mercoledì 15 maggio 2019

Cobra Kai (1a stagione)

Stiamo vivendo un periodo particolarmente denso di novità in termini di produzione e distribuzione televisiva. Dopo Netflix e Amazon Prime Video, con Disney ormai pronta a mettere giù i suoi carri armati e Apple che si dice stia investendo miliardi in produzioni originali, anche Youtube si è affacciato al mondo delle produzioni originali attraverso il suo nuovo "canale" Youtube Red. L'esordio è stato di quelli che fanno parlare, e hanno fatto parlare, e tanto. Karate Kid, un vero e proprio caposaldo per chiunque sia stato un ragazzino negli anni Ottanta, riportato ai giorni nostri. Una serie che, a differenza del tentativo di reboot di qualche tempo fa, prende ambientazioni, situazioni e protagonisti dei film originali e li riporta ai giorni nostri, mescolando abilmente (anche di più) le cose. Sì perché Cobra Kai, serie televisiva statunitense, creata da Jon Hurwitz, Hayden Schlossberg e Josh Heald, basata sulla serie di film The Karate Kid, creata da Robert Mark Kamen, sorprendentemente è una gran bella serie tv. Le aspettative erano basse, e invece stupisce alla grande. Diciamocelo, sono ormai anni che ci propinano sequel, reboot e prequel di film rimasti nell'immaginario popolare, fallendo molto spesso miseramente perché il problema di fondo è uno, secondo me: una storia appartiene ad un momento storico, a quell'epoca e basta. Appartiene al colpo di genio, ad un momento irripetibile che un autore, un regista o uno sceneggiatore hanno avuto e che non potrà mai essere eguagliato. In più l'offerta di film e serie è ormai quasi saturata da prodotti che puntano sulla nostalgia degli anni '80, che sono appunto l'ennesimo remake o reboot tutto fondato sull'hype, o che per far tifare per i "cattivi" prendono la via facile di ridurre i "buoni" a macchiette, e quindi era lecito essere curiosi ma anche tenere tutte le spie accese approcciandosi a Cobra Kai, serie seguito sui generis dei film originali di Karate Kid, di cui soprattutto il primo è uno dei miei film preferiti dell'infanzia. E dico "dell'infanzia" perché mi vergogno un po' a dire "di sempre" (ma di questo dirò dopo). Poi succede il miracolo e a rispondere ad un prodotto dimenticabile quale può essere The Karate Kid con Jackie Chan, arriva qualcosa che ha passione e rispetto per ciò che è stato. Cobra Kai è il risultato di questi due ingredienti. Prodotto anche da Ralph Macchio (il fu Daniel Larusso) e William Zabka (Johnny Lawrence) stessi, questa serie è infatti l'ideale e perfetto sequel della trilogia di Karate Kid (che per quanto citato, parodiato e richiamato, non era ancora stato protagonista di un vero e proprio ritorno) diretta dal compianto John G. Avildsen dall'84 all'89, conservandone tutte le caratteristiche ci hanno fatto amare Daniel Larusso, Sensei John Kreese e sopratutto il mitico maestro Miyagi.
Pat Morita non c'è più, ma vi assicuro che in molti momenti di questi dieci episodi della prima stagione, ne avvertiamo la presenza con commozione. Che se non sapete chi sia, o di cosa con Karate Kid sto parlando, le cose sono due: o siete davvero troppo giovani, oppure siete immeritevoli. Ora non mi metto a fare tutta la storia di Karate Kid, non ne usciamo più. È necessario però (ritornando al discorso interrotto prima) ricordare in poche parole l'impatto che quel film ebbe sulla cultura pop dell'epoca, e su una generazione di ragazzini che, a fronte di una rappresentazione completamente irrealistica delle arti marziali e del loro insegnamento, nel film trovò un prezioso racconto di amicizia, onore, saggezza, e una filosofia di vita improntata al rispetto per gli altri ma anche e soprattutto per se stessi. Oltre, naturalmente, a uno dei mentori più teneri e affascinanti che il cinema abbia mai prodotto, ovvero il mitico maestro Miyagi, interpretato appunto dal defunto Pat Morita che per la parte ottenne addirittura una nomination agli oscar. Era un film che gli adulti di allora digerirono male