In quasi tutte le scorse volte in questo importante giorno vi ho parlato di film che l'Olocausto prendeva di petto (l'anno scorso fu Resistance - La voce del silenzio), in questo caso invece esso è usato come scorciatoia per la tragedia, e prendendo a cuore l'effettivo significato di questo giorno, questo film da me scelto (ma tuttavia quasi imposto, era l'unico "disponibile" su Sky) spinge proprio sul concetto di Memoria (mai dimenticare, perché il tempo passa, ma la memoria resta, affinché non si ripeta). Il senso del titolo di questo film, tratto da un romanzo di Norman Lebrecht, nasce proprio dal bisogno (lo spettatore scoprirà in quale contesto) di fare memoria dei nomi di chi non c'è più con una variante altrettanto fondamentale nella cultura ebraica: la musica. Musica che nel film è suonata su uno strumento che ha segnato in maniera indelebile il tragico percorso del popolo ebraico, in particolare nel '900: il violino. In questo senso, il film (che si avvale dell'aiuto di due buonissimi attori quali Tim Roth e Clive Owen) ha delle belle musiche firmate dal leggendario Howard Shore, ma questo non basta per attutire le noiose note della narrazione. Di una vicenda che delude clamorosamente nelle delucidazioni conclusive, vero termometro per innalzare il lavoro di François Girard (regista de Il violino rosso che riprende spunto dalla propria ossessione verso lo strumento-oracolo) a film da ricordare oppure metterlo all'interno dell'enorme calderone di opere contro l'infamia tedesca. Soprattutto dopo un'intera rincorsa a cercare qualcuno e qualcosa, troppo scarna si rivela la spiegazione di un angoscioso addio trentennale e i due assi, nel poco spazio disponibile all'interno di un auto, non riescono a rendere giustizia alla loro fama e a quella di una pellicola che si aspetta il climax ad effetto, ma che si dovrà accontentare di un flaccido pugno e un paio di pacche sulla spalla, peccato.
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giovedì 27 gennaio 2022
venerdì 29 gennaio 2021
Il film della Memoria: Resistance - La voce del silenzio (2020)
Non conoscevo il passato da Ebreo fuggitivo del mitico Marcel Marceau e sicuramente il pregio di questo film è quello di mettere in scena una vita davvero avventurosa, una storia, seppur non perfetta in ogni punto, coinvolgente. Infatti, una pagina poco nota della giovinezza di costui, che si può affermare senza tema di smentita essere stato il più grande mimo della storia della recitazione e uno dei più grandi performer di tutti i tempi, viene portata sul grande schermo in questa (buona) pellicola del regista venezuelano Jonathan Jakubowicz, appunto Resistance. La vicenda comincia in Francia nel 1940, quando a Strasburgo, città situata al confine con la Germania, un manipolo di giovani ebrei si prodiga per offrire un rifugio ai bambini ebrei tedeschi, orfani delle prime vittime dell'Olocausto. Il giovane Marcel Mangel, questo il vero cognome di Marceau, di giorno lavora nella macelleria kosher del padre, che non vede di buon occhio la sua passione serale, che è quella di esibirsi nei piccoli palcoscenici della città inseguendo il sogno di diventare attore. Oltre all'arte la sua passione è Emma una ragazza impegnata nella resistenza assieme ad Alain, fratello maggiore di Marcel, per far colpo sulla ragazza Marcel si unisce a loro. Dopo la fulminea conquista di Parigi da parte dell'esercito di Hitler, e il momentaneo trasferimento a Lione, nella parte di Francia in un primo momento non occupata direttamente dai nazisti, il gruppo perde ogni speranza quando anche quel lembo di territorio viene occupato dal Reich, e il capo delle famigerate SS è un certo Klaus Barbie, non a caso passato alla storia coll'infamante nomignolo di "Boia di Lione". L'unica via di salvezza per i resistenti e i loro bambini sembra rappresentata dalla fuga verso la vicina Svizzera.
lunedì 27 gennaio 2020
Il film della Memoria: La douleur (2017)
Tema e genere: Un ritratto femminile struggente e autentico è al centro de La douleur, tratto dal romanzo autobiografico di Marguerite Duras.
Trama: Nel giugno 1944, la scrittrice Marguerite vive con angoscia l'arresto e la successiva deportazione del marito Robert Antelme, figura chiave della Resistenza a Parigi. Per riuscire a ottenere maggiori informazioni sul marito, Marguerite inizia a frequentare Rabier, un agente della Gestapo francese. Anche quando la liberazione di Parigi è sempre più vicina, le notizie sulla sopravvivenza di Robert si fanno sempre più confuse.
