martedì 14 giugno 2016

Hotel Transylvania 2 (2015)

Hotel Transylvania 2 è un film d'animazione del 2015, il 'mostruoso' sequel di un film campione d'incassi nel 2012. Il film, diretto da Genndy Tartakovsky (stesso regista del primo), scritto a quattro mani da Robert Smigel e Adam Sandler, è prodotto dalla Sony Pictures Animation per la Columbia Pictures ed è girato con l'uso della computer grafica. Peccato però che il risultato non sia granché rispetto al primo, in questo secondo capitolo infatti assistiamo al classico problema da n°2, le idee in pista sono sempre quelle, per buona parte del film non si ride molto, poi il ritmo si alza e nel complesso il progetto si salva, ma l'effetto minestra riscaldata è dietro l'angolo. In caccia degli stessi spettatori (in questo caso anche di più...) dell'originale si inseriscono poche vere novità, cercando di recuperare il possibile con gli stessi ingredienti della ricetta vincente. La prima cosa che si nota dopo 10 minuti difatti, è la perdita del ritmo frenetico che caratterizzava il primo capitolo, probabilmente dovuto al soggetto che non consente una narrazione più convulsa. Detto ciò, anche qui lo spirito del film rimane leggero e senza pretese, e chiaramente indirizzato più ad un pubblico molto giovane rispetto ad altri film d'animazione contemporanei. Le Gag riescono sempre a divertire, ma alcune battute, sono troppo sceme (così anche nel primo film ma ancora di più), cercando di ironizzare sulle abitudini e mode dei giorni nostri (come selfie, youtube, etc.), con risultati buoni a tratti. In sostanza, a parte il soggetto, nulla cambia in questo seguito, lo sviluppo della trama è lo stesso, così come l'intento e lo stile, ci si diverte, ma speravo in un balzo in avanti. Ma andiamo nel dettaglio, ecco la trama. Mavis la vampiretta e Jonathan l'umano si sposano presso l'hotel popolato da creature mostruose gestito dal Conte Drac, il padre di Mavis. Quando la coppia ha un figlio, Dennis, tutti si chiedono se sarà umano o vampiro, e mentre i genitori sono pronti ad accettarlo in ogni caso, nonno Drac spera di aver passato al piccolo i suoi geni e i suoi canini succhiasangue. Anche perché Mavis, qualora Dennis si rivelasse prevalentemente umano, minaccia di trasferirsi con il marito e il figlio in California e crescerlo fra i sui simili. Sarà compito di Drac, coadiuvato dal gruppetto di creature insolite (Frankenstein, Murray la Mummia, Griffin l'Uomo Invisibile, Wayne il Lupo Mannaro) tirare fuori il mostro che potrebbe nascondersi in Dennis: e per far questo il vampiro approfitta di un viaggio esplorativo di Mavis e Jonathan in California per avviare Dennis lungo il percorso di iniziazione vampiresca.

lunedì 13 giugno 2016

American Crime Story: Il caso O.J.Simpson (1a stagione)

