Dopo numerosi cortometraggi e i lungometraggi tratti dalla striscia a fumetti, è arrivato, poco più di un annetto fa, nelle sale cinematografiche il primo film in CGI:
Snoopy & Friends: Il film dei Peanuts (
The Peanuts Movie), voluto dal figlio del compianto
Schulz, Craig, e dal nipote Bryan che ha scritto la sceneggiatura. Alla regia c'è
Steve Martino, che ha già diretto
L'era glaciale 4 e
Ortone e il mondo dei Chi (entrambi della casa di produzione
Blue Sky Studios, che ritorna qui per i
Peantus). Questo film del 2015 è infatti basato, anzi adattato, più precisamente trasportato dai fumetti, da una striscia divenuta leggendaria, quella di
Snoopy e
Charlie Brown. Alzi la mano chi almeno per una volta nella vita non sia stato o sentito come
Charlie Brown, il timido, impacciato ed adorabile
Charlie Brown. Perché basta dire i nomi
Charlie Brown e
Snoopy che subito vediamo l'immagine del bambino timido, introverso, con l'inimitabile ciuffetto, e il suo fedele bracchetto, che abitano un mondo 'a misura di bambino' in cui i piccoli fanno da padrone, e gli adulti non sono mai mostrati e sono solamente voci che provengono dal fuori campo (fastidiosi suoni afoni), come originariamente era stato concepito. Poiché anche in questa versione, la fracassona combriccola dei
Peanuts, rimane fedele all'originale nei tratti dei vari personaggi. Ci sono proprio tutti, individualissimi e collegiali allo stesso tempo, ognuno con le proprie peculiarità. Anche se è doveroso fare una premessa, non sono un tuttologo delle strisce di
Schulz anche se, per un motivo o per l'altro, centinaia sono capitate sotto i miei occhi sia quando ero ragazzino (negli anni novanta), sia oggi, quando le popolari vignette finiscono più volte anche sui social per rappresentare, in pochissime battute, svariati stati d'animo e quasi sempre all'insegna di un'intelligenza felice. Ritroviamo quindi tutti i personaggi, le situazioni e i luoghi che gli appassionati ricordano bene, lo sfortunato
Charlie Brown col suo malessere esistenziale (che si innamora della ragazzina dai capelli rossi), le sedute psicanalitiche di Lucy, i siparietti di
Snoopy e l'uccellino
Woodstock (nel film il beagle è il protagonista di una sua storia battuta alla macchina da scrivere in cui si immagina di combattere contro il famoso aviatore, il
Barone Rosso, per tentare di conquistare il cuore della cagnolina Fifi), l'albero mangia-aquiloni, Lucy insegue
Schroeder, Schroeder e il suo pianoforte,
Piperita Patti viaggia in simbiosi con
Marcie, Pig-Pen nella sua polvere perenne,
Linus e la sua inseparabile coperta, senza dimenticare il pattinaggio sul ghiaccio, l'hockey e le partite di baseball, anche se sono solo accennate. Parte così una visione vignettistica che trova un discreto compromesso tra la necessità di un aggiornamento grafico per affrontare la sfida del cinema, tanto più quello di oggi, e la ragione originale. A livello stilistico infatti questo film riesce a mantenere integro il mondo disegnato da
Schulz, gli fa omaggio, rendendolo appetibile anche alle nuove generazioni e mantenendo il fascino che ha contraddistinto i personaggi e le loro avventure, senza snaturarli, pur utilizzando la computer grafica, e miscelando bene un 3D (anche se non potrei confutarlo) alla bidimensionalità caratterizzante le strisce a fumetti. Privo di artifici, abbastanza attento in uno sviluppo che predilige la semplicità, con i marchi caratteristici in (bella) evidenza ed uno spirito che non si trova nei cartoon odierni, almeno non in quelli con cui entra direttamente in competizione (ovvero i più popolari).