Recensione: Tratto dall'opera autobiografica di Marguerite Duras, che mantiene i nomi reali, La douleur è un viaggio a ritroso nel tempo attraverso i ricordi e le parole, che nel film si mescolano ovviamente con le immagini, in un continuo andirivieni tra la Marguerite del presente (che ritrova i diari del 1944 e rivive i ricordi di quei giorni terribili) e quella del 1944. È il racconto di un dolore, appunto, ma anche di un'attesa e di un'assenza, e dei sensi di colpa di una donna che tradisce il suo uomo e teme di non vederlo più tornare. O forse, non sa nemmeno cosa sperare. Un grande peso nella vicenda ce l'ha il rapporto con altri due uomini: il collaborazionista Rabier e l'amante Dyonis. Con Rabier il gioco di ambiguità, di manipolazione reciproca e forse di una certa attrazione è teso e intrigante, e i dialoghi tra i due, negli incontri alla luce del sole eppure con il sapore del "proibito" e dell'illecito, sono interessanti, nella continua schermaglia, quasi un duello verbale. Senza contare che possono diventare l'esca per l'omicidio dello spregevole "funzionario". Più bloccato il confronto con il duro Dyonis, che gioca a far sentire in difficoltà Marguerite quasi a scaricare il suo (eventuale) senso di colpa. E poi c'è l'attesa, i pensieri/monologhi, le fughe nella città colpita dalle bombe, ma anche una giovane donna che sembra estraniarsi da tutto (la corsa in bicicletta, proprio durante un attacco aereo). Il film di Emmanuel Finkiel (ex attore ora regista a tutto tondo), selezionato dalla Francia per la corsa all'Oscar straniero (e vincitore di tre Premi César), è di nobile qualità letteraria, ed è prezioso storicamente nel ricordare ancora una volta a chi non sa quali periodi terribili abbia affrontato l'Europa solo pochi decenni fa, ed è significativo osservare i mutevoli umori della "folla", prima e dopo la liberazione dai tedeschi, come pure il dramma di chi tornava a casa dall'inferno con la mente sconvolta.
lunedì 28 gennaio 2019
Il film della Memoria: La signora dello zoo di Varsavia (2017)
Si è sempre detto, anzi, è sempre stato così, che la guerra non risparmia niente e nessuno, né i bambini, né i vecchi, né i più deboli in generale, ora si scopre anche che, a soffrire dai crimini perpetrati dai nazisti (in tempo di guerra) ci son stati gli animali, oltre ovviamente a milioni di ebrei. Non a caso, tratto da una storia vera, La Signora dello Zoo di Varsavia (The Zookeeper's Wife), film del 2017 diretto da Niki Caro, racconta uno dei tanti episodi avvenuti nel corso della Seconda Guerra Mondiale legati alla persecuzione del popolo ebreo, solo che insieme a loro il film ci rende partecipi di una storia (sicuramente romanzata ma comunque molto interessante ai fini storici perché innanzitutto, fa conoscere una delle pagine terribili ed ancora poco conosciute del conflitto mondiale) che è un racconto di eroismo civile in tempo di guerra, e insieme una dichiarazione d'amore per la natura e gli animali. Il film infatti, un film che, pur aderendo alle principali caratteristiche dei numerosi lungometraggi sull'Olocausto ebreo, veicola un messaggio di speranza per la redenzione dell'umanità, che diventa possibile anche nelle situazioni più estreme, un film ispirato alla storia vera di Antonina Żabińska e di suo marito e soprattutto al romanzo Gli ebrei dello zoo di Varsavia di Diane Ackerman (che ha svelato al mondo il coraggio di questa coppia, inserita a ragione nel giardino dei Giusti dello Yad Vashem di Gerusalemme), si concentra sulle atrocità compiute dai nazisti e sul coraggio della protagonista e della sua famiglia di ribellarsi, mettendo in pericolo la loro stessa vita, per salvare non solo il loro piccolo Zoo ma anche centinaia di ebrei. I due difatti, proprietari dello zoo di Varsavia vedono le loro vite e la loro attività cambiare drasticamente durante l'invasione nazista. Lo zoo viene distrutto, la maggior parte dei bellissimi animali viene ucciso e successivamente anche i pochi superstiti abbattuti. La famiglia inoltre vede quel luogo verde e accogliente diventare una postazione per i militari tedeschi e allora decidono di escogitare un piano per aiutare le famiglie ebraiche che da lì a poco inizieranno ad essere brutalmente perseguitate. In pieno spirito di solidarietà i due decidono di adibire la parte sotterranea dello zoo a rifugio per alcune famiglie ebraiche, riuscendo così a salvarli dal ghetto e dalla persecuzione. Inizialmente solo poche decine di persone, amici di famiglia ma poi intere famiglie, spesso con bambini piccoli, riuscirono a salvarsi dalla furia nazista trovando rifugio nello zoo.
