Non conoscevo il passato da Ebreo fuggitivo del mitico Marcel Marceau e sicuramente il pregio di questo film è quello di mettere in scena una vita davvero avventurosa, una storia, seppur non perfetta in ogni punto, coinvolgente. Infatti, una pagina poco nota della giovinezza di costui, che si può affermare senza tema di smentita essere stato il più grande mimo della storia della recitazione e uno dei più grandi performer di tutti i tempi, viene portata sul grande schermo in questa (buona) pellicola del regista venezuelano Jonathan Jakubowicz, appunto Resistance. La vicenda comincia in Francia nel 1940, quando a Strasburgo, città situata al confine con la Germania, un manipolo di giovani ebrei si prodiga per offrire un rifugio ai bambini ebrei tedeschi, orfani delle prime vittime dell'Olocausto. Il giovane Marcel Mangel, questo il vero cognome di Marceau, di giorno lavora nella macelleria kosher del padre, che non vede di buon occhio la sua passione serale, che è quella di esibirsi nei piccoli palcoscenici della città inseguendo il sogno di diventare attore. Oltre all'arte la sua passione è Emma una ragazza impegnata nella resistenza assieme ad Alain, fratello maggiore di Marcel, per far colpo sulla ragazza Marcel si unisce a loro. Dopo la fulminea conquista di Parigi da parte dell'esercito di Hitler, e il momentaneo trasferimento a Lione, nella parte di Francia in un primo momento non occupata direttamente dai nazisti, il gruppo perde ogni speranza quando anche quel lembo di territorio viene occupato dal Reich, e il capo delle famigerate SS è un certo Klaus Barbie, non a caso passato alla storia coll'infamante nomignolo di "Boia di Lione". L'unica via di salvezza per i resistenti e i loro bambini sembra rappresentata dalla fuga verso la vicina Svizzera.
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venerdì 29 gennaio 2021
martedì 30 ottobre 2018
Gli altri film del mese (Ottobre 2018)
E insomma è passato un altro mese, e l'inverno e il periodo natalizio si avvicina sempre più, il freddo come detto ieri, nel post relativo ai peggiori film (che anticipa appunto questo sugli altri film di questo autunnale mese) è già arrivato, mentre non sono arrivate e non ci sono cose belle da segnalare, tutto nella norma, anche se mi è successo comunque qualcosa di positivo, ovvero che si è rafforzato un legame di amicizia nato in questi mesi, e poiché l'amicizia per me è qualcosa di importante (di vitale e di indispensabile), son contentissimo di averla incontrata (di aver incontrato la sua esuberanza). In tal senso vorrei fare (prima di lasciar spazio alle recensioni delle pellicole visionate) un "elogio dell'amicizia" (a tutti i miei amici vicini e lontani, virtuali e non, veri o presunti), con alcune frasi prese dallo scrittore Paolo Crepet dal suo libro omonimo (che comunque non ho letto). "L'amicizia non fa sconti, è un sentimento onesto: restituisce tutto ciò che si è seminato", "L'amicizia è necessità, mai convenienza. Esigenza dettata dall'intelligenza emotiva", "L'essenziale non lo si coglie quando i conti tornano, ma soltanto quando il sipario cala all'improvviso e non resta che una platea vuota e ci si sente immensamente soli", "Che significato potrebbe avere mai la vita se fosse soltanto un gioco con la propria ombra?", "L'amicizia è un lavoro serio, necessita continuità, dedizione, manutenzione attenta, come accade per tutte le cose rare e preziose" e "L'amicizia non serve per sé ma per entrambi, non è visione egocentrica ma relazione svelata". Bene, ed ora buona lettura.