per la sua semplicità e le sue componenti più folkloristiche, e che i ragazzi degli anni Ottanta ormai cresciuti possono anche trovare stucchevole o, semplicemente, "vecchio". Ma faceva parte di un preciso modo (zuccheroso ma solido, paraculo ma commovente) di concepire il cinema per ragazzi, quello stesso modo che, ormai da un po' di tempo, è diventato oggetto di una feroce nostalgia. Gli Stranger Things, GLOW e il "nuovo" It, per non parlare dei revival di mille mila vecchie serie tv, sono la cifra stilistica più vistosa di questi anni, e Karate Kid era e resta uno dei simboli di quella stagione cinematografica. Insomma faceva pensare ad un prodotto pensato solo per l'effetto nostalgia. Inoltre quando ancora non avevo visto il primo episodio, una punta di cinismo faceva anche pensare alla necessità, per Macchio e Zabka, di rilanciare una carriera ormai ammuffita, fatta di tante comparsate e piccole parti secondarie. Né mancavano le perplessità, più in generale, sull'idea di riportare in vita una saga che aveva trovato una dimensione precisa e forse non replicabile in un periodo tutto particolare, in cui il tono favolistico del racconto metteva radici in un terreno fertile che oggi, in un mondo in cui la gente questiona pure quanti peli nel naso ha Thanos, non sarebbe più stato disponibile. La sorpresa, inaspettata e deliziosa, è che Cobra Kai è una bella serie. Ma bella sul serio. E lo è proprio nella misura in cui, non potendo riproporre gli stessi schemi e toni di allora, trova un difficile ma riuscitissimo equilibrio fra dramma e commedia, fra autoironia e voglia di raccontare qualcosa di nuovo. A stupire, fin da subito, è il twist nella prospettiva: il protagonista vero e proprio di Cobra Kai non è Daniel, eroe indiscusso della saga originale, bensì Johnny, il bullo odioso (ma a sua volta vittima di un cattivo maestro) che Daniel sconfiggeva nella finale del torneo di karate.
Quello, insomma, che si prendeva in faccia il calcio della celeberrima tecnica della gru. Da quella sconfitta, ci dice Cobra Kai, Johnny non si è mai davvero risollevato: ha avuto un figlio ormai adolescente che praticamente non vede mai, si arrabatta con lavoretti precari da cui rischia sempre di essere licenziato, beve troppo e si crogiola colpevolmente nei ricordi di un lontano passato in cui era il più figo di tutti. È diventato quindi un personaggio malinconico, un po' patetico, le cui spigolosità di oggi ci appaiono molto più giustificate di allora. Allo stesso tempo, Daniel ha cavalcato l'onda della sua vecchia popolarità locale, e ha aperto un autosalone di discreto successo dando seguito alla passione per le auto che gli aveva instillato proprio il maestro Miyagi, ormai defunto. E nel vedere Daniel usare il karate per promuovere la concessionaria, in spot televisivi dal sapore un po' trash, ecco che si completa il giro: se Johnny merita ora un po' di simpatia, Daniel è diventato uno spocchiosetto antipatico. Tutto sommato potrebbe già bastare così. Se Cobra Kai avesse nuovamente raccontato la storia di un Daniel sfigato che combatte i soprusi sarebbe stata semplicemente irricevibile, totalmente fuori tempo massimo. Il twist invece ci dà subito un motivo di curiosità, che però a sua volta si sarebbe potuto esaurire in poco spazio, diventandone parodia. Ma il bello arriva qui. Bastano pochissimi episodi, che cerco di spoilerare il meno possibile, per accorgersi che dietro Cobra Kai c'è un pensiero, un progetto che va oltre la nostalgia. Invece di forzare la mano per ricreare atmosfere ormai passate, gli autori aggiornano la saga, la fanno diventare realmente "adulta", e danno ai loro personaggi uno spessore e una sfumatura di cui all'epoca, da ragazzini degli anni Ottanta, non avevano bisogno. L'abilità degli autori è stata infatti quella di riproporre i due personaggi che tutti conosciamo catapultandoli nella All Valley odierna e affiancandogli una nuova generazione di teenagers alle prese con i problemi che affliggono tutti gli