lunedì 29 gennaio 2018
Il film della Memoria: Naked among wolves - Il bambino nella valigia (2015)
Per il terzo anno consecutivo, anche se in verità ogni anno (come già detto nelle precedenti due occasioni) dai tempi della scuola ne ho sempre visto uno, mi ritrovo oggi a parlarvi di un film che ho visto durante Il Giorno della Memoria, e di cui non credo ci sia bisogno di spiegare cosa sia. Sono passati tanti anni infatti da quando le Nazione Unite istituirono, questa giornata e la data del 27 Gennaio, scelta perché in quel giorno, nel 1945, avvenne la liberazione da parte dell'Armata Rossa del campo di sterminio di Auschwitz, per commemorare tutte le vittime dell'Olocausto e della Shoah, con la speranza che il ricordo di tali atrocità aiutino l'uomo a non commetterle più in futuro. Ed è questo ovviamente il motivo per cui ogni anno l'industria cinematografica si mette all'opera per produrre sempre nuovi film, affinché il ricordo resti vivo sempre. E quindi quest'anno, poiché nonostante Sky e la sua settimana della Memoria, in cui però nessun film in prima visione è stato mandato, e poiché Il labirinto del silenzio, andato in onda sulla Rai, avevo già visto l'anno scorso insieme ad altri tre (anche se dopo un mese), ho optato per l'appunto per Naked among wolves: Il bambino nella valigia (andato in onda su Iris), adattamento del 2015 di un romanzo di Bruno Apitz (dal titolo originale Nackt unter Wölfen) e remake di un film tedesco omonimo del 1963 di Frank Beyer. Un film in cui, ancora una volta, dopo il bellissimo Corri ragazzo corri del 2013, e dopo lo scioccante ma toccante racconto intimista de Il figlio di Saul, è coinvolto un bambino, e si sa, quando in certi eventi tragici viene coinvolto un bambino l'emozione è assicurata. Anche se quello che manca al film in questione, bello e interessante da vedere, è proprio l'intensità e profondità di altre pellicole, perché certamente ci si emoziona, ma non in grande quantità. Comunque non per questo il racconto non appassiona e coinvolge, anche perché la storia (di impianto altresì storico/documentaristico) è discretamente toccante e ci sono alcune scene di grande impatto visivo.
giovedì 2 marzo 2017
Per non dimenticare mai e poi mai: Elser (2015), Colette (2013), The Eichmann Show (2015) & Il labirinto del silenzio (2014)
Anche se è passato più di un mese dal Giorno della Memoria e dal film visto in quell'occasione, ovvero Il figlio di Saul, di cui consiglio la visione, anche se non facile da vedere e digerire (per questo da prendere con le giuste precauzioni), non potevo non tornare sull'argomento, dato che in questo periodo di film inerenti a questo tema complesso ne ho visti ben 4. Film che cercano di far conoscere al mondo intero, con ancor più forza, ancor più vigore, qualcosa che mai avremmo voluto vedere che accadesse nella realtà, invece purtroppo è accaduto davvero, quel qualcosa di umanamente squallido, quel qualcosa di psicologicamente orrendo chiamato Olocausto. E questi quattro film, tratti tutti, tranne uno, comunque tratto da un romanzo di un sopravvissuto, da fatti realmente accaduti e da persone davvero esistite, che hanno provato e alcuni ci sono riusciti a smuovere le coscienze di chi ancora adesso, comunque meno che all'epoca, crede e stentava a crederci che fosse tutto vero (e lo è stato), disegnano un quadro agghiacciante di quello che è accaduto a 6 milioni di Ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale dai nazisti e dalle ideologie deliranti di un folle. Film che in questo caso per comprendere più in profondità questo delicatissimo tema saranno recensiti in ordine temporale. A partire da un momento che non è entrato nei libri di Storia davvero per pochissimo, se George Elser non avesse fallito il suo intento, quello di uccidere Adolf Hitler. Sì perché, Elser: 13 minuti che non cambiarono la storia (Elser: Er hätte die Welt verändert), film storico del 2015 (andato in onda il 27 gennaio scorso