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mercoledì 17 maggio 2023

[Cinema] Horror Fest 2023

Un appuntamento che anche quest'anno non potevo dimenticare, anche se questa è solo la terza edizione negli ultimi quattro anni, anche se in anticipo arriva rispetto alle altre volte, ad agosto inoltrato nel 2022, ma davvero rifarla dovevo. Parlo ovviamente della mia piccola festicciola a tema horror, che organizzo riproponendo la mia personale lista di visioni inerente. E com'è ovvio ho chiamato a rapporto un po' di amici, che nell'orrore ci sguazzano, fantasmi, zombie, vampiri e creature della notte, ma anche bestie ed abiti assassini, senza dimenticare demoni, diavoli ed entità maligne, non manca proprio nessuno, pure psicopatici assassini/e sono stati invitati alla festa, una festa nel complesso non esattamente scoppiettante, non del tutto soddisfacente ma abbastanza gradevole. Comunque, qualora voleste vedere questi od alcuni dei film, ho visto Mockingbird in streaming su Mediaset Infinity (da cui non è più disponibile), XX - Donne da morire in streaming da piattaforma non legale, mentre tutti gli altri, disponibili ancora tutti, su piattaforme legali, nel dettaglio Antlers su Disney PlusVampires vs. the Bronx, Errementari, I famelici e Ghost Stories su Netflix, Deathwatch e In fabric su Prime Video.

Mockingbird - In diretta dall'inferno (Horror/Thriller 2014) - Bryan Bertino e il terrore fra le proprie mura, ennesimo episodio. Un mockumentary che, differentemente dalla maggior parte dei suoi omologhi, è un buon esempio di horror a basso costo. Un gioco divertente e intrigante all'inizio, poi sempre più inquietante sino a raggiungere la connotazione di incubo. La storia (tre persone distinte ricevono una telecamera da utilizzare per compiere azioni prestabilite, sgarrando le quali moriranno) elargisce una discreta dose di mistero e suspense, sebbene rinunci (eccezion fatta per il finale) a scene particolarmente "forti", piazzando oltretutto un colpo di scena che, per quanto subodorabile, è di una crudeltà e perfidia notevole. L'elemento disturbante sta nella comunicazione, con quella voce metallica che ripete e scandisce le parole e che rimane in memoria anche a ore dalla visione. Tolto ciò, il resto è ordinaria amministrazione (dell'orrore moderno), che di questi tempi è già tanto. Semmai Bertino lascia a desiderare in fase di scrittura e forza la mano un po' troppo spesso sfiorando il grottesco. C'è però un'importante idea di narcisismo estremo dietro la sua pellicola, unita alla visione deprimente di un consumismo talmente ottuso da seppellire il dubbio sotto la bramosia. Egli così, dopo un buon esordio, si conferma regista di talento, seppur altalenanti saranno i suoi successivi film (ultimo The Dark and the Wicked). Voto: 6

XX - Donne da morire (Horror/Antologia 2017) - Molto discontinuo questo film (antologico) virato al femminile e con tematiche femminili (diretto non per caso da quattro donne, una ad episodio), arricchito con intermezzi tra un episodio e l'altro molto belli, fatti con animazione in stop motion dall'effetto suggestivo. Volendo sintetizzare, a mio parere, due episodi sono discreti e due su un livello insufficiente. I migliori sono il primo e l'ultimo: The Box è il più misterioso e suggestivo e pur con un finale leggermente affrettato, riesce ad evidenziare la perdita progressiva del ruolo di madre e di moglie della sua protagonista, di fronte allo sfaldarsi della sua famiglia che rifiuta di nutrirsi perché non sente il bisogno di cibo. Il secondo è più una commedia nera ma dal registro completamente sfasato: non è né divertente, né genera un minimo di tensione tanto da renderlo inconsistente. Il terzo episodio è quello più classico, riprende i canoni dello slasher ma pecca di eccessiva convenzionalità. L'ultimo ha un buon livello qualitativo e parte da riferimenti cinematografici molto chiari fin dall'inizio. Viene analizzato l'amore materno verso un figlio problematico e legato ad un passato inquietante che si presenta al compimento del diciottesimo anno del ragazzo. Non raggiunge la sufficienza, troppa disparità qualitativa tra il primo e l'ultimo episodio con i due centrali. Comunque gradevole film di intrattenimento, è già qualcosa. Voto: 5,5

venerdì 21 giugno 2019

Hereditary - Le radici del male (2018)