American Crime Story è la nuova straordinaria serie antologica di Ryan Murphy, il creatore di American Horror Story. Ogni stagione di questa nuova serie racconterà un caso di cronaca nera scelto fra i più eclatanti della storia americana. Per la prima stagione si è scelto probabilmente il caso più eclatante e incredibile di sempre, quello di O.J.Simpson. Il processo per omicidio nei confronti del campione di football O.J. Simpson, iniziato nel 1994 con la morte dell'ex moglie Nicole Brown, è infatti stato uno dei casi di cronaca nera americana più seguito della storia, un evento mediatico coperto da giornali e televisione a un ritmo martellante. La serie è scritta da Scott Alexander e Larry Karaszewski, il team di sceneggiatori di Ed Wood, Man On The Moon e Big Eyes. Prodotta da Ryan Murphy ha la stessa struttura antologica dell'altra sua fortunata creatura, di cui questo è il primo appuntamento (il secondo sarà sull'uragano Katrina). Questa prima stagione (composta da 10 episodi), intitolata Il caso O.J.Simpson racconta gli avvenimenti e soprattutto il processo per omicidio al campione sportivo traendo aspirazione dal best seller di Jeffrey Toobin, autorevole firma del New Yorker. La serie andata in onda su FoxCrime e terminata l'8 giugno scorso mi ha veramente sconvolto, soprattutto perché non conoscendo la sua storia (e non ricordando, dato che avevo solo 9 anni), sono rimasto incredibilmente sorpreso da quello che avevo appena visto, poiché anche dopo 4 giorni non mi spiego come sia stato possibile, cioè non riesco a capacitarmi come un caso così semplice si sia trasformato in qualcos'altro di tremendamente assurdo e inspiegabile nonché ingiustificato. Chi conosce la storia o è riuscito a seguire la serie, saprà di cosa sto parlando, per chi invece non l'ha ancora vista un piccolo riassunto (anche se 10 pagine non basterebbero, tanti sono i fatti e gli argomenti da espletare) che comunque è solo una piccola parte, perché per capire e comprendere tutto è preferibile vedere la serie, e son sicuro capirete il perché di tutto e il perché da quel momento gli americani sono diventati degli imbecilli. L'ultimo esempio della loro inettitudine è stato permettere a Trump di candidarsi alla Casa Bianca, e chissà che alla fine non riesca veramente ad arrivarci, perché dopo aver scagionato un assassino (palesemente a mio avviso colpevole) non mi stupisco di niente oramai. Comunque nonostante dopo aver visto e compreso (più o meno) tutto, sono tante le domande rimaste senza risposta di questo famigerato processo al campione di football O.J. Simpson, prima accusato e poi giudicato innocente nel 1995. La verità che tutti vorrebbero conoscere (se O.J. era davvero colpevole) infatti resterà per sempre sconosciuta.

sabato 11 giugno 2016

Le streghe son tornate (2013)

Le streghe son tornate (Las brujas de Zugarramurdi) è una pazza, folle, dissacrante ed irriverente horror comedy spagnola, vincitrice in patria nel 2014 (28ª edizione) di ben 8 Premi Goya. Questo comunque divertente film del 2013 è scritto e diretto da Álex de la Iglesia, uno dei registi del cinema spagnolo più geniali e creativi. Il film, anche se sembrerebbe del tutto inventato è invece ispirato alla reali vicende delle streghe di Zugarramurdi, un piccolo villaggio spagnolo della Navarra che vide 31 persone essere sospettate di praticare la stregoneria nella grotte locali e, per questo motivo, processate nel 1610 dall'Inquisizione a Logroño: 6 di queste furono condannate al rogo. A loro è stato dedicato anche un museo e vengono tradizionalmente ricordate con una festa estiva, in cui si cucina dell'agnello arrosto. Ancora una volta, e maggiormente che nelle sue pellicole precedenti (Ballata dell'odio e dell'amore, Oxford Murders e Crimen perfecto, quest'ultimo abbastanza brutto), il regista parla dei due sessi, soprattutto quello femminile, in maniera quanto mai aperta ed esagerata, ma questa volta il regista fa molto di più e regala un piccolo capolavoro che si svincola da un genere precostituito, riabilitando i temi cari della stregoneria. Scatenando in un misto di generi (commedia nera, grottesco, action, pulp, horror) ammassati in una storia debordante e trascinata, che ha però il merito di poter vantare un fantastico, geniale incipit. La storia parte dalla rapina che due giovani uomini disperati (bizzarramente mascherati) compiono in un banco di compra-vendita di oro nel centro di Madrid ed uno dei due, separato e con un figlio piccolo, è arrivato persino a portarsi quest'ultimo con se nel corso dello svolgimento di quest' operazione. Inseguiti dalla polizia, i protagonisti costringono un tassista a condurli in Francia ma per un insieme di circostanze essi finiscono col giungere a Zugarramurdi, un paese nel territorio basco famoso sin dai tempi dell'Inquisizione per essere abitato dalle streghe. Qui essi vengono a contatto con tre donne, rispettivamente madre, figlia e nipote, che sono in realtà delle streghe e che, vedendo il bambino, vogliono subito sacrificarlo in uno dei loro riti.