adolescenti (incarnati da tanti attori parecchio sconosciuti, a parte forse Mary Mouser). L'altro grande merito è quello di aver attualizzato in modo coerente anche le dinamiche di contorno, non limitandosi come spesso accade nei sequel "generazionali" a mutuare le situazioni dalla storia originale aggiornandone semplicemente pochi aspetti in un'operazione cosmetica buona per spostare la storia avanti o indietro. Viene da dire insomma: Ecco finalmente una serie che fa un vero servizio agli anni '80, non badando solo a sfruttare uno dei suoi film cult ma riuscendo ad arricchire la saga nel suo complesso. Cobra Kai è la miglior cosa che potesse capitare a Karate Kid perché regala ad una storia per ragazzi abbastanza bidimensionale (e dove l'eroe era già servito) una complessità e delle sfaccettature che le mancavano, e lo fa con humor e un buon numero di personaggi in cui ciascuno può identificarsi con pregi e difetti.
Questo non significa che sia una serie perfetta o rivoluzionaria. L'equilibrio fra i vari toni del racconto è saldo, ma non sempre efficace, e ogni tanto ci sono botte di ironia o, al contrario, di retorica spicciola, che suonano forzate e un po' ridicole. Allo stesso tempo, dal punto di vista visivo la serie ha poco di nuovo da offrire, e rimane quasi sempre su un livello di generale ordinarietà, eccezion fatta per l'uso molto preciso degli spezzoni del vecchio film, che compongono ricordi e brevi flashback che ci colpiscono con la forza della loro pasta ingiallita e rugosa, con quell'atmosfera da vecchia estate d'infanzia che contrasta magnificamente con l'immagine pulita e un po' fredda delle moderne tecniche di ripresa. Come se non bastasse, ogni tanto si cade nel melenso, e soprattutto la serie soffre il dover far fronte a due esigenze: accelerare lo sviluppo dei due ragazzi protagonisti e mettere le basi per la seconda stagione (si capisce chi saranno i/la prossimi/a protagonisti/a). Cosi l'allievo di Daniel evolve in karateka provetto in una settimana, e il giovane protégé di Johnny diventa un proto-villain nel corso di una notte: si invertono ruoli e rapporti di forza, non sempre coerentemente, e si aprono nuove trame in vista della seconda stagione. Sì perché come è facile immaginare, le storie di Johnny e Daniel tornano a incrociarsi, e la vecchia rivalità risorge da ceneri che si credevano ormai spente. Ne nascono equivoci e ripicche anche buffe, in cui si incastra anche la vita dei rispettivi figli, adolescenti come lo erano loro tanti anni fa. Il difetto maggiore è però uno, la serie, disponibile su Youtube Red, è godibile sì dagli spettatori italiani, ma solo grazie ai sottotitoli, che a volte distolgono l'attenzione (tutti difetti che comunque e tuttavia pesano sul voto). Ma tolto ciò la serie è molto valida ugualmente. Soprattutto è una serie che, magari tutti i revival, reboot e sequel fossero così. Una serie ricca di colpi di scena, e di una sceneggiatura brillante, che non propone uno schema con un buono-buonissimo e un cattivo-cattivissimo, anzi, perché nel 2018, con i due personaggi ormai cinquantenni, è necessario scavare nella personalità di ognuno, scoprendo che tutti e due hanno i loro pregi e i loro difetti, caratteri diversi ma forse non più così incompatibili. E quindi se conoscete Karate Kid, se avete amato il film che era e ciò che rappresentava, allora Cobra Kai vi stupirà. Semplicemente perché è più intelligente, ragionata e stratificata di quello che ci si aspettava. Perché si prende la briga di far crescere i propri personaggi, dandoci l'impressione di una realtà vertiginosa: Daniel e Johnny non sono simboli cristallizzati nel tempo, creature mitiche che possiamo solo guardare con nostalgia, bensì persone vere, concrete, che in gioventù hanno imparato qualcosa della vita, ma che come tutti noi hanno dimenticato qualcosa, e altro devono ancora imparare. Attendo quindi con trepidazione di vedere la seconda stagione, da poco disponibile su Youtube Premium. Voto: 7+

