Closed circuit & These final hours: 12 ore alla fine (2013)

Closed circuit è uno spy-thriller del 2013 (un ibrido tra uno spy movie e un legal thriller) che tratta un argomento divenuto in questi mesi di pubblica attualità, un attentato terroristico. Londra è sconvolta da un attacco terroristico e la presunta mente della banda viene arrestato e sottoposto a un processo a porte chiuse. Due avvocati ex-amanti Martin (Eric Bana) e Claudia (Rebecca Hall), ma da tempo separati, si devono riunire e mettere alla prova il legame e la fiducia reciproca quando si trovano a dover assumere il ruolo di avvocati difensori dell'autore dell'attentato. Il processo top secret nasconde però uno sporco complotto (finendo per rivelare scomode verità, le solite operazioni condotte dai soliti servizi deviati) che potrebbe mettere a repentaglio le loro stesse vite. Mi aspettavo qualcosa in più, infatti le mie aspettative vengono pian piano a mancare, nonostante la sceneggiatura intricata, i personaggi ambigui, la fotografia curata nei minimi dettagli e particolari e ovviamente la bravura degli interpreti principali. il film man mano che si snoda continua ad appiattirsi sempre di più, senza mai decollare o prendere una spinta nel ritmo narrativo, nonostante una prima parte che inizia letteralmente col botto (riuscendo a catturare l'attenzione), in maniera dinamica e buttando le giusti dose di suspense e mistero.