Ecco la lista delle serie tv e/o miniserie viste questo mese. Programmate o meno, opere visionate dalle piattaforme streaming a mia disposizione (a pagamento o meno), ovvero da Netflix, Sky e Prime Video, da Paramount Plus, Disney Plus e TimVision, sporadicamente anche da Apple Tv Plus e siti vari (anche non legali).
Ironheart (Miniserie) - Un prodotto che prova a dare nuova linfa al MCU attraverso la giovane Riri Williams, interpretata con calore ed empatia da Dominique Thorne. La storia affronta temi come lutto, identità e crescita personale, con momenti drammatici riusciti e un contorno di personaggi che in alcuni casi funzionano, come The Hood e Zelma. L'estetica fresca, la colonna sonora hip-hop e l'ibrido tra tecnologia e magia offrono spunti interessanti, mentre gli effetti speciali e le scene d'azione si mantengono su un livello discreto. Tuttavia, la serie soffre di incoerenze narrative, sbalzi di tono tra commedia e dramma e un trattamento superficiale di temi delicati come il razzismo. Il ritmo è altalenante, con un avvio lento e un finale divisivo: in parte sorprendente, in parte deludente. In definitiva, Ironheart è una serie ambiziosa ma imperfetta, capace di gettare basi per il futuro del personaggio senza riuscire a imporsi come una delle produzioni più solide dell'universo Marvel. Voto: 5,5
Alice in Borderland (3a stagione) - La terza stagione segna un evidente calo rispetto alle prime due. Arisu e Usagi tornano nel Borderland con motivazioni poco convincenti e personaggi secondari mai davvero approfonditi. I nuovi giochi alternano momenti spettacolari e ben diretti ad altri ripetitivi e poco incisivi, mentre la narrazione si concentra più sulla dimensione psicologica e sui traumi dei protagonisti che sull'azione adrenalinica che aveva reso la serie così coinvolgente. L'atmosfera resta cupa e la messa in scena visivamente efficace, ma il ritmo soffre di lentezza e prevedibilità. Il finale riesce a dare un senso di chiusura dignitoso, pur senza sorprendere, lasciando aperta la porta a possibili spin-off. Nel complesso, un capitolo che intrattiene a tratti ma che appare superfluo, confermando la trilogia con il suo anello più debole. Voto: 6,5
Only Murders in the Building (5a stagione) - La quinta stagione di Only Murders in the Building conferma il fascino della serie, pur con qualche flessione. Il trio Martin-Gomez-Short resta il cuore pulsante, tra comicità e suspense, mentre l'intreccio con mafia e corporation introduce nuove tensioni. Le guest star (Renée Zellweger, Christoph Waltz) arricchiscono il cast, ma la loro abbondanza riduce lo spazio ai personaggi secondari. La trama, più intricata e piena di bugie, rischia di disperdere l'attenzione, anche se il finale sorprende con colpi di scena drammatici. In sintesi: una stagione solida e divertente, meno incisiva delle precedenti, che riporta l'azione all'Arconia ma fatica a bilanciare sottotrame e tono. Con la sesta stagione già annunciata a Londra, resta la speranza di ritrovare l'originalità dei primi capitoli. Voto: 6
BONUS
Ergo Proxy (2006) [Serie - 23 Episodi] - Diretto da Shukō Murase, un anime post-cyberpunk elegante e cupo, con animazioni raffinate, atmosfere claustrofobiche e una colonna sonora di grande impatto (l'ending "Paranoid Android" dei Radiohead il Top). La serie mescola suggestioni da "Blade Runner" e "Ghost in the Shell", intrecciando filosofia, religione e psicologia in un mosaico citazionistico. Nonostante un inizio avvincente e personaggi affascinanti come Re-L e Pino, la trama si perde in lentezze, episodi superflui e un eccesso di pseudo-filosofia che lascia molte domande irrisolte. Il finale emozionante chiude con coerenza, ma non basta a trasformare l'opera in un vero capolavoro. In definitiva, un anime visivamente potente e ricco di spunti, ma troppo pretenzioso e dispersivo per mantenere tutte le sue promesse. Valutazione 6,90
Samurai Champloo (2004-2005) [Serie - 26 Episodi] - Diretto da Shinichirō Watanabe, un anime che mescola Giappone feudale, hip‑hop e cultura pop. La storia segue Fuu, Mugen e Jin nella ricerca del "samurai che profuma di girasoli", con episodi spesso autoconclusivi e qualità narrativa discontinua. I punti di forza sono lo stile originale, le animazioni e i combattimenti spettacolari, oltre alla caratterizzazione dei protagonisti. I limiti riguardano la trama frammentata e alcuni episodi parodici o poco incisivi. Rispetto a Cowboy Bebop, con cui condivide struttura episodica e tema del viaggio, Samurai Champloo punta più sull'estetica e sull'atmosfera che sulla coesione narrativa. Ne risulta un'opera piacevole e innovativa, ma meno memorabile del capolavoro precedente di Watanabe (non delude, però si poteva forse fare di più). Valutazione 7
Black Lagoon: Roberta's Blood Trail [OAV - 5 Episodi] - La terza "serie/stagione" ripropone Black Lagoon in cinque OAV spettacolari ed intensi ma deludenti e contraddittori. Madhouse brilla sul piano tecnico con animazioni e atmosfere noir, mentre la trama appare compressa e incoerente, con spiegazioni ridotte e passaggi innaturali. Roberta, trasformata in macchina di vendetta, scatena una guerra a Roanapur, ma il focus su di lei snatura Rock e relega Revy ai margini. L'azione, spesso esagerata e poco credibile, ricorda più un pulp corale che un vero seguito. A peggiorare l'esperienza, un doppiaggio italiano disastroso che cancella il carisma dei personaggi. Il risultato è uno spin-off visivamente valido ma privo della profondità e dell'anima che avevano reso la serie originale in parte memorabile. Valutazione 6,25
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Ammazza, già sta alla quinta stagione Only Murders? Me la consigliava mia madre ma non trovo il tempo.
RispondiEliminaDai, ci sta un piccolo calo dopo 5 stagioni, basta non andare sotto la sufficienza.
Sì, una stagione ogni anno...
EliminaBeh sì, la sufficienza è importante, che almeno non è tempo perso.