venerdì 10 giugno 2016

Second chance (2014)

Second Chance (En chance til) è uno sconcertate, sconvolgente e drammatico thriller danese che tratta argomenti e dinamiche moralmente discutibili. Il film (del 2014) diretto da Susanne Bier (una delle registe più recensite da me, questa è la terza volta dopo Una folle passione e The Night Manager) affronta infatti la complessa questione morale in cui viene a trovarsi un valido agente di polizia dopo essere stato travolto da una tragedia familiare. Il personaggio principale è interpretato da Nikolaj Coster-Waldau, il Jamie Lannister de Il trono di Spade. I due poliziotti Andres e Simon, buoni amici tra di loro, conducono esistenze molto differenti. Andreas si è accasato, vive con la bella moglie e il figlio (avuto da poco), e sembra avere una vita perfetta, mentre Simon, da poco divorziato, passa la maggior parte del tempo a ubriacarsi in uno strip club. Tutto cambia quando i due chiamati a sedare una lite domestica tra una coppia di drogati, si imbattono in Tristan, amico di un tempo e ora criminale allo sbando, incapace (per non dire di peggio) di prendersi cura della compagna e del figlio (che vive in pessime condizioni igieniche), anche lui di pochi mesi. Quando una tragica fatalità investe la vita di Andreas (che lo porta a confrontarsi con il proprio senso di impotenza, che lo scuote del tutto e che gli farà perdere lentamente la cognizione di cosa sia giusto e cosa no), i destini delle due famiglie si troveranno uniti in una sconvolgente catena di eventi. Difatti in seguito alla morte prematura del piccolo ed al conseguente shock psicologico della moglie, decide di non denunciarne la morte e di sostituire il proprio figlioletto con quella della coppia di tossici. Da questo momento si susseguiranno degli avvenimenti del tutto imprevisti che porteranno alla luce anche una terribile verità e che condurranno il poliziotto a restituire (anche giustamente direi) il neonato sottratto ai propri genitori naturali e ad autodenunciarsi, non senza conseguenze.

giovedì 9 giugno 2016

Io e i fumetti

Quando due giorni fa l'amico di tutta la blogosfera, Miki del blog Moz O'clock, ha finalmente svelato il suo progetto legato al mondo dei fumetti (che vi suggerisco di seguire, qui il primo episodio) ho pensato e ripensato a quando da giovanissimo (più o meno intorno ai 12-13 anni) anch'io avrei voluto, non solo disegnare fumetti, ma saper disegnare come i professionisti, che soprattutto nei fumetti da un cerchio o quadrato rigorosamente fatti a mano, ne usciva un fantastico personaggio anche inventato. Purtroppo però non ero in grado anche se qualcosa riuscivo maldestramente a disegnare. Comunque tanto mi piaceva che volevo fare il geometra (come mio fratello) ma per problemi logistici non mi è stato possibile, ripensandoci però non era la scelta giusta, probabilmente belle arti, ma era più complicato soprattutto per la mia condizione e la mia poca manualità, quindi ho lasciato perdere perché comunque non ero assolutamente portato. Ma la passione nel disegnare (ma anche costruire e inventare) è nata anche per 'colpa' di Art Attack e di quel presuntuoso di Giovanni Mucciaccia che non mi dava neanche il tempo di scrivere anche solo l'occorrente che lui già aveva completato tutto, ma quando però ci riuscivi, pensavi a tutto quello che dovevi comprare per realizzare anche un misero suppellettile, ed è in quel momento che mi cadevano le braccia, perché dovevi procurarti i colori, i cartoni, i fogli, la carta igienica! Cose che se chiedevo a mia madre di comprare o prendere mi rispondeva, cammin vattin (ovvero gira al largo) e se pure sarei riuscito a completarne uno son sicuro mi avrebbe risposto, che ne devi fare? si può gettare? E poi non ero neanche bravo a disegnare animali, uomini o paperi. Ecco perché ho lasciato perdere e comunque i fumetti era ed è meglio leggerli che disegnarli, per l'appunto allora ho cominciato a leggere fumetti.