Tema e genere: Presentato al Sundance Film Festival (nel 2018), Hereditary - Le radici del male è un dramma familiare dalle tinte cupe diretto da Ari Aster, al suo primo lungometraggio.
Trama: In vita, Ellen (nonna tanto amata quanto odiata da sua figlia) si dedicava a misteriose pratiche spiritiche. Con la sua morte, la famiglia inizia a fare esperienza di una serie di eventi terrificanti, e sfuggire all'oscuro destino che da lei hanno ereditato non è facile.
Recensione: Si fa fatica oramai a contare quanti film horror escono ogni anno, di horror mascherati da film drammatico, o viceversa, ancora di più, così come quelli a tema possessione demoniaca. Hereditary – Le radici del male però (un film senza dubbio particolare), è altro, è un film molto ambizioso, con elementi magari che non funzionano al meglio, ma che sicuramente porta una ventata d'aria nuova al genere. Dalla trama e dal trailer si potrebbe pensare infatti alle classiche storie di case infestate da spiriti, fantasmi e, quindi, tornano alla mente tanti film simili degli ultimi anni. Non è un caso che il film abbia tutti gli elementi che caratterizzano il genere: una famigliola all'apparenza felice ma con qualche segreto di troppo, una morte improvvisa (quella della nonna, in questo caso) che costringe i protagonisti a scavare nel loro passato, perfino una casa isolata in mezzo al bosco. Ma come detto, questa non è la classica storia, il classico film del suo classico genere. Soprattutto perché rifugge i cliché e abbandona il Jumpscare (o lo riprende solo in piccole dosi) a favore invece dell'atmosfera, del disagio, dell'eleganza della messa in scena dark, del tema, sbattendo in faccia allo spettatore senza problemi citazioni svariate e un certo autocompiacimento. Certo, l'inizio, la storia, si apre come al solito presentandoci il delicato equilibrio familiare: una nonna invadente in modo inquietante, una coppia di nipoti non perfettamente integrati, due genitori che provano a tenere in piedi questo precario castello di carte. Certo, l'improvvisa dipartita della nonna darà il via (presumibilmente) a una serie di accadimenti che porterà terrore e scompigli nei protagonisti, in una spirale che a tratti più che il tema horror sembrerà sfiorare il filone sfiga estrema. Ma è proprio da qui che il film comincia a percorrere vie sempre più imprevedibili ed inquietanti, colpendo dritto allo stomaco ed affascinando. Sì perché intriga e avvince lentamente quest'ipnotica opera prima del giovane regista statunitense Ari Aster, reputata dalla critica uno dei migliori film horror della stagione 2018. Un'opera dall'aspetto angosciante e misterioso, non per caso le cifre caratterizzanti di questo horror che racconta di una famiglia in lutto che sembra aver ereditato una sorta di oscura maledizione. Un horror girato con estrema perizia, con movimenti di macchina fluidi e il più delle volte estremamente lenti, associati a una colonna sonora inquietante, che ci guidano tra le pieghe di una storia tragica dove l'horror si mescola al thriller psicologico. Un film che vive di atmosfere cupe e morbose (lo spiritismo è per lo più rappresentato come suggestione psicologica, quasi mai reso palpabile, sfruttato quindi per alimentare quella paura viscerale ed umana per ciò che non è comprensibile, timore che attanaglia i protagonisti e finisce per coinvolgere lo spettatore stesso) e di alcuni imprevedibili colpi di scena che tengono alta la curiosità fino alla fine. La trama in effetti (senza svelare niente, ma basti dire che l'horror sa lesinare effetti raccapriccianti e soluzioni esageratamente sanguigne, a maggior vantaggio di una tensione quasi sadica con cui la sceneggiatura si riesce a districare in modo esemplare, e pure insolito per un horror) va dipanandosi con gradualità e imbocca dei sentieri imprevedibili, soffermandosi sul puro dramma nella prima parte, per poi attingere al paranormale e sfociare in un finale tanto enigmatico (più o meno) quanto inquietante (più o meno) ed originale (più o meno). Più o meno perché Hereditary – Le radici del male, partendo dal dramma familiare, tocca sì i temi del misticismo e dello spiritismo per portare alla luce la paura viscerale dell'ignoto, che arriva però ad assumere alla fine una forma fin troppo definita.