mercoledì 8 agosto 2018
Westworld (2a stagione)
Parto subito col dire che purtroppo questa stagione non è all'altezza della prima (che ho letteralmente adorato, qui la recensione), e credo che difficilmente la serie tornerà mai ad avvicinarsi così tanto alla (quasi) perfezione (che non esiste e forse non esisterà mai), ma siamo sempre davanti ad uno dei migliori prodotti televisivi contemporanei, capace di distinguersi tanto per la raffinatezza delle tematiche quanto per l'ottima qualità della realizzazione. Perché questa seconda stagione di Westworld è qualcosa di notevole, un'opera dalla qualità di gran lunga superiore alla media televisiva, ma allo stesso tempo altalenante, a tratti deludente, soprattutto al confronto della prima, indimenticabile stagione. Questa doverosa premessa per dire che, di conseguenza, mai mi sarei aspettato di rimanere insoddisfatto o indifferente alla visione di Westworld 2, eppure eccomi qui a tirare le somme sulla seconda stagione, da poco (2 mesi) conclusasi e, a conti fatti, la mia opinione è più negativa che positiva. O, cosa ancora peggiore, è più un'opinione neutra, da parte di una persona che non è rimasta particolarmente colpita da quanto visto sullo schermo. Perché dopo una prima stagione che mi aveva non solo soddisfatto ma anche incuriosito a scoprire di più, attendevo con grande aspettativa la seconda stagione, sperando che gli sceneggiatori avessero in serbo per noi spettatori una prosecuzione all'altezza dell'originale. E invece, anche se questa volta gli autori non hanno fatto giochi di prestigio con la trama, ma hanno deciso di giocare a carte scoperte (il problema è capire in che ordine vadano lette queste carte, come incastrare tra di loro i tanti pezzi di questo puzzle dal disegno sfocato), non tutto funziona in modo adeguato. Questo perché viviamo gran parte della storia dal punto di vista di Bernard (Jeffrey Wright) e la sua mente è danneggiata, frammentata, passa continuamente da una memoria all'altra rendendogli difficile comprendere l'ordine temporale delle vicende. Noi siamo confusi tanto quanto lui e questa soluzione di farci immedesimare nel personaggio personalmente l'ho trovata brillante, seppur fonte di alcune problematiche. Non è un segreto che i due "creatori" Christopher Nolan e Lisa Joy si divertano come matti a confondere gli spettatori, sfidarli a capirci qualcosa in ciò che stanno guardando, ma forse qui si sono fatti scappare un po' troppo la mano, rendendo le cose talvolta più complesse del necessario. La storia tende ad una frammentazione eccessiva e non riesce a scorrere naturalmente come dovrebbe, rendendo in alcuni punti la "sfida" più frustrante che divertente. E infatti sembri che la seconda stagione di Westworld abbia perso per strada un elemento non proprio secondario: la narrazione.
venerdì 13 luglio 2018
Madre! (2017)
Com'è difficile parlare di questo film, francamente sono spiazzato, su di un piano emotivo l'ho trovato molto disturbante, non vedevo l'ora che finisse, su di un piano più cerebrale, si può giudicare come un'opera molto ambiziosa, che guarda molto in alto, anche se proprio quest'aspirazione, non sembra corrispondere al risultato ottenuto, un risultato tuttavia discreto. Di certo è innegabile che dopo aver assistito a Madre!, film drammatico, horror grottesco o thriller non si sa del 2017, si può tranquillamente affermare che quella concepita da Darren Aronofsky è un'opera come se ne vedono poche (un'opera incredibilmente sopra le righe che non assomiglia a niente altro), che non assomiglia a nulla di quanto realizzato dal regista in precedenza e che probabilmente lo stesso non sarà più in grado di replicare. Darren Aronofsky infatti, che dopo alcuni film tutto sommato quasi convenzionali, regista già affermatissimo e autore di pellicole importanti caratterizzate da un'insolita e caratteristica vena visionaria, che qui non rinuncia allo stile che lo ha reso celebre per questa sua ultima fatica, anzi, Mother! spinge la sua ricerca espressiva ancora più in là (forse questa volta a scapito della narrazione, che soffre di un'eccessiva frammentarietà e ridondanza), si rituffa in un film (un'opera interessantissima, di evidente impostazione psicanalitica arricchita da elementi horror, cui peraltro non manca neanche un sottile, e malato, sense of humour e su cui aleggia un'atmosfera da teatro dell'assurdo) aberrante e stravagante. Perché anche se egli ci aveva già abituati all'esplorazione delle paure e dei desideri inconfessabili che si insinuano nell'animo umano grazie a pellicole come Requiem for a Dream e Il Cigno Nero, con Madre! il regista amplifica la rappresentazione del malessere del singolo individuo e la estende a personalissimo e visionario intreccio di inquietudini e paranoie sul destino del mondo e dell'umanità. Il risultato è quindi un quadro scioccante, a tratti indecifrabile e disturbante, parrebbe sulla follia del nostro tempo, sull'insostenibilità della nostra condizione di esseri umani schiacciati dalle prospettive che gravano sul pianeta e dalle aspettative di chi ruota attorno a noi, e forse anche sulla forza dirompente dell'amore, quello che ci rende vulnerabili, quello che ci terrorizza a morte, ma è difficile capirlo con esattezza.
sabato 1 aprile 2017
Run All Night: Una notte per sopravvivere (2015)
Dopo il poco convincente ma discreto thriller Unknown e il più dozzinale ma accettabile Non-stop, la coppia vincente Liam Neeson attore e Jaume Collet-Serra regista, si ritrova in un serrato (e più che discreto) thriller notturno, Run All Night: Una notte per sopravvivere (Run All Night, 2015), ambientato lungo un'unica concitata notte, durante la quale un piccolo malvivente alcolizzato e vedovo, allontanato dal figlio ormai adulto e con moglie e prole al seguito, deve adoperarsi affinché quest'ultimo non venga ucciso dopo essere stato testimone di una strage perpetrata a sangue freddo a danno di una banda di trafficanti di droga albanesi da parte del giovane ambizioso figlio del boss dei boss, nonché amico di gioventù ed attuale datore di lavoro del nostro sventurato protagonista. Run All Night appare fin dall'inizio serrato e convincente nel suo intreccio sulla carta dozzinale e stravisto, ma congegnato e girato con perizia e senso del ritmo, con qualche guizzo estetico e qualche riflessione etica interessante. Questa pellicola difatti ha un impianto tecnico di buon livello, bella infatti la regia, la fotografia e le musiche, così come le coreografie dei combattimenti. Il tutto coadiuvato da un buon montaggio e interpretazioni discrete da parte di tutto il cast, cui spicca tra tutti Ed Harris che qui ricopre un ruolo da cattivo/non cattivo che mi è piaciuto molto, un personaggio che dimostra una grande umanità dietro all'involucro di orgoglio di cui è ricoperto, Liam Neeson invece interpreta un character differente dai suoi soliti degli ultimi anni, interpreta infatti un villain in cerca di redenzione che nel contesto funziona alla grande.