All'epoca, come adesso, c'è n'erano tantissimi, ma i soldi per comprarli latitavano e quindi gli unici che potevo avere era il Topolino, non un fumetto qualsiasi, per me Il fumetto per eccellenza, perché adoravo i personaggi Disney e ovviamente i paperi, partendo da Zio Paperone, Paperino e quindi Mickey Mouse. Comunque parallelamente c'era Il giornalino, qualcuno lo ricorderà, anche lì c'erano i fumetti ed erano divertenti. Gli altri non solo non erano possibili ma non mi ispiravano tanto. Ebbene per ben 10 anni ho collezionato Topolino, immancabile contro il parere contrario di mia madre, che ripeteva sempre, adesso che li hai letti si possono buttare? Assolutamente no! E infatti nella mia libreria sono sempre in bella vista, sono quasi un centinaio. Da parecchi anni ho smesso di collezionarli, non perché non mi interessavano più, ma perché non ne sentivo l'esigenza e poi grazie anche a internet riuscivo lo stesso a leggerli, ma in pdf e gratis. Proprio grazie a questo espediente ho letto anche tanti altri italiani, soprattutto, ma anche stranieri (per esempio The Walking Dead). Anch'io infatti non ho saputo resistere ai classici fumetti italiani e a uno dei grandi maestri come Milo Manara e le sue sensuali ed enigmatiche tavole. Non solo, ho letto alcuni Dylan Dog, Corto Maltese, senza dimenticare quelli erotici, da Valentina di Crepax a Druuna di Serpieri. E tanti altri che non ricordo, in più ho letto qualche manga, qualche fumetto di supereroi (Spiderman), e anche se me vergogno un po', alcuni hentai, insomma di tutto un po'. Certamente sono stati gli unici 'libri' che ho mai letto, tranne quelli che leggevo a scuola o che ricevevo come regalo. In ogni caso mi sono divertito e mi diverto ancora oggi a leggere fumetti.

mercoledì 8 giugno 2016

22.11.63 (Miniserie)

22.11.63 (11.22.63) è una nuova avvincente miniserie televisiva statunitense del 2016 basata sul romanzo di Stephen King (il Re del brivido) 22/11/'63. Fra i produttori esecutivi di questa trasposizione tanti nomi altisonanti: J.J. Abrams, Bryan Burk, Bridget Carpenter e per l'appunto Stephen King, padre di tanti capolavori della letteratura contemporanea. Dopo quindi i numerosissimi adattamenti cinematografici e televisivi (più o meno riusciti, come il flop di Under the dome) tratti dalle sue opere passate, anche uno dei romanzi più recenti del prolifico scrittore del Maine è stato messo in scena: 22/11/63 racconta l'avventura di un uomo che torna agli albori degli anni '60 per impedire l'assassinio del presidente John F. Kennedy. La serie, composta di otto episodi, è andata in onda in prima visione su Fox, dall'11 aprile al 30 maggio 2016. Otto puntate che ci portano dentro il romanzo dello scrittore tra ambientazioni cupe, a metà tra il giallo e l'azione, un pizzico di fantascienza e un po' di ironia. Il volto del protagonista è quello del candidato al premio oscar James Franco, dalla faccia pulita e lo sguardo vispo, anche se le sue smorfie e mossette a volte non convincono in pieno, troppo forzate. L'attore comunque veste i panni di Jake Epping, un annoiato insegnante dei giorni nostri che tramite il suo fidato amico Al Templeton (Chris Cooper) scopre l'esistenza di un portale spazio-temporale proprio nel retro della tavola calda del suo moribondo amico. Chiunque oltrepassi quella porta, si ritrova immediatamente al 21 ottobre 1960. Ma attenzione: ogni volta che torna indietro, per quanto duri, equivale a soli due minuti nel tempo presente e ogni volta che vi si ritorna, il passato viene resettato. Sembrerebbe facile per Jake, a cui Al affida il compito di tornare proprio nel 1960 per tentare di sventare l’assassinio di JFK da parte di Lee Harvey Oswald avvenuto il 22/11/63, ma come si sa niente è mai facile come sembra, sopratutto se dopo migliaia di libri, ipotesi e deduzioni fatte nel corso degli anni, nessuno ancora sa l'assoluta verità sulle circostanze, il perché Oswald sparò, e se agì da solo o meno. E Jake dovrà scoprire questo vivendo nei luoghi dove l'assassino vive e abita, ma purtroppo anche dopo la fine, non scopriamo, così come il protagonista, niente di nuovo su ciò, viene riconfermata la versione 'ufficiale', lasciando qualche dubbio, anche se i motivi del gesto di un pazzo qui non hanno valore, deve solo impedire che ciò avvenga a tutti i costi, poiché quel gesto, quella data storica, ha cambiato davvero il corso degli eventi.

