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venerdì 5 gennaio 2018

Le migliori sigle e colonne sonore delle serie viste nel 2017

Me ne ero accorto l'anno scorso (qui) della difficoltà di reperire e quindi trovare le sigle (però non tutte) e soprattutto le colonne sonore o canzoni delle serie che ho visto (al contrario delle pellicole), anzi, per il 2016 feci addirittura io alcune di queste sigle, mentre per colonne o musiche solo la/le più importanti/e, ma nonostante ciò cercherò di fare del mio meglio e presentarvi in modo giusto le suddette introduzioni e stacchi musicali.

LE SIGLE
13. Mai menzionata, merita un omaggio quella di House of Cards, uguale per tutte le stagioni
12. L'unica cosa che ho davvero apprezzato oltre a Eva Green nella saga di Penny Dreadful
11. Se delude la stagione non delude certamente la sigla di American Horror Story: Roanoke
10. Davvero interessante il bianco e nero d'introduzione alla prima stagione di The Exorcist
9. E' cambiata spesso nelle stagioni ma quella della terza di The Strain è graficamente migliore
8. E' probabilmente la migliore di sempre, quella de Il trono di Spade, ma per adesso basta una menzione
7. Non sarà memorabile, ma la firma di Marilyn Manson in Salem 3 c'è e si vede

mercoledì 13 settembre 2017

The Leftovers (3a stagione)

E alla fine giunse la fine. Ultimo episodio non solo della terza stagione ma anche della serie. The Leftovers termina infatti con un bellissimo ultimo episodio. Un ultimo episodio che, dopo una non personalmente straordinaria prima stagione e una leggermente deludente seconda stagione, qui la recensione, sintetizza molti motivi della sua grandezza (perché in ogni caso questa serie lo è comunque), dalla resa del dolore e dell'essere umani, dalla costruzione di personaggi profondi e iconici, dalla realizzazione di scene con dialoghi intensi, aiutati dalla bellissima musica, interpretati da attori e attrici davvero bravissimi. Damon Lindelof (noto soprattutto per essere stato lo showrunner di Lost) e Tom Perrotta (scrittore e co-produttore per la HBO dell'adattamento del suo romanzo) ci hanno difatti accompagnato per questi tre anni (su Sky Atlantic), regalandoci episodi intensi che ci hanno fatto commuovere, pensare, divertire, innervosire, interrogare. Dovevano scrivere ora il finale di questa lunga storia, iniziata con un mistero inspiegabile e conclusasi con una risposta dopotutto semplice (seppur di non facile interpretazione) a quella domanda che la scena finale della "premiere" di questa terza stagione aveva suscitato. Una risposta che comunque non chiarisce gli eventi che per tre lunghi anni ci hanno fatto perdere il senno. Chi si aspettava delle chiare risposte, sarà rimasto infatti e sicuramente deluso, ma d'altronde The Leftovers, come chiaramente era intuibile all'inizio, non è e non è mai stata una serie per gente che pretende risposte. Spesso è lo spettatore che sceglie la serie tv, ma The Leftovers fa un'opera diversa, è lui a scegliere lo spettatore. E lo sceglie appunto così, con episodi criptici e retorica a fiumi, con simbolismi religiosi e mistici che possono farti innamorare o farti odiare la vita e tutto ciò di cui è pregna (personalmente nessuno dei due ma va bene così).

giovedì 21 gennaio 2016

The Leftlovers (2a stagione)

La seconda stagione di una delle serie più acclamate, The Leflovers, si è recentemente conclusa, ma a me la seconda, come anche la prima stagione, ha deluso le aspettative, parecchio caotica e non di facile comprensione. La critica l'ha recensita (sia la prima che la seconda) come un capolavoro ma io non ci vedo niente di così eccezionale, a parte la curiosità. Perché proprio su questo la serie si base, sulla curiosità e il mistero. La continuo a seguire per quello, ma effettivamente è un caos. Eloquente quello che uno dei nuovi protagonisti dice a Kevin nell'ultima puntata (dopo degli strani avvenimenti e un finale convulso): ma che sta succedendo? non capisco più niente...e pure io. In questa seconda stagione, qualcosa cambia rispetto alla prima, la Hbo ha dovuto per necessità, trovare nuovi spunti narrativi dopo una prima stagione che, sebbene sia stata molto discussa, non era riuscita a convincere, e l'ha fatto effettuando una serie di cambiamenti nella sceneggiatura, più libera e audace, nelle location e concentrandosi di più sui personaggi ed i loro problemi con gli altri. La seconda stagione è ambientata a Jarden, cittadina del Texas che non ha avuto dipartite e che, ora, sfrutta questa sua caratteristica per attirare turisti in cerca di un po' di quella "magia" che gli ha permesso di diventare famosa (è infatti anche chiamata Miracle) fino ad avere un campo fuori dai suoi confini popolato da personaggi che cercano un modo per entrarvi. E' qui che decidono di andare ad abitare i nostri 'vecchi' personaggi, intorno a cui ruota la seconda stagione, in cui si aggiunge la famiglia Murphy, abitanti di Jarden alle prese con i loro problemi. Il mistero della Dipartita, nella seconda stagione, diventa sempre più superficiale invece di farci finalmente capire cosa sia realmente successo al 2% della popolazione mondiale scomparsa, poiché sebbene si citino studi ed esperimenti che dovrebbero rivelarne le cause, ciò che viene sottolineata nella seconda stagione è l'azione dei personaggi, di cui impariamo molte più cose grazie ad episodi che si concentrano esclusivamente su di loro, con puntate che, più che andare a raccontare un'azione di gruppo, raccontano quelle dei singoli, dimenticandosi della sceneggiatura della prima stagione a favore di una scrittura più audace (anche nel mostrare, cosa abbastanza singolare in tv, nudi integrali maschili, francamente evitabili).