su Rai2, e probabilmente ancora disponibile in streaming su RaiReplay) diretto da Oliver Hirschbiegel, da tempo trasferitosi oltreoceano, suo il celebre e pluripremiato "La caduta", con l'ottimo Bruno Ganz, opera che lo ha reso celebre dopo l'interessante "The Experiment" e prima delle meno riuscite incursioni nella fantascienza con l'imbarazzante "Invasion" e nel biopic con il neutro "Diana", che torna a girare in Germania dopo una parentesi di quasi dieci anni, racconta l'incredibile vicenda di uomo che seppe intuire, quasi 5 anni prima di Claus Schenk von Stauffenberg (un ufficiale tedesco che svolse un ruolo di primo piano nella progettazione e successiva esecuzione dell'attentato del 20 luglio '44 contro Adolf Hitler, e nel successivo tentativo di colpo di stato, purtroppo non riuscito), quanto quel movimento nazista rappresentasse un mostro che andava fermato decapitandone il vertice, come? piazzando una potente carica esplosiva da far detonare, mentre l'8 novembre 1939, Adolf Hitler tiene un discorso alla Bürgerbräukeller di Monaco. Georg Elser difatti avrebbe potuto cambiare il corso della storia mondiale e salvare milioni di vite umane se solo avesse avuto 13 minuti in più. In quel breve arco di tempo, la bomba che aveva assemblato personalmente sarebbe esplosa e avrebbe fatto saltare in aria Adolf Hitler e i suoi più alti collaboratori, decimando il futuro terzo Reich (invece di 8 persone presumibilmente innocenti). Ciò però non accadde perché Hitler lasciò la scena dell'attentato prima del previsto, lasciando Elser fallire miseramente.
venerdì 27 gennaio 2017
Il film della Memoria: Il figlio di Saul (2015)
Come l'anno scorso e anche tanti anni prima, da quando andavo a scuola, ogni anno ho sempre visto un film sull'Olocausto, argomento delicato e non sempre facile da esporre, in quanto è innegabile che quello che i nazisti hanno fatto nei campi di concentramento è qualcosa di inumano, anzi, disumano, orrendo e scandaloso, che raccontarlo in un film è sempre una sfida. La sfida di raccontare una storia così angosciante senza inevitabilmente provocare nello spettatore disgusto e vergogna nell'assistere impotenti a qualcosa di tremendamente irreale da essere prepotentemente vero. Perché purtroppo è successo ma dobbiamo ricordare, proprio tramite questa Giornata della Memoria, non solo che quello che è successo, è successo davvero, ma che ciò la Storia ricorderà come il momento più nero dell'umanità non ricapiti più, mai più. Comunque se l'anno scorso il film scelto fu una storia di speranza di un ragazzo in fuga dalla guerra, Corri Ragazzo corri, quest'anno è invece capitato una storia che di speranza non ne ha quasi nessuna, cupo, grigio e profondamente crudele, Il figlio di Saul (Saul fia), film del 2015 diretto da László Nemes, film che ha partecipato in concorso al Festival di Cannes 2015, dove ha vinto il Grand Prix Speciale della Giuria e che nel 2016 ha vinto Golden Globe e Premio Oscar come miglior film straniero (Ungheria) e anche il David di Donatello come miglior film dell'Unione Europea. Tutto ovviamente non per caso, perché il film, opera prima di Nemes, è terrorizzante, caotico, sconvolgente, e lascia nello spettatore un senso di sgomento di fronte alla 'fabbrica della morte'. Fabbrica dove 'lavora' Saul Ausländer, membro ungherese del Sonderkommando, un gruppo di prigionieri ebrei isolati dal campo e costretti ad assistere i nazisti nella loro opera di sterminio. Ma mentre sgombera e pulisce una delle camere a gas, Saul vede uccidere dai medici nazisti un ragazzo inspiegabilmente sopravvissuto alla gassificazione. L'uomo, che sostiene che il ragazzo morto sia suo figlio, vuole evitargli la cremazione per offrirgli una degna sepoltura, a questo scopo si mette alla ricerca (affannosa e incessante, forse anche troppa) di un rabbino.
venerdì 29 gennaio 2016
Il film della Memoria: Corri ragazzo corri (2013)
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