martedì 7 giugno 2016

L'ultimo lupo (2015)

L'ultimo lupo (Wolf Totem) è una spettacolare pellicola d'avventura del regista francese Jean-Jacques Annaud, uno degli autori più coraggiosi e intraprendenti del cinema contemporaneo (regista tra gli altri di Il nome della rosaSette anni in Tibet e in ambito animale L'Orso). Per Annaud appunto, uno dei registi più premiati e con il maggior numero di titoli sempre nella top ten annuale degli incassi in patria, si tratta ancora di un film che ha in un romanzo il robusto spunto di partenza. Sì perché, questo bellissimo film del 2015 è tratto dal romanzo autobiografico di Jiang Rong, uno dei più grandi successi letterari contemporanei, un bestseller da 20 milioni di copie vendute in Cina nel 2004, titolo originale "il totem del lupo". Ma per capire la potenza sia del libro che del film, è bene cominciare dalla trama. Questa è la storia di Chen Zhen, un giovane studente di Pechino che (durante la Grande rivoluzione culturale cinese, nel 1967), viene inviato nelle zone interne della Mongolia per insegnare parole e numeri ad una tribù nomade di pastori. A contatto con una realtà diversa da quella che aveva sin qui conosciuto, in un deserto sconfinato e dalla bellezza mozzafiato (selvaggia e vertiginosa), Chen scopre di esser lui quello che ha molto da imparare, sull'esistenza, sulla comunità, sulla libertà, sul senso di responsabilità e sul lupo, la creatura più riverita delle steppe. Sedotto dal complesso e quasi mistico legame che i pastori hanno con il lupo e affascinato dall'astuzia e dalla forza dell'animale, Chen salva un cucciolo e decide di addomesticarlo, per osservare da più vicino l'animale. Il forte rapporto che si crea tra i due sarà però minacciato dalla decisione di un ufficiale del governo di eliminare a qualunque costo tutti i lupi della regione. Colpevoli a loro dire, di 'frenare' l'avanzata del progresso della Cina di Mao, i lupi infatti vengono abbattuti da cuccioli o dentro safari crudeli, che alterano l'equilibrio uomo-natura che le tribù mongole avevano conquistato nei secoli.

lunedì 6 giugno 2016

Spy (2015)