giovedì 5 gennaio 2017
Le migliori attrici e i migliori attori delle serie viste nel 2016
Di serie nel 2016, come ho già ripetuto altre volte, ne ho viste tante, comunque meno dei centinaia di film, ma non è stato facile stilare una classifica dei migliori attori e attrici, questo perché non sempre è l'interpretazione la parte centrale della serie, ma la trama che deve costantemente intrattenere. Ovviamente non sempre è così (altrimenti a che servirebbe questo post), e infatti il più delle volte, proprio grazie a grandi attori che le serie funzionano, convincono e perché no, emozionano, divertono e spaventano. E quindi tra la marasma di cose e cast, ho scelto a mio personale gusto e piacere, come sempre qui da me, quegli attori che mi hanno più impressionato.
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lunedì 19 dicembre 2016
Westworld (1a stagione)
Sin dalla prime notizie, dalle prime immagini, quando venne annunciata, Westworld attirò la mia attenzione. Sulla carta infatti si presentava benissimo, d'altronde se era prodotto dalla HBO qualcosa di buono ci doveva essere, e poi il creatore era Jonathan Nolan, fratello minore del grande Christopher, insieme a Lisa Joy, moglie dello stesso Nolan e sceneggiatrice meno celebre ma di grande talento, e prodotta anche da J.J. Abrams. Il cast poi comprendeva Evan Rachel Wood, non una qualsiasi, bravissima in Across the Universe e The Wrestler, anche se poi per la relazione con Marylin Manson l'avevo dimenticata, ma ritornata recentemente dopo la separazione e altro in Charlie Countryman deve morire, non un film eccezionale anche se la sua bellezza era graziosa, l'ho rivalutata, in più aveva Ed Harris e Sir Anthony Hopkins (due nomi così diciamo), cos'altro potevo quindi desiderare da questa serie? Un po' di sere fa è andato in onda il finale di stagione (su Sky Atlantic andata dal 3 ottobre 2016 in versione originale sottotitolata, in simulcast con HBO, e dal 10 ottobre 2016 doppiata in italiano), e che dire, una serie straordinaria che fa invidia a molte di quelle uscite in questi ultimi anni. La serie infatti sin dal primo episodio mi ha colpito per tutto l'aspetto tecnico, a dir poco sensazionale, con una cura a dir poco notevole. La regia colpisce con delle inquadrature a dir poco straordinarie e con dei movimenti di macchina che ti lasciano trasportare all'interno della scena. La colonna sonora, la musica di Westworld poi, è pura gioia per le orecchie. E' ad opera di Ramin Djawadi, celebre per la colonna sonora di Game of Thrones, da cui qualcosa prende come movimenti soprattutto nella bellissima sigla, anche se qui leggermente migliore. Una delle pecche invece di questo aspetto tecnico quasi impeccabile è la fotografia. In molte delle scene c'è una fotografia davvero eccezionale, in altre meno, ma comunque di livello. Ovviamente le lodi vanno anche alle scenografie e agli effetti visivi a dir poco straordinari. La CGI è ridotta al minimo e quella poca che c'è è resa benissimo, come la scena del bambino che 'porge l'altra guancia'. Ma per quanto l'aspetto tecnico sia fenomenale è il doppio più stupefacente la sceneggiatura di ogni singolo episodio. Ammetto che nelle prime puntate (a parte il pilot) la trama risulta abbastanza lenta ma rimani incollato allo schermo per tutta la durata dell'ora. In ogni caso non è un prodotto lento e allo stesso tempo noioso, Westworld intrattiene grazie soprattutto ai personaggi caratterizzati in maniera impeccabile e interpretati anche meglio. La serie raggiunge però il suo massimo dalla settima puntata in poi, fino ad arrivare al finale di stagione che ritengo essere uno dei migliori final mai visti fino ad ora (anche se sinceramente non tutto mi è chiaro). Ma prima di andare oltre, di cosa parla Westworld? cos'è e come è giusto catalogarlo?
lunedì 2 maggio 2016
Gli altri film del mese (Aprile 2016)
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