lunedì 24 settembre 2018

Southbound: Autostrada per l'inferno (2015)

E' da 40 anni che la cinematografia horror propone ai suoi spettatori il format delle antologie, a  partire dalla Trilogia del Terrore del 1975, passando per i vari Creepshow che hanno colorato gli '80, sino ad arrivare negli anni '90 con Due occhi diabolici e Campfire Tales: Racconti del terrore, eppure è solo negli ultimi anni che questa "moda" sembra esser ritornata, ovviamente riproposta in chiave moderna, grazie a V/H/S prima e The ABCs of death subito dopo (che in ogni caso non entrambi ho visto, almeno fino ad ora), antologie di genere che affondano le proprie radici nel cinema indipendente e low budget, con qualche nome di richiamo per i cultori dell'underground e la più totale libertà creativa concessa agli autori coinvolti. E tuttavia solo negli scorsi due anni sono riuscito vedere questo genere di pellicole, prima con Holidays e successivamente con Tales of Halloween, e in entrambi i casi ne rimasi abbastanza soddisfatto e particolarmente affascinato. Anche nel caso del film in questione, Southbound: Autostrada per l'inferno, horror indipendente a episodi, ognuno affidato a un regista differente, con molti dei nomi coinvolti che già hanno fatto capolino qua e là nelle altre antologie sopracitate (specialmente in V/H/S), che si colloca perfettamente quindi all'interno del panorama in questione, anche se, al contrario dei precedenti, qualcosa in questo film del 2015 diretto appunto da Radio SilenceRoxanne BenjaminDavid Bruckner e Patrick Horvath, non mi ha convinto. Perché certo, a renderlo originale e diverso dagli altri, ci pensa l'idea o lo sforzo degli autori di dare una sorta di continuità alle varie storie, facendo sì che la conclusione di ognuna sfoci nell'incipit della successiva, ma la sua natura criptica, la sua frammentazione narrativa e la non coerenza di certe situazioni, proprio non aiuta.

venerdì 24 agosto 2018

The Witch (2015)

Tra mitologia e storia, le streghe nella letteratura, come nel cinema, hanno assunto molteplici forme, eppure non tutto è già stato esplorato. The Witch, stilizzato come The VVitch e sottotitolato Vuoi ascoltare una favola?, in inglese A New-England Folktale, film horror-storico del 2015 scritto e diretto da Robert Eggers, riesce infatti ancora a fornire una nuova lettura, inquietante e insieme in qualche modo realistica, tra verità e credenze popolari, del lento avvicinarsi di una giovane e innocente al maligno che si cela nel profondo del bosco. Certo, gli elementi sono quelli, non si scappa. Streghe, boschi infestati, sabba, puritanesimo, e le più tipiche incarnazioni animalesche del maligno. Ma di fatto forse nessuno aveva mai trattato questi elementi come realtà storiche da ricostruire con deferenza e da rispettare quasi "religiosamente". Il progetto è quello di ripulire gli eventi da patine, trucchetti, orpelli, e manierismi tipici soprattutto degli horror per teenager, cercando di arrivare con un clima d'angoscia là dove non si può con gli effetti speciali (mossa furba per un esordio low-budget). Ed ecco quindi la particolare cura fotografica, col ricorso maniacalmente esclusivo alla luce naturale di un sole spento (o di fioche candele e lumi a olio), e poi il ritratto minuzioso delle privazioni e delle durezze di tutti i giorni, la crudeltà della vita isolata guidata dalla fede che si somma alla crudeltà di esseri soprannaturali mai sembrati così naturali. È orrore vero, realistico, umano, umanamente pesante (se non proprio deprimente), sorretto anche dalla credibilità di ottime interpretazioni. E in tal senso non lasciatevi però trarre in inganno: The Witch è una pellicola horror solo per comodità di catalogazione e si offre a diversi e molto più profondi piani di lettura. Perché certo, essendo comunque un horror essa rispetta le regole del genere: non manca infatti lo spavento puro, volto a colpire l'emotività dello spettatore, tuttavia la pellicola rappresenta un'esperienza visiva ed emotiva tutt'altro che facile da decodificare e da smaltire proprio per i differenti piani narrativi che si offrono per più spunti riflessivi e chiavi di lettura dello stesso (tra religione e scienza, tra realtà e suggestione).

