venerdì 21 luglio 2017

Zero Dark Thirty (2012)

In quest'ultimo periodo tra liste di film da vedere, da recuperare e non vedere, ho avuto qualche difficoltà di trascrizione, infatti non mi ero reso conto di non aver mai visto Zero Dark Thirty, film del 2012 diretto da Kathryn Bigelow, forse perché mi sembrava di averlo già visto, d'altronde il poco conosciuto (comunque salvabile) film Code name: Geronimo, che ho visto tempo fa, trattava lo stesso argomento, in più credo di aver visto anche un documentario (ma vero e proprio) in merito all'uccisione del ricercato numero Osama Bin Laden, avvenuto durante un'operazione militare che scattò, come da titolo e gergo militare, proprio a "mezzanotte e mezzo" del Primo Maggio 2011. Per cui abbastanza tanto già sapevo, anche se il filo conduttore del film è la ricostruzione (apparentemente veritiera comunque non conosciuta ma certamente romanzata seppur asciutta e onesta) su come il team, grazie all'intuizione di un'agente della CIA, riesca dopo una sfilza di pedinamenti, intercettazioni, interrogatori violenti (infatti si evidenzia l'impiego sistematico della tortura per estorcere informazioni e questo è un merito del film che dice in modo crudo e realistico che senza l'annichilimento fisico e psicologico del nemico non si sarebbe arrivato al risultato) ad arrivare all'ultimo anello, colui che ha accesso diretto al fortino di OBL ad Abottabad in Pakistan. Tuttavia l'opera appare più come un docu-drama che un film vero e proprio, con quelle classiche ricostruzioni televisive con attori per ricreare un particolare evento effetto che impedisce però allo spettatore di immedesimarsi coi personaggi descritti. Il film quindi scorre via (forse troppo) come se fosse un documentario. Nonostante ciò il film ha una sua valenza importante, ma sinceramente ritengo Zero Dark Thirty più un film necessario che utile e certamente imperfetto, anche se per molti questo è un capolavoro, per me no, anzi, secondo me la regista (che in ogni caso si affida allo stesso giornalista-sceneggiatore Mark Boal) non riesce a ripetersi al livello di The Hurt Locker, quello sì davvero appassionante.

Eppure tanto di bello ed eccezionale qui c'è, qualcosa di intenso, asciutto e fondamentale anche nella sceneggiatura, l'elemento comunque più rilevante dell'opera, un'opera (ostica e complessa) affascinante e di sicuro interesse che però non convince fino in fondo, personalmente intendo. Un'opera che comunque, come la stessa regista, non si fa intimidire e va a gonfie vele. Che Kathryn Bigelow infatti non sia intimidita da progetti spinosi lo dimostra appunto il suo precedente "The Hurt Locker", ma questa volta con Zero Dark Thirty (le "ore piccole" della notte, quelle in cui si sferrano gli attacchi a sorpresa in ambito militare) va oltre e nel rendere conto dei dieci anni di indagini per individuare ed uccidere Osama Bin Laden confeziona un film che è sì cronaca, ma è anche, e profondamente (troppo secondo me) cinema, con una protagonista femminile che si muove a disagio anche se coraggiosamente nell'orrore dello spionaggio e della tortura e non perde mai di vista il proprio obiettivo, opponendo il suo istinto alle statistiche e alle percentuali di Washington, e lavorando con tenacia e dedizione contro l'ottusa ostinazione di alcuni superiori. 

Le sue battute però sono scontate, fondamentalmente ritengo addirittura questa figura inutile, ho avuto difatti la sensazione di notare una trasposizione del carattere della regista stessa nel personaggio interpretato da Jessica Chastain (in ogni caso la migliore, da qui infatti la sua lucente carriera è decollata, con film davvero eccezionali), in una presenza femminile dura, scontrosa (forzatamente da maschiaccio insomma), cocciuta e tenace che, come la Bigelow con la produzione del film, voleva a tutti i costi completare un pezzo di storia da lasciare ai piani alti, ai superiori (che siano essi funzionari della Casa Bianca o nel caso della regista l'Academy), e ci è riuscita con ben 4 candidature, tutte non vincenti e comunque non tanto meritate, anche se il film, proprio per la sua particolarità (di essere umano e vero) e la sua sobrietà (senza troppa retorica) rimane uno dei migliori film di guerra degli ultimi anni. Ma solo grazie all'ultima mezz'ora, nonostante le due ore e mezza, che comunque sono davvero troppe, e nonostante le svariate cose che accadono. Il film infatti si riscatta nell'ultima avvincente parte, e cioè da quando Maya insiste coi vertici dell'amministrazione (il tal senso bel cameo di James Gandolfini nella parte di Leon Panetta) che OBL è veramente nascosto nel fortino.