Spy è una divertente action-comedy del 2015 scritta, diretta e prodotta da Paul Feig, regista di Corpi da reato e del futuro Ghostbusters al femminile con Melissa McCarthy (alla terza collaborazione dopo anche Le amiche della sposa). Il regista con questo film sembra averci preso gusto, infatti insiste proseguendo il processo di femminilizzazione della commedia d'azione e realizza una versione 'femminista' di James Bond. Difatti, è ormai certo che le donne fanno ridere come gli uomini e come loro seducono, anche se in versione oversize. Tutto Spy ha infatti come idea fondante quella di rivalutare il ruolo della donna all'interno del genere spionistico, mettendola in qualche modo al centro, libera dalle invadenze virili che spesso occupano il grande schermo quando film di genere spionistico vengono proiettati, anche se di spie donne la storia già ne annovera moltissime ed in ogni epoca e anche nei film d'azione. Ma aldilà di questo, oltre a Melissa McCarthy nel cast fanno parte Jason Statham, Rose Byrne e Jude Law. Susan Cooper (Melissa McCarthy), agente della CIA senza licenza di uccidere, è relegata dietro alla scrivania da un machismo duro a morire. Intelligente, brillante e competente analista, Susan 'teleguida' gli agenti su campo da un ufficio underground infestato da ratti e pipistrelli. Innamorata di Bradley Fine (Jude Law), agente charmant che abusa del suo ascendente, Susan fatica a trovare il suo posto nel mondo. La morte improvvisa di Fine, per mano della perfida Rayna Boyanov (Rose Byrne), boss in capi sinuosi ossessionata dai suoi capelli e decisa a vendere un ordigno nucleare a un pericoloso criminale, vince le sue resistenze. Ma la vita fuori dal bureau si rivela presto vorticosa e complessa, a complicarla poi intervengono un agente dimissionario dall'ego ipertrofico (Jason Statham) e un agente 'italiano' col vizio del palpeggiamento. La protagonista è tutto tranne che una spia in grado di operare direttamente sul campo (tutto il film non fa altro che smentire questo assunto) ma verrà comunque arruolata (poiché nessuno conosce la sua identità) per monitorare senza avvicinare il suo bersaglio, Susan però finirà per confrontarsi con Rayna in un casinò di Roma, innescando così un'operazione che la vedrà indiscussa protagonista sotto improbabili parrucche e deprezzanti coperture, cercando di prevenire un disastro globale.

sabato 4 giugno 2016

Il racconto dei racconti (2015)

Il racconto dei racconti: Tale of Tales è un avventuristico e fantastico (nel senso del genere) film del 2015, diretto da Matteo Garrone. La pellicola è l'adattamento cinematografico della raccolta di fiabe Lo cunto de li cunti di Giambattista Basile, ed è difatti composto da tre diversi episodi liberamente tratti da altrettanti racconti di questa raccolta di fiabe, narrati e intrecciati fra loro: La cerva, La pulce e La vecchia scorticata. Premetto che (come ho sempre affermato) non sono un critico cinematografico, e che non ero a conoscenza di questa fiabe (forse solo quella della pulce), e che non ho la presunzione di giudicare un opera d'arte (secondo molti) come questa, mi rimetto a scrivere quello che penso e quello che mi è arrivato vedendo questo film. Ebbene, posso liberamente affermare (il giudizio è comunque soggettivo e sono libero da ogni preconcetto), che la pellicola è una mezza schifezza, una grossa delusione e una grande presa per i fondelli. Poiché nonostante il film io non lo ritengo brutto ma solo atipico e strano (troppo), è soprattutto difficile da decifrare, difficile anche da recensire perché molto volte la pellicola volge al 'nonsense', ovvero che travalica il senso generale delle cose, ma ovviamente a ciò ci sono dei pro e dei contro, pregi e difetti, come vediamo (o almeno che io ho visto) per tutto il lungometraggio. Prima di tutto questo non è il classico fantasy-fiabesco a cui siamo generalmente abituati, e questo mi ha subito spiazzato, come molti convinti di assistere alla proiezione del classico fantasy, condito di re, draghi, orchi e maghi e cosparso dell'immancabile patina di Medioevo, invece appunto si rimane stupiti (non proprio in positivo) ed estraniati da ciò che si vede, anche ad una certa lentezza che, dalle prime scene, caratterizza il film, una dimensione temporale che mal si accorda con il prototipo di film fantasy, non ci sono infatti eroi né grandi gesta e questo rende il racconto diverso dalle solite fiabe ma probabilmente per questa sua peculiarità il film ha qualche parte un po' troppo "fiacca" e dispersiva, mi sarei aspettato un confluire delle storie narrate più deciso, più netto, che avrebbe certamente dato una diversa grandezza all'intera opera.

venerdì 3 giugno 2016

The Night Manager (Miniserie)