mercoledì 30 maggio 2018

I peggiori film del mese (Maggio 2018)

Essendo questo un post negativo, volevo oggi darvi una notizia cinematograficamente positiva con una piccola anticipazione su una (spettacolare e straordinaria) saga vista di recente che mi ha impegnato parecchio, che spiega in parte la diminuzione dei peggiori film visti del mese, e del suo conseguente corposo post. In questo mese infatti, ho fatto di nuovo conoscenza con un parassita davvero letale e disgustoso e con una donna davvero d'acciaio. Qualcuno avrà forse capito, soprattutto avendo Sky, ma comunque vi basterà aspettare venerdì per capire di cosa sto parlando e a cosa mi riferisco, perché nel frattempo purtroppo dovrete accontentarvi di conoscere i peggiori film che questo (in parte avulso) mese mi ha regalato.

La casa di famiglia (Commedia, Italia 2017): Una gradevole commedia con un canovaccio classico che conduce all'altrettanto classico gioco degli equivoci, questo è in sintesi il fulcro della pellicola. Pellicola che appunto non sembra avere nulla di particolare sotto l'orizzonte, tuttavia nonostante parecchie sbavature (una durata troppo breve, una punta inutilmente malinconica nella narrazione perché superficiale, alcuni personaggi e situazioni, bullismo, stereotipi e banalità, al limite della correttezza), essa, che racconta di 4 fratelli alle prese con un "infelice" risveglio dal coma dell'amato Padre, è ben recitata (Stefano Fresi sempre bravo al pari di Matilde Gioli, ma spicca Luigi Diberti nella parte del padre), priva di volgarità, dinamica dal punto di vista dei dialoghi e del ritmo narrativo. Anche se forse, anzi, quasi certamente, c'era del materiale per fare qualcosa di meglio, poiché si ride davvero poco. Infatti il fulcro del film, che è quello di far sembrare viva un'abitazione oramai mezza vuota e in vendita, non sempre viene sfruttato a dovere. Certo, alcuni divertenti e paradossali momenti ci sono e funzionano, ma alla fine rimane davvero poco di una commedia troppo semplice che, seppur segna un netto miglioramento registico di Augusto Fornari dopo il pessimo Torno indietro e cambio vita del 2015, non convince fino in fondo. Giacché nonostante il discreto apporto di un buon cast (comprendente notevoli attori italiani), poco resta, poco diverte e poco fa riflettere, anche se tutto fila piacevolmente liscio. Voto: 5,5

mercoledì 26 luglio 2017

Outcast (2a stagione)

Spesso quando vedo un horror raramente mi spavento, poiché è davvero difficile trovarne uno discretamente spaventoso (a parte i grandi classici), ma avevo cominciato a guardare la prima stagione di Outcast perché mi aveva incuriosito in quanto tratta/trattava di un fumetto che ha tra i suoi autori Robert Kirkman, uno dei creatori e produttore esecutivo di The Walking Dead. Purtroppo però la seconda stagione, terminata il 5 giugno (il 12 giugno in Italia su Fox), nuovamente non convince fino in fondo. Come avevo già precedentemente spiegato nella recensione della prima stagione (qui), per quanto essa avesse presentato degli elementi interessanti, aveva poco entusiasmato, e pochissimo spaventato (a parte il plot iniziale), per cui poco intrattenuto. La prima stagione di Outcast infatti, spesso lenta, a volte un po' sconclusionata, che si era premurata di svelare davvero poco di quelle che inizialmente erano state presentate come delle possessioni demoniache, tanto che neppure il season finale era riuscito a fare chiarezza o ad offrire allo spettatore qualche misera risposta, deluse le mie aspettative, anche se speravo in una seconda migliore. Ora non che non faccia di meglio, anzi, soprattutto nella sua parte centrale con tanta azione e scene impressionanti la seconda stagione qualcosa in più lo da e lo fa, ma anche questa volta la trama (fin dall'inizio debole) non riesce davvero a spiccare il volo tornando a pasticciarsi con fin troppi elementi, chiudendo con un finale confusionario. Giacché il primo episodio di questa stagione, che in ogni caso non ha creato moltissime aspettative, mettendo in mostra esattamente quegli stessi elementi che avevano reso la prima stagione poco incisiva e riportando i personaggi al punto di partenza, senza indicare la direzione che avrebbero potuto percorrere, proprio interessante ed originale non è.