Poi ovviamente nelle scene spettacolari dell'operazione Geronimo, l'attesa dei Seals, la preparazione, il trasferimento in elicottero e la presa del luogo con l'uccisione di OBL, tutto perfetto, compreso lo straordinario ed emozionante finale. L'unica scena che riesce davvero a emozionare è infatti l'ultima struggente inquadratura della Chastain, seduta su un aereo, che piange, dopo aver identificato il corpo di Bin Laden, la sua ossessione è finita (anche se di questa ossessione solo in un paio di scene nel mezzo ne viene fatta menzione). In un finale, in sordina, solitario e senza enfasi che dà la misura del rigore del film mai spettacolare ma sempre spettacolarmente equilibrato, misurato, compendio di umana frustrazione e legittima fiducia nel proprio lavoro. In tal senso punto a favore è l'assenza di storie d'amore, niente battute, nessun momento spensierato o privato, secco e asciutto ma efficace. Anche se questo è un film senza catarsi, perché anche quando il terrorista viene (finalmente) ucciso, non si sospira di sollievo, perché per tutta la durata del film si è stati solo spettatori passivi, non appassionati, non coinvolti. 

In questo senso non ci sono neanche comprimari degni di merito nonostante l'eccezionale cast (Joel Edgerton, Jason Clarke, Mark Strong, Édgar Ramírez, Fares Fares e Chris Pratt), un'interpretazione che spicca più di altri, niente, le recitazioni sono difatti troppo passive (a parte la protagonista, sempre più brava e funzionale). In ogni caso arriva a più che discreto grazie alla sceneggiatura (degna certamente di candidatura agli Oscar) e agli ultimi venti minuti gestiti molto bene (grazie anche a Mark Boal, che ha fatto un lavoro certosino e accurato), con tattiche militari nella incursione al nascondiglio del pezzo grosso di Al Qaeda ricostruite fedelmente. Perde invece abbastanza consistenza tutt'altro, con musiche inesistenti o che non lasciano il segno, la colonna sonora doveva essere impiegata al massimo della sua utilità per mantenere una tensione costante, che nel film però non si nota. Solo in alcuni (rarissimi) tratti in cui la regia si fa avanti e mostra tutta la sua capacità dietro la cinepresa (parlo ad esempio della sequenza al Mariott Hotel), vi sono sinceramente parlando delle meccaniche che fanno letteralmente saltare dalla sedia lo spettatore, ma il pregio più riconosciuto di The Hurt Locker, precedente lungometraggio della regista, qui viene a mancare parecchio. In ogni caso questo è un film (una spy-story) che vale la pena di vedere, giacché nonostante parecchi difetti, la tensione è assicurata. In definitiva un buon film di certo ma non un capolavoro. Voto: 7

6 commenti:

  1. Ammetto che a me non era piaciuto granché o, meglio, l'avevo guardato senza che mi entusiasmasse. La Chastain è stupenda però!

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    1. Lei è infatti l'unica cosa che ho trovato eccezionale del film, film che avvince ma non convince perché difatti non entusiasma e non coinvolge quanto avrebbe dovuto ;)

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  2. Visto ai tempi dell'uscita non mi dispiacque... non lo rivedrei con semplicità, ecco! Tuttavia mi ha fatto conoscere la cara Jessica, ora tra gli idoli incontrastati dalle mie parti :D

    Fede.

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    1. Neanch'io probabilmente, ma certamente ha messo in luce il talento di una brava e bella attrice ;)

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  3. Ricordo che mi deluse molto, penso sia il peggior film della Bigelow.

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    1. Sinceramente e probabilmente non è uno dei migliori, ma il peggiore forse no, anche se c'è delusione anche da parte mia ;)

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