"Questa è la storia di una grande amicizia", esordisce la voce fuori campo di Luke, ed è vero:
Il mio amico Nanuk, film del 2014 diretto da
Roger Spottiswoode e
Brando Quilici, è innanzitutto il tenero resoconto minuto per minuto dello straordinario rapporto di affetto e complicità che si crea fra il
ragazzo e l'orsetto. Il giovane Luke vive nella regione artica in cui nascono gli orsi polari, il padre è morto annegato fra i ghiacci e la madre, che è una
ricercatrice, cerca di proteggere lui e la sorella Abby da ogni
pericolo. Un giorno un'orsa bianca si avvicina all'abitato della città
di Devon e le forze dell'ordine, dopo averla narcotizzata, la
trasportano presso il lontano Cape Resolute, peccato che l'orsa avesse
con sé un cucciolo, che viene ritrovato a Devon proprio da Luke. Da quel
momento il ragazzo farà il possibile per ricongiungere il piccolo, che
ribattezzerà con il nome Nanuk (in lingua inuit significa "orso
vagabondo"), con la sua mamma. Vediamo quindi Luke e Nanuk giocare, rotolarsi insieme, scambiarsi il cibo, e
più volte è l'orsetto a venire in soccorso del ragazzo, non viceversa. La storia di Luke e Nanuk è raccontata in modo semplice, a portata di
bambino, anche se le situazioni di pericolo in cui il ragazzo si ritrova
(spesso per propria imprudenza) sono piuttosto ansiogene. Questo spettacolare ed entusiasmante viaggio ci fa conoscere un mondo meraviglioso popolato da una nutrita
fauna polare e una popolazione, quella eschimese, saggia e gentile. Il film, nato da un soggetto di Brando Quilici (ha pubblicato un romanzo omonimo, è
anche il regista delle meravigliose sequenze artiche del film, roba da
National Geographic,
per capirci) è anche altro: una parabola su come i giovani maschi,
soprattutto se privi di una figura paterna, devono avventurarsi nel
mondo uscendo da sotto l'ala protettiva delle madri, e di come le madri
devono imparare a fidarsi dello spirito di avventura dei propri figli.
Questo messaggio non va a scapito dell'importanza dell'educazione
materna: infatti Luke cerca di riportare Nanuk alla sua mamma perché sa
che sarà lei, per i primi due anni e mezzo, ad insegnarli tutto quello
che gli servirà per sopravvivere. La guida
Muktuk, che vive
in simbiosi con la natura e con gli indigeni (che gli hanno regalato il
suo soprannome) accompagna da lontano Luke nel suo percorso di
crescita.