venerdì 28 ottobre 2016

Movies for Halloween: Holidays (2016)

Quest'anno spinto dagli amici blogger che durante, ma soprattutto prima di Halloween, recensiscono film horror a tema per passare la notte delle streghe in compagnia o da soli perché no, ho deciso anch'io di farlo, poiché l'anno scorso scrissi solo del mio Halloween, di come sono sempre stato 'fedele' alle tradizioni, ma non parlai di alcuni film. Film che soprattutto in questo periodo 'festivo' escono ma soprattutto vengono visti di più, d'altronde gli horror se non li vedi ad Halloween, quando? Vabbé che c'è sempre tempo, in ogni caso io seguendo alcune indicazioni di una certa 'esperta' ho deciso di vedere due film a episodi, l'altro ci sarà domani, ovviamente a tema Halloween o semplicemente 'festivo'. I film a episodi ad esser sincero ne ho visti pochi ma questi due che ho visto e recensirò, proprio perché horror mi sono moderatamente piaciuti. In America però non è una novità, anzi, è quasi una tradizione i film a episodi, e incredibilmente ho scoperto che qualche perla ogni tanto la regala. Infatti questi tipi di film sono per me una scoperta gradita. A partire da Holidays, bizzarro e sovversivo concept-horror del 2016 sulla tematica delle feste (religiose e commerciali) che s'incontrano durante l'anno e che fanno da scenario agli otto episodi che compongono il film. 8 storie originali horror/commedia che hanno come filo conduttore le festività e hanno come obiettivo probabilmente di rovinarcele. 8 storie in cui emergono gli aspetti più contorti e sovversivi che ogni festa comandata porta con sé, si parla infatti di Natale, Pasqua, Capodanno, Halloween, San Valentino, Festa della mamma, Festa del papà e San Patrizio. Presentato al Tribeca Film Festival, Holidays però è un film sul quale è complicato sbilanciarsi in un giudizio globale (cioè senza analizzarne ogni singola parte) poiché le storie narrate sono tante e così anche i sottogeneri dell'horror che le caratterizzano. Il film si avvale di "picchi", che sono piuttosto alti e anche se sono presenti "anelli deboli" e parti meno riuscite, a mio parere, merita una valutazione più che sufficiente. I mini episodi (tutti della durata di 15-20 minuti) sono intervallati dall'immagine di un biglietto d'auguri per la relativa festa (a uso titoli di coda). L'inconveniente per lo spettatore in questo tipo di struttura è il dover continuamente "ridisegnare" la propria empatia per allacciarsi alle vicende narrate, ma nonostante ciò riesce a tenere alta la tensione, riuscendo a tenere alto il livello di tutti i segmenti, fra storie soprannaturali e serial killer. Poiché le 8 vicende sono scritte e dirette da altrettanti registi specializzati nel genere, dove il più famoso è sicuramente Kevin Smith (Clerks), ma anche Gary Shore di Dracula Untold, anche se riescono tutti ad emergere e a farsi apprezzare parecchio, perciò anche se si sa già cosa aspettarsi e che non si guarderà un capolavoro, si sa già che, per gli appassionati come me, si passerà un'ora e mezza fra alti e bassi, senza alcun tipo di impegno mentale. E Holidays fa tutto questo e lo fa egregiamente.

sabato 24 settembre 2016

Sinister 2 & Paranormal Activity 5 (2015)