20 commenti:

  1. Io ho visto i 3 film del "franchise Karate Kid". Ho visto le due serie Youtube "Cobra Kai". Anni fa presi anche la cintura nera di karate shotokan.

    I film, visti nel contesto del "filone delle arti marziali" erano abbastanza realistici, nel senso che la regia, consapevole che gli attori non erano praticanti, evitava di mostrare esercizi di acrobazia eccessivi e anche eccessiva violenza. Erano anche "delicati" nella trama, che alla fine era la storia di un ragazzino alle prese con problematiche adolescenziali come la scuola, la fidanzatina, il rivale del cortile, eccetera.

    Le due serie di Youtube da una parte sono sorprendentemente furbe perché propongono i "ventanni dopo" di Dumas. i Moschettieri invecchiati e i giovani successori. Con tutto il gioco di contrasto tra gli anni Ottanta e la contemporaneità. Però, forse per strizzare l'occhio ad un pubblico con una buona quota di cretini, cadono nell'eccesso, tanto che ad un certo punto, specie nella seconda serie, non si distingue "Cobra Kai" da una serie di vampiri teenager o da uno spinoff della Marvel.

    Quegli eccessi acrobatici e di violenza irrealistica che i film avevano evitato, ci sono invece in "Cobra Kai", col risultato che ad un occhio appena un po' smaliziato, si ottiene l'effetto di PARODIA. Non quello intelligente di Johnny che guarda la TV a tubo catodico e che ha il mangianastri in macchina, l'effetto stupidi di vedere un attore (modesto) come Macchio che a sessantanni, con un fisico chiaramente non adeguato, fa "le mosse di karate", non solo senza la conoscenza tecnica ma evidentemente senza nemmeno l'agilità e la coordinazione minima necessaria. Se la "gru" del primo film non era una telefonata, era un telegramma, nessuno ci sarebbe andato a sbattere la faccia tranne il predestinato Johnny, i giovani discepoli delle due serie si muovono come pupazzi che fanno un sacco di piroette senza senso, coreografie meccaniche imparate alla bisogna e prendono finte mazzate che se fossero vere ammazzerebbero un elefante. Con in più quelle cavolate da "Jackie Chan" tipo usare il vassoio della mensa come arma, davanti, dietro, in su, in giù, le giravolte sui tavoli, appesi al lampadario, eccetera.

    In più, nella seconda serie deragliano anche con il ritorno di Reese, l'antico maestro di Johnny. Non solo perché dovrebbe avere ottant'anni e lo presentano come Rambo (per inciso, stesso problema degli ultimi film di Stallone) ma perché diventa un "arcicattivo" cosi esagerato, assurdo, prevedibile, scontato, che ancora trasforma tutto in una burletta, situazioni, persone.

    Infine, le serie, anche se propongono l'effetto nostalgia e Johnny dice chiaramente che i giovani d'oggi sono "pussies" che vivono in un mondo di fuffa politicamente corretta, non possono esimersi dal solito campionario di "minoranze", di "donne forti e indipendenti". Se nei film le ragazze facevano le cheerleader e trepidavano dal margine della arena per i cavalieri in singolar tenzone, nelle serie "combattono", accentuando ancora lo "effetto parodia" sul genere "Capitan Marvel".

    Se la terza serie manterrà il trend della seconda, sarà inguardabile.

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    1. Sui film posso dire di essere più o meno d'accordo, per il realismo delle arti e della trama, trama che seppur banale, riusciva a parlare bene ai giovani e dei giovani, sulla serie al momento non tanto, ma solo perché ho visto solo questa prima, quando avrò visto la seconda ti saprò dire meglio, ma spero non deragli troppo ;)

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    2. Il "realismo" dei film consiste nel usare il karate come espediente narrativo per rimettere in scena la maieutica socratica e l'archetipo del maestro e del giovane apprendista, le prove di iniziazione, eccetera. I film americani ERANO ingegnerizzati come prodotti industriali e SEGUIVANO i riferimenti della letteratura "classica". Il karate di "Karate Kid" sta al karate reale come le sciabile di luce di "Star Wars" stanno alla spada a due mani medievale o alla katana giapponese.

      Partendo dal presupposto che i film americani contemporanei non si rifanno alla letteratura ma allo "impegno" degli Anni Settanta, per cui la "didattica" non è più quella delle dame e dei cavalieri ma è quella della "giustizia sociale" o del "progresso", le serie di Youtube sono la conseguenza del tentativo di fare contenti tutti gli spettatori, come se le cose che piacciono a me fossero le stesse che piacciono a mio nipote di sei anni in prima elementare.

      Quindi, l'idea dei "Vent'anni Dopo" è "classica" e piace agli spettatori adulti o maturi. Cosi come la riproposizione degli stereotipi della "letteratura classica" come maestro-allievo, bene-male, pace-guerra, amore-odio, eccetera. Ad un certo punto però deve scattare l'interruttore per i "giovani d'oggi" e si passa al solito repertorio di rumori e effetti visivi esagerati, sopra le righe. Si introducono le solite tematiche "politicamente corrette" delle "minoranze", del "gender", eccetera, si cerca di operare una rototranslazione passando dal "verticale" dell'epica classica allo "orizzontale" dell'intrattenimento contemporaneo.