The Night Manager è una accattivante, intrigante e spettacolare serie televisiva britannica-statunitense, una spy-story a tinte noir-drammatiche basata sul romanzo Il direttore di notte del maestro John le Carré, pubblicato nel 1993. La serie, diretta dal premio Oscar e Golden Globe per In un mondo migliore Susanne Bier, andata in onda su Sky Atlantic dal 20 aprile al 18 maggio 2016, è incentrata sulla figura di Jonathan Pine (uno straordinario Tom Hiddlestone, divenuto super pop nei panni di Loki, il fratello cattivo di Thor), ex militare, che lavora come direttore d'albergo notturno in un hotel di lusso dopo aver lasciato il servizio attivo. Pine viene ingaggiato per diventare un agente segreto per infiltrarsi nel giro di un potente e corrotto uomo d'affari, Richard Roper (interpretato da Hugh Laurie, meglio noto come il Dr. House, tornato sul piccolo schermo dopo 4 anni dalla fine della serie che gli ha regalato una incredibile fama), un individuo chiave nel traffico di armi. Ovviamente come ci si dovrebbe aspettare da una serie come questa, è più di quello che si vede, alla classica trama di spionaggio, intrighi internazionali, colpi di scena, segreti, politici corrotti, vittime e carnefici che peregrinano tra il Male e il Bene dentro a un’umanità intimamente imperfetta, ci aggiungi un tocco di l'eleganza, di sensualità, di classe e la cura dei dettagli, veramente incredibile (niente viene infatti lasciato al caso) e ci ritroviamo con una serie, così bella da sembrare perfetta, che certamente non lo è, ma poco ci manca. L'adattamento televisivo del racconto è comunque una versione leggermente riveduta e sicuramente contemporanea della storia raccontata nel romanzo, ma i fan del libro e dello scrittore rimarranno piacevolmente sorpresi dal risultato, proprio grazie ad un raffinato stile registico della regista e alle magistrali interpretazioni dei protagonisti, soprattutto di quelli principali da cui traspare un certa classe.

mercoledì 1 giugno 2016

La famiglia Bélier (2014)

La famiglia Bélier è una delicata ed emozionante commedia francese del 2014 che affronta con la giusta ironia tematiche quali il sordomutismo e la musica. Detto così verrebbe da chiedersi come possono coesistere insieme questi due argomenti e lungi dal voler fare dello "spoiler" posso dire che la pellicola parla anche e soprattutto di adolescenza, della vita in provincia, di responsabilità, di musica e amore per la famiglia e lo fa in maniera frizzante, lasciandomi a fine visione piacevolmente sorpreso, divertito ed entusiasta da questa bella commedia francese dove emerge soprattutto la voglia di vivere di affrontare il mondo attraverso i gesti gli sguardi i comportamenti e il pensiero e i sogni di un adolescente nel periodo più importante della sua vita, il passaggio alla maturità come concetto di donna. Certo però che la famiglia Bélier è proprio strana, alquanto particolare. Tutti sordomuti, tranne Paula, la maggiore di due figli. Quella dei Bélier è comunque una famiglia che appare tutt'altro che disagiata, lavora, si mantiene dignitosamente, cresce i figli al meglio, legge, si informa e si esprime in maniera moderna. Gestiscono una fattoria in un villaggio francese e producono formaggio. Paula dà anima e corpo per agevolare l'attività di famiglia, si occupa del bestiame, parla con i fornitori, accompagna i genitori dal medico, studia con ottimi risultati. Fin quando un giorno, mossa da una cotta, scoprirà un talento che ignorava di avere, beffa del destino, una meravigliosa voce, e decide di fare le selezioni per una nota scuola di canto parigina. Paula però è un'interprete indispensabile (il punto di riferimento) per i suoi genitori e il fratello minore, preziosa e fondamentale per il funzionamento della loro fattoria, ed è quindi indecisa sul da farsi, restare con la sua famiglia o seguire la sua vocazione? Non sarà una scelta facile per lei perché sa che la strada che la spinge verso Parigi avrà grandi ripercussioni sulla sua famiglia, deve perciò fare una scelta di vita. Una scelta di vita che significherebbe la distanza dalla sua famiglia e un passaggio inevitabile all'età adulta. Paula cercherà in segreto un compromesso impossibile, ma con un talento esagerato e una famiglia (ir)ragionevole niente è davvero perduto.