In questa settimana appena trascorsa ho visto due film demoniaci, due spaventose e maligne presenze (che prendono di mira i bambini), e quindi ho deciso di metterli insieme soprattutto perché tutti e due i film mi hanno leggermente deluso. A partire dall'attesissimo sequel di uno dei migliori film horror degli ultimi tempi Sinister, il primo capitolo era infatti un mezzo capolavoro, perché anche se non rappresentava una rivoluzione in ambito horror, dato che si ispirava a tanti altri (Shining, The Ring e Il villaggio dei dannati), mescolati in un curioso mix, si presentava tuttavia come un dignitoso prodotto di genere, impreziosito dalla presenza di un buon cast (Ethan Hawke e Vincent D'Onofrio). Era perciò lecito attendersi un sequel, meno attendersene uno così privo di appeal. Perché nonostante alcune scene che potrebbero impressionare molti, non convince tanto. Ma non perché è brutto, ma perché diverso, per esempio è molto più violento, però il collegamento tra i due capitoli e un po' sballato e addirittura ci sono meno Jumpscare, anche se quei pochi fanno fare un grande salto dalla poltrona. Sinister 2 infatti prosegue sulla falsariga del predecessore, però senza offrire particolari spunti innovativi sulla trama (non offre alcun spunto particolarmente originale) ma rincarando la dose di orrore a base di sanguinolente stragi familiari. L'elemento più interessante e spaventoso di tutto poiché l'orrore generato dalla visione dei terrificanti filmini amatoriali rendono il film appetibile anche se dal seguito di una storia di per se interessante era lecito aspettarsi qualcosa di più. Colpa probabilmente di Scott Derrickson, che in questo lavoro passa il testimone della regia a Ciaran Foy, rimanendo comunque alla sceneggiatura, ma senza riuscire a dare a questo film del 2015 la direzione giusta. Film che indaga ancora di più in profondità sul misterioso demone che spinge i bambini a trucidare la propria famiglia, il tutto documentato sulle vetuste ma suggestive pellicole super 8. Tale film, infatti, approfondisce e si concentra su aspetti che nel primo film non erano stati evidenziati (soprattutto in riferimento alle scene che vedono coinvolti i bambini e i loro "mezzi" di coinvolgimento), e anche se non spiega tutto, ha un buon filo logico e un'interessante storia, nonostante si riallacci al precedente capitolo in modo confuso.

lunedì 12 settembre 2016

Outcast (1a stagione)

Outcast è la nuova serie televisiva horror statunitense ideata da Robert Kirkman (il creatore di The Walking Dead) insieme a Paul Azaceta. La serie, prodotta da Fox e Cinemax, andata in onda in prima visione da Sky sul canale Fox dal 6 giugno al 15 agosto 2016, è un adattamento dell'omonimo fumetto (che purtroppo non ho letto) creato proprio da Kirkman. La serie infatti basata sul fumetto, come si vede nella prima puntata (ogni puntata poi sarà diretta da altri registi), girata da uno dei nomi in ascesa del cinema horror Adam Wingard (The Guest), è a quanto pare, molto fedele alle vignette del fumetto, dato che molte scene sono trasposizioni fedelissime come la storia. Come la controparte cartacea quindi il primo episodio di Outcast brilla per una dose di violenza, fisica ma per certi versi anche psicologica, inaspettata in una serie con aspirazioni mainstream. La serie difatti inizia col botto (chi l'ha visto lo sa) ed è difficile non sentirsi un minimo a disagio durante il climax del pilot mentre si assiste al brutale confronto tra Kyle e un bambino posseduto dal demone. Purtroppo però fuori dalle 'esplosioni' di violenza questo episodio (come i successivi due) sembra troppo ossessionato dalla ricerca di una continua tensione che non si avverte, complici anche le musiche opprimenti, il che rende tutto un po' artificioso. Una scelta probabilmente dettata dalla necessità di mettere le cose in chiaro a proposito di atmosfere e temi della serie sin dall'inizio, ma ciò non ha aiutato affatto perché dopo praticamente non succede niente di veramente interessante o avvincente. Perché purtroppo la serie che si preannunciava essere il nuovo guilty pleasure dell'estate, non convince poiché le alte promesse fatte con il pilot, vengono infrante, non riuscendo in alcun modo a bissare il successo di The Walking Dead. Il pilot infatti è stato probabilmente il momento più alto, davvero coinvolgente che non ci lascia scampo, trascinandoci nell'oscuro mondo del paranormale in maniera quasi perfetta, riuscendo ad accontentare diverse fette di pubblico, da i fan del paranormale, agli amanti del pulp (la serie ne abbonda) passando per tutti coloro che amano sondare gli abissi dell'animo umano. Poi come detto in precedenza qualcosa cambia e a parte l'ultima puntata, risulta sia all'inizio che alla fine perfettamente in linea con altre decine di prodotti similari, da cui non riesce a prendere le distanza, subendo pesantemente l'eredità del genere. Ciò è evidente in particolar modo nelle sequenze di esorcismo, sulla cui violenza Fox ha più volte riportato l'attenzione, e sull'atmosfera opprimente del tutto assente. C'è anche una spettacolarizzazione un po' posticcia che rovina la comunque riuscita atmosfera generale. Soprattutto all'inizio risulta essere una serie tv convenzionale, e infatti andando avanti non riesce mai davvero né a spaventare né a convincere, nonostante una confezione seducente e sicuramente ben realizzata. Gli elementi ci sono stati tutti ma resteranno poco sorprendenti e in alcuni casi particolarmente abusati, come la possessione, gli abusi infantili e il protagonista con una faccia eternamente dolente. Manca ed è mancato un guizzo, un punto di vista, un'idea di regia che avrebbero potuto riscattare un prodotto che resta invece lì. Che galleggia senza riuscire davvero ad emergere. Mi sarei aspettato per lo meno, un qualcosa di diverso da quello che questo tipo di prodotti offrono. Peccato che, invece, al di là di qualche momento un po' gore, Outcast non spaventi mai davvero.