      L'unione delle due parti non funziona ed è il difetto delle due serie, accentuato nella seconda. A parte il problema dell'esagerazione bum bam badabam, ci sono degli espedienti veramente ridicoli, come l'idea delle due "scuole" che sono una l'immagine speculare dell'altra, in ognuna c'è il nano, il nero cicciobomba, la strong independent woman, il simpatico scavezzacollo e questi "combattono" tra di loro, il nano col nano, il cicciobomba col cicciobomba e cosi via. Ma va? Che genialata, cosi capisco anche io che sono scemo che il "bene" e il "male" si diluiscono in un grigio uniforme.

      Infine, l'errore secondo me più grave, che nei film evitavano accuratamente, è quello di sdoganare la "violenza" tramite la banalizzazione e la spettacolarizzazione con la indifferenza di chi non la conosce, non la pratica e in ultimo ne rifiuta il concetto. Non è più l'idea che è meglio essere un guerriero in un giardino che un giardiniere in guerra. E' l'idea che applicare una dottrina studiata per storpiare e uccidere sia come fare uno starnuto o una scorreggia. Che le cose "capitino" in maniera del tutto meccanica, istintiva, senza mediazione, come risposta ad una "voglia". Ho voglia di gelato al pistacchio, ammazzo dieci persone. Sotto c'è l'idea del famoso "dato di fatto" e dello "eterno istante presente", per cui maestro e allievo sono uguali, sono sullo stesso livello e sono entrambi immobili, girano a vuoto.

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    3. Ti dico solo che il politicamente corretto effettivamente sta stancando anche me, e in molti casi rovina anche la resa complessiva, ed è un peccato.

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  2. Sto guardando la prima stagione in questi giorni, quindi prometto di ripassare a leggerti come meriti più avanti, però te lo posso dire, metà stagione e sono ancora piuttosto gasato ;-) Cheers

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    1. Sì, ci mette un po' a carburare, ma quando lo fa è incredibile, e non vedo l'ora di vedere la seconda e leggere cosa ne pensi nel complesso di questa prima stagione ;)

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  3. A me la prima stagione è piaciuta moltissimo, dovrei vedere a breve la seconda.
    A me è piaciuto il ribaltamento dei ruoli, ma purtroppo ad un certo punto per esigenze di trama si va incontro verso i classici cliché telefilmici del genere, ma comunque a me è piaciuta molto.

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    1. Non a caso ho affermato che perfetta non è, perché se fantastiche sono certe scelte, non tanto alcune altre, però nel complesso abbastanza riuscita ;)

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  4. Io invece penso sia una serie rivoluzionaria: è un sequel, come Twin Peaks, che non tradisce per nulla il passato. Non lo stravolge, anzi è un ritorno perfetto. Questa è la lezione da tenere a mente in questi casi :)
    Karate Kid spacca, colpisce per primo e colpisce duro :)

    Moz-

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    1. Sul fatto che tutti dovrebbero tenere a mente questa serie per il futuro, ti do ragione, può essere rivoluzionaria, per i contenuti però è un altro discorso ;)

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    2. MozCoso, che dire, non hai capito niente ne dei tre film originari ne delle due serie Youtube.
      Come ho scritto sopra, i tre film sono la ripetizione ennesima dello stereotipo classico del maestro e dell'allievo. Un concetto che risale a circa il 500 Avanti Cristo e non è una data a caso, è l'epoca di Socrate. Myagi e Larusso sono come Kenobi e Skywalker e cento altri esempi. Le imprese sono quelle delle dame e cavalieri, delle guardie del cardinale contro i tre moschettieri più un apprendista, quelle dell'Impero contro i Ribelli. E via via.

      Le serie di Youtube partono con l'idea di Dumas quando in "Vent'anni Dopo" racconta le vicende di Moschettieri invecchiati. Con meno realismo perché Johnny più che un reduce sembra Capitan America rianimato dopo essere rimasto settant'anni congelato sul fondo del mare. Non ha nessuna idea del mondo contemporaneo, come se fosse scomparso dopo la pedata in faccia e riapparso nel 2018 steso sul pavimento dello "apartment" (per chi non lo sa negli USA solo i "falliti" vivono negli appartamenti, gli altri hanno la loro bella casetta unifamiliare). E questa è la parte migliore, quella divertente. La parte che non ha senso è quella degli "adolescenti", che sono improbabili, assurdi, anche se visti nella ottica della contemporaneità. Dato che gli "adolescenti" sono assurdi, gli "adulti" si relazionano con loro in maniera assurda, che siano genitori, maestri, insegnanti, chiunque.

      Infine, farei presente che il motto di Cobra Kai ha senso in ambito militare, per le forze speciali. Nella pratica sportiva, non a caso nei film e nelle serie Youtube ci si riduce ai "tornei", non solo non ha senso, è controproducente.

      Infatti nel karate reale da quasi subito (immediato dopoguerra), quando i Giapponesi hanno voluto farne un commercio, un business, è stato necessario separare il "karate tradizionale" dal "karate sportivo" e sono due cose radicalmente diverse, come può essere la scherma olimpica da quello che facevano i Normanni attorno all'anno mille. Nei film si accenna al problema quando Myagi NON insegna a Larusso tutto quello che sa ma solo quello che gli serve sul momento. Perché giustamente il mondo in cui era cresciuto lui, dove esistevano i duelli all'ultimo sangue per questioni d'onore o la guerra era incombenza del cittadino comune, il karate aveva un senso completamente diverso dall'esibizione sportiva che appartiene al mondo di Larusso, che non combatte duelli a morte e non andrà mai in guerra (qui si apre un altro discorso sulla "guerra" ai giorni nostri).

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    3. Lorenzo, ciao. Il tuo discorso ci starebbe anche (sebbene io mi riferissi a tutt'altra cosa...), ma siccome ti poni subito in modo antipatico, senza mai esserci incrociati prima, e ti permetti di dirmi "coso" (lo dici a tuo fratello, non a me), e che non avrei capito niente di film e serie... beh, allora suonatela da solo.
      Il karate insegna il rispetto, che qui manca.
      Buona giornata.

      Moz-

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  5. "Metti la cera, togli la cera".
    Quelli sì che erano film.
    Sai che li riguardo ancora se mi passano davanti?
    Tutti. Persino quello col figlio di Will Smith.
    Son felice che anche la serie sia piacevole.

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    1. Evviva, finalmente ho trovato un mio film cult, una mia saga cult, che ti piace ;)
      E se gradisci quei film, potresti gradire anche questa serie, che in 3 ore potresti vedere tutta :)

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    2. Si, peccato che il film col figlio di Smith non racconti di Karate ma di una qualche versione cinematografica, tipica dei film di Jackie Chan, del... boh, kung fu cinese?

      Nei film "Karate Kid" Myagi si rifà a una qualche tipo di karate tradizionale di Okinawa,che è una roba molto specifica. Io ho studiato il karate shotokan che è stato "inventato" da un certo Funakoshi per farne una disciplina praticata nelle università giapponesi, come il Judo inventato da Kano (che ispirò Funakoshi). Ci sono vari "stili" di karate "moderno", apparentati ma con alcune riconoscibili differenze nelle tecniche e nelle posizioni. Cobra Kai sembra una scuola "fusion" stile "american karate" che mette insieme non solo diversi stili di karate ma anche diverse arti marziali, tipo "krav maga" ma la cosa non viene approfondita.

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    3. A parte che Jackie Chan è un mito, e che qualunque cosa faccia funziona, da non praticante e da solo appassionato di cinema, di queste cose tecniche, anche se forse si dovrebbe, non ho mai dato peso.

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  6. Mi ha sempre attirato questo sequel perché prende il "cattivo" del primo film e lo rende in una versione disgraziata e amabile, mentre il rivale diventa il perfettino alla Topolino che gli tirersti una pentolata in testa :D.
    Prima o poi mi butterò sulla visione almeno della prima serie, anche se da ignorantello mi tocca fare affidamento sui sub ita :D

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    1. Sì, ma non è solo quel ribaltamento a sorprendere in positivo, ma per capire devi vedere, sub ita o meno ;)

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  7. Ciao 👋 ho apprezzato i tre film di Karate Kid e anche la rivisitazione con Jackie Chan, ma non conoscevo questa serie Tv, prima o poi la voglio recuperare! :)

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