Ci sono registi che non deludono mai, nemmeno per sbaglio. Alexander Payne, autore di pellicole splendide come Nebraska e A proposito di Schmidt, era tra questi. Downsizing - Vivere alla grande (Downsizing), film del 2017 co-sceneggiato e diretto dal regista americano, sembrava quindi promettere molto bene: una storia fantascientifica proposta in chiave realistica, l'aura da commedia, un Matt Damon convinto. C'era tutto. Eppure, a fine visione, Downsizing si rivela per quello che, effettivamente, è: un film che parte da un'idea di base interessante e a tratti geniale (più per com'è sfruttata nella prima parte, che per l'originalità) ma privo di una reale sostanza, con un ritmo discontinuo e un cambio di rotta esagerato, che lo rende pesante da seguire. Una pellicola drammatico-scientifica tinteggiata di una ironia molto acida che però rimane non poco superficiale. Un lavoro che non solo non osa ma addirittura non sceglie una direzione in cui andare, vagando erraticamente in un oceano di spunti potentissimi, il cui approfondimento è però sempre inspiegabilmente schivato con esperienza. Un lavoro con uno straordinario potenziale che soccombe a un'irrimediabile indecisione in fase di scrittura e alla più totale assenza di una visione registica. Il soggetto è infatti accattivante. Per affrontare il problema della sovrappopolazione, degli scienziati (tra questi Rolf Lassgard del sorprendente Mr. Ove) inventano un modo per rimpicciolire gli esseri umani: quando sei alto dodici centimetri, puoi permetterti una vita da nababbo lasciando un'impronta ambientale quasi nulla. Il protagonista (Matt Damon) decide per l'appunto di sottoporsi a miniaturizzazione insieme alla moglie (Kristen Wiig). La donna però cambia idea all'ultimo, quando il compagno è già rimpicciolito, e così la coppia chiude rapidamente la propria relazione senza che la cosa abbia grandi effetti sul prosieguo della pellicola. Da quel momento le potentissime idee suggerite in apertura diventano una chimera, e lo script si trasforma in qualcosa di irrimediabilmente generico e confuso. Gli ingredienti per un mix emozionante ci sono: Damon inizia la sua vita di lusso da single affranto, e nell'arco di pochi mesi il divorzio lo riduce in condizioni di quasi indigenza (in quel mini-mondo in cui tutti sono ricchi). Per una serie di vicissitudini a dir poco pretestuose scopre che esiste la povertà estrema anche in quella colonia di ometti abbienti e si lega senza motivazioni comprensibili a una poverissima vietnamita burbera e idealista. Tra un amore per nulla convincente con la ragazza (anzi, alquanto stucchevole) e un'altrettanto immotivata amicizia con un ricco contrabbandiere donnaiolo (un Christoph Waltz sempre magnetico ma ormai caratterista), finirà per navigare verso una fine del mondo (in senso letterale) improvvisa e sostanzialmente inutile ai fini narrativi.
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martedì 5 marzo 2019
lunedì 3 dicembre 2018
Recuperi da Oscar (2016/2017)
Dopo la prima corposa parte relativa ai film mancanti dei premi Oscar del 2015 due e dei premi Oscar 2016 altri due (qui), eccomi oggi come promesso con la seconda parte del recupero programmato alle pellicole candidate all'Oscar, stavolta con altre due pellicole del 2016, candidate entrambe come miglior film straniero, ed altre due invece del 2017, anch'esse entrambe candidate come miglior film straniero. Tutti film, a parte uno, probabilmente perché più "commerciabile", in cui è stato però indispensabile usufruire dei sottotitoli, cosa che personalmente non mi piace molto, ma che tuttavia si sono resi necessari e sono stati davvero molto utili nell'arricchire ed aiutare nella comprensione, seppur dopotutto non è importante se essi ci siano o meno, perché se il film è bello non conta come il suddetto viene visto. Ed appunto grazie a tutto ciò, grazie a questo recupero ho visto dei film davvero molto interessanti, ecco quali.
martedì 23 ottobre 2018
Ghibli Collection (La tomba delle lucciole, Nausicaä della Valle del vento, La ricompensa del gatto & Principessa Mononoke)
In un calendario già fitto di impegni di pellicole da vedere e recuperare entro l'anno (tra La Promessa e quant'altro), non ho potuto lasciar troppo in disparte (anche se della lunga lista ho già recuperato 3 film, a fronte però di ben 28 pellicole d'animazione) un progetto di recupero che mi stava molto a cuore, parlo ovviamente del The Project Ghibli/Miyazaki e non solo, un progetto che aveva (ed ha) lo scopo di recuperare tutti i film rimanenti della filmografia del famoso studio e del famoso regista (che come dovreste sapere adoro particolarmente). E quindi nonostante gli impegni inderogabili che mi ero e mi sono prefissato di concludere, sono riuscito in una settimana di relativo relax, e grazie alla visione su un canale di Sky di un film che era in lista (parlo del primo di questo post), e grazie al recupero prefissato che mi ha permesso di vedere un film dello Studio candidato all'Oscar (ci sarà un altro prossimamente), ho potuto cominciare a stilare una piccola lista di film da accompagnare a tutto ciò, e la scelta è ricaduta successivamente su due film del maestro Miyazaki (di cui adesso me ne mancano due) e su un film d'animazione, di cui nell'ultimo periodo ho letto parecchie recensioni, che mi aveva particolarmente colpito. E perciò, nonostante tutto, anche il tempo (parecchio) trascorso dalle ultime visioni di molti film della suddetta casa di produzione (che avrà forse pesato su alcuni giudizi) ho visto questi quattro (diciamo tre) iconici film, film che hanno segnato il percorso straordinario di due grandi maestri, che aprirono la strada e continuano ancora oggi ad affascinare milioni di spettatori. Molti appassionati li avranno già visti, altri no, ma ecco cosa ne penso io di questi quattro film dello Studio Ghibli.
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venerdì 30 marzo 2018
Gli altri film del mese (Marzo 2018)
Manca solo un giorno alla fine del mese che già domenica sarà Pasqua, e no, non è un pesce d'Aprile. Perché sì, questo personalmente bel mese, in cui ho compiuto 33 anni, festeggiato semplicemente in famiglia e con la classica torta di rito, che altresì è passato in un batter d'occhio, sta per finire e ci porterà in dono, speriamo più prima che dopo, la primavera (e qualche uovo di cioccolato da divorare). Intanto però colgo l'occasione, e prima di presentarvi i film del mese nel mio ormai classico post "finale", per augurare a tutti appunto, una serena e felice Buona Pasqua (e Pasquetta!). Ma ora ecco i "migliori" film, tra i film "meno noti" visti durante questo mese, mese in cui a parte il mio compleanno ha regalato poche soddisfazioni, poche novità, ma domani è un altro giorno, e dopodomani è un altro mese, che spero sarà migliore su molti punti di vista. Il tempo che almeno qualcosa si aggiusti c'è, perciò basta solo aspettare e avere pazienza, anche se io proprio non ne ho.
lunedì 9 ottobre 2017
Captain Fantastic (2016)
Captain Fantastic, presentato in anteprima mondiale al Sundance Film Festival 2016, vincitore all'undicesima edizione della Festa del cinema di Roma e vincitore del premio alla miglior regia al Festival di Cannes 2016 (proiettato nella sezione Un Certain Regard), è un'avventura emozionante e divertente (del 2016 scritta e diretta da Matt Ross) che vede protagonista un padre fuori dagli schemi ed i suoi sei figli. Dopotutto questa è essenzialmente una commedia, che, strizzando l'occhio al genere indie, e al contempo, e soprattutto, ad una cultura hippie, mai eradicata dallo stereotipo anticonformista statunitense, tratta temi alquanto delicati e riflessivi, come quello dell'adolescenza, e di conseguenza dell'educazione, passando per borghesia e proletariato, nonché per l'economia di mercato, col suo fervente e dissonante capitalismo. Infatti la pellicola racconta di Ben (Viggo Mortensen), un padre decisamente sui generis e sopra le righe, che ha deciso assieme alla moglie Leslie di crescere i figli lontano dalla moderna civiltà consumista, nei meravigliosi boschi del Nord America. I ragazzi seguono una rigida disciplina basata sostanzialmente sulla filosofia della mens sana in corpore sano, questi sono, difatti, quotidianamente impegnanti in duri allenamenti atti a temprare ed irrobustire il loro fisico e vengono inoltre sottoposti ad una impegnativa istruzione che spazia dai testi di filosofia e di politica, a quelli di letteratura, di scienze e via dicendo. In questo modo tanto i più grandi quanto i più piccoli saranno, secondo Ben, perfettamente in grado di difendersi e di procurarsi del cibo da soli nonché di sostenere una discussione su qualsiasi argomento in maniera esaustiva e di avere una propria opinione critica negli ambiti più disparati. Questa vita apparentemente arcadica e paradisiaca però viene interrotta quando arriva la notizia che la madre dei ragazzi si è suicidata in ospedale. A quel punto, nonostante il suocero (Frank Langella) minacci di fa arrestare il padre se oserà farsi vedere al funerale, la tribù sale un vecchio scuolabus dipinto di blu e si mette in viaggio per il caldo del Nuovo Messico. Ma sarà solo l'inizio di un viaggio che porterà la famiglia a confrontarsi non solo con la società moderna ma con le loro idee e modi alquanto poco convenzionali e forse inadatti nel mondo reale.
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mercoledì 12 luglio 2017
Il drago invisibile (2016)
Una genuina favola ambientalista sull'importanza del rispetto della natura e allo stesso tempo un delicato racconto di formazione e crescita che riflette sul delicato passaggio da infanzia a adolescenza (e quindi età adulta) e sul potere consolatorio della fantasia è Il drago invisibile (Pete's Dragon), film del 2016 diretto da David Lowery. Il film infatti, remake del film Elliott il drago invisibile del 1977, che vedeva una commistione di attori in carne e ossa e disegni animati (non proprio il massimo, di cui ricordo davvero poco, anche se per i mezzi di allora, sarebbe stato impossibile fare un bel drago al computer), è prima di tutto un film che parla di natura incontaminata e selvaggia, di istinti e libertà primordiale, di spazi aperti e di aria pulita come solo nelle immense foreste conifere del Nord America è possibile trovare. Parla anche di fantasia, di immaginazione, di amore verso gli animali, di sogno e realtà. In ogni caso la storia che racconta, è una storia praticamente completamente nuova, anche se entrambe le pellicole sono basate su un breve racconto di S. S. Field e Seton I. Miller, una storia certamente indirizzata ad un pubblico che pur non uscendo da un ramo di prevedibilità generale riesce nel suo scopo primario. Dato che questo è un film per famiglie, che non punta a sovvertire i canoni della storia tradizionale, ma che proponendo una fiaba, una bella fiaba, trovi il modo di entusiasmare lo spettatore, e a questo scopo funziona perfettamente, poiché non annoia ed è ben fatto.
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martedì 14 marzo 2017
Point Break (2015)
Premesso che prima di vedere questo film non ho rivisto quello originale e di non ricordare molto di quel famoso film, posso tranquillamente affermare che Point Break, film del 2015 diretto da Ericson Core, remake dell'omonimo film del 1991 diretto da Kathryn Bigelow (una delle migliori registe statunitensi, premio Oscar per The Hurt Locker, e regista del poderoso Zero Dark Thirty), non regge il confronto con la pellicola cult che aveva come protagonisti Keanu Reeves e Patrick Swayze. Difatti non c'è partita, anche se c'era da aspettarselo, dato che il film diretto da Ericson Core si sgancia completamente dall'originale, ma paradossalmente e incredibilmente il film mi è piaciuto lo stesso e anche molto. Questo perché nonostante i tanti problemi, sia per la scelta del cast errata e sia per la sceneggiatura non proprio eccezionale e che addirittura centra poco, o nulla, con la pellicola sui surfisti criminali della Bigelow, questo atipico reboot di Point Break è senza ombra di dubbio spettacolare. Una serie di riprese mozzafiato, di sport estremi, di inquadrature vertiginose e spettacolari che ti trascinano insieme ai protagonisti sulle vette più ripide o si lasciano cadere nelle più profonde acque della terra. Visivamente è evocativo ed ammagliante, un'esperienza quanto più vicina alle vere sequenze delle action cam di chi pratica veramente questo tipo di sport. Purtroppo però, la pellicola viene penalizzata dal fatto che per puntare tutto sulla spettacolarità, indiscutibilmente riuscita, sacrifica (volente o nolente) molto della trama che dovrebbe servire ben più che da semplice cornice attorno al film. Purtroppo la trama traballa non sapendo se restare fedele all'originale o se discostarsi e intraprendere una propria strada. Alla fine propende per la seconda opzione ma come trama, come scheletro narrativo, risulta comunque molto flebile e troppo spesso inverosimile. I giovani attori invece, dal canto loro, sono molto bravi e rendono in maniera verosimile le scene di azione, cariche di adrenalina, anche se quasi sconosciuti e per niente riconoscibili nonché minimamente caratterizzati. Infatti aspetto negativo è che il film sarebbe dovuto durare un po' di più inserendo qualche scena extra che scavava nel profondo della personalità dei personaggi e un paio di scene in più che rafforzavano il rapporto tra il protagonista e la ragazza 'copertina'. Purtroppo questo non è stato fatto anche se il film mi ha appassionato lo stesso e nonostante il mancato approfondimento la pellicola è riuscita ugualmente a farmi capire che tipi di persone fossero i personaggi. Cioè il film te lo lascia solo intuire anziché mostrartelo chiaro e tondo, fatto che in ogni caso non ho per niente apprezzato completamente.
martedì 7 giugno 2016
L'ultimo lupo (2015)
domenica 4 ottobre 2015
Il mio amico Nanuk (2014)
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