mercoledì 18 maggio 2016

L'esorcismo di Molly Hartley (2015) & Oscure presenze: Jessabelle (2014)

The Exorcism of Molly Hartley (Usa 2015) è il titolo del sequel di The Haunting of Molly Hartley del 2008, diretto da Steven R. Monroe (House of 9). Come avrete intuito dal titolo, questa 'fantastica' pellicola è un horror demoniaco, l'ennesimo film sugli esorcismi. Peccato però che il risultato è banale, scontato, "già visto", e fatto (quasi) apposta per essere dimenticato subito senza lasciare alcun turbamento allo spettatore. Ci ritroviamo infatti di fronte a un'opera puramente derivativa di tante altre pellicole simili ma qui riproposte con la "leggerezza" e lo "stile" di prodotti di basso livello. La pellicola che cerca disperatamente di mischiare molti titoli altisonanti diversi per far uscire qualcosa che valga la pena vedere, si aggrappa ai dettagli più disparati per tentare di rievocare nello spettatore ricordi di scene ben più note e di livello. Mi sembra inutile dirvi che il risultato è assai deludente. Non aiuta la recitazione dei protagonisti, la regia anonima e la fotografia non eccezionale. Nonostante il discreto lavoro del regista (che comunque sa il fatto suo dietro la macchina da presa) il film non regala spunti di novità interessanti. Abbiamo un prete bello, una psichiatra bella e una indemoniata bella (Sarah Lind, Devon Sawa e Gina Holden).

mercoledì 13 aprile 2016

Grace: posseduta (2014) & Insidious 3: l'inizio (2015)

Grace: Posseduta (Grace: The Possession, 2014) è un demoniaco film horror americano, diretto da Jeff Chan e scritto da Chris Pare. L'aspetto che da al film una certa originalità è lo stile registico utilizzato, ovvero in prima persona, quello che vediamo è quello che la protagonista vede, siamo nella mente del personaggio e vediamo tramite i suoi occhi. Certo, non è mica una novità, ma adesso che al cinema sta per uscire Hardcore! è una buona occasione per conoscere questo stile unico e innovativo. Il titolo e la locandina ci svela sin da subito non solo che Grace (la bellissima Alexia Fast) è posseduta sin dalla nascita, dopo che la madre muore durante il parto (l'intro della pellicola), ma che il film nasce dal produttore di Sinister e dal produttore esecutivo proprio di Insidious (sotto la recensione del terzo). Grace è cresciuta in una famiglia fortemente religiosa, la nonna bigotta e iper-religiosa è interpretata dalla medium di Insidious (Lin Shaye), e quindi 'leggermente' spaesata quando all'età di 18 anni va al college. Grace, giovane e ingenua matricola, tenta in tutti i modi di abituarsi alle atmosfere del college e adattarsi alla vita e alle caratteristiche del campus, ha pure una coinquilina estroversa e molto diversa da lei, una che gira in mutande ed è ubriaca di vodka alle 8 di mattina (la sensuale Alexis Knapp), ma per lei non è facile, e quando 'all'improvviso' il terrore la invade e un demone si impossessa del suo corpo, si scatena il caos. Il caos che la farà tornare agli insegnamenti della severa nonna e alle rigide regole della Chiesa, troppo spesso possessive, autorevoli e sfruttate. Ossessionata dall'orribile morte della madre (di cui vorrebbe sapere la verità) e da radicati impulsi distruttivi, Grace dovrà fermare il demone che alberga in lei prima che